Cloudflare DNS Efficienza e Velocita

Cloudflare rivoluziona il DNS: memoria ridotta dell’85% e aggiornamenti due volte più veloci

📌 In sintesi

  • Cloudflare riduce dell’85% il picco di memoria del sistema Zone Builder, passando da 79 a 12 GiB, mentre il consumo medio scende da 49 a 7 GiB.
  • Il tempo mediano per elaborare gli aggiornamenti DNS scende da 7,7 a 3,3 secondi, grazie alla ricostruzione selettiva delle zone e a un nuovo scheduler.
  • Il 92,95% delle operazioni evita la ricostruzione completa della zona DNS. I miglioramenti riguardano la pipeline interna e non equivalgono a una riduzione della latenza di navigazione.

Cloudflare ha riprogettato una parte fondamentale della propria infrastruttura DNS, dimezzando i tempi di elaborazione degli aggiornamenti e riducendo dell’85% il picco di memoria utilizzato dal sistema. I risultati emergono dal rapporto tecnico pubblicato il 2 novembre 2026 dall’ingegnere Alex Fattouche, che descrive l’introduzione di un nuovo sistema di pianificazione e ricostruzione selettiva delle zone DNS. Il tempo mediano necessario per trasformare una modifica in dati pronti per la distribuzione passa da circa 7,7 a 3,3 secondi, mentre la memoria operativa media scende da 49 a 7 GiB. La trasformazione interessa Zone Builder, il componente che converte i record e le impostazioni dei domini nel formato utilizzato dai server DNS autoritativi attraverso Quicksilver. Il risultato è particolarmente importante per un’infrastruttura che gestisce centinaia di modifiche al secondo e zone con oltre 20 milioni di record.

Cloudflare elimina le ricostruzioni complete delle grandi zone DNS

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Il problema affrontato dagli ingegneri riguardava l’inefficienza del precedente processo di aggiornamento. Quando veniva modificata un’impostazione di una zona DNS, il sistema poteva essere costretto a rileggere e ricostruire tutti i record del dominio, anche quando il cambiamento interessava soltanto una piccola parte delle informazioni. Su zone particolarmente grandi questa operazione comportava consumi elevati di memoria e ritardi nell’elaborazione degli aggiornamenti. Cloudflare introduce quindi un targeted build planner, capace di individuare la porzione minima di dati da ricostruire mantenendo la correttezza delle informazioni.

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Il sistema distingue le modifiche ai singoli record, agli elementi condivisi, ai metadati e alle impostazioni generali, ricorrendo alla ricostruzione completa soltanto quando non è possibile garantire un aggiornamento parziale sicuro. Il 92,95% delle operazioni evita ora di ricostruire l’intera zona, mentre le ricostruzioni complete diminuiscono di circa il 40%. La scelta permette di ridurre drasticamente il lavoro necessario quando vengono modificati domini particolarmente complessi.

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Memoria da 79 a 12 GiB: il nuovo scheduler accelera gli aggiornamenti

Il secondo intervento riguarda l’introduzione di uno scheduler unificato, che sostituisce due sistemi separati precedentemente utilizzati per elaborare modifiche differenti. Quando più eventi interessano la stessa zona, il nuovo componente combina le operazioni evitando ricostruzioni ripetute e riducendo il carico sulla pipeline basata su Apache Kafka. I risultati dei test effettuati su un periodo di 24 ore mostrano un calo della memoria media da 49 a 7 GiB, pari a circa l’86%, mentre i picchi scendono da 79 a 12 GiB, con una riduzione dell’85%. L’ottimizzazione consente anche di accorciare gli intervalli di attesa necessari per garantire la corretta sincronizzazione tra eventi e database.

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Il tempo mediano di completamento degli aggiornamenti passa così da 7,7 a 3,3 secondi. Anche i ritardi più estremi migliorano sensibilmente: il picco del percentile 99 registrato nel confronto tra vecchio e nuovo sistema scende da 14,6 a 1,21 minuti, riducendo il rischio che operazioni particolarmente pesanti rallentino la gestione di altre modifiche.

Cosa cambia per i domini che utilizzano Cloudflare

Il miglioramento riguarda il processo che prepara gli aggiornamenti DNS prima della loro distribuzione attraverso Quicksilver. Non significa che le pagine Web vengano caricate due volte più velocemente, né che tutte le modifiche DNS diventino visibili globalmente entro 3,3 secondi. Cloudflare precisa che le misurazioni non comprendono il tempo necessario alla distribuzione dei dati nella propria rete, variabile in base alla localizzazione dei server.

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L’intervento riduce tuttavia il rischio di accumulare code di aggiornamenti e migliora l’efficienza di una componente critica dell’infrastruttura. La centralità di questi sistemi era già emersa durante il blackout Cloudflare del novembre 2025, che aveva evidenziato la dipendenza di numerosi servizi digitali dalle piattaforme di distribuzione globali.

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L’efficienza del DNS diventa una questione di sostenibilità infrastrutturale

La nuova architettura dimostra che l’aumento delle prestazioni non richiede necessariamente nuove risorse hardware. Cloudflare gestisce oggi circa 700 modifiche ai record DNS al secondo, contro le 250 del 2022, alle quali si aggiungono circa 100 eventi relativi ad altre impostazioni delle zone. Ridurre il lavoro superfluo permette di sostenere questa crescita utilizzando meno memoria e limitando le operazioni ripetitive. Le ricostruzioni complete rimangono necessarie quando viene pubblicata una nuova zona oppure quando una modifica interessa potenzialmente tutti i record.

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Il principio adottato è quindi conservativo: il sistema esegue un aggiornamento parziale soltanto quando può dimostrare che il risultato sarà identico a quello di una ricostruzione completa. Per gli operatori di infrastrutture digitali, il caso evidenzia quanto l’efficienza del software possa incidere sulla capacità complessiva della rete. I dati pubblicati rappresentano misurazioni interne di Cloudflare, ma documentano un intervento architetturale che riduce consumi di memoria, code e ritardi senza modificare il funzionamento del protocollo DNS.

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