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Giornalista o Terrorista: l’Inghilterra salverà o venderà Assange e Wikileaks?

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Proseguirà negli Stati Uniti d’America il processo a Julian Assange. Secondo l’ultima sentenza dell’Alta Corte di Londra, il fondatore di Wikileaks dovrà confrontarsi in territorio nemico con la nazione più esposta dalla sua discussa attività di informazione. Proprio su questo ultimo passaggio è necessario fare chiarezza sulle interpretazioni che vengono date alla vicenda di Assange.

Cosa è Wikileaks?

Nel 2006 viene lanciato un sito internet dal contenuto scottante, il cui nome è un chiaro riferimento alla “wikipedia dei documenti trafugati”. Il personaggio più esposto sin da subito è l’australiano Julian Assange nella qualità di direttore editoriale. WikiLeaks nel corso degli anni pubblica documenti da fonti anonime e informazioni segrete; tra questi notizie riservate sui bombardamenti nello Yemen, sulla corruzione nel mondo arabo, sulle esecuzioni extragiudiziarie da parte della polizia keniota, sulla rivolta tibetana in Cina (2008), sullo scandalo petrolifero in Perù e le e-mail del governo turco dopo le purghe ad opera della gestione Erdoğan nel 2016.

WikiLeaks è giunta all’attenzione internazionale nel 2010 quando fece trapelare una serie di notizie fornite da Chelsea Manning, nota trans gender nelle vicende che hanno interessato Snowden, che riguardavano il video Collateral Murder (aprile 2010), diari della guerra in Afghanistan (luglio 2010), i diari della guerra in Iraq (ottobre 2010), e CableGate (novembre 2010). Dopo le fughe di notizie del 2010, il governo degli Stati Uniti avviò un’indagine su WikiLeaks, avviando un processo a catena in giro per il mondo quando il giorno seguente al 28 novembre 2010, data in cui la redazione di Assange rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi etichettati come “confidenziali” o “segreti” ed il Procuratore Generale dell’Australia ha affermato che, dal “punto di vista dell’Australia, ci sarebbe stata una verifica su un eventuale presenza di un buon numero di leggi violate”.

Terrorista o Giornalista?

Il mondo occidentale è diviso a metà su cosa abbia rappresentato in questi anni la vicenda Assange, meritevole di aver sollecitato diverse visioni politiche anche sulla base di una localizzazione geografica. L’attività di Wikileaks ha contribuito a far emergere logiche americane degli ultimi anni che molto probabilmente sarebbero restate sotto traccia se non si fossero ad esempio visti i video degli abusi e delle torture di Abu Ghraib, “colpevoli” di aver aperto una seria riflessione sulla guerra in Iraq e sulla condotta degli States in giro per il mondo. Wikileaks non è iniziata con gli articoli, ma con la diffusione di tanti documenti e questa attività non è riconducibile ad una testata, ma a una violazione di documenti militari e coperti dal segreto di Stato. Tutto quel mondo che ogni giorno si batte in favore dei diritti umani è dalla parte di Wikileaks, ma una stessa porzione di consenso presenta parti coinvolte in equilibri atlantici e filoamericani che non possono essere superati e quindi prendono le distanze dal metodo applicato dal sito web di informazione. Nemmeno se si gioca con la vita di un cittadino come Assange.

Assange adottato da Amnesty International, che invoca il complotto


Amnesty International si “oppone fermamente all’eventualità che Julian Assange sia estradato o trasferito in ogni altro modo negli Usa, dove rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani, tra cui condizioni di detenzione che potrebbero equivalere a tortura e altri maltrattamenti, come un prolungato isolamento. Il fatto che sia stato obiettivo di una campagna ostile promossa da funzionari Usa fino ai più alti livelli compromette il suo diritto alla presunzione di innocenza e lo espone al rischio di un processo iniquo”. Analizzando la dichiarazione dell’importante organizzazione internazionale sui diritti umani, non solo Assange è a rischio tortura, che potrebbe portare anche alla morte “suicidandolo in carcere”, ma è anche protagonista di un processo dove gli americani possono pilotarne l’esito su pressione di alti funzionari aderenti al “Deep State” e che, sempre secondo Amnesty, riuscirebbero a spuntarla in ogni azione vogliano intraprendere.

Hanno arrestato un criminale

Un criminale, attentatore della democrazia, al soldo dei russi. Queste invece sono le accuse mosse dalla società civile occidentale che non ha mai gradito il modo di fare informazione di Assange e soci. Non è un caso infatti che esponenti atlantici del mondo dell’informazione abbiano sempre criticato aspramente il modus operandi di Wikileaks ed il fatto che abbia messo in discussione la democrazia occidentale e le buone intenzioni dell’esportazione dei diritti occidentali. Proprio l’Italia si è schierata contro Assange bocciando la proposta di “L’Alternativa c’è” nel concedere lo status di rifugiato politico al fondatore di Wikileaks. Una misura messa in piedi per consentire ad Assange di evitare l’estradizione negli USA, ma che, se fosse passata, avrebbe rappresentato uno sfregio nei confronti dell’accordo atlantico che ad oggi risulta essere più saldo rispetto agli ultimi anni. Tra i giornalisti che hanno preso posizioni avverse ad Assange, figura un estimatore pentito come Bill Keller, ex direttore del New York Times, che ha dapprima utilizzato i documenti di Wikileaks per poi bollarli come teorie cospirazioniste, dopo essersene servito per 8 anni. Un altro detrattore in salsa italica è Gianni Riotta. Il giornalista de La Stampa, da sempre dichiaratosi fedele alla causa americana, non solo da continuità alla teoria di Keller, ma auspica anche l’arresto di Greenwald e Snowden perché spie al servizio della causa russa.

Boris Johnson salverà Assange dall’estradizione?

Nel mentre il fondatore di Wikileaks attende di essere estradato nel paese che potrebbe torturarlo per cercare di estrapolare l’origine della sua attività, in carcere ha subito già un mini ictus secondo molti dovuto allo stress psicologico accumulato nel tempo. Per calmierare gli animi dei connazionali delusi dal comportamento inglese, il Premier Britannico Boris Johnson ha dichiarato apertamente che si opporrà all’estradizione di Assange oppure si può dare una lettura diversa individuando la strategia diplomatica di alzare il prezzo sulla consegna dello stesso fondatore di Wikileaks. In caso di consegna alle autorità statunitensi, il whistleblower rischia 175 anni di galera, ma, secondo la nuova direttrice di Wikileaks, il processo sarebbe una vendetta voluta da Trump. Può essere che l’attività di pressione sulla giustizia britannica per ottenere l’estradizione sia iniziata con l’ex presidente degli USA, ma ricordiamo che è iniziata con Obama ed oggi c’è Biden che potrebbe invitare gli Stati Uniti a desistere e a lasciar perdere ed ovviamente non lo farà.

Perché Julian Assange è più di un giornalista, è l’emblema del “dossieraggio” che piace poco alle lobbies e più al popolo ed alle agenzie di sicurezza nazionali. In questo caso specifico quelle sbagliate, che non piacciono all’occidente perché pericolose per la democrazia.

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Malware Android e la frode del pagamento ad insaputa della vittima

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Il rischio per fortuna è ristretto ad una attività pericolosa di Sideloading

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Il team 365 Defender di Microsoft afferma che è sempre più diffuso un malware in grado di abbonare l’utente a un servizio premium a sua insaputa. L’attacco è piuttosto elaborato, tuttavia, e ci sono diversi passaggi che il malware deve eseguire.

Per cominciare, le app che ospitano il malware sono solitamente classificate come “frodi a pagamento” e utilizzano il “caricamento dinamico del codice” per portare a termine l’attacco. In breve, il malware vi abbona a un servizio premium utilizzando la vostra bolletta mensile delle telecomunicazioni. L’utente è quindi costretto a pagare.

Il malware Android vi abbona a servizi premium a vostra insaputa

Il malware funziona solo sfruttando il cosiddetto WAP (wireless application protocol) utilizzato dalle reti cellulari. Ecco perché alcune forme di malware disabilitano il vostro Wi-Fi o aspettano che vi allontaniate dalla copertura Wi-Fi. È qui che entra in gioco il già citato caricamento dinamico del codice. Il software dannoso si iscrive quindi a un servizio in background, legge una OTP (one-time password) eventualmente ricevuta prima dell’iscrizione, compila il campo OTP per conto dell’utente e nasconde la notifica per coprire le proprie tracce.

La buona notizia è che il malware è in gran parte distribuito al di fuori di Google Play perché Google limita l’uso del caricamento dinamico del codice da parte delle app. Fate quindi attenzione ed evitate il sideloading delle applicazioni Android.

Sideloading un fenomeno sempre più frequente sulle piattaforme Android

Sideloading, il rischio di scaricare app da link non ufficiali

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Canada: la polizia usa gli spyware

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Tempo di lettura: < 1 minuto. La scoperta è di Citizen Lab dell’Università di Toronto

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In una rivelazione “straordinaria”, la polizia nazionale canadese ha descritto per la prima volta il modo in cui utilizza spyware per infiltrarsi nei dispositivi mobili e raccogliere dati, anche attivando a distanza la fotocamera e il microfono del telefono o del portatile di un sospetto.

La Royal Canadian Mounted Police afferma di utilizzare questi strumenti solo nei casi più gravi, quando le tecniche meno invasive non hanno successo. Finora, però, la polizia non è stata aperta sulla sua capacità di impiegare malware per hackerare telefoni e altri dispositivi, nonostante abbia utilizzato questi strumenti per diversi anni. Tra il 2018 e il 2020, l’RCMP ha dichiarato di aver impiegato questa tecnologia in 10 indagini.

Si tratta di un tipo di capacità che hanno fatto di tutto per mantenere incredibilmente silenziosa“, ha dichiarato Christopher Parsons, ricercatore senior associato presso il Citizen Lab dell’Università di Toronto.

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GDPR: consultazione sull’uso delle certificazioni per trasferire i dati all’estero

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Le imprese e le organizzazioni della società civile avranno tempo fino al 30 settembre per proporre modifiche alle “Linee guida sulle certificazioni come strumento per i trasferimenti” dei dati personali in Paesi fuori dallo Spazio economico europeo, appena approvate dai Garanti privacy europei in seno all’EDPB.

Il documento messo in consultazione, e al quale ha contribuito anche il Garante italiano, fornisce chiarimenti ed esempi pratici per l’utilizzo delle certificazioni come strumento di trasferimento dei dati personali di interessati – come i propri clienti, dipendenti, utenti – verso Paesi terzi per i quali non sia stata riconosciuta l’adeguatezza da parte della Commissione europea. Lo strumento della certificazione può rivelarsi di particolare importanza, aggiungendosi ad altri strumenti già esistenti, come le clausole contrattuali standard, le clausole contrattuali ad hoc e le regole vincolanti di impresa.

Le linee guida appena approvate sono composte da quattro parti e approfondiscono aspetti specifici della certificazione come strumento per i trasferimenti. Nella prima parte si analizzano temi di carattere generale, tra cui il ruolo di chi importa dati nel Paese terzo che riceve una certificazione e quello di chi li esporta. Nella seconda parte, i Garanti forniscono chiarimenti su alcuni dei requisiti di accreditamento degli organismi di certificazione (già contenuti in precedenti linee guida EDPB e nell’ISO 17065). Nella terza parte si analizzano i criteri specifici per dimostrare l’esistenza di garanzie adeguate per il trasferimento, che riguardano in particolare la valutazione della legislazione dei Paesi terzi, gli obblighi generali degli esportatori e degli importatori, le norme in materia di trasferimenti successivi, i diritti dei terzi beneficiari e i mezzi di tutela esercitabili, le misure da adottare per le situazioni in cui la legislazione e le prassi nazionali impediscano il rispetto degli impegni assunti dall’importatore nell’ambito della certificazione e nei casi di richieste di accesso ai dati da parte delle autorità di paesi terzi. Nella quarta parte vengono affrontati gli impegni vincolanti e applicabili da attuare.

Il GDPR impone infatti che i titolari e i responsabili del trattamento non soggetti al Regolamento europeo, quando aderiscono a un meccanismo di certificazione destinato ai trasferimenti, assumano impegni vincolanti ed esecutivi attraverso strumenti contrattuali o altri strumenti giuridicamente vincolanti, riguardo alle garanzie previste dal meccanismo di certificazione, anche per quanto riguarda i diritti degli interessati.

Le linee guida propongono anche un allegato con esempi specifici per l’utilizzo di una certificazione come strumento per i trasferimenti.

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