Censimento ICT per le istituzioni scolastiche

AgID, censimento ICT obbligatorio: scuole e università hanno tempo fino al 1° dicembre

📌 In Sintesi

  • AgID e Dipartimento per la trasformazione digitale estendono il censimento ICT a scuole, università, istituti di ricerca e istituzioni AFAM.
  • Il questionario deve essere inviato entro il 1° dicembre 2026 per istruzione e ricerca; per le altre amministrazioni la scadenza aggiornata è il 10 novembre.
  • La compilazione avviene su PA digitale 2026 e richiede un attestato firmato digitalmente dal rappresentante legale o dal RTD.

AgID ha avviato la seconda fase del censimento del patrimonio ICT della Pubblica Amministrazione, estendendo la rilevazione alle scuole, alle università, agli enti pubblici di ricerca e alle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica. Il nuovo termine per questi soggetti è il 1° dicembre 2026, mentre per le altre amministrazioni centrali e locali la scadenza aggiornata risulta fissata al 10 novembre. L’indagine è obbligatoria e viene gestita attraverso PA digitale 2026, con un questionario destinato a raccogliere informazioni su infrastrutture, applicazioni, servizi cloud, organizzazione informatica e spesa tecnologica. I dati serviranno a definire una mappatura nazionale del patrimonio digitale pubblico e a orientare le future scelte di investimento.

Il censimento AgID entra nelle scuole e negli atenei

Annuncio

La seconda fase è stata annunciata attraverso il portale istituzionale PA digitale 2026 il 21 ottobre e successivamente dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Il perimetro comprende gli istituti di istruzione statale di ogni ordine e grado, le università pubbliche, i consorzi interuniversitari, gli enti per il diritto allo studio, gli istituti di ricerca e le istituzioni AFAM. Si tratta di amministrazioni caratterizzate da infrastrutture informatiche molto differenti: laboratori, sistemi di gestione didattica, archivi amministrativi, servizi cloud, piattaforme di ricerca e applicazioni dedicate agli studenti. La rilevazione vuole individuare la struttura effettiva di questo patrimonio, superando la conoscenza frammentata derivante da singoli acquisti, migrazioni o progetti finanziati. Il questionario non è una semplice indagine volontaria: l’obbligo trova fondamento nell’articolo 33-septies del decreto-legge 179/2012, richiamato dalla documentazione ufficiale. La raccolta, prevista con cadenza triennale, contribuirà alla definizione delle strategie digitali nazionali.

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Tre sezioni per fotografare infrastrutture, software e spesa

Il questionario è articolato in organizzazione ICT, mappatura delle infrastrutture e dei servizi, ottimizzazione della spesa tecnologica. La prima sezione esamina la composizione dell’area informatica dell’ente, le responsabilità organizzative, la pianificazione della trasformazione digitale e l’eventuale impiego di intelligenza artificiale. La seconda richiede informazioni sugli ambienti di erogazione dei servizi, sui data center, sulle risorse di calcolo, sulla capacità di archiviazione, sulle infrastrutture cloud e sullo stato delle migrazioni. La terza riguarda i costi operativi, gli investimenti, le licenze software, le previsioni di spesa e le modalità di acquisizione dei servizi digitali. La guida istituzionale al censimento precisa che le sezioni visibili possono variare secondo la tipologia di amministrazione e che alcune informazioni risultano precompilate perché già disponibili nei sistemi pubblici. Si applica così il principio once-only, che mira a evitare la ripetizione di dati già posseduti dalla PA. La qualità della rilevazione dipende tuttavia dalla verifica delle informazioni effettivamente presenti nei sistemi locali.

Il RTD firma l’attestato, ma la raccolta coinvolge più uffici

L’accesso avviene nell’area riservata di PA digitale 2026, utilizzando SPID o CIE e selezionando la sezione «Adempimenti e questionari». La compilazione può essere svolta da una persona interna formalmente incaricata dall’amministrazione, ma l’attestazione finale deve essere firmata digitalmente dal Responsabile per la transizione al digitale, dal rappresentante legale oppure, quando previsto, dal dirigente scolastico. Il documento viene scaricato al termine della procedura, firmato e ricaricato attraverso la piattaforma nei formati ammessi, fra cui PDF con firma PAdES e P7M con firma CAdES. Le istruzioni indicano inoltre che, dopo l’invio definitivo, non è più possibile modificare le risposte. Questo passaggio rende indispensabile una verifica preliminare dei dati: il RTD non può ricostruire autonomamente tutte le informazioni su server, contratti, licenze e applicazioni se non dispone della collaborazione dei responsabili tecnici, degli uffici amministrativi e degli eventuali fornitori. La responsabilità della dichiarazione finale è distinta dall’attività materiale di raccolta e inserimento delle informazioni.

Le scadenze sono diverse e la versione aggiornata prevale sulle pagine precedenti

La documentazione pubblicata durante l’estate indicava inizialmente termini differenti per le amministrazioni già coinvolte. Le informazioni più recenti presenti nella guida istituzionale, aggiornata al 30 ottobre 2026, fissano però il 10 novembre per amministrazioni centrali, enti locali e aziende sanitarie, mentre il 1° dicembre rimane la scadenza specifica per scuole, università, ricerca e AFAM. Questa distinzione è importante per evitare che le amministrazioni adottino date ormai superate, riportate in pagine precedenti non ancora uniformemente aggiornate. Il controllo della versione della guida e delle comunicazioni disponibili nella propria area riservata diventa quindi parte integrante della procedura. L’obiettivo non è soltanto rispettare un termine, ma consegnare una fotografia affidabile del patrimonio tecnologico, dalla quale possano derivare decisioni sulla razionalizzazione degli investimenti e sulla continuità dei servizi pubblici.

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Il censimento prepara le scelte della PA dopo il PNRR

La rilevazione introduce un elemento significativo nella governance digitale: la necessità di conoscere esattamente ciò che ogni amministrazione possiede, utilizza e paga. La mappatura di data center, servizi e licenze può evidenziare sovrapposizioni, dipendenze da fornitori, costi ricorrenti e criticità nelle migrazioni al cloud. Sono informazioni necessarie anche per distinguere gli interventi finanziati attraverso il PNRR dalle spese che dovranno essere sostenute negli anni successivi. Le valutazioni sulla sicurezza informatica e sulla resilienza delle infrastrutture richiedono infatti un inventario affidabile delle risorse e dei servizi essenziali, come emerge anche dagli obblighi di categorizzazione e gestione dei servizi previsti nell’ambito NIS2, che restano però un adempimento distinto. Per scuole e università il termine del 1° dicembre non rappresenta soltanto una scadenza amministrativa: è il momento in cui il patrimonio informatico deve diventare misurabile, documentato e verificabile, prima di programmare nuovi investimenti pubblici.

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