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La Russia fa paura ed ha condotto una guerra cibernetica migliore di quanto raccontato dall’Occidente

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Tempo di lettura: 5 minuti. Russia e Ucraina come Matrice Digitale vi ha sempre raccontato. L’analisi sul conflitto digitale

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L’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin è la prima cyberguerra su larga scala al mondo

Di Yurii Shchyhol

Sin dagli albori dell’era di Internet, è noto il potenziale di armamento delle tecnologie digitali come strumento di aggressione internazionale. Ciò è stato sottolineato dall’attacco informatico della Russia all’Estonia nel 2007, che è stato ampiamente riconosciuto come il primo atto di questo tipo da parte di uno Stato contro un altro. Nel 2016, la NATO ha riconosciuto ufficialmente il cyberspazio come campo di operazioni militari accanto ai domini più tradizionali di terra, mare e aria.

L’attuale guerra russo-ucraina rappresenta la prossima importante pietra miliare nella nostra comprensione in rapida evoluzione della sicurezza informatica. È sempre più evidente che l’invasione scatenata da Vladimir Putin il 24 febbraio è la prima guerra informatica su larga scala al mondo.

Ci vorranno molti anni per assimilare appieno le lezioni di questo conflitto epocale e valutarne le implicazioni per il futuro della sicurezza internazionale. Tuttavia, è già possibile trarre una serie di conclusioni preliminari che hanno conseguenze per individui, organizzazioni e governi nazionali in tutto il mondo.

L’attuale guerra ha confermato che gli hacker russi, pur essendo spesso al di fuori delle strutture ufficiali dello Stato, sono fortemente integrati nell’apparato di sicurezza del Paese e il loro lavoro è strettamente coordinato con altre operazioni militari. Così come forze militari mercenarie come il Gruppo Wagner sono utilizzate dal Cremlino per confondere i confini tra attori statali e non statali, gli hacker costituiscono un ramo non ufficiale ma importante delle capacità offensive della Russia moderna.

Un mese prima dell’inizio dell’attuale invasione, gli hacker hanno colpito l’Ucraina con un grave attacco informatico progettato per indebolire le strutture governative e preparare il terreno per l’imminente offensiva. Sono state prese di mira le infrastrutture critiche e i dati privati nel tentativo di minare la capacità di difesa dell’Ucraina.

Nei primi mesi del conflitto, abbiamo assistito più volte al coordinamento delle operazioni informatiche con forme di guerra più convenzionali. In un’occasione del tutto tipica, un attacco informatico al Consiglio comunale di Odesa, nel sud dell’Ucraina, è stato programmato in modo da coincidere con l’attacco di missili cruise contro la città.

Così come l’esercito russo ignora abitualmente le regole della guerra, anche gli hacker russi sembrano non avere limiti per quanto riguarda gli obiettivi legittimi degli attacchi informatici. Tra gli obiettivi più diffusi ci sono le infrastrutture vitali non militari, come i fornitori di energia e di servizi pubblici. Gli ospedali e i primi soccorritori sono stati oggetto di attacchi informatici volti a interrompere l’erogazione dei servizi di emergenza subito dopo gli attacchi aerei. Mentre milioni di rifugiati ucraini fuggivano dai combattimenti durante il primo mese di guerra, gli hacker hanno attaccato le organizzazioni umanitarie.

Anche gli individui sono bersagli. Ogni cittadino ucraino è potenzialmente a rischio di attacco informatico, con i dati personali violati che forniscono ai servizi di sicurezza russi l’opportunità di ottenere un accesso backdoor alle organizzazioni ucraine e di identificare potenziali oppositori o preparare campagne di propaganda su misura.

La portata della guerra informatica attualmente condotta contro l’Ucraina è senza precedenti, ma non del tutto inaspettata. Gli attacchi su larga scala sono iniziati durante le proteste di Euromaidan del 2013-14 e inizialmente hanno riscosso un notevole successo. A questi sono seguiti tentativi più ambiziosi di hackerare la rete elettrica ucraina e di provocare blackout. Poi sono arrivati gli attacchi informatici internazionali Petya e NotPetya del 2016-17, che si sono concentrati sull’Ucraina e hanno causato enormi disagi a livello globale.

È chiaro che l’attuale offensiva informatica della Russia prevede che i criminali informatici lavorino in collaborazione con il personale militare, godendo dell’accesso ai dati dell’intelligence ufficiale. Questo approccio è relativamente economico e i criminali informatici sono spesso in grado di finanziare le loro operazioni utilizzando tecniche standard di frode informatica. Anche l’idea della collaborazione tra Stato ed elementi criminali non è nuova. Tuttavia, è da notare che in questo caso lo Stato in questione ha un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Forse il risultato più importante della guerra informatica è che ora abbiamo un quadro molto più preciso del nemico. Siamo in grado di vedere le minacce poste dalla Russia e anche di valutare i limiti di Mosca. Proprio come le minacce navali sono contrastate da missili e mine, la sicurezza informatica è raggiungibile con conoscenze e risorse sufficienti.

L’Ucraina è stata oggetto di attacchi informatici senza precedenti su base giornaliera per più di un quarto d’anno, ma le autorità ucraine sono riuscite a mantenere i servizi di base per la stragrande maggioranza del Paese. Ancora più sorprendente è il fatto che le interruzioni delle comunicazioni mobili e delle connessioni a Internet sono state minime. In molti casi, gli ucraini sono stati in grado di accedere alle informazioni online mentre erano sotto i bombardamenti russi.

Una lezione fondamentale degli ultimi mesi è la necessità che ognuno si assuma la responsabilità della propria sicurezza informatica. Questo vale sia per i singoli che per le organizzazioni. Trascurare la sicurezza informatica rischia di creare anelli deboli in sistemi più ampi che possono avere conseguenze disastrose per un gran numero di persone. Allo stesso modo, le aziende non dovrebbero affidarsi allo Stato per la sicurezza informatica e dovrebbero essere pronte a investire in precauzioni ragionevoli. Questo non può più essere considerato un optional.

Anche la cooperazione internazionale è fondamentale per una forte sicurezza informatica. L’Ucraina ha ricevuto un prezioso supporto da diversi Paesi partner, condividendo al contempo la propria esperienza e competenza. Così come Internet stesso non riconosce i confini nazionali, anche gli sforzi di sicurezza informatica di maggior successo sono di natura internazionale.

L’invasione russa dell’Ucraina ha sottolineato l’espansione del campo di battaglia moderno fino a includere quasi ogni aspetto della vita quotidiana. L’ascesa di Internet e la crescente ubiquità delle tecnologie digitali significa che praticamente qualsiasi cosa, dall’approvvigionamento idrico ai servizi bancari, può essere e sarà oggetto di armi.

Per anni, il Cremlino ha sviluppato gli strumenti per realizzare tali attacchi. La comunità internazionale ha tardato a riconoscere le reali implicazioni di questa strategia e ora è impegnata in un disperato gioco di recupero. La guerra in Ucraina ha evidenziato le funzioni militari svolte dagli hacker e la centralità degli attacchi informatici nella guerra moderna. Limitare l’accesso russo alle moderne tecnologie dovrebbe quindi essere considerato una priorità per la sicurezza internazionale.

La guerra russo-ucraina è la prima guerra informatica su larga scala al mondo, ma non sarà l’ultima. Al contrario, tutti i conflitti futuri avranno una forte componente informatica. Per sopravvivere, la sicurezza informatica sarà importante quanto il mantenimento di un forte esercito convenzionale.

Una lezione fondamentale degli ultimi mesi è la necessità che ognuno si assuma la responsabilità della propria sicurezza informatica. Questo vale sia per i singoli che per le organizzazioni. Trascurare la sicurezza informatica rischia di creare anelli deboli in sistemi più ampi che possono avere conseguenze disastrose per un gran numero di persone. Allo stesso modo, le aziende non dovrebbero affidarsi allo Stato per la sicurezza informatica e dovrebbero essere pronte a investire in precauzioni ragionevoli. Questo non può più essere considerato un optional.

Anche la cooperazione internazionale è fondamentale per una forte sicurezza informatica. L’Ucraina ha ricevuto un prezioso supporto da diversi Paesi partner, condividendo al contempo la propria esperienza e competenza. Così come Internet stesso non riconosce i confini nazionali, anche gli sforzi di sicurezza informatica di maggior successo sono di natura internazionale.

L’invasione russa dell’Ucraina ha sottolineato l’espansione del campo di battaglia moderno fino a includere quasi ogni aspetto della vita quotidiana. L’ascesa di Internet e la crescente ubiquità delle tecnologie digitali significa che praticamente qualsiasi cosa, dall’approvvigionamento idrico ai servizi bancari, può essere e sarà oggetto di armi.

Per anni, il Cremlino ha sviluppato gli strumenti per realizzare tali attacchi. La comunità internazionale ha tardato a riconoscere le reali implicazioni di questa strategia e ora è impegnata in un disperato gioco di recupero. La guerra in Ucraina ha evidenziato le funzioni militari svolte dagli hacker e la centralità degli attacchi informatici nella guerra moderna. Limitare l’accesso russo alle moderne tecnologie dovrebbe quindi essere considerato una priorità per la sicurezza internazionale.

La guerra russo-ucraina è la prima guerra informatica su larga scala al mondo, ma non sarà l’ultima. Al contrario, tutti i conflitti futuri avranno una forte componente informatica. Per sopravvivere, la sicurezza informatica sarà importante quanto il mantenimento di un forte esercito convenzionale.

Fonte: Consiglio Atlantico

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Mario Adinolfi da “gay represso” a “uomo incinto che abortisce”. Online vignetta della vergogna

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Per alcuni sostenitori del fumettista è satira, ma per molti invece è oltre il cattivo gusto

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Il giornalista Mario Adinolfi è stato disegnato come protagonista di una vignetta vietata ai minori. L’autore è il profilo Instagram ebubumysticfarm che appartiene alla comunità LGBTQ+ con cui Adinolfi si scontra costantemente nel dibattito quotidiani sui temi legati ai diritti arcobaleno.

Aldilà del contenuto vietato ai minori disponibile, insieme ad altri dove addirittura c’è riferimento alla coprofagia, su un social dove il limite di età è di 13 anni, quello che sorprende è l’assenza di una presa di distanza da parte di un componente della comunità arcobaleno in favore del giornalista.

Ed è qui che il confine tra satira ed offesa è molto sottile, leggendo i commenti da parte degli utenti, è visibile l’indignazione generale, ma non mancano i “te la sei meritata per via delle tue posizioni“.

La domanda che è giusto porsi è un’altra e lo fa un utente tra i commenti al post pubblicato dallo sciagurato protagonista della vignetta: se questo disegno fosse stato disegnato con i volti di Boldrini o Luxuria, la reazione dell’opinione pubblica e degli stakeholders politici sarebbe stata accondiscendente oppure avrebbero chiesto la rimozione e la condanna in sede di giudizio per l’autore della vignetta?

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Banche, Garante: necessarie verifiche puntuali prima di comunicare i dati dei clienti

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Le banche devono effettuare verifiche puntuali prima di comunicare i dati dei propri clienti ad altre persone, anche perché soggetti in precedenza autorizzati a conoscerli, nel tempo potrebbero aver perso questa facoltà. Lo ha affermato il Garante per la privacy, definendo il procedimento avviato a seguito del reclamo di una ragazza all’epoca dei fatti già maggiorenne, che contestava a una banca la comunicazione dei dati del proprio conto corrente a suo padre. Tali informazioni erano state poi prodotte in un giudizio pendente dinanzi al Tribunale.

Rispondendo alla richiesta di informazioni del Garante l’istituto di credito confermava quanto denunciato, ma a giustificazione dell’accaduto invocava la buona fede del proprio dipendente. Secondo la banca, infatti, l’operatore aveva consegnato al padre della reclamante copia della movimentazione del conto corrente della figlia perché in precedenza egli era autorizzato ad operare sul rapporto bancario, in quanto esercente la potestà genitoriale fino al raggiungimento della maggiore età della ragazza. Inoltre la conoscenza personale del padre, un ex dipendente della banca, aveva indotto l’impiegato a ritenere il genitore ancora autorizzato ad accedere ai dati contabili della figlia, senza effettuare alcuna verifica.

Giustificazioni insufficienti per l’Autorità, che ha dichiarato fondato il reclamo e ritenuto illecito il comportamento tenuto dalla banca tramite un proprio dipendente, il quale ha effettuato un accesso ai dati bancari della reclamante e li ha comunicati ad un terzo non autorizzato, in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla banca, l’Autorità ha ritenuto non applicabile al caso l’esimente della buona fede. In base al costante orientamento della giurisprudenza, infatti, l’errore rileva quale causa di esclusione della responsabilità solo quando è inevitabile, ossia in presenza di circostanze tali da indurre l’autore della violazione al convincimento della liceità del suo agire o se comunque abbia fatto il possibile per osservare la legge. Circostanze che, appunto, non sono state riscontrate nel caso in esame.

Il Garante ha quindi applicato alla banca una sanzione amministrativa di 100mila euro, anche tenuto conto che l’istituto – già in passato destinatario di un provvedimento analogo – non ha dimostrato, nel rispetto del principio di responsabilizzazione (accountability), di aver adottato o solo avviato un’adeguata riflessione sulle istruzioni fornite al personale riguardo alle richieste di accesso ai dati bancari, limitandosi a richiamare le attività formative genericamente erogate.

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Bitcoin a 250.000 dollari? Sicuramente non oggi e nemmeno domani

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Tempo di lettura: 2 minuti. Le cripto non solo non crescono, ma c’è timore di altri crolli ed è sempre più chiaro il loro rapporto che li lega agli indizi azionari tecnologici

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Il Bitcoin (BTC) è stato scambiato a circa 20.800 dollari, riducendo alcuni dei suoi guadagni della scorsa settimana.

La più grande criptovaluta per capitalizzazione di mercato oscilla al di sopra del livello chiave di 20.000 dollari, ma gli analisti non sono ottimisti sulle prospettive di un rally duraturo.

Simon Peters, analista cripto di EToro, ha affermato che le criptovalute hanno sofferto dello stesso mix tossico di scarsi guadagni aziendali, inflazione e rialzi dei tassi delle banche centrali che hanno danneggiato le azioni e altri asset quest’anno. I prezzi delle criptovalute sono sempre più correlati agli indici azionari, in particolare a quelli con una forte componente tecnologica. Craig Erlam, analista senior di mercato di Oanda, ha affermato che i rally del bitcoin riflettono un sentimento complessivamente negativo nei confronti degli asset più rischiosi.

Tuttavia, il panico per i problemi del prestatore di criptovalute Celsius Network e per l’insolvenza dell’hedge fund Three Arrows Capital sembra essersi attenuato.

Greenberg ha dichiarato di “osservare la SMA (media mobile semplice) a 200 settimane, a 22.650 dollari, come prezzo chiave da riconquistare e mantenere per vedere un ritorno a range di trading più elevati nel settore delle criptovalute”.

La maggior parte delle altre criptovalute è scivolata lunedì. Ether (ETH), la seconda criptovaluta per importanza, è stata scambiata di recente a poco meno di 1.200 dollari, con un calo del 2,3% nelle ultime 24 ore.

Il token MATIC di Polygon, uno dei maggiori rendimenti della scorsa settimana, ha guidato i ribassi tra le altcoin, con un calo del 9,8%.

Nei mercati tradizionali, il timore di una recessione ha frenato l’ottimismo che ha alimentato il rimbalzo della scorsa settimana: il sentimento ribassista degli investitori è aumentato di 11,4 punti percentuali, raggiungendo il 58,3%, mentre quello rialzista è sceso al 19,4%, secondo il sondaggio AAII sull’ottimismo degli investitori a breve termine, citato dalla società di ricerche di mercato Macro Hive in una nota.

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