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Elon Musk perde soldi e dipendenti: strategia o incapacità imprenditoriale?

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Tempo di lettura: 2 minuti. Dipendenti in fuga dal social e investitori pubblicitari in attesa: come recupererà la spesa da 44 e l’emorragia da 1,2 miliardi l’anno?

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Twitter chiude i battenti dopo essere stato acquistato da Elon Musk. Questa è l’ultima notizia che gira nell’universo social che ha mandato in tendenza l’hashtag #ripTwitter dove si prospetta un futuro cupo per la piattaforma del patron di Tesla e Space X. Fa riflettere il fatto che, dopo aver speso 44 miliardi di dollari e trovandosi a gestire un buco di quattro milioni di dollari ogni giorno, l’imprenditore visionario possa far fallire il suo ultimo investimento facendo derivare un bagno di sangue alle sue finanze. Ancora più singolare il fatto che lo stesso Musk abbia invocato quello che potremmo definire in Italia il “metodo cinese”, che chiede ai suoi dipendenti irriducibili di lavorare di più dimenticandosi l’ascensore sociale delle promozioni, ma la risposta sembrerebbe essere stata quella di maggiori dimissioni rispetto a quante ne erano prospettate. Un altro aspetto da non sottovalutare è quello che sulla piattaforma del cinguettio ci troviamo ogni giorno ad assistere ad hashtag di tendenza e di persone che si spostano sui vari social network considerati le nuove frontiere del pensiero libero: Discord, Mastodont e qualcuno addirittura invoca il ritorno su Facebook. L’emorragia creata da Musk dal punto di vista commerciale sembrerebbe non essere risolvibile nel breve periodo ed attorno alla società ci sono tanti campanelli d’allarme che in poche parole stanno descrivendo il social come un’azienda pronta ad esplodere e molti denunciano una presenza maggiore dei contenuti di odio rispetto a prima perché “se ne sono andati i migliori nello scovare notizie controverse”. Tra una dichiarazione di cambio della piattaforma ed un passo indietro, con la scusa delle bollette da dover pagare a fine mese, sembrerebbe che la strategia di Musk sia quella di ridurre all’osso i costi, tipico dell’economia liquida statunitense, per poi implementare il codice della piattaforma: quello che vale la pena appunto preservare e far crescere secondo uno schema imprenditoriale diverso. Fa riflettere ancora di più la decisione da parte degli investitori pubblicitari di fare un passo indietro e che tecnicamente mostra un lato fino ad oggi sconosciuto seppur paventato da molti “complottisti”: sicuri che le aziende che hanno disponibilità economiche nell’investire, lo fanno solo per veicolare il loro brand? Oppure esiste una gestione politica dei pacchetti pubblicitari che rende in effetti dei benefici dove un’eventuale carrozzone li richiede? Se Musk ha pensato di acquisire Twitter ed il suo pubblico, liberandolo dalle maglie del sistema, farebbe forse meglio a diventarne parte, o meglio, a rientrare negli schemi che gli hanno consentito di diventare quello che ancora è oggi.

Come cambia l’idea su Musk: da grande pioniere a “pericoloso repubblicano”

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DeFi

FTX deve soldi a Netflix, Binance, Wall Street Journal

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Tempo di lettura: 2 minuti. Gli avvocati della borsa criptovaluta in bancarotta hanno pubblicato un lungo elenco di creditori che comprende società di media, compagnie aeree, università e associazioni di beneficenza

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È l’elenco che tutti stavano aspettando, meno 9,7 milioni di nomi di clienti redatti. Ma l’elenco dei creditori di FTX, composto da 116 pagine, in cui sono citate aziende come Netflix (NFLX) e Apple (AAPL), traccia un quadro completo della portata dell’impresa crittografica fallita e dell’impatto del suo fallimento.

FTX deve denaro a società di media, università, compagnie aeree ed enti di beneficenza, tra gli altri, come risulta da un documento del tribunale di mercoledì. Il documento è stato depositato dagli avvocati della società nell’ambito della procedura fallimentare presso il Tribunale fallimentare degli Stati Uniti nel Delaware.

Il giudice John Dorsey, che supervisiona il procedimento, ha permesso che i nomi dei singoli creditori rimanessero segreti per tre mesi durante un’udienza all’inizio di gennaio, ma ha richiesto che gli avvocati di FTX presentassero un elenco di istituzioni che hanno investito nella società. Tra le istituzioni elencate vi sono società di media come il Wall Street Journal, Fortune, Fox Broadcasting e CoinDesk, nonché grandi società di criptovalute come le borse Coinbase (COIN) e Binance. CoinDesk non ha alcun debito materiale e figura nell’elenco per “ragioni tecniche” relative a una sponsorizzazione di un podcast firmata in autunno e mai eseguita, ha dichiarato un portavoce di CoinDesk.

Nell’elenco figurano anche American Airlines Group (AAL), Spirit Airlines (SAVE) e Southwest Airlines (LUV), nonché l’Università di Stanford – dove i genitori del fondatore di FTX, Sam Bankman-Fried, lavorano come professori – e la banca di credito dell’università.
L’elenco riporta anche il nome di Gisele Bundchen Charitable Giving come creditore. La top model brasiliana e l’allora marito Tom Brady avevano notoriamente investito nell’azienda, apparendo persino in una delle pubblicità del Super Bowl. Il documento non indica l’importo dovuto a ciascuno, ma la società aveva già rivelato di avere un debito di circa 3,1 miliardi di dollari nei confronti dei suoi 50 principali creditori. Dei circa 1 milione di creditori di FTX, i due crediti singoli più consistenti ammontavano a 226 milioni di dollari e 203 milioni di dollari.

Bankman-Fried si è dichiarato non colpevole delle accuse di frode mosse nei suoi confronti dalle autorità di regolamentazione statunitensi a New York. Il crollo di FTX ha danneggiato i mercati delle criptovalute e la reputazione del settore. Le autorità di regolamentazione stanno ora chiedendo a gran voce di istituire ulteriori guardrail per proteggere gli investitori dai danni e dal rischio di contagio. FTX ha presentato istanza di protezione per bancarotta ai sensi del Capitolo 11 nel Delaware a novembre.

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Europol sequestra 19,5 milioni di dollari da Bitzlato

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Bloccati più di 100 conti per un totale di 54,3 milioni di dollari

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L’Europol ha annunciato lunedì di aver sequestrato portafogli di criptovalute per un valore di circa 18 milioni di euro (19,5 milioni di dollari), veicoli e apparecchiature elettroniche in un’azione contro la piattaforma di scambio di criptovalute Bitzlato, registrata a Hong Kong.

L’agenzia dell’UE ha dichiarato di aver arrestato finora cinque persone, perquisito otto case, smantellato infrastrutture digitali per ulteriori indagini e congelato più di 100 conti per un totale di 50 milioni di euro.

“Prendere di mira i facilitatori di crimini cruciali come le borse di criptovalute sta diventando una priorità fondamentale nella lotta contro la criminalità informatica”, ha dichiarato Europol in un comunicato.

“Le autorità di polizia hanno smantellato l’infrastruttura digitale del servizio, con sede in Francia, e hanno interrogato i principali membri della direzione della piattaforma”. L’operazione ha coinvolto anche le autorità giudiziarie e di polizia di Belgio, Cipro (Grecia), Portogallo, Spagna e Paesi Bassi”, ha aggiunto.

Osservando che Bitzlato consentiva la rapida conversione di vari asset di criptovalute in rubli russi, l’Europol ha dichiarato di stimare che la piattaforma abbia ricevuto un totale di asset del valore di 2,1 miliardi di euro.

La settimana scorsa il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato di aver intrapreso un’azione contro Bitzlato e di aver arrestato il suo fondatore Anatoly Legkodymov, un cittadino russo, a Miami, in Florida.

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Microsoft, che fregatura! Bing premia l’universo Google

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Tempo di lettura: < 1 minuto. Difficile fa cambiare abitudini agli utenti allevati da sempre con i prodotti di Big G

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Sembrerebbe un atto di sadismo imprenditoriale, ma è la triste realtà. Microsoft propone al mercato il suo browser Edge con il suo motore di ricerca Bing annesso ed il risultato è avvilente. I due search engines Google e YouTube sono i primi della classifica ed hanno scalzato Facebook e un’altra creatura di Big G: Gmail. Per osservare un servizio Microsoft, bisogna andare al settimo posto per scorgere Hotmail.

Una sfida impossibile a causa degli spazi che le imprese più importanti degli States hanno ottenuto nel tempo secondo una divisione di mercato stabilite dalla finanza che conta. Microsoft continuerà a fare sistemi operativi, Google invece sarà punto di riferimento per Internet in attesa dei risvolti che ChatGpt porterà al mercato.

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