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Hondrox: i medicinali inventati del Web

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Forse sarà l’avanzare degli anni, ma il mio profilo utente è sempre più in target per venditori di ritrovati contro i dolori cervicali. Ogni tanto non resisto alla tentazione di cliccare, ed alla fine sono sempre costretto a scrivere un articolo per mettere in guardia chi posso.

Ultimamente mi sono imbattuto in un articolo, (linkato su un importante sito) che mi prometteva che “I tuoi dolori articolari andranno via per sempre”. Come non cliccare?

A parte aver fatto guadagnare con il mio click qualche centesimo all’editore del sito, ho alimentato il “funnel” di chi ha davvero cercato di vendermi questo medicinale. La landing page è quella classica che elenca tutti i benefici del medicinale “HANDROX”, che ovviamente non è presente nel database dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco.

Come verificare se un medicinale esiste davvero

Il sito dell’AIFA c’è la possibilità di effettuare una ricerca nel database di tutti i medicinali autorizzati ad essere commercializzati in Italia.
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/bancadatifarmaci/cerca-farmaco

Se cercando il nome commerciale del medicinale, il sistema ti restituisce un messaggio che recita “Nessun risultato trovato”, allora è molto probabile che si tratti di una truffa.

il sito dell’AIFA dove è possibile cercare i medicinali

Le landing page truffaldine

Il marketing, è risaputo, utilizza tecniche persuasive per acquisire la nostra fiducia. I testimonial rappresentano una buona tecnica.

I primi testimonial di questa truffa sono i falsi clienti che hanno lasciato commenti iper-positivi al prodotto. Qui l’indagine non è stata complicata, nelle varie versioni della landing page dedicate a mercati diversi, le stesse foto dei finti clienti vengono usate con nomi diversi.

commenti falsi

A volte gli stessi finti utenti vengono riciclati anche per altri finti medicinali.

Furto di identità di medici reali

il finto dottor Muller

Lo abbiamo cercato, ma non lo abbiamo trovato, il dott Muller, famoso medico tedesco che parla bene del medicinale truffa non può rispondere alle domande che volevamo fargli.

Cosa ne direbbe il vero dottor Muller?

il vero dott.Muller

Ecco il vero dottor Muller, che non abbiamo voluto disturbare ma riteniamo sia completamente all’oscuro del fatto che il suo nome sia utilizzato per vedere un medicinale miracoloso online.

Anche medici italiani vittime di semi-furto di identità.

Continuando la nostro ricerca abbiamo trovato centinaia di pagine con informazioni false che tentano di vendere medicinali sfruttando nomi simili a reali medici.

Foto del finto dott. Rodrigo Nucci.

Il signore di questa immagine è il dott. Rodrigo Nucci, oppure dott, Marcellino Lacuesta, Dr. Johnson, Doc. Ellie Koo, Dr. Sarath Reddy e tanto altro.

Un uomo da mille personalità che forse desiderava solo farsi fare una foto e venderla su qualche sito di “stock image” ma che è stato poi utilizzato per truffare gli utenti Internet con il mal di schiena.

Esiste in Italia un dott Nucci, ed è veramente responsabile dellU.O di Ortopedia e Traumatologia di Santa Rita Hospital, ma ha un aspetto leggermente diverso.

Il vero dott. Nucci, completamente all’oscuro dell’uso del suo nome.

C’è da dire che i cognomi e le qualifiche dei medici usati per le pubblicità-truffa sono presi da persone reali, il nome e le dichiarazioni sono inventate di sana pianta, tradotti in varie lingue ed ovviamente adattate per il mercato ed il medicinale che occorre vendere.

Facciamoci truffare

Sarà che il mal di schiena è davvero forte, sarà che sarebbe comodo avere una spray che grazie alla “forza della natura” riesce a farci tornare pimpanti, la tentazione è davvero forte.

Inoltre c’è anche uno sconto del 50% ed invece di 78 euro (SETTANTOTTO EURO) possiamo pagarlo solo 39 euro, ma stiamo scherzando? Chi si lascerebbe sfuggire l’occasione che, tra l’altro durerà per altre 2 ore e 27 minuti? Noi certamente no.

Questo dovrebbe bastare a capire

Coraggiosi, e con il nostro mal di schiena, inseriamo il “nostro” nome, e numero di cellulare e….

il nostro ordine è stato accettato, vogliamo ricevere anche spam?

Il nostro ordine è stato accettato. Cosa significa?

Significa che il numero di cellulare che abbiamo inserito sarà venduto, assieme a tanti altri, a qualche call center che cercherà di venderci qualcosa. La pagina però di da anche la possibilità di lasciar profanare anche la nostra email personale per altri progetti scam che verranno in mente al dottor Muller.

Conclusioni senza sarcasmo

Vorrei chiarire, non per mancanza di fiducia nelle tue capacità di tradurre il sarcasmo, per per evitare di averti fatto venire voglia di comprare uno spray per il mal di schiena sul Web.

Esistono migliaia di truffe online che iniziano con trovare un modo per procurarsi il tuo nome ed il tuo numero di cellulare. Con il numero di cellulare è possibile inviarti SMS che una volta aperti possono prendere il controllo del tuo cellulare, violare la tua privacy ed impossessarsi della tua vita.

Ok, forse ho esagerato, non della tua vita, ma stai sicuro che proveranno con i tuoi soldi.

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OSINT

Come attivare e personalizzare la modalità scura in Windows 11

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Tempo di lettura: 2 minuti. Se volete passare dalla modalità luminosa a quella scura in Windows 11, potete farlo in pochi semplici passi.

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Siete il tipo di persona che attiva immediatamente la modalità scura ogni volta che ne ha l’occasione? La modalità scura è una funzione di molte applicazioni e sistemi che modifica la combinazione di colori in modo da avere testo chiaro su sfondo scuro. Forse preferite l’estetica o trovate che sia più facile per i vostri occhi.

Fortunatamente, Windows 11 include un’impostazione della modalità scura che cambia immediatamente i colori del sistema operativo. È incredibilmente facile da attivare e vi mostriamo come.

Come attivare la modalità scura in Windows 11

  • Per iniziare, premete il tasto Windows + I per aprire le Impostazioni.
  • Dal menu di sinistra, selezionate Personalizzazione.
  • Nel riquadro principale, selezionate Colori.
  • Aprite il menu a tendina Scegli la modalità e selezionate Scuro.
  • Selezionare Personalizzato se si desidera attivare la modalità scura solo per gli elementi di sistema di Windows 11 o per le applicazioni.
  • Per un maggiore controllo sulla modalità scura, consultate le nostre guide su come programmare la modalità scura e come attivare la modalità scura con una scorciatoia.

Più in basso nella pagina di impostazione dei colori si trova il Colore accento. Questo colore appare in tutto il sistema operativo per evidenziare elementi come le icone della barra delle applicazioni. Per modificarlo, impostare il menu a tendina su Manuale. Scegliete un colore predefinito o selezionate Visualizza colori per avere una scelta più ampia e trovare il colore scuro che preferite.

Come attivare il contrasto scuro in Windows 11


Windows 11 offre anche temi di contrasto per chi ha una vista ridotta o una sensibilità alla luce. È possibile applicare un tema di contrasto scuro che cambierà il colore di più elementi rispetto alla modalità scura descritta sopra (come lo sfondo delle finestre del browser).

  • temi di contrasto di windows 11
  • Premere il tasto Windows + I per aprire le Impostazioni.
  • Dal menu di sinistra, selezionare Accessibilità.
  • Nel riquadro principale, selezionare Temi di contrasto.
  • Utilizzare il menu a tendina Temi di contrasto per selezionare un tema scuro (ad esempio, Cielo notturno o Acquatico).
  • Selezionare Modifica se si desidera personalizzare il tema, ad esempio per attenuare gli elementi di colore più chiari.
  • Selezionare Applica.

Proteggere gli occhi con la luce notturna

Se siete preoccupati per la salute degli occhi, c’è un’opzione migliore della modalità scura. Scoprite la funzionalità di luce notturna di Windows 11, che attenua la luce blu dello schermo in base all’ora.

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OSINT

USA, lo scraping è legale. Sconfitti Microsoft e Linkedin

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Colpo alla privacy degli utenti. Lo scraping dei dati dai profili online di LinkedIn è legale secondo quanto riferito dalla Corte d’appello degli Stati Uniti dice a Microsoft.

Una corte d’appello degli Stati Uniti è intervenuta in una pratica online controversa che per molte persone e organizzazioni ha grandi implicazioni per la privacy in futuro.

Il Nono Circuito d’Appello degli Stati Uniti ha stabilito che il web scraping dei dati pubblicamente accessibili è legale. Questo è un colpo per Microsoft e la sua unità LinkedIn, che aveva sfidato il processo, dicendo che la pratica mette in pericolo la privacy degli utenti.

Lo scraping dei dati è un argomento delicato per Microsoft, in quanto nel giugno dello scorso anno LinkedIn è stato costretto a negare di aver subito una violazione dei dati, dopo che i dati personali di 700 milioni di utenti LinkedIn sono stati trovati in vendita sul dark web.

LinkedIn, va ricordato, era stato al centro dell’accusa di violazione dei dati nell’aprile 2021, quando un archivio contenente dati raschiati da 500 milioni di profili LinkedIn è stato messo in vendita su un popolare forum di hacker, con altri 2 milioni di record trapelati come prova dall’autore del post.

I dati trovati in vendita sul dark web includevano nomi completi; indirizzi email; numeri di telefono; indirizzi fisici; record di geolocalizzazione; nome utente e URL del profilo LinkedIn; esperienza personale e professionale/background; generi; e altri account e nomi utente dei social media.

LinkedIn tuttavia l’anno scorso ha negato che questi dati in vendita sul dark web fossero il risultato di una violazione dei dati, ma che fossero piuttosto dovuti al web scraping.

Vogliamo essere chiari sul fatto che questa non è una violazione dei dati e nessun dato privato dei membri di LinkedIn è stato esposto“, ha detto la rete nel giugno 2021.

La nostra indagine iniziale ha scoperto che questi dati sono stati raschiati da LinkedIn e da altri vari siti web e includono gli stessi dati riportati all’inizio di quest’anno nel nostro aggiornamento sullo scraping di aprile 2021.”

LinkedIn sta cercando di affrontare il web scraping da un po’ di tempo.

Nel 2017, ha inviato una lettera di cessazione e desistenza al CEO di HiQ Labs, che secondo Forbes, utilizza i dati raschiati dalle sezioni pubbliche di LinkedIn per creare rapporti utili ai clienti aziendali, identificando quali dei loro dipendenti hanno maggiori probabilità di licenziarsi e quali hanno maggiori probabilità di essere presi di mira dai reclutatori.

La lettera di diffida di Microsoft ha avvertito HiQ che il social network incentrato sul business ha implementato “misure tecniche” per impedire all’azienda di accedere al sito.

Dopo che LinkedIn ha inviato la sua lettera di cessazione e desistenza nel 2017, HiQ avrebbe chiesto alla Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California di emettere un’ingiunzione che impedisse a LinkedIn di interferire con le sue pratiche di data-scraping, o di “abusare della legge per distruggere il business di HiQ.”

Secondo Forbes, nel 2019 la Corte d’Appello ha emesso un’ingiunzione preliminare che impedisce a LinkedIn di impedire a HiQ Labs di accedere ai profili dei membri LinkedIn pubblicamente visibili.

Microsoft ha presentato una petizione alla Corte Suprema per la sentenza della Corte d’Appello, chiedendo loro di rivedere la decisione.

Tuttavia Forbes ha riportato che la Corte Suprema ha rifiutato di ascoltare il caso, e invece ha ordinato alla Corte d’Appello di annullare la sua precedente sentenza e riconsiderare il caso.

E questo ci porta a questa settimana, quando lunedì la Corte d’Appello ha confermato la sua decisione del 2019.

Ha citato il rischio di HiQ di uscire dal business se bloccato dal raschiamento dei dati di LinkedIn.

Un portavoce di LinkedIn ha descritto la sentenza della Corte d’Appello come deludente.

E un portavoce di LinkedIn ha indicato che l’azienda intende continuare a perseguire il caso, sottolineando che il caso è “lontano dalla fine“.


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Alessandro Orsini deve essere eliminato. Lo dice la propaganda social del Governo

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Il professor Alessandro Orsini è la figura centrale, divisiva, del dibattito italiano sulla guerra. Il docente a contratto della LUISS è esploso in tv dopo settimane di adagio nella comunicazione sul conflitto ucraino da parte degli esperti e delle emittenti televisive che hanno ignorato gli opinionisti russofoni ed alternativi al ragionamento atlantico per evidenti motivi di “sicurezza nazionale”.

Orsini sbuca fuori nel momento in cui si sono registrate diverse polemiche per le dichiarazioni pacifiche del Papa relegate in pagine di minore importanza da parte della Stampa sempre presente quando si tratta di rilanciare le parole del Santo Padre con il massimo della visibilità in altre occasioni.

Il sospetto che Orsini sia collegato alla Russia trova alcuni dettagli delle sue “inusitate” relazioni sull’efficacia del vaccino Sputnik in tempo di pandemia quando questo concetto era addirittura promosso nei social network dal governo russo con sponsorizzate a pagamento. Aggiungiamo anche che la Tass, l’agenzia ufficiale russa, nel momento in cui l’Italia ha portato avanti la censura delle fonti russe sul conflitto in modo congiunto agli altri paesi europei, ha espresso un apprezzamento pubblico alle tesi del direttore del centro di sicurezza internazionale della LUISS per le sue tesi “pacifiche.

Quello che avvicina il docente della prestigiosa università romana ad una sorta di obbedienza verso un centro di potere è possibile decifrarlo nella sua spontanea dichiarazione in tv “di aver fatto le scuole francescane”.

Che Orsini sia la voce non ufficiale del Vaticano è molto probabile, così come è probabile che vi siano simpatie verso l’ala russa, nonostante il diretto interessato abbia più volte preso le distanze da Putin perché dittatore, perchè accusato di individuare una strategia di dialogo con la Russia per arrivare alla soluzione del conflitto.

In questo primo mese di guerra, Orsini è la fotografia di come l’Italia sia un paese democratico sulla carta, ma in casi estremi si avvalga di figure autorevoli per accerchiare a tutti i livelli le persone scomode agli interessi del Governo, che sono quelli di tutta la popolazione e soprattutto del Sistema Democratico che ne deriva.

Da un’analisi del profilo Twitter di Orsini e dei tweets contenenti la parola “Orsini”, dal 23 febbraio al 17 aprile, comprendiamo che in un mese, il docente della LUISS ha movimentato ben 95.192 tweets, 1.228.170 like, 193.782 condivisioni, 22.323 citazioni, 186.357 commenti.

L’aspetto più interessante di questa vicenda è proprio quello che il profilo è stato creato nel luglio 2017, ma non è mai stato attivato con le attività di following, il cui parametro è 0, e di tweets pubblicati, anche questo corrispondente a nessun post.

Tutti parlano di lui, ma il diretto interessato è assente e facendo una analisi del dibattito su Orsini notiamo come il mondo di Twitter sia diviso tra aggressori e sostenitori. L’analisi è anche utile a far emergere le affiliazioni ideologiche che contraddistinguono i giornalisti, i quali non sempre dichiarano la loro obbedienza e si mostrano invece bipartisan agli occhi dei lettori pur non essendolo.

Ad aver guadagnato più like di tutti con i post avversi a Orsini ci sono il giornalista del Foglio Giovanni Rodriguez, Elena Visconti, David Parenzo, Marta Ottaviani e addirittura il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. A difendere il prof, invece sono Diego Fusaro, controverso filosofo, e Davide Scifo che rilancia invece alcuni spezzoni video delle dichiarazioni di Orsini rilasciate in tv e spesso strumentalizzate con grande maestria comunicativa.

Top 20 like complessivi

La campagna di odio e di delegittimazione verso Orsini ha portato Giovanni Rodriguez del Foglio ad ottenere la bellezza di 60.000 mi piace circa complessivamente. L’estrapolazione di un contenuto video dove Caprarica risponde a Orsini ed alla Di Cesare, ha consentito a Pietro Raffa di incassare 6.000 mi piace circa.

Top Tweets & Like

Questi dati mostrano come l’individuazione di un nemico comune possa non solo essere d’aiuto ad un indirizzo politico preciso come di interesse al Governo, ma è anche utile alla attività di propaganda che tende a sponsorizzare il fine ultimo dello Stato: l’unità nazionale. Non è un caso che sia un giornalista de Il Foglio protagonista della battuta di caccia contro un sospetto “filorusso” e nemmeno l’altro collega Parenzo vista l’obbedienza più volta manifestata nei confronti dell’atlantismo di cui il Foglio è editorialmente promotore da sempre e di cui Parenzo non nasconde le sue affiliazioni ideologiche. Nell’odio atlantico, consentito a quanto pare sui social al pari di quello contro Salvini e Meloni con dei lasciapassare speciali, dove lo stesso Bonaccini spesso ci sguazza, risorge anche Marco Follini che rincara la dose citando Kissinger per demolire quanto dichiarato Orsini circa i suoi studi negli Stati Uniti.

Nella classifica degli hashtag più utilizzati, spiccano oltre ai protagonisti (orsini, russia, nato, ucraina e putin) le trasmissioni tv PiazzaPulita, che è stata la prima a dare spazio al professore e Cartabianca dove è stato negato il diritto ad Orsini di prestare consulenza a pagamento, cosa concessa a molti, mettendo il professore nella condizione di proporsi gratis, sottraendosi così alla censura di Stato che altresì sarebbe stata evidente nel caso ci si fosse opposti anche alla sua offerta di essere presente nella tv pubblica senza pretese economiche.

10 Hashtag più utilizzati

I profili più citati insieme a quello di Orsini, che ricordiamo non ha un account Twitter attivo seppur online dal 2017, sono quelli di Piazza Pulita, Parenzo e Giovanni Rodriguez. Formigli è presente in graduatorio, seguito da Andrea Romano, parlamentare PD che ne ha disposto una Commissione ad hoc per inibire Orsini dall’essere pagato e Mario Calabresi che più volte ha provato a spuntarla con il Prof, senza però sortire alcun effetto mediaticamente rilevante. Cartabianca e Fatto Quotidiano che ospitano il prof, chiudono LaStampa che invece non è mai stata a favore di Orsini, vista l’obbedienza giurata pubblicamente dai giornalisti Gianni Riotta e Jacopo Iacoboni al patto atlantico.

Profili più menzionati

Secondo i trend di Google, Orsini dopo il picco di notorietà, va stabilizzandosi verso una media costante, se non addirittura in discesa.

Conclusioni

In un paese dove la libertà di espressione rappresenta uno dei capisaldi della democrazia, le aggressioni verbali a Orsini non sono altro che la necessità manifestata da parte del Governo, compreso il suo sistema democratico, di relegare sia con attività di propaganda sia con strumenti intimidatori e di “fine tattica delegittimante” per imporre un pensiero condiviso e di individuare come nemico del paese chi non si allinea alla narrazione necessaria. Il caso di Orsini è utile non tanto a comprendere chi ha ragione o chi ha torto, ma chi è parte integrante del tessuto statale, inclusa la propaganda, e chi invece no. Così come è indicativo comprendere che senza una sua forza alle spalle, senza la coincidenza dell’indirizzo papale sul conflitto ucraino e senza la lungimiranza di Formigli, per molte altre settimane avremmo ascoltato un’unica ala di pensiero: quella che sponsorizza il conflitto invece di mediare per arrivare almeno ad una tregua.

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