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I sostenitori di Salvini e Meloni colti in fallo. Ancora likes per la foto dello scandalo

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Ho provato un pò di vergogna quando ho visto che questa foto pubblicata su una pagina FB (non quella della foto che è di repertorio) ha racimolato molti likes e condivisioni. Siamo ritornati ai tempi della propaganda demente oppure alla più grande presa per i fondelli verso i sostenitori di Matteo Salvini?

Inutile dirvi che questa immagine si smentisce da sola al terzo rigo per via dello stato del Wakanda. NON ESISTE, così come l’immagine dell’immigrato nell fredda russia punito a spese del suo stato a 70 anni di lavori forzati in Siberia, è chiaramente l’immagine di Salvini in versione “colorata”.

Questi sono i trabocchetti che ancora colgono in fallo gli elettori di destra, che potrebbero dopo anni di opposizione concentrarsi delle storture degli avversari politici in sella nella maggior parte del territorio nazionale. E’ così difficile cercare Wakanda su Google?

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ESCLUSIVA: Ecco chi da la caccia ai pedofili per conto di Anonymous

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Chi mi conosce ed ha avuto l’opportunità di seguirmi sul mio canale YouTube, sa bene che sono molto attivo nelle ricerche sulla pedofilia online. Dirò di più, se avete modo di cercare quella parola immonda sul social video di Google è molto facile che tra le prime ricerche figurino proprio i miei video.

Oltre allo schifo a cui assisto ogni volta che navigo nel dark web, c’è un mondo meno sommerso che fa più paura e precisamente quello dei social network. Lì i pedofili non solo si scambiano video come avviene nella parte più oscura di internet, ma passano dalla teoria alla pratica cercando di instaurare un rapporto amoroso prima virtuale e poi fisico con i tanti minori che frequentano i social network.

Ed ecco che, girando un po’ sui social, ho avuto l’opportunità di intervistare una donna che aderisce al collettivo di Anonymous. Questa volta il canale non è italiano, ma straniero, e la signora in questione è molto attiva nel settore del contrasto della pedofilia online, prim’ancora che della pedopornografia. Come si riconoscono quelli che ogni giorno vanno a caccia di links sospetti che poi segnalano in perfetto anonimato alle Forze dell’Ordine? Semplicemente da un Hashtag, #opchildsafety, lanciato due anni fa sul social network Twitter, ma già presente nel corollario delle linee di hacktivismo che contraddistinguono Anonymous.

Se facciamo una breve analisi dei tweet in questi anni dal 20 settembre 2017, una vasta azione con un andamento quotidiano costante di ripetute segnalazioni di links dapprima ai social network, poi alle autorità da parte di persone che non possiamo definire hackers, ma semplicemente volontari muniti di conoscenze informatiche medio-avanzate che portano in gruppi sparsi nel globo a dare un contributo nel contrasto alla lotta della pedofilia.

Osservando la foto, notiamo che l’America del Nord è la parte più attiva nel contrasto alla pedofilia online, seguita dal CentroAmerica e la Gran Bretagna. Molto attive come zone quella europea insieme al sud-est Asiatico con punte che provengono dal Giappone.

Tramite la mia analisi, sono riuscito ad individuare gli utenti più attivi con questo hashtag ed ho trovato FiFi DH. Una donna, Anonymiss così si definisce, perché ci tiene a precisare di essere una quota rosa di Anonymous. Il profilo Twitter parla chiaro e anche molto, video che ricalcano in pieno la lotta alla pedofilia online dove dedica anima ed ore a svelare links di potenziali pedofili o di soggetti implicati nel traffico di materiale pedopornografico, che svolgono alla luce del sole. Twitter non fa nulla, precisiamo questo aspetto a scopo di denuncia. Ha un link attivo per le segnalazioni sul caso, ma non ci pensa proprio ad attuare una scure sul fenomeno dilagante di profili che mostrano contenuti di minori impegnati in atti sessuali. Ovviamente ho saputo anche qualche informazione personale da FiFi, ma non la svelerò per due motivi, A non è stata per niente misteriosa con la scusa di essere una Anonymiss, B non penso sia rilevante ai fini della nostra intervista dove si vuole approfondire un aspetto credo più interessante della vicenda: perché una donna fa parte di Anonymous e spende molte ore del suo tempo nella lotta alla pedofilia online? E in cosa consiste la sua attività?

Iniziamo la nostra conversazione con alcuni dettagli circa la sua affiliazione: 

Prima di tutto sono una attivista, sono in Anonymous dal 2008 e sono impegnata nel contrasto della pedofilia online dal 2011.

Svolgi azioni anche nel dark web dove esiste una grande percentuale di siti pedo?

No, onestamente non faccio parte degli esperti di informatica che navigano nel dark web, nonostante qualcuno l’ho trovato nel corso della mia attività, preferisco cercare links che poi giro in anonimato all’Autorità. So come si usa un pc, ma ho studiato altro nella vita, non sono informatica. Trovo molti links sui social networks, anche Google a volte, io sono 1ЭЭ7РэdоНцитэяs e da un bel po’ ho la mia squadra e continuo in autonomia l’operazione #opchildsafety.

Quanto tempo impiega la tua attività di ricerca? Quali sono le nazioni dove trovi più casi?

Ogni giorno dedico molto tempo a questa attività, ma ogni tanto prendo pause per uscire fuori da questa visione costante di contenuti disturbanti. Non so dirti se esiste una nazione più propensa alla pedofilia di altre, perché purtroppo il fenomeno è ovunque.

Consideri i pedofili malati, pervertiti o criminali? Pensi che la castrazione chimica sia un ottimo deterrente al fenomeno?

Dal mio punto di vista, i pedofili sono sia pervertiti sia criminali e considero la castrazione chimica l’unico strumento efficace che li esclude dal compiere reati nei confronti dei minori.

Quali sono i luoghi virtuali dove risulta più facile trovare contenuti pedo e quale rapporto hai con la Pubblica Autorità?

Il dark web sicuramente, ma anche Facebook non scherza, visto che ci troviamo dinanzi a gruppi chiusi dove gira di tutto. Le Autorità sanno cosa faccio nonostante comunque le mie segnalazioni avvengano in anonimato. Su Twitter esistono molti accounts che hanno canali privati dove inviano di tutto e di più e non sempre in forma gratuita. C’è un giro di vendite illegali mostruoso anche lì. Molti pedofili condividono le loro esperienze anche su CuriousCat.

I social media non solo sono luoghi dove trovare contenuti del genere, ma sono anche piazze virtuali dove i pedofili possono contattare i minori. Quali sono le linee guida di Anonymous per i genitori?

Facciamo sempre campagne di prevenzione dove invitiamo a non pubblicare le foto dei nostri figli e dei bambini in generale, ma consigliamo anche di controllare l’attività in rete dei figli, visto che molti social network dovrebbero essere banditi ai minori.

La domanda che conclude la nostra breve discussione è molto semplice: perché fai tutto questo e cosa significa essere parte di Anonymous?

Anonymous è un’idea, ce l’hai oppure no, personalmente sono una pacifista. Penso che quello che sto facendo sia giusto e denuncio la verità, sono nota nel collettivo vista la mia lunga permanenza, ma sono una goccia in un sistema semplicemente enorme. E non importa se non prendo ordini dall’alto e mi trovo in autonomia nel disputare questa guerra, io sono una cacciatrice di pedofili e bado al bene dei nostri bambini. Ognuno di noi dovrebbe prendersi cura dei piccoli che abitano il nostro pianeta, sono il nostro futuro.

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Da Cambridge Analytica a “Euro analytica”. Come gli europeisti usano le armi di Putin contro i sovranisti

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La strategia dell’Unione Europea in queste Elezioni è davvero impegnativa per quel che riguarda il voto del 26 Maggio 2019, perché Bruxelles deve far fronte ad un ondata di “disunione” nata sotto l’egida sovranista, che affonda le sue radici negli stati d’animo che hanno generato la Brexit, colpevole secondo gli analisti di aver tramortito quello spirito di unione tra Stati della UE.

In questo articolo non si parla dell’importanza dell’UE e nemmeno dei suoi difetti. La valutazione politica spetta ad ogni individuo anche perché “il voto è segreto”. Quello su cui vale la pena soffermarsi è la strategia comunicativa utilizzata, dove si denota che le accuse rivolte al modello di propaganda pro Brexit sembrano essere diventate un format comunicativo vincente, o almeno utile a recuperare voti, per quelli che si trovano dall’altra parte della nuova ondata antieuropeista.

Analizzando il voto della Brexit, è emerso dall’inchiesta di Carole Cadwalladr per conto del quotidiano liberista The Observer che soggetti collegati al panorama di Putin, e come pure ambienti vicini a Trump ed alle agenzie Governative, hanno finanziato campagne social utilizzando profilazioni raccolte negli anni da “Cambridge Analytica”, con lo scopo di manipolare le scelte e gli orientamenti dell’elettorato inglese al fine di indurli a votare in favore dell’uscita dall’Unione.

Si è dunque scoperto che il campo di battaglia di queste guerre è stato per anni quel social network di cui nessuno ha mai considerato gli usi impropri e indebiti da parte dei poteri cosiddetti “forti”Facebook. L’inchiesta dell’Observer non solo mirava a denigrare la società di Mark Zuckerberg, ma ambiva a tutelare un aspetto più ampio della vicenda che molti esperti di politica internazionale hanno trascurato e precisamente la questione irlandese e non sappiamo se in modo voluto, oppure, ignaro. Dopo anni di guerriglia dell’IRA, gruppo fortemente caratterizzato da azioni terroristiche, colpevole di sanguinose stragi nell’Irlanda dell’epoca disunita tra nord e sud, si era riusciti a congiungere due nazioni locate su un isolotto al largo dell’isola che unisce Inghilterra, Galles e Scozia. Nel caso di una frammentazione attuale della Union Jack che segua l’ondata Brexit, eventualmente con nazioni che compongono la Gran Bretagna in procinto di uscire dalla Comunità Europea, cosa accadrebbe? Si ritornerebbe forse ad una nuova sanguinosa guerra civile per la supremazia del settentrione e del meridione irlandese?

Un aspetto storico che non deve essere dimenticato in questo percorso, è sicuramente quello di una dichiarazione post Brexit di un vecchietto, ricco e potente con un sogno globalista da sempre nel cuore, che risponde al nome di George Soros. Dopo la decisione di uscire dall’Unione Europea da parte degli Inglesi, Soros ha attaccato frontalmente ed inspiegabilmente Mark Zuckerberg definendolo “Nemico della democrazia”. Si suppone che c’è poco da stare allegri quando un uomo, che per anni ha coltivato il sogno della “open society”, si trova praticamente a fare i conti con un verdetto popolare che mette a rischio quello che può definirsi l’obiettivo della sua vita, giunta quasi agli sgoccioli per motivi anagrafici.

Dopo questo attacco apparentemente senza motivo, anche l’Unione Europea ha preteso che Zuckerberg si sedesse ed iniziasse un percorso di dialogo con Bruxelles. Umiliato in diretta streaming dai parlamentari europei perché Facebook è una società, a detta di molti, ambigua perché ritenuta più volte portatrice di una policy incentrata sul controllo e sulla manipolazione dei suoi utenti, dalle scelte commerciali fino ad arrivare a quelle politiche. Il CEO di Facebook, società che di fatto è rientrata per conto delle Nazioni Unite all’interno del Patto Atlantico come individuo sovranazionale, in questo periodo di filippiche Europee ha iniziato ad accogliere le richieste di fondazioni come Avaaz, che hanno spinto la società verso la chiusura di 23, tra pagine fan e gruppi, con milioni di follower ascrivibili alla corrente sovranista, tramite ricerche documentate e analisi sulle attività svolte da queste stanze virtuali. Le pagine in questione che Facebook ha bloccato hanno spesso e volentieri diffuso Fake News. Quella più memorabile è stata il pubblicare un video di alcuni immigrati che assalivano a bastonate un auto dei carabinieri. Episodio reale, se non fosse per il fatto che si trattasse di una scena di un film e non di un vero oltraggio a Pubblico Ufficiale.

A screditare il “disinteresse di parte” delle attività messe in atto dalle fondazioni, che strizzano l’occhio al globalismo, è stato il Washington Post di proprietà del signor Jeff Bezos, CEO di Amazon. Secondo il quotidiano statunitense, la fondazione Avaaz è stata fondata grazie anche ad un finanziamento di diversi milioni di dollari provenienti dalle casse di Soros e signora nel periodo di startup, quando ancora non si sentiva nominare in giro. Ed è davvero singolare che la stessa tipologia di post sponsorizzati presenti ai tempi del conflitto ucraino, che riportavano la versione di Putin, hanno cambiato contenuti, ma non strategia in queste elezioni Europee, dove Avaaz ha pagato inserzioni su Facebook, proponendo il suo punto di vista, tramite ricerche e statistiche, contro i sovranisti “arrembanti” alla conquista del Parlamento Europeo, denunciando il loro modo di parlare alla “pancia” delle persone diffondendo notizie false. C’è da evidenziare, inoltre, come il profilo Twitter dell’organo legislativo europeo in lingua italiana sia, in questi giorni di elezioni, costante nel pubblicare statistiche che descrivono una Italia prima per finanziamenti ricevuti, oppure, si fa notare anche un retwitt di un video realizzato dal Corriere della Sera dove la giornalista Milena Gabanelli spiega perché è utile l’Unione Europea.

E qui si arriva all’analisi finale di come la storia vive di corsi e ricorsi differenti tra loro, ma uguali nel modus agendi. Azione, Brexit, Reazione, Scandalo Cambridge Analytica, Soluzione, “Euro Analytica”.

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