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Inchieste

Brindisi è il primo a pagare il conto della “memoria” mentre lo Stato cade sempre in piedi

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Tempo di lettura: 6 minuti. La stampa prova a riciclarsi dopo i diversi errori sul Covid, ma l’ira del pubblico social si basa sulla memoria di quanto accaduto e chiede conto del servizio di informazione svolto.
Tra i primi a finire nel tritacarne, Brindisi di Zona Bianca: non solo ha umiliato i medici alternativi, si è appropriato dell’hashtag ciglione che da del coglione agli utenti social.

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Giuseppe Brindisi è stato autore della più grande esclusiva in tempi di guerra quando ha intervistato Lavrov e Matrice Digitale è stata tra le poche testate giornalistiche a complimentarsene con tanto di applausi.

La propaganda occidentale ha fallito ed ora ha paura: il COPASIR monitora le tv italiane

Questo però non apre a tantissime polemiche sulla sua narrazione in questi ultimi due anni di pandemia, anzi, Brindisi nell’ultima puntata di Zona Bianca ha allestito un ring, tanto di cappello anche per questo motivo, dove si è discussa la nuova ricerca che ha confermato la validità delle cure antinfiammatorie nel processo di trattamento della malattia, senza però scongiurare l’uso di vaccini.

A farne le spese, come al solito, il Ministro Speranza che rischia addirittura di rimanere senza poltrona se il PD a Napoli farà meno dell’8 per cento e su cui il popolo della rete, in fermento da sempre sulla questione Covid, vaccini e green pass, ne ha chiesto le patrie galere.

C’è però un altro conto che viene chiesto di pagare e riguarda i giornalisti ed i media che in questi mesi non hanno caldeggiato le opinioni di coloro che sono stati tra i più grandi sostenitori dei trattamenti al Covid con antinfiammatori e sono stati tacciati dagli stessi media come ciarlatani e poco esperti in medicina.

Il metodo per cadere sempre in piedi

Seppur l’AIFA non abbia mai preso fermamente le distanze dall’utilizzo degli antinfiammatori, quando arrivò l’allarme dal ministero francese, in Italia si sconsigliò l’utilizzo dei medicinali tramite le parole di esperti del settore come dimostra l’articolo di La Repubblica datato 16 marzo 2020

Un articolo di Open spiega come sono andate le cose e presenta una ricostruzione dettagliata, ma non considera il dettaglio più importante che riguarda appunto la differenza tra le veline circolate e le informazioni diramate dalle trasmissioni televisive, tra cui figura lo stesso Brindisi con Zona Bianca e molti medici che oggi sono diventate delle vere e proprie virostars. Un esempio del trattamento riservato ai medici “alternativi” al protocollo ministeriale lo fornisce lo stesso Stramezzi:

In poche parole: non abbiamo negato l’uso degli antinfiammatori e quindi siamo assolti da eventuali responsabilità.

Cosa non torna di questa vicenda?

Che i medici di famiglia sono stati indotti, un pò per direttive un pò per paura di andare oltre gli ordini impartiti, ad osservare la Tachipirina e la vigile attesa ed è per questo che si è frenata la prescrizione di antinfiammatori.

La questione che rende ancora più contorta la situazione è che ad oggi si incolpano gli stessi medici di famiglia che non hanno prescritto antinfiammatori con il fine di alleviare eventuali responsabilità delle scelte adottate in campo ministeriale.

In sintesi il Ministero ha detto ai medici di famiglia di stare a casa e di usare i dispositivi DPI e di consigliare telefonicamente il protocollo di “tachipirina e vigile attesa” che, come denunciato da anni dal medico di famiglia Mariano Amici e rimarcato alla nostra redazione è “un atteggiamento terapeutico che va contro le difese dell’organismo in quanto la febbre non è una malattia, ma è semplicemente un meccanismo di difesa dell’organismo che reagisce fisiologicamente alzando la temperatura poichè i microrganismi, particolarmente i virus, a temperatura alta non si replicano e la malattia si ferma. Abbassare la febbre è un atto che toglie all’organismo quella sua naturale difesa per cui con gli antipiretici la febbre si abbassa e l’individuo pensa di stare meglio. In realtà l’individuo per qualche giorno si sente meglio per via della remissione del sintomo febbre, ma la malattia continua ad andare avanti. Se trattasi di una normale forma influenzale, la malattia si allunga poichè si complica, ma le complicazioni in questo caso non sono mai mortali se ovviamente non trattasi di un paziente anziano con più patologie. Diversamente, di fronte al Covid, tale malattia può dare complicazioni gravi ed anche mortali, come nel caso della coagulazione intravasale disseminata per eccesso di coagulazione o della polmonite bilaterale interstiziale per eccesso di infiammazione. Quindi, non solo non possiamo abbassare la febbre con il paracetamolo, ma non possiamo neanche rimanere in vigile attesa poichè dobbiamo valutare se quel paziente sta andando verso l’eccesso di coagulazione o verso l’eccesso di infiammazione, nei quali casi dobbiamo somministrare per tempo i farmaci necessari a prevenire certe gravissime complicazioni. Avendo io curato migliaia di persone con i consigli e le terapie necessarie ed essendo riuscito con tale atteggiamento terapeutico a guarire tutti al proprio domicilio senza mai ricorrere ad alcun ricovero ospedaliero, e soprattutto non avendo mai riportato alcun decesso, posso affermare senza ombra di dubbio che di Covid non si muore, ma si muore esclusivamente a causa di terapie incongrue. A mio parere chi somministra terapie incongrue causando la morte del paziente è responsabile penalmente e deve essere perseguito per i reati compiuti“.

Con il senno di poi, Amici potrebbe entrare di diritto nei mitomani della medicina, ma come prova ha sempre fornito le linee guida inviate ai suoi 10.000 pazienti nei primi giorni della malattia e precisamente marzo 2020.

Da tachipirina e vigile attesa alle cure domiciliari

Oltre a fornire un protocollo di tachipirina e vigile attesa, il Governo ha sconsigliato e scongiurato l’utilizzo di altri farmaci come l’idroclorossichina, tenuta poi in considerazione, non ha spinto per il plasma autoimmune, su cui ci sono pareri discordanti e anche buoni risultati, e si sono apostrofati come ciarlatani coloro che si erano proposti per organizzarsi con le cure domiciliari.

Dal sito dell’Agenzia del Farmaco è possibile notare come siano ASSENTI gli antinfiammatori per trattare la malattia che ad oggi non ha una cura se non un vaccino preventivo sui sintomi e non sull’infezione.

Anche nella tabella dedicata alle cure domiciliari, il Governo non prescrive antinfiammatori, ma non li esclude inserendoli sullo stesso piano della Tachipirina:

Paracetamolo o FANS possono essere utilizzati in caso di febbre o dolori articolari o muscolari (a meno che non esista chiara controindicazione all’uso). Altri farmaci sintomatici potranno essere utilizzati su giudizio clinico.

L’aggiornamento del file è al maggio 2022, molto dopo l’inizio della pandemia.

Il problema dell’informazione a cui chiedono tutti il conto

Il problema non solo riguarda i medici, ma i media che li hanno ospitati nelle televisioni e sulle pagine di giornale ed hanno annullato il dibattito, così come avvenuto sulla guerra, censurando qualsiasi opinione ed esperienza di chi invece lavorava sul campo. Se oggi, come già riportato nell’articolo su Speranza, c’è chi chiede memoria anche dei comportamenti dei giornalisti nel non moderare gli interventi televisivi o nell’accanirsi contro chi promuoveva già un protocollo sensato di cure dettato da una scienza non di laboratorio, bensì di attività sul campo, è chiaro che siamo anche noi operatori dell’informazione ad essere stati colpevoli di aver dato voce alle virostar senza ascoltare il territorio.

Il 90% dei trattamenti con antinfiammatori riduce l’ospedalizzazione. Il parere di Burioni era quello di vaccinarsi, ad oggi muoiono di Covid i vaccinati, e ne si riconosce l’utilità nonostante abbiano dimostrato che non contengono l’infezione della malattia, abbassando di molto lo standard dei vaccini a cui siamo stati abituati.

Ed oggi, non è onorevole per un giornalista ed un conduttore televisivo andare in tv a fare il sorrisino verso chi poteva essere curato e non c’è più, mostrando una appartenenza alla politica più che alla scienza dicendo che l’unica soluzione è continuare la vaccinazione apostrofando gli utenti in #ciglioni.

Brindisi, e noi altri, dovremmo chiedere scusa alle famiglie che hanno perso i parenti con la Tachipirina e vigile attesa e dobbiamo passarci la mano sulla coscienza se abbiamo fatto parlare in tv topi da laboratorio e non chi la malattia l’ha combattuta sul campo con anni di esperienza nel curare i pazienti.

AGGIORNAMENTO: il dottor Mariano Amici ha raggiunto la redazione formulando in forma estesa il concetto espresso in precedenza in questo modo “se curata bene guarisce prima dell’influenza stessa, far abbassare la temperatura ” crea problemi al paziente perché annientando la febbre toglie i sintomi, ma non la replicazione del virus che continua in silenzio ad aumentare le infiammazioni all’organismo con eventi che possono diventare tragici fino a portare alla morte del paziente”. La redazione ha sostituito il contenuto in alto con una sua dichiarazione.

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Inchieste

I falchi di Vladimir Putin su Telegram

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Tempo di lettura: 7 minuti. Andrey Pertsev racconta come Telegram sia diventato la principale piattaforma di informazione per i falchi russi e la loro realtà alternativa

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L’applicazione di messaggistica Telegram è stata creata da Pavel Durov, che in precedenza aveva fondato Vkontakte, una società russa di social media. Molto rapidamente, Telegram è diventato un altro classico esempio di come gli addetti ai lavori del governo e degli affari russi cercano di manipolare la vita politica negli anni 2010. Subito dopo la sua fondazione sono iniziati a nascere canali anonimi su Telegram, con post presumibilmente provenienti da addetti ai lavori all’interno di uffici burocratici, di sicurezza e di partito; questi hanno iniziato a prendere piede e figure influenti hanno iniziato a leggerli per avere un’idea di ciò che sta accadendo in un’altra “torre del Cremlino”, spesso rivale. Agli albori dell’esistenza di Telegram, molte informazioni privilegiate apparivano davvero in questi canali. Le ragioni erano molteplici. I media economici e politici erano sottoposti a pressioni e censure crescenti; a differenza di Telegram, le organizzazioni mediatiche spesso si rifiutavano di pubblicare informazioni esclusive scomode per il Cremlino. In secondo luogo, l’anonimato di Telegram comportava un maggior grado di sicurezza per gli autori dei testi e i loro insider, rispetto alla stampa tradizionale.

Dal territorio della libertà all’immondezzaio

Ben presto, però, tecnologi e responsabili delle pubbliche relazioni si sono resi conto che la nuova piattaforma poteva essere utilizzata per pubblicare informazioni utili per i loro clienti e patroni; alcuni canali promossi (come Nezygar) hanno iniziato a passare di mano e i post a pagamento hanno iniziato a essere inseriti tra i loro contenuti. Gruppi influenti e singoli uomini d’affari e politici iniziarono ad aprire i “loro” canali anonimi pseudo-insider. La possibilità di rimanere anonimi gioca di nuovo un ruolo, ora negativo. L’anonimo non ha reputazione, quindi in teoria può pubblicare informazioni manipolative e false finché il pubblico non si accorge di queste manipolazioni. L’esposizione di un canale anonimo non impedisce in alcun modo ai suoi proprietari di creare un nuovo canale, dove in un primo momento verranno pubblicati i veri insider, e poi la situazione potrebbe ripetersi. Di conseguenza, nel febbraio 2022, il segmento politico di Telegram russo ha acquisito una reputazione dubbia; molti canali hanno iniziato a essere chiamati “discariche”, gli utenti hanno scoperto le reti di canali controllati da vari beneficiari e chi sono questi stessi beneficiari (ad esempio, il primo vice capo dell’Amministrazione presidenziale, il curatore del blocco informativo del Cremlino Alexei Gromov, il capo di Rosneft Igor Sechin e l’ex addetta stampa di Rosmolodezh Kristina Potupchik). Molti lettori di Telegram hanno imparato a distinguere le informazioni manipolative e hanno cambiato il modo in cui ottengono informazioni dalla maggior parte dei canali politici: li hanno trasformati da una fonte di insider in un’interessante illazione sulle lotte intestine tra le “torri del Cremlino”.

Telegramma in prima linea

Lo scoppio della guerra cambiò la situazione. Il “semi-decommissionato” Telegram ha ricevuto una nuova vita come piattaforma principale per le dichiarazioni del partito della guerra. È su Telegram che l’ex presidente, e ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, pubblica i suoi post arrabbiati. Il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov comunica con il pubblico tramite Telegram. Un uomo d’affari molto controverso, il fondatore di Wagner PMC Yevgeny Prigozhin, ha una rete di canali (ad esempio, “Kepka Prigozhina” e Grey Zone). È su Telegram che vengono pubblicati i cosiddetti “corrispondenti militari”, autori ideologici di testi dal fronte, che spesso non lavoravano nemmeno come giornalisti. Sullo sfondo della guerra, l’interesse per i canali giornalistici e pseudo-analitici ultrapatriottici, anonimi e non, già esistenti, si è riscaldato e sono apparsi in massa anche nuovi progetti con la lettera Z nel nome. Il contenuto di Telegram russo pro-guerra è molto diverso da quello dei testi e delle storie su argomenti militari dei media filogovernativi. I discorsi infuocati di Dmitry Medvedev, che minaccia direttamente un attacco nucleare all’Ucraina e insulta i politici occidentali, e i discorsi di altri funzionari, tra cui Vladimir Putin, differiscono all’incirca nello stesso modo. Quest’ultimo tipo di discorsi rimprovera gli astratti “anglosassoni”, ma almeno a livello di parole parla del desiderio di avviare negoziati e disconosce l’escalation del fronte. Le notizie ufficiali, di norma, contengono storie sulla potenza delle attrezzature militari russe, sulla conquista di singoli villaggi nel Donbass, sulle azioni di singoli soldati e ufficiali, che vengono presentate ai lettori e agli spettatori come atti eroici. I corrispondenti militari e i canali di analisi pro-militari riferiscono non solo dei successi, ma anche dei problemi, chiedendo contemporaneamente al Cremlino e al Ministero della Difesa le azioni più dure possibili. Pubblicisti e analisti criticano il “partito della pace” condizionato e scrivono della necessità di continuare le ostilità fino alla fine, chiedono la mobilitazione generale e il trasferimento dell’economia sul piano bellico. I rappresentanti del segmento Telegram favorevole alla guerra criticano sempre più le autorità. Di norma, lamentano l’indecisione e l’insufficiente rigidità del Ministero della Difesa, dei singoli generali e di una cerchia indefinita di civili, accusandoli di tradimento. Per certi versi, questa situazione assomiglia a quella di Telegram agli albori della sua popolarità in Russia. I canali a favore della guerra pubblicano punti di vista diversi dalla posizione ufficiale del Cremlino, oltre a informazioni più o meno affidabili sulla situazione al fronte. Naturalmente, questo punto di vista alternativo attrae il pubblico – i “canali z” sono piuttosto popolari – ad esempio, l’inviato militare Semyon Pegov è letto da 1,3 milioni di utenti e Rybar, uno dei canali analitici pro-militari più popolari, ha poco più di un milione di abbonati. In un certo senso, Telegram può essere definito il principale media militare russo. I sostenitori della “guerra per la piena vittoria” cercano la verità e le risposte alle domande – “di chi è la colpa” delle sconfitte e “cosa fare” nei “canali z”, ricevendole in forma semplice e armoniosa. Naturalmente, la colpa è dei “generali sciocchi e dei funzionari traditori”, e per vincere bastano azioni estremamente dure al fronte e il trasferimento del Paese su binari di mobilitazione. Questo quadro tranquillizza il pubblico favorevole alla guerra, che ha iniziato a sospettare che lo stato dell’esercito russo nella realtà e nei servizi televisivi siano cose diverse e si preoccupa delle sconfitte. Nel frattempo, questi canali riscaldano il fervore militare dei cittadini che sostengono la guerra. Paradossalmente, i corrispondenti militari e i pubblicisti e analisti favorevoli alla guerra sono letti anche dagli oppositori delle ostilità: vogliono ricevere informazioni veritiere sulla situazione e capire l’umore del pubblico z.

Bussare alla porta del Cremlino

Naturalmente, i blogger politici presenti sulla piattaforma stanno cercando di trasformare Telegram militare, così come Telegram politico, in uno strumento di influenza sulle persone che prendono le decisioni – cioè i vertici del Paese, compreso Vladimir Putin. I canali di Telegram sono anche inclusi nel monitoraggio del presidente, il che significa che in teoria, attraverso i post di Telegram, è possibile esternare le proprie opinioni al capo di Stato. È a Putin che i sostenitori della guerra si rivolgono nei loro canali; è a lui che chiedono azioni dure e una campagna contro Kyiv e Lviv. Questi autori fanno pressione sull’ansia da indice di gradimento del presidente, insistendo sul fatto che i negoziati di pace o il ritiro delle truppe da un certo territorio non saranno compresi dal “popolo profondo”, che presumibilmente chiede la distruzione dell’Ucraina e dell’Occidente. E qui inizia la solita manipolazione politica di Telegram dell’opinione e del wishful thinking. Con tutte le caratteristiche dei sondaggi d’opinione in tempo di guerra, la maggioranza dei cittadini non è affatto assetata di sangue ed è pronta a sostenere la pace se Putin la accetta. I sondaggi mostrano come la gente sia preoccupata per la guerra, la mobilitazione e il deterioramento del tenore di vita; anche il rating delle autorità è in calo. Ma gli autori favorevoli alla guerra e i loro patrocinatori dipingono un quadro diverso, di preparazione alla vittoria a tutti i costi. Kadyrov e Prigozhin, citati con rispetto dai corrispondenti militari, il primo vice capo dell’amministrazione presidenziale Alexei Gromov, che supervisiona i tabloid del Cremlino dove lavorano i corrispondenti militari, sembrano essere probabili patrocinatori di questo punto di vista, dipingono una realtà alternativa in cui il “popolo” è pronto a sopportare qualsiasi difficoltà in nome della vittoria e chiede un’azione decisiva (e quindi gli indici di gradimento di Putin calano solo per l’indecisione). In questo senso, il telegramma pro-guerra non è solo il portavoce del partito della guerra, ma anche la sua realtà parallela. Ha i suoi eroi leggendari, i suoi corrispondenti militari che raccontano la verità, il concetto di “signori della guerra” è apparso di recente, con i presunti leader militari di successo come Yevgeny Prigozhin, Ramzan Kadyrov e i loro comandanti scelti del MOD come Sergei Surovikin. Questa realtà è piena di persone desiderose di combattere, ma poi vengono fermate dai traditori nei quartieri generali militari e negli uffici civili di Mosca. Questo “mondo” può essere spaventoso e sembrare abbastanza reale – soprattutto se lo confrontiamo con le risposte dei cittadini alle domande dirette dei sociologi sul loro sostegno a un'”operazione speciale” (ad esempio, secondo l’ultimo sondaggio del VTsIOM, circa il 70% dei cittadini lo sostiene). Ma questo significa che questo “mondo di Telegram” è legato alla realtà, oppure gli autori dei canali z stanno programmando gli atteggiamenti dei russi delusi dalla propaganda televisiva? Probabilmente è la seconda. Inoltre, l’influenza dei canali di telegramma come versione più dura e veritiera della propaganda ufficiale, che colpisce i desideri nascosti del pubblico, è stata ampiamente sopravvalutata. Certo, la copertura dei corrispondenti militari più popolari, ad esempio Semyon Pegov, è di 1,3 milioni di abbonati, ma sommare l’audience di Pegov e di altri corrispondenti con più di un milione di abbonati, ad esempio Alexander Sladkov o “Rybar”, è inutile: molto probabilmente vengono letti dalle stesse persone. Decine di migliaia di persone si sono già iscritte ai canali di pubblicisti e analisti che, nascondendosi dietro l’opinione del “popolo profondo”, chiedono sangue. Non si tratta più, cioè, di una copertura totale, almeno in parte paragonabile a quella televisiva. Inoltre, non dimentichiamo che i corrispondenti militari, i pubblicisti e gli analisti favorevoli alla guerra sono letti da un pubblico di opposizione, che dovrebbe essere tranquillamente escluso dai sostenitori della guerra. Se si sottraggono i bot, si scopre che il principale portavoce del partito della guerra suona forte, ma attira una parte piuttosto limitata del pubblico – soprattutto chi è interessato alla politica e alla guerra in particolare.

Tuttavia, il pericolo dei canali z che invitano all’escalation non deve essere sottovalutato; non è la quantità che conta, ma la qualità del pubblico – in questo caso, il presidente. Non per niente a settembre girava voce che il Ministero della Difesa stesse preparando repressioni per i “corrispondenti militari” che avessero criticato il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kharkov. Alla fine non ci sono state repressioni, ma i “corrispondenti militari” hanno capito correttamente il segnale e hanno smesso di attaccare i generali per nome. Putin vive da tempo in una realtà particolare. È pronto a passare ore a raccontare al pubblico la sua versione della storia mondiale, la perfidia degli anglosassoni e la grande missione della Russia, credendo che queste storie siano accattivanti per i suoi ascoltatori. La versione della realtà alternativa dei canali z con gente bellicosa e vittoria ad ogni costo si adatta in parte all’immagine del mondo di Putin. I corrispondenti militari partecipano a eventi pubblici con Putin, lui li incontra e probabilmente li ascolta in qualche modo. Putin non vuole perdere; permette passi impopolari come la mobilitazione perché non li considera impopolari – il capo di Stato crede che la popolazione sia pronta ad andare con lui verso la vittoria e a sopportare le difficoltà. Il portavoce del partito al potere punta con precisione all’orecchio del presidente ed è quindi pericoloso. Putin ricorda i tempi sovietici; ricorda come si distinguevano la propaganda ufficiale e i canali di informazione alternativi, come il samizdat. Il presidente, molto probabilmente, è consapevole di come la fiducia nella propria propaganda sia finita per il governo sovietico. I canali di telegramma filo-militari potrebbero diventare (e a giudicare dal rapporto con i commissari militari) già un “samizdat” per Putin; questi brandelli di informazione potrebbero trasmettergli una confortante narrazione di eroismo, predisponendolo a uno spirito di pericolosa escalation.

TRADUZIONE E FONTE

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Inchieste

L’UE dichiara la Russia “terrorista”. Altra arma a favore del Ministero della Verità?

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Tempo di lettura: 3 minuti. Se la Russia propone metodi terroristici, chi proverà a fare analisi storiche e geopolitiche o si professerà in favore della pace sarà considerato un fiancheggiatore?

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La risoluzione dell’Unione Europea, votata dal Parlamento con la maggioranza dei presenti con soli 58 contrari e 44 astenuti, ha affermato il principio che la Russia è uno stato che usa metodi terroristici e sponsorizza il terrorismo. Un provvedimento in linea con la russofobia, legittima, che ha interessato gli organi di informazione europea che sotto la supervisione della Commissione hanno costituito un cluster di imprese, associazioni del settore ed università con lo scopo di giudicare la buona e la cattiva informazione che ha assunto i toni di un effettivo Ministero della Verità. Nel caso del Covid prima e nel conflitto ucraino successivamente, sono state diffuse più volte delle liste di proscrizione da alcuni giornalisti italiani e da organizzazioni collegate a loro, come ne nel caso in cui si affermava che fossero state stilate su commissione dei Servizi Segreti italiani.

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Ad aggiungersi alle liste diffuse per mettere in guardia dai propagandisti russi e da coloro etichettati come Putinvhester nel nostro paese c’è stato il Consiglio di Sicurezza ucraino che ha messo nella lista pubblica delle persone collegate al Cremlino prima Matteo Salvini poi la professoressa Di Cesare, diffondendone le immagini segnaletiche in giro per la rete.

Donatella di Cesare nella lista dei nemici dell’Ucraina. Meloni le dia subito la scorta

Più volte si sono analizzati i fallimenti della propaganda occidentale in questi mesi di guerra e più volte sono stati messi in moto strumenti a tutela di giornalisti che non hanno saputo convincere le masse sulla necessità degli armamenti e sull’opportunità di evitare la guerra in favore di iniziative diplomatiche, si è prima proposto di bandire le fonti russe dal territorio europeo, poi si è provato a non invitare opinionisti vicini alle posizioni del Cremlino e nel frattempo si è dato mandato di delegittimare sui social network figure considerate scomode per la narrazione filo europeista a matrice atlantica seppur fossero persone stimate a livello accademico e professionale.

Se vi dicessi che nei riguardi di Orsini è in essere uno stupro di gruppo?

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In virtù di questa risoluzione, sarebbe giusto domandarsi se la certificazione Parlamentare di Stato “sponsor del terrorismo” sia valido anche per coloro che sostengono tesi che analizzano anche le ragioni storiche del Cremlino in questo conflitto oppure coloro che in questi mesi hanno espresso concetti di pace e son ostati associati alla propaganda del Cremlino così come accaduto per ultimo alla professoressa Di Cesare. Il fatto che, dinanzi all’esposizione nella pubblica piazza della rete, popolata anche da movimenti ultranazionalisti e filonazisti con ramificazioni internazionali, ci sia stata una minore echo rispetto a casi simili avvenuti nel nostro paese, apre una riflessione su quanto potrà incidere questa risoluzione sulla libertà di espressione di coloro che non fanno propaganda nei confronti del Cremlino, ma esprimono analisi storiche e geopolitiche o che propongono teorie pacifiste in contrasto allo scontro tra i due mondi?

Analizzando la censura preventiva nei confronti delle fonti russe su territorio europeo, il tentativo di limitare sui media l’espressione dei pacifisti, l’etichettare civili come agenti infiltrati dal Cremlino o propagandisti russi, la denigrazione sui social network di persone rispettate da parte di orde di giornalisti ed influencer, si può ampiamente sostenere che questa risoluzione abbia definitivamente chiuso il cerchio sull’attività di propaganda di un Vecchio Continente sempre più avviato allo scontro bellico con il nemico russo.

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Il nuovo Warren Buffet è una lavatrice del Partito Democratico americano?

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Tempo di lettura: 4 minuti. 25 anni gestisce la piattaforma di trading più interessante nel campo delle criptovalute. Poi si scopre che mamma e papà sono due pezzi grossi e che dietro il finanziamento da 30 miliardi c’è un rapporto di sudditanza con il PD di Biden

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Il fallimento di FTX sembrerebbe essere stato dimenticato dal mondo della finanza che conta e soprattutto dal mondo dell’informazione che non ha badato molto a fare da cassa di risonanza ai retroscena di una notizia dove son ostati bruciati 30 miliardi di dollari, di cui una parte spariti spariti nel nulla tra un attacco hacker e un bonifico di criptovalute. Il giornalista Panetta ha pubblicato nei giorni precedenti la locandina di un meeting dove sarebbero intervenuti allo stesso panel sia il fondatore di FTX, Bankman Fried sia velo Zelensky, ed apre una riflessione su un presunto collegamento che intercorre tra finanza, media e politica.

Come già descritto in precedenza, il modello di Bankman Fried è essenzialmente un classico di una sfera dell’imprenditoria che negli anni ha sfornato geni dal nulla definendoli signor nessuno e non ci si è mai concentrati sull’indagare o meno sulla sussistenza delle qualità che venivano proposte al pubblico con appellativi di “visionario” “genio” “nuovo Buffet”. Nei momenti di difficoltà, quando si aggiungono guai su guai per coloro che sono nell’occhio del ciclone, si scopre, almeno noi di matrice digitale, che Sam Bankman Fried non è assolutamente figlio di nessuno e bastava andare sulla sua pagina di Wikipedia per scoprire di essere addirittura uno uno dei maggiori finanziatori del Partito Democratico americano.

Non è passato in secondo piano nemmeno il fatto che la piattaforma di commercio di trading più famosa d’America, tanto da essere creata dal nulla come sostengono in molti, abbia inviato 40 milioni di dollari in criptovalute in direzione Ucraina di Zelensky dall’inizio della guerra. L’approccio filantropico nei confronti di progetti a in direzione della società globale portatrice di diritti civili universali trova una singolare coincidenza tra i donatori del Partito Democratico statunitense promotore di un’agenda che vira verso quella direzione. Anche George Soros è il primo sovvenzionatore del glorioso Partito di Obama e Clinton ed è il primo che ha scommesso su attività simili. Cosa ancora più interessante della vicenda è che nell’America dove le lobby sono dichiarate, poche volte o quasi mai è emerso un collegamento di sangue tra Bankman Fried ed Elena Fried: madre ed attivissima politica del partito democratico di cui è cofondatrice dell’organizzazione per la raccolta di fondi politici Mind the Gap, che si occupa di sostenere i candidati del Partito Democratico e di finanziare i gruppi per il voto. Seppur seguire i soldi non è stato mai così facile ed è singolare che in pochi abbiano gettato ombre non solo sulle attività di finanziamento del PD, bensì anche su eventuali coperture messe in atto per generare un buco miliardario così enorme, quanto improvviso, a cui presumibilmente si sarebbe aggiunta anche la crisi del settore delle criptovalute dell’ultimo periodo, così come emergono ancora una volta ombre dubbi e sospetti sull’attività internazionale del PD statunitense nel territorio europeo con maggiore interesse verso l’ucraina devastata dalla guerra con la Russia, armata da un interesse morboso degli Stati Uniti d’America sul caso.

Dinanzi ad una occasione colpa di coincidenze si apre un terreno fertile anche di notizie borderline che andrebbero verificate con molta calma e riguardano quello che è stato definito come il Warren Buffett delle nuove generazioni, sospettato di essere il tramite delle attività di riciclaggio internazionale su cui lo stesso Biden in passato è stato accusato, soprattutto per il conflitto di interessi diretto in Ucraina. In più c’è da aggiungere che il buon Sam Bankman Fried in questo preciso momento non riesce a trovare pace sapendo che molto probabilmente Binance metterà in piedi dei progetti di liquidità che serviranno a rilevare attività di questo tipo e di questo genere.

Alla luce di queste informazioni che stanno emergendo, risulta difficile non immaginare una connessione tra le elezioni statunitensi del 2020, i finanziamenti alla guerra in Ucraina, le aderenze utili a garantire le coperture di un finanziamento così enorme che ha portato il record per un singolo imprenditore di perdere il 95% della sua ricchezza in un solo giorno che ci siamo trovati ad affrontare un’attività molto spinosa che in altri tempi sarebbe stata anche seguita da un allarme rosso diramato dalle forze di polizia internazionale. Perché più volte è stata sottolineata la capacità delle criptovalute di riciclare soldi e denari sporchi, più volte sono stati denunciati degli acquisti di armi paralleli o degli affidamenti da parte dell’esercito Ucraino in favore della criminalità organizzata locale, mai nessuno che abbia effettivamente acceso un riflettore sui rapporti politici tra il Partito Democratico, la famiglia Biden ed il premier ucraino Zelensky.

Le componenti di una spy story esistono tutte e ci sono già storicamente dei precedenti che risalgono addirittura al periodo in cui Trump fu accusato di impeachment nei confronti di un tradimento avvenuto nel corso della manipolazione dei bot russi sulle elezioni statunitensi, così come stanno emergendo nuovi dettagli in rete che addirittura associano alla figura del banchiere figlio di una politica e di un noto avvocato statunitense che sembrerebbe addirittura di essere un amante della vita dissoluta e che avrebbe ostentato anche delle preferenze di apprezzamento nei confronti dei minori. Su quest’ultima parte è doveroso precisare che sembrerebbe la solita classica ricostruzione con la regia dei qanon ed è per questo che non bisognerebbe dare adito a questa tipologia di informazioni visto che, con la buona pace di eventuali abusi sui minori, un fallimento da 30 miliardi di dollari ed un invio di soldi, di cui non si sa ancora come sono stati spesi e che fine hanno fatto in un paese altamente corrotto nel pieno di una guerra che alla base ha mostrato dei conflitti di interessi del presidente degli Stati Uniti d’America e quel luogo geografico , la notizia importante sembrerebbe essere questa e capire se i repubblicani riusciranno a ricavare qualche informazione sicuramente rilevante dal punto di vista giuridico. Chi ha il ruolo di informare avrebbe dovuto farlo a tempo debito e non quando più di un milione di utenti hanno visto svanire i loro risparmi nel nulla con il sospetto di aver finanziato attività illecite in Ucraina o nella migliore delle ipotesi candidati di un partito che mai avrebbero votato o per un’idea politica diversa o perché essenzialmente non avrebbero potuto votarlo per motivi di residenza geografica.

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APT iraniano pubblica filmato dell’attacco a Gerusalemme. Compromessa agenzia di sicurezza

Tempo di lettura: < 1 minuto. I funzionari confermano che il filmato è stato preso dalla telecamera di sorveglianza dell'agenzia,...

Inchieste1 settimana fa

I falchi di Vladimir Putin su Telegram

Tempo di lettura: 7 minuti. Andrey Pertsev racconta come Telegram sia diventato la principale piattaforma di informazione per i falchi...

Notizie1 settimana fa

KillNet affonda il Parlamento Europeo con un attacco DDOS e non è un attacco sofisticato

Tempo di lettura: < 1 minuto. Una vecchia conoscenza di Matrice Digitale torna alla carica della più importante istituzione europea...

Notizie1 settimana fa

Gli hacktivisti DDoS di Killnet prendono di mira la Famiglia Reale e altri siti web

Tempo di lettura: 3 minuti. Gli hacktivisti allineati alla Russia hanno preso di mira diversi siti web del Regno Unito,...

Notizie2 settimane fa

Hacker cinesi usano 42.000 domini di phishing per malware sulle vittime

Tempo di lettura: 2 minuti. Condividi questo contenutoCyjax ha recentemente scoperto una vasta campagna di phishing che ha preso di...

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Sospettati di uno schema Ponzi arrestati in Grecia e Italia ricercati da INTERPOL

Tempo di lettura: 2 minuti. INTERPOL ha lanciato l'IFCACC all'inizio di quest'anno, per fornire una risposta globale coordinata contro la...

Truffe online4 settimane fa

Truffa del Trust Wallet PayPal

Tempo di lettura: 2 minuti. Scoperta da Trend Micro, la truffa che sfrutta il brand di PayPal, può essere così...

Truffe online1 mese fa

Sospetto arrestato in relazione a una frode di investimento da un milione di euro

Tempo di lettura: 2 minuti. L'azione ha portato l'Europol a rilasciare consigli in tal senso.

Truffe online2 mesi fa

I truffatori e i disonesti al telefono: è possibile fermarli?

Tempo di lettura: 4 minuti. I consigli di Sophos e l'invito di Matrice Digitale a segnalarli al nostro modello

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Curriculum Online, la denuncia: CVfacile.com attiva abbonamenti nascosti

Tempo di lettura: 3 minuti. C'è anche il sito expressCV ed è stato già segnalato per illeciti.

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Truffa Vinted: spillati 195 euro grazie a un link falso di Subito

Tempo di lettura: 2 minuti. Altro utente truffato, ma le responsabilità non sono tutte della piattaforma.

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Truffe della rete Theta e phishing di MetaMask

Tempo di lettura: 3 minuti. Questa settimana abbiamo trovato altre ingannevoli truffe di criptovalute a cui dovete prestare attenzione.

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Truffa su Kadena per 50.000 euro: donna vittima di relazione sentimentale

Tempo di lettura: 4 minuti. Dopo il caso dell'uomo raggiunto su Tinder, ecco un nuovo grave schema criminale che ha...

Truffe online3 mesi fa

4 messaggi e SMS WhatsApp “pericolosi” inviati per truffa

Tempo di lettura: 4 minuti. Vi spieghiamo alcune tipologia di attacco più frequenti sul programma di messaggistica

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15 truffatori di bancomat arrestati a Gangtok

Tempo di lettura: 2 minuti. 11 provengono da Kanpur

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