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Anche Israele vuole rafforzare la sicurezza informatica

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Il governo israeliano ha annunciato l’intenzione di migliorare in modo significativo la sicurezza informatica delle reti di comunicazione israeliane, nel tentativo di costruire una “Cupola di ferro” di difesa informatica. In una conferenza stampa, il Ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel ha dichiarato: “Stiamo cercando di imporre il giusto standard alle aziende di comunicazione per proteggere Israele e creare una sorta di ‘Iron Dome’ dagli attacchi di sicurezza informatica. Ogni anno subiamo migliaia di attacchi informatici“. I recenti attacchi informatici contro Israele sono stati condotti attraverso le reti di comunicazione, che consentono agli hacker di condividere informazioni o di interrompere servizi essenziali. Per illustrare il pericolo delle reti di comunicazione non protette, Hendel ha sottolineato: “Non c’è un’infrastruttura vitale che non sia collegata a un server connesso in qualche modo al campo delle comunicazioni“.

A marzo, Israele ha subito un significativo attacco informatico che ha messo fuori uso i siti web governativi per circa un’ora. Gli hacker che hanno condotto l’attacco DDoS (denial of service) hanno sovraccaricato di dati i server dei siti web nel tentativo di paralizzare la cybersfera israeliana. Dopo l’attacco, il quotidiano israeliano Haaretz, citando una fonte anonima dell’establishment della difesa israeliana, ha dichiarato che l’attacco è stato il più grande attacco informatico lanciato contro Israele. Settimane prima dell’attacco, una delegazione del Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti era arrivata in Israele per firmare impegni per l’espansione di un sistema di cooperazione per la sicurezza informatica.

Israele e l’Iran sono stati coinvolti in una guerra ombra di attacchi informatici contro infrastrutture e siti web. Il virus Stuxnet, che nel 2010 ha messo fuori uso il programma nucleare iraniano, ha portato alla ribalta le ampie capacità di Israele nella guerra informatica. Sebbene gli attacchi informatici inizino nella sfera tecnologica, possono essere rivolti a infrastrutture fisiche come centrali elettriche, impianti di trattamento delle acque o fabbriche industriali. Ad oggi, l’Iran non è riuscito a penetrare con successo le difese di sicurezza informatica di Israele in un attacco alle apparecchiature industriali. Tuttavia, l’ex primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato nel gennaio 2020 che i funzionari di sicurezza israeliani individuano e interrompono costantemente gli attacchi di cybersicurezza iraniani, secondo il Washington Post. La società di sicurezza informatica Check Point ha riferito che le aziende israeliane hanno subito quasi 1.500 attacchi a settimana nei primi tre mesi del 2022.

Le preoccupazioni israeliane per la sicurezza informatica giungono nel contesto di un aumento degli attacchi informatici in tutto il Medio Oriente. Secondo il National News, la regione ha visto 161 milioni di attacchi malware nella prima metà del 2021. Questi attacchi sono stati occasionalmente motivati politicamente. Dopo la firma degli Accordi di Abraham, che hanno stabilito relazioni diplomatiche con Israele, gli Emirati Arabi Uniti hanno subito un’ondata di attacchi informatici, secondo il capo della sicurezza informatica degli Emirati Arabi Uniti Mohamed Al Kuwaiti. Israele intende creare standard aggiornati di sicurezza informatica per le reti di comunicazione. Le principali società di comunicazione saranno tenute a implementare procedure non rivelate per identificare e prevenire le minacce informatiche. Inoltre, dovranno acquistare tecnologie avanzate per rispondere a futuri attacchi informatici. Il governo israeliano afferma che queste procedure non interferiranno con le comunicazioni private del pubblico israeliano.

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Mario Adinolfi da “gay represso” a “uomo incinto che abortisce”. Online vignetta della vergogna

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Per alcuni sostenitori del fumettista è satira, ma per molti invece è oltre il cattivo gusto

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Il giornalista Mario Adinolfi è stato disegnato come protagonista di una vignetta vietata ai minori. L’autore è il profilo Instagram ebubumysticfarm che appartiene alla comunità LGBTQ+ con cui Adinolfi si scontra costantemente nel dibattito quotidiani sui temi legati ai diritti arcobaleno.

Aldilà del contenuto vietato ai minori disponibile, insieme ad altri dove addirittura c’è riferimento alla coprofagia, su un social dove il limite di età è di 13 anni, quello che sorprende è l’assenza di una presa di distanza da parte di un componente della comunità arcobaleno in favore del giornalista.

Ed è qui che il confine tra satira ed offesa è molto sottile, leggendo i commenti da parte degli utenti, è visibile l’indignazione generale, ma non mancano i “te la sei meritata per via delle tue posizioni“.

La domanda che è giusto porsi è un’altra e lo fa un utente tra i commenti al post pubblicato dallo sciagurato protagonista della vignetta: se questo disegno fosse stato disegnato con i volti di Boldrini o Luxuria, la reazione dell’opinione pubblica e degli stakeholders politici sarebbe stata accondiscendente oppure avrebbero chiesto la rimozione e la condanna in sede di giudizio per l’autore della vignetta?

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Banche, Garante: necessarie verifiche puntuali prima di comunicare i dati dei clienti

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Le banche devono effettuare verifiche puntuali prima di comunicare i dati dei propri clienti ad altre persone, anche perché soggetti in precedenza autorizzati a conoscerli, nel tempo potrebbero aver perso questa facoltà. Lo ha affermato il Garante per la privacy, definendo il procedimento avviato a seguito del reclamo di una ragazza all’epoca dei fatti già maggiorenne, che contestava a una banca la comunicazione dei dati del proprio conto corrente a suo padre. Tali informazioni erano state poi prodotte in un giudizio pendente dinanzi al Tribunale.

Rispondendo alla richiesta di informazioni del Garante l’istituto di credito confermava quanto denunciato, ma a giustificazione dell’accaduto invocava la buona fede del proprio dipendente. Secondo la banca, infatti, l’operatore aveva consegnato al padre della reclamante copia della movimentazione del conto corrente della figlia perché in precedenza egli era autorizzato ad operare sul rapporto bancario, in quanto esercente la potestà genitoriale fino al raggiungimento della maggiore età della ragazza. Inoltre la conoscenza personale del padre, un ex dipendente della banca, aveva indotto l’impiegato a ritenere il genitore ancora autorizzato ad accedere ai dati contabili della figlia, senza effettuare alcuna verifica.

Giustificazioni insufficienti per l’Autorità, che ha dichiarato fondato il reclamo e ritenuto illecito il comportamento tenuto dalla banca tramite un proprio dipendente, il quale ha effettuato un accesso ai dati bancari della reclamante e li ha comunicati ad un terzo non autorizzato, in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla banca, l’Autorità ha ritenuto non applicabile al caso l’esimente della buona fede. In base al costante orientamento della giurisprudenza, infatti, l’errore rileva quale causa di esclusione della responsabilità solo quando è inevitabile, ossia in presenza di circostanze tali da indurre l’autore della violazione al convincimento della liceità del suo agire o se comunque abbia fatto il possibile per osservare la legge. Circostanze che, appunto, non sono state riscontrate nel caso in esame.

Il Garante ha quindi applicato alla banca una sanzione amministrativa di 100mila euro, anche tenuto conto che l’istituto – già in passato destinatario di un provvedimento analogo – non ha dimostrato, nel rispetto del principio di responsabilizzazione (accountability), di aver adottato o solo avviato un’adeguata riflessione sulle istruzioni fornite al personale riguardo alle richieste di accesso ai dati bancari, limitandosi a richiamare le attività formative genericamente erogate.

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Bitcoin a 250.000 dollari? Sicuramente non oggi e nemmeno domani

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Tempo di lettura: 2 minuti. Le cripto non solo non crescono, ma c’è timore di altri crolli ed è sempre più chiaro il loro rapporto che li lega agli indizi azionari tecnologici

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Il Bitcoin (BTC) è stato scambiato a circa 20.800 dollari, riducendo alcuni dei suoi guadagni della scorsa settimana.

La più grande criptovaluta per capitalizzazione di mercato oscilla al di sopra del livello chiave di 20.000 dollari, ma gli analisti non sono ottimisti sulle prospettive di un rally duraturo.

Simon Peters, analista cripto di EToro, ha affermato che le criptovalute hanno sofferto dello stesso mix tossico di scarsi guadagni aziendali, inflazione e rialzi dei tassi delle banche centrali che hanno danneggiato le azioni e altri asset quest’anno. I prezzi delle criptovalute sono sempre più correlati agli indici azionari, in particolare a quelli con una forte componente tecnologica. Craig Erlam, analista senior di mercato di Oanda, ha affermato che i rally del bitcoin riflettono un sentimento complessivamente negativo nei confronti degli asset più rischiosi.

Tuttavia, il panico per i problemi del prestatore di criptovalute Celsius Network e per l’insolvenza dell’hedge fund Three Arrows Capital sembra essersi attenuato.

Greenberg ha dichiarato di “osservare la SMA (media mobile semplice) a 200 settimane, a 22.650 dollari, come prezzo chiave da riconquistare e mantenere per vedere un ritorno a range di trading più elevati nel settore delle criptovalute”.

La maggior parte delle altre criptovalute è scivolata lunedì. Ether (ETH), la seconda criptovaluta per importanza, è stata scambiata di recente a poco meno di 1.200 dollari, con un calo del 2,3% nelle ultime 24 ore.

Il token MATIC di Polygon, uno dei maggiori rendimenti della scorsa settimana, ha guidato i ribassi tra le altcoin, con un calo del 9,8%.

Nei mercati tradizionali, il timore di una recessione ha frenato l’ottimismo che ha alimentato il rimbalzo della scorsa settimana: il sentimento ribassista degli investitori è aumentato di 11,4 punti percentuali, raggiungendo il 58,3%, mentre quello rialzista è sceso al 19,4%, secondo il sondaggio AAII sull’ottimismo degli investitori a breve termine, citato dalla società di ricerche di mercato Macro Hive in una nota.

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