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Lapsus$: affonda T-Mobile a colpi di sim swapping e dati venduti nel dark web

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T-Mobile ha confermato che il gruppo di estorsione Lapsus$ ha avuto accesso al suo sistema “diverse settimane fa“.

Il gigante delle telecomunicazioni ha risposto a un rapporto del giornalista Brian Krebs, che ha avuto accesso alle chat interne dal canale privato Telegram dei membri della banda Lapsus$.

L’azienda ha aggiunto che ha mitigato la violazione terminando l’accesso del gruppo di hacker alla sua rete e ha disabilitato le credenziali rubate che sono state utilizzate nella violazione.

Lapsus$ è una cybergang che venuta alla ribalta quando ha condotto un attacco ransomware contro il Ministero della salute brasiliano nel febbraio 2021, compromettendo i dati di COVID 19 vaccinazione dati di milioni. Più recentemente, a marzo, la polizia della città di Londra ha arrestato sette persone sospettate di essere collegate alla banda.

Le chat private scoperte da Krebs hanno rivelato che il gruppo di hacker Lapsus$ si impossessa delle credenziali di T-Mobile VPN su piattaforme illecite come il Russian Market. Utilizzando queste credenziali i membri di Lapsus$ possono ottenere l’accesso agli strumenti interni dell’azienda come Atlas: uno strumento interno di T-Mobile per la gestione degli account dei clienti. Questo li aiuterebbe a condurre un attacco di “Sim-Swapping” dove, l’hacker dirotta il numero della vittima trasferendolo sul dispositivo di proprietà dell’attaccante e questo permette di ottenere informazioni sensibili come il numero di telefono o qualsiasi messaggio inviato per l’autenticazione multi-fattore.

Dopo aver ottenuto l’accesso ad ATLAS, gli hacker di Lapsus$ hanno anche tentato di compromettere gli account T-Mobile associati all’FBI e al Dipartimento della Difesa, ma non hanno avuto successo in quanto un ulteriore metodo di verifica è stato collegato a questi account.

Diverse settimane fa, i nostri strumenti di monitoraggio hanno rilevato un cattivo attore che utilizzava credenziali rubate per accedere ai sistemi interni che ospitano software di strumenti operativi“, ha detto un portavoce di T-Mobile.

T-Mobile sostiene che nonostante i tentativi di accesso al sistema interno “Atlas“, nessuna informazione sensibile è trapelata. “I sistemi a cui si è avuto accesso non contenevano informazioni sui clienti o sul governo o altre informazioni sensibili simili, e non abbiamo prove che l’intruso sia stato in grado di ottenere qualcosa di valore“, ha aggiunto T-Mobile.

I nostri sistemi e processi hanno funzionato come progettato, l’intrusione è stata rapidamente interrotta e chiusa, e le credenziali compromesse utilizzate sono state rese obsolete“.

Recentemente gli attacchi di Lapsus$ sono aumentati e prendono di mira principalmente il codice sorgente di grandi aziende tecnologiche come Microsoft, Samsung, Okta e Nvidia.

Gli attacchi portati da Lapsus$ non sono sofisticati, di solito iniziano con le credenziali rubate dai black markets ed a seguire un tentativo di bypassare l’autenticazione multi-fattore utilizzando schemi di social-engineering.

Nell’agosto 2021 T-Mobile ha subito un’altra violazione dei dati, dove sono stati rubati più di 40 milioni di dati dei clienti. L’account appartiene all’ex cliente o al potenziale cliente che ha fatto domanda di credito presso l’azienda.

I record del cliente erano in vendita nello stesso anno, i dati violati includono informazioni personali identificabili come – numeri di previdenza sociale, numeri di telefono e PIN di sicurezza.

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Attacco ransomware ad Acea: tornano online i sistemi

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Panico durato 24 ore circa, ma sembrerebbe che il peggio è passato

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Il gruppo Acea è stato colpito da un attacco ransomware della gang Black Basta che non ha risparmiato la società dal pretendere un riscatto. Il gruppo è stato colpito nei suoi sistemi ed il sito Internet risulta essere offline.

Sembrerebbero esserci buone notizie secondo quanto riferito da una fonte interna alla società interpellata da Matrice Digitale:

da ieri sera (3 febbraio ndr) funzionano di nuovo i sistemi. è stato un problema serio lavorare senza sistemi per gestire l’operatività tuttavia, non sono riusciti ad acquisire i dati degli utenti.

Il sito Internet è ancora offline, ma l’attacco ha portato un disservizio tecnico a dipendenti e clienti senza intaccare i dati con una violazione.

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PlugX, il malware si diffonde via USB. A rischio anche PC air gapped

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Tempo di lettura: 3 minuti. Una volta caricato e decrittografato in memoria, il malware infetta l’host e tutti i dispositivi USB rimovibili collegati

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L’Unit 42 incident response team di Palo Alto Networks avrebbe scoperto di recente una nuova variante del malware PlugX distribuita tramite dispositivi USB rimovibili e prendendo di mira i PC Windows.

La scoperta sarebbe avvenuta durante l’analisi di un attacco ransomware Black Basta rilevando diversi campioni e strumenti malware sui dispositivi delle vittime: il Tool ted-teaming Brute Ratel C4, il malware GootLoader e un vecchio campione PlugX.

Il malware PlugX

Come precisato dai ricercatori, il malware PlugX esiste da più di un decennio ed è stato utilizzato da molti gruppi di criminalità informatica nation-state. In particolare PlugX è stato osservato in molti attacchi informatici di alto profilo, come quello del 2015 responsabile della violazione dell’Office of Personnel Management (OPM) del governo degli Stati Uniti.

La specialità di PlugX è il DLL side loading ovvero lo sfruttamento di file legittimi per ottenere l’esecuzione di codice arbitrario.

In questo caso, gli attori delle minacce hanno deciso di dirottare un popolare e gratuito strumento di debug open source per Windows chiamato x64dbg utilizzato per analisi e reverse engineering.

In questo caso, gli attori hanno utilizzato il debugger a 32 bit di x64dbg. All’esecuzione di x32dbg.exe, Microsoft Windows cercherà tutti i file necessari per eseguire l’applicazione. In questo attacco DLL side loading è una copia non firmata della DLL X32bridge.dll legittima ad essere caricata per cercare localmente il file payload crittografato x32bridge.dat ovvero il malware PlugX.

https://unit42.paloaltonetworks.com/plugx-variants-in-usbs/

Una volta caricato e decrittografato in memoria, il malware infetta l’host e tutti i dispositivi USB rimovibili collegati.

La tecnica utilizzata per nascondere file nelle USB

Una volta che un dispositivo USB viene infettato, tutti i nuovi file scritti nella cartella principale del dispositivo USB dopo l’infezione vengono spostati in una cartella nascosta all’interno del dispositivo stesso.

La tecnica utilizzata dal malware PlugX per nascondere tali file prevede l’utilizzo di un determinato carattere Unicode. Ciò impedisce a Windows Explorer e ai comandi shell di visualizzare la struttura della directory USB e qualsiasi file, nascondendoli alla vittima.

Il carattere Unicode utilizzato per le directory sarebbe “00A0″(un carattere chiamato no-break space). Tale carattere impedisce al sistema operativo Windows di eseguire il rendering del nome della directory, nascondendolo.

Per ottenere l’esecuzione del codice del malware dalla directory nascosta, viene creato un file di collegamento di Windows .lnk nella cartella principale del dispositivo USB“, si legge nel rapporto.

In pratica il malware crea un file “desktop.ini” nella directory nascosta per specificare l’icona del file .lnk nella cartella principale, facendolo apparire come un’unità USB per ingannare la vittima. Nel frattempo, una sottodirectory chiamata “RECYCLER.BIN” ospita copie del malware sul dispositivo USB.

Conclusioni

Grazie a questa capacità di eludere il rilevamento, il malware PlugX può continuare a diffondersi e potenzialmente passare a reti con air gapped.“, commentano i ricercatori Unità 42 Mike Harbison e Jen Miller-Osborn e concludono, “La scoperta di questi campioni indica che lo sviluppo di PlugX è ancora vivo e vegeto tra almeno alcuni aggressori tecnicamente esperti e rimane una minaccia attiva.”

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Cybertech Global, il Vice Direttore di ACN è speaker a Tel Aviv

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Il Vice Direttore Generale, dott.ssa Nunzia Ciardi, partecipa come speaker al Cybertech Global di Tel Aviv, evento di portata mondiale che raggruppa le industrie del settore e al contempo i decision-maker pubblici e privati. L’intervento della dott.ssa Ciardi ha avuto come tema “Leadership e coordinamento: due ingredienti per una buona cooperazione internazionale in materia di cybersicurezza”.

“Gli attacchi informatici si stanno evolvendo, diventando sempre più pervasivi e insidiosi in tutti i settori della società. In termini di cooperazione internazionale dobbiamo agire sulla base della consapevolezza condivisa che queste minacce informatiche necessitano di una risposta coordinata perché mettono in pericolo istituzioni, organizzazioni e individui in ogni paese – ha detto nel corso del suo intervento – In questa prospettiva, cerchiamo di affrontare le minacce e gli attacchi informatici adottando un approccio globale alla sicurezza informatica che preveda il coinvolgimento, e il contributo attivo, di tutte le parti interessate. Ciò implica una maggiore cooperazione a livello internazionale perché il Cyber è una dimensione senza confini e altamente interconnessa che richiede di superare una visione miope, concentrata sulle sole realtà nazionali”.

Il Cybertech Global è un momento di confronto sulle ultime novità tecnologiche, le sfide e le soluzioni per combattere le minacce cyber.

Il Piano di Implementazione della Strategia Nazionale di Cybersicurezza contiene delle misure (dalla 75 all’81) dedicate alla cooperazione internazionale. L’Agenzia mira a creare un solido ecosistema cyber con i partner mondiali e a rafforzare il partenariato pubblico-privato nell’ottica della prevenzione e gestione degli incidenti cyber.

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