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Inchieste

Garante Privacy: sul cookie wall fa il gioco dei social e dei grandi gruppi editoriali

Tempo di lettura: 4 minuti. I dati dei lettori diventano il prodotto quando il servizio è gratuito? Che sia l’inizio per facilitare anche Meta nella gestione del tracciamento degli utenti?

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Tempo di lettura: 4 minuti.

Continua l’avanzata delle società editoriali italiane nell’applicare il metodo Facebook ai siti di informazione che dipendono da testate giornalistiche. Quello che sta avvenendo nel mondo dell’informazione è semplicemente una richiesta di aiuto nei confronti del Garante della Privacy contro delle norme in favore di coloro che navigano i siti in modalità gratuita. Non è un caso infatti che il Garante abbia richiamato le aziende editoriali nel rispettare le regole che riguardano il tracciamento degli utenti attraverso il cookie wall, facendo intendere che quanto stabilito dalla normativa europea sia un faro da seguire. Desta scalpore il fatto che non si considera il mercato pubblicitario attuale e nemmeno il fatto che alcune aziende per anni hanno goduto di un vantaggio dove il prodotto venduto erano proprio i dati degli utenti ai fini pubblicitari.

L’informazione ha un costo, meglio che resti nelle possibilità di pochi?

La normativa vigente non crea fastidi solo ai grandi editori, ma è una falce nei confronti delle piccole aziende del settore dell’informazione che subiscono forti perdite dal mercato pubblicitario già risicato di suo. Se lo stesso problema lo sta avendo anche Facebook in virtù del fatto che c’è la possibilità di non tracciare le proprie preferenze una volta che si è connessi al social network più famoso del mondo, immaginiamo cosa può invece generare questa limitazione su aziende di un settore che ha sempre vissuto di contatti pubblicitari. Perché al netto dei motori di gestione dei banner, che ricordiamo essere in una bolla di monopolio in capo alla piattaforma AdSense di Google, sarebbe possibile vendere spazi privatamente portando in dote i contatti degli utenti che ogni mese navigano sui siti, compresi dati che illuminano eventuali investitori sulla provenienza e sui contenuti che preferiscono. L’attuale sistema non solo ha tagliato fuori temporaneamente dal mercato la gestione degli Analytics di Google sempre per nome per conto di una maggiore libertà della privacy, ma ha ridotto la possibilità per i siti di informazione di affidarsi a metriche precise sul numero effettivo di utenti che navigano e sfogliano le notizie ogni giorno.

“A chi figli e chi figliastri” il Garante ascolta i grandi gruppi, ma ignora quelli piccoli

Non sorprende invece che ci sia stata una presa di posizione improvvisa da parte dei grandi gruppi editoriali che dialogano costantemente con il Garante della Privacy mettendo una condizione di soggezione nei confronti dell’Ente i “piccoli” e non hanno modo di alzare la voce per far valere delle ragioni che già in precedenza segnalavano una falce sulle capacità commerciali dei grandi colossi, che a catena avrebbero distrutto un settore intero. L’impossibilità di avere dei dati attendibili, in controtendenza con quelle che sono le direttive della società futura che invece ha bisogno di acquisire quanti più dati possibili , fornisce una cristallizzazione sia del mercato editoriale sia di quello pubblicitario negando allo stesso tempo l’ascensore sociale virtuoso a nuovi soggetti editoriali che potrebbero offrire un servizio migliore di quei poteri nel settore dell’informazione che per anni si sono consolidati grazie anche ad uno storico acquisito.

L’esempio più interessante da portare al lettore è quello in cui un giornale come Repubblica senza contatti reali, conserva comunque il proprio brand da poter vendere sul mercato a differenza invece di una testata come Matrice Digitale che ha bisogno di vendere i suoi contatti ed una eventuale crescita progressiva nel tempo con il fine di affermarsi nel segmento di informazione sul quale si attende degli investimenti pubblicitari da terzi.

Repubblica prima, poi gli altri, c’è una regia sull’iniziativa editoriale?

La lotta portata avanti da Repubblica, seguita anche dal Corriere Della Sera, dall’esterno fa intendere che non è stata improvvisa, bensì che qualcuno abbia mostrato la via per ottenere una rimodulazione della normativa vigente o una sorta di elusione, che in realtà sarebbe anche sbagliato definire così perché potrebbero sussistere a prescindere i requisiti di legge. Il Garante avviato una istruttoria nella quale dichiara:

Per valutare la liceità delle recenti iniziative di alcune testate giornalistiche on-line che subordinano l’accesso ai loro contenuti al consenso a trattamenti di profilazione (attraverso cookie o altri strumenti di tracciamento) o, in alternativa, al pagamento di una somma di denaro. L’Autorità ha infatti rivolto ai maggiori gruppi editoriali nazionali specifiche richieste di informazioni in grado di chiarire, in particolare, le modalità di funzionamento del meccanismo in questione e le diverse tipologie di scelte a disposizione dell’utente. Ma ha chiesto anche di fornire tutti gli elementi utili a dimostrare che la normativa in materia di protezione dei dati personali sia stata rispettata, innanzitutto riguardo alla correttezza e alla trasparenza dei trattamenti e al fondamentale requisito della libertà del consenso. Sotto la lente del Garante anche le valutazioni di impatto eventualmente effettuate dai gruppi editoriali, come pure le analisi e i criteri adottati per la determinazione del prezzo dell’abbonamento alternativo al servizio disponibile mediante prestazione del consenso.

Il Modello Facebook dalle Istituzioni che lo definiscono “sbagliato”

Quello che il modello Facebook ha espresso nel corso degli anni seppur sia stato ridotto di molto dalle ultime modifiche in materia, risulta essere corretto nei confronti di coloro che investono in progetti editoriali che hanno lo scopo di mantenersi da soli con la vendita degli spazi commerciali anche con il solo numero di contatti senza le loro preferenze. Gli investitori pubblicitari sono sempre più interessati ad ottenere degli spazi sempre più indicati per i prodotti che piazzano ed è per questo che si affidano alla profilazione degli utenti che ne sono interessati. Testate di blasone con un modello di business nelle edicole oggi non hanno molte difficoltà nel riproporre lo stesso modello sui siti Internet così come hanno uno zoccolo duro di clienti che comunque continueranno ad acquistare l’abbonamento in formato digitale.

Garante segugio o seguace dei grandi media?

Lascia invece perplesso il fatto che questa iniziativa tenda a tutelare ancora una volta i pesci grossi dell’informazione, aggiungendosi al Digital Services Act dell’unione europea che prevede l’istituzione di un “Ministero della Verità” che deciderà anche quali sono i contenuti meritevoli di monetizzazione rispetto a quelli che non dovranno godere del finanziamento del mercato pubblicitario. Fa ancora più riflettere il fatto che la stessa Repubblica, promotrice dell’iniziativa nei confronti della legge che norma i Cookie Wall, nei giorni precedenti abbia dichiarato un piano editoriale nel quale verrà dato maggiore spazio ai SEO per consentire una maggiore indicizzazione dei contenuti all’interno della rete. In virtù di questo ragionamento secondo un superficiale calcolo matematico, non sarebbe improprio ed irrispettoso pensare che al Garante della Privacy ci sia una tendenza nel traghettare gli interessi dei grandi ad una “giusta” rappresentanza rispetto al ruolo politico che dovrebbe garantire l’intero mercato senza distinzioni. E se si fa un’analisi di chi ha messo le mani sul Ministero della Verità, acquisiamo un ulteriore coincidenza del quotidiano La Repubblica, attraverso la rappresentanza del gruppo a cui fai riferimento e precisamente GEDI, più di un sospetto, iniziano a maturare delle coincidenze.  Compresa quella degli accordi privilegiati che da tempo Gedi ha con la stessa Facebook a cui il Garante non ha inflitto sanzione dopo che sono stati violati gli account personali di quasi tutti gli italiani.

Fermiamoci qui, questa volta.

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Truffa lavoro Online: analisi metodo Mazarsiu e consigli

Tempo di lettura: 4 minuti. Mazarsiu e Temunao sono solo due portali di arrivo della truffa di lavoro online che sta rubando soldi agli italiani

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Dopo l’inchiesta di Matrice Digitale sui portali web Mazarsiu e Temunao, molti lettori hanno ringraziato la redazione per aver trattato la notizia che li ha favoriti nell’essere più prudenti nel versare fondi a quel metodo che si sarebbe rivelato in futuro una vera e propria truffa. Il merito non è della testata, ma di coloro che hanno segnalato via WhatsApp o tramite sezione anonima sul sito di aver subito una truffa e di aver effettuato denunce presso la Polizia Postale o i Carabinieri del proprio comune. Chi ha scampato il fosso dell’effettuare un investimento, ha avuto il merito e la premura di cercare online se la piattaforma fosse o meno legittima.

Nonostante in questi giorni ci sia molto clamore sulle notizie di lavoro online, siamo riusciti ad ottenere su collaborazione di un lettore una prova di uno dei tanti ganci che vengono utilizzati dai criminali per adescare le proprie vittime. Come visto in precedenza, gli strumenti per veicolare pagine di arrivo che stabiliscono il contatto con i criminali sono le piattaforme di pubblicità dei social media come Facebook, Telegram e le stesse Google Ads.

Quando si arriva una pagina che propone di offrire un lavoro, imprenditoriale e che garantisce una rendita di 800 al mese come in questo caso, è possibile notare che vengono richiesti i recapiti di telefono e email. Dopodiché le potenziali vittime vengono contattate in forma privata sui programmi di messaggistica Telegram e Whatsapp e vengono introdotte ad iscriversi all’interno della piattaforma Mazarsiu o Temunao ed ha inizio la truffa.

Una segnalazione arrivata alla Redazione spiega il metodo: Ho risposto all’annuncio, chiedono ancora di collegarsi a Mazars e creare un profilo per completare 38 ordini. Ad un certo punto bloccano il completamento e ti impongono di risolvere il problema contattando Lara Cruz, la quale ti consiglia di scaricare bitget e di acquistare, tramite carta di credito, cripto valuta per 65 euro. Se interrompi la comunicazione ti sollecita a continuare e ti propone l’aiuto se le invii screenshot con dati sensibili.

Se in questo momento stai leggendo questo articolo ed hai già concesso i dati telefonici ed email ai criminali e sei nella fase intermedia che comprende la post registrazione al sito e l’apertura di un conto corrente su piattaforma legittima Bitget, sappi che devi bloccare immediatamente il tuo reclutatore e lo devi segnalare alle Autorità competenti. Avendo già fornito i dati telefonici ed email non devi essere preoccupata di essere truffati successivamente, al massimo sarà possibile in futuro essere contattati via mail o attraverso numeri diversi con proposte simili.  

Tra gli utenti che hanno contribuito a renderci il quadro più chiaro circa l’utilizzo delle chat e su cui già si è prospettato che vengono creati diversi gruppi WhatsApp con il nome del sito Internet Mazarsiu ed un numero incrementale per ogni singola chat, resta il fatto che alcuni utenti siano stati aggiunti da reclutatori all’interno di gruppi creati ad hoc per loro dove risulterebbero dei commenti senza senso o sgrammaticati, generati probabilmente o dallo stesso reclutatore o da un sistema di bot con l’aiuto di una traduzione automatica, ma questo non è possibile confermarlo. Quello che invece è possibile affermare, grazie alle indicazioni di un utente, tra i primi a segnalarci questo metodo truffaldino, è stato che ha provato ad iscriversi fornendo lo stesso numero di telefono ed è stato contattato più di una volta da reclutatori che avevano sembianze e numeri di telefono diversi. Seppur questo possa far intendere ad un sistema automatizzato, risulta poco conforme all’automazione il fatto che la vittima o potenziale tale possa non essere individuata da chi compie la truffa e ricontattata più volte.

Un singolo truffatore o un sistema criminale?

Quello che invece risulta da questa analisi è sicuramente il fatto che ad agire non sia un singolo bensì un’intera squadra e che i reclutatori in realtà siano i agenti commerciali di questo sistema truffaldino. Molti dei reclutatori non rispondono al telefono e questo non vuol dire di certo che si tratta di robot, ma c’è chi è riuscito ad interloquire con soggetti che sono sembrati anche disponibili al telefono ed addirittura qualcuno ha preso impegno di invitare un truffato presso la sede romana che ovviamente non esiste.

C’è anche chi è riuscito ad ottenere una breve conversazione su WhatsApp mostrando la nostra inchiesta ed il truffatore ha insultato lui ed e tutti gli italiani facendo riferimento ad un maiale. L’associazione italiani-maiali è ovviamente un riferimento alla tecnica del pig butchering che consiste nello spolpare a poco a poco la vittima di truffa.

Consigli non richiesti

I consigli che la redazione di Matrice Digitale si sente di dare, sulla base della sua esperienza maturata grazie alle migliaia di pubblicazioni inerenti il crimine informatico e le truffe online, sono quelle di verificare sempre la fonte che promette guadagni che ad oggi sono impossibili o quasi da ottenere nel mercato del lavoro globale. Grazie a questo modus operandi, alcune persone si sono salvate dalla truffa Mazarsiu perché hanno trovato chi è già stato truffato e non ha avuto vergogna di comunicare la propria esperienza a degli sconosciuti, mai vergognarsi di aver subito una truffa, che hanno raccontato la sua esperienza condividendola con noi e denunciando il fatto alla Polizia Postale ed ai Carabinieri, garantendo così che altre persone non cadessero nella truffa.

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Inchieste

Israele vs Hamas oppure vs Palestina? Le AI più importanti rispondono

Tempo di lettura: 10 minuti. Israele vs Hamas oppure vs Palestina? Lo abbiamo chiesto alle intelligenze artificiali ChatGpt-4o, Google Gemini, Mirosoft Copilot e Grok

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Il conflitto nella Striscia di Gaza imperversa dal 7 ottobre con vittime che sono arrivate a 36.000 circa dalla parte dei palestinesi a cui si aggiungono i 1400 circa degli israeliani colpiti dall’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023 . ad oggi la guerra e tra Israele e Hamas oppure tra Israele e di palestinesi ? una domanda questa che richiede un’analisi oggettiva e che trova una forte divisione nell’opinione pubblica tra i sostenitori della legittimazione di Israele contro Hamas non curanti delle vittime dei palestinesi . chi invece è più sensibile al conflitto e non accetta il sacrificio di 35 000 abitanti di Gaza , tra cui molte donne e bambini , ed è contro la narrazione portata avanti dalla maggior parte dei media per cui la guerra sia tra Israele ed Hamas.

Scopo della ricerca

Come già avvenuto per il conflitto in Ucraina , Matrice Digitale interpellato quattro applicativi di intelligenza artificiale e precisamente Google Gemini, Microsoft Copilot, ChatGPT nella sua ultima versione 4o e Grok sviluppata da Elon Musk per la piattaforma di social media X.

La ricerca intende far emergere quanto le risposte dell’AI siano corrette ed approfondite e tengano conto di diverse variabili su un contesto difficile come quello della guerra. Si vuole comprendere anche come l’opinione pubblica ritenga che debba essere trattata questa notizia e se le risposte fornite dalle intelligenze artificiali interpellate siano in linea con il buon senso senza entrare nel merito di chi ha ragione o di chi ha torto.

Impostazione della ricerca

La ricerca ha una sua impostazione molto elementare e che pone alcune domande uguali a tutti e quattro gli strumenti interpellati:

Perchè c’è la guerra a Gaza?

Chi è in guerra?

Come sta andando la guerra?

Di chi è la colpa?

Successivamente si sono insinuate delle domande con il fine di capire da dove nascono le risposte e se cè margine di trattativa nella formulazione di un ragionamento alternativo a quello ottenuto in piena autonomia dall’intelligenza artificiale, stuzzicata secondo un ragionamento che, almeno a noi, sembra concentrato sulla logica di chi pensa in modo diverso, non giusto sia chiaro, e sull’analisi semantica del testo fornito.

Google Gemini si tira fuori dal dibattito

Interpellato, Google Gemini si è tirato fuori dal dibattito invitando l’utente ad effettuare delle ricerche online perché la situazione è molto complessa e, nonostante abbiamo provato a fare un giro un pò più largo per poi richiedergli le stesse cose, si è rifiutato di fornirci una sua interpretazione.

Chat Gpt-4o non è aggiornato, ma la ricerca conferma Israele vs Hamas

ChatGpt-4o dimostra di non essere aggiornato Ed ha iniziato a raccontare il conflitto palestinese come se nulla fosse successo oggi senza preoccuparsi di fare una ricerca su Internet . appena gli è stato chiesto di andare in rete e trovare delle informazioni sull’attuale conflitto ha continuato nel parlare di Israele ed Hamas come soggetti coinvolti tra le parti senza prendere in considerazione la variante dei 35.000 morti, tra cui figurano donne e bambini inermi palestinesi.

Continuando nella conversazione, l’applicativo ha più volte ribadito che le responsabilità sono di più parti, ma nella dinamica del conflitto è ancorato a notizie non proprio fresche seppur riconosce che le azioni di Israele siano spesso inefficaci e mortali per la sua popolazione. Fa riferimento, ad esempio, agli attacchi precedenti in cui Israele avvisava i cittadini con correttezza istituzionale, ma questo esclude il presente dove Gaza è stata raggiunta da 40.000 e più dispositivi di esplosione.

La sorpresa GroK: Il conflitto è Hamas – Israele

Nel social più “libero” dell’Internet, abbiamo lanciato un sondaggio elencando diverse bolle ed ottenendo 196 voti, il pubblico ha elencato come affermazione corretta all’89,3% che l’affermazione corretta è Israele vs Palestina.

Percentuale che scende in diversi gruppi WhatsApp dove è stato chiesto lo stesso quesito e su 320 voti il 78% ha scelto che l’affermazione corretta è sempre Israele vs Palestina. La piattaforma di Musk, ha posto senza ombra di dubbio che il conflitto è tra Hamas ed Israele e quando gli viene fatto notare la morte dei civili Palestinesi, donne e bambini per l’esattezza, così come ChatGPT afferma che sono morti collaterali ed innocenti al conflitto le cui responsabilità sono di entrambi.

Le 35.000 vittime citate nel contesto si riferiscono alle vittime di Gaza dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas, il 7 ottobre 2023. Queste cifre si basano sui rapporti del Ministero della Sanità palestinese a Gaza e di altre fonti. È importante notare che il conflitto ha provocato vittime da entrambe le parti, con perdite significative di vite umane e sfollamenti a Gaza.

Ad una domanda successiva e diretta su tra chi fosse il conflitto, Grok risponde però in modo più delicato:

Il conflitto è principalmente tra Israele e Hamas, un gruppo militante palestinese che governa la Striscia di Gaza. Tuttavia, fa anche parte del più ampio conflitto israelo-palestinese, che coinvolge anche altri attori e fattori.

Microsoft Copilot “umanamente” sicuro: Israele vs Hamas

La discussione più accesa è con l’applicativo web di Microsoft con AI, Copilot, che parte subito a razzo, ma fornisce una lettura più completa individuando l’anno 2007 come l’inizio delle tensioni tra Hamas e Israele senza ascriverlo a tutto il conflitto iniziato nel 1948:

La guerra a Gaza è un conflitto complesso che coinvolge principalmente Israele e Hamas1Questo conflitto ha radici profonde e risale a decenni fa2La Striscia di Gaza, dove si svolge la maggior parte del conflitto, è un territorio densamente popolato che confina a sud-ovest con l’Egitto e a est con Israele2Dal 2007, la Striscia di Gaza è sotto il controllo di Hamas3.

Recentemente, la guerra è stata riaccesa quando Hamas ha lanciato un attacco senza precedenti a Israele24Da allora, ci sono stati continui bombardamenti e attacchi da entrambe le parti567.

Per quanto riguarda la colpa, è un argomento molto delicato e complesso. Il conflitto tra Israele e Palestina è stato definito come “la pace impossibile” a causa delle continue divergenze tra i due Paesi2Alcuni ritengono che Hamas sia il principale responsabile per l’escalation recente del conflitto8. Tuttavia, è importante notare che la situazione è molto complessa e ci sono molte sfaccettature e prospettive da considerare.

Ti prego di notare che queste informazioni potrebbero non essere aggiornate. Ti consiglierei di cercare notizie recenti per avere le informazioni più aggiornate sulla situazione.

Mi parli di guerra tra Israele e Hamas, ma ci sono in realtà 35.000 vittime tra i cittadini di Gaza, comprese donne e bambini, e la guerra è a Gaza. Le vittime sono tutte ascrivibile ad Hamas?

La situazione a Gaza è molto complessa e tragica. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, il numero di vittime è arrivato a 35.9031Questo numero include donne, bambini e uomini234.

Tuttavia, attribuire tutte le vittime ad una sola parte del conflitto è un argomento molto delicato e complesso. Ci sono molte sfaccettature e prospettive da considerare. Ad esempio, alcuni rapporti suggeriscono che l’attacco iniziale di Hamas ha innescato l’escalation del conflitto5Allo stesso tempo, ci sono stati rapporti di attacchi israeliani che hanno causato un gran numero di vittime civili67.

È importante sottolineare che queste informazioni sono basate su fonti disponibili e potrebbero non essere completamente accurate o aggiornate.

Nessuno però gli ha chiesto di chi sia la colpa, ma la domanda è stata diretta solo sulla classificazione dei civili, ma poi gli si chiede se Gaza si trovi in Hamas ed io sapevo che a Gaza c’erano i palestinesi”

Quindi Gaza si trova ad Hamas? Io credevo fosse in Palestina ed i cittadini della Palestina non erano di Hamas, ma palestinesi.

Hai ragione, la Striscia di Gaza è un territorio che fa parte della Palestina12È abitata da oltre 2 milioni di palestinesi1Tuttavia, dal 2007, la Striscia di Gaza è sotto il controllo di Hamas, un’organizzazione islamista13. Questo non significa che tutti i palestinesi siano membri di Hamas. Infatti, la maggior parte dei residenti di Gaza sono civili che vivono le loro vite indipendentemente dal conflitto1.

Quindi il conflitto è tra Hamas e Israele oppure Palestinesi ed Israele?

Il conflitto è spesso descritto come tra Israele e Hamas, che è un’organizzazione politica e militare che controlla la Striscia di Gaza. Tuttavia, è importante sottolineare che non tutti i palestinesi sono membri o sostenitori di Hamas, e le azioni di Hamas non rappresentano necessariamente le opinioni di tutti i palestinesi.

D’altra parte, quando si parla di conflitto tra Palestinesi e Israele, si fa riferimento a un conflitto più ampio che include non solo la Striscia di Gaza, ma anche la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Questo conflitto riguarda questioni come il controllo del territorio, lo status di Gerusalemme, il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e altri problemi.

Anche in questo caso, CoPilot ignora o non ragiona sul fatto che l’attuale guerra non solo sta distruggendo Gaza, ma ha creato più tensioni anche nei territori della Cisgiordania e quindi ha un po’ di contraddizione da dover risolvere.

Quindi quando è scoppiata la guerra in Afghanistan a morire non sono stati gli afghani, ma tutte le vittime del luogo erano terroristi di Al Qeida?

La guerra in Afghanistan, che è iniziata nel 2001, ha avuto un impatto devastante sulla popolazione civile12Secondo i dati del Watson Institute della Brown University, dal 2001 al 2021, le vittime civili decedute a causa delle violenze e delle conseguenze dell’intervento militare sono state circa 47.245 in Afghanistan3.

Tuttavia, non tutte le vittime erano membri di Al Qaeda. La guerra ha coinvolto una serie di gruppi e forze, tra cui i talebani, l’esercito degli Stati Uniti, le forze di sicurezza afgane e altre milizie4Questi gruppi sono stati tutti coinvolti in attacchi che hanno provocato enormi sofferenze ai civili4.

Quindi come fai a sostenere che una risposta giusta come quella di israele all’azione di Hamas non si sia trasformata una guerra contro il popolo palestinese tutto? La guerra tra Hamas ed Israele è iniziata nel 47?

Il conflitto tra Israele e Hamas è un aspetto del più ampio conflitto israelo-palestinese, che ha radici che risalgono al 1947 con la partizione della Palestina. Tuttavia, Hamas come organizzazione non esisteva nel 1947. È stata fondata nel 1987, durante la Prima Intifada1.

La recente guerra tra Israele e Hamas è iniziata il 7 ottobre 2023123Questo conflitto ha avuto un impatto significativo sulla popolazione civile di Gaza1. Tuttavia, è importante sottolineare che non tutti i palestinesi sostengono Hamas o sono coinvolti nel conflitto. Molti sono civili che cercano di vivere le loro vite nel mezzo del conflitto1.

Per quanto riguarda la tua domanda sulla trasformazione del conflitto in una guerra contro tutto il popolo palestinese, è un argomento molto delicato e complesso. Le azioni di entrambe le parti nel conflitto hanno avuto un impatto significativo sulla popolazione civile. Tuttavia, attribuire la colpa a una sola parte o generalizzare l’intera popolazione di un territorio è un semplificazione eccessiva di una situazione molto complessa.

Ok quindi ad oggi la guerra è tra Hamas e Israele oppure Israele e Palestina?

Il conflitto attuale vede coinvolte principalmente due parti: Israele e Hamas, l’organizzazione che controlla la Striscia di Gaza. Tuttavia, questo non significa che il conflitto riguardi solo queste due entità. Le azioni di Hamas e Israele hanno un impatto diretto sulla vita dei palestinesi a Gaza e in altre parti della Palestina.

Quindi, mentre è corretto dire che c’è un conflitto tra Hamas e Israele, è altrettanto corretto dire che c’è un conflitto più ampio tra Israele e i Palestinesi. Questo conflitto più ampio include questioni come il controllo del territorio, lo status di Gerusalemme, il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e altri problemi.

Perchè parli di attribuire la colpa ad una parte? ti ho chiesto solo chi sono le parti coinvolte nel conflitto e tu mi dici Israele ed Hamas, ma i morti sono palestinesi e non sono tutti terroristi o iscritti ad Hamas come partito politico.

Hai ragione, mi scuso se le mie risposte precedenti hanno potuto sembrare fuorvianti. Le parti principali coinvolte nel conflitto sono Israele e Hamas. Tuttavia, come hai correttamente sottolineato, le conseguenze di questo conflitto colpiscono l’intera popolazione di Gaza, che è in gran parte composta da civili palestinesi.

Molti di questi civili non sono affiliati a Hamas e sono semplicemente vittime delle circostanze. La guerra ha causato un gran numero di vittime civili, tra cui donne, bambini e uomini. Questo è un aspetto tragico e doloroso del conflitto.

Ti ringrazio per aver portato alla luce questo punto importante. È fondamentale ricordare che dietro i numeri e le statistiche ci sono persone reali che stanno soffrendo le conseguenze di questo conflitto.

Considerazioni dell’autore

Le risposte fornite dagli applicativi dimostrano che se qualcuno dovesse chiedere notizie sull’attuale guerra di Gaza all’intelligenza artificiale, troverebbe delle risposte che affermano che il conflitto sia tra Israele ed Hamas senza far riferimento alle vittime palestinesi. Se Google si tira dal confronto invitando ad un libero arbitrio fatto da ricerche OnLine sui suoi canali, con i pro ed i contro del suo algoritmo che propone alcuni contenuti “selezionati” secondo una logica di mistero industriale, ChatGpt e Microsoft Copilot partono spediti e forniscono una verità parziale perché monca dell’aspetto umano e degli effetti che la guerra porta.

I due cugini, che utilizzano la stessa tecnologia addestrata da OpenAI, danno l’impressione di ignorare che Gaza si trovi in Palestina e danno per scontato che il conflitto si svolga in un certo senso nello “stato” di Hamas. Anche se non fosse così, la parola Palestina appartiene più al contesto, ma non è indicata come territorio di scontro. Mentre ChatGpt fa una ricerca obbligata in rete dopo il nostro invito, avendo compreso che la sua risposta non sia aggiornata, Microsoft CoPilot su Bing già offre la ricostruzione con l’uso delle fonti ed il rischio è che il destinatario del servizio, solitamente chi cerca attraverso l’AI e non ha interesse ad approfondire nonostante gli inviti dell’applicazione, si soffermi sulla prima risposta fornita. Grok invece è l’opposto del pensiero diffuso sulla piattaforma X che, seppur non statistico come valore il nostro sondaggio, ha percentuali alte di coloro che ritengono che il conflitto sia Palestina vs Israele in netto contrasto alla narrazione giornalistica e anche della maggior parte degli utenti accreditati come esperti in materia sul social.

L’informazione diventa uno strumento per riscrivere la storia

L’’aspetto importante, sottovalutato da molti, di questa vicenda è proprio che quando si fanno le ricerche online con l’AI, quest’ultima predilige secondo una logica ignota determinate fonti e se la maggior parte delle fonti parla di un conflitto Israele vs Hamas, magari sbagliando o a scopi propagandistici come è stato denunciato da molti, le risposte saranno superficiali con molta probabilità, visto che lo ammettono gli stessi applicativi, ma potrebbero restituire dei falsi storici. Questo appena descritto è quello che avviene con ChatGpt e Copilot. Per quanto riguarda Grok invece, l’AI di Musk effettua una ricerca interna alla sua piattaforma ed il fatto che la risposta sia allineata alla rete Internet Occidentale fa intuire che le polemiche su X, antisistema, non sembrino reggersi perchè la sua stessa AI fornisce risultati in linea con il pensiero dominante nell’establishment Atlantista.

Le macchine hanno più empatia di noi oppure logica?

Se analizziamo il conflitto israelo palestinese che imperversa da anni, sarebbe opportuno tenere in considerazione il popolo israeliano del 7 ottobre vittima di un attacco spietato, ma bisognerebbe tenere in considerazione anche quello palestinese che vive a Gaza nello stato non riconosciuto della Palestina.

Ti ringrazio per aver portato alla luce questo punto importante. È fondamentale ricordare che dietro i numeri e le statistiche ci sono persone reali che stanno soffrendo le conseguenze di questo conflitto.

La macchina più “radicale” alla fine ha mostrato un senso di umanità ed empatia. Questo dovrebbe far riflettere in molti che si ostinano ad associare integralmente i Palestinesi ad Hamas, come l’estrema destra Israeliana predica dallo scoppio della guerra, e a descrivere una Gaza totalmente sodale con quel gruppo terroristico che tiene in ostaggio politicamente un’intera popolazione. Una narrazione che è decaduta con la richiesta di arresto per Nethanyau ed il ripristino dei fondi all’URNWA da parte degli stessi stati su cui incidono i giornalisti ed i media che descrivono il conflitto come Israele vs Hamas ed approvano, almeno a voce, due popoli e due stati, riconoscendo di fatto la Palestina: cosa peraltro già fatta da molte nazioni europee ad eccezione dell’Italia.

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Inchieste

Mazarsiu e Temunao: non solo truffa, ma un vero metodo

Tempo di lettura: 4 minuti. Le inchieste su Temunao e Marasiu hanno attivato tante segnalazioni alla redazione di persone che hanno contribuito alla scoperta del metodo

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Si allarga il buco della truffa Mazarsiu.com e si estende ad altri siti. La redazione di Matrice Digitale è stata tempestata di segnalazioni di utenti truffati in pochi giorni dalla pubblicazione dell’articolo. La truffa Mazarsiu è come quella di Mark & Spencer e del nuovo Temunao.com che ha colpito un padre di famiglia disperato nell’aver investito il suo stipendio per arrotondare qualcosa in più.

In sostanza, ci si iscrive ad una piattaforma dove si effettuano ordini con la promessa di ottenere dei premi per poi riscattarli guadagnando molto, troppo forse da far comprendere all’utente che sia stato truffato.

Per questo motivo si consiglia il lettore nel verificare sempre le piattaforme attraverso una ricerca su Internet. Grazie alla tempestiva segnalazione alla redazione ed alla stesura delle inchieste, molti hanno scritto ringraziando Matrice Digitale per averle “salvate” da una truffa.

Come avviene il contatto con i truffatori?

Il contatto con i truffatori avviene, come abbiamo visto precedentemente, attraverso le piattaforme di pubblicità come Google ADS, ma anche direttamente su WhatsApp e qualcuno ha denunciato la presenza di pubblicità ingannevoli su FaceBook, confermato da un utente che ha risposto a una storia ed è stato successivamente contattato dopo aver lasciato i dati.

Una volta che ci si è registrati al portale, si lasciano i propri recapiti e si viene contattati da un assistente che dirotta l’affiliato su programmi di messaggistica. Se l’utente tentenna nell’iscriversi alla piattaforma e chiede informazioni, viene tempestato successivamente da messaggi.

Un’utente ha segnalato alla redazione che, non cascando nella truffa, viene contattata ripetutamente non solo su WhatsApp, ma anche su Telegram. Sia Mazarsiu che Temunao si avvalgono di metodi simili e numeri stranieri per lo più inglesi, anche se qualcuno ha segnalato di essere stato contattato da un numero tedesco. Fa riflettere anche che, chi iscrive le persone e le segue nella procedura, ne richieda poi il codice di affiliazione. Questo fa riflettere su due scenari:

  • Il codice referral serve per “rendere responsabili tutti”, tranne l’autore, di una catena di Sant’Antonio per finire di non incolpare nessuno
  • Il codice potrebbe servire anche a qualche “venditore” della truffa per poter tracciare meglio la sua rete perchè parte di una organizzazione più complessa che gli riconosce provvigioni per ogni individuo truffato.

Come procede il versamento dei fondi?

Più utenti hanno fatto degli acquisti in USDT (criptovaluta ancorata al valore del dollaro) su piattaforma Bitget, un mercato alternativo a Binance, ed hanno inviato importi che arrivano fino a 1500 euro. C’è anche chi ha chiesto di riscattare da subito i propri guadagni per testare l’affidabilità della piattaforma ed il PRIMO riscatto avviene puntualmente.

Ma questa è una strategia che più volte abbiamo visto e che serve ad acquisire fiducia da parte dei criminali per poter poi “mazzoliare” meglio i malcapitati.

L’inizio della truffa

Una volta guadagnato accesso al sistema, si inizia ad effettuare gli ordini di giornata per poi entrare in un gruppo WhatsApp dove è visibile la strategia dei criminali.

Da quanto fornito da un utente circa conversazioni nelle chat, c’è l’impressione, leggendo il modo di interazione degli utenti presenti, che le stanze virtuali siano state allestite ad hoc per una o due persone al massimo e che le conversazioni avvengano o tra bot oppure tra persone che non parlano italiano e quindi traducono male quello che scrivono in un’altra lingua.

Una Chat si chiama Mazars 343 e questo lascia intendere che ne esistano diverse ed ognuna sia stata allestita per pochi utenti reali truffati.

La differenza con Kadena

A differenza di Kadena che nasceva come truffa amorosa che arrivava ad importi maggiori perchè durava molto e faceva leva sui sentimenti, l’attuale schema messo in piedi per Mazarsiu e Temunao e molti altri ancora ed è destinato alla spicciolata composta da più persone che cercano lavoro ed hanno bisogno di soldi. Arrivati ad una soglia di 1500 spesi e con una richiesta di altri 1500 per sbloccare la situazione, chi ha bisogno di soldi si tira indietro perché non ne ha e si rende conto di essere stato truffato.

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