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INCHIESTA ANONIMATO ONLINE: Perché è necessario dare un documento sui social network

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Cari lettori di MatriceDigitale,

Luigi Marattin, deputato di Italia Viva, lancia una petizione online dove chiede l’obbligatorietà del documento di identità per effettuare l’iscrizione ai social network. Il mondo del web protesta e lo fa energicamente. E noi analizzeremo questa proposta a puntate con una inchiesta e le dichiarazioni di esperti del settore partendo però da un presupposto e precisamente che la verità sta nel mezzo, ma che bisogna arrivare a una conclusione definitiva su una vicenda che riguarda sia i diritti umani che il rispetto della legge.

Hacker e giornalisti uniti nella battaglia per i diritti umani, a loro dire, ignorando però che c’è una base molto solida per poter chiedere la registrazioni degli utenti sui social: l’odio e la finzione.

Sì perché il problema dei social network è proprio la presenza di utenti che ancora non comprendono che internet è un luogo dove si incontrano e discutono, come se fosse in una piazza, e fino a prova contraria non è giusto offendere le persone approfittandosene dell’impunità che regala uno schermo.

Giusto criticare, meno offendere e creare cerchie per esprimere dissenso martellante e certamente illegale, e vi abbiamo dimostrato con questo portale proprio come gli haters scappano dinanzi all’evidenza dei loro comportamenti se raccontati con precisione analitica.

Perché gli haters non sono degli “sfessati” solamente, ma professionisti, militari, madri di famiglia e questo spaccato sociale risulta molto preoccupante e va contrastato con deterrenti assolutamente efficaci. Fornire il proprio documento ad un luogo che rappresenta uno spaccato di vita quotidiana è un atto dovuto e soprattutto serve a far comprendere alle persone che non si può sbagliare se il metodo di approccio è quello della ingiuria e della diffamazione.

E quindi buon viaggio con le contraddizioni della rete, sempre meno libera, ma che non lo è realmente mai stata.

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Minori e pedopornografia: dal dark web una ricerca che deve far preoccupare i genitori

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L’associazione finlandese “Protect Children” per avere riscontri sul consumo di filmati vietati in rete lancia una pietra nello stagno e la risposta è agghiacciante. L’idea di pubblicare un sondaggio nel dark web ha avuto un riscontro positivo in termini di partecipazione degli utenti. Cinquemila frequentatori della parte oscura di internet, famigerata più per i traffici illeciti che per la diffusione di Internet libero e anonimo, hanno risposto al sondaggio pubblicato su una pagina .onion nel circuito Tor, scelto proprio perché garanzia di anonimato.

I dati che emergono dalla ricerca non sono dei migliori ed il numero di persone che vi ha partecipato non è poi così ridotto per delineare un fenomeno sempre crescente ed i motivi risultano essere ancora più chiari da questa ricerca.

Il questionario è stato presentato in lingua inglese e spagnola, ma gli attivisti di Protect Children riferiscono che sono arrivate anche risposte in lingua araba cinese e russa.

I dati dell’orrore

Il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver visto per la prima volta i filmati pedopornografici quando era ancora minorenne.

Il 40% di questi quando era al di sotto dei 13 anni

Il 45% degli intervistati ha ammesso di essere in cerca di video con protagoniste femminili di età compresa tra i 4 ed i 13 anni

Il 18% vuole protagonisti maschili

Il resto invece è in cerca di contenuti con protagonisti sotto i 4 anni

La richiesta d’aiuto nelle risposte

L’anonimato potenzialmente garantito dalla rete Tor ha messo in moto, secondo gli ideatori del sondaggio, una sorta di richiesta di aiuto da parte degli intervistati. Una buona fetta di quelli che hanno partecipato al sondaggio ha fatto intendere che hanno provato più volte a smettere di guardare i video illegali e di aver cercato di porre fine a questo desiderio anche tramite atti di autolesionismo con istinti suicidi.

Considerazioni sulla ricerca

Quanto espresso nell’inchiesta denota già due profili diversi di consumatori della pedopornografia. Il primo è quello di coloro che cercano contenuti sessualmente espliciti con minori, mentre un altro è quello di coloro che sono alla ricerca di contenuti forti come sevizie e torture inflitte su una fetta di bambini appena nati o in età prescolare.

Questo ci fa intendere che nel secondo caso il bambino non è meramente un oggetto del desiderio sessuale, ma una vittima di crimini atroci il cui contorno sessuale spesso è marginale. Una tendenza questa che ovviamente fa riferimento a video presenti in rete, spesso anche facilmente consultabili, di torture e omicidi con adulti protagonisti di contenuti snuff e gore.

La richiesta di aiuto che emerge dal risultato è invece dovuta al fatto che chi guarda il filmato pedopornografico, sa di commettere un qualcosa di sbagliato, ma consumandone sempre di più, entra in quella fase di Burn Out dove il processo di valutazione della psiche tende a normalizzare un fenomeno nella maggior parte dei casi “consapevolmente sbagliato”. Non è un caso che gli operatori di sicurezza internazionale siano sotto costante terapia psicologica proprio per non raggiungere questa soglia di tolleranza a dei veri atti di orrore, essendo costretti a consumare migliaia di video proibiti per cercare di individuare i colpevoli e salvare i poveri bambini malcapitati.

Il primo video pedopornografico osservato ad una età inferiore di 13 anni, ma anche meno di 18, può dirci molto dell’identità anagrafica del partecipante al sondaggio anonimo. Nei primi anni di internet, prima che nascesse Google per intenderci, la visione di questi contenuti era facilmente raggiungibile grazie ad una mancanza di filtro da parte dei motori di ricerca dell’epoca e quindi qualsiasi bambino lasciato solo dinanzi ad un pc poteva accedere a contenuti porno che poi rimandavano a siti proibiti che mostravano sesso tra minori e adulti.

C’è però un altro dettaglio che non va sottovalutato e viene affrontato minuziosamente già dalla prima edizione di Cultura Digitale (manuale di sopravvivenza per genitori, docenti e figli) è che con l’avvento dei social di messagistica come Whats App e Telegram, l’accesso dei minori a contenuti forti è potenzialmente più alto ed è per questo che il rischio di avere una generazione di millennials consumatori di video pedopornografici è non solo concreto, ma anche reale se analizziamo alcuni casi che la cronaca ci riporta.

Inoltre, sempre spiegato nel libro, la normalizzazione negli under 18 del sesso tra adulti e minori è la strategia più diffusa dai pedofili per approcciare prima nel virtuale per poi entrare in contatto nel reale.

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Attivisti di #OpChildSafety segnalano a Matricedigitale altri link Twitter su bambole del sesso per pedofili

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Pochi giorni fa abbiamo raccontato in esclusiva la storia delle bambole del sesso destinate ai pedofili in vendita nel dark web.

Il gruppo #1ЭЭ7РэdоНцитэяs capitanato da Fifidh ha avviato una ricerca su larga scala di questo prodotto proibito ed ha fornito 20 più di venti links provenienti da Twitter dove si possono osservare queste bambole del sesso nei loro particolari.

Fattezze asiatiche per lo più, vestite in bikini oppure come scolarette, fino ad arrivare ad abiti da ragazze immagine, le bambole per pedofili suscitano un interesse maggiore in paesi come Cina e Giappone. 

I problemi sulla materia sono tanti. Iniziamo dell’esistenza di questi prodotti, consideriamo la loro esposizione sul social Twitter accessibile a tutti e per finire non possiamo non considerare le interazioni di utenti compiaciuti a tale orrore.

Abbiamo raggiunto FifiDh e le abbiamo chiesto se è stato difficile trovare questo contenuto su Twitter e la risposta è stata destabilizzante:

“ho semplicemente cercato gli Hashtag doll”

Come giudichi la presenza di questi contenuti su Twitter?

Ritengo che Twitter stia diventando come il Dark Web

Nella mia Fanpage di Facebook, alcuni utenti hanno anche immaginato che questi strumenti possono tenere lontano i pedofili dai bambini reali, sfogando così le loro perversioni. Come ritieni questa analisi?

Non è la soluzione, ma potrebbe essere un deterrente alle loro perversioni. Purtroppo queste persone hanno un istinto predatore che non si soddisfa del tutto con delle bambole.

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Bambole del sesso per pedofili in vendita nel Dark Web

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A distanza di anni riemerge il mercato delle bambole gonfiabili per pedofili. La scoperta è stata fatta da noi di matricedigitale durante le nostre ricerche nel lato più oscuro della rete internet. La materia è stata affrontata già qualche tempo e riportata nel libro “la prigione dell’umanità”, ma il business sembra essere migliorato.

Non solo un modello grafico di sito web rammodernato, ma anche la presenza di un carrello di commercio elettronico. Inoltre c’è la possibilità di scegliere non più su tre modelli, ma su una ventina di campioni, compreso uno che raffigura una bambola Hentai simile alla nota Lamu. L’altezza parte dal metro fino ai 124 cm e questo denota una rappresentazione di bambine d’età compresa tra i 4 ed i 6 anni. 

Per quanto concerne invece i costi della merce proibita, si parte dai 260 dollari per arrivare fino ai 360. In una sezione del sito riservata alle Frequently Asked Questions è possibile ricavare maggiori informazioni sul servizio offerto.

In sintesi, la merce è di fabbricazione cinese, la consegna è garantita in tutto il mondo tramite DHL, ma la notizia più sorprendente è che consentono il pagamento all’arrivo con ritiro del pacco presso un punto di smistamento DHL. Unica differenza tra l’ordine pagato in anticipo e quello saldato alla consegna è la differenza di 25 euro per la consegna.

Tutto bello potrebbe sembrare se si hanno delle perversioni simili, ma c’è sempre un dubbio. Queste bambole sono bandite e quindi illegali e molto spesso dietro questi servizi, si nascondono agenti delle forze dell’ordine pronti a stanare criminali in giro nella rete. 

Speriamo sia così anche questa volta.

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