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Inchieste

Google News: mercato libero fascista che censura la stampa

Tempo di lettura: 5 minuti. Google censura la Stampa attraverso il mercato libero in accordo con le commissioni del Governo che hanno dato la mazzata finale all’articolo 21

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L’Italia sta andando sempre più verso una deriva fascista ed il concetto non è espresso sicuramente da un leader in odore di ventennio che si trova colpevolizzata continuamente per le sue aderenze passate, secondo molti mai rinnegate definitivamente, e per scandali che riguardano il presente come l’inchiesta di Fanpage che racconta il la sezione giovanile del principale partito di Governo come un centro di formazione di ricordi del periodo fascista ed addestramento di nuovi balilla.

L’Italia tecnologica nelle mani degli USA

Dovrebbe far paura la piega che il nostro paese sta prendendo attraverso un mercato liberale che tutela potenti con sede al di fuori dell’Unione Europea ed avvicina l’Italia sempre più ad un sistema di controllo Statunitense. In questi giorni è stato completato il passaggio dalla TIM, metà francese, al fondo KKR, capitanato da un ex direttore della CIA. A questo passaggio formale, si aggiunge quello informale scoperto da Matrice Digitale sul perimetro cibernetico dell’ACN appoggiato a dei server USA di Microsoft

L’apparato della Pubblica Amministrazione italiana si ritrova a fare conti con un’ingerenza straniera in un’azienda che ha rappresentato per anni anche il fulcro di operazioni di intelligence del nostro paese, ma ancora più agghiacciante dal punto di vista di chi vi scrive, però, resta la posizione di Google nel settore dell’editoria. Una società che per anni è stata sempre al centro dell’attenzione per il suo monopolio di Internet.

Google evade e finanzia lo Stato con i soldi delle tasse evase

In questi giorni Google è stata raggiunta da una richiesta della Procura per una presunta evasione da 900 milioni di euro solo nel nostro paese. Con questi presunti 900 milioni di euro evasi Google, oltre a consolidare il suo business a differenza di chi le tasse le ha pagate, ha finanziato fondazioni ed attività con Istituzioni e Forze dell’Ordine per attività di contrasto al crimine informatico ed all’educazione digitale dei nostri bambini costantemente manipolati dagli impulsi che il social YouTube ha in esclusiva grazie alla sua sezione “Kids”.

Lo Stato italiano ha preferito in questi lunghi anni, Meloni è solo l’ultimo dei capi colpevole forse di aver dato la mazzata finale facendosi eleggere dietro l’ideologia del sovranismo, ha bypassato la formulazione di ragionamenti sulle criticità vissute dalla sovranità nazionale intesa come libertà di espressione e tutela della libertà di stampa in un mercato libero, e non monopolizzato come risulta oggi da una entità che assume sempre più contorni di un controllo su quello che deve comparire all’interno della rete Internet e quello che in realtà debba essere penalizzato.

Sorprende anche la posizione dell’Ordine dei Giornalisti che mai si è posto il problema seriamente ed ha sempre rappresentato con la sua attività sindacale gli interessi delle aziende editoriali che in realtà hanno più giornalisti in termini numerici, ma rappresentano la minoranza delle testate complessive sul territorio italiano. Essendo i giornalisti più numerosi al di fuori delle redazioni blasonate nell’ultimo rapporto sul Giornalismo digitale, il sindacato dei giornalisti parla di Apple News e Google News come risorse preziose per veicolare il giornalismo, ma ignora volutamente le criticità reali per gli editori e di conseguenza per gli stessi giornalisti.

Il Duce del nostro ventennio è il Mercato Liberale?

Alla luce di come funziona il settore dell’editoria, è possibile affermare che il mercato liberale in realtà non è libero e non è sicuramente aperto alla tutela delle aziende più deboli o addirittura di chi vorrebbe emergere, soprattutto nel segmento dell’editoria, attraverso la pratica che manca nelle scuole di giornalismo foraggiate dalle Big Tech in modo diretto o indiretto.

Il merito di valutazione non è assolutamente contemplato, soprattutto quando si dà uno sguardo alle condizioni del Centro Google dedicato agli editori dove risulta chiaro da subito che in realtà non esista una premialità bastata sulla qualità, ma su accordi stipulati nel sottobosco con i grandi gruppi editoriali che rispondono a determinate logiche e ad interessi comuni.

Questa penalizzazione costante che vive il settore è nascosta dietro l’algoritmo che nemmeno le ultime due Commissioni del Governo, una sull’intelligenza artificiale e l’altra proprio sull’editoria, hanno definitivamente normato. Non rendere pubblico l’algoritmo o almeno non disciplinarlo secondo quello che è un concetto obsoleto del giornalismo, ma pur sempre valido, come potrebbe essere facilitare chi arriva prima in modo tale da mettere le aziende sullo stesso piano di valutazione.

Così come è oramai fatto noto che Google, Facebook e altre strutture di social media e motori di ricerca minori come Microsoft detengano una classifica propria di valutazione delle testate, secondo determinati canoni che non sono assolutamente visibili e che dovrebbero essere trasparenti.

Duce creò l’Ordine dei Giornalisti per monitorare la stampa e, dalle ultime carte emerse sul funzionamento di Google, anche la multinazionale monitora costantemente l’attività dei giornalisti sui Social Network facendo intendere che le selezioni autoriali sui suoi canali non avvengono per qualità dei giornalisti, bensì per le loro posizioni.

Se il concetto non è chiaro, va rispiegato in sintesi: “l‘editoria è controllata a monte secondo dei canoni di cui si ignorano le basi, ma che esistono e che decidono la vita e la morte delle professionalità giornalistiche e delle testate del nostro Paese“.

Nascondersi dietro il mercato libero, o dietro concetti come l’algoretica, fa in modo che sia tutto gestito secondo una evoluzione di premialità e di illuminazione divina che ricorda lo slogan Dio, Patria e Famiglia.

Oramai sono molti coloro che hanno compreso che la premialità del giornalismo via web non è sulla base della qualità bensì sulla base di accordi privati non solo economici, ma che spesso coincidono con narrazioni pressoché identiche sull’opinione pubblica di un intero Paese.
Una situazione vera che va avanti dal 2007 almeno, e l’unica soluzione offerta agli editori, manco ai giornalisti, sarà quella di veder riconosciuta una fee alla propria testata per le attività sviluppate dall’intelligenza artificiale che la stessa Google sta portando avanti nel settore dell’editoria.

Google scriverà gli articoli e pagherà chi li pubblica?

Anni che il settore giornalistico si trova ad affrontare una sfida che vede gli editori intenzionati a restringere lo spazio cibernetico sfavorendo gli altri, cedendo anche quelle che erano le loro capacità e in molti casi la linea editoriale. Il risultato è che chi ha più giornalisti, e debiti, ricatta la totalità degli addetti ai lavori minando costantemente il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione. Facile a definirsi di qualità e liberali quando c’è una manina che ti procura visite a differenza di altri e strano che l’Ordine Dei Giornalisti nell’ultimo rapporto non abbia tenuto conto di questo fattore, nascondendolo sotto le opportunità offerte da multinazionali extra europee.

La corsa al privilegio all’interno del motore di ricerca che identifica più di tutti la rete Internet, in realtà ci fa capire, ci fa comprendere che quello che è stato penalizzato in questi anni, non è sicuramente il mercato inteso come monopolio di potentati, ma la qualità del giornalismo e la libertà di espressione e di stampa di un intero paese.

Inchieste

QPress: la stampa mainstream è diventata QAnon?

Tempo di lettura: 5 minuti. Trump è accusato di fare sponda ai QAnon, ma la stampa mainstream, armata di autorevolezza e fact-checkers, sembra aver preso il suo posto

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Capita che quest’inchiesta era programmata per la settimana prossima, ma con una pistola fumante come l’attentato a Trump, definito “incidente” o “caduta” dalla stampa pluripremiata, pluricertificata e pluriautorevole, ridotta oramai alla versione Dem di QAnon, non si può non pubblicare oggi.

Le ultime elezioni degli Stati Uniti d’America hanno sancito la vittoria di Joe Biden contro Donald Trump. Una vittoria che ha scatenato tantissime polemiche, come quella sul voto pilotato attraverso il sistema elettronico, materializzando la rabbia dei sostenitori di Trump sconfitti nell’azione controversa occorsa a Capitol Hill.

La forza politica di Trump nasce da teorie complottiste?

L’elettorato di Donald Trump, composto per lo più da quell’America definita profonda fatta di contadini, piccole e medie imprese o provetti cowboy collegati appunto a tradizioni simili a quelle espresse nel film western, compresa la passione per le armi, è da sempre accusato di essere ignorante, stupido e boccalone ed in parte è vero perché rappresenta una componente che, rispetto a quella di Biden, era molto più povera, più popolare e quindi più attratta dal populismo di Trump ed alle leggende metropolitane rispetto all’elettorato di Biden composto dai grandi potentati: compreso quello dei media.

Trump è sempre stato accusato di aver attinto i voti dalla parte più malsana del web come quella di QAnon che ha espresso delle teorie bollate come controverse anche perché alcune si sono dimostrate fasulle, ma alcune sono state smentite troppo presto dalla stampa. Si ricorda ad esempio l’adrenocromo oppure diversi i intrecci tra politica, massoneria (spesso ebraica) e Deep State che non sono stati smentiti, ma nemmeno confermati interamente nella loro narrazione spesso fuori le righe della ragionevolezza.

La notizia che ha fatto più scalpore negli Stati Uniti d’America a suo tempo è stata proprio quella del Pizzagate dove si mormorava che ci fosse un’elite, con tanto di scambio email tra Clinton e Podesta portata a dimostrazione della veridicità dell’evento, e di un giro pedofili che abusava di bambini alimentandone un traffico utile a ricavare adenocromo e abusi sessuali per cerchie simili a quelle presenti nella storia di Epstein.

A distanza di anni, il giornalista che ha sbugiardato questa notizia debunkandola totalmente è stato arrestato per pedofilia. Questo non conferma la teoria del PizzaGate, smentita da un assalto in una pizzeria da parte di un sostenitore della tesi che nulla ha trovato di rilevante, ma è uno spunto che apre ad una riflessione molto più profonda e riguarda l’aspetto di un’elite capace di influenzare i social network tanto da fargli avvalorare i diktat del Governo attraverso pratiche di censura e narrazioni elaborate nelle redazioni che dovrebbero fornire le notizie al pubblico.

Trump contro i Dem: guerra social e media

La guerra tra Trump e Biden nasce quando Trump è stato bannato da Twitter, oggi X passato da Dorsey nelle mani di Musk, che coincide con il periodo di censura da parte dei dipendenti afrodiscendenti e LGBTQ+ su Facebook contro il volere di Mark Zuckerberg. Il CEO di Meta che ha più volte ammesso successivamente di avere avuto pressioni dalle agenzie federali.

Al netto delle logiche da campo di battaglia, i social media ed il loro controllo, bisogna analizzare il gioco della stampa internazionale che oramai da quasi dieci anni ha dibattuto sempre contro Donald Trump in un modo che ha reso l’ex presidente degli Stati Uniti d’America come un incapace, ma soprattutto come un criminale.

Da quanto Trump è salito al potere, il mondo ha visto un’America composta da cause giudiziarie contro i presidenti o i loro staff dove qualche condanna verso Trump è fioccata, rendendolo il primo candidato alla Casa Bianca pregiudicato, ma è risultata poco credibile agli occhi degli elettori che nei sondaggi sembrano volere il caschetto biondo all’attuale presidente Biden e non per colpa del suo status di condannato, ma per qualche storia rilevante che ha mostrato alcuni lati oscuri dopo che è stata minimizzata.

I media votano i Dem?

Ci sono casi controversi nella vicenda di Capitol Hill, così come sono tante le questioni da chiarire sulla pandemia Covid e sul ruolo degli Stati Uniti d’America o di alcune sue lobby dal punto di vista di interessi con la Cina. C’è poi la notizia di Hunter Biden, figlio di Joe, che è stata presentata al pubblico prima come una notizia falsa confezionata da Mosca per poi arrivare nell’ultimo periodo, quando il filo narrativo non era più possibile tracciarlo, come una notizia vera che ha portato qualche problema giudiziario importante per il figlio di Biden. La notizia del figlio di Biden ed il fatto che sia stata oscurata e rigirata come un’azione di un paese ostile, è in realtà rilevante perché il rampollo della famiglia del presidente USA  condivide tantissimi affari con il padre e quindi non è solo il figlio del presidente degli Stati Uniti d’America che, potrebbe essere una persona meno affidabile del padre, ma nei fatti è una persona che cura gli affari stessi del padre in situazioni palesemente in conflitto di interessi come la vendita di armi ed attività lobbistiche nell’Ucraina dove Joe Biden stesso ha contribuito ad esacerbare gli animi con Putin mettendoci del suo nello scoppio della guerra che dura ancora oggi. Quella notizia bollata come propaganda russa, in realtà ha portato anche qualche denuncia ai media che avevano accusato il negoziante entrato in legittimo possesso del laptop pregno di prove di essere un collaborazionista di Mosca.

Prima sta bene e poi sta male: la

La storia di Biden, trattato dai media con molta cautela e permissivismo, culmina con l’intervento della Stampa che conta, e che lo vota nell’80% dei casi, circa le sue condizioni di salute. Un benessere fisico inesistente proposto per un grande periodo di tempo, oltre la ragionevole durata di una balla colossale, ma tutte le bugie hanno le gambe corte ed i media hanno ammesso che l’attuale presidente USA non versa in condizioni di salute utili a potersi candidare ancora una volta alla presidenza. A differenza di quanto raccontato, quelli che rispondono a determinate logiche gradite all’Unione Europea perché ne applicano tutti i diktat, anche censori ed autocensori creandone difatti un cartello a discapito della stampa libera, indipendente e composta da editori puri, in tanti tra opinionisti e giornalisti, hanno dovuto fare dei passi indietro dinanzi all’evidenza della rete che ha proposto prove inconfutabili su molti argomenti compreso quello dello stato di salute di Biden.

Questo è stato possibile anche grazie ai social, a differenza di X una volta passato sotto la proprietà di Musk che non ha censurato notizie vere che riguardavano anche componenti politici di spessore negli Stati Uniti d’America e nel resto del mondo. Seguito anche dal cinese TikTok che è diventato un problema negli USA proprio perchè mostra la società con gli occhi dell’Oriente. Dinanzi alle evidenze, argomentate dai video diffusi in rete, dove era palese che l’attuale POTUS fosse una persona anziana ed incapace di sostenere la corsa alla Casa Bianca.

Stampa 2.0: confermare quanto denigrato in precedenza

Ad oggi, anche i giornali ne stanno chiedendo la rimozione in seguito ai sussulti interni al Partito Democratico. Eppure qualche mese prima gli stessi media, noti oramai per aver avuto posizioni controverse ed instabili sull’andamento della pandemia, delle ricerche scientifiche sul Covid ed allo stesso tempo hanno avuto un approccio più narrativo che cronistico sull’andamento del conflitto in Ucraina, si sono trovati spiazzati a dover riconoscere che quanto negato negli ultimi mesi, con annessa un’attività di delegittimazione della controparte, circa le condizioni di salute di Biden, in realtà fosse vero al pari dei guai giudiziari del figlio presunto e potenziale criminale e non vittima della propaganda russa.

QPress l’arma di Biden alla corsa della Casa Bianca

Chiudere l’inchiesta con una provocazione sarebbe utile. Se Trump ha preso spunto e voti dai Qanon negli anni precedenti, oggi non ha più bisogno del controverso collettivo sia per l’incapacità di Biden sia proprio per il fatto che i democratici stanno implodendo al loro interno e non riescono a trovare un degno successore nonostante le narrazione della stampa. Nonostante si facciano i nomi di Kamala Harris o addirittura Michelle Obama colpita da una storia non confermata che la indica come transessuale, Trump parla il meno possibile perché è sicuro di poter vincere le prossime elezioni.

Alla luce delle riflessioni e delle notizie analizzate, è possibile affermare che il ruolo di Qanon sia passato nelle mani della maggior parte del mondo della stampa che invece ha parlato in modo poco cronistico e molto partigiano di Donald Trump? E l’incidente in PennSylvania lo dimostra dopo aver letto i titoli di CNN e NyTimes: il faro del giornalismo occidentale.

La stessa stampa che aveva previsto e che aveva diffuso veline a livello internazionale circa la vittoria di Hillary Clinton dando già Trump per spacciato nelle elezioni presidenziali prima del confronto del 2020 con Joe Biden.

Ad oggi, è legittimo pensare che il ruolo rivestito dai QAnon in realtà è da diversi anni ricoperto dalla Stampa che si autocertifica grazie a strutture sovranazionali e predilige il Partito Democratico USA?

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Inchieste

Intelligenza artificiale italiana: bolla a stelle e strisce sospesa tra Bruxelles e Vaticano

Tempo di lettura: 5 minuti. L’intelligenza artificiale italiana è una realtà come sostiene Meloni o è un desiderio composto da buone intenzioni di un settore già finito?

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Il mondo dell’intelligenza artificiale si trova in una condizione abbastanza complessa dopo i primi entusiasmi e le dichiarazioni dei leader politici sul tema e quella italiana è esposta più di tutti a margine della presidenza G7 culminata con l’evento di Savelletri dove la Meloni ha provato a dire la sua sul tema a nome dell’Italia.

La politica di Meloni sull’AI

Giorgia Meloni ha istituito due Commissioni di Governo per stabilire il ruolo dell’intelligenza artificiale all’interno della vita sociale e politica italiana, ma da subito ha scontentato in molti per la nomina di padre Paolo Benanti in quota Vaticano, nonostante sia stato presentato in pompa magna dal mainstream come italiano a causa delle sue origini senza tener conto, però, che il francescano è un portatore di interessi del papato che da tempo si propone all’avanguardia sul tema attraverso il concetto di algoretica.

Papa Francesco che parla con un Robot – raffigurazione creata con l’AI

A conferma di quanto scritto c’è l’ospitata di Papa Francesco al G7, che ha sancito l’indirizzo politico del Governo, già noto agli addetti ai lavori e ad un pubblico più attento, che utilizza il Vaticano come strumento per riuscire ad affermarsi a livello internazionale nei tavoli che contano, soprattutto quelli dove si parla di etica. A conferma di questa tesi c’è è la nomina di Paolo Benanti nella commissione AI delle Nazioni Unite.

Tanta digitalizzazione e poca intelligenza artificiale

alessio
Il sottosegretario Alessio Butti

A parte la ricostruzione politica, il Governo parla tanto di intelligenza artificiale, ma nei fatti ha prodotto nulla di concreto se non la digitalizzazione spinta che mancava al paese grazie ai soldi del PNNR spesi abilmente dal sottosegretario Butti. Su questo argomento si spera che l’enormità dei dati generati dagli italiani sia cautelativamente data in pasto all’AI, ma già emergono dubbi sul Fascicolo Sanitario Elettronico e sull’utilizzo delle informazioni raccolte. Un altro rischio è che l’intero pacchetto digitale oggi ospitato su server gestiti dallo Stato, tramite i suoi dipendenti pubblici, potrebbe un domani passare nelle mani dei privati come volevano fare al tempo del Covid con Immuni la classe dirigente politica. Questo timore aumenta dopo che Telecom è stata ceduta a un fondo americano, KKR, gestito da un ex capo della CIA, il generale Petraeus.

Perchè l’Italia è indietro sull’intelligenza artificiale?

Al netto di analisi avveniristiche, proclami presi come oro colato da coloro che non masticano la materia, il momento in cui l’Italia sta spingendo sull’acceleratore dell’intelligenza artificiale in realtà è un contesto in cui si stanno già tracciando le somme.

Giusto investire nell’intelligenza artificiale in questo momento?

È una domanda che tutti si pongono al di là delle belle parole su come l’intelligenza artificiale italiana possa trasformare il mondo che in questo momento volge nella direzione opposta dell’algoretica tanto decantata dalle stanze Vaticane con sede a Palazzo Chigi. L’operazione di puntare tutto sull’intelligenza artificiale rischia di diventare un favore personale del Governo alla Chiesa, stato straniero, e mostra come l’Italia sia in grande difficoltà nel generare una sua offerta concreta. Il ruolo di Padre Benanti serve anche ad attrarre investimenti ed è qui che nasce la necessità di scrivere una narrazione, visibile all’estero, che corrisponde più ai desideri dei politici che allo stato attuale delle cose.

Non è un caso che, negli ultimi giorni, sia emersa una classifica dove lo Stato Europeo che ha attratto più investimenti è la Francia. Un dato che dovrebbe far riflettere sul ruolo dell’Italia in un settore dove non figura nemmeno nelle mappe sul tema. La Francia è un Paese avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale ed ha una società “statale” che ha iniziato a implementare un modello LLM “sovrano” attraverso una società pubblica ed una finanziata da uno dei fondatori di Google.

Meloni è in grande difficoltà se si paragona l’attività del Governo italiano a quella di altri Paesi, già muniti di infrastrutture digitali pubbliche. L’impressione è che si stia cercando di trovare un equilibrio interno difficile perché si riconosce l’alta probabilità di non ottenere una tecnologia propria e per questo ci si affida ad una soluzione tecnologica complementare a quelle offerte dai nostri alleati. Meloni sa anche di detenere il potere del miliardo di investimenti sul tema contro cui è difficile trovare tecnici, privati soprattutto, che vadano controcorrente al Governo, rischiando di perdere fondi pubblici.

L’AI ha bisogno di 600 miliardi di fatturato

Le multinazionali statunitensi hanno bisogno di recuperare ogni anno 600 miliardi di dollari solo ed esclusivamente dall’intelligenza artificiale per rientrare dagli investimenti in hardware.

Questa necessità di monetizzare, rende l’intelligenza artificiale un grosso problema per le democrazie rimaste indietro come l’Italia, perché se prima internet ci veniva offerto in cambio di varie concessioni e favori alle multinazionali statunitensi quotate a Wall Street, oggi, con l’AI rischiamo di finanziare piattaforme già esistenti per non restare indietro ed allo stesso tempo di crea una dipendenza che porta ad una strada senza uscita. E’ vero, non siamo Russia, Cina e nemmeno Corea del Nord a cui OpenAI ha chiuso le porte, aprendo le finestre attraverso Microsoft, ma è possibile un rischio ricatto AI da parte dei detentori della tecnologia.

Se le big tech dovessero realmente aver bisogno di rientrare dagli investimenti hardware per 600 miliardi di dollari, aumenterebbero le probabilità che l’Italia, che ancora non ha i costosissimi computer per sviluppare un suo modello LLM, non potrà garantire la sostenibilità del settore interno spendendo il solo miliardo stanziato e c’è il rischio concreto di spendere la maggior parte del denaro in tecnologia estera e non innovazione e ricerca interna.

Finito il G7 con questo grande regalo al Papa, instradato dalla lungimiranza e preparazione di Benanti sul tema, sarebbe opportuno discutere in modo concreto sul ruolo dell’Italia nel campo dell’intelligenza artificiale nonostante i tempi sembrino già superati con la forte concorrenza non solo nel contesto globale, anche all’interno del territorio europeo.

L’intelligenza artificiale italiana sospesa tra Bruxelles e Vaticano

Questo è il motivo per cui l’Italia dovrà affidarsi alle piattaforme statunitensi anche per sviluppare i suoi progetti. Resta un dubbio più ampio su come l’Europa possa entrare in gioco con una forza unica e su come possa essere compatibile con la transizione green l’implementazione di un’infrastruttura hardware che richiede materiali preziosi, tanti soldi, e consumi stratosferici di acqua ed energia elettrica. Al momento il Vecchio continente è quello che ha scritto un codice etico sull’AI.

Inoltre, come potrà essere compatibile la nascita di un’intelligenza artificiale europea che racchiuda le sensibilità e i valori di tutti gli stati?

Possiamo immaginare che l’intelligenza artificiale possa essere utile a cancellare i muri delle varie tradizioni su cui si fonda il sovranismo nemico di Bruxelles e lo faccia riscrivendo la storia europea da zero per le generazioni future compresa quella italiana. Progetto ambizioso che potrebbe essere pura fantascienza o semplicemente la naturale evoluzione dell’umanità durante l’era che ci attende, fatta di AI e robotica dove l’Italia è silenziosamente più avanti con eccellenze riconosciute in tutto il mondo, ma non è ancora arrivato il momento di gonfiare un’altra bolla di fondi pubblici.

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Inchieste

Idealong.com chiuso, ma attenti a marketideal.xyz e bol-it.com

Tempo di lettura: 2 minuti. Dopo aver svelato la truffa Idealong, abbiamo scoperto altri link che ospitano offerte di lavoro fasulle

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Recentemente, a seguito della nostra inchiesta sulla truffa online legata a Idealong.com, abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da lettori che sono stati truffati o che hanno rischiato di cadere nella trappola, ma c’è anche chi ha segnalato altri domini fraudolenti come market-ideal.com, chiuso, e bol-it.com e marketideal.xyz

Ecco alcune delle loro testimonianze:

Una perdita significativa di denaro

Un lettore ci ha raccontato: “Sono stato truffato da Idealong.com. Ho speso 1100 euro per ricaricare come mi avevano detto e al 36esimo compito avrei dovuto versare altri 1500 euro. Spero che riuscirete a farli smettere di truffare le persone.”

Pericolo sventato in tempo

Un’altra lettrice ha condiviso la sua esperienza: “Sono entrata inconsapevolmente in questo giro il 3 luglio 2024, ma fortunatamente ho letto subito il vostro articolo e mi sono fermata immediatamente. Ora mi preoccupa che questi truffatori possano accedere ai miei conti correnti e clonare le mie carte. Ho il numero di telefono della persona che mi ha contattata.”

Contatti via WhatsApp

Un terzo lettore ha riportato: “Nei giorni scorsi sono stato vittima di una truffa da parte del portale Idealong.com tramite un loro consulente finanziario di nome Emma, che mi ha contattato su WhatsApp. Nel giro di due giorni è riuscita a sottrarmi 55 euro più 490 euro, facendomi comprare dollari poi trasformati in criptovalute.”

Sospetti e conferme

Un’altra vittima ha riferito: “Ieri mi hanno tenuto tutto il giorno per fare 38 ordini. Mi sembrava tutto molto strano, infatti stamattina ho letto questa notizia e la pagina non funziona più, così come il numero di WhatsApp. Mi sono insospettita.”

Promesse vuote e richieste di risarcimento

Infine, un lettore ha espresso il suo sconcerto: “Promettono lavoro online e invece estorcono tanti soldi. Chi è il proprietario di questi scam? A chi rivolgerci per essere risarciti? Come trovare l’artefice?”

La situazione attuale

Dopo la pubblicazione dei nostri articoli, i criminali hanno chiuso Mazarsiu ed il sito Idealong.com aprendone di nuovi, come bol-it.com e marketideal.xyz continuando così le loro attività fraudolente. Invitiamo tutti i lettori a rimanere vigili e a segnalare qualsiasi attività sospetta alle autorità competenti segnalandoci eventuali nuovi domini con a tema la truffa online.

Cosa fare se siete stati truffati?

Denunciate immediatamente l’accaduto alla Polizia Postale o alle autorità competenti raccogliendo tutte le prove disponibili (screenshot delle conversazioni, email, transazioni) che potrebbero essere utili per le indagini

Restiamo a disposizione per ulteriori segnalazioni e aggiornamenti sulla situazione. Continuate a seguirci per ulteriori sviluppi.

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