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Editoriali

“Liste proscrizione dei fascisti sui social” Scambio di persona crea un caso

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Svegliarsi una mattina e trovarsi come responsabile delle guerre di rete che riguardano sostenitori di destra contro quelli di sinistra e viceversa. E’ quanto ho appreso leggendo in un sabato mattina dalla bacheca di un profilo amico @sonoclaudio, indicato insieme ad Alex Orlowski di #Facciamorete, come l’autore di una lista di proscrizione contenente i nomi di coloro che non sono in linea con il pensiero della componente antifascista e antirazzista molto attiva sui social network.

Ed ecco che il caso ha voluto che due profili fossero messi sullo stesso piano, inconsapevolmente, senza che gli autori dell’articolo sapessero i dissidi ideologici tra @sonoclaudio e Orlowski sulla vicenda di #facciamorete.

Dopo uno scambio di tweet, tra l’autore dell’articolo, la testata e sonoclaudio, si è arrivati alla rettifica del pezzo giornalistico che ha messo d’accodo le parti e che potete leggere a questo link

Claudio è un esperto di informatica, che lavora nell’ambito della ricerca documentale legale e aziendale, lo abbiamo raggiunto per documentare questa vicenda che non rappresenta un caso isolato, perché sono frequenti dissidi sui social che scaturiscono in vere e proprie guerre ed è per questo motivo, che vedremo perché capita spesso di trovarsi nel bel mezzo di una discussione accesa senza aver fatto nulla per esserci.

Svegliarsi una mattina e trovarsi tra i censori della sinistra. Come ci si sente?

Allo stesso modo di svegliarsi la mattina e trovarsi collocati tra i censori della destra, senza aver ancora bevuto il caffè.

Non mi occupo di politica e di informazione (non nel senso stretto del termine), ma il concetto di censura andrebbe rielaborato tenendo anche conto del fatto che i mezzi d’informazione e di comunicazione sono cambiati e che ciò che si muove sui social ne ha condizionato e modificato il già labile equilibrio.

Quando l’informazione, per rincorrere il “sentiment” dei social, perde il suo ruolo di “equo comunicatore sociale” e si schiera, inevitabilmente genera censura e contrapposizione.

Nel caso del post pubblicato da Scenari Economici, l’errore di fondo è aver veicolato un’informazione non verificata e non verificabile, basata su voci circolate sui social.

Quel post (pubblicato un anno fa e di cui non conoscevo l’esistenza) nell’ultimo mese è diventato oggetto di ampia condivisione per alimentare lo scontro tra “fazioni” composte da utenti di destra e di sinistra.

La cosa divertente della vicenda è che, mentre si contesta la creazione di presunte “liste di proscrizione” nei confronti di uno schieramento, le due fazioni si affrontano a colpi d’insulti, minacce, segnalazioni di massa e blocco massivo dei followers degli utenti.

Lei e Orlowski vi siete spesso beccati sui social, eppure siete stati messi sullo stesso piano, cosa ha portato a questa conclusione?

Premetto che non ho nulla contro Orlowski, non siamo amici, nella vita ci occupiamo di cose diverse, ci separa un bagaglio professionale, sociale, culturale e dialettico profondamente diverso.

Anche in questo caso è mancata la verifica: sarebbe bastato controllare su Twitter per capire quanto, Orlowski ed io, siamo distanti.

La questione è banale: si è “social istituzionalizzato” il concetto che, se non sei a favore, sei contro, trasformando un luogo di condivisione in territorio di scontro.

Questo, in sintesi, è il trionfo del “metodo Morisi”: dividere per alimentare il “tutti contro tutti”.

Chi ha sottovalutato Morisi, ha commesso un errore; dal mio punto di vista, Alex (e non solo lui) è tra quelli.

Queste guerre tra le parti, mi è parso di capire che sono molto sterili e non portano a niente. Perché? Non riguardano i pezzi grossi e rappresentano una guerra tra poveri?

E’ una guerra tra bimbominkia, concedimi il termine. Ai politici, di ciò che accade sui social, interessa poco o nulla; non sono i “Senza di me”, i “Facciamo Rete” o gli “Uno dei mille” di turno a spostare gli equilibri della politica e/o generare e spostare consenso elettorale.

E’ solo bieca manipolazione. Il politico di turno lancia il sasso nello stagno e quei gruppi nati in rete vengono utilizzati come “braccio armato” per fomentare la piazza social, generare la rissa, inquinare il dibattito ed avvelenare i pozzi al fine di nascondere e non dare evidenza ai temi importanti per il paese e per i cittadini; il valore politico (e anche di cultura sociale e digitale) di questi gruppi è pari a zero. Che, purtroppo, è anche la cifra dell’attuale classe politica italiana.

Come ne è uscito da questa situazione ?

Applicando una elementare regola della vita sociale e quotidiana: se diffami, ti denuncio e ti presento il conto.

Regola a cui i frequentatori dei social non si possono sottrarre. L’idea che i social siano un territorio immateriale, una zona franca immune a qualsiasi norma, anche di civile convivenza e rispetto, è particolarmente fantasiosa.

Allo stesso modo, essere convinti che lo “pseudo-anonimato” sia “anonimato”. Sui social, nessuno è anonimo. In rete, le garanzie di “anonimato” sono applicate a realtà ben più complesse e serie.

E’ giusto riconoscere che ho trovato in Maurizio Gustinicchi (@gustinicchi), il firmatario del post, una persona ragionevole che ha compreso di aver commesso, probabilmente in buona fede, un errore di valutazione e ha rettificato il post.

Ha trovato malafede nell’essere inserito come censore dei sostenitori della destra oppure tutto nasce da una impreparazione di fondo? 

Premesso che non sono i social a diffondere cattiva informazione ma gli utenti, la mia amica Barbara Collevecchio (@colvieux) ricondurrebbe l’intera questione ad una approfondita esposizione del tema “bias cognitivi” e “bias del pregiudizio”.

Non è questione di malafede, ma di impreparazione; da sempre sostengo che questo è il paese in cui l’utenza digitale non conosce gli strumenti che ha a disposizione, comprese le applicazioni che utilizziamo tutti i giorni.

L’esempio più recente (diffuso sul social che entrambi frequentiamo) è che Twitter, all’improvviso, si sia messo a sospendere gli account di alcuni utenti per via del fatto che non avevano eseguito l’aggiornamento dell’applicazione.

Quell’assurdità, diffusa per nascondere pratiche di “segnalazione di massa” adottate da un preciso gruppo organizzato, è diventata virale.

Internet è un veicolo informativo e formativo meraviglioso che ha una peculiarità: non è razzista, classista o divisivo; è aperto ed accessibile a chiunque, basta saperlo utilizzare; sono gli utenti ad averlo trasformato in qualcosa di diverso, depauperandone le finalità.

Siamo la nazione i cui utenti della rete, in linea generale, conoscono un’unica funzione: il tasto ON-OFF, quindi non ci si deve stupire.

Per migliorare questa realtà e costruire utenti consapevoli, servirebbe partire dalle basi, sfruttando l’unico contesto in cui si genera formazione culturale: la scuola.https://googleads.g.doubleclick.net/pagead/ads?client=ca-pub-7032093705562211&output=html&h=280&slotname=4454675944&adk=2688740674&adf=144637382&pi=t.ma~as.4454675944&w=720&fwrn=4&fwrnh=100&lmt=1630256199&rafmt=1&psa=1&format=720×280&url=https%3A%2F%2Fwww.matricedigitale.it%2Fnotizie_192%2Fpost%2Fliste-proscrizione-dei-fascisti-sui-social-scambio-di-persona-crea-un-caso_761.html&flash=0&fwr=0&fwrattr=true&rpe=1&resp_fmts=3&wgl=1&adsid=ChEI8OCsiQYQ98G12Oi8xtSKARI_ACE_-qK6w-_cCmLzX3PWIRhENCkMxKLMzTr9SaaFl9hVQeu_DSNYtZ-xBs8GNbnNoOkVWiVvOiM3IUy-Zx5U&uach=WyJXaW5kb3dzIiwiNi4yIiwieDg2IiwiIiwiOTIuMC40NTE1LjE1OSIsW10sbnVsbCxudWxsLG51bGxd&tt_state=W3siaXNzdWVyT3JpZ2luIjoiaHR0cHM6Ly9hdHRlc3RhdGlvbi5hbmRyb2lkLmNvbSIsInN0YXRlIjo3fV0.&dt=1630256050378&bpp=19&bdt=250&idt=247&shv=r20210823&mjsv=m202108240101&ptt=9&saldr=aa&abxe=1&cookie=ID%3D0e665a2a064ded61-224327b292c80097%3AT%3D1627915024%3ART%3D1627915024%3AS%3DALNI_MbePjEpOe3Ffu_kJlZjDcNseHP6yw&prev_fmts=720×280%2C720x280%2C390x280%2C390x280%2C0x0%2C720x280&nras=1&correlator=1693586274948&frm=20&pv=1&ga_vid=408656865.1627915022&ga_sid=1630256050&ga_hid=5126539&ga_fc=0&u_tz=120&u_his=5&u_java=0&u_h=768&u_w=1366&u_ah=728&u_aw=1366&u_cd=24&u_nplug=3&u_nmime=4&adx=75&ady=4641&biw=1349&bih=568&scr_x=0&scr_y=2414&eid=44747621%2C31062314%2C21067496%2C31062297&oid=3&pvsid=3779974621525516&pem=147&ref=https%3A%2F%2Fwww.matricedigitale.it%2Fnotizie_192.html&eae=0&fc=896&brdim=0%2C0%2C0%2C0%2C1366%2C0%2C1366%2C728%2C1366%2C568&vis=1&rsz=%7C%7CeEbr%7C&abl=CS&pfx=0&fu=128&bc=31&jar=2021-08-29-16&ifi=4&uci=a!4&btvi=4&fsb=1&xpc=fn0ORDOwGJ&p=https%3A//www.matricedigitale.it&dtd=M

Intanto si giocano partite più grandi nel mondo dei social, che scenario vede?

Come qualsiasi “Talebano dogmatico della rete”, sono preoccupato. Se la proposta di Marattin è inattuabile e, ad un certo un punto, ci ha fatto sorridere, quella di regolamentare il dibattito pubblico sui social assoggettandolo alla “moderazione” delle forze dell’ordine formulata del presunto leader delle “Sardine”, Santori, è una follia pericolosa, al netto del fatto che le forze dell’ordine sono già presenti sui social e ne monitorano costantemente contenuti e utenti.

Santori rappresenta un movimento che potrebbe condizionare politicamente le scelte future del Partito Democratico; un movimento che, inoltre, per struttura, costruzione comunicativa di rottura e ricerca del consenso di piazza, adotta un modello e propone argomenti simili a quelli su cui una società privata ha costruito il partito politico di cui è azionista unico.

E, attualmente, questi due soggetti politici sono alla guida del governo del paese.

Siamo in una situazione diversa rispetto al 2013, quando Microsoft decise, nel giro di un paio di mesi e con un banale comunicato di poche righe, di chiudere a livello globale una piattaforma social (MSN) utilizzata da decine di milioni di utenti; le piattaforme sociali si sono evolute in macchine d’informazione, disinformazione, marketing e di collettori di dati, sostituendo l’informazione tradizionale.

Se un movimento è in grado di condizionare chi governa, al punto da spingerlo a varare norme antidemocratiche, incostituzionali ed incivili per esercitare il “controllo di stato sui social”, con il rischio che questo si espanda all’intera Rete attraverso il ricorso ad altri ben più pericolosi ed invasivi strumenti di sorveglianza di massa, sarà necessaria una profonda riflessione ed una forte opposizione.

E se ci fosse qualcuno convinto che le piattaforme sociali siano al servizio del cittadino e ben si prestino a favorire rivoluzioni culturali e sociali, dovrebbe ricordare che tutte quelle che sono state definite “Primavere arabe” nate dal basso ed alimentate anche dalle rete, sono miseramente fallite.

Ci sarà sempre un 50 e 50 di distribuzione degli spazi nella rete oppure si arriverà a vedere una parte politica che monopolizzerà quasi l’ideologia nel contesto virtuale? 

Questa è già la realtà attuale ed è uno scenario terribile.

Non ho idea di quale possa essere il futuro della Rete. Di certo, quel futuro non può essere indirizzato esclusivamente dalla politica, dalle indicazioni e decisioni imposte da pochi soggetti. Immagino che il futuro della rete sia strettamente connesso all’evoluzione del corpo sociale; se la società civile, già fortemente divisa ed in conflitto, per sottrarsi anche ad attività governative vessatorie e liberticide, si trasformerà in una società decentralizzata sancendo, di fatto, la diversità tra comunità di persone, ceto sociale, culturale e religioso, la Rete inevitabilmente seguirà quel corso generando tante piccole reti autogestite, perdendo la sua peculiarità di rete globale accessibile a tutti e la sua funzione di pubblica utilità prestata alla divulgazione ed alla condivisone. Ma, forse riconquisterebbe quell’integrità etico-morale che oggi sembra smarrita.

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Editoriali

Killnet e Legion: la nostra intervista ha scoperchiato la cyberpropaganda occidentale

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Giancà e notizie so rotture e cazz” questa è la famosa frase che fu rivolta a Giancarlo Siani da un ignavo superiore all’interno di un giornale prestigioso per il quale lavorava. Chi vive nella terra napoletana sa che fare il giornalista non è solo riportare le veline delle fonti istituzionali, ma ascoltare tutte le fonti per coprire una notizia quanto più possibile con il fine di fornire al lettore una valutazione.

L’intervista a KillNet e Legion ha scoperto un contesto composto da “istituzionalismo” nel mondo della cybersecurity dove le fonti sono i comunicati di agenzia.

KillNet ed il suo battaglione Legion ostile alla NATO. Intervista esclusiva agli hacker russi che hanno colpito l’Italia

D’altronde, non ci siamo mai tirati indietro nell’intervistare LulZSec, Anonymous, perchè anche loro sono stati autori di attacchi informatici al nostro paese. Oggi Anonymous è il battaglione prediletto della stampa occidentale seppur fino a ieri era considerato come un manipolo di criminali, inesperti dal punto di vista informatico e autori di attacchi “fuffa”.

INTERVISTA ESCLUSIVA – ANONYMOUS E LULZSEC RACCONTANO L’ATTACCO HACKER ALLE MAIL DI 30000 AVVOCATI

Non sorprende, visto il tenore eolico delle linee editoriali di molte testate del nostro paese, che la fuffa di ieri sia diventata oggi la più grande arma informatica dell’occidente, ma per noi, tranquilli, è sempre fuffa.

Guerra Cibernetica: la tesi della fuffa mediatica proposta da Matrice Digitale insiste al di fuori dei confini italici

Anonymous copre la fuffa occidentale nella Guerra Cibernetica

Anonymous e gli hacker pro Ucraina continuano con la fuffa cibernetica

Perchè la guerra cibernetica è fuffa, propaganda e nemmeno ibrida. Almeno per il momento

Microsoft: 250 operazioni informatiche russe contro l’Ucraina. Altra conferma alle analisi di Matrice Digitale

Anche quella di effettuare attacchi DDoS è fuffa in un ambito generale di operazioni militari dove i russi hanno implementato 6 wiper, malware altamente distruttivi, e bloccato addirittura le comunicazioni satellitari nel giorno dell’invasione.

Peccato per voi, cari lettori, che la maggior parte della narrazione odierna sostiene che le operazioni di Anonymous stiano portando l’Ucraina e l’occidente verso la vittoria della guerra cibernetica.

Le notizie si danno e chi non lo fa è perché vuole gestirle.

Ci hanno accusato di dare spazio alla propaganda russa

FALSO

Abbiamo intervistato gli autori di un attacco informatico, da noi in precedenza definiti “ragazzi“, che ha destabilizzato il nostro paese da tempo preoccupato di subire attacchi cibernetici ed abbiamo ricavato diverse notizie su cui la stessa stampa italiana ha aperto dibattiti in precedenza.

Esclusiva: Media Italiani sotto attacco dei “ragazzi” di Legion e KillNet

Primo: KillNet e Legion sono la stessa persona che ha strutturato in Legion un battaglione ad hoc per la guerra cibernetica motivata contro la Nato.

Secondo: se il titolare del gruppo non è solo un mitomane, KillNet ha una botnet di 500.000 computer e sta per colpire gli USA

Terzo: il passaggio su Anonymous è chiaro ed è quello che abbiamo pensato in molti vista la natura del collettivo. Dietro l’Anonymous ucraino” non c’è solo il gruppo Antifa e antimperialista, nemmeno quello impegnato nella lotta alla pedofilia, zoofilia o a sensibilizzare sulle guerre palestinesi, yemenite o del Myammar.

Quarto: c’è la conferma alle indiscrezioni dell’intelligence USA sulla natura del gruppo, il quale ha dichiarato alla nostra redazione di essere stato fondato da poco e di essere scollegato alle attività di intelligence e che noi siamo stati gli unici a riportare.

Sito Ministero della Difesa italiano sotto attacco di Killnet. Non è stato Legion

Quinto: L’Italia non è un obiettivo sensibile, ma una esercitazione, che è servita a mettere in evidenza in quale condizione il nostro Paese sia dal punto di vista informatico al netto dei proclami di esperti e pubblici dipendenti a cui viene dato spesso risalto a differenza delle notizie.

Approfittiamo di questa occasione anche per contestare la risposta alla domanda formulata a Legion “perchè appoggiate la propaganda russa“.

Secondo il gruppo non esiste la propaganda russa, secondo noi invece esiste così come esiste la propaganda Occidentale ed il mondo della cybersecurity ne è oramai compromesso.

Le notizie sono davvero delle “rotture di cazzo” per i giornalisti, alcuni si sono anche complimentati con noi e li ringraziamo, ma la frase pronunciata al giornalista napoletano morto, a cui non ci paragoniamo sia chiaro, vale più per i propagandisti che quotidianamente si propongono al “sistema” come i gestori delle informazioni.

Anche su quest’ultimo passaggio abbiamo analizzato la comunicazione di guerra dei primi tre mesi e a confermarle è arrivato in questi giorni un servizio delle Iene che ha fornito dei dati:

La propaganda occidentale ha perso: ecco le armi “spuntate” messe in campo dai media

La propaganda occidentale ha fallito ed ora ha paura: il COPASIR monitora le tv italiane

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Editoriali

Se vi dicessi che nei riguardi di Orsini è in essere uno stupro di gruppo?

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Alessandro Orsini continua ad essere presente nelle tv incassando pareri feroci di una critica composta da detrattori per lo più elitari. Quello che non torna sul professore è perché e come mai si trovi in tv nonostante le pressioni, diverse, di relegarlo in un angolo.

Sembrerebbe non bastare la classica motivazione messa in ballo da Floris, l’audience, e nemmeno il fatto che Orsini possibilmente sia raccomandato dai Servizi e dal Papa, aggiungiamo noi. Orsini è ospite perché da l’impressione di aver portato avanti tesi solide seppur contrastanti rispetto alla massa di opinionisti che da mesi esprimono la stessa opinione su Putin, la guerra e la NATO.

Non è un caso che Lucio Caracciolo condivide con il professore della Luiss un percorso simile di tesi e analisi “alternative” ed in comune hanno condiviso insieme feroci accuse dagli esponenti del giornalismo italiano a stelle e strisce.

Chi però ha teso più di un assalto ad Orsini è stata Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali e membro del consiglio di amministrazione dell’ENI, pagato 180 mila lordi l’anno grazie alla segnalazione del PD nella lista del Ministero dell’Economia.

La Tocci è la prima che ha lanciato l’accusa al professore di non aver esperienza in campo ucraino, ma dando un’occhiata al suo curriculum, imponente giusto precisarlo, mancano riferimenti all’Ucraina e lei presenzia le trasmissioni televisive dispensando opinioni sul conflitto.

Il personaggio più in difficoltà in questo momento è Massimo Giannini. Il suo giornalista Gianni Riotta ha attaccato Lucio Caracciolo per essere un filoputin, difeso addirittura da Enrico Letta, e lui è andato in tv a sostenere di essere libero dopo aver fatto scrivere al napoletano un editoriale. Sempre Giannini, invece, ha portato avanti gli attacchi a Orsini caldeggiando la strategia della Tocci e montando anch’egli il caso sul fatto che non abbia titoli con i suoi giornalisti di assalto, andati in giro a chiedere del passato del professore della Luiss.

Dopo giorni, mesi, di aggressioni, Orsini ha scritto una lettera a Giannini chiedendo in poche parole:

Se io non ho i titoli, tu a che titolo parli?

In effetti, il direttore della Stampa va spesso in tv a parlare di Ucraina e di conflitto e questo lascia intendere che anche lui abbia i titoli per parlare di Ucraina e invece non ne ha. Sempre il quotidiano La Stampa ha ospitato alcuni pareri di professori universitari che hanno dato addosso a Orsini per la sua “scarsa” storia curriculare.

Una voce, questa, che ha preso piede nell’universo reale e quello social ed è stata utilizzata per colpire personalmente l’autorevolezza del professore universitario con post sui social ancora più violenti.

“Non sta bene”

“E’ un mitomane”

“Non vale niente”

Questa è la sintesi dei suoi detrattori che non sono utenti qualunque, ma giornalisti, conduttori e accademici trasformati improvvisamente in haters. Orsini è diventato quello che in gergo possiamo definire “il soggetto” da bullizzare, quello da circoscrivere per escluderlo non dalla classe, bensì dall’istituto.

Cosa ancora più grave è che l’attività de La Stampa ha volutamente tralasciato un caso risalente al 2010 circa, quando Orsini ha denunciato anomalie nel sistema universitario italiano delle cattedre di sociologia e questo accende un riflettore sul perché ci siano molti docenti, anche qualificati, a disprezzare Orsini.

Questa forma di “odio” deriva dal fatto che Orsini sia un “infame” perché ha diffamato i suoi colleghi oppure perché il sistema che ha denunciato è esso stesso infame?

A detta di Orsini, che cita la magistratura, sembrerebbe che il docente della Luiss abbia avuto ragione perché dalle sue denunce sono seguite delle azioni di invalidamento di alcuni concorsi universitari.

Nonostante queste ultime indiscrezioni, di cui oramai tutti sanno, continuano le polemiche sterili verso Orsini, che ha ribadito il suo concetto storico su “Hitler e sulla sua non volontà di scatenare una guerra mondiale“, che da sempre ha una narrazione storica più solida rispetto alle presunte origini ebraiche dello stesso dittatore tedesco proposta da Lavrov.

Il fatto che una persona si esponga in pubblico con delle tesi motivate da un approccio scientifico, non vuol dire autorizzare gli altri a delegittimarlo su un piano diverso da quello contenutistico e non personalistico, soprattutto quando si tratta di professionisti.

Adesso veniamo all’analogia dello stupro di gruppo proposta nell’articolo: Orsini viene diffamato ripetutamente per le sue idee, espresse da altri trattati con meno livore, viene tacciato di essere un cattivo professore universitario da professori che egli stesso ha denunciato per “anomalie“, avendo addirittura ragione per conto della magistratura, e chi fino a ieri non sapeva di questa storia, o faceva finta di non conoscere, adesso che è nota dovrebbe arretrare.

Come per ogni stupro di gruppo che si rispetti, la gente si gira dall’altra parte. Anzi, molte volte la colpa è della stessa vittima perché “ha provocato” o “è stata al gioco“.

Orsini ha provocato per le idee simili a quelle di Caracciolo o di Macron oppure perchè è stato al gioco dei media ed ha espresso pareri sull’antinazionalismo di Draghi e su eventuali strategie sbagliate della NATO?

Analogie retrograde che forniscono un’idea della dimensione del livello di democrazia in Italia e fortuna che Orsini ha vinto un concorso, altrimenti sarebbe stato disintegrato dalla scena politica e sociale del nostro paese democratico, ad oggi in guerra.

Fonti:

Primi 2 mesi di propaganda

Quarta fase propaganda

Tocci “licenzia” Orsini

Lettera di Orsini sui brogli universitari

Biografia non autorizzata di Marianna Aprile per Oggi

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Editoriali

Guerra Cibernetica: gli “attacchi” Russi che smentiscono ancora la stampa italiana

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Come per molte notizie del conflitto tra Ucraina e Russia, in questi mesi c’è stata una corsa alla rappresentazione distorta e propagandistica anche della guerra cibernetica come già segnalato in precedenza. Tutti in favore di Anonymous e del finto partigianesimo delle sue azioni, ma poche analisi concrete ed obiettive forse perchè il sostenere l’efficacia ed il rischio elevato degli attacchi sovietici avrebbe messo molti giornalisti nella lista dei filoputin.

Noi che non siamo filo, ma siamo giornalisti, raccontiamo quello che vediamo e possiamo anche sbagliare.

Dopo le diverse testimonianze internazionali che hanno dato riscontro alle analisi di Matrice Digitale, si riporta sguardo più profondo ai gruppi di hacking e malware che attaccano l’Ucraina secondo quanto dichiarato dal principale team di risposta agli incidenti di cybersicurezza del Paese attualmente in guerra, che ha rilasciato una lista dei cinque gruppi più persistenti e delle famiglie di malware che attaccano le infrastrutture critiche dall’inizio del contenzioso bellico.

Nulla da togliere ad Anonymous, che ha rubato diversi TB di dati ed ha anche manipolato qualche palinsesto tv, ma il solo enfatizzare queste azioni dopo anni di esperienze avute con i militari russi, rende la dimensione dell’incapacità o addirittura della malafede di una narrazione distorta ed ideologicamente pilotata.

Secondo il Computer Emergency Response Team dell’Ucraina (CERT-UA), il paese ha registrato 802 attacchi informatici da quando la Russia ha invaso il paese all’inizio di quest’anno.

Questo già basta per comprendere quanto l’informazione italiana sia stata drogata da pseudo partigiani dell’informazione e timorosi, se non strumentalmente imprecisi, giornalisti che o non sapevano realmente cosa stava accadendo o dovevano portare avanti la stessa narrazione politica dell’Occidente forte.

Questo rispetto ai soli 362 attacchi documentati durante lo stesso periodo dello scorso anno, ha detto CERT-UA. Ecco i gruppi e il malware dietro alcuni dei maggiori attacchi:

Armageddon/Garmaredon

Un attore di minacce noto per aver preso di mira l’Ucraina dal 2014 e sostenuto dal Servizio di sicurezza federale russo (FSB). Prima del 2022, il servizio di sicurezza dell’Ucraina ha attribuito circa 5.000 cyberattacchi ad Armageddon e sono stati in grado di identificare cinque membri del gruppo e rintracciare il malware sulle piattaforme di hacking russo.

Il gruppo ha usato una serie di tattiche nel corso degli anni, tra cui macro di Outlook, backdoor EvilGnome, malware piantato e vulnerabilità esposte.

Nonostante gli sforzi ucraini per contrastare il gruppo nel corso degli anni, Armageddon è rimasto aggressivo.

In aprile, CERT-UA ha attribuito ad Armageddon una serie di email di phishing che sono state inviate a organizzazioni ucraine e ad altre agenzie governative europee. Le e-mail hanno attirato i destinatari utilizzando l’oggetto “Informazioni sui criminali di guerra della Federazione Russa“, che ha fornito un file da scaricare. Quando il file veniva aperto, uno script PowerShell veniva eseguito e infettava il dispositivo.

Nel mese di marzo una mail di phishing simile è stata inviata a funzionari del governo lettone con un file contenente informazioni sulla guerra che ha permesso il download del malware. Più recentemente, il 20 aprile, il gruppo è stato collegato a nuove varianti del carico utile del malware “Backdoor.Pterodo“. Armageddon ha usato questo payload in passato, tuttavia, creando costantemente nuove varianti, sono in grado di passare rapidamente a una nuova variante dopo che la precedente viene rilevata e bloccata. Anche se le loro tattiche non sono le più complesse, la loro capacità di rimanere persistenti negli sforzi contro l’Ucraina li ha resi una minaccia notevole.

UNC1151

Secondo la ricerca pubblicata da Mandiant, UNC1151 è un gruppo di hacker allineato alla Bielorussia attivo dal 2016. Il gruppo ha precedentemente preso di mira agenzie governative e organizzazioni private in Ucraina, Lituania, Lettonia, Polonia e Germania , attaccando anche dissidenti e giornalisti bielorussi. Storicamente, UNC1151 ha rubato le credenziali delle vittime attraverso domini registrati per il furto di credenziali che spoofano siti web legittimi. UNC1151 è stato anche collegato alla campagna Ghostwriter sulla base di ricerche che suggeriscono che UNC1151 ha fornito loro supporto tecnico e risultati che mostrano somiglianze nelle loro narrazioni. A causa del fatto che il gruppo non ha mai preso di mira la Russia e sulla base delle relazioni tra Bielorussia e Russia, UNC1151 è stato legato alle operazioni russe.

Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, il gruppo è rimasto aggressivo attraverso una varietà di attacchi. Nel mese di gennaio il gruppo è stato collegato al defacement di più siti web del governo ucraino che mostravano un messaggio che sosteneva che i dati personali erano stati resi pubblici. Il 25 febbraio, CERT-UA ha avvertito il pubblico di campagne di spearphishing che prendevano di mira gli account e-mail e Facebook del personale militare ucraino. Il gruppo è stato in grado di ottenere l’accesso ai messaggi e sono stati in grado di utilizzare i contatti degli account per inviare altre e-mail. Il 7 marzo, CERT-UA ha scoperto che le organizzazioni statali dell’Ucraina avevano dispositivi infettati con MicroBackdoor un programma dannoso eseguito da UNC1151.

Leggi : la storia completa di UNC1151

APT28 – FANCY BEAR

APT28 (indicato anche come Fancy Bear) è sostenuto dai servizi segreti militari della Russia (GRU). Secondo la ricerca di Mandiant, il gruppo ha condotto operazioni di cyber-spionaggio che si allineano con gli interessi del governo russo dal 2007, tuttavia, i legami governativi non sono stati confermati fino a dicembre 2016 dopo un’analisi del Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) e dell’FBI. ATP28 è stato coinvolto in una serie di cyberattacchi in cui hanno rubato informazioni altamente sensibili tra cui: il conflitto in Siria, le relazioni NATO-Ucraina, la crisi dei rifugiati e dei migranti dell’Unione europea, lo scandalo del doping degli atleti russi alle Olimpiadi e Paralimpiadi 2016, le accuse pubbliche riguardanti l’hacking russo sponsorizzato dallo stato e le elezioni presidenziali americane 2016.

ATP28 è stato collegato al cyberattacco al fornitore di comunicazioni satellitari americano Viasat. Gli attaccanti hanno ottenuto l’accesso alla rete KA-SAT di Viasat in Ucraina il 24 febbraio, lasciando molti ucraini senza accesso a Internet. Anche se il coinvolgimento di ATP28 nell’attacco non è stato confermato, SentinelOne ha alluso al loro coinvolgimento sulla base delle somiglianze tra il malware AcidRain utilizzato nell’attacco Viasat e un malware VPNFilter utilizzato nel 2018 nella distruzione di centinaia di migliaia di router che l’FBI ha confermato. Il 6 aprile, Microsoft ha ottenuto un ordine del tribunale che concede alla società il permesso di prendere il controllo di sette domini utilizzati da APT28 per condurre i loro attacchi.

Leggi la storia completa di Fancy Bear

AgenteTesla/XLoader

Gli hacktivisti russi e gli attori delle minacce in tutto il mondo hanno usato i malware AgentTesla e XLoader per qualche tempo, secondo Check Point Research. AgentTesla è nato intorno dal 2014, secondo la società di sicurezza TitanHQ, ed è usato come un programma per rubare le password. È cresciuto in popolarità in quanto i clienti possono pagare quote di abbonamento che vanno da 15 a 69 dollari. XLoader è un altro malware che è stato ribattezzato nel 2020 dal nome precedente, Formbook. XLoader prende di mira i dispositivi Windows e Mac attraverso e-mail di phishing e può raccogliere password e screenshot, registrare le sequenze di tasti e piantare file dannosi per una tassa di 49 dollari sul dark web.

Il 9 marzo, CERT-UA ha pubblicato i risultati che mostrano un thread di e-mail maligno distribuito in massa che ha utilizzato la linea di argomento, “lettera di approvazione della sicurezza di cassa“, che è stato inviato a una varietà di organizzazioni statali ucraine. L’e-mail conteneva un allegato che scaricava ed eseguiva il malware XLoader. Una volta infettati, i dati di autenticazione del dispositivo sono stati raccolti e rimandati agli hacker. Altre campagne di phishing sono state collegate ad AgentTesla, comprese le e-mail inviate ai cittadini ucraini contenenti file con il malware IcedID che opera come un trojan bancario per rubare le credenziali.

Pandora hVNC, RemoteUtilities, GrimPlant, GraphSteel

Chi: Gli hacktivisti russi e le spie informatiche usano GrimPlant e GraphSteel che funzionano come downloader e dropper e rientrano nel termine ombrello “Elephant Framework“, strumenti che sono scritti nella stessa lingua e sono utilizzati per colpire le organizzazioni governative attraverso attacchi di phishing. La società di analisi delle minacce, Intezer, dettaglia questa struttura e fornisce un’analisi approfondita dei malware. GrimPlant non è eccessivamente sofisticato e garantisce agli aggressori il controllo remoto dei comandi PowerShell, mentre GraphSteel è utilizzato per esfiltrare dati sensibili.

L’11 marzo, CERT-UA ha rivelato che “entità di coordinamento” avevano ricevuto e-mail riguardanti le istruzioni per aumentare il protocollo di sicurezza. L’e-mail conteneva un link che forniva un download di “aggiornamenti critici” attraverso un file di 60MB. Dopo ulteriori indagini, hanno scoperto che il file ha indotto una catena di altri download tra cui le backdoor GrimPlant e GraphSteel. Gli hacker sono stati quindi in grado di rubare informazioni sensibili.

Il 28 marzo, CERT-UA ha rivelato un’altra campagna di phishing che ha piantato GrimPlant e GraphSteel sui dispositivi dei funzionari governativi utilizzando l’oggetto “Arretrati salariali“. Il documento allegato conteneva informazioni accurate, tuttavia, il file ha anche scaricato un programma che ha eseguito sia GrimPlant che GraphSteel. CERT-UA ha rilasciato una dichiarazione all’inizio di questo mese avvertendo il pubblico dell’ultima e-mail di phishing che ha scaricato GrimPlant e GraphSteel attraverso un allegato etichettato, “Richiesta di aiuto COVID-19-04_5_22.xls.

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