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Inchieste

Giovanna Pedretti suicida per la Lucarelli o a causa della verità?

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Giovanna Pedretti
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La storia di Giovanna Pedretti ha lasciato tutti sgomenti a causa del suicidio dopo che sono sorti dubbi sulla veridicità del suo post dove difendeva disabili ed omosessuali e promuoveva allo stesso tempo la qualità dei prodotti del suo ristorante.

L’istigazione al suicidio

In questo momento, con le indagini in corso ad accertare se o meno ci siano i presupposti per una istigazione al suicidio a causa dei commenti d’odio che sono arrivati sui social, poco realistico circoscrivere l’azione penale alla Lucarelli come erroneamente molti credono.

Perchè la Lucarelli non c’entra?

“Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni.”

Dopo che sono iniziate ad emergere contraddizioni sulla genuinità della recensione scritta sotto al profilo Google del proprio ristorante, ad opera della Lucarelli del compagno e del Tg3, ma anche dei Carabinieri, la ristoratrice ha ricevuto commenti d’odio al pari di quelli ricevuti dalla stessa Lucarelli. La differenza, secondo gli inquirenti è che queste minacce ed accuse possano aver avuto effetti sulla donna tanto da uccidersi.

Il sistema dell’informazione web e certificata ha un morto sulla coscienza

Quello che fa paura di questa storia in realtà non è il suicidio di una povera donna, ma il fatto che questa donna sia diventata famosa grazie a una echo inspiegabile avuta sulle prime pagine di tutta la stampa che conta del nostro paese.

E’ davvero necessario fare emergere le qualità di un ristoratore attraverso una risposta a commento?

Eppure tanti Pizzaioli, imprenditori nel campo del Food ogni giorno si avvicendano sui social network mostrando le loro capacità professionali e quando queste vengono riconosciute racimolano follower, haters che li rendono influencer.

Il caso di Giovanna Pedretti in realtà parte da un giornalista che ha diffuso la notizia e che questa buona novella è stata raccolta dal sistema dei media che quotidianamente ci riporta un’Italia intollerante, omofoba e in questo caso addirittura contro povere persone disabili.

Quando nella trasmissione Zona Bianca è stato chiesto allo stesso giornalista se ci fossero o meno dubbi sulla veridicità della notizia, la risposta è stata: “indipendentemente dalla veridicità mi sembra che il messaggio sia buono“. Questa spiegazione è stata accolta da tutti ed avallata da una Stampa, adesso in difficoltà, che non ha verificato se la notizia diffusa e sbattuta in Prima Pagina fosse vera o falsa, ma prima di tutto una notizia degna delle aperture di giornali e siti web.

Nel momento storico in cui la carriera della maggiore influencer è pregiudicata da diverse smentite sule sue attività di beneficenza, l’aver diffuso una notizia potenzialmente falsa di una donna che non è abituata alla gestione del successo perché giunto improvvisamente, non può che generare dei commenti di delusione che possano sfociare in odio da parte di sadici, ma soprattutto di persone deluse ed emotive.

Un odio che non è mai giustificato, ma come nel caso della Ferragni che coinvolge bambini malati, si fa sempre più concreta l’ipotesi che Giovanna Pedretti abbia inventato la recensione ed nel suo post a citato omosessuali e disabili e quindi la reazione non può che essere proporzionata a livello del clamore che ha suscitato e la colpa di certo non è della Lucarelli.

Lucarelli non è giornalista, ma il Tg3 sì

Mentre c’è chi per giorni ha cavalcato la notizia della pizzeria, racimolando like, conversioni e guadagni, l’informazione pubblica del Tg3 è andata a chiedere le spiegazioni alla diretta interessata ottenendo la macabra esclusiva dell’ultima intervista prima che Giovanna Pedretti si suicidasse.

In quell’intervista, inusitata per gli standard RAI abituati ad immagini fredde e a giornalisti che non si sfiacchiscono in prima persona per verificare le notizie delle agenzie, emergono diverse contraddizioni da parte della protagonista del caso nazionale da Prima Pagina unitamente a frasi dove non solo non si riesce a spiegare l’origine dei post, ma c’è l’impressione di una sorta di ammissione quando si ascolta “mi dispiace”.

In un paese democratico, dove i media “autorevoli” ci propinano quotidianamente l’esistenza di un pericolo di disinformazione e di propaganda, non si può rinnegare l’attività di verifica fatta sul luogo da parte del giornalista del Tg3 a cui non può che andare solidarietà per le pressioni ricevute dai partiti di destra, Lega in primis, che spingono per fare delle verifiche sull’attività giornalistica della testata pubblica da sempre ostica alla destra.

L’ingerenza della politica sul messaggio e sulla Stampa

Così come la politica ha approvato a sporcare il messaggio buono di Giovanna Pedretti strumentalizzandolo in danno ad un fenomeno sociale come quello della discriminazione nei confronti di disabile di minoranze collegandolo al periodo storico in cui il Presidente del Consiglio è spesso associato a movimenti estremisti xenofobi, la destra ha utilizzato un suicidio per aprire un’indagine nei confronti dell’unico giornalista che ha fatto il suo dovere.

Un dovere di verifica che è stato suggerito da Selvaggia Lucarelli e dai suoi profili social dove, grazie al marito Biagiarelli, è riuscita ad individuare delle discrepanze sulla veridicità del commento attraverso l’utilizzo di caratteri che non sono propriamente collegati allo stile di Google.

La verità verrà a galla o ci sarà il dimenticatoio?

Dopo qualche giorno di gogna socialmediatica contro la Lucarelli, anche i suoi non colleghi, quelli che hanno reso un meme notizia da prima pagina senza verificarne la veridicità, iniziano a far uscire le indiscrezioni.

Fonte: Corriere della Sera

Nessuno però osa dire che oltre la pressione di chi ha detto la verità, la donna suicida possa aver avvertito quella dell’Autorità Giudiziaria che GIUSTAMENTE ha provato a fare chiarezza su una presunta recensione falsa di cui non c’è traccia in rete.

Visto che la storia dei social ci proprina quasi ogni tre giorni una dinamica simile, sono convinto che usciranno altre verità che cambieranno la percezione di come sono andate le cose tanto da costringere in molti ad essere screditati.

Ma c’è il piano B già ben rodato: il dimenticatoio

Le recensioni false sono un problema: positive e negative

Questo mette le persone in una condizione di capire comprendere anche come spesso il fenomeno delle recensioni false si può articolare e che rappresenta, a fin di bene o fin di male, un problema su cui le multinazionali stanno facendo partire delle denunce penali nei confronti di utenti ed organizzazioni che si strutturano per fornire commenti negativi e commenti positivi alle aziende dietro estorsione o pagamento. I grandi influencer si lamentano spesso delle recensioni false che subiscono, addirittura anche prima che il locale sia effettivamente aperto.

Nota dell’Editore: Vorreste leggere solo notizie false?

C’è da fare emergere anche il fatto che per accertare la verità, dopo il sequestro dei cellulari della donna suicida, è chiaro che non è stato possibile farlo attraverso i suoi dispositivi personali ed è per questo che la magistratura ha espresso formale richiesta nei confronti di Google per accertarne la verità.

Vi rendete conto, cari lettori, che il problema di questa vicenda non è assolutamente chi ha istigato chi al suicidio. Il problema essenziale è che un articolo di giornale pubblicato sulle maggiori testate del paese potrebbe essere falso ed è stato utilizzato come un messaggio positivo utilizzato a fini politici e propagandistici.

Questa è la logica “che il fine giustifica i mezzi” e soprattutto unisce la dimensione della notizia alla dimensione della fiction, creando un problema strutturale nel mondo del giornalismo che invece di raccontare solo ed esclusivamente i fatti, si cimenta adesso ad avallare messaggi positivi come se fossero una strategia di marketing che include omosessuali e disabili, con il rischio che domani il messaggio potrebbe avere fini meno nobili o diversi fini Stato, come già avvenuto attraverso verità fattuali emerse si nel periodo post pandemico sia durante il conflitto russo ucraino.

La domanda che dovrebbe a questo punto farci riflettere e davvero se preferiamo una bugia dolce, positiva, ad una cruda verità. Secondo il concetto basilare della maturità di un popolo dovrebbe essere chiara se la maggioranza delle risposte verta verso la cruda verità, ma più cresce l’aderenza alla prima risposta e cioè la dolce bugia, questo porta la società ad essere ostaggio sempre più verso un futuro distopico, di sottomissione e di incapacità nell’effettuare un ragionamento critico.

Inchieste

Banca Sella: il problema che i detrattori del Piracy Shield non dicono

Tempo di lettura: 3 minuti. Banca Sella ha terminato il suo periodo più buio della storia dopo 5 giorni di disagi che hanno lasciato i suoi dipendenti senza soldi

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Banca Sella - Logo
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Banca Sella ha subito un blocco delle sue operazioni insieme al circuito Hype per quattro giorni abbondanti nella scorsa settimana. Quello che resta di questa storia è il clamore di un fail epico della migliore banca italiana nel campo dell’innovazione dell’Internet Banking proprio nei suoi sistemi informatici che l’anno resa da sempre un’eccellenza italiana.

I disagi sono stati enormi se consideriamo che tutte le carte di credito appoggiate a Banca Sella sono state escluse dai circuiti internazionali, così come i bancomat del Gruppo e le movimentazioni online sui conti correnti, impossibili attraverso Internet. La banca è stata costretta ad aprire per più ore nei giorni del blocco per ritornare al contante. Alla Redazione di Matrice Digitale sono arrivate diverse segnalazioni di preoccupazione anche dell’eventuale mancato accredito di rate che avrebbero esposto i clienti dell’Istituto alla centrale di rischio.

Ma cosa è successo?

Banca Sella e Hype hanno subito gravi disagi tecnologici che Matteo Flora descrive come una delle più serie catastrofi tecnologiche mai avvenute in una banca italiana. Questi problemi sono stati associati a un malfunzionamento dopo un aggiornamento dei sistemi gestiti da Oracle, precisamente riguardanti l’hardware Exadata. La piattaforma interna che gestisce i servizi bancari sembra essere stata al centro dell’interruzione, influenzando servizi cruciali come il Personal Finance Management (PFM), i gateway PSD2, il Corporate Banking, i Payment Hub per bonifici, , Fabrick Platform, i Virtual IBAN e le operazioni di E-commerce.

Nonostante le significative interruzioni, le informazioni rilasciate finora assicurano che l’integrità dei dati non è stata compromessa. Tuttavia, la portata completa dell’incidente e delle sue ripercussioni rimane sotto osservazione, con la comunità che attende ulteriori aggiornamenti su cosa sia avvenuto attraverso un Post Mortem del reparto informatico e sulle misure di mitigazione al problema. Data la gravità dell’incidente, è probabile che entità regolatorie come l’ABI, la CONSOB e il Garante per la Privacy possano intervenire o richiedere dettagli aggiuntivi riguardo alla gestione dell’evento e alle strategie adottate per prevenire futuri incidenti.

A queste osservazioni si aggiunge una di Matrice Digitale che ha notato una ricostruzione attendibile sia di Flora sia dello stesso Istituto di Credito sulla base del famoso collo di bottiglia che generavano gli aggiornamenti. Negli ultimi giorni del guasto, l’applicativo di internet banking di banca Sella funzionava bene, ma con l’aumentare del picco di utilizzo, ancor di più maggiore perchè veniva da giorni di inutilizzo forzato, faceva ritornare l’app ai suoi messaggi di errore.

Analsi a freddo di Roberto Beneduci

Roberto Beneduci, CEO di CoreTech s.r.l, Milano, attraverso il suo profilo LinkedIn ha avviato una riflessione sull’incidente che ha interessato Banca Sella, sottolineando un punto fondamentale: “i sistemi informatici, per quanto robusti, non sono immuni da rischi e le loro conseguenze non possono essere completamente annullate”.

Analisi dell’incidente

L’incidente in questione è stato causato da operazioni sul database Oracle, specificatamente aggiornamenti software. Questo esemplifica una realtà comune nel settore IT, dove anche routine di manutenzione programmata possono portare a disfunzioni impreviste, sottolineando la vulnerabilità intrinseca dei sistemi informatici.

Reazione e Resilienza

Secondo Beneduci “Post incidente, è probabile che Banca Sella elabori nuove procedure per gestire meglio simili situazioni in futuro. Questo solleva una riflessione critica: spesso si pensa a misure preventive solo dopo aver sperimentato una crisi“. Beneduci fa un parallelo ironico con i controlli di sicurezza aeroportuali, notando come, nonostante le misure severe, ci sono ancora limiti a ciò che si può prevenire.

Gestione delle aspettative e comunicazione

Durante un’interruzione, la domanda più frequente da parte degli utenti e dei clienti è: “Quando torneremo operativi?Beneduci sottolinea che, in situazioni di crisi, anche le stime più informate possono diventare obsolete in un istante a causa di nuovi problemi imprevisti, rendendo la comunicazione durante gli incidenti una sfida delicata.

Critiche e considerazioni sulla Ridondanza

La frustrazione degli utenti impossibilitati a effettuare operazioni bancarie durante l’interruzione solleva un punto valido: l’importanza di avere sistemi di backup. Beneduci critica la tendenza comune di affidarsi a un unico sistema o soluzione, suggerendo che mantenere un approccio più diversificato e resiliente potrebbe mitigare i danni in situazioni critiche.

Verità scomoda per i puristi della moneta virtuale e per i detrattori di Privacy Shield

Chissà cosa hanno pensato i puristi della moneta virtuale quando i clienti di Banca Sella sono dovuti correre nelle banche per prelevare denaro per fare la spesa senza che ci fosse la possibilità di fare la spesa perché le carte digitali erano fuori uso. Una considerazione che la comunità informatica non ha discusso, concentrandosi sull’aspetto tecnico, ma resta singolare il fatto che ci si preoccupa che Piracy Shield possa rompere Internet e non si è mai posto il problema che i sistemi di pagamento elettronici potessero saltare, compresi i sistemi bancari. Un caso impossibile? Da oggi, secondo un ragionamento empirico visto il precedente di Banca Sella possiamo dire che è possibile. Chissà perché nessuno, tecnico informatico o accademico, si sia mai accorto di questo rischio sponsorizzando indistintamente il contante e relegando al complottismo e all’antiscientifico ragionamenti sui rischi derivanti da eventuali blocchi. L’unica spiegazione è che produrre carta, seppur abbia un valore, non da lavoro ad informatici o accademici, come potrebbe invece fornire una Banca.

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Inchieste

Piracy Shield: Capitanio (AGCom) risponde alla nostra inchiesta

Tempo di lettura: 5 minuti. Piracy Shield: alla seconda inchiesta di Matrice Digitale segue un editoriale di Massimiliano Capitanio dell’AGCom: analizziamo le differenze

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Il dibattito su Piracy Shield, la piattaforma antipirateria promossa dall’Agcom, si è arricchito di prospettive diverse, riflesse nell’editoriale di Massimiliano Capitanio dell’AGCOM su AgendaDigitale.eu poche ore dopo la pubblicazione della seconda inchiesta di Matrice Digitale. E’ opportuno fare un’analisi che intende evidenziare le differenze ed i punti di incontro tra le due narrazioni, considerando la sequenza temporale delle pubblicazioni e le divergenze nei toni, nei contenuti, ma anche principi comuni.

Piracy Shield secondo l’AGCOM: una misura efficace

Prospettiva tecnologica e risultati

Massimo Capitanio - AgCom
Massimo Capitanio – AgCom

Nell’articolo di Capitanio, Piracy Shield è descritta come un’innovazione tecnologica di rilievo, con un bilancio iniziale di successo dimostrato dalla chiusura di migliaia di indirizzi IP e FQDN illegali. Questo approccio sottolinea l’efficacia operativa della piattaforma e la sua importanza nella lotta contro la pirateria che Matrice Digitale ha accolto, paventando il rischio che più IP si bloccano per un periodo di 6 – 12 mesi e più c’è il rischio che si restringa il campo della disponibilità sull’intera rete Internet con il rischio che qualche criminale possa iniziare ad utilizzare indirizzi condivisi da servizi essenziali.

Difesa dalle critiche e integrità della Piattaforma

Capitanio respinge le accuse di vulnerabilità di Piracy Shield, negando qualsiasi compromissione dovuta a presunti attacchi hacker. Nell’editoriale enfatizza la robustezza della piattaforma, validata da processi di verifica tecnica condotti da enti competenti. Un fatto che Matrice Digitale non ha citato, ma che ha intuito ponendo al lettore la domanda finale sull’eventuale utilizzo da parte del perimetro cibernetico nazionale di indirizzi IP commerciali e che dovrebbe, il condizionale è sempre un obbligo in questi casi, scongiurare un’ecatombe come invece sostengono alcuni megafoni della comunità informatica. Il coinvolgimento di ACN, sbandierato da Capitanio, in questo caso può essere una garanzia che il rischio blocco incontrollato sia minimo.

Approccio legale e collaborazione istituzionale

L’enfasi è posta sulla legittimità dell’iniziativa di Piracy Shield, sottolineando il sostegno unanime del Parlamento e la stretta collaborazione con l’industria, calcistica per lo più, e le autorità per la cybersicurezza. Viene inoltre difesa l’azione di Agcom nella chiusura temporanea di siti legali condivisi con indirizzi IP che difatti diventano illegali, sottolineando la rapidità del ripristino e la necessità di una maggiore consapevolezza e collaborazione da parte dei fornitori di servizi a cui Capitanio e l’AGCom non vogliono togliere spazio commerciale, ma responsabilizzarli sull’eventuale hosting di attività illecite. Questo punto è stato anticipato da Matrice Digitale nella sua seconda inchiesta ed è stato posto come prossima discussione in Europa tanto da far temere gli operatori di servizi qualche provvedimento impossibile da sostenere per l’attuale mercato. Sul ripristino degli IP innocenti, Capitanio dovrebbe spendersi ancora di più di quanto fatto per rodare al meglio il sistema di riattivazione. 3-5 giorni per vedersi online il proprio servizio bloccato ingiustamente sono troppi nell’era di Internet che viaggia in nano secondi.

La visione di Matrice Digitale: non solo buoni propositi, ma critiche e preoccupazioni

Focalizzazione su controversie e percezioni negative

Matrice Digitale ha presentato Piracy Shield in una luce più critica, evidenziando la diffusione del codice su GitHub che secondo alcune fonti dell’underground insistono sul fatto che “sia quello e scritto anche male” ed ha evidenziato le preoccupazioni relative alla censura e alla libertà digitale dinanzi a questo provvedimento che si prefigge di curare la malattia della pirateria. Questa prospettiva pone maggiore attenzione sulle potenziali implicazioni negative della piattaforma per gli utenti e sulla percezione di un attacco alla privacy e all’anonimato online.

Questioni di trasparenza e responsabilità

L’inchiesta di Matrice Digitale solleva dubbi sulla trasparenza delle operazioni di Piracy Shield e sull’efficacia delle politiche di Agcom, mettendo in discussione allo stesso tempo le istanze effettuate da soggetti interessati nei confronti dell’Autorità in occasione dei ricorsi legali. Il caso di Assoprovider è stato lampante.

Diffuso come scandalo il fatto che all’associazione sia stata respinta un’istanza e che AGCom abbia comminato sanzione di mille euro, la realtà risulta comunque diversa, leggendo l’ordinanza d’ingiunzione, peraltro definita ed emessa da AGCOM prima del rigetto dell’istanza.

Secondo il provvedimento AGCom in questione, cioè la Delibera 79/24/CONS del 19 Marzo, che vi invitiamo a leggere, Assoprovider non ha soddisfatto i requisiti previsti per la legittimazione del suo coinvolgimento nelle attività correlate alla piattaforma Piracy Shield.

L’atto ufficiale di contestazione AGCOM risale a Novembre 2023 ed è dovuto proprio al fatto che AssoProvider avesse iniziato a partecipare ai tavoli tecnici, senza però che AGCOM disponesse di evidenze o documentazioni di legittimazione per la sua partecipazione.

Non solo perché AssoProvider non ha un elenco pubblico di suoi soci, a differenza di altre associazioni rappresentative degli operatori. Soprattutto perché, sin dalle prime richieste informali ad Ottobre 2023 di fornire privatamente alla Direzione Servizi Digitali AGCOM perlomeno i riferimenti degli operatori, che stesse rappresentando ai tavoli, AssoProvider ha sempre opposto un netto rifiuto.

Potrà far storcere il naso a qualcuno, magari pure interessato perché fornitore o cliente dell’associazione anche dal punto di vista editoriale, ma le richieste AGCOM in merito erano e sono comunque fondate.

Lo erano infatti nell’autunno del 2023 per consentire la corretta partecipazione ai tavoli tecnici. Lo sono anche nel 2024 per valutare la legittimazione attiva, imprescindibile per poter sottoporre istanze conto terzi di accesso documentale ex L.241/90 (NON civico semplice o generalizzato/FOIA) ad atti relativi alla piattaforma Piracy Shield.

Implicazioni per i servizi Internet e la Libertà Digitale

Si evidenziano quindi le potenziali ripercussioni di Piracy Shield sui servizi di navigazione anonima, come le VPN, suggerendo una possibile conflittualità con la libertà di espressione e l’anonimato online. Questo punto di vista suggerisce che la lotta alla pirateria potrebbe trasformarsi in un pretesto per limitare servizi legittimi e fondamentali per la privacy degli utenti. “Per il bene dei bambini” ne abbiamo viste di “scorrettezze” in tal senso anche da parte del Garante Privacy Italiano sempre generoso con Meta nonostante le ripetute violazioni della privacy ed esposizione dei minori a contenuti vietati, ma soprattutto dalla Commissione Europea per quel che concerne il Chat Control.

Dibattito aperto fino all’ecatombe

Le differenze tra gli articoli di Capitanio e Matrice Digitale sono minime rispetto alle critiche giunte in questi giorni. Ci sono punti di incontro e sul fatto che qualcosa vada fatto e soprattutto fatto bene. Lo sa anche chi critica che, dinanzi ad un indirizzo politico di prospettiva europea, è meglio che le cose si facciano bene e non male con uno scontro istituzionale. Da qui nasce il sospetto che chi si agita stimolando un gregge di persone competenti, ma con scarsa visione e che casca sulla notizia falsa ed interessata di Assoprovider ad esempio, lo faccia per manipolare la massa per poi sedersi all’interno di una commissione politica o di un tavolo tecnico. Non solo il digitale è pieno di conflitti d’interesse editoriali, ma anche politici ed accademici come spesso proviamo a sensibilizzare i lettori. Mentre l’editoriale dell’AGCOM, attraverso la voce di Capitanio, presenta la piattaforma come una soluzione efficace e necessaria, supportata da dati e collaborazioni istituzionali, Matrice Digitale nella sua inchiesta pone l’accento sulle potenziali, non certe, conseguenze negative, sollevando questioni di trasparenza, etica ed impatto sui diritti digitali degli utenti coerentemente con il suo manifesto di trasparenza editoriale pur non disdegnando l’attività del Garante, il fine politico e sociale con tanto di proposta formulata nella prima inchiesta sul caso allo stesso Capitanio e all’Autorità su un eventuale accordo ufficiale tra AGCOM e multinazionali sui proventi delle tanto discusse multe agli utenti da destinare a bonus cultura finalizzati ad hoc e con l’impegno di abbassare le tariffe degli abbonamenti man mano che gli utenti legittimi aumentano.

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Inchieste

Piracy Shield: calano i blocchi degli IP “innocenti” nell’attesa dell’Ecatombe

Tempo di lettura: 4 minuti. Piracy Shield alla seconda di campionato ha creato meno problemi e l’AGCom respinge molti ricorsi di persone ingiustamente bloccate.

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Piracy Shield non fa più scalpore dopo la seconda partita di campionato nonostante l’ecatombe annunciata da alcuni professionisti IT e vari ricorsi persi contro AGCom da parte di associazioni di rappresentanza e persone ingiustamente oscurate ed estranee al commercio ed alla diffusione di contenuti illegali.

Eventi e problematiche già affrontate nell’inchiesta di Matrice Digitale sul tema

Il codice del software diffuso su GitHub

Ha destato molto scalpore nell’ambiente informatico la presunta diffusione del codice dello strumento antipirateria messo appunto dalla società SP TEC all’interno della piattaforma Microsoft Github da parte di un utente anonimo. La verità su questo evento potrebbe stare nel mezzo o potrebbe essere diversa da come è stata raccontata. O quanto pubblicato dal profilo anonimo era il codice reale oppure, secondo quanto sostiene la Lega Calcio, è una porzione di codice oramai in disuso. Statisticamente parlando, la dichiarazione della Lega è simile a quella di molti attacchi informatici subiti da alcune piattaforme che hanno spesso bollato i dati trafugati come database oramai in disuso.

Ha sorpreso in molti il trovarsi dinanzi a dichiarazioni in rete entusiaste per un attacco informatico subito da un’azienda, aprendo una seria riflessione su come i dipendenti possano recare danni di immagine, di reputazione e soprattutto diffondere i segreti industriali verso l’esterno. Nemmeno passa inosservato che chi quotidianamente si spende nel sensibilizzare le aziende dalle fughe di dati e dagli attacchi ransomware, applichi una partigianeria borderline, sintomo che potrebbe far sospettare un’interesse particolare nell’erigere crociate di iniziativa politica.

Lotta alla pirateria o ai servizi VPN?

Entrando nel merito del Piracy Shield, la posizione del Governo sembra quella di eseguire un repulisti contro le società intermediarie della navigazione come le VPN ed i servizi simili o uguali a CloudFlare: questo potrebbe essere un indizio che dovrebbe far preoccupare gli operatori a livello europeo tanto da non farli stare tranquilli.

E’ vero che ci sono stati disagi, ma è anche vero che sono sorti all’alba della prima partita fomentati da un sensazionalismo basato su reclami, pochi rispetto alle azioni intraprese dal software antipirateria, che recriminavano a buone ragioni di essere stati bloccati.

I lettori non hanno però contezza del fatto che sono vi stati pochi indirizzi IP bloccati per errore sui 60.000 dichiarati dalla Lega Calcio, che sembrerebbe essere il deus ex machina che agita l’AGCom intenzionata a risolvere nello stesso momento altre tematiche complesse come quella della verifica dell’età sui siti per adulti.

AGCom muro di gomma

Anche chi ha effettuato una richiesta di accesso agli atti all’Agcom ha rimbalzato su un muro di gomma simile a quello che una multinazionale come Google ha quotidianamente nei confronti delle vittime innocenti delle sue Policy.

Questo respingere tutto al mittente ha un sapore poco delicato di una strategia dove si posiziona il cliente contro il fornitore, colpevole quest’ultimo di accomunarlo a servizi illegali nell’utilizzo dello stesso indirizzo IP.

La risposta alle carte bollata è stata picche in alcuni casi noti, se non tutti, in virtù anche del fatto che la normativa sia stata sviluppata nell’interesse non solo degli utenti, ma soprattutto del Mercato e non si può che riscontrare, come nel caso del ricorso di Assoprovider, un interessamento diretto che poi viene rigettato e per legge multato, nonostante sia discutibile la sanzione comminata.

Tutelando i grandi gruppi di streaming allo stesso tempo si salvano migliaia di posti di lavoro secondo quanto sostenuto da Massimiliano Capitanio di AGCom, ma è pur vero che Matrice Digitale ha fatto una proposta in tal senso dando per buono e scontato tutto l’impianto analitico su cui si è costituito e costruito il dispositivo di legge. Permane il dubbio sul fatto che le piattaforme possano abbassare i prezzi gradualmente e congiuntamente ad un drastico calo della pirateria.

Dal punto di vista storico è difficile che ciò avvenga e quindi i servizi di Streaming opteranno sempre più per una clientela che potrà permettersi di spendere cumulativamente 50 euro al mese di abbonamenti. Con il pretesto della pirateria, che è un fenomeno reale quanto tangibile in negativo sul mercato, alcune piattaforme hanno già sospeso la condivisione degli abbonamenti moltiprofilo che consentono a più utenti, dislocati in parti diverse, di usufruire dei servizi dello stesso abbonamento.

Per quanto riguarda invece la tutela dell’ecosistema che compone Internet, la riflessione ed il fine ambito dal Piracy Shield, c’è un forte sospetto che prima o poi sarà oggetto di una discussione a livello europeo e la domanda da soddisfare è:

Possono piattaforme VPN o Cloudflare e simili ospitare contenuti illegali che favoriscono potenzialmente anche la criminalità organizzata?

La risposta di primo livello è quella che fa intendere il perseguimento dei principi di legalità, ma dietro i servizi Internet di anonimato si nasconde il diritto universale alla libertà di espressione e questo fa intendere che la partita è aperta ed è anche il motivo per il quale il Piracy Shield sia descritto come uno strumento censorio.

Politici e tecnici Immuni alla causa

Nonostante il legittimo motivo di contrarietà di una parte della comunità informatica ai danni di un provvedimento del Governo che tende a favorire il Mercato ed allo stesso tempo mette in crisi eventuali capisaldi dell’attivismo digitale, purtroppo sempre meno credibile, c’è la sensazione che debba accadere qualcosa di grosso e grave per far ritornare il Governo di destra sui suoi passi. Non è bastato tirare per la giacca la deputata Giulia Pastorella di Azione che ha fatto intendere di essere contraria all’applicazione del dispositivo AGCom intimandone la sospensione al Garante delle Comunicazioni italiano.

L’onorevole, incaricatasi di rappresentare l’attuale comunità, si è già ritirata dalla polemica politica alla seconda di campionato dopo che si sono sgonfiate le critiche anche sui social e non sembrerebbe a causa delle vacanze pasquali trascorse.

Avrà ricordato i tempi di Immuni dove tecnici politicizzati ed attivisti liberisti e liberali, sostenevano tutto ed il contrario di tutto pur di guadagnare visibilità e farsi infilare nelle commissioni tecniche di valutazione nominate dalla politica per poi smentire le proprie parole sulla scia dell’entusiasmo di un pubblico che sociologicamente dimostra di gradire nel farsi portare a spasso.

Non ci resta che attendere l’ecatombe prevista dall’uso di Piracy Shield, che potrebbe arrivare magari con un blocco ad IT-Alert o ai siti Istituzionali di Governo e forze di Polizia, ma…

Siamo sicuri che il perimetro cibernetico del paese usi VPN commerciali e servizi come Cloudflare in condivisione con attività illegali?

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