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Editoriali

Attacco informatico all’Università Partenophe di Napoli: la risposta dell’Ateneo e il parere dell’esperto

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Dopo l’annuncio del 7 febbraio 2020 pubblicato su Twitter da parte del collettivo di Hacktivisti LulZSec Italia che riguardava la violazione ai sistemi informatici dell’Università di Napoli Partenophe, il portale Stylo24.it aveva riportato la notizia di matricedigitale, datata 7 febbraio, in data 12 febbraio.

L’Ateneo, ha mandato lettera di smentita alla redazione del direttore Simone di Meo che è possibile leggere qui

Noi di Matricedigitale abbiamo segnalato la smentita della Partenophe a Enrico Ferraris, avvocato specializzato in tutela dei dati personali, che ha commentato così le parole dell’Ateneo: In caso di violazione di dati personali (data breach) il GDPR impone al titolare in via principale la notifica al Garante (salvo eccezioni) e, nel caso in cui reputi che la violazione possa presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche, la comunicazione agli interessati.

In entrambi i casi è richiesto che il Titolare si attivi “senza ingiustificato ritardo” e comunque entro 72 ore – ove possibile – per la notifica al Garante. Entro questo termine è almeno opportuno effettuare una notifica preliminare, con riserva di integrazioni all’esito dei dovuti accertamenti interni. L’individuazione delle categorie di dati violati e degli interessati coinvolti può indubbiamente richiedere alcuni giorni, a seconda della complessità dell’infrastruttura e della quantità di dati trattati. Peraltro è bene dare la massima priorità alla messa in sicurezza dei sistemi violati. 

Starà all’Autorità Garante valutare anche i tempi di reazione del titolare nel procedimento che sicuramente sarà stato avviato.

Personalmente ritengo che 6 giorni siano accettabili”

Secondo chi ha effettuato l’attacco, LulZSecItalia, invece: è una comunicazione datata 12/02/2020 , la pubblicazione della violazione è avvenuta in data 31/01/2020, quindi non è stato tanto “prontamente” comunicato il breach. Si arrampicano sugli specchi.

Punti di vista differenti, ma al netto delle idee che si esprimono sulla comunicazione del data breach, resta la violazione della piattaforma informatica criminale da parte degli attivisti e la negligenza dell’Ateneo nel custodire dati sensibili dei suoi studenti.

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Editoriali

Guasto Libero e Virgilio: cosa è successo, cosa non torna

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Lunedì mattina ricevo una segnalazione da un utente di Libero Mail di un guasto alla sua casella di posta “a pagamento”.

Matricedigitale da la notizia è sospetta un attacco informatica. dopo poche ore la piattaforma smentisce il dolo di alcuni criminali annunciando che i dati degli utenti non sono persi.

Intanto passano più di 72 ore e sbucano le tarantelle di uno scarico di responsabilità tra Italia On Line e Libero con scuse ai propri utenti per via dello straordinario evento dopo 25 anni di attività.

Mentre molti si domandano come sia possibile un guasto di 72 ore e più, che dovrebbe terminare entro domani secondo le ultime dichiarazioni della società, negli ambienti di chi sa le cose dal punto di vista tecnico, non coincide con la causa ufficiale del “bug informatico sul servizio di storage aggiornato per fornirvi un servizio migliore”.

Nel frattempo circola una lista di appena 500.000 mail libero.it con password annesse e la speculazione sul guasto si fa più rumorosa perché ricorre la notizia di un attacco informatico.

In poche parole le opzioni sono 3 e scegliete voi quale potrebbe essere quella che fa al caso vostro:

Disaster recovery (la cronaca non ci parla di incidenti fisici)
Bug software ( possibile solo se avete a che fare con i tecnici incapaci che non sanno gestire una migrazione ed un eventuale backup a riparo di danni collaterali)
Attacco informatico (c’è una lista di mail ma non è detto che sia riferita a questi giorni)

Però state tranquilli, venerdì riavrete le mail ed il bug sarà risolto.

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Editoriali

A causa di Chatgpt, Google deve correre ai ripari per salvare il suo algoritmo

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Una notizia che arriva dagli Stati Uniti e che non sorprende affatto. Quando sei in una posizione di monopolio ti è consentito di essere rilassato perché tanto ”decidi tu le condizioni del mercato”.

E Google il monopolio l’ha conquistato nella maggior parte del mondo occidentale grazie a favoritismi della sua influenza politica nei palazzi che contano.

Peccato che Big G sia una piattaforma abituata a trasgredire se stessa anche per colpa del suo algoritmo che non sarà una intelligenza artificiale, ma impone ai suoi utenti e clienti un linguaggio di comunicazione simile.

Il caso dell’indicizzazione delle notizie rappresenta un vero problema per il giornalismo perché impone gli stessi titoli e lo stesso momento di pubblicazione per guadagnare i primi posti nella sezione news.

Oppure nel suo motore di ricerca dove richiede contenuti originali che in realtà presentano quasi sempre lo stesso cappello iniziale di fuffa inutile, quando si tratta di ottenere spiegazioni, per raggiungere la lunghezza necessaria.

ChatGPT in poche parole diventa un problema per Google che impone a noi clienti in cerca di visibilità di essere originali, copiandoci a vicenda, mentre adesso deve far fronte alla vera originalità dei contenuti proposta da una intelligenza artificiale.

Inoltre, Google ha una sua intelligenza artificiale, ma sembrerebbe non essere tanto intelligente. Nella sua piattaforma pubblicitaria, ad esempio, se un sito internet ha un picco di traffico notevole rispetto al solito, Google gli riduce l’esposizione degli annunci per una anomalia, anche se le visite sono arrivate dalla sua stessa piattaforma.

Per non parlare dei ban che sferza su YouTube dove accusa creatori di contenuti di compiere dei veri e propri reati senza diritto di replica.

ChatGPT sta cambiando le regole di Internet attraverso un processo evolutivo senza imporre nulla a nessuno attraverso una lobby d’affari personale e nemmeno l’ausilio del Governo di turno. 

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Editoriali

Le elezioni di MidTerm sono state decise dalla magistratura e dall’FBI?

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In questi giorni è caduto definitivamente il racconto di un Trump imbroglione più degli altri politici.

Anche Biden aveva documentazioni top secret in casa.

C’è però una cosa grave che non è chiara a molti ed è giusto che venga esplicitata: prima delle elezioni di MidTerm, Trump è stato perquisito nella sua dimora.

Prima delle elezioni di Midterm anche Biden è stato perquisito e trovato con sei documenti scottanti.

Perché allora l’FBI non ha dato notizia, facendolo solo ora?

Quindi possiamo dire che l’opinione pubblica sia stata informata a metà sotto le elezioni? Così come quando omisero le informazioni, facendo pressioni su social media e giornali, del figlio di Biden nella prima tornata.

Altro punto, sulla base di una denuncia dello stesso Trump, Biden potrebbe fare chiarezza sui suoi rapporti personali con l’ucraina dove ha fomentato una guerra con investimenti militari ed economici finanziari.

Lo stesso paese dove il figlio siede con un contratto milionario nella società Burisma.

Attendiamo che la Casa Bianca, capitanata dal padre di hunter, dia il via libera alla pubblicazione di tutti gli atti.

Aggiungiamo anche una coincidenza che è passata inosservata a molti in italia, ma non negli usa: il capo dell’FBI ha parlato al world economic forum dove si detta l’agenda DEM globale per i prossimi anni.

Sintesi: può un presidente avere materiale riservato in casa? O si o no, li hanno tutti.

Perché allora l’FBI ha dato notizia nelle elezioni solo per Trump ? Era quindi una manovra politica più che giudiziaria?

Adesso ho un’ultima domanda: questo tipo di giustizia ad orologeria, l’abbiamo imparata dagli USA oppure l’abbiamo esportata noi a loro?

Scusate ancora … Simo ancora convinti che la disinformazione può viziare il risultato elettorale di un paese senza ricorrere a rivolte in stile euromaidan?

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