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Inchieste

Bambole del sesso per pedofili in vendita nel Dark Web

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A distanza di anni riemerge il mercato delle bambole gonfiabili per pedofili. La scoperta è stata fatta da noi di matricedigitale durante le nostre ricerche nel lato più oscuro della rete internet. La materia è stata affrontata già qualche tempo e riportata nel libro “la prigione dell’umanità”, ma il business sembra essere migliorato.

Non solo un modello grafico di sito web rammodernato, ma anche la presenza di un carrello di commercio elettronico. Inoltre c’è la possibilità di scegliere non più su tre modelli, ma su una ventina di campioni, compreso uno che raffigura una bambola Hentai simile alla nota Lamu. L’altezza parte dal metro fino ai 124 cm e questo denota una rappresentazione di bambine d’età compresa tra i 4 ed i 6 anni. 

Per quanto concerne invece i costi della merce proibita, si parte dai 260 dollari per arrivare fino ai 360. In una sezione del sito riservata alle Frequently Asked Questions è possibile ricavare maggiori informazioni sul servizio offerto.

In sintesi, la merce è di fabbricazione cinese, la consegna è garantita in tutto il mondo tramite DHL, ma la notizia più sorprendente è che consentono il pagamento all’arrivo con ritiro del pacco presso un punto di smistamento DHL. Unica differenza tra l’ordine pagato in anticipo e quello saldato alla consegna è la differenza di 25 euro per la consegna.

Tutto bello potrebbe sembrare se si hanno delle perversioni simili, ma c’è sempre un dubbio. Queste bambole sono bandite e quindi illegali e molto spesso dietro questi servizi, si nascondono agenti delle forze dell’ordine pronti a stanare criminali in giro nella rete. 

Speriamo sia così anche questa volta.

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Onlyfans, passo indietro sul porno: i nostri figli continueranno a prostituirsi?

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Leggere un titolo del genere potrebbe sembrare il solito articolo acchiappaclick, ma non è così. Chiaro che non tutti i figli si prostituiscono, ma forse nemmeno in tanti, però c’è un fenomeno che in questi anni ha preso piede grazie anche ad Onlyfans e non è il massimo per chi, come i genitori e gli insegnanti, ha lo scopo di tutelare le nuove generazioni.

Andiamo per gradi:

Onlyfans è una piattaforma di creatori di contenuti che vendono i loro prodotti digitali agli utenti che scorrono una timeline simile a Twitter e che pagano o offrono delle mance. Fino a qui nessun problema, ma cosa succede se a partecipare a questo gioco, sia attivamente sia passivamente, ci siano dei minori?

Qualcuno potrebbe rispondere “nulla” ed effettivamente anche su YouTube i nostri figli sono diventati più ricchi di noi a quanto pare, ma sul social video di Google non girano contenuti per adulti ed ecco che comprendiamo la differenza che crea maggior preoccupazione nella nostra società ancora più smembrata in questi mesi dal Covid, colpevole di aver relegato i giovani online.

Superato l’aspetto teorico entriamo nel merito della nostra denuncia. Esiste un mondo sommerso di minori che utilizza OnlyFans con motivazioni simili a quelle di quegli adolescenti che anni fa vendevano per una ricarica le proprie immagini violate nell’intimità o addirittura frequentavano giri dove persone adulte gradivano “addormentarsi” con loro. Internet, si sa, è davvero in grado di amplificare nel bene e nel male dei fenomeni. Se il titolare di Onlyfans si vanta di aver generato 100 milionari sul milione di artisti che ogni giorno partecipano alla pubblicazione dei loro contenuti, deve per onestà intellettuale anche ostentare con la stessa fierezza l’aver permesso a delle liceali di acquistare l’ultima Gucci o l’ultima di Saint Bart per andare al mare senza gravare sui propri genitori.  

LE STRATEGIE UTILIZZATE DAI MINORI

I minori su Onlyfans non possono comparire perché altrimenti sarebbero segnalati e comunque utilizzano lo strumento per arrotondare la paghetta e non per fare questa carriera, anche se qualcuno avrà trovato nel business la sua aspirazione di vita, ed è per questo che i loro clienti preferiti sono i feticisti.

Senza presentarsi dalla testa ed i piedi, ragazzi e ragazze mettono in vendita scatti di pezzi del loro corpo dalle mani ai piedi, amatissimi da chi segue con eccitazione il genere. Non mancano video di movenze sexy in abiti succinti che riprendono tutto tranne che la faccia.

Ancora più inquietante per un genitore, la furbizia mista a malizia di chi fa prostituire inconsapevolmente e digitalmente la madre senza che questa ne sia a conoscenza, inserendo tra una sua foto ed un’altra, o creando un profilo dedicato, foto delle parti intime del genitore folgorato improvvisamente da scatti fugaci mentre dorme ad esempio con la sottoveste indosso.

Attenzione, parliamo di contenuto pedopornografico che in questo caso viene somministrato ad un pubblico adulto come materiale prodotto da ventenni o da barely legal, appena maggiorenni e questo non vuole assolvere chi consapevolmente cerca contenuti di minori, ma è impossibile accusare persone che non riescono a distinguere l’ètà di un modello sulla base di pezzi di corpo esposti.

I guadagni vengono dirottati o su carte di debito intestate ai genitori stessi o a profili fittizi trovabili facilmente in rete a poco prezzo.

L’ESPERTO DI ONLYFANS RISPONDE

Per trovare riscontri ai racconti giunti sotto forma di segnalazioni a noi di Matrice Digitale, abbiamo contattato Luca Tipaldi esperto di managment dei profili di OnlyFans e delle SexWorkers che ha illustrato i sistemi di valutazione delle iscrizioni alla piattaforma definendoli avanzati e sicuri perché “non solo prevedono l’invio di un documento, ma anche la foto della persona con il documento stesso”

E se l’aspirante performer produce un documento falso a suo nome?

Ovviamente è possibile in questo modo evadere il processo, ma si va incontro ad un’altra verifica che è quella bancaria per eseguire i pagamenti dove la piattaforma richiede tassativamente che il nome del titolare del profilo sia anche quello del titolare del conto dove vengono accreditate le entrate derivanti dalla propria attività.

E se un minore sul documento inserisce i dati del conto bancario intestato a nome della madre su cui è poggiata la carta di credito/debito che usa il minore?

Anche qui c’è poco da fare e invito i genitori a verificare eventuali accrediti sul conto da parte della Fenix ltd. che sarebbe la società che detiene il marchio Onlyfans.

Per quanto riguarda i contenuti di soggetti terzi, ritiene che questi se pubblicati senza il volere di una persona possono essere facilmente rimossi?

Ovviamente sì, ed in poco tempo, anche se tutto deve partire da una segnalazione ed è qui che si apre la possibilità di pubblicare come da voi denunciato delle foto di parenti o anche contenuti inventati perché presi da altre piattaforme per adulti, come quelle che ospitano i film porno.

PERCHE’ NE SCRIVIAMO SOLO ORA

Questo è il capitolo più delicato della vicenda perché dinanzi ad una notizia così eclatante e che molti minori leggeranno, non vogliamo essere noi stessi di Matrice Digitale a consigliare ai più piccoli come fare soldi con Onlyfans visto che ci hanno già pensato molti programmi televisivi nel dirottare i giovani su queste piattaforme, ingegnandosi i metodi descritti più in alto. Le Iene, ad esempio, con un pubblico di fascia d’età medio bassa, ha presentato il social di adult entertainment in pompa magna con un documentario di 20 minuti intervistando anche le protagoniste. Sarebbe curioso capire se ci sia alla base una natura commerciale ad aver animato il servizio per la Mediaset, ma fatto sta che, seppur in fascia protetta e bollinato di rosso, si sono usate delle testimonial che hanno sicuramente acceso la mente di qualche ragazza o ragazzo più smaliziato e desideroso di soldi facili. Bisogna fare attenzione ancora a cosa propone la tv perché è vero che internet ne è piena di articoli che ne parlano, ma è anche vero che sono contenuti orientati più ad eventuali consumatori con immagini e video che stimolano l’acquisto e non invece alla partecipazione. Nel corso dell’intervista con l’esperto, si è ipotizzato anche uno scenario inedito dove ci sia un terzo a gestire per conto di un minorenne l’account di Onlyfans, generando in partenza un favoreggiamento alla pedopornografia anche se la piattaforma impone allo stesso nominativo di avere massimo due profili di cui uno ad accesso gratuito e l’altro tramite abbonamento.

CONCLUSIONI

Quello di cui vi abbiamo parlato è la causa principale per cui il grande imprenditore che ha creato Onlyfans è stato messo alle strette dai suoi investitori ed ha rinunciato ai contenuti per adulti da ottobre 2021. Gira voce che su questo social ci fossero anche video di violenze e di stupri, possibile anche se non abbiamo riscontri,presenti invece su altre piattaforme, ma è chiaro che, con l’abbassamento della soglia legale di partecipazione in modo illegale e con l’impossibilità di controllare in modo capillare l’esplosione di questo fenomeno, si è arrivati a rinunciare ai contenuti per gli adulti. Molti competitor, in vita e altri morti dopo la stessa scelta, se la sono risa e attendono Onlyfans nel cimitero del perbenismo che su internet paga meno dei contenuti degli adulti sempre che non ti chiami mr Google. Dopo l’annuncio però, c’è stato il contro annuncio, ed OnlyFans ha fatto un passo indietro garantendo la continuità della sua offerta. Purtroppo, però, il danno è stato fatto creando un precedente che non è piaciuto ai suoi performers in cerca ad oggi di nuovi lidi che diano maggiore stabilità e quindi bisogna monitorare se i nostri figli continueranno a prostituirsi qui o altrove? Magari continuando ad utilizzare anche le nostre foto?

Se lo scoprite, segnalatecelo.

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Inchieste

Minori e pedopornografia: dal dark web una ricerca che deve far preoccupare i genitori

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L’associazione finlandese “Protect Children” per avere riscontri sul consumo di filmati vietati in rete lancia una pietra nello stagno e la risposta è agghiacciante. L’idea di pubblicare un sondaggio nel dark web ha avuto un riscontro positivo in termini di partecipazione degli utenti. Cinquemila frequentatori della parte oscura di internet, famigerata più per i traffici illeciti che per la diffusione di Internet libero e anonimo, hanno risposto al sondaggio pubblicato su una pagina .onion nel circuito Tor, scelto proprio perché garanzia di anonimato.

I dati che emergono dalla ricerca non sono dei migliori ed il numero di persone che vi ha partecipato non è poi così ridotto per delineare un fenomeno sempre crescente ed i motivi risultano essere ancora più chiari da questa ricerca.

Il questionario è stato presentato in lingua inglese e spagnola, ma gli attivisti di Protect Children riferiscono che sono arrivate anche risposte in lingua araba cinese e russa.

I dati dell’orrore

Il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver visto per la prima volta i filmati pedopornografici quando era ancora minorenne.

Il 40% di questi quando era al di sotto dei 13 anni

Il 45% degli intervistati ha ammesso di essere in cerca di video con protagoniste femminili di età compresa tra i 4 ed i 13 anni

Il 18% vuole protagonisti maschili

Il resto invece è in cerca di contenuti con protagonisti sotto i 4 anni

La richiesta d’aiuto nelle risposte

L’anonimato potenzialmente garantito dalla rete Tor ha messo in moto, secondo gli ideatori del sondaggio, una sorta di richiesta di aiuto da parte degli intervistati. Una buona fetta di quelli che hanno partecipato al sondaggio ha fatto intendere che hanno provato più volte a smettere di guardare i video illegali e di aver cercato di porre fine a questo desiderio anche tramite atti di autolesionismo con istinti suicidi.

Considerazioni sulla ricerca

Quanto espresso nell’inchiesta denota già due profili diversi di consumatori della pedopornografia. Il primo è quello di coloro che cercano contenuti sessualmente espliciti con minori, mentre un altro è quello di coloro che sono alla ricerca di contenuti forti come sevizie e torture inflitte su una fetta di bambini appena nati o in età prescolare.

Questo ci fa intendere che nel secondo caso il bambino non è meramente un oggetto del desiderio sessuale, ma una vittima di crimini atroci il cui contorno sessuale spesso è marginale. Una tendenza questa che ovviamente fa riferimento a video presenti in rete, spesso anche facilmente consultabili, di torture e omicidi con adulti protagonisti di contenuti snuff e gore.

La richiesta di aiuto che emerge dal risultato è invece dovuta al fatto che chi guarda il filmato pedopornografico, sa di commettere un qualcosa di sbagliato, ma consumandone sempre di più, entra in quella fase di Burn Out dove il processo di valutazione della psiche tende a normalizzare un fenomeno nella maggior parte dei casi “consapevolmente sbagliato”. Non è un caso che gli operatori di sicurezza internazionale siano sotto costante terapia psicologica proprio per non raggiungere questa soglia di tolleranza a dei veri atti di orrore, essendo costretti a consumare migliaia di video proibiti per cercare di individuare i colpevoli e salvare i poveri bambini malcapitati.

Il primo video pedopornografico osservato ad una età inferiore di 13 anni, ma anche meno di 18, può dirci molto dell’identità anagrafica del partecipante al sondaggio anonimo. Nei primi anni di internet, prima che nascesse Google per intenderci, la visione di questi contenuti era facilmente raggiungibile grazie ad una mancanza di filtro da parte dei motori di ricerca dell’epoca e quindi qualsiasi bambino lasciato solo dinanzi ad un pc poteva accedere a contenuti porno che poi rimandavano a siti proibiti che mostravano sesso tra minori e adulti.

C’è però un altro dettaglio che non va sottovalutato e viene affrontato minuziosamente già dalla prima edizione di Cultura Digitale (manuale di sopravvivenza per genitori, docenti e figli) è che con l’avvento dei social di messagistica come Whats App e Telegram, l’accesso dei minori a contenuti forti è potenzialmente più alto ed è per questo che il rischio di avere una generazione di millennials consumatori di video pedopornografici è non solo concreto, ma anche reale se analizziamo alcuni casi che la cronaca ci riporta.

Inoltre, sempre spiegato nel libro, la normalizzazione negli under 18 del sesso tra adulti e minori è la strategia più diffusa dai pedofili per approcciare prima nel virtuale per poi entrare in contatto nel reale.

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Attivisti di #OpChildSafety segnalano a Matricedigitale altri link Twitter su bambole del sesso per pedofili

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Pochi giorni fa abbiamo raccontato in esclusiva la storia delle bambole del sesso destinate ai pedofili in vendita nel dark web.

Il gruppo #1ЭЭ7РэdоНцитэяs capitanato da Fifidh ha avviato una ricerca su larga scala di questo prodotto proibito ed ha fornito 20 più di venti links provenienti da Twitter dove si possono osservare queste bambole del sesso nei loro particolari.

Fattezze asiatiche per lo più, vestite in bikini oppure come scolarette, fino ad arrivare ad abiti da ragazze immagine, le bambole per pedofili suscitano un interesse maggiore in paesi come Cina e Giappone. 

I problemi sulla materia sono tanti. Iniziamo dell’esistenza di questi prodotti, consideriamo la loro esposizione sul social Twitter accessibile a tutti e per finire non possiamo non considerare le interazioni di utenti compiaciuti a tale orrore.

Abbiamo raggiunto FifiDh e le abbiamo chiesto se è stato difficile trovare questo contenuto su Twitter e la risposta è stata destabilizzante:

“ho semplicemente cercato gli Hashtag doll”

Come giudichi la presenza di questi contenuti su Twitter?

Ritengo che Twitter stia diventando come il Dark Web

Nella mia Fanpage di Facebook, alcuni utenti hanno anche immaginato che questi strumenti possono tenere lontano i pedofili dai bambini reali, sfogando così le loro perversioni. Come ritieni questa analisi?

Non è la soluzione, ma potrebbe essere un deterrente alle loro perversioni. Purtroppo queste persone hanno un istinto predatore che non si soddisfa del tutto con delle bambole.

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