🛡️ Executive Summary
- L’Aisi individua propaganda jihadista su TikTok: una minorenne del Ragusano viene collocata in comunità con accuse di terrorismo.
- Nel telefono sequestrato a maggio gli investigatori trovano materiali del Daesh, contatti online e immagini verosimilmente generate con AI.
- La misura è cautelare: non risultano confermati attentati pianificati e rimane valida la presunzione di innocenza.
Una minorenne residente in provincia di Ragusa è stata collocata in comunità nell’ambito di un’indagine per auto-addestramento e apologia con finalità di terrorismo, anche internazionale. Il procedimento è nato dal monitoraggio dell’Aisi su contenuti di matrice jihadista diffusi attraverso TikTok ed è proseguito con gli accertamenti della Direzione centrale della polizia di prevenzione e della Digos ragusana. Secondo la Polizia di Stato, nel telefono sequestrato alla ragazza sono stati individuati materiali di propaganda del Daesh, contatti con persone che si dichiaravano affiliate all’organizzazione e immagini verosimilmente generate con intelligenza artificiale. Si tratta di elementi riferiti dagli investigatori, ancora sottoposti alla valutazione giudiziaria: la misura cautelare non equivale a una condanna.
Cosa leggere
Da TikTok alla Digos: il monitoraggio dell’Aisi e l’identificazione della minore
Il 29 ottobre 2026 la Polizia di Stato ha comunicato l’esecuzione della misura cautelare, dopo un percorso investigativo avviato da una segnalazione dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna. L’attenzione dell’intelligence si era concentrata su pubblicazioni social, soprattutto su TikTok, considerate riconducibili alla propaganda jihadista. La Direzione centrale della polizia di prevenzione ha successivamente identificato la persona che gestiva l’attività online, mentre la Digos di Ragusa ha condotto ulteriori verifiche, comprese alcune osservazioni nell’ambiente scolastico. La fonte istituzionale non descrive strumenti specifici di sorveglianza algoritmica, né attribuisce alla piattaforma la responsabilità di avere favorito intenzionalmente quelle pubblicazioni: la notizia accertabile riguarda la segnalazione degli investigatori e il suo successivo sviluppo. Il percorso presenta analogie operative, senza dimostrare connessioni fra le persone coinvolte, con le precedenti indagini su propaganda jihadista a Palermo e radicalizzazione suprematista in Toscana, nelle quali il monitoraggio delle tracce digitali ha costituito un passaggio decisivo.
Il telefono sequestrato a maggio e i materiali attribuiti alla ragazza
La perquisizione eseguita a maggio 2026 ha portato al sequestro del telefono della giovane, sottoposto ad analisi da personale specializzato. Secondo il comunicato della Polizia di Stato, sui dispositivi sono stati trovati video legati allo Stato islamico e ad altre organizzazioni jihadiste, materiali apologetici, filmati di esecuzioni sommarie e documentazione relativa all’auto-addestramento e alla produzione artigianale di esplosivi. Sono inoltre stati segnalati contenuti antisemiti e richiami alla simbologia dell’estrema destra. Questi reperti sono rilevanti per ricostruire l’ipotesi investigativa, ma non permettono di affermare che la minorenne abbia realizzato un ordigno, pianificato un attacco o aderito formalmente a un’organizzazione terroristica: circostanze che il testo istituzionale non documenta. Tra i file figuravano anche video dell’aggressione di marzo contro una docente nell’istituto Leonardo da Vinci di Trescore Balneario, nel Bergamasco. Il loro ritrovamento è citato tra gli elementi raccolti, senza che venga indicato un rapporto operativo tra quell’episodio e l’indagine di Ragusa.
Leggi anche: Pavia, arrestata 17enne radicalizzata online e pronta al martirio
Immagini generate con AI e contatti online: la radicalizzazione non segue una sola ideologia
Uno degli aspetti più significativi del caso è la compresenza, descritta dagli investigatori, di propaganda jihadista, contenuti antisemiti, simbologia dell’estrema destra e immagini probabilmente prodotte con l’AI. L’avverbio utilizzato nel comunicato è importante: la generazione artificiale delle immagini viene presentata come un’ipotesi, non come una verifica tecnica definitiva. Non sono indicati modelli impiegati, sistemi di generazione, provenienza dei file o una campagna coordinata di manipolazione; attribuire all’intelligenza artificiale un ruolo diretto nell’addestramento della ragazza andrebbe oltre le informazioni disponibili.
L’indagine avrebbe inoltre documentato contatti con persone che si proclamavano appartenenti allo Stato islamico e con utenti favorevoli ad azioni terroristiche. Definirli sedicenti significa che la loro effettiva appartenenza al gruppo non risulta stabilita nel comunicato. La vicinanza digitale di riferimenti ideologici differenti è un elemento che richiama il caso del sedicenne di Monza indagato per radicalizzazione ibrida, senza autorizzare l’idea che i due procedimenti facciano parte della stessa rete.
La radicalizzazione minorile e il confine fra segnali social e prove giudiziarie
Il caso si inserisce in un fenomeno già analizzato nel rapporto Europol sul terrorismo nell’UE, con attenzione ai minori e alla propaganda online: gli ambienti digitali consentono la circolazione di materiale estremista e contatti fra persone distanti, mentre la giovane età degli indagati rende particolarmente delicata la risposta istituzionale. Ma l’accertamento penale richiede di distinguere esposizione ai contenuti, diffusione di propaganda, contatti personali e condotte riconducibili ai reati contestati. Anche il riferimento agli approfondimenti svolti a scuola va letto con cautela. La Polizia menziona un cambiamento nelle abitudini della ragazza e una maggiore frequentazione di compagne di religione islamica: una scelta di amicizie o un’appartenenza religiosa, considerate isolatamente, non costituiscono un indizio di terrorismo. Il peso investigativo attribuito ai comportamenti va valutato insieme ai materiali sequestrati e alle comunicazioni, non trasformato in un sospetto generalizzato verso studenti o comunità religiose.
Continua con:
Violenza digitale e radicalizzazione online: due indagini della Polizia
Polizia Postale: due arresti per CSAM e quindicenne per Daesh
Collocamento in comunità: una misura cautelare e non una sentenza
L’intervento comunicato il 29 ottobre riguarda il collocamento della minorenne in una comunità, una misura cautelare eseguita dalla Polizia di Stato. Il testo della Polizia non pubblica l’ordinanza integrale, non espone una ricostruzione completa delle dichiarazioni dell’indagata e non documenta l’esito definitivo del procedimento. Di conseguenza, la ricostruzione può riferire ciò che le autorità sostengono di avere rilevato, ma non anticipare l’accertamento di responsabilità. La vicenda mostra come un’attività inizialmente osservata attraverso un profilo TikTok possa diventare oggetto di riscontri sul dispositivo, controlli sui contatti e valutazioni del giudice, soprattutto quando compaiono materiali legati alla violenza terroristica. Non emerge invece alcuna conferma di un attentato progettato o di una cellula operativa identificata a Ragusa. È questa la distinzione da preservare: un caso concreto di prevenzione antiterrorismo e radicalizzazione digitale che coinvolge una persona minorenne, per la quale resta pienamente valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Iscriviti alla Newsletter
Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.
Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.









