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Bitcoin e Trading: è l’ora della truffa online

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Nonostante gli appelli dei maggiori banchieri e uomini della finanza globale, l’economia sta subendo una forte trasformazione con l’ingresso delle cryptovalute. Anche il mondo degli investimenti finanziari ha preso le sembianze del Bitcoin e si è diversificata nella sua veste decentralizzata, fugace al tracciamento del sistema economico mondiale consolidatosi in più di cento anni di storia dell’economia.

Non più titoli di stato, azioni e fondi di investimento che scommettono i nostri risparmi per massimizzare i profitti, ma che spesso non vanno oltre il 3% annuale, senza considerare che viene ulteriormente tassato in base alle norme fiscali dei singoli paesi sugli utili. Se prima il riferimento commerciale in ambito finanziario era la banca, ad oggi sono nate diverse figure che si inseriscono nel mercato e rendono ancora più variegata la scelta di affidare i propri risparmi per ottenere un guadagno maggiore di quello ottenuto fino ad oggi sui mezzi consuetudinari.

Fondi, investimenti e crypto

La borsa è sempre stato un mercato per pochi e conosciuto a tutti solo perché a fine giornata i TG riportano le notizie degli indici, quasi sempre in negativo, delle maggiori piazze d’affari mondiali. Con l’avvento di Internet, il pubblico interessato a gestire i propri risparmi è cresciuto avvicinandosi dapprima alle piattaforme bancarie per poi, con la nascita dei social e delle loro campagne pubblicitarie mirate, arrivare alle piattaforme di trading online. La leva maggiore, che ha reso in Italia tutti esperti di finanza quanto di calcio, è rappresentata dall’avvento delle criptovalute con i loro guadagni stratosferici. Perché sono tante oramai le storie di persone che sono diventate milionarie acquistando 100 o 1000 dollari di un feticcio virtuale coniato magari per gioco, trovandosi dopo non molto tempo guadagni anche del 3000% mentre i fondi di investimento sono andati in sofferenza con l’avvento del Covid. Non sono bastati i proclami degli organi economici più influenti del mondo come il Fondo Monetario Internazionale, società di rating e finanche le leggi di governi che hanno bandito alcune materie economiche di nuova generazione come le criptovalute.

I nuovi Warren Buffet

Chi sono coloro che promettono di renderci ricchi? Figure come i broker privati, in esercizio da tempo in paesi come l’Inghilterra, sono soggetti indipendenti dalle banche. A questi si aggiungono le app di trading puro e le piattaforme di trading di criptovalute che ultimamente sono miste e danno la possibilità di acquistare prodotti dei panieri convenzionali come materie prime e titoli azionari. Grazie ad Internet possiamo affermare che il solido sistema bancario basato su una vera e propria attività monopolistica acquisita negli anni grazie anche alla politica internazionale, in questo periodo affanna. Se molti fino a poco tempo fa mettevano i soldi sotto le mattonelle o il materasso, oggi tantissimi soldi liquidi partono verso conti esteri che i singoli cittadini hanno attivato a loro insaputa. Perché le piattaforme di trading, ad esempio, si appoggiano a delle banche straniere e quando si crea un profilo e si effettua il bonifico, in molti casi si sta bonificando a se stessi e non alla piattaforma che poi smista i soldi ad ogni singolo iscritto. Anche questo è un dettaglio da non trascurare se consideriamo che per i cittadini europei spesso i soldi vanno a finire nel Regno Unito e risultano avere conti esteri senza saperlo.

Gioco d’azzardo?

C’è la tendenza di investire somme senza sapere né dove né se c’è certezza di ottenere un risultato e quindi ci si cimenta all’interno di una dinamica vorticosa simile a quella del gioco d’azzardo. Molte persone puntano sui titoli o sulle cripto come se stessero scegliendo un cavallo o una roulette al Casino. Si punta sul nulla e questo aspetto è ancora più rischioso delle famose bollette delle scommesse sportive, ma almeno quelle contano su una conoscenza dell’utente acquisita dalla passione per l’uno o per l’altro sport. Sono tante, troppe, le persone che non hanno le spalle coperte e violano costantemente la prima regola generale degli investimenti: mai scommettere più di quanto si è disposti a perdere. Questo limite, se superato, ha gli stessi effetti devastanti delle ludopatie in senso generico.

Quali sono i rischi?

DataBreach: Entriamo nel campo dei rischi iniziando da quello più elementare e già conosciuto come la violazione dei sistemi informatici delle piattaforme che per primo effetto genera la fuga dei dati personali dei clienti. Qui non si parla solo di indirizzo e numero di telefono, ma anche di dati bancari a cui sono collegati i conti correnti degli iscritti e quando una piattaforma è più diffusa, ci troviamo dinanzi ad un data breach di dimensioni enormi come nel caso di questi giorni dove la app Robin Hood è stata violata ed i dati dei suoi 7 milioni di iscritti messi in vendita nel dark web:

Phishing: Sono tante le iniziative criminali messe in campo ogni giorno per estrapolare dati di ignari utenti. La tecnica più frequente è quella del Phishing che viene utilizzato via mail oppure con la promozione di links attraverso pseudo campagne commerciali che dirottano gli utenti interessati a un prodotto su siti che richiedono una registrazione finalizzata ad acquisiscono quante più informazioni personali possibile. Un altro metodo è quello di somministrare dei malware con la scusa dell’installazione di software che aiuterebbero a migliorare l’esperienza utente. In rete si trovano tantissimi esempi di soggetti che si propongono come esperti sulla materia di criptovalute e poi invece sono specchietti per le allodole di affari truffaldini come nel caso riportato in seguito:

Exit Scams: ancora più allarmante il fenomeno delle exit scams, le truffe con fuga, per tradurre in gergo italico. Alcune piattaforme dicono di raccogliere fondi per investirli o di vendere criptovaluta, ma dopo aver raccolto abbastanza fondi, i titolari scappano con il malloppo. L’ultimo caso ha riguardato una criptovaluta nata sull’onda emotiva di Squid Game. Il token ha raccolto 3,3 milioni di dollari, ma i suoi nuovi proprietari sono impossibilitati nel venderlo e quindi a loro resta un feticcio mentre agli ideatori il bene liquido acquisito vendendo la restante parte delle monete. Una truffa su cui Binance ha indagato e sentenziato che ci fosse qualcosa non proprio chiara e nonostante questo si è arrivati a quello che in gergo si definisce “rug pull”.

Crollo del mercato: che il mercato sia sottoposto ad alti e bassi non è una caratteristica delle nuove economie digitali, ma è anche vero che i rischi possono essere più alti se si viaggia su prodotti con un potenziale guadagno fuori il consuetudinario. Nell’ultimo crollo del mercato crypto, le piattaforme sono andate in difficoltà per l’ampia richiesta di accesso simultaneo da parte dei clienti che vendendo i propri titoli in moneta elettronica, hanno mandato in forte perdita le aziende. In quell’occasione verificati blocchi nel funzionamento delle piattaforme che hanno reso impossibile l’azione di autotutela degli utenti nel vendere istantaneamente quanto guadagnato o quanto perso. Dopo diverse ore di malfunzionamento, le cripto erano scese in alcuni casi anche del 50% del valore, mandando in malora una buona parte dei patrimoni.

Password: non ultimo il problema delle password dei portafogli elettronici, una volta smarrite le credenziali ed i seed che vengono forniti, sarà difficile riprendere il controllo del portafogli. Immaginate se avete perso le credenziali di un portafogli elettronico con 0,5 Bitcoin comprati tempo fa, avete perso 28 mila euro.

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Musk: dopo l’attacco ad Apple, spiega la censura in favore del figlio di Biden

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Tempo di lettura: 4 minuti. Guai per Biden e l’FBI. Musk spiega come si è arrivati alla censura della notizia del figlio. Macron chiede aiuto a Musk sul terrorismo mentre Twitter sta modificando continuamente la piattaforma per migliorare l’esperienza degli utenti

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La settimana di Elon musk è stata un turbine di emozioni alla guida della sua creatura Twitter. Dopo aver avuto una questione con la Apple perché iniziavano a girare voci su una possibile esclusione dell’applicazione del social del cinguettio dall’app store, Musk ha invitato gli utenti a dubitare di una società che trattiene il 30% degli introiti generati dalla vendita tramite la piattaforma e di essersi dichiarato disposto a produrre un cellulare alternativo se Google e Apple l’avessero escluso dai loro store.

Musk è un personaggio così influente tanto da essere stato invitato da Tim Cook per un incontro presso la sede di Cupertino con il fine di chiarirsi de visu. Non si conoscono i contenuti del discorso tra le parti, ma sappiamo essersi concluso con una pacificazione annunciata dallo stesso Musk perché alla base c’è stato quello che gli anglosassoni definiscono un misunderstanding.

Twitter Files: la verità sulla censura della notizia di Hunter Biden nel silenzio di Trump

Il punto più importante della settimana del fondatore di Tesla e di Spacex, ha riguardato sempre il discorso della trasformazione di Twitter in un piattaforma dove la libertà di espressione deve regnare e che, nonostante sia stato sbloccato, Donald Trump ha ancora ha il suo profilo Twitter cristallizzato alla data dei primi di gennaio prima dei ban di cui tutti noi conosciamo la storia.

La vicenda però più esaltante per coloro che in questi anni hanno fatto un lavoro di ricerca sulla presenza di un’eventuale censura in danno alle regole universali stabilite secondo rigide policy aziendali, è quella della bomba ad orologeria su cui Musk ha fatto esplodere con la pubblicazione dei “Twitter files”, dove è spiegato il come si è arrivati alla censura da parte del Partito Democratico alla piattaforma sulla notizia del portatile del figlio di Hunter Biden, nascosta al pubblico in occasione della campagna elettorale. Secondo le indiscrezioni pubblicate da Musk, lo stesso Jack Dorsey, fondatore e primo amministratore delegato della società sostituito dopo le elezioni perse dallo stesso Trump di cui è oggettivamente stato promotore del ban e sostenitore della campagna elettorale dei democratici di Biden, sarebbe stato ignaro di quanto sia accaduto sulla vicenda. Secondo questa ricostruzione c’è da precisare che è impossibile immaginare che quanto si è consumato all’interno dei dialoghi via mail, che rappresentano i Twitter files, Dorsey non sia stato informato sulla scelta di censurare la notizia che avrebbe comunque destato un grande scalpore elettorale contro lo stesso Biden a cui pubblicamente tirava la corsa.

Perché non poteva non essere informato?

Perché così come lo ha raccontato Zuckerberg a distanza di qualche anno, nonostante la sua piattaforma sia ancora programmata per censurare le immagini di Biden, anche Dorsey ha già espresso un commento in merito simile a quello del proprietario di Facebook e cioè di non essere d’accordo con il ruolo delle piattaforme di entrare nel merito del dibattito politico censurando notizie vere seppur scomode.

Facebook censura i giornalisti che pubblicano le foto del figlio di Biden

Quello che accaduto in sintesi ha riguardato lo spostare un argomento così determinante ai fini politici in campagna elettorale dalla gestione in moderazione di competenza del settore politico a quello addirittura del settore della sicurezza. Nel caso sia dimostrata l’innocenza di Dorsey, è dimostrato ancora una volta che le piattaforme social non solo sono di grandi aziende che danno molto lavoro a tantissime famiglie, ma sono sotto il costante controllo da parte dell’intelligence statunitense che si avvale di agenti infiltrati all’interno dei ruoli aziendali apicali e che rispondono ad ingerenze di Governo o anche “deviate”.

Facebook assume da Pfizer. Ecco dove nasce la censura ai “no vax”

Accusato di “aver riparato” il pc di Hunter Biden: denuncia i media per diffamazione

Kanye West bannato per contenuti antisemiti. Non è il solo problema

Il cantante Kanye West è stato sospeso per aver pubblicato una foto con una stella di David ed una svastica. Lo stesso Elon Musk non ha potuto evitare che fosse escluso dal giro social perché si è superato ogni limite previsto dalle regole di incitamente all’odio. Tra gli altri problemi a cui musk ha dovuto far fronte con la sua piattaforma c’è quello di dover aggiustare al meglio la pubblicazione di contenuti coperti da copyright. Infatti, è stato dimostrato un punto debole in tal senso proprio da un utente che ha creato un profilo denominato Need for Speed nel quale ha pubblicato sotto forma di tweet multipli Ehi l’intero film omonimo. Un’altro problema e avvenuto con la pubblicazione della strage Nuova Zelanda quando un estremista di destra a massacrato donne e bambini in una moschea.

Macron incontra mr. Twitter per distendere i rapporti con l’Europa

Proprio in tal senso, nel viaggio di Macron Negli Stati Uniti d’America, andato a chiedere aiuto a Biden viste le condizioni disastrose in cui si trova la Francia, benché siano meno gravi rispetto a quelle tedesche ed italiane, il presidente ha incontrato lo stesso Elon Musk per sensibilizzarlo sulla moderazione e sulla rimozione dei contenuti di natura estremista e terroristica. La richiesta avviene dopo che l’Unione Europea ha intimato allo stesso proprietario di Twitter nel migliorare di molto la condizione delle regole della moderazione proprio per riuscire a rispettare i canoni stabiliti da Bruxelles sempre più ristretti per le piattaforme che ospitano contenuti. Su questo tema va evidenziato quello che è il nuovo corso di Twitter, monco del 60% dei dipendenti della vecchia amministrazione, sta facendo non solo dal punto di vista tecnico, dove sembrerebbe aver migliorato i tempi di risposta ai naviganti, ma avrebbe messo già mano per venire incontro agli organi internazionali istituzionali riguardo i bot (profili di utenti automatizzati). Lo stesso Musk ha avvisato che molte persone avrebbero potuto perdere tantissimi follower proprio a causa di un lavoro fatto per spazzare via una delle più grandi armi utilizzate dai governi per quel che concerne la propaganda e dai criminali informatici per quel che concernono le truffe online.

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I falchi di Vladimir Putin su Telegram

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Tempo di lettura: 7 minuti. Andrey Pertsev racconta come Telegram sia diventato la principale piattaforma di informazione per i falchi russi e la loro realtà alternativa

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L’applicazione di messaggistica Telegram è stata creata da Pavel Durov, che in precedenza aveva fondato Vkontakte, una società russa di social media. Molto rapidamente, Telegram è diventato un altro classico esempio di come gli addetti ai lavori del governo e degli affari russi cercano di manipolare la vita politica negli anni 2010. Subito dopo la sua fondazione sono iniziati a nascere canali anonimi su Telegram, con post presumibilmente provenienti da addetti ai lavori all’interno di uffici burocratici, di sicurezza e di partito; questi hanno iniziato a prendere piede e figure influenti hanno iniziato a leggerli per avere un’idea di ciò che sta accadendo in un’altra “torre del Cremlino”, spesso rivale. Agli albori dell’esistenza di Telegram, molte informazioni privilegiate apparivano davvero in questi canali. Le ragioni erano molteplici. I media economici e politici erano sottoposti a pressioni e censure crescenti; a differenza di Telegram, le organizzazioni mediatiche spesso si rifiutavano di pubblicare informazioni esclusive scomode per il Cremlino. In secondo luogo, l’anonimato di Telegram comportava un maggior grado di sicurezza per gli autori dei testi e i loro insider, rispetto alla stampa tradizionale.

Dal territorio della libertà all’immondezzaio

Ben presto, però, tecnologi e responsabili delle pubbliche relazioni si sono resi conto che la nuova piattaforma poteva essere utilizzata per pubblicare informazioni utili per i loro clienti e patroni; alcuni canali promossi (come Nezygar) hanno iniziato a passare di mano e i post a pagamento hanno iniziato a essere inseriti tra i loro contenuti. Gruppi influenti e singoli uomini d’affari e politici iniziarono ad aprire i “loro” canali anonimi pseudo-insider. La possibilità di rimanere anonimi gioca di nuovo un ruolo, ora negativo. L’anonimo non ha reputazione, quindi in teoria può pubblicare informazioni manipolative e false finché il pubblico non si accorge di queste manipolazioni. L’esposizione di un canale anonimo non impedisce in alcun modo ai suoi proprietari di creare un nuovo canale, dove in un primo momento verranno pubblicati i veri insider, e poi la situazione potrebbe ripetersi. Di conseguenza, nel febbraio 2022, il segmento politico di Telegram russo ha acquisito una reputazione dubbia; molti canali hanno iniziato a essere chiamati “discariche”, gli utenti hanno scoperto le reti di canali controllati da vari beneficiari e chi sono questi stessi beneficiari (ad esempio, il primo vice capo dell’Amministrazione presidenziale, il curatore del blocco informativo del Cremlino Alexei Gromov, il capo di Rosneft Igor Sechin e l’ex addetta stampa di Rosmolodezh Kristina Potupchik). Molti lettori di Telegram hanno imparato a distinguere le informazioni manipolative e hanno cambiato il modo in cui ottengono informazioni dalla maggior parte dei canali politici: li hanno trasformati da una fonte di insider in un’interessante illazione sulle lotte intestine tra le “torri del Cremlino”.

Telegramma in prima linea

Lo scoppio della guerra cambiò la situazione. Il “semi-decommissionato” Telegram ha ricevuto una nuova vita come piattaforma principale per le dichiarazioni del partito della guerra. È su Telegram che l’ex presidente, e ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, pubblica i suoi post arrabbiati. Il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov comunica con il pubblico tramite Telegram. Un uomo d’affari molto controverso, il fondatore di Wagner PMC Yevgeny Prigozhin, ha una rete di canali (ad esempio, “Kepka Prigozhina” e Grey Zone). È su Telegram che vengono pubblicati i cosiddetti “corrispondenti militari”, autori ideologici di testi dal fronte, che spesso non lavoravano nemmeno come giornalisti. Sullo sfondo della guerra, l’interesse per i canali giornalistici e pseudo-analitici ultrapatriottici, anonimi e non, già esistenti, si è riscaldato e sono apparsi in massa anche nuovi progetti con la lettera Z nel nome. Il contenuto di Telegram russo pro-guerra è molto diverso da quello dei testi e delle storie su argomenti militari dei media filogovernativi. I discorsi infuocati di Dmitry Medvedev, che minaccia direttamente un attacco nucleare all’Ucraina e insulta i politici occidentali, e i discorsi di altri funzionari, tra cui Vladimir Putin, differiscono all’incirca nello stesso modo. Quest’ultimo tipo di discorsi rimprovera gli astratti “anglosassoni”, ma almeno a livello di parole parla del desiderio di avviare negoziati e disconosce l’escalation del fronte. Le notizie ufficiali, di norma, contengono storie sulla potenza delle attrezzature militari russe, sulla conquista di singoli villaggi nel Donbass, sulle azioni di singoli soldati e ufficiali, che vengono presentate ai lettori e agli spettatori come atti eroici. I corrispondenti militari e i canali di analisi pro-militari riferiscono non solo dei successi, ma anche dei problemi, chiedendo contemporaneamente al Cremlino e al Ministero della Difesa le azioni più dure possibili. Pubblicisti e analisti criticano il “partito della pace” condizionato e scrivono della necessità di continuare le ostilità fino alla fine, chiedono la mobilitazione generale e il trasferimento dell’economia sul piano bellico. I rappresentanti del segmento Telegram favorevole alla guerra criticano sempre più le autorità. Di norma, lamentano l’indecisione e l’insufficiente rigidità del Ministero della Difesa, dei singoli generali e di una cerchia indefinita di civili, accusandoli di tradimento. Per certi versi, questa situazione assomiglia a quella di Telegram agli albori della sua popolarità in Russia. I canali a favore della guerra pubblicano punti di vista diversi dalla posizione ufficiale del Cremlino, oltre a informazioni più o meno affidabili sulla situazione al fronte. Naturalmente, questo punto di vista alternativo attrae il pubblico – i “canali z” sono piuttosto popolari – ad esempio, l’inviato militare Semyon Pegov è letto da 1,3 milioni di utenti e Rybar, uno dei canali analitici pro-militari più popolari, ha poco più di un milione di abbonati. In un certo senso, Telegram può essere definito il principale media militare russo. I sostenitori della “guerra per la piena vittoria” cercano la verità e le risposte alle domande – “di chi è la colpa” delle sconfitte e “cosa fare” nei “canali z”, ricevendole in forma semplice e armoniosa. Naturalmente, la colpa è dei “generali sciocchi e dei funzionari traditori”, e per vincere bastano azioni estremamente dure al fronte e il trasferimento del Paese su binari di mobilitazione. Questo quadro tranquillizza il pubblico favorevole alla guerra, che ha iniziato a sospettare che lo stato dell’esercito russo nella realtà e nei servizi televisivi siano cose diverse e si preoccupa delle sconfitte. Nel frattempo, questi canali riscaldano il fervore militare dei cittadini che sostengono la guerra. Paradossalmente, i corrispondenti militari e i pubblicisti e analisti favorevoli alla guerra sono letti anche dagli oppositori delle ostilità: vogliono ricevere informazioni veritiere sulla situazione e capire l’umore del pubblico z.

Bussare alla porta del Cremlino

Naturalmente, i blogger politici presenti sulla piattaforma stanno cercando di trasformare Telegram militare, così come Telegram politico, in uno strumento di influenza sulle persone che prendono le decisioni – cioè i vertici del Paese, compreso Vladimir Putin. I canali di Telegram sono anche inclusi nel monitoraggio del presidente, il che significa che in teoria, attraverso i post di Telegram, è possibile esternare le proprie opinioni al capo di Stato. È a Putin che i sostenitori della guerra si rivolgono nei loro canali; è a lui che chiedono azioni dure e una campagna contro Kyiv e Lviv. Questi autori fanno pressione sull’ansia da indice di gradimento del presidente, insistendo sul fatto che i negoziati di pace o il ritiro delle truppe da un certo territorio non saranno compresi dal “popolo profondo”, che presumibilmente chiede la distruzione dell’Ucraina e dell’Occidente. E qui inizia la solita manipolazione politica di Telegram dell’opinione e del wishful thinking. Con tutte le caratteristiche dei sondaggi d’opinione in tempo di guerra, la maggioranza dei cittadini non è affatto assetata di sangue ed è pronta a sostenere la pace se Putin la accetta. I sondaggi mostrano come la gente sia preoccupata per la guerra, la mobilitazione e il deterioramento del tenore di vita; anche il rating delle autorità è in calo. Ma gli autori favorevoli alla guerra e i loro patrocinatori dipingono un quadro diverso, di preparazione alla vittoria a tutti i costi. Kadyrov e Prigozhin, citati con rispetto dai corrispondenti militari, il primo vice capo dell’amministrazione presidenziale Alexei Gromov, che supervisiona i tabloid del Cremlino dove lavorano i corrispondenti militari, sembrano essere probabili patrocinatori di questo punto di vista, dipingono una realtà alternativa in cui il “popolo” è pronto a sopportare qualsiasi difficoltà in nome della vittoria e chiede un’azione decisiva (e quindi gli indici di gradimento di Putin calano solo per l’indecisione). In questo senso, il telegramma pro-guerra non è solo il portavoce del partito della guerra, ma anche la sua realtà parallela. Ha i suoi eroi leggendari, i suoi corrispondenti militari che raccontano la verità, il concetto di “signori della guerra” è apparso di recente, con i presunti leader militari di successo come Yevgeny Prigozhin, Ramzan Kadyrov e i loro comandanti scelti del MOD come Sergei Surovikin. Questa realtà è piena di persone desiderose di combattere, ma poi vengono fermate dai traditori nei quartieri generali militari e negli uffici civili di Mosca. Questo “mondo” può essere spaventoso e sembrare abbastanza reale – soprattutto se lo confrontiamo con le risposte dei cittadini alle domande dirette dei sociologi sul loro sostegno a un'”operazione speciale” (ad esempio, secondo l’ultimo sondaggio del VTsIOM, circa il 70% dei cittadini lo sostiene). Ma questo significa che questo “mondo di Telegram” è legato alla realtà, oppure gli autori dei canali z stanno programmando gli atteggiamenti dei russi delusi dalla propaganda televisiva? Probabilmente è la seconda. Inoltre, l’influenza dei canali di telegramma come versione più dura e veritiera della propaganda ufficiale, che colpisce i desideri nascosti del pubblico, è stata ampiamente sopravvalutata. Certo, la copertura dei corrispondenti militari più popolari, ad esempio Semyon Pegov, è di 1,3 milioni di abbonati, ma sommare l’audience di Pegov e di altri corrispondenti con più di un milione di abbonati, ad esempio Alexander Sladkov o “Rybar”, è inutile: molto probabilmente vengono letti dalle stesse persone. Decine di migliaia di persone si sono già iscritte ai canali di pubblicisti e analisti che, nascondendosi dietro l’opinione del “popolo profondo”, chiedono sangue. Non si tratta più, cioè, di una copertura totale, almeno in parte paragonabile a quella televisiva. Inoltre, non dimentichiamo che i corrispondenti militari, i pubblicisti e gli analisti favorevoli alla guerra sono letti da un pubblico di opposizione, che dovrebbe essere tranquillamente escluso dai sostenitori della guerra. Se si sottraggono i bot, si scopre che il principale portavoce del partito della guerra suona forte, ma attira una parte piuttosto limitata del pubblico – soprattutto chi è interessato alla politica e alla guerra in particolare.

Tuttavia, il pericolo dei canali z che invitano all’escalation non deve essere sottovalutato; non è la quantità che conta, ma la qualità del pubblico – in questo caso, il presidente. Non per niente a settembre girava voce che il Ministero della Difesa stesse preparando repressioni per i “corrispondenti militari” che avessero criticato il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kharkov. Alla fine non ci sono state repressioni, ma i “corrispondenti militari” hanno capito correttamente il segnale e hanno smesso di attaccare i generali per nome. Putin vive da tempo in una realtà particolare. È pronto a passare ore a raccontare al pubblico la sua versione della storia mondiale, la perfidia degli anglosassoni e la grande missione della Russia, credendo che queste storie siano accattivanti per i suoi ascoltatori. La versione della realtà alternativa dei canali z con gente bellicosa e vittoria ad ogni costo si adatta in parte all’immagine del mondo di Putin. I corrispondenti militari partecipano a eventi pubblici con Putin, lui li incontra e probabilmente li ascolta in qualche modo. Putin non vuole perdere; permette passi impopolari come la mobilitazione perché non li considera impopolari – il capo di Stato crede che la popolazione sia pronta ad andare con lui verso la vittoria e a sopportare le difficoltà. Il portavoce del partito al potere punta con precisione all’orecchio del presidente ed è quindi pericoloso. Putin ricorda i tempi sovietici; ricorda come si distinguevano la propaganda ufficiale e i canali di informazione alternativi, come il samizdat. Il presidente, molto probabilmente, è consapevole di come la fiducia nella propria propaganda sia finita per il governo sovietico. I canali di telegramma filo-militari potrebbero diventare (e a giudicare dal rapporto con i commissari militari) già un “samizdat” per Putin; questi brandelli di informazione potrebbero trasmettergli una confortante narrazione di eroismo, predisponendolo a uno spirito di pericolosa escalation.

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L’UE dichiara la Russia “terrorista”. Altra arma a favore del Ministero della Verità?

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Tempo di lettura: 3 minuti. Se la Russia propone metodi terroristici, chi proverà a fare analisi storiche e geopolitiche o si professerà in favore della pace sarà considerato un fiancheggiatore?

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La risoluzione dell’Unione Europea, votata dal Parlamento con la maggioranza dei presenti con soli 58 contrari e 44 astenuti, ha affermato il principio che la Russia è uno stato che usa metodi terroristici e sponsorizza il terrorismo. Un provvedimento in linea con la russofobia, legittima, che ha interessato gli organi di informazione europea che sotto la supervisione della Commissione hanno costituito un cluster di imprese, associazioni del settore ed università con lo scopo di giudicare la buona e la cattiva informazione che ha assunto i toni di un effettivo Ministero della Verità. Nel caso del Covid prima e nel conflitto ucraino successivamente, sono state diffuse più volte delle liste di proscrizione da alcuni giornalisti italiani e da organizzazioni collegate a loro, come ne nel caso in cui si affermava che fossero state stilate su commissione dei Servizi Segreti italiani.

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Ad aggiungersi alle liste diffuse per mettere in guardia dai propagandisti russi e da coloro etichettati come Putinvhester nel nostro paese c’è stato il Consiglio di Sicurezza ucraino che ha messo nella lista pubblica delle persone collegate al Cremlino prima Matteo Salvini poi la professoressa Di Cesare, diffondendone le immagini segnaletiche in giro per la rete.

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Più volte si sono analizzati i fallimenti della propaganda occidentale in questi mesi di guerra e più volte sono stati messi in moto strumenti a tutela di giornalisti che non hanno saputo convincere le masse sulla necessità degli armamenti e sull’opportunità di evitare la guerra in favore di iniziative diplomatiche, si è prima proposto di bandire le fonti russe dal territorio europeo, poi si è provato a non invitare opinionisti vicini alle posizioni del Cremlino e nel frattempo si è dato mandato di delegittimare sui social network figure considerate scomode per la narrazione filo europeista a matrice atlantica seppur fossero persone stimate a livello accademico e professionale.

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In virtù di questa risoluzione, sarebbe giusto domandarsi se la certificazione Parlamentare di Stato “sponsor del terrorismo” sia valido anche per coloro che sostengono tesi che analizzano anche le ragioni storiche del Cremlino in questo conflitto oppure coloro che in questi mesi hanno espresso concetti di pace e son ostati associati alla propaganda del Cremlino così come accaduto per ultimo alla professoressa Di Cesare. Il fatto che, dinanzi all’esposizione nella pubblica piazza della rete, popolata anche da movimenti ultranazionalisti e filonazisti con ramificazioni internazionali, ci sia stata una minore echo rispetto a casi simili avvenuti nel nostro paese, apre una riflessione su quanto potrà incidere questa risoluzione sulla libertà di espressione di coloro che non fanno propaganda nei confronti del Cremlino, ma esprimono analisi storiche e geopolitiche o che propongono teorie pacifiste in contrasto allo scontro tra i due mondi?

Analizzando la censura preventiva nei confronti delle fonti russe su territorio europeo, il tentativo di limitare sui media l’espressione dei pacifisti, l’etichettare civili come agenti infiltrati dal Cremlino o propagandisti russi, la denigrazione sui social network di persone rispettate da parte di orde di giornalisti ed influencer, si può ampiamente sostenere che questa risoluzione abbia definitivamente chiuso il cerchio sull’attività di propaganda di un Vecchio Continente sempre più avviato allo scontro bellico con il nemico russo.

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15 truffatori di bancomat arrestati a Gangtok

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