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DoomSec: hacktivisti contro la Russia. Assassini di Killnet

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Oltre Against The West, il gruppo che impensierisce i russi nell’ultimo periodo è DoomSec. Anche in questo caso nessuno conosce la storia del collettivo che, a differenza di BlueHornet, non si è auto assegnato un codice APT. Dal loro sito web, la descrizione è netta:

“Chi siamo, eh! È una bella domanda. Siamo un gruppo di hacktivisti che fanno ciò che credono sia meglio per preservare l’equità sociale e l’uguaglianza”.

Se si vuole entrare a far parte del gruppo, la risposta sarà negativa perché non accettano nuovi iscritti. Le specialità del gruppo sono sicuramente collegate alle attività di Dossing e nello specifico l’acquisizione di informazioni sui soldati russi impegnati nella guerra cibernetica al servizio del Cremlino.

Una delle vittime preferite di DoomSec è stato il collettivo Killnet e non sono mancate le polemiche con la frangia italiana di Anonymous, a cui hanno contestato di “rubare il proprio lavoro vendendoselo all’estero“.

Nel loro gruppo Telegram, Doomsec ha più volte pubblicato informazioni del collettivo, confermando la giovane età degli iscritti che abbiamo confermato nella nostra intervista in esclusiva mondiale.

A quanto pare c’è stata anche una talpa in questi giorni che ha diffuso un software malevolo nei gruppi organizzati per sferrare attacchi alle infrastrutture russe. Alcuni degli attacchi sono partiti, a detta di DoomSec da 40.000 pc infetti grazie alla rete del collettivo, ma in danno agli ucraini.

L’utente Spid3r è stato formalmente cacciato da DoomSec. Ha creato una webshell su un sito web del governo ucraino affermando che stava cercando di risolvere le vulnerabilità, ma la webshell è finita in vendita da uno dei suoi partner di hacking.

Anche il rapporto con Against The West è completamente slegato perchè DoomSec nasce solo ed esclusivamente per colpire la Russia e questo ha portato il gruppo a cancellare ogni post inerente gli attacchi rivolti alla Cina, a cui il collettivo amico fa storicamente riferimento.

Secondo alcune loro pubblicazioni, il gruppo ha colpito addirittura 2 attori statali cinesi conosciuti come apt3, Gothic Panda, Apt40, Leviathan, ed uno Nord Coreano, apt38, conosciuto come Lazarus, diffondendo alcuni riferimenti utilizzati dai gruppi come ad esempio contatti email e social utilizzati negli attacchi di guerra cibernetica.

Dietro il fail di RuTube, lo YouTube russo, ci sarebbero loro, così come è stato rivendicato l’attacco di tipo defacement su alcuni siti internet russofoni, tra cui alcuni buttati giù con attacchi DDoS tra cui figurano:

  • http://nalog.gov.ru/
  • http://scrf.gov.ru/
  • http://customs.gov.ru/
  • http://fsvps.gov.ru/
  • https://aiss.gov.ru/
  • http://pfr.gov.ru/
  • https://rs.gov.ru/
  • https://sirius.gov.ru/
  • http://duma.gov.ru/
  • https://ach.gov.ru/
  • http://edu.gov.ru/
  • http://customs.gov.ru/
  • https://aiss.gov.ru/
  • http://fsvps.gov.ru/

Il blog di DoomSec ha diversi link per effettuare donazioni all’Ucraina, compreso un collegamento al sito dell’UNHCR per informare benefattori e cittadini ucraini in bisogna di aiuto. Il gruppo ha dichiarato più volte di essere in contatto con l’esercito informatico messo in piedi dal governo ucraino.

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Mario Adinolfi da “gay represso” a “uomo incinto che abortisce”. Online vignetta della vergogna

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Per alcuni sostenitori del fumettista è satira, ma per molti invece è oltre il cattivo gusto

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Il giornalista Mario Adinolfi è stato disegnato come protagonista di una vignetta vietata ai minori. L’autore è il profilo Instagram ebubumysticfarm che appartiene alla comunità LGBTQ+ con cui Adinolfi si scontra costantemente nel dibattito quotidiani sui temi legati ai diritti arcobaleno.

Aldilà del contenuto vietato ai minori disponibile, insieme ad altri dove addirittura c’è riferimento alla coprofagia, su un social dove il limite di età è di 13 anni, quello che sorprende è l’assenza di una presa di distanza da parte di un componente della comunità arcobaleno in favore del giornalista.

Ed è qui che il confine tra satira ed offesa è molto sottile, leggendo i commenti da parte degli utenti, è visibile l’indignazione generale, ma non mancano i “te la sei meritata per via delle tue posizioni“.

La domanda che è giusto porsi è un’altra e lo fa un utente tra i commenti al post pubblicato dallo sciagurato protagonista della vignetta: se questo disegno fosse stato disegnato con i volti di Boldrini o Luxuria, la reazione dell’opinione pubblica e degli stakeholders politici sarebbe stata accondiscendente oppure avrebbero chiesto la rimozione e la condanna in sede di giudizio per l’autore della vignetta?

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Banche, Garante: necessarie verifiche puntuali prima di comunicare i dati dei clienti

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Le banche devono effettuare verifiche puntuali prima di comunicare i dati dei propri clienti ad altre persone, anche perché soggetti in precedenza autorizzati a conoscerli, nel tempo potrebbero aver perso questa facoltà. Lo ha affermato il Garante per la privacy, definendo il procedimento avviato a seguito del reclamo di una ragazza all’epoca dei fatti già maggiorenne, che contestava a una banca la comunicazione dei dati del proprio conto corrente a suo padre. Tali informazioni erano state poi prodotte in un giudizio pendente dinanzi al Tribunale.

Rispondendo alla richiesta di informazioni del Garante l’istituto di credito confermava quanto denunciato, ma a giustificazione dell’accaduto invocava la buona fede del proprio dipendente. Secondo la banca, infatti, l’operatore aveva consegnato al padre della reclamante copia della movimentazione del conto corrente della figlia perché in precedenza egli era autorizzato ad operare sul rapporto bancario, in quanto esercente la potestà genitoriale fino al raggiungimento della maggiore età della ragazza. Inoltre la conoscenza personale del padre, un ex dipendente della banca, aveva indotto l’impiegato a ritenere il genitore ancora autorizzato ad accedere ai dati contabili della figlia, senza effettuare alcuna verifica.

Giustificazioni insufficienti per l’Autorità, che ha dichiarato fondato il reclamo e ritenuto illecito il comportamento tenuto dalla banca tramite un proprio dipendente, il quale ha effettuato un accesso ai dati bancari della reclamante e li ha comunicati ad un terzo non autorizzato, in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla banca, l’Autorità ha ritenuto non applicabile al caso l’esimente della buona fede. In base al costante orientamento della giurisprudenza, infatti, l’errore rileva quale causa di esclusione della responsabilità solo quando è inevitabile, ossia in presenza di circostanze tali da indurre l’autore della violazione al convincimento della liceità del suo agire o se comunque abbia fatto il possibile per osservare la legge. Circostanze che, appunto, non sono state riscontrate nel caso in esame.

Il Garante ha quindi applicato alla banca una sanzione amministrativa di 100mila euro, anche tenuto conto che l’istituto – già in passato destinatario di un provvedimento analogo – non ha dimostrato, nel rispetto del principio di responsabilizzazione (accountability), di aver adottato o solo avviato un’adeguata riflessione sulle istruzioni fornite al personale riguardo alle richieste di accesso ai dati bancari, limitandosi a richiamare le attività formative genericamente erogate.

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Bitcoin a 250.000 dollari? Sicuramente non oggi e nemmeno domani

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Tempo di lettura: 2 minuti. Le cripto non solo non crescono, ma c’è timore di altri crolli ed è sempre più chiaro il loro rapporto che li lega agli indizi azionari tecnologici

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Il Bitcoin (BTC) è stato scambiato a circa 20.800 dollari, riducendo alcuni dei suoi guadagni della scorsa settimana.

La più grande criptovaluta per capitalizzazione di mercato oscilla al di sopra del livello chiave di 20.000 dollari, ma gli analisti non sono ottimisti sulle prospettive di un rally duraturo.

Simon Peters, analista cripto di EToro, ha affermato che le criptovalute hanno sofferto dello stesso mix tossico di scarsi guadagni aziendali, inflazione e rialzi dei tassi delle banche centrali che hanno danneggiato le azioni e altri asset quest’anno. I prezzi delle criptovalute sono sempre più correlati agli indici azionari, in particolare a quelli con una forte componente tecnologica. Craig Erlam, analista senior di mercato di Oanda, ha affermato che i rally del bitcoin riflettono un sentimento complessivamente negativo nei confronti degli asset più rischiosi.

Tuttavia, il panico per i problemi del prestatore di criptovalute Celsius Network e per l’insolvenza dell’hedge fund Three Arrows Capital sembra essersi attenuato.

Greenberg ha dichiarato di “osservare la SMA (media mobile semplice) a 200 settimane, a 22.650 dollari, come prezzo chiave da riconquistare e mantenere per vedere un ritorno a range di trading più elevati nel settore delle criptovalute”.

La maggior parte delle altre criptovalute è scivolata lunedì. Ether (ETH), la seconda criptovaluta per importanza, è stata scambiata di recente a poco meno di 1.200 dollari, con un calo del 2,3% nelle ultime 24 ore.

Il token MATIC di Polygon, uno dei maggiori rendimenti della scorsa settimana, ha guidato i ribassi tra le altcoin, con un calo del 9,8%.

Nei mercati tradizionali, il timore di una recessione ha frenato l’ottimismo che ha alimentato il rimbalzo della scorsa settimana: il sentimento ribassista degli investitori è aumentato di 11,4 punti percentuali, raggiungendo il 58,3%, mentre quello rialzista è sceso al 19,4%, secondo il sondaggio AAII sull’ottimismo degli investitori a breve termine, citato dalla società di ricerche di mercato Macro Hive in una nota.

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