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Marianna Aprile vittima di un Troll. Profilo Twitter clonato.

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La giornalista Marianna Aprile ha iniziato l’anno nuovo con il botto. Dal suo profilo Twitter ha denunciato la presenza di un utente che si è presentato con i suoi stessi dati e con la sua stessa grafica sotto mentite spoglie.

La differenza sostanziale tra i due profili è che quello ufficiale si chiama @mariannaaprile, quello taroccato invece @mariannaaprille. L’attività del troll è durata pochi giorni, fino a quando l’invito della giornalista con 80 mila seguaci al seguito è riuscita nel far pervenire diverse segnalazioni dell’impostore a Twitter, che ha risposto con molta lentezza vista la gravità del problema.

Stesso problema si è registrato tempo fa con il prof. Alfonso Fuggetta, noto profilo di Twitter altrettanto seguito, ed anche in quel caso si è dovuti ricorrere alle segnalazioni di massa.

E chi non è famoso?

La gioia di aver reso giustizia a Marianna Aprile e a tutti quei personaggi famosi vittime dello stesso gioco, che tanto ludico non è, ha apre la solita riflessione sul fatto che le persone sconosciute non solo possono essere vittima dello stesso scherzo, ma potrebbero soccombere con l’esclusione dalle piattaforme, se raggiunte da segnalazioni di massa. Dinanzi ad un supporto di Twitter che non risponde, c’è quella che si può riassumere come ingiustizia sociale che sfocia in più di un reato se solo la legislazione del social fosse quella italiana. Non solo i blocchi su Clubhouse, che fa nulla per gestire, ma anche furti di profili e impedimenti della libertà di movimento e di espressione sui social “liberi” come Twitter.

Felicitazioni per la giustizia nei confronti di Marianna Aprile, condoglianze invece per chi non può godere delle segnalazioni di massa, anzi, le subisce ingiustamente.

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Malware Android e la frode del pagamento ad insaputa della vittima

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Il rischio per fortuna è ristretto ad una attività pericolosa di Sideloading

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Il team 365 Defender di Microsoft afferma che è sempre più diffuso un malware in grado di abbonare l’utente a un servizio premium a sua insaputa. L’attacco è piuttosto elaborato, tuttavia, e ci sono diversi passaggi che il malware deve eseguire.

Per cominciare, le app che ospitano il malware sono solitamente classificate come “frodi a pagamento” e utilizzano il “caricamento dinamico del codice” per portare a termine l’attacco. In breve, il malware vi abbona a un servizio premium utilizzando la vostra bolletta mensile delle telecomunicazioni. L’utente è quindi costretto a pagare.

Il malware Android vi abbona a servizi premium a vostra insaputa

Il malware funziona solo sfruttando il cosiddetto WAP (wireless application protocol) utilizzato dalle reti cellulari. Ecco perché alcune forme di malware disabilitano il vostro Wi-Fi o aspettano che vi allontaniate dalla copertura Wi-Fi. È qui che entra in gioco il già citato caricamento dinamico del codice. Il software dannoso si iscrive quindi a un servizio in background, legge una OTP (one-time password) eventualmente ricevuta prima dell’iscrizione, compila il campo OTP per conto dell’utente e nasconde la notifica per coprire le proprie tracce.

La buona notizia è che il malware è in gran parte distribuito al di fuori di Google Play perché Google limita l’uso del caricamento dinamico del codice da parte delle app. Fate quindi attenzione ed evitate il sideloading delle applicazioni Android.

Sideloading un fenomeno sempre più frequente sulle piattaforme Android

Sideloading, il rischio di scaricare app da link non ufficiali

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Canada: la polizia usa gli spyware

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Tempo di lettura: < 1 minuto. La scoperta è di Citizen Lab dell’Università di Toronto

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In una rivelazione “straordinaria”, la polizia nazionale canadese ha descritto per la prima volta il modo in cui utilizza spyware per infiltrarsi nei dispositivi mobili e raccogliere dati, anche attivando a distanza la fotocamera e il microfono del telefono o del portatile di un sospetto.

La Royal Canadian Mounted Police afferma di utilizzare questi strumenti solo nei casi più gravi, quando le tecniche meno invasive non hanno successo. Finora, però, la polizia non è stata aperta sulla sua capacità di impiegare malware per hackerare telefoni e altri dispositivi, nonostante abbia utilizzato questi strumenti per diversi anni. Tra il 2018 e il 2020, l’RCMP ha dichiarato di aver impiegato questa tecnologia in 10 indagini.

Si tratta di un tipo di capacità che hanno fatto di tutto per mantenere incredibilmente silenziosa“, ha dichiarato Christopher Parsons, ricercatore senior associato presso il Citizen Lab dell’Università di Toronto.

Il governo spagnolo ha spiato i catalani con Pegasus di NSO Group secondo l’indagine di Citizen Lab

Il Canada vieta le apparecchiature Huawei e ZTE per le reti 5G

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GDPR: consultazione sull’uso delle certificazioni per trasferire i dati all’estero

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Le imprese e le organizzazioni della società civile avranno tempo fino al 30 settembre per proporre modifiche alle “Linee guida sulle certificazioni come strumento per i trasferimenti” dei dati personali in Paesi fuori dallo Spazio economico europeo, appena approvate dai Garanti privacy europei in seno all’EDPB.

Il documento messo in consultazione, e al quale ha contribuito anche il Garante italiano, fornisce chiarimenti ed esempi pratici per l’utilizzo delle certificazioni come strumento di trasferimento dei dati personali di interessati – come i propri clienti, dipendenti, utenti – verso Paesi terzi per i quali non sia stata riconosciuta l’adeguatezza da parte della Commissione europea. Lo strumento della certificazione può rivelarsi di particolare importanza, aggiungendosi ad altri strumenti già esistenti, come le clausole contrattuali standard, le clausole contrattuali ad hoc e le regole vincolanti di impresa.

Le linee guida appena approvate sono composte da quattro parti e approfondiscono aspetti specifici della certificazione come strumento per i trasferimenti. Nella prima parte si analizzano temi di carattere generale, tra cui il ruolo di chi importa dati nel Paese terzo che riceve una certificazione e quello di chi li esporta. Nella seconda parte, i Garanti forniscono chiarimenti su alcuni dei requisiti di accreditamento degli organismi di certificazione (già contenuti in precedenti linee guida EDPB e nell’ISO 17065). Nella terza parte si analizzano i criteri specifici per dimostrare l’esistenza di garanzie adeguate per il trasferimento, che riguardano in particolare la valutazione della legislazione dei Paesi terzi, gli obblighi generali degli esportatori e degli importatori, le norme in materia di trasferimenti successivi, i diritti dei terzi beneficiari e i mezzi di tutela esercitabili, le misure da adottare per le situazioni in cui la legislazione e le prassi nazionali impediscano il rispetto degli impegni assunti dall’importatore nell’ambito della certificazione e nei casi di richieste di accesso ai dati da parte delle autorità di paesi terzi. Nella quarta parte vengono affrontati gli impegni vincolanti e applicabili da attuare.

Il GDPR impone infatti che i titolari e i responsabili del trattamento non soggetti al Regolamento europeo, quando aderiscono a un meccanismo di certificazione destinato ai trasferimenti, assumano impegni vincolanti ed esecutivi attraverso strumenti contrattuali o altri strumenti giuridicamente vincolanti, riguardo alle garanzie previste dal meccanismo di certificazione, anche per quanto riguarda i diritti degli interessati.

Le linee guida propongono anche un allegato con esempi specifici per l’utilizzo di una certificazione come strumento per i trasferimenti.

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