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Editoriali

La Giustizia Divina prende le distanze dal discorso illuminato di Mattarella

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Sembra strano, ma il discorso di Mattarella ha denotato diverse incongruenze con la realtà attuale degli italiani. La prima innanzitutto riguarda il ruolo della “speranza” in un paese civilizzato come l’italia. Una speranza che aumenta tra la popolazione demotivata visti i dati sulla povertà nazionale che coinvolgono sempre più famiglie. 

La cosa invece che fa letteralmente paura è la citazione del Vescovo di Roma, Francesco, nel discorso di fine anno. Il presidente della Repubblica ha dimostrato la sua affiliazione non ad una linea di pensiero divina, bensì ad una corrente illuminata della Chiesa che ha rinunciato ai vessilli papali per comandare e portare avanti un disegno globalista rimasto in sospeso.

Peccato che sia intervenuta la Giustizia divina proprio alla vigilia del capodanno, dove Papa Francesco è apparso agli occhi del mondo come nessun Vescovo mai. Irruento, nei confronti di una fedele che ha percorso tanti km per fede e per incontrare l’uomo divino per eccellenza, ma ha scoperto invece un uomo con le sue debolezze fisiche e le sue suscettibilità morali.

A differenza degli altri Papi, Francesco, che Papa non è, non ama stringere le mani ai fedeli, ma questa è un’altra storia, anzi, se fosse successo al sottoscritto molto probabilmente l’unica fedele interessata a stringere la mano a sua Santità, e non a riprenderlo con il cellulare come il contesto che li circondava, forse ora sarebbe all’ospedale.

Cosa ancora più divertente del discorso di Mattarella è stato il riferimento ai social network come luogo pregno di odio e di allarmismi e qui allora il riferimento è chiaro ai due leader della destra italiana Salvini e Meloni, ma da quale pulpito viene la predica?

Da chi ha assegnato la scorta alla Segre dopo che si era confezionato un allarme infondato basato sulla fake news che riguardava 200 commenti al giorno di odio verso la senatrice a vita da lui nominata?

Oppure dall’accusa nei confronti di Salvini di aver scatenato orde di Bot russi contro di lui, smentita dal tempo che ha confermato, invece, che la campagna d’odio proveniva da quella forza di Governo che gli consente di evitare elezioni anticipate perchè ago della bilancia nella maggioranza del nostro Paese?

Il video risposta di Salvini è stato satirico e pertinente visto che il Presidente della Repubblica ha caldeggiato un Papa che ha regalato un Rosario al Premier del movimento politico che per primo s’è fatto strada con l’odio sui social mostrando più volte in questi anni il suo lato politico e non di prossimità al signore.

Con quel video, Salvini ha risposto a due figure molto potenti che più volte hanno svestito il ruolo istituzionale per colpirlo con toni politici, ma soprattutto è visibile l’odio della sinistra che ha concordato l’hashtag #buffone contro lo stesso Salvini sui social facendolo entrare in tendenza, generando una campagna d’odio su cui siamo sicuri Mattarella non interverrà.

Editoriali

Solo ora si accorgono del problema televoto e giornalismo musicale

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Amadeus Geolier Sanremo 2024
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Leggo molte critiche al “cartello di giornalisti” che ha boicottato la vittoria di Geolier a Sanremo. Sono davvero convinto che sia andata così, ma sono certo della tanta “colleganza” che oggi predica bene, ma ha sempre razzolato male per quel che concerne il discorso di “cartello”.

E non riguarda solo la musica, ma anche il calcio, la politica … quindi di cosa parliamo?

Qualche settimana fa fui molto chiaro: chi tratta moda, spettacolo, musica e gossip non si può considerare giornalista.

Chi lo fa dal punto di vista della critica diversamente lo è e vi assicuro che assistiamo a tanti giornalisti sportivi, che hanno visto milioni di partite, e non capiscono di calcio. Vediamo chi dei nostri farà un esposto all’Ordine per quel collega che ha commentato di non far votare la Campania.

Altra cosa: il 90% dei giornalisti che la criticano, non avrebbe avuto il coraggio di fare quell’indegna domanda, ma fondata, a Geolier sul risultato ottenuto “più per i suoi ospiti che per la sua performance”.

Così come hanno fatto più danni dei ladri di polli sanremesi quelli che hanno applaudito Presidenti del Consiglio e Ministri della Sanità nefasti.

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Editoriali

Geolier a Sanremo rutta in napoletano. Perchè è un problema per i nativi digitali

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Geolier Sanremo
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Parliamoci chiaramente, questo qui, Geolier, è diventato famoso per una canzone che descrive il livello di tamarraggine napoletana che si manifesta “rint a n’audi nera opaca” dove magari ci si sballa pure.

Nello stesso brano cita tutte marche di lusso … che rappresentano quello stile di vita a cui ambiscono le baby gang che ieri hanno occupato la prima del tg5 nonostante a Napoli siamo in un periodo d’oro rispetto al resto del paese.

Amadeus quest’anno farà come la De Filippi, punta sul lato più becero della napoletanità fatto di lusso a debito che poi si sposa con il mondo degli influencer e della moda. Conferma anche di sapersi nascondere bene dietro l’equazione “è seguito, quindi può anche essere pericoloso e di scarsa qualità, ma è forte

Che poi è il modello che i genitori evitano di caldeggiare per i propri figli, ma puntualmente vengono smentiti da social e tv. E la risposta è “il ragazzo fa numeri”.

Tra l’altro, il monologo in napoletano dell’anno scorso al festival ha anticipato la sua presenza ed era davvero pessimo, tanto da farmi prendere le distanze da un mio compaesano.

Questa non è Napoli e soprattutto non è l’evoluzione della napoletanità da tramandare alle nuove generazioni.

Perchè qui non si discute Geolier l’artista, che merita di fare il suo percorso e di vincere Sanremo, ma di Geolier che parla a nome dei napoletani. Ognuno si sceglie gli ambasciatori che merita, di certo non è una casa di moda o un affarista come Amadeus che decidono chi debba rappresentare un’intera città.

 

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Editoriali

Giovanna Pedretti: tra giornalismo, fiction e debunking a chiamata

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giovanna pedretti
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Dinanzi la morte c’è bisogno di rispetto. Troppo presto per parlare in modo definitivo della storia di Giovanna Pedretti che si è tolta la vita nel giorno in cui c’era più di un dubbio sulla veridicità della recensione che aveva portato alla ribalta lei e la sua pizzeria dopo aver difeso disabili e gay.

C’è però da dire che spesso leggiamo sui social frasi “mitologiche”, pensieri storici (che spesso vengono attribuiti ad altri personaggi) oppure storie di pura enfatizzazione di eventi create dal nulla.

Tutto questo va contro la verità fattuale, quella che i giornalisti dovrebbero conoscere, ma preferiscono passarla in secondo piano quando si tratta di fare clamore e conversioni.

Se la magistratura scoprirà che la notizia della recensione è falsa, cosa penserete?

Che Giovanna si è tolta la vita per colpa di una bugia o di una verità?

E la colpa di chi sarà?

Di chi ha accertato la verità … oppure di chi ha cercato clamore con una bugia?

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