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Inchieste

L’Europa vara il Ministero della Verità a matrice atlantica: vi sveliamo la cellula italiana

Tempo di lettura: 11 minuti. Insegnare a riconoscere la verità oppure ad educare ad una verità? Ecco la risposta alla propaganda russa dall’Unione Europea: con l’aiuto delle organizzazioni atlantiche

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Per chi ha fretta, l’Unione Europea ha:

  • Esteso il campo di azione del Codice di Condotta sulla disinformazione del 2018 con poteri di imporre la demonetizzazione dei contenuti e la loro rimozione
  • Ha individuato una struttura di pertinenza alla Commissione Europea denominata Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO)
  • L’EDMO ha degli hub territoriali dislocati sul suolo europeo, 8 precisamente, che fanno da supporto alle attività di analisi e ricerca sui territori
  • La struttura italiana è l'(IDMO – Italian Digital Media Observatory) ed è coordinata da Gianni Riotta
  • Tra i partner dell’Osservatorio figurano Luiss, Gedi, NewsGuard dove Riotta ha incarichi professionali
  • L’attività del contrasto alla disinformazione rischia non solo di assumere una lettura politica, ma è strettamente collegata ad un interesse non solo particolare dell’Unione Europea ma al contesto Atlantico avvalendosi di società d’oltreoceano, associazioni europee filo atlantiche ed associazioni di settore che contrastano qualsiasi regime considerato non democratico.

L’articolo presenta una fotografia dei partner del progetto lasciando al lettore l’analisi critica, con fonti annesse per approfondire, e lo invita a trovare una risposta alla domanda:

E’ possibile che una struttura tecnica gestita da politici e da professionisti di una precisa ideologia possa viziare l’offerta della qualità dell’informazione sul territorio Europeo con effetti censori?

Nel settembre 2021 viene presentato in pompa magna l’European Digital Media Observatory che ha lo scopo di monitorare le Fake News sui media ed avviare un percorso di contrasto alla disinformazione in rete ed in particolare sui i social media.

A benedire l’iniziativa in Italia del network di hub nazionali in otto paesi UE è Paolo Gentiloni, del Partito Democratico nella Commissione Europea con delega all’economia. Nella nota ANSA è possibile leggere i compiti dell’EMDBO, in Italia IDMO, e precisamente sono quelli di di studiare l’impatto delle fake news sulle società per diffondere pratiche positive nell’uso dei media digitali.

L’osservatorio europeo EMDBO

L’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO) riunisce fact-checkers, esperti di media literacy e ricercatori accademici per comprendere e analizzare la disinformazione, in collaborazione con le organizzazioni dei media, le piattaforme online e gli operatori del settore.
EDMO metterà a disposizione una piattaforma per sostenere il lavoro di una comunità multidisciplinare con competenze nel campo della disinformazione online. EDMO contribuirà a una comprensione più approfondita di attori, vettori, strumenti, metodi, dinamiche di diffusione, obiettivi e impatto sulla società.

Profilo Twitter ufficiale di EDMO, cofinanziato dall’Unione Europea come si legge sull’immagine di copertina

Da profilo Twitter dell’osservatorio è indicata come sede la scuola transnazionale europea che si trova anche Firenze ed è parte dell’European Academic Institute (IUE): il principale istituto in Europa dedicato alle scienze sociali e umanistiche. Fondato nel 1972 dai sei membri originari delle Comunità europee di allora, l’IUE si è guadagnato la reputazione di centro transnazionale di ricerca e di apprendimento superiore la cui sede è a Firenze e si presenta come un centro di formazione della classe dirigente politica al di sopra degli stati, intesa dal punto di vista della concezione europeista della politica.

Home page della sezione della Scuola di Governance Transnazionale

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I partner dell’osservatorio italiano

Sempre dall’ANSA si legge che l’Hub italiano (IDMO – Italian Digital Media Observatory) è realizzato con il coordinamento dall’Università Luiss Guido Carli insieme a Rai, Tim, Gruppo Gedi La Repubblica, Università di Tor Vergata, T6 Ecosystems, Newsguard, Pagella Politica e con la collaborazione di Alliance of Democracies Foundation, Corriere della Sera, Fondazione Enel, Reporters Sans Frontières, The European House Ambrosetti.

Chi è il direttore di questa struttura? Il giornalista de La Stampa, Gianni Riotta che dichiara in occasione della presentazione della struttura italiana alla LUISS che “Lavoreremo per insegnare a distinguere il vero dal falso“.

L’osservatorio italiano non è invece fondato dall’Unione Europea, ma sembrerebbe essere parte del progetto Connecting Europe Facility, CEF: fondo dell’Unione Europea istituito nel 2014 per gli investimenti infrastrutturali (in particolare le Reti transeuropee) in tutta l’Unione in progetti di trasporto, energia, digitale e telecomunicazioni, che mira a una maggiore connettività tra gli Stati membri dell’UE. Opera attraverso sovvenzioni, garanzie finanziarie e project bond. È gestito dall’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti e successivamente dall’Agenzia esecutiva per il clima, le infrastrutture e l’ambiente.

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La verità è quella degli americani?

Tra i tanti direttori-coordinatori che potevano essere individuati per un lavoro così prestigioso, quanto imparziale nell’ambito europeo, si è scelto un giornalista italiano naturalizzato americano e docente di una università statunitense, Princeton, come Riotta. A sorprendere è anche il fatto che lo stesso Riotta sia un giornalista del Gruppo Gedi e sia parte del board di NewsGuard.

Ma com’è composta questa sovrastruttura che spiega ai giornalisti ed agli editori come fare informazione?

Chi è NewsGuard?

NewsGuard è una società ambigua che si è presentata al pubblico come una ONG contro la disinformazione appena nata pur non essendolo perchè vende le sue rilevazioni a terzi ed è una attività commerciale a tutti gli effetti avendo una natura giuridica tale. L’attività svolta è in sintesi quella di assegnare un punteggio ai siti di informazione su scala mondiale fissando dei paletti ai media basati sul principio di trasparenza e di correttezza delle informazioni e ciclicamente propone degli studi e delle ricerche pubblicando liste di “buoni o cattivi” che entrano appunto nella classifica dei disinformatori. Così come i profili di coloro che collaborano a progetti di questo tipo siano ideologicamente riconducibili ad un’area politica, anche i nemici provengono spesso dalle aree che si contrappongono nella realpolitik.

Gianni Riotta è l’unico italiano nel Comitato Consultivo insieme allo “sconosciuto” Gramaglia, dove i cui “membri forniscono consulenza strategica a NewsGuard. Non svolgono alcun ruolo nelle valutazioni e nella stesura delle schede informative dei siti analizzati da NewsGuard, se non diversamente indicato“. Quindi il presidente dell’osservatorio italiano sui media non ha il potere di segnalare le testate.

Nel footer del sito si legge che è una Inc. seppur venga proposta come una struttura che si avvale della consulenza di docenti universitari e giornalisti indipendenti come se fosse una ONG

Secondo Wikipedia NewsGuard è uno strumento giornalistico e tecnologico che valuta la credibilità dei siti web di notizie e informazioni e tiene traccia della disinformazione online. Gestisce un’estensione del browser e applicazioni mobili per i consumatori, oltre a servizi per le aziende, tra cui uno strumento di sicurezza del marchio per gli inserzionisti e servizi per i motori di ricerca, le applicazioni per i social media, le aziende di sicurezza informatica e le agenzie governative, ma la sua società non è recensita.

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Il Gruppo GEDI

Conosciuto come titolare del noto quotidiano La Repubblica, il gruppo GeDi è anche proprietario di diverse testate giornalistiche locali, che lo rendono di fatto il gruppo editoriale più ramificato sul territorio italiano, ed è anche allo stesso tempo titolare del quotidiano La Stampa e questo fa intendere gli interessi diretti sul gruppo della famiglia Agnelli che ne è azionista di maggioranza. Il direttore editoriale dell’intero gruppo è Maurizio Molinari, noto giornalista internazionale ed ex direttore di Riotta a La Stampa, da sempre identificato, anche Riotta del resto, come personaggio di spicco del giornalismo italiano nel contesto atlantico.

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Alliance of Democracies Foundation (AoD)

La Alliance of Democracies Foundation (AoD) è un’organizzazione no-profit dedicata al progresso della democrazia e dei liberi mercati in tutto il mondo. Seppur sia Danese, perchè fondata nel dicembre 2017 dall’ex segretario generale della NATO ed ex primo ministro Anders Fogh Rasmussen insieme all’uomo d’affari Fritz Schur e all’avvocato Klaus Søgaard, l’obiettivo è quello di combattere i veri nemici della democrazia come Vladimir Putin, Kim Jong-un e Bashar al-Assad. Sempre secondo la visione dell’associazione la democrazia è messa sotto pressione da protezionismo, populismo, nazionalismo, terrorismo e autocrazia e propone in tal senso un programma, Expeditionary Economics, che ha le sue radici negli sforzi compiuti dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda per rafforzare l’Europa del dopoguerra e creare un modello economico migliore di quello comunista offerto dall’Unione Sovietica. “Il programma sostiene progetti imprenditoriali negli Stati in via di sviluppo, nelle democrazie emergenti e nelle aree post-conflitto allo scopo di rafforzare la democrazia negli Stati fragili sviluppando una base economica locale. La Campagna per la democrazia cerca di collegare i sostenitori della democrazia in tutto il mondo e di costruire un movimento intellettuale per la democrazia attraverso una rete di associazioni locali, la presenza online, l’impegno nei media e il sostegno ai dissidenti“. A margine del Vertice sulla democrazia di Copenaghen è stata costituita la Commissione transatlantica sull’integrità elettorale e ne fanno parte: Joe Biden, Nick Clegg, Toomas Ilves e Felipe Calderón. La commissione ha il compito di rafforzare le difese delle democrazie occidentali contro le interferenze esterne.

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Reporter Senza Frontiere

Reporter Senza Frontiere (RSF) è un’organizzazione non governativa e no-profit che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa. L’organizzazione ha sede principale a Parigi ed ha lo status di consulente delle Nazioni Unite. Le sue missioni sono:

  • il monitoraggio costante degli attacchi alla libertà di informazione a livello mondiale;
  • la denuncia di ogni forma di attacco ai media;
  • la collaborazione con i governi per combattere la censura e le leggi volte a restringere la libertà di informazione;
  • l’assistenza morale e finanziaria ai giornalisti perseguitati e alle loro famiglie;
  • l’offerta di aiuto materiale ai corrispondenti di guerra allo scopo di aumentarne la sicurezza.

Stila la classifica annuale sulla libertà di informazione ed allo stesso tempo quella dei predatori della libertà di stampa dedicata ai capi di stato, alle strutture statali o teocratiche che applicano una forte censura nel mondo.

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The European House Ambrosetti

Noto come l’organizzatore dello storico Forum di Cernobbio, The European House Ambrosetti è uno dei maggiori think tank europei che gode di ottimi rapporti con il mondo anglosassone. Il Forum presenta previsioni sulle prospettive economiche e geopolitiche del mondo, dell’Europa e dell’Italia ed analizza inoltre i principali sviluppi scientifici e tecnologici e il loro impatto sul futuro del business e della società. Ciò avviene attraverso incontri, dibattiti e presentazioni di studi speciali ad hoc. The European House – Ambrosetti si presenta sul suo sito internet come un gruppo professionale di circa 250 professionisti, di cui il 54% sono donne, attivo sin dal 1965 e cresciuto negli anni in modo significativo grazie al contributo di molti Partner, con numerose attività in Italia, in Europa e nel Mondo.

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Pagella Politica

Il progetto di Pagella Politica è quello più interessante se consideriamo che dal 2012 monitora le dichiarazioni dei politici e ne trova riscontri sulla loro attività. Un progetto di The Fact-Checking Factory (TFCF) Srl attivo dal 2012 e che oggi grazie a facta.news è uscito dalla sfera politica abbracciando più ambiti della disinformazione. Nel team dell’Osservatorio Europeo, figurano ben tre professionalità di Pagella Politica: Silvia Cavasola, Laura Loguercio e Tommaso Canetta

Pagella Politica ha ben tre esponenti nel team dell’Osservatorio Europeo

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La Commissione Europea ha dato maggiore potere ai gruppi filoatlantici

Lanciato nel 2021, l’Osservatorio Italiano, Europeo e di altri stati, 8 che vi hanno aderito, oggi ha avuto un grande assist dall’Unione Europea che ha sancito l’esistenza di una agenzia di stampa europea che racchiude testate, fact checkers e piattaforme big tech statunitensi già dal 2018, che coincide anno di fondazione dell’americana News Guard, con il Codice di condotta rafforzato sulla disinformazione aggiornato al 2022 dopo le questioni che hanno interessato la pandemia ed il conflitto Ucraino.

Sul sito della Commissione Europea (FONTE) l’iniziativa è presentata così “Nel 2018 è stato istituito per la prima volta un codice di buone pratiche per le piattaforme online, le associazioni di categoria e i principali operatori del settore pubblicitario. che si sono impegnati a contrastare la disinformazione e a migliorare le loro politiche online. Questo si è dimostrato uno strumento innovativo per garantire una maggiore trasparenza e responsabilizzazione delle piattaforme online, nonché un quadro strutturato per monitorare e migliorare le politiche delle piattaforme in materia di disinformazione“.

Ed è proprio nel 2022 che arriva un rafforzamento delle azioni da intraprendere contro i trasgressori e l’istituzione di diverse sovrastrutture:

  • Applicare misure più incisive per demonetizzare la disinformazione 
  • Aumentare la trasparenza della pubblicità politica e della pubblicità tematica
  • Garantire una copertura completa dei comportamenti manipolativi attuali ed emergenti
  • Ampliare rafforzare gli strumenti che consentono agli utenti di individuare e segnalare contenuti falsi o fuorvianti
  • Aumentare la copertura delle azioni di verifica dei fatti in tutti i paesi dell’UE e nelle loro lingue
  • Fornire ai ricercatori un maggiore accesso ai dati
  • Istituire un solido quadro di monitoraggio e comunicazione, con informazioni qualitative e quantitative a livello dell’UE e degli Stati membri 
  • Istituire un centro per la trasparenza
  • Creare una task force permanente per l’evoluzione e l’adeguamento del codice

Mentre l’EDMO figura insieme al Gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi (ERGA) e all’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO) all’interno di questo schema nel quale la Commissione Europea valuterà regolarmente i progressi compiuti nell’attuazione del Codice, sulla base delle relazioni granulari qualitative e quantitative previste dai firmatari (Fonte), della cellula italiana non vi è traccia, se non un autoriconoscimento da parte della struttura madre di hub territoriale che esiste sia in Francia sia in Belgio e Lussemburgo e sia in Polonia di cui se ne parla finanziamento che spetta solitamente a questioni tecniche e non umanistiche di cui per fortuna se ne parla in un articolo de La Repubblica che indica i costi in 1,4 milioni per l’Italia e, in totale, 11 milioni per gli otto hub europei. Un progetto che dovrà avere una durata di 30 mesi a partire dal settembre circa ed i costi sembrerebbero anche pochi se consideriamo i partner in campo e soprattutto le attività da mettere in piedi.

Il Gancio censore nella Commissione Europea

Per rendere possibile questa struttura, in seno all’organismo esecutivo dell’Unione Europea, la Commissione, il burocrate di Bruxelles che incensa il codice di condotta sull’informazione è il sig. Giuseppe Abbamonte promotore italiano dell’iniziativa e nel convegno del 27 ottobre dal come riportato dal profilo della cellula italiana ha dichiarato che:

Il dubbio che ricorre in molti è:

cosa è una fake news? Una notizia palesemente falsa oppure una notizia non gradita?

A giudicare i partner del progetto, il proponente dell’Unione Europea ed il padrino politico dell’iniziativa, non si prospetta nulla di buono per il settore dell’informazione abituato a correre sulle sue gambe da sempre grazie all’intuito dei giornalisti ed al loro modo di essere cane da presa del potere. Abbiamo già visto come si intende il concetto di disinformazione sui social network come Facebook dove non conta quello che dici, se vero o falso, ma quello di cui scrivi di un argomento sensibile come guerra, covid e l’indirizzo è oramai molto chiaro: russofobia e filoatlantismo, prima che europeismo. L’Unione Europea, sotto la guida Von der Leyen ha attuato diversi atti antidemocratici come l’esclusione di alcune fonti giornalistiche extra europee, l’istituzione di una agenzia di informazione europea e lo ha fatto perché l’intero territorio è pervaso dalla propaganda russa e da teorie antiscientifiche che ledono la salute dei suoi cittadini. Un modo fin troppo morboso di prendersi cura delle informazioni che girano sul territorio e che non ha dato fino ad oggi i suoi frutti se consideriamo i dati delle vendite dei giornali in Italia, le acredini che ci sono nel gruppo Gedi su una strategia meno giornalistica e più dedita al seo efficace per ottenere soldi dalle pubblicità con contenuti dettati dalle tendenze commerciali e non dall’informazione al servizio del cittadino, del fatto che i giornalisti non sono più liberi di esprimere dubbi su un determinato tema perchè c’è una pezza d’appoggio sempre fornita da una scienza che per definizione non può dare risposte certe, soprattutto su tematiche improvvise, o su equilibri geopolitici dove non esiste un giusto o uno sbagliato, bensì le pretese dall’una e dall’altra parte e le complessità che la diplomazia tenta di sciogliere senza sparare un colpo di cannone. Nonostante il crollo di credibilità che i media in Italia hanno avuto durante la pandemia e durante il conflitto ucraino, dove si è creato il fronte “o noi, o loro” che ha provocato tensioni sociali mettendo gli uni contro gli altri, l’accentramento dell’informazione in sovrastrutture di sorveglianza e controllo sempre più visibili e stringenti è reso necessario dal fatto che le strategie messe in campo fino ad oggi non sono servite alla strategia di contenimento ed è per questo che si passa a colpire i soldi ed i guadagni degli editori, per questo motivo conta più il seo che la voglia di informare i lettori e chi segue il codice di condotta ha dei sussidi come dimostra il piano pronto da 120 milioni per l’editoria italiana e le edicole dove solo il 10% è stanziato per dare da mangiare ai giovani giornalisti, merce rara al giorno d’oggi:

Giusto finanziare un settore, ma ingiusto e poco democratico imporgli un codice di condotta che segua delle regole che non sono proprie del giornalismo e del modo di fare informazione, altrimenti è un do ut des, dove lo Stato, o l’Europa, impongono un modo di fare giornalismo, fallace e poco credibile, per poi aiutare chi si presta al piano di quello che sembra in realtà un Ministero della Verità.

 

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Elon Musk visita Israele e dice “vaffanculo” ai big sponsor

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Elon Musk, CEO di X e figura di spicco nel mondo della tecnologia, ha recentemente visitato Israele in seguito a controversie legate ad accuse di antisemitismo. Durante la sua visita, ha incontrato il presidente israeliano Isaac Herzog e il primo ministro Benjamin Netanyahu, affrontando temi cruciali legati all’antisemitismo e alla sicurezza.

Incontro con il Presidente Herzog

Isaac Herzog ha sottolineato il ruolo importante di Musk nel prevenire l’antisemitismo, una problematica che ha coinvolto sia lui personalmente sia la sua piattaforma di social media, X. Herzog ha evidenziato come i social media, inclusi quelli guidati da Musk, ospitino spesso contenuti antisemiti.

Visita al Kibbutz Kfar Aza

Musk ha visitato il kibbutz Kfar Aza, che è stato bersaglio di attacchi da parte di Hamas il 7 ottobre. Durante la visita, gli è stato mostrato materiale video sugli attacchi, che hanno provocato la morte di 1.200 persone e il sequestro di 240 ostaggi. Il ministero della Salute di Hamas a Gaza ha riferito che più di 14.500 persone sono state uccise nella campagna di rappresaglia di Israele.

Conversazione con Netanyahu

In una conversazione trasmessa in diretta su X, Musk ha concordato con Netanyahu sulla necessità di distruggere Hamas per ottenere pace e sicurezza. Netanyahu ha paragonato la situazione a quella della Germania e del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

Accordo su Starlink

Durante la visita, è stato raggiunto un accordo riguardante il servizio di internet satellitare di Musk, Starlink. Dopo interruzioni e blackout di internet a Gaza, causati dalle operazioni militari israeliane, Musk aveva proposto di fornire Starlink alle principali organizzazioni di aiuto nel territorio. Tuttavia, Israele ha espresso preoccupazioni sull’uso potenziale di questa tecnologia da parte di Hamas. L’accordo raggiunto prevede che Starlink possa essere utilizzato in Israele e Gaza solo con l’approvazione del governo israeliano.

Gli sponsor non tornano

La visita di Musk segue la sospensione delle pubblicità su X da parte di aziende come Apple, Disney, IBM e Comcast, in seguito a un rapporto di Media Matters for America che ha evidenziato annunci pubblicitari accanto a post pro-nazisti. X ha contestato il rapporto, lanciando una causa legale contro l’organizzazione. Musk è stato anche criticato per aver promosso una teoria del complotto antisemita in risposta a un post su X.

Elon Musk risponde agli inserzionisti con un esplicito ‘Vaffanculo’

Elon Musk ha recentemente fatto poi notizia per una risposta esplicita e carica di espletivi durante un’intervista televisiva in diretta all’annuale conferenza DealBook del New York Times.

Contesto dell’intervento di Musk

Durante la conferenza DealBook Summit 2023 a New York, il 29 novembre, Musk ha risposto in modo esplicito agli inserzionisti che hanno lasciato la piattaforma di social media a causa di post antisemiti che lui stesso aveva amplificato. Musk aveva precedentemente approvato ciò che la Casa Bianca ha definito “odio antisemita e razzista sulla piattaforma, per il quale si è poi scusato e ha cancellato il tweet.

La reazione di Musk agli inserzionisti

Quando l’intervistatore Andrew Ross Sorkin ha chiesto informazioni sugli inserzionisti che lasciavano la piattaforma, Musk ha dichiarato: “Se qualcuno sta cercando di ricattarmi con la pubblicità, ricattarmi con i soldi, vaffanculo… Vaffanculo. È chiaro? Spero di sì.” Musk ha anche salutato il CEO di Disney, Bob Iger, presente tra il pubblico, poiché la compagnia era una delle diverse aziende che hanno abbandonato X.

Impatto del boicottaggio Pubblicitario

Musk ha affermato che il boicottaggio pubblicitario potrebbe “uccidere l’azienda” e ha promesso di documentare in dettaglio l’intero processo. Un rapporto del New York Times del 24 novembre suggeriva che fino a 75 milioni di dollari di entrate potrebbero essere a rischio a causa di oltre 200 inserzionisti, tra cui Airbnb, Coca-Cola e Microsoft, che hanno lasciato la piattaforma.

Perdita di Inserzionisti su X

Secondo un rapporto di NPR del 25 novembre, la piattaforma ha perso 50 dei suoi primi 100 inserzionisti da quando Elon Musk ne ha preso il controllo. Marchi importanti come Ford, Verizon, Chevrolet, Chipotle e diverse aziende farmaceutiche, tra cui Merck, hanno ritirato la pubblicità negli ultimi mesi.

Linda Yaccarino sostiene Elon Musk nell’attacco

Linda Yaccarino, CEO di X, ha pubblicamente sostenuto Elon Musk dopo che quest’ultimo ha risposto in modo esplicito agli inserzionisti che hanno abbandonato la piattaforma. Questa mossa segue le recenti controversie legate ai post di Musk, che hanno incluso contenuti antisemiti e teorie cospirative.

Posizione di Linda Yaccarino

Nonostante la maggior parte delle entrate di X provenga ancora dalla pubblicità, Yaccarino ha preso posizione a favore delle dichiarazioni di Musk. In un post su X, ha scritto: “Oggi @elonmusk ha dato un’intervista ampia e sincera al @dealbook 2023. Ha anche offerto scuse, una spiegazione e un punto di vista esplicito sulla nostra posizione. X sta abilitando un’indipendenza dell’informazione che è scomoda per alcune persone. Siamo una piattaforma che permette alle persone di prendere le proprie decisioni.”

Impatto sulle relazioni con gli inserzionisti

La posizione di Yaccarino potrebbe complicare ulteriormente le relazioni con gli inserzionisti, molti dei quali sono preoccupati per la sicurezza del brand e non vogliono essere coinvolti in una guerra ideologica sulla libertà di parola online e sulla moderazione dei contenuti su X.

X si rivolge alle piccole imprese

Dopo le recenti controversie e la risposta esplicita di Elon Musk agli inserzionisti di grandi dimensioni, X (precedentemente noto come Twitter) sta ora cercando di attirare piccole e medie imprese (SME) per sostenere il suo business pubblicitario.

Focalizzazione su Piccole e Medie Imprese:

  • Strategia di X: X sta ora raddoppiando gli investimenti per facilitare la spesa pubblicitaria da parte di piccole e medie imprese, cercando di compensare le perdite di entrate pubblicitarie causate dall’abbandono degli inserzionisti più grandi.
  • Sfide per X: Un ex dirigente delle vendite pubblicitarie di X ha espresso dubbi sulla capacità della piattaforma di attrarre questo mercato, citando la mancanza di strumenti di acquisto pubblicitario self-service sofisticati e la concorrenza con piattaforme come Meta, Google e TikTok.

Reazioni e implicazioni

  • Reputazione di Linda Yaccarino: Amici e ex colleghi di Linda Yaccarino, CEO di X, hanno cercato di convincerla a lasciare il suo ruolo per proteggere la sua reputazione.
  • Sfide per X: Anche se X avesse gli strumenti giusti per vendere alle piccole imprese, è difficile vedere come la società possa sperare di compensare le entrate pubblicitarie perse dai grandi marchi che spendono milioni di dollari ciascuno.

La mossa di X di rivolgersi alle piccole imprese rappresenta un cambiamento significativo nella strategia pubblicitaria della piattaforma. Tuttavia, rimangono dubbi sulla fattibilità di questa strategia e sulle sfide che X dovrà affrontare per attrarre e mantenere un nuovo segmento di mercato.

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OpenAI: un anno di sorprese, innovazione e montagne russe

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Un anno fa, il 30 novembre 2022, OpenAI ha lanciato ChatGPT, segnando un punto di svolta nell’industria tecnologica. Questo prodotto ha avuto un impatto straordinario, diventando l’applicazione consumer a crescita più rapida di tutti i tempi e generando un fervore nel mondo tech. ChatGPT ha ampliato la percezione pubblica dell’IA, attirando critiche e suscitando interrogativi esistenziali, oltre a influenzare aziende come Microsoft e Google.

ChatGPT: da demo tecnica a gigante della tecnologia

Inizialmente, ChatGPT era inteso come una demo tecnica per raccogliere feedback sulle sue imperfezioni. Basato sulla tecnologia che predice il token successivo in una sequenza, è stato trasformato in un chatbot alimentando il modello di linguaggio con trascrizioni di conversazioni. Nonostante le sue limitazioni iniziali, ChatGPT non è mai rimasto fermo. Con il lancio di GPT-4 nel marzo 2023, ha ricevuto un significativo upgrade, riducendo le confabulazioni e diventando un assistente più affidabile.

Crescita impressionante

Le app mobile di ChatGPT hanno raggiunto un traguardo notevole, superando i 110 milioni di installazioni complessive e quasi 30 milioni di dollari in spese dei consumatori. Questo risultato dimostra non solo l’ampia accettazione di ChatGPT tra gli utenti, ma anche il suo potenziale di generare entrate significative.

ChatGPT Plus: servizio in crescita

ChatGPT genera entrate vendendo l’abbonamento a ChatGPT Plus tramite acquisti in-app. Questo servizio, che costa 19,99 dollari al mese, offre una serie di vantaggi extra, tra cui l’accesso generale durante i periodi di punta, tempi di risposta più rapidi e l’accesso anticipato a nuove funzionalità e miglioramenti. L’abbonamento è stato esteso agli utenti al di fuori degli Stati Uniti nel febbraio 2023, prima del debutto delle app mobili.

Confronto con altre App Chatbot AI

Nonostante il suo successo, ChatGPT non è l’app di chatbot AI con il maggior fatturato. Ask AI, che ha preceduto ChatGPT nel mobile, è in testa e offre diverse opzioni di acquisto in-app a prezzi più bassi per le funzionalità premium. Tuttavia, in termini di download, ChatGPT supera altre app di AI generativa come Character AI, Ask AI, Open Chat e altre.

Presenza globale e utilizzo

India e Stati Uniti sono quasi alla pari per quanto riguarda il paese con il maggior numero di download di ChatGPT, con il 18% e il 17,5% rispettivamente. Tuttavia, un’analisi dei dati Android indica che ChatGPT potrebbe non essere l’app AI più utilizzata, classificandosi al terzo posto dietro a Character AI e un’altra app simile, Chai.

L’Impatto e le sfide di ChatGPT

ChatGPT ha avuto un impatto profondo, accelerando compiti di programmazione per sviluppatori software, assistendo scrittori e fornendo consigli rapidi su vari argomenti. Tuttavia, ha anche portato a crisi educative, diffamazione automatizzata e cause legali. OpenAI ha affrontato queste sfide aggiungendo nuove funzionalità e limitazioni per mantenere ChatGPT in linea, evitando così potenziali controversie.

Il futuro di ChatGPT e l’Intelligenza Artificiale

Ad oggi, ChatGPT di GPT-4 è considerato il leader tra i modelli di linguaggio AI, anche se giganti come Google cercano di raggiungerlo con progetti come PalM e Gemini. L’evoluzione continua di ChatGPT dimostra il potenziale e le sfide dell’intelligenza artificiale, indicando un futuro in cui queste tecnologie saranno sempre più integrate nella nostra vita quotidiana.

Prospettive future

Data.ai prevede che entro la fine del 2023, ChatGPT avrà aggiunto decine di milioni di installazioni e di entrate. Un anno dopo il suo lancio, ChatGPT continua a essere un protagonista importante nel panorama tecnologico.

Sfide e limitazioni: la strada verso il miglioramento

Nonostante il successo, ChatGPT ha affrontato critiche per la produzione di risposte non accurate e per il mostrare bias. Queste limitazioni hanno sollevato questioni etiche e legali, spingendo OpenAI a lavorare su miglioramenti e aggiustamenti. La sfida principale rimane quella di bilanciare l’innovazione con la responsabilità, garantendo che l’IA sia utilizzata in modo etico e sicuro.

Il futuro di ChatGPT: tra evoluzione e potenziale

Guardando al futuro, ChatGPT potrebbe evolversi ulteriormente, con l’introduzione di versioni personalizzate per compiti specifici. Questo non solo amplierà l’ecosistema di chatbot basati sull’IA, ma potrebbe anche aprire nuove frontiere nell’interazione uomo-macchina. La sua capacità di influenzare altri settori e stimolare l’innovazione rimane un punto di forza fondamentale.

Sam Altman ritorna come CEO di OpenAI dopo le montagne russe

Sam Altman annuncia il suo ritorno come CEO di OpenAI, con Mira Murati che riprende il ruolo di CTO. Questo cambiamento segna un momento cruciale per l’organizzazione, che si trova ad affrontare nuove sfide e opportunità nel campo dell’intelligenza artificiale.

Nuova leadership e priorità imminenti

Il ritorno di Sam Altman come CEO di OpenAI e il ritorno di Mira Murati come CTO rappresentano un punto di svolta significativo per l’organizzazione. Altman esprime entusiasmo e gratitudine per il duro lavoro svolto dal team in un periodo di incertezza e sottolinea l’importanza della resilienza e dello spirito che contraddistinguono OpenAI nel settore. La nuova direzione si concentra su tre priorità immediate: avanzare nel piano di ricerca, investire nella sicurezza, migliorare e distribuire i prodotti e servire i clienti, e costruire un consiglio di amministrazione diversificato per migliorare la struttura di governance.

Riconoscimenti e ringraziamenti

Altman ringrazia vari membri del team di OpenAI, tra cui Ilya Sutskever, Adam D’Angelo, Tasha McCauley, e Helen Toner, per il loro contributo significativo. Sottolinea inoltre il ruolo cruciale di Mira Murati e Greg Brockman nella guida dell’organizzazione. Si evidenzia l’importanza di un team forte e unito per il successo di OpenAI e il raggiungimento della sua missione.

Prospettive future e impatto sull’IA

Con il ritorno di Altman e il rinnovato focus su ricerca e sicurezza, OpenAI si prepara a navigare in un paesaggio tecnologico in rapida evoluzione. Questi cambiamenti potrebbero influenzare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generale (AGI) e l’impatto che OpenAI potrebbe avere sul futuro dell’IA.

L’Intelligenza Artificiale e ChatGPT spaventano i Cybercriminali”

Una recente indagine di Sophos rivela che molti cybercriminali sono scettici riguardo all’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, come ChatGPT, per automatizzare le loro campagne malevoli.

Sicurezza e limiti nell’uso dell’IA

L’analisi di forum sul dark web mostra che gli strumenti come ChatGPT hanno numerosi meccanismi di sicurezza che impediscono ai criminali di automatizzare la creazione di pagine di atterraggio malevoli, email di phishing, codici malware e altro. Questo ha portato i criminali a tentare di compromettere account premium di ChatGPT, che presumibilmente hanno meno restrizioni, o a orientarsi verso derivati di GhatGPT, cloni di scrittori AI creati per aggirare tali salvaguardie.

Risultati scarsi e molti dubbi

Molti cybercriminali sono diffidenti nei confronti di questi derivati, temendo che possano essere stati costruiti per ingannarli. “Nonostante le preoccupazioni significative sull’abuso di AI e LLM da parte dei cybercriminali dal rilascio di ChatGPT, la nostra ricerca ha scoperto che, fino ad ora, gli attori delle minacce sono più scettici che entusiasti”, afferma Ben Gelman, senior data scientist di Sophos. In confronto, la discussione sui forum sulle criptovalute è molto più attiva.

Implicazioni etiche e sociali

Christopher Budd, direttore della ricerca X-Ops di Sophos, osserva che, sebbene ci siano stati tentativi di creare malware o altri strumenti di attacco utilizzando chatbot alimentati dall’IA, i risultati sono stati “rudimentali e spesso accolti con scetticismo dagli altri utenti”. In un caso, un attore di minaccia, desideroso di mostrare il potenziale di ChatGPT, ha involontariamente rivelato informazioni significative sulla sua vera identità. Sono stati trovati anche numerosi “pezzi di riflessione” sugli effetti negativi dell’IA sulla società e le implicazioni etiche del suo uso.

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Inchieste

Federprivacy: attacco informatico AlphaTeam è una pessima figura

Tempo di lettura: 7 minuti. L’attacco informatico di AlphaTeam a Federprivacy è il caso di una associazione che cura gli interessi del mercato, ma non i suoi

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federprivacy alphateam attacco informatico
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Federprivacy, l’Associazione Italiana dei Professionisti della Privacy e della Protezione dei Dati Personali, ha subito un grave attacco informatico da parte di AlphaTeam. I dettagli dell’attacco e le sue conseguenze sollevano preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza dei dati personali.

Dettagli dell’attacco e conseguenze

Il 13 novembre, Federprivacy ha subito un’attività di defacing, ovvero la sostituzione illecita della homepage del sito, accompagnata dal furto di due database, un backup completo del server e degli indirizzi e-mail e social, le cui modifiche delle password hanno completato il cerchio dell’attacco informatico di AlphaTeam. Gli account violati sono stati quelli di X, Instagram, LinkedIn e Zoom.

Alpha Team rivendica l’attacco

L’attacco è stato rivendicato da Alpha Team, un gruppo di cybercriminali. Inizialmente, il gruppo aveva spiegato l’attacco come un atto dimostrativo per evidenziare la mancanza di sicurezza di Federprivacy.

Tuttavia, nonostante le promesse iniziali di non divulgare o vendere le informazioni rubate, i dati sono comparsi sul mercato del dark web, Alpha Team ha dichiarato di non mettere più in vendita sul darkweb i dati sottratti a Federprivacy, citando l’impatto che l’azione avrebbe su molti professionisti in Italia.

Quinto livello di estorsione

L’attacco subito da FederPrivacy, definito come un “5° livello di estorsione” da Pietro Di Maria, CEO di mAiLBi Partners e COO di Meridian Group, rappresenta un serio monito per il mondo aziendale sulla vulnerabilità informatica e l’importanza della cyber security.

Di Maria illustra i punti dell’ “Attacco multidimensionale con Gravi conseguenze”

Danneggiamento Esteso: Alpha Group ha superato i limiti del semplice furto di dati, compiendo un deface del sito web di FederPrivacy e accedendo ai social network dell’associazione e del suo Presidente. Questa azione ha causato non solo una perdita di dati, ma anche un danno all’immagine e alla credibilità dell’organizzazione.

Furto e diffusione dei dati

La perdita dei dati di FederPrivacy è stata devastante. I dati rubati sono stati messi in vendita online, esponendo a rischi significativi la privacy dei clienti e dei dipendenti dell’associazione.

Danno alla reputazione

L’uso dei canali social dell’azienda per diffondere l’attacco ha inflitto un grave colpo alla reputazione di FederPrivacy. Questo aspetto dell’attacco sottolinea come la sicurezza informatica sia intrinsecamente legata all’immagine aziendale.

Senza vie di fuga

La natura elaborata e pubblica di questo attacco non lascia spazio a negazioni o interpretazioni alternative. La comunità online è stata testimone diretta degli eventi, rendendo impossibile per le aziende colpite ignorare o minimizzare l’accaduto.

Un mercato di professionisti improvvisati?

Questo attacco evidenzia la vulnerabilità delle aziende di fronte alle minacce informatiche e sottolinea l’urgenza di rafforzare le difese digitali. Ne è convinto Pietro di Maria del fatto che è essenziale dal punto di vista aziendale il considerare la sicurezza informatica una priorità assoluta, avvalendosi di personale qualificato e processi robusti e sicuri. La prevenzione e la preparazione sono fondamentali per proteggere non solo i dati, ma anche la reputazione e la fiducia dei clienti.

Alphateam, Buonocore: sta cambiando anche l’attivismo dimostrativo

Secondo Dario Buonocore specialista di sicurezza informatica, l’attacco a FederPrivacy è un chiaro segnale che nessuna organizzazione è immune dalle minacce informatiche. Le aziende devono agire ora per rafforzare le loro difese e proteggere i loro asset più preziosi in un’era digitale sempre più insidiosa.

Fonte: Dario Buonocore

L’attacco informatico recente a Federprivacy da parte della Cyber Gang Alphateam rappresenta un punto di svolta cruciale nell’evoluzione degli attacchi informatici. Questo evento segna un netto distacco dai precedenti attacchi cyber, come quelli perpetrati dal gruppo LulzSecITA tra il 2018 e il 2020, che erano motivati principalmente dal desiderio di scherno e non avevano interessi economici. Il 13 novembre 2023, abbiamo assistito al compromesso del sito istituzionale di Federprivacy e degli account social dell’associazione e del suo Presidente, Nicola Bernardi, ad opera di Alphateam. Il giorno seguente, i cybercriminali hanno messo in vendita i dati trafugati durante l’attacco su un noto sito underground, una mossa che è stata poi ritirata per le potenziali ripercussioni negative su molti professionisti in Italia“.

Nicola Bernardi si scusa dell’attacco informatico di AlphaTeam a Federprivacy

“Sicurezza dei dati: priorità ineludibile” ha dichiarato in un lungo articolo Nicola Bernardi, Presidente di Federprivacy “Da più di quindici anni, mi dedico alla promozione della privacy e della protezione dei dati attraverso Federprivacy. Recentemente, ho sottolineato con forza agli addetti ai lavori l’importanza di tutelare i nostri dati, non solo in termini di conformità normativa, ma anche per quanto riguarda la sicurezza concreta dei nostri dati personali. Chi segue le nostre attività formative sa bene che, con l’avanzare delle tecnologie, non dobbiamo chiederci se un data breach accadrà, ma quando accadrà. Purtroppo, questa volta è toccato a Federprivacy, coinvolgendo l’intera categoria degli addetti ai lavori, inclusi i nostri 2.500 soci membri. Questo mi dispiace enormemente“.

Mea culpa sulla tecnologia a disposizione

Tra coloro che sono stati colpiti dal recente attacco hacker ci sono anch’io, e posso comprendere la frustrazione e il risentimento di ciascuno dei nostri 26.000 utenti che si occupano di tutelare i dati. Nonostante le misure di sicurezza adottate finora, dobbiamo riconoscere che, come associazione non profit, non possiamo aspettarci gli stessi livelli di sicurezza di enti governativi o multinazionali”. Questa è la scusa non richiesta, ma manifestata da Bernardi che rimanda le responsabilità al “mercato” indicando “La maggior parte dei siti di piccole e medie organizzazioni sono sviluppati con CMS, rendendoli vulnerabili a attacchi come quello subito da Federprivacy. L’attacco ha avuto un impatto personale ancora più profondo su di me, con la violazione e l’usurpazione dei miei profili social personali. Inoltre, l’insistenza degli hacker nel coinvolgere la mia vita privata, in particolare mia moglie, è stata particolarmente crudele e ingiustificabile.

La questione personale

Che l’atto dimostrativo sia andato oltre il perimetro di scaramucce tra attivisti, criminali o no, ed una autorità del settore è un dato di fatto e mette la redazione nella condizione di esprimere solidarietà al presidente Bernardi per quanto occorso ai suoi affetti familiari in virtù dell’appropriazione dei suoi profili social personali.

Quest’esperienza ci insegna che non possiamo mai sentirci completamente al sicuro con i dati che dobbiamo tutelare e che dobbiamo sempre rimanere vigili. Tuttavia, non posso accettare l’attacco e la vessazione nei confronti dei miei familiari, che definisco senza esitazione come atti criminali. Cercando di lasciarci alle spalle questa brutta vicenda, tutto ciò che è accaduto sarà sicuramente argomento di riflessione e confronto

Polemiche sull’azione dei “guardiani della privacy”

In risposta, Federprivacy ha agito rapidamente, notificando la violazione al Garante per la protezione dei dati personali e comunicando l’accaduto agli interessati.

In un tweet del 17 novembre 2023, Christian Bernieri, esperto di protezione dei dati, ha condiviso la comunicazione di Federprivacy, che includeva scuse formali e l’invio di nuove credenziali di accesso ai suoi iscritti, dimostrando un impegno attivo nella gestione dell’incidente e nel rafforzamento delle misure di sicurezza. Bernieri ha anche espresso preoccupazione per la mancanza di informazioni dettagliate su quali dati siano stati compromessi e le misure da adottare per mitigare il danno. Ha criticato la minimizzazione dell’accaduto da parte di Federprivacy, sottolineando la contraddizione nella loro comunicazione e la mancanza di chiarezza sulle misure di sicurezza adottate, come l’invio di credenziali in chiaro.

Conclusioni dell’Editore sull’attacco informatico di Federprivacy ad AlphaTeam

Quest’ultimo commento evidenzia la complessità e la delicatezza della gestione di un attacco informatico, soprattutto quando coinvolge un’organizzazione che si occupa di privacy e protezione dei dati. La risposta di Federprivacy a questo attacco informatico di AlphaTeam è cruciale non solo per la reputazione del brand associativo, ma anche per la fiducia che i professionisti e il pubblico, composto da associati e aziende clienti, ripongono nelle loro capacità di proteggere i dati sensibili.

Perchè è una pessima figura

In questo contesto, l’attacco a Federprivacy diventa un caso di studio importante per tutte le organizzazioni perché ha lo stesso valore simbolico degli scandali Solarwinds o Hacking Team, seppur con conseguenze molto ridotte, e sottolinea la necessità di una comunicazione trasparente e di misure di sicurezza efficaci per prevenire e gestire gli attacchi informatici.

Scarsa diplomazia dell’associazione?

Così come sembrerebbe, da alcune fonti interpellate da Matrice Digitale, che l’azione di AlphaTeam sia stata dimostrativa e si sia proposto per una collaborazione, dietro compenso di consulenza sia chiaro, per risolvere i problemi che sembrerebbero essere dispesi da una configurazione del database SQL non commissurata al blasone dell’associazione.

Per intenderci, l’attacco SQL Injection non è impossibile, ma con il tempo risulta sempre più difficile nei contesti della cybersecurity proprio perchè è noto ed è stato ampiamente utilizzato in passato. Ed è qui che l’analogia con LulzSecIta di Bonocore è stata puntuale perchè gli stessi hacktivisti in passato si sono proposti di tappare i buchi da loro individuati

Fedederprivacy è la punta dell’iceberg

L’attacco a Federprivacy solleva questioni critiche sulla gestione degli attacchi e sulla comunicazione in situazioni di crisi, evidenziando l’importanza della trasparenza e della sicurezza dei dati.

Da non trascurare che l’azione di Alphateam segna un’evoluzione negli attacchi cyber, perchè introduce un movente economico e sottolinea l’importanza di una sicurezza informatica robusta per le aziende che sembrerebbe essere mancata nel caso dell’associazione che si posiziona sul mercato come collettore di un sistema imprenditoriale che garantisce la privacy al mercato globale italiano.

Sarà stata proprio la sua esposizione come player principale e di rappresentanza la causa di un’attenzione così morbosa da parte di AlphaTeam?

La situazione occorsa solleva interrogativi sulla sicurezza dei dati e sull’efficacia delle misure di protezione adottate dall’associazione delle associazioni in termini di Privacy e tutela dei dati. Questo incidente, infatti, mette in luce la vulnerabilità delle organizzazioni che gestiscono dati sensibili. I dati degli associati e dei dipendenti di Federprivacy, così come tutte le comunicazioni private intercorse con l’associazione, sono stati a rischio diffusione e possono ancora esserlo se dovesse cambiare il vento negli umori di AlphaTeam.

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