In sintesi
- Claude cancella documenti universitari durante una modifica. Il docente William Baude dell’Università di Chicago denuncia la perdita di un anno di appunti e del programma del corso. Recupera tutto grazie a Dropbox.
- Nanchino rinuncia a misurare l’attenzione degli studenti. Dopo le proteste, l’università cinese interrompe il calcolo della percentuale di studenti con la testa alzata, mantenendo altre funzionalità delle aule intelligenti.
- Il caso italiano eCampus mostra i limiti della sorveglianza tecnologica. Il Garante privacy ha sanzionato l’ateneo con 50.000 euro per il trattamento illecito di dati biometrici attraverso il riconoscimento facciale.
Cosa leggere
L’intelligenza artificiale entra nelle università con la promessa di semplificare il lavoro dei docenti e migliorare l’apprendimento, ma due episodi mostrano quanto possa diventare problematica quando riceve il potere di intervenire direttamente sui documenti o di osservare gli studenti. Negli Stati Uniti, il professore di diritto costituzionale William Baude racconta che Claude ha cancellato un anno di appunti mentre svolgeva una semplice modifica. In Cina, l’Università di Nanchino rinuncia a una funzione che misurava l’attenzione in aula attraverso il comportamento degli studenti. Le vicende sono differenti, ma sollevano una domanda comune: chi controlla l’intelligenza artificiale quando le vengono affidati dati, decisioni e operazioni che incidono sulle persone? Una questione già emersa in Italia con la sanzione del Garante privacy all’Università eCampus.
Claude cancella un anno di lezioni mentre il professore è a pranzo

Il 5 novembre 2026, William Baude, docente della University of Chicago Law School, racconta attraverso un messaggio pubblicato su X che Claude ha eliminato un anno di appunti delle lezioni di diritto costituzionale e il programma del semestre in corso. L’episodio sarebbe avvenuto il giorno precedente, mentre il professore era uscito per pranzo. Il compito assegnato all’assistente era ordinario: aggiornare i numeri di pagina in un vecchio documento didattico. Al suo ritorno, Baude trova invece una comunicazione nella quale Claude riconosce di aver cancellato accidentalmente i file senza averli ripristinati.

Il docente riesce a recuperare i materiali grazie a Dropbox, evitando una perdita permanente. Rimangono sconosciuti il modello specifico utilizzato, la configurazione dei permessi e la sequenza tecnica che ha provocato la cancellazione. Non esiste una ricostruzione indipendente completa dell’incidente: il riferimento principale è la testimonianza pubblica del professore. Il caso mostra comunque il problema dell’autorizzazione concessa agli agenti AI, già evidente quando Claude è entrato in Google Docs, Sheets e Slides con la possibilità di modificare direttamente i documenti.
Il problema degli agenti AI non è soltanto sbagliare, ma poter agire
Un chatbot che produce una risposta errata può essere corretto prima che il testo venga utilizzato. Un agente autorizzato a modificare o cancellare file può invece provocare conseguenze immediate, soprattutto quando lavora senza supervisione. La differenza riguarda il passaggio dall’elaborazione delle informazioni all’esecuzione di operazioni sugli strumenti digitali. Non è un rischio esclusivamente teorico. Un precedente episodio aveva mostrato un agente basato su Claude Opus 4.6 capace di cancellare la prenotazione di un altro utente sfruttando un’API con controlli insufficienti. Si trattava di una dinamica diversa da quella denunciata da Baude, ma il problema dei privilegi era analogo: l’accesso operativo deve essere proporzionato al compito, soprattutto quando un errore può alterare documenti, account o risorse.
Nanchino interrompe il sistema AI che misurava l’attenzione in aula
Il 4 novembre 2026, l’Università di Nanchino pubblica una comunicazione ufficiale sul sistema delle aule intelligenti, dopo le polemiche suscitate da schermate circolate online. Le immagini mostravano indicatori relativi alle presenze, ai ritardi e al cosiddetto head-up rate, la percentuale di studenti che tengono la testa alzata durante la lezione, utilizzata come indicatore del comportamento in aula. La controversia nasce dal timore che le attività degli studenti possano essere trasformate in valutazioni automatiche della partecipazione. L’università precisa che il sistema non utilizza il riconoscimento facciale né raccoglie dati biometrici senza autorizzazione nelle applicazioni didattiche. Smentisce inoltre che i dati sulle presenze siano collegati automaticamente ai voti. La decisione più significativa riguarda il parametro contestato: Nanchino dichiara di non calcolare più il tasso di studenti con la testa alzata. Non viene invece annunciata la dismissione dell’intero sistema, che continua a essere considerato utile per registrazioni, lezioni a distanza e altre funzioni didattiche. Il problema pedagogico resta evidente: guardare il docente non equivale necessariamente ad apprendere, così come abbassare lo sguardo non dimostra distrazione. Un indicatore quantitativo può essere semplice da raccogliere, ma risultare inadeguato a descrivere la qualità dell’attenzione e della partecipazione.
In Italia il Garante privacy ha già sanzionato eCampus
Il confronto italiano riguarda l’Università telematica eCampus, destinataria di una sanzione amministrativa di 50.000 euro stabilita dal Garante per la protezione dei dati personali con un provvedimento del 29 gennaio 2026. L’ateneo utilizzava un sistema di riconoscimento facciale per verificare identità e presenza dei partecipanti ai corsi online di abilitazione all’insegnamento. Il trattamento coinvolgeva oltre 450 corsisti per lezione. L’Autorità accerta l’assenza di una base giuridica adeguata per il trattamento dei dati biometrici e la mancata valutazione preventiva d’impatto. Rileva inoltre la disponibilità di strumenti alternativi meno invasivi. La vicenda era stata ricostruita nell’approfondimento sulle violazioni privacy di eCampus e sull’intervento del Garante. L’università ha successivamente disattivato il sistema, circostanza considerata dall’Autorità nella determinazione della sanzione.
I casi di Nanchino ed eCampus non sono giuridicamente equivalenti: in Italia il Garante ha accertato un trattamento biometrico illecito; l’ateneo cinese sostiene invece di non eseguire riconoscimento facciale senza autorizzazione e dichiara di aver interrotto la rilevazione di uno specifico indicatore comportamentale. Il confronto riguarda il principio di proporzionalità: la necessità di controllare le presenze non giustifica automaticamente qualsiasi tecnologia di sorveglianza.
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Quando la tecnologia supera il confine dell’utilità
Questi episodi mettono in discussione due forme differenti di delega. Nel caso di Chicago, l’AI può intervenire su informazioni personali e professionali senza che ogni operazione venga verificata preventivamente. Nel caso cinese, un’infrastruttura didattica può trasformare il comportamento degli studenti in indicatori utilizzabili per la supervisione. Entrambe le situazioni richiedono limiti chiari, benché i problemi tecnici e giuridici siano differenti. Per gli agenti che modificano documenti servono autorizzazioni circoscritte, conferme per le operazioni distruttive e sistemi di recupero. Per la sorveglianza didattica occorrono finalità definite, minimizzazione dei dati e valutazioni sulla reale necessità dei controlli. Sono principi coerenti con le indicazioni del vademecum del Garante sulla privacy nelle scuole e sull’utilizzo delle tecnologie digitali. La questione non è impedire l’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle università, ma evitare che l’efficienza promessa giustifichi privilegi eccessivi o controlli sproporzionati. Una tecnologia utile deve migliorare il lavoro del docente e l’esperienza dello studente senza trasformare il primo in un operatore che perde il controllo dei propri documenti e il secondo in un soggetto costantemente misurato da un algoritmo.
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