Puntuale non come un attacco informatico.
In Italia la Costituzione si spiega su YouTube, il giornalismo si celebra nei convegni e la libertà di stampa si difende soprattutto a parole. Poi, quando una testata indipendente chiede conto di un blocco, cominciano gli imbarazzi. E i silenzi.
Questa settimana il paradosso ha prodotto un campionario quasi perfetto.
Leonardo Maria Del Vecchio valuta un’offerta per Il Fatto Quotidiano, dopo aver usato espressioni durissime contro i suoi giornalisti. Non sappiamo se voglia davvero comprare il giornale che lo critica per cambiarne la linea. Sappiamo che il capitale può bussare alla porta della redazione. E che quella porta è una delle ultime da sorvegliare. Intanto Alphabet/Google supera la Rai nel Sistema integrato delle comunicazioni: 12,4% contro 12%. Non negli ascolti: nelle risorse economiche. Mentre Pier Silvio Berlusconi celebra l’espansione europea di Mediaset, la partita decisiva si gioca altrove, tra distribuzione, pubblicità e algoritmi. Possedere gli schermi non significa più controllare chi arriva sugli schermi.
E Google? Da un lato racconta di sostenere il giornalismo, dall’altro il mercato che contribuisce a governare lascia molte testate a negoziare la propria visibilità da una posizione di debolezza. Al Quirinale, nel frattempo, la Costituzione è stata raccontata anche attraverso una collaborazione con YouTube. Bella iniziativa. Ma sarebbe ancora più bella una discussione pubblica sulle garanzie per chi, su quelle stesse piattaforme, fa informazione e subisce restrizioni.
L’Ordine dei giornalisti non ha risposto alla PEC inviata da Matrice Digitale sui blocchi denunciati. La vicenda, però, è arrivata persino in una tesi alla Sapienza. Evidentemente, per studiare la libertà di stampa non occorre prima ottenere il permesso di chi dovrebbe tutelarla. E poi Facebook: un post di Matrice Digitale viene declassato per una presunta violazione legata a contenuti sessuali. Peccato che nella comunicazione ricevuta il post non sia nemmeno identificabile. Il Digital Services Act parla di motivazioni e rimedi. Ma come si contesta ciò che non viene mostrato?
Infine Milano: per Youssef Siher la gip nega la convalida del fermo e la custodia cautelare. Non è un’assoluzione. È una lezione sulla necessità di prove e garanzie, anche quando le parole sono scomode. E fa riflettere sul potere assai meno trasparente con cui una piattaforma può ridurre la circolazione di una notizia. Di questo parliamo nella newsletter di Matrice Digitale. E il 6 novembre porteremo queste domande anche al DIGEAT Festival di Lecce: Matrice Digitale interverrà nel panel «Le frontiere della Cybersecurity», moderato da Michele Iaselli.
Perché la libertà di stampa non può essere un omaggio delle Big Tech, un favore della politica o un argomento da cerimonia. È un diritto, soprattutto quando disturba.
Saluti dal dark web dell’informazione.
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