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Genitore attenzione: Sonic.exe è la nuova tendenza insana di YouTube

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Un gioco del 2013 che imperversa in rete, nato da un racconto horror che distorce la trama dell’antico personaggio della Sega, Sonic, a distanza di anni sta ancora terrorizzando i bambini della rete con la compiacenza degli youtubers.

Sonic.exe non è altro che un remake della versione di uno dei primi giochi del personaggio, tra l’altro in questi giorni al cinema con il secondo film della saga, dove si sono modificati gli scenari di gioco in versione splatter e si vedono personaggi inseguiti da Sonic in modalità “cattivo” che li rincorre e, nel caso vengono catturati, il giocatore perde. Piste colme di sangue, personaggi non solo del gioco, ma anche pagliacci sanguinari, sono la tendenza proposta dagli youtubers nel corso degli ultimi anni e nessuno ancora ha provveduto a gettare nell’oblio contenuti simili dati tutt’oggi in pasto ai bambini.

Nel tempo, il gioco continua ad essere modificato in nuove versioni e sempre più paurose e, nonostante video obsoleti, i bambini si ritrovano questi contenuti su YouTube a causa degli algoritmi che hanno premiato nel tempo i video con più visualizzazioni e più interazioni.

Anche in questo caso è possibile acquistare i pupazzi del gioco e l’audio è stato ampiamente modificato proprio per trasformare il videogame più ambito dai ragazzini degli anni 90 in un terrificante percorso ludico digitale.

Altro gioco a tema è Sonic.EXE Sadness dove il personaggio di Sonic.EXE viaggia in un percorso composto da molti livelli ed ha lo scopo di raccogliere anelli e le anime delle sue vittime, diffondendo tristezza ovunque vada e facendosi strada attraverso quadri pieni di insidie e come sempre sanguinosi.

Nonostante il tempo trascorso, video come questi non solo se rimossi porterebbero un danno a YouTube per le visualizzazioni organiche che si potrebbero perdere nei prossimi anni, ma è anche una opportunità degli stessi creator di guadagnare.

Nell’ambito dei gamer o dei narratori di storie, spesso manca l’originalità ed è in voga lo “scopiazzamento” delle fonti statunitensi che danno vita poi ad eventi virali di questo genere.

A differenza di Huggy Wuggy e Phasmofobia, già trattati in questa inchiesta a puntate, ci sono pochi riferimenti tra dark web e Sonic.exe e questo fa intendere che si tratta di un evento non ancora superato del tutto ed anche in questo caso bisognerebbe tagliarlo dalle piattaforme che contano.

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Inchieste

Facebook assume da Pfizer. Ecco dove nasce la censura ai “no vax”

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Tempo di lettura: 2 minuti. Sono molte le porte girevoli tra le due società, c’è chi grida al conflitto di interessi

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Facebook una piattaforma che censura abitualmente i post critici nei confronti dei vaccini COVID-19 ha assunto diversi ex allievi dei team di marketing e di revisione interna di Pfizer per guidare sforzi simili presso la piattaforma di social media, come rivela The National Pulse.

Le assunzioni sembrano presentare un conflitto di interessi per la piattaforma di social media, che è stata messa sotto accusa per aver censurato e bandito gli utenti che hanno postato sugli effetti collaterali o hanno messo in dubbio l’efficacia dei vaccini COVID-19.

Il direttore dell’audit interno di Facebook, ad esempio, era in precedenza un direttore senior di Pfizer. L’impiegata Tiffany Stokes ricopre l’influente posizione in Facebook dal gennaio 2020.

Costruisce e gestisce relazioni solide con partner aziendali critici, fornisce la supervisione di progetti di audit operativi, gestisce il piano di audit interno e la valutazione dei rischi“, elenca come parte della descrizione delle sue mansioni sul suo profilo LinkedIn. “La leadership richiede una stretta collaborazione con i team Vendite, Partnership, Operazioni globali, Internazionale, Risorse umane e Legale per valutare e dare priorità ai rischi in un panorama aziendale high-tech in continua evoluzione“, aggiunge.

Prima di entrare a far parte di Facebook, Stokes ha lavorato per cinque anni presso Pfizer, azienda produttrice del vaccino COVID-19, come direttore senior delle operazioni finanziarie e legali.

Ha stabilito e gestito i processi legali, di budgeting e di previsione per raggiungere gli obiettivi finanziari dell’azienda e gli impegni di controllo dei costi assunti nei confronti degli azionisti e della comunità finanziaria e degli investitori“, ha riassunto la sua posizione.

Prima di ricoprire questo ruolo, che secondo l’autrice richiedeva anche di “adeguare le previsioni finanziarie in base alla fluttuazione dei costi, alla priorità delle questioni legali e alle questioni legali imminenti“, ha lavorato come assistente del tesoriere del gigante farmaceutico per gli Stati Uniti e i mercati dei capitali, dove “dirigeva” il portafoglio di investimenti da 8 miliardi di dollari dell’azienda.

The National Pulse può anche rivelare che un vicepresidente di Facebook per i clienti globali e le categorie è stato in precedenza il responsabile marketing di Pfizer per l’assistenza sanitaria al consumo negli Stati Uniti. Il dipendente, Brian Groves, ha lavorato in Pfizer per un totale di 14 anni prima di entrare in Facebook come direttore dei suoi account globali.

Allo stesso modo, un ex direttore del marketing e dell’innovazione digitale di Pfizer è entrato a far parte di Facebook come Client Partner per il ramo Global Marketing Solutions nel 2018.

Oltre all’assunzione di alumni del team di marketing di Pfizer, la piattaforma ha anche aggiunto l’ex Senior Public Affairs and Corporate Communications Project Manager di Pfizer come proprio Corporate Communications Manager nel 2019.

Sempre secondo The National Pulse “I legami personali scoperti tra Pfizer e Facebook fanno seguito all’impiego da parte della piattaforma di social media di “fact-checkers” di terze parti – che hanno profondi legami con la politica democratica e il Partito Comunista Cinese – per bollare come “disinformazione” gli studi e gli articoli del COVID-19 in contrasto con la narrativa tradizionale”.

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Inchieste

Quando il femminismo diffonde odio sui social

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Tempo di lettura: 2 minuti. E’ giusto che una donna picchi un uomo? Secondo il pubblico social, sì.

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Nel mondo di Twitter è apparso un post di un utente femminile che ha raccontato la storia della figlia che ha sferzato un pugno in faccia ad un compagno di calcetto che aveva apostrofato un’amica.

Il tweet ha ottenuto 21 mila mi piace, incassando il gradimento di molti iscritti al social con una media da star internazionale. Tutto molto interessante se la storia fosse vera ed il profilo non risulta associato ad una persona reale.

La strategia di raccontare una storia che susciti indignazione da parte del pubblico è una componente primaria della comunicazione sui social network di successo, ma questo non deve far distrarre dal messaggio che questa storia lascia a chi la legge.

Una madre approva il gesto violento della figlia, maggiore dell’offesa che la sua amica ha ricevuto.

In un contesto calcistico le parole grosse sono all’ordine del giorno così come l’essere scostumati in campo dove l’avversario non solo non è immune dalle offese, ma spesso ci rientra tutto l’arco familiare ed anche qualche santo tirato per le orecchie dal cielo.

La legge del campo, per chi ha giocato a calcio, recita che all’interno del rettangolo di gioco si può dire di tutto per poi dimenticarsi quanto successo trascorsi i 90 minuti della partita. Non è un bel messaggio da parte di una madre quello di tollerare la violenza della figlia minorenne nei confronti di un altro minorenne seppur questo sia uno scostumato.

Non solo c’è un comportamento antisportivo che una madre insegna ad una figlia, ma c’è anche l’utilizzo della violenza ai fini di un regolamento di conti non tra due compagni di calcetto, bensì tra un uomo ed una donna.

Questo può essere classificato come odio e non è un caso che il “sangue” faccia audience. Il vero problema di questa storia sono i like di un pubblico in cerca della gogna pubblica e di situazioni conflittuali che tollerano la violenza come soluzione.

La parte triste della storia è che il racconto sia inventato e ad opera di un profilo che non risulta collegato ad una persona in carne ed ossa. Alcuni utenti hanno segnalato che la foto utilizzata appartiene ad un’altra persona e questo cala l’attività del profilo nella più violenta propaganda femminista.

Andando a leggere nei commenti, c’è un profilo che svela l’arcano e svela che il tweet è stato copiato da un profilo anglosassone.

Aldilà dell’attività subdola di un soggetto non definito che semina odio con una storia inventata, resta il doppiopesismo sui social che ci pone dinanzi a due domande ed altrettante risposte:

E’ giusto che un uomo picchi una donna? Assolutamente no.

E’ giusto che una donna picchi un uomo?

Secondo il pubblico social sì.

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Inchieste

Domitilla Benigni: dal CTS di ACN ad un caso diplomatico con Google

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Tempo di lettura: 5 minuti. Amnesty International nel frattempo tace: alla guida c’è l’hacker Nex

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L’Agenzia Cybersecurity Nazionale ha nominato un Comitato Tecnico Scientifico con diverse figure, maschili e femminili, rappresentative dei mondi delle Università, delle Aziende e dei lavoratori del settore.

In questi giorni sono scoppiati due scandali che hanno colpito un’azienda di cui è presidente Domitilla Benigni, ingegnere e CEO della società Elettronica S.p.a., di quest’ultima è proprietaria delle quote di maggioranza ereditate dalla sua famiglia.

Mentre Elettronica è la società dove l’ing. Benigni è nata e cresciuta professionalmente, Cy4Gate è l’ultima creatura di Elettronica che è stata fondata nel 2014 in sinergia con la società Expert System S.p.A. da cui hanno acquistato successivamente la società RCS Lab.

Chi è RCS Lab?

Si legge nel sito che la RCS Lab opera dal 1993 nel mercato mondiale dei servizi a supporto dell’attività investigativa affermando la propria esperienza e il proprio know-how attraverso la progettazione, la produzione e l’assistenza all’esercizio di apparecchiature destinate al controllo elettronico delle telecomunicazioni dotate di tutte le funzionalità previste per l’impiego nelle indagini dell’Autorità Giudiziaria“.

La società offre sistemi di intercettazione di nuova ed ultima generazione nel settore della pubblica amministrazione ed in supporto alle attività di indagini e di intelligence della Pubblica Autorità.

Lo scandalo di Palamara

Nei giorni scorsi, la società RCS Lab ha visto sospendersi l’autorizzazione a fornire i suoi servigi alla Procura di Napoli, prima che il suo ex Procuratore Capo Giovanni Melillo passasse alla DNA. La colpa di RCS Lab è quella di aver fornito una registrazione parziale della vita di Palamara quando questi era intercettato durante il periodo che ha poi alimentato lo scandalo della magistratura.

In quella occasione, il Trojan sviluppato dalla RCS Lab era stato utilizzato non in modo perpetuo ma in un modo che sembrava indirizzato, secondo la difesa dei PM inquisiti, ad escludere pezzi da 90 nel giro delle intercettazioni come Davigo. Per di più, c’è da evidenziare il fatto che per giustificare la mancanza di alcuni pezzi delle conversazioni, tra le varie cause indicate dalla società c’era anche quella che il software spia non funzionasse a dovere. Sempre la stessa società ha dichiarato che in caso di malfunzionamenti procedono ad organizzare gruppi di lavoro con le parti interessate per risolvere gli intoppi tecnici.

Il 4 maggio le attività della società sono state sospese ed il 4 giugno la Procura di Perugia ha disposto nuovi accertamenti irripetibili sui server di Napoli della Rcs. Accertamenti disposti anche dal procuratore di Firenze, Luca Turco, nell’ambito nell’ambito del procedimento aperto nella città toscana dopo gli esposti di Palamara e Cosimo Ferri.

Lo scandalo Hermit e come funziona lo spyware italiano

Nei giorni precedenti, Matrice Digitale ha illustrato la presenza di un software spia diffuso in Kazakistan, in Siria ed in Italia sviluppato dalla Rcs Lab. Il riferimento all’origine dell’arma cibernetica italiana è stato oramai fugato da ogni dubbio anche dal colosso.

Chi è la società che ha acquistato Rcs Lab? Cy4Gate.

Quale sarà la società che acquisirà Rcs Lab? Secondo voci di corridoio Elettronica.

Secondo il centro ricerca di Google, le campagne osservate hanno avuto origine con un unico link inviato all’obiettivo. Una volta cliccato, la pagina tentava di far scaricare e installare all’utente un’applicazione dannosa su Android o iOS. In alcuni casi, gli attori hanno collaborato con l’ISP dell’obiettivo per disabilitarne la connettività dati mobile. Una volta disattivata, l’aggressore inviava un link dannoso via SMS chiedendo all’obiettivo di installare un’applicazione per ripristinare la connettività dati. Per questo motivo la maggior parte delle applicazioni si è mascherata da applicazioni dell’operatore mobile. Quando il coinvolgimento del provider non è possibile, le applicazioni sono mascherate da applicazioni di messaggistica.

Il software spia offriva quindi una pagina in italiano con una richiesta di scaricare dei contenuti per “aggiustare” i social media di Meta (Facebook, WhatsApp, Instagram).

Perchè Google si schiera contro la società italiana che ha sviluppato un’arma cibernetica?

La motivazione per cui i giganti del web attaccano le società come Rcs Lab sono diverse.

La prima è che l’industria dello spyware commerciale stia prosperando e crescendo a un ritmo significativo e questa tendenza “dovrebbe preoccupare tutti gli utenti di Internet“.

Altro aspetto è che questi fornitori “permettono la proliferazione di pericolosi strumenti di hacking e armano i governi che non sarebbero in grado di sviluppare queste capacità internamente. Sebbene l’uso delle tecnologie di sorveglianza possa essere legale ai sensi delle leggi nazionali o internazionali, spesso si scopre che i governi le utilizzano per scopi antitetici ai valori democratici: prendere di mira dissidenti, giornalisti, operatori dei diritti umani e politici dei partiti di opposizione“.

In ultimo “i fornitori che accumulano vulnerabilità zero-day in segreto rappresentano un grave rischio per Internet, soprattutto se il fornitore viene compromesso. Questo è accaduto a diversi produttori di spyware negli ultimi dieci anni, sollevando lo spettro che le loro scorte possano essere rese pubbliche senza preavviso“.

Secondo Google c’è bisogno di correre ai ripari non solo per tutelare gli utenti Android, ma anche per salvare Internet dai mercenari dello spionaggio. Il nocciolo della questione ora è proprio questo:

Domitilla Benigni non è solo una venditrice di armi cibernetiche, ma è anche una donna al servizio del Governo Italiano quindi che si fa?

Ed è questo il nocciolo che mette in contraddizione non la CEO di Elettronica, ma tutto quel mondo che si fa spazio nell’associazionismo, nel giornalismo e nell’attivismo in favore di una “morte” commerciale delle società che producono software spia.

L’inserimento di Benigni nel CTS sembrerebbe un atto dovuto viste le esigenze di sicurezza nazionale, quindi l’Italia adesso cosa farà?

Il capo dell’agenzia Baldoni, è sicuramente consapevole di aver acquisito un’azienda, eccellenza italiana, con l’intento di solidificare gli strumenti di difesa e di attacco cibernetico del nostro Paese.

Google mette in guardia l’Italia sull’aver sviluppato un’arma cibernetica al servizio dei regimi kazaki e siriani, ma dimentica quanto sta facendo in Israele in favore delle forze occupanti.


Ancora più singolare il fatto che non si sia ancora esposta Amnesty International con a capo l’hacker italiano Nex, detrattore storico della competitor di RCS, NSO Group, e strano non si siano sollevati polveroni sul fatto che Domitilla Benigni sia il volto di una società equivalente all’azienda di software israeliana ed allo stesso tempo fornitrice di un software spia ad altri regimi poco democratici.

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Google fuori dal cloud nazionale

In questi giorni Aruba e Amazon sembrerebbero aver scalzato Google dal cloud Nazionale e la notizia di Hermit, che gira da mesi in forma anonima nel panorama delle maggiori società di sicurezza informatica mondiali, casca a fagiolo mentre si attende la controfferta della società statunitense che dovrà rinunciare a 700 milioni di euro per equipararsi ai suoi concorrenti nell’offerta prevista dal bando pubblico.

Che dietro Google ci sia una strategia finalizzata a mettere in pericolo una delle nostre eccellenze del Paese in ambito militare?

Oppure vuole mettere le mani sui segreti industriali di Elettronica come spesso gli americani hanno fanno in questi anni?

Bisognerebbe chiedere alla Olivetti o alla Leonardo se ricordano qualcosa in merito. Nel frattempo, la risposta della Cy4Gate è stata chiara:

 “I prodotti di Rcs Lab vengono forniti con una chiara, specifica ed esclusiva finalità: supportare gli enti preposti nella prevenzione e repressione di crimini efferati“. Il Gruppo afferma inoltre di essere “orgoglioso di offrire le proprie tecnologie a servizio delle Forze dell’Ordine nell’assoluto rispetto delle normative vigenti, con grande etica e professionalità“.

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