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Nord Corea, APT37: una costola di Lazarus? La storia di Reaper, dei suoi ransomware e dei malware a doppia infezione

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La Corea del Nord ha un terzo gruppo APT statale su cui cadono spesso sospetti di correlazione al ben più noto Lazarus. Il nome è Reaper, conosciuto anche come APT37, ed ha come obiettivo principalmente la Corea del Sud con grande interesse su Giappone, Vietnam e Medio Oriente, rivolgendo i suoi attacchi a vari settori industriali verticali, tra cui prodotti chimici, elettronica, produzione, aerospaziale, automobilistico e sanitario.

Il 10 giugno del 2016, la società di web hosting NAYANA, con sede in Corea del Sud, è diventata una delle ultime vittime di alto profilo del ransomware, dopo che 153 dei suoi server Linux sono stati trovati infettati da una variante del ransomware Erebus. L’attacco ransomware ha colpito i siti web, i database e i file multimediali di circa 3.400 aziende che utilizzavano il servizio di NAYANA ed i criminali informatici hanno forzato con successo NAYANA a pagare il riscatto per decifrare i file infetti.

Il ransomware Erebus (RANSOM_EREBUS.A) è emerso per la prima volta lo scorso settembre 2016, distribuito da malvertisement (pubblicità dannose). Gli annunci maligni hanno deviato le vittime verso l’exploit kit Rig, che infetta i sistemi della vittima con il ransomware. Questa variante di Erebus prende di mira 423 tipi di file, strapazza i file con l’algoritmo di crittografia RSA-2048 e aggiunge ai file colpiti l’estensione .ecrypt. Questa versione di Erebus è stata osservata utilizzare siti web compromessi in Corea del Sud come server di comando e controllo (C&C).

Nel febbraio 2017, si è scoperto che Erebus si è evoluto e ha cambiato tattica, utilizzando una tecnica che aggira lo User Account Control (UAC), una funzione di Windows che aiuta a prevenire modifiche non autorizzate nel sistema, per eseguire il ransomware con privilegi elevati. Nella sua nota di riscatto, Erebus minacciava di cancellare i file della vittima entro 96 ore a meno che non venga pagato il riscatto. Questa versione (RANSOM_EREBUS.TOR) cancellava anche le copie ombra per impedire alle vittime di recuperare i loro file.

La variante che ha infettato i server di NAYANA è il ransomware Erebus portato ai server Linux. Le analisi in di Trend Micro hanno indicato che questa versione utilizza l’algoritmo RSA per crittografare le chiavi AES; i file infetti sono crittografati con chiavi AES uniche. I suoi meccanismi di persistenza includevano l’aggiunta di un falso servizio Bluetooth per garantire che il ransomware venga eseguito anche dopo il riavvio del sistema o del server. Utilizzava anche il cron UNIX, un’utilità nei sistemi operativi Unix-like come Linux che pianifica i lavori tramite comandi o script di shell, con lo scopo di controllare ogni ora se il ransomware era in esecuzione. Simile al caso di NAYANA, originariamente chiedeva 10 Bitcoin, ma il riscatto è scendeva a 5 BTC e prendeva di mira 433 tipi di file come:

  • Documenti d’ufficio (.pptx, .docx, .xlsx)
  • Database (.sql, .mdb, .dbf, .odb)
  • Archivi (.zip, .rar)
  • File di posta elettronica (.eml, .msg)
  • File relativi a siti web e progetti di sviluppo (.html, .css, .php, .java)
  • File multimediali (.avi, .mp4)

All’inizio del 2016 Kaspersky Lab ha catturato un exploit Adobe Flash zero-day (CVE-2016-1010). All’inizio di questo mese, la nostra tecnologia ha catturato un altro exploit zero-day di Adobe Flash Player distribuito in attacchi mirati. Gli attacchi sono stati identificati nell’APT 37, da loro nominati “ScarCruft”. L’operazione denominata “Daybreak” utilizzava un exploit di Adobe Flash Player precedentemente sconosciuto (0-day). È anche possibile che il gruppo abbia distribuito un altro exploit zero day, CVE-2016-0147, che è stato risolto nell’aprile dello stesso anno. L’operazione Daybreak sembra essere stata lanciata da aggressori sconosciuti per infettare obiettivi di alto profilo attraverso e-mail di spear-phishing. Il vettore esatto dell’attacco è rimasto sconosciuto, ma gli obiettivi hanno ricevuto un link dannosi che puntavano a un sito web violato dove era ospitato il kit di sfruttamento e si scoperto che era già stato usato dall’APT 37.

Come Operation Daybreak, anche Operation Erebus sfruttava un altro exploit di Flash Player (CVE-2016-4117) attraverso l’uso di attacchi watering hole. Nel caso dell’Operazione Daybreak, il sito web violato che ospitava l’exploit kit esegue un paio di controlli del browser prima di reindirizzare il visitatore a un server controllato dagli attaccanti ospitati in Polonia. Lo script della pagina principale dell’exploit conteneva un decodificatore BASE64, così come la decrittazione rc4 implementata in JS.

Il processo di sfruttamento consisteva in tre oggetti Flash, tra cui quello che innescava la vulnerabilità in Adobe Flash Player si trovava nel secondo SWF consegnato alla vittima.

Alla fine della catena di sfruttamento, il server inviava un file PDF legittimo all’utente – “china.pdf“. Il file “china.pdf” mostrato alle vittime nell’ultima fase dell’attacco sembra essere scritto in coreano.

L’unità 42 ha scoperto una campagna che sfruttava un dropper personalizzato e non segnalato in precedenza e che veniva utilizzato per fornire esche collegate alla Corea del Sud ed alla Corea del Nord. Queste esche ruotavano intorno a una serie di soggetti, tra cui varie criptovalute, scambi di criptovalute ed eventi politici. Sulla base di varie informazioni testimoniate all’interno di questo dropper, l’Unità 42 ha soprannominato questa famiglia di malware CARROTBAT dopo averscoperto l’attacco nel dicembre 2017 contro un’agenzia governativa britannica utilizzando la famiglia di malware SYSCON: un semplice Trojan di accesso remoto (RAT) che utilizza il protocollo di trasferimento file (FTP) per le comunicazioni di rete. Mentre non ci sono prove che questo attacco contro un’agenzia governativa britannica abbia fatto uso del dropper CARROTBAT, ma sono state trovate sovrapposizioni all’interno dell’infrastruttura di questo attacco che alla fine hanno portato alla scoperta iniziale di CARROTBAT, così come ad altri legami tra queste due famiglie di malware.

Il 13 dicembre 2017, un’email di spear phishing è stata inviata dall’indirizzo email di yuri.sidorav@yandex[.]ru a un individuo di alto livello all’interno di un’agenzia governativa britannica.

La campagna denominata Fractured Block comprendeva tutti i campioni di CARROTBAT identificati fino a quel momento ai quali venivano associati 11 formati di file di documenti esca sono supportati da questo malware:

  • doc
  • .docx
  • .eml
  • .hwp
  • .jpg
  • .pdf
  • .png
  • .ppt
  • .pptx
  • .xls
  • .xlsx

La maggior parte dei documenti esca che hanno preso di mira le vittime in Corea erano legati alle criptovalute. In un caso unico tra quelli emersi, l’esca conteneva un biglietto da visita appartenente a un individuo che lavorava presso COINVIL: un’organizzazione che ha annunciato piani per costruire una borsa di criptovaluta nelle Filippine nel maggio 2018.

Ulteriori soggetti di esca hanno incluso eventi politici tempestivi, come le relazioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, così come un viaggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump allo sotrico vertice a Singapore con Kim Jong Sum 3.

I carichi utili per i campioni CARROTBAT variavano. Originariamente, tra i periodi da marzo 2018 a luglio 2018, sono state osservate più istanze della famiglia di malware SYSCON. Questi campioni comunicavano con i seguenti host tramite FTP per la comunicazione C2:

  • ftp.byethost7[.]com
  • ftp.byethost10[.]com
  • files.000webhost[.]com

A partire da giugno 2018, abbiamo osservato che la famiglia di malware OceanSalt è stata rilasciata da CARROTBAT e sono state trovate successivamente delle sovrapposizioni anche con Konni Rat e come visto Syscon, ma questo ha fatto sospettare un coinvolgimento di Lazarus nell’APT37.


Palo alto ha scoperto che l’APT37 utilizza tecniche comuni di consegna del malware come lo spear phishing e le Strategic Web Compromises (SWC). Come in Operation Daybreak, questo attore esegue attacchi sofisticati utilizzando un exploit zero-day. Tuttavia, a volte l’utilizzo di un codice exploit pubblico è più rapido ed efficace per gli autori di malware. Abbiamo visto questo attore testare ampiamente un exploit pubblico noto durante la sua preparazione per la prossima campagna.

Al fine di distribuire un impianto per il payload finale, APT37 utilizzava uno schema di infezione binaria a più stadi. Di norma, il dropper iniziale era creato dalla procedura di infezione ed una delle sue funzioni più impressionanti era quella di bypassare l’UAC (User Account Control) di Windows al fine di eseguire il payload successivo con privilegi più elevati. Questo malware utilizzava il codice exploit di escalation dei privilegi pubblico CVE-2018-8120 o UACME normalmente utilizzato da squadre rosse legittime.
Successivamente, il malware installatore creava un downloader ed un file di configurazione dalla sua risorsa e lo eseguiva. Il malware downloader utilizzava il file di configurazione e si connetteva al server C2 per recuperare il payload successivo. Al fine di eludere il rilevamento a livello di rete, il downloader utilizzava la steganografia dove il carico utile scaricato era un file immagine, seppur contenente un payload malevolo da decifrare. Il payload finale creato dal suddetto processo generava una nota backdoor, conosciuta anche come ROKRAT da Cisco Talos e basata su servizi cloud con molte caratteristiche. Una delle sue funzioni principali era quella di rubare informazioni. All’esecuzione, questo malware creava 10 percorsi di directory casuali e li usava per uno scopo appositamente designato. Il malware creava 11 thread contemporaneamente: sei thread responsabili del furto di informazioni dall’host infetto e cinque per l’inoltro dei dati raccolti a quattro servizi cloud (Box, Dropbox, Pcloud e Yandex). Quando caricava i dati rubati su un servizio cloud, utilizzava un percorso di directory predefinito come /english, /video o /scriptout.  Lo stesso malware conteneva funzionalità complete di backdoor. I comandi erano scaricati dal percorso /script di un fornitore di servizi cloud e i rispettivi risultati di esecuzione venivano caricati nel percorso /scriptout. Supportava i seguenti comandi, che risultavano sufficienti per controllare completamente l’host infetto:

  • Ottenere l’elenco dei file/processi
  • Scarica il payload aggiuntivo ed eseguilo
  • Eseguire il comando di Windows
  • Aggiornare i dati di configurazione, comprese le informazioni del token del servizio cloud
  • Salvare screenshot e una registrazione audio

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Genitore attenzione: Sonic.exe è la nuova tendenza insana di YouTube

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Un gioco del 2013 che imperversa in rete, nato da un racconto horror che distorce la trama dell’antico personaggio della Sega, Sonic, a distanza di anni sta ancora terrorizzando i bambini della rete con la compiacenza degli youtubers.

Sonic.exe non è altro che un remake della versione di uno dei primi giochi del personaggio, tra l’altro in questi giorni al cinema con il secondo film della saga, dove si sono modificati gli scenari di gioco in versione splatter e si vedono personaggi inseguiti da Sonic in modalità “cattivo” che li rincorre e, nel caso vengono catturati, il giocatore perde. Piste colme di sangue, personaggi non solo del gioco, ma anche pagliacci sanguinari, sono la tendenza proposta dagli youtubers nel corso degli ultimi anni e nessuno ancora ha provveduto a gettare nell’oblio contenuti simili dati tutt’oggi in pasto ai bambini.

Nel tempo, il gioco continua ad essere modificato in nuove versioni e sempre più paurose e, nonostante video obsoleti, i bambini si ritrovano questi contenuti su YouTube a causa degli algoritmi che hanno premiato nel tempo i video con più visualizzazioni e più interazioni.

Anche in questo caso è possibile acquistare i pupazzi del gioco e l’audio è stato ampiamente modificato proprio per trasformare il videogame più ambito dai ragazzini degli anni 90 in un terrificante percorso ludico digitale.

Altro gioco a tema è Sonic.EXE Sadness dove il personaggio di Sonic.EXE viaggia in un percorso composto da molti livelli ed ha lo scopo di raccogliere anelli e le anime delle sue vittime, diffondendo tristezza ovunque vada e facendosi strada attraverso quadri pieni di insidie e come sempre sanguinosi.

Nonostante il tempo trascorso, video come questi non solo se rimossi porterebbero un danno a YouTube per le visualizzazioni organiche che si potrebbero perdere nei prossimi anni, ma è anche una opportunità degli stessi creator di guadagnare.

Nell’ambito dei gamer o dei narratori di storie, spesso manca l’originalità ed è in voga lo “scopiazzamento” delle fonti statunitensi che danno vita poi ad eventi virali di questo genere.

A differenza di Huggy Wuggy e Phasmofobia, già trattati in questa inchiesta a puntate, ci sono pochi riferimenti tra dark web e Sonic.exe e questo fa intendere che si tratta di un evento non ancora superato del tutto ed anche in questo caso bisognerebbe tagliarlo dalle piattaforme che contano.

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Clubhouse, cresce la tensione: “No a liste di proscrizione e pressioni psicologiche”

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Dopo la nostra inchiesta sul mondo italiano di Clubhouse sono giunte in redazione le segnalazioni degli utenti sulle attività messe in piedi dalle “squadre” formatesi in questi mesi.

Nell’universo del social audio più famoso al mondo, ma che vanta meno del 3% di penetrazione nel mercato mondiale e dello 0,00001 italiano, coesistono realtà di confronto amichevole parallelamente a stanze di confronto su dibattiti politici attuali o su vicende storiche importanti che hanno cambiato il corso dei tempi passati.

Secondo le ultime indiscrezioni, ci sono persone che hanno ricevuto pressioni nel non organizzare room con altri utenti, altre, invece, sono accusate di millantare minacce ricevute mai esistite o individuate come artefici di strumentalizzazioni delle clip audio estratte dai dibattiti concitati, agitati molte volte grazie a sodali agenti provocatori, con il fine di delegittimare un ignaro utente con l’infamia del compimento di reati.

Un tritacarne imbastito da un manipolo di gruppi con una strategia certosina che già ha mietuto molte vittime sul social. Gli obiettivi preferiti sembrerebbero essere le donne portatrici di un pensiero conservatore che subiscono attività di gruppo che ricordano il cyberbullismo o addirittura lo squadrismo.

Secondo alcune fonti interpellate dalla redazione, ma anche sbandierate pubblicamente in piattaforma, dalla bolla del social si è finiti ai luoghi di lavoro dove alcuni utenti hanno ricevuto telefonate nelle quali sono stati apostrofati alle orecchie dei propri colleghi, o addirittura superiori, come “fascisti“, “filoputiniani“, “antisemiti” e addirittura “pro life“.

Quanto accaduto non fa altro che confermare il motivo per il quale viene discriminata più una linea di pensiero a differenza di altre e non sorprende che siano le donne a soffrirne per prime. Alcune hanno denunciato di aver avuto stati di ansia e attacchi di panico per giorni, causati dalle vessazioni subite.

Anche per questo motivo è accaduto che, negli ultimi giorni, sono state aperte diverse stanze con il fine di facilitare un confronto utile nel superare questi scontri. Purtroppo però, non si è arrivati a un’intesa perché le intenzioni di alcuni sembrerebbero essere quelle di svolgere attività predatorie finalizzate a spuntarla in un conflitto, “inesistente” secondo molti habituè indignati, invece che preferire una convivenza pacifica basata sul confronto o sull’ignorarsi senza adire ai famigerati blocchi colpevoli di affondare l’audience delle rooms.

Secondo un articolo pubblicato negli States, il fantastico mondo di Clubhouse non esisterebbe in madre patria e, anzi, riporta la presenza di un mal comune globale composto da conflitti, scontri, litigi e ripicche frequenti.

Una delle ragioni centrali è il narcisismo insito in ogni utente del social, ma ecco che, secondo un esperto psicologo interpellato da Matrice Digitale, lo stesso narcisismo ha manifestazioni più o meno estreme.

C’è chi “pompa” il suo ego parlando, anche in modo prolisso, e chi mette in auge strategie di manipolazione delle masse come abbiamo affrontato in precedenza.

Non solo le proprie idee prima di se o degli altri, ma una necessità di prevaricare sulle opinioni altrui che nasce secondo lo psicologo “da una mancanza di amor proprio in primis che rende necessaria l’approvazione di terzi“.

Situazioni presentate come “estreme” agli occhi dell’audience, ma che non ravvisano la necessità, sbandierata quotidianamente nell’ultimo periodo, di far intromettere la Pubblica Autorità nelle beghe social a detta di molti utenti, evidenziano un’altra forma di manipolazione messa in piedi dai narcisisti: il vittimismo.

“Individuarsi agli occhi degli altri come vittima è un modo per catalizzare l’attenzione su di sè” conferma l’esperto “e attecchisce sulle persone che non hanno voglia o modo di andare oltre quello che gli viene raccontato, oppure non sanno gestire l’eventualità di schierarsi al di fuori del gruppo e vivere la solitudine in un confronto. Atri utenti portano la tesi che oltre ai narcisisti c’è un livello superiore composto da persone che amano gestirli dietro le quinte per raggiungere uno scopo diverso: simile a come avviene nel gioco dei bussolotti“.

Chi ha letto quanto scritto più in alto, potrebbe decodificare Clubhouse come un Grande Fratello in chiave vocale ed in effetti è così se pensiamo all’esiguo numero di utenti attivi che da un anno e mezzo ha fatto gruppo, nel bene e nel male, e che vive le stesse beghe quotidiane di un condominio composto da una babele di razze, religioni, opinioni politiche e generi sessuali presenti nel paese italico. A differenza del noto reality, su Clubhouse non è il pubblico a decidere chi viene eliminato e chi resta, ma dinamiche da branco che superano i confini del confronto virtuale con modi e toni non sempre civili e pacifici.

Chiedendo allo psicologo se l’imporre la frequentazione di stanze ad altri utenti fosse una forma di narcisismo, la risposta ha lasciato di stucco i presenti:

“più che narcisismo, povertà d’animo”

Un povertà d’animo che ha fatto “scoppiare” profili dal social con segnalazioni di massa, che ha messo gli utenti sul chi va là quando si tratta di esprimere una opinione personale, insinuando un senso di paura per l’essere etichettati in base alle idee. A differenza degli albori della piattaforma, quando si dibatteva senza la minaccia costante di carte bollate come deterrente in danno alla libertà di espressione individuale, l’aria che si respira nella piattaforma non è serena.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è duplice: questi atteggiamenti fanno bene a qualcuno che ha scopi commerciali precisi oppure sono frutto di menti malate, sadiche semplicemente povere d’animo?

Da come si è svuotato il social, la risposta sembrerebbe scontata: meglio lasciar perdere per non finire nelle turbe mentali di utenti vittime di loro stessi e delle loro sadiche perversioni.

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KillNet ed il suo battaglione Legion ostile alla NATO. Intervista esclusiva agli hacker russi che hanno colpito l’Italia

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L’Italia è precipitata nella guerra cibernetica attesa da tempo con gli attacchi hacker che hanno sconquassato i siti governativi del Ministero della Difesa, che ha smentito, ACI, Iss e molti altri. Ad accendere il dibattito pubblico è stata la paternità dell’attacco. Secondo molti c’è differenza tra KillNet e Legion, ma la redazione li ha contattati per comprendere meglio chi sono coloro che hanno destabilizzato le certezze sulla tenuta informatica di un paese avanzato come l’Italia.

L’intervista è stata realizzata in russo e ci scusiamo per eventuali sbavature nella traduzione e vi anticipiamo che non è stato possibile controbattere alle loro dichiarazioni per motivi tecnici dovuti alla piattaforma Telegram.

Aldilà degli ideali espressi,

su cui la redazione prende fermamente le distanze perchè condanna ogni guerra

scopriamo chi sono, come sono strutturati, se sono legati all’intelligence russa e se continueranno a fare danni in Italia o altrove.

Intanto, l’indiscrezione data da Matrice Digitale sugli attacchi ai media è stata confermata dalla stessa Legion con un commento ironico sul profilo Twitter “It’s Biden“.

Esclusiva: Media Italiani sotto attacco dei “ragazzi” di Legion e KillNet

Qual è la differenza tra Killnet e Legion? Dite che siete diversi, ma su Telegram siete connessi.

Sono il fondatore di Killnet, sono il fondatore di Legion. L’ho creato io, ma non voglio controllarlo. Stiamo formando migliaia di persone pronte a combattere la NATO in futuro. Quando Legion sarà formata e avrà un proprio sistema di gestione, li lascerò senza la mia supervisione.

Quando è nato Killnet e qual è il suo scopo?

KILLNET è nato nel 2021. Fin dall’inizio, abbiamo fornito servizi DDOS per le aziende concorrenti. Quando è scoppiata la guerra, abbiamo chiuso il servizio e ci siamo convertiti ad azioni collegato all’estensione dell’Internet nazionale russo.

Quando è nata Legion e a cosa serve?

Lo scopo di Legion è la distruzione della NATO.

Legion è un collettivo indiano noto per essere anti-russo, avete legami con loro o siete un gruppo diverso?

Legion non è un collettivo, ma un’unità speciale. Possiamo definirlo un battaglione che comprende 5 unità di forze speciali. 4 di loro hanno una specifica di attacco DDoS. 1 Squadra è la Squadra di hacking. Come ho già detto, la Legione è un ramo della KILLNET.

Gli Stati Uniti non vi riconoscono come un’entità associata all’intelligence russa. Siete un gruppo finanziariamente motivato, singoli attivisti o ragazzi che amano creare danni “grossi” da queste parti?

Sono una persona comune della Russia. In tutto il tempo in cui abbiamo lavorato, nessuna persona dalla Russia ci ha offerto un aiuto finanziario. Per quanto riguarda le agenzie governative, è sciocco pensare di avere a che fare con loro. Non siamo bambini. Abbiamo un alto profilo di età, ma non siamo alla ricerca di avventure per divertimento. Stiamo creando danni a quei Paesi che stanno motivando questa guerra. Combatteremo la guerra come sappiamo fare con coloro che aiutano i nazisti in Ucraina. Se gli Stati Uniti pensano che siamo dei bambini, vi dico che ho mandato gli Stati Uniti a quel paese. Stiamo preparando una grande sorpresa per loro.

Secondo alcune ricerche effettuate, sembra che stiate utilizzando un servizio DDoS simile alla botnet Mirai, secondo alcuni rapporti si tratta di Mirai. Cosa c’è di vero in queste due riflessioni?

Prima di tutto, coloro che fanno ricerche sui nostri attacchi sono idioti e pagliacci. La botnet Mirai e la Mirai Squad sono la stessa cosa. Ma si tratta di una Squadra di 5, Killnet non fa parte di queste squadre. Che tipo di alimentazione utilizza KILLNET? A questa domanda risponderanno 500.000 computer negli Stati Uniti.

DdoS è l’unica cosa che sapete fare?

Al momento stiamo sviluppando l’infrastruttura informatica del nostro movimento. Le nostre competenze non si limitano agli attacchi ddos. È il più semplice. La mia azione preferita contro i nemici sono i cryptolocker, le iniezioni e altro ancora. Al momento abbiamo oltre 30 tipi di specifiche.

Quanto è stato difficile entrare in Italia? Quali erano gli obiettivi del Paese per cui vi siete candidati e quali no?

Non ci sono difficoltà ad entrare in nessun Paese. C’è una difficoltà solo nel comprendere l’atteggiamento dello Stato nei confronti del nazismo. È per questo che facciamo ricerca. Se si intende “L’Italia ha una buona protezione per i suoi server?” no, non ce l’ha. La vostra infrastruttura di rete presenta enormi lacune. Se volessimo attaccare i vostri ISP, Internet cesserebbe semplicemente di esistere. Ma non siamo vandali e non siamo contro la gente comune. Siamo contro il governo nazista!

Sostenete la propaganda russa? Se sì, perché?

Amo il mio paese! Il mio Paese non ha propaganda, il mio Paese ha solo un obiettivo: distruggere i nazisti in Ucraina. I vostri Paesi sono pieni di propaganda statunitense. Sono loro i vostri veri nemici, ma non la Russia. Lo capirete presto!

Come considerate la scelta di Anonymous nello scendere in campo in favore dell’Ucraina?

Non lo considero un nemico. Coloro che dicono di essere anonimi e parlano contro il popolo russo non sono veri hacker. Sono chiaramente propagandisti provenienti dall’Ucraina. Anonymous non sosterrà mai in vita sua il governo degli Stati Uniti. Anonymous non minaccerà mai le persone.

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