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Guerra cibernetica, Madre Russia: modello perfetto di società della sorveglianza e stratega nella propaganda globale

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Dopo l’analisi delle minacce APT, iniziamo ad analizzare il contesto specifico dei paesi canaglia che si contraddistinguono storicamente nelle guerre informatiche. E’ doveroso incominciare dalla madre Russia perché quando c’è un attacco hacker, il primo sospetto è quello che siano stati i criminali informatici al soldo di Putin.

La guerra cibernetica targata Russia si contraddistingue per i suoi DDOS (diniego di servizio), attacchi di criminali informatici, oppure militari informatici con fenomeni di propaganda che utilizza molte volte l’arma della disinformazione, o con l’interessamento delle squadre sponsorizzate dallo Stato verso i blog politici. A queste azioni rivolte oltre i confini del Paese, si aggiunge il monitoraggio costante della rete internet attraverso la tecnologia SORM che porta nella maggior parte dei casi alla persecuzione dei cyber-dissidenti.

L’agenzia di sicurezza russa

Secondo gli analisti politici informati sul problema, l’attività di controllo e di attacco nella rete Internet dei paesi esteri è opera dell’FSB che ha ereditato l’attività lavorativa dal più noto KGB. La FSB non è altro che l’agenzia federale di sicurezza della Russia ed è stata costituita da Putin nel lontano 1995 ed ha al suo interno una sezione avanzata che si occupa di mettere in campo per lo più due strategie di azione e precisamente:

  • “Informativo-Tecnico” che comprende le operazioni di rete sia di difesa sia di attacco
  • “Informativo-Psicologico” che consiste nel cercare di manipolare il pensiero della popolazione a favore del governo russo contro gli obiettivi militari indicati dall’FSB con una attività di propaganda.

La propaganda

La propaganda è più efficace degli attacchi hacker quando si tratta di coinvolgere quante più persone nella vastità del globo.

Le principali attività svolte nel corso della storia hanno riguardato nella fattispecie fatti scientifici e geopolitici. Il primo sistema di manipolazione delle informazioni è avvenuto ai danni di Wikipedia, l’enciclopedia pubblica in rete, che ha comportato l’inserimento e la modifica di notizie scientifiche con il fine di distorcere in molti casi gli accadimenti di cronaca e le teorie accademiche. La soluzione per porre rimedio a questa tipologia di attacco è stata il rivedere le materie che avevano subito l’alterazione con descrizioni controverse e sono state modificate, imponendo successivamente un rigido regolamento per l’inserimento delle voci di libreria. Le notizie utilizzate per la propaganda sono state rettificate citando le indagini ufficiali approvate dal metodo accademico universale.

Un’altra azione nota nel contesto di manipolazione delle informazioni si è avuta durante il periodo della guerra cecena dove si inviavano articoli in favore delle azioni militari russe a quelle testate settoriali che li pubblicavano senza verificarli perché credevano nella buona fede dei corrispondenti ,spesso agenti dell’FSB sotto copertura che le inviavano. E’ anche vero però che la guerra cecena si svolgeva nel silenzio della stampa internazionale per via di un accordo di non belligeranza tra USA e Russia che prevedeva silenzio sulle attività statunitensi nel Medioriente in cambio dell’oscurantismo sovietico nella sua regione problematica.

Brexit: referendum popolare oppure manipolazione russa?

Quella che ha raggiunto l’obiettivo di dividere addirittura l’Europa è stata la campagna di disinformazione in occasione della Brexit. Nel 2016, in occasione del referendum sull’uscita dell’Inghilterra dalla zona euro, si è avviata una campagna di sponsorizzazione del sovranismo come forma di governo, portando ad esempio la Russia, o si delegittimava la politica dell’Unione Europea definita fallimentare e artefice di una cancel culture dei singoli stati annessi ai suoi confini.

L’uscita dall’EU da parte del Regno Unito ha però un’altra faccia così come testimonia l’inchiesta dell’Observer che ha fatto luce sulla società Cambridge Analytica : colpevole di aver manipolato la campagna social profilando e colpendo le popolazioni dell’entroterra. Questa strategia si è dimostrata efficace visti i risultati che hanno favorito una maggioranza di voti propensi all’uscita dall’Euro proprio nelle zone periferiche alla City londinese. L’inchiesta giornalistica ha dimostrato che la società anglo-americana è stata responsabile di aver profilato il pubblico secondo attività non proprio limpide anche agli occhi di Facebook, sebbene molti abbiano ritenuto che la società avesse volto lo sguardo dall’altra parte.

Indipendentemente dalla nazionalità della società che materialmente ha allestito tecnicamente la strategia, restano agli atti gli slogan social filo russi, tra cui un video in lingua madre sottotitolato in base alla nazionalità dove veniva indirizzata la campagna pubblicitaria. Vero anche che l’inchiesta dell’Observer era indirizzata a far saltare il banco del referendum per poter consentire al governo di tornare indietro sulle scelte sancite dal popolo. Si è inoltre sollevato un problema delle registrazioni degli utenti per il voto elettronico perché, a poche ore dalla scadenza del termine di iscrizione, il portale era irraggiungibile creando diversi disagi a chi voleva partecipare ed in alcuni casi ha anche desistito dal farlo. Sulle cause di quanto avvenuto, la prima teoria è stata quella dell’attacco hacker russo, ma non è mai stata confermata questa tesi ed è probabile che i server non fossero pronti nel reggere il carico di visite simultaneo generando quello che in Italia è oramai individuato come effetto INPS per via del malfunzionamento nel click day sotto la pandemia. Teoria questa che è stata ufficializzata dagli Uffici preposti al controllo della correttezza del voto.

Trump: il candidato social della Russia?

Nel 2016 anche gli USA sono andati al voto ed hanno lamentato più volte delle ingerenze russe come nel caso del rilascio di email hackerate attraverso DCLeaks e WikiLeaks, associato anche questo ad una attività criminale russa. La diffusione delle email è stata affibbiata ai sovietici, da cui sono partite diverse campagne di diffamazione che hanno colpito la Clinton, avversaria di Trump nella prima tornata elettorale, ed hanno acceso i riflettori sulla vicenda di John Podesta che ha dato il la alle teorie complottistiche di QAnon sulla vicenda della tratta di bambini e dell’estrazione dell’adrenocromo: una sostanza ricavata in fase di tortura dei piccoli ed utilizzata dagli uomini più influenti del mondo per ottenere l’eterna giovinezza. Una teoria che non solo non ha valenza scientifica, ma che è stata sbugiardata in tempi non sospetti da matricedigitale con una indagine OSINT apposita. Fatto sta che dopo questo evento, non solo si è aperto un conflitto interno tra CIA ed FBI, ma è stato chiesto di far luce sull’origine delle sponsorizzazioni effettuate sui social per verificare l’esistenza di fondi russi impegnati sulle piattaforme più note come Twitter e Facebook, scandagliando anche l’universo variegato di Google e dei suoi prodotti.

Germania

Anche la capitale economica dell’Europa, la Germania, sembrerebbe aver impattato con le strategie di propaganda degli hacker russi. Secondo Hans-Georg Maaben, capo dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione del paese, erano evidenti le prove di influenzare le elezioni che si sarebbero svolte da lì a poco nel 2017 tramite azioni di spionaggio informatico e diffusione di notizie poco credibili, responsabili di aver insinuato dei dubbi nell’elettorato. La stessa accusa è stata rivolta ai sovietici per quelle del 2021 appena svolte in territorio alemagno, ma questa volta i sospetti sono stati diffusi in prima persona dalla Commissione Europea.

Polonia

Una campagna di disinformazione filorussa su Facebook che ha coinvolto ben 4,5 milioni di polacchi è stata scoperta all’inizio del 2019 da OKO.press e Avaaz. La campagna promuoveva tre politici polacchi filorussi ed i loro siti web, propagando notizie false o strumentali alla loro attività politica. L’orientamento politico dei tre soggetti coinvolti, Adam Andruszkiewicz, Janusz Korwin-Mikke e Leszek Miller, spaziava dal comunismo all’ultranazionalismo. L’analisi svolta ha portato alla rimozione di alcune delle pagine social nelle quali si svolgeva l’attività di propaganda con notizie false, che ha poi colpito l’ecosistema di Facebook nel mondo, arrivando a chiudere molte pagine italiane collegate ai Cinque Stelle ed alla Lega.

Sputnik cura per il Covid19

La propaganda russa si è avvertita sui social network durante il periodo del Covid e precisamente quando hanno iniziato ad essere immessi sul mercato i vaccini per il contrasto al coronavirus. Nel corso della guerra commerciale farmacologica che prospettava dagli inizi la non accettazione del vaccino russo, denominato Sputnik, da parte dell’EMA, i social network hanno ospitato sponsorizzazioni del vaccino russo dove veniva riportata la validità del farmaco. Oltre a questo, nel periodo di maggiore picco mortale nel Paese della pandemia, vi erano diverse foto che giravano nella rete italiana dei social e ritraevano trionfalmente gli aiuti russi ai medici del Bel Paese.

La Russia come modello di società della sorveglianza

Oltre agli attacchi verso l’esterno, la Russia è il perfetto modello da sempre per gli appassionati della società della sorveglianza. Nel 1995 fu implementato il SORM: che rappresenta il programma di intercettazione legale delle reti telefoniche e di telecomunicazione che operano in terra sovietica. Nasce prevalentemente per consentire all’intelligence, FSB, di essere sempre aggiornata sulle comunicazioni telefoniche che avvengono nel paese, ma già tre anni dopo, 1998, si è esteso il controllo alla rete internet richiedendo agli Internet Service Providers di installare un hardware fornito dall’agenzia di sicurezza nazionale per poter monitorare i metadati e i contenuti delle comunicazioni degli utenti, dalle telefonate al traffico e-mail ed all’attività di navigazione web. Nel 2000 il sistema si è esteso al mobile ed alle reti wireless ed è stato abolito il procedimento di richiesta di accesso ai dati da parte dell’Intelligence ai Providers, che poteva essere costante e libero così come si è aperta la consultazione dei dati intercettati dal SORM anche ad altri enti statali come, Polizia fiscale, Polizia, Servizio federale di protezione, Pattuglia di confine e dogana, Ministero degli Affari Interni, Reggimento del Cremlino, Servizio di sicurezza presidenziale ed i Servizi di sicurezza parlamentare. Nel 2014 si è aggiornato l’hardware a disposizione e si è raggiunta la perfezione nel monitoraggio di ogni ambiente, Telefono-Internet-Mobile-Wireless, con cui ogni singolo abitante della Russia difficilmente non può essere intercettato e questo stato di controllo rappresenta la migliore arma della dittatura alla libera espressione democratica del paese e facilita l’arresto dei cyber-dissidenti.

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Fin7: Boostwrite, Jssloader e le assunzioni via Linkedin. La storia recente dell’apt finanziario russo

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Siamo arrivati all’ultimo capitolo della Guerra Cibernetica Russa con il gruppo APT FIN7 famoso negli attacchi di natura finanziaria di cui abbiamo già snocciolato l’attività criminale portata avanti dal 2015 fino al 2018. Nonostante gli arresti effettuati dalla polizia di Seattle nei confronti di tre cittadini ucraini, l’attività del gruppo è continuata ed ha eseguito un nuovo attacco nel 2019 con nuovi strumenti: una abilità questa riconosciuta al gruppo e storicamente sempre più consolidata nella storia della cybersecurity.

L’attacco legittimo passato inosservato per anni

Uno degli attacchi più interessanti dal punto di vista tecnologico del gruppo è stato sicuramente quello conosciuto come Boostwrite. Si parla di un dropper che ha il compito di spianare la strada ai payload che vengono installati nelle macchine dei malcapitati con il fine di eseguire azioni malevole. Grazie alla piattaforma di protezione informatica di enSilo, che ha eliminato diversi file malevoli, si è scoperto il modo con cui si installavano le backdoor in modo tale da assumere una forma legittima agli occhi di Microsoft Windows, poiché l’attaccante infieriva nella modifica dell’ordine di ricerca della DLL per sostituire la propria DLL dannosa che in alcuni casi era Carbanak, collegata al gruppo noto come FIN7.

Successivamente, si è approfondita la tipologia di attacco e si è notato che, una volta andato a buon fine, è stato utilizzato il rat RDFSNIFFER per collegarsi in modo abusivo al server infetto dopo che BOOSTWRITE decrittografa  i payload incorporati, utilizzando una chiave di crittografia recuperata da un server remoto in fase di esecuzione. Mentre CARBANAK è stato analizzato a fondo ed è stato utilizzato in modo dannoso da diversi aggressori finanziari tra cui FIN7, RDFSNIFFER è uno strumento identificato successivamente ed è stato recuperato dagli investigatori di Mandiant e sembra essere stato sviluppato per manomettere il client “Aloha Command Center” di NCR Corporation. NCR Aloha Command Center è un set di strumenti di amministrazione remota progettato per gestire e risolvere i problemi dei sistemi all’interno dei settori di elaborazione delle carte di pagamento che eseguono Command Center Agent. Il malware viene caricato nello stesso processo del processo di Command Center abusando dell’ordine di caricamento della DLL legittima di Aloha.

Dalla fantasia alla realtà del BadUSB

Una azienda turistica statunitense ha ricevuto un attacco BadUSB, definito incredibilmente raro, dopo aver ricevuto una busta contenente una carta regalo BestBuy falsa con all’interno una chiavetta USB. Alla società ricevente è stato detto di collegare la chiavetta USB a un computer per accedere a un elenco di articoli con cui si poteva utilizzare la carta regalo.

Un chiavetta identificata successivamente dagli esperti di sicurezza come “BadUSB“: che funziona effettivamente come una tastiera quando è collegata a un computer, perchè emula la pressione dei tasti per lanciare vari attacchi automatici, attivando una serie di pressioni di tasti automatizzate che hanno lanciato un comando PowerShell, che a sua volta ha scaricato uno script PowerShell più voluminoso da un sito Internet con l’obiettivo di installare un malware sulla macchina di prova, un bot basato su JScript.

Nonostante si pensasse al BadUSB come un attacco meramente teorico seppur possibile, descritto per la prima volta all’inizio degli anni 2010 e per molti anni hanno rappresentato uno scenario di attacco teorico su cui i dipendenti vengono spesso avvertiti, FIN7 è stato capace di renderlo realtà dopo che l’ultimo caso è stato registrato su delle macchine Raspberry in alcune banche dell’est Europa nel 2018.

Da Apt specializzato in sniffing ad una stretta collaborazione con il gruppo Ransomware

Nel 2020 Truesec ha osservato un utente malintenzionato che ha utilizzato gli strumenti e le tecniche di FIN7, incluso il CARBANAK RAT, per impossessarsi della rete di un’impresa. In un successivo attacco, quasi sei settimane dopo, questo punto d’appoggio è stato utilizzato per distribuire il ransomware RYUK sulla rete della vittima.

Questo attacco segna la prima di una lunga serie che Truesec ha osservato sulla combinazione di strumenti FIN7 e il ransomware RYUK, indicando un cambiamento nel modello degli attacchi FIN7. Finora FIN7 non è storicamente associato ad attacchi ransomware. Ciò suggerisce ad una più stretta collaborazione tra FIN7 e il gruppo RYUK, noto anche come WIZARD SPIDER o FIN6, rispetto a quanto precedentemente segnalato da Truesec.

Il ragionamento più diffuso è che FIN7 abbia semplicemente venduto l’accesso al gruppo RYUK, ma è probabile anche che FIN7 e WIZARD SPIDER siano strettamente affiliati e possano far parte della stessa rete criminale organizzata, ma questo ad oggi non è stato dimostrato con certezza e prove evidenti.

Un attacco Jssloader

Verso la fine del 2020, un attacco di tipo jssloader è stato identificato e svelato in parte, essendo coperto da mille misteri ancora irrisolti.  Morphisec Labs nel suo report ha presentato una catena di attacchi che è stata intercettata e prevenuta all’interno della rete di un cliente nell’ultimo mese del 2020, riconducibile al metodo messo in campo da FIN7, concentrata sul JSSLoader. Sebbene JSSLoader sia ben noto come .NET RAT ridotto a icona, non sono stati resi pubblici molti dettagli relativi a varie funzionalità come l’esfiltrazione, la persistenza, l’aggiornamento automatico, il download di malware e altro. Inoltre, nelle molte occasioni in cui viene citato JSSLoader, ci sono pochi dettagli sulla catena di attacco completa di questo end-to-end.

Windows 11 è già un obiettivo più che concreto

Anomali Threat Research ha condotto un’analisi sui file dannosi di documenti Microsoft Word (.doc) a tema su Windows 11 Alpha ed ha valutato con moderata sicurezza che questi documenti Word facevano parte di una campagna condotta dal gruppo di minacce FIN7. L’obiettivo del gruppo sembra essere stato quello di fornire una variante di una backdoor JavaScript utilizzata da FIN7 almeno dal 2018. La catena dell’infezione è iniziata con un documento Microsoft Word (.doc) contenente un’immagine esca che affermava di essere stata creata con Windows 11 Alpha. L’immagine chiede all’utente di abilitare la modifica e abilitare il contenuto per iniziare la fase successiva dell’attività. Analizzando il file è stato possibile vedere una macro VBA popolata con dati spazzatura come commenti. Una volta che il contenuto/modifica è stato abilitato, la macro viene eseguita. I dati spazzatura sono una tattica comune utilizzata dagli attori delle minacce per impedire l’analisi. Una volta rimossi questi dati spazzatura, rimane una macro VBA. Il VBScript prende i valori codificati da una tabella nascosta all’interno del file .doc., successivamente gli stessi valorivengono decifrati con una funzione e poi vengono deoffuscati utilizzando un codice XOR. Si passa poi ai controlli linguistici e se vengono rilevate alcune lingue, viene adoperata la funzione me2XKr che elimina la tabella e interrompe l’esecuzione se accerta la presenza di macchine virtuali. Lo script verifica successivamente il dominio CLEARMIND, che sembra fare riferimento al dominio di un fornitore di servizi POS (Point-of-Sale).

I controlli includono:

  • Nome a dominio, in particolare CLEARMIND
  • Lingua, se una delle lingue elencate Lingua del codice russo, ucraino, Russo-Moldavia, sorabo, slovacco, sloveno, estone, serbo, serbo (latino).
  • Preferenza lingua chiave di registrazione per il russo
  • Macchina virtuale – VMWare, VirtualBox, innotek, QEMU, Oracle, Hyper e Parallels, se viene rilevata una VM lo script viene interrotto
  • Memoria disponibile, se è inferiore a 4 GB, non procedere
  • Verifica RootDSE tramite LDAP

Se i controlli sono soddisfacenti, lo script procede alla funzione in cui un file JavaScript denominato word_data.js viene trascinato nella cartella TEMP. Tuttavia, se vengono rilevati i controlli della lingua e della macchina virtuale, la tabella si elimina e non passa al payload JavaScript. Questo file JavaScript è anche pieno di dati spazzatura. Ancora una volta rimossi i dati spazzatura per analizzare il JavaScript si notano stringhe offuscate. Il file JavaScript contiene anche una funzione di deoffuscamento. Analizzando la funzione di cifratura XOR, “ben9qtdx4t” è la chiave utilizzata per decrittografare le stringhe nel file JavaScript (word_data.js). L’offuscamento viene effettuato utilizzando un cifrario a sostituzione che va da A a K. Dopo aver sostituito i valori offuscati con le stringhe deoffuscate, la backdoor Javascript sembrerebbe avere funzionalità simili con altre backdoor utilizzate da FIN7.

Cercasi Reclute disperatamante

A una fonte della società Gemini è stata offerta una posizione come specialista IT presso un’azienda nota come “Bastion Secure Ltd“, una “società” di sicurezza informatica alla ricerca di programmatori C++, Python e PHP, amministratori di sistema e reverse engineer. Una ricerca su Google ha restituito un sito Web apparentemente legittimo, ma l’analisi ha rivelato che si tratta di una società di sicurezza informatica fittizia gestita da un gruppo di criminali informatici. Durante il processo di test intrapreso dalla fonte, sono stati dati diversi gli strumenti impiegati ed i compiti assegnati alla fonte Gemini da FIN7 (che opera sotto le spoglie di Bastion Secure), ci si è accorti che le procedure corrispondevano alla preparazione di un attacco ransomware e questo ha fatto intendere che le dimensioni di un gruppo criminale, noto a tutti per aver lucrato più di un miliardo di dollari in circa dieci anni, sono cresciute anche grazie a civili coinvolti in una sorta di Linkedin criminale.

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Asl Napoli 3 vittima dei 54bb47h. Coinvolti nell’attacco Hyper-V di Windows e Paloaltonetworks

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La Asl Napoli 3 Sud è stata vittima di un attacco informatico definito ‘sinistro’ dallo stesso ente pubblico. Una notizia di pochi giorni che attendeva una rivendicazione da parte di una ransomware gang e così è stato come comunicato da insicurezzadigitale che ha identificato gli aggressori nel gruppo .

Arrivati sul blog della gang notiamo la curiosa scritta “Asl Napoli 3 seized” che rimanda alle operazioni di polizia internazionale quando si mettono i sigilli ai siti illegali che nella maggior parte dei casi si trovano nel dark web.

Come hanno fatto?

L’aspetto interessante di questo attacco è che il gruppo ha spiegato come ha fatto ad insinuarsi nel sistema della sanità campana, restituendo al lettore una idea di attacco dimostrativo seppur non lo sia, ed è comprensibile che la responsabilità non solo sia della società che offre i servizi al datacenter regionale campano, ma, come prevedibile, una falla nello sviluppatore del servizio informatico che ha due nomi altisonanti nel panorama internazionale dello sviluppo software.

L’attacco risale al 7 gennaio e durante l’attività di aggressione sono stati rubati tutti i dati personali, database, documenti finanziari e altri dati importanti, di cui è stato rilasciato un sampler di 1,5 gb. Successivamente all’esfiltrazione dei dati “le macchine virtuali su 42 server HYPER-V sono state criptate con un protocollo di crittografia di livello militare, per un totale di circa 240 macchine virtuali basate su windows, linux e altri sistemi operativi“. Il colpo, secondo gli aggressori, avrebbe messo giù il 90% di tutta la loro infrastruttura essenziale ed alcuni dei loro sistemi erano protetti dal sistema IDS Cortex XDR della paloaltonetworks e questo fa intendere che ad essere stata aggirata non sia solo la società dei servizi regionali, ma una rete di assistenza alla cybersecurity sviluppata da una multinazionale.

Matrice Digitale ha pubblicato un avviso dell’intelligence americana nei giorni precedenti con delle vulnerabilità da tenere presente per evitare attacchi indesiderati dai “russi” e non vi è alcun riferimento ad Hyper-v: sistema nativo di creazione delle macchine virtuali sui server Windows.

Cosa hanno preso?

Il Sampler diffuso mostra che il danno è notevole. In un solo giga e mezzo è stato possibile notare come ci siano dati sanitari di psicologi, pazienti oncologici, achivi del personale, dati dei diversi distretti dell’azienda sanitaria. Una ecatombe se consideriamo che ci troviamo dinanzi ad una goccia diffusa di quanto sia stato completamente esfiltrato prima del processo di criptazione con il fine di effettuare quello che in ambito del crimine informatico si chiama doppia estorsione.

Il famoso ‘sinistro’ informatico

Il gruppo mette alle strette la società che sta gestendo, o dovrebbe gestire, la trattativa e da un tempo di 2-3 giorni per risolvere la questione altrimenti “pubblicheremo tutti i dati e decripteremo le chiavi”

Dal report pubblicato, ad essere entrati in sofferenza sono stati i domain controller di Nola, Brusciano e Sorrento, gestiti dal datacenter regionale di Don Bosco che si trova nella parte est di Napoli. Tra i server, figurano non solo versioni di Windows server 2012 o 2016, ma anche 2003 che è uscito fuori assistenza e quindi potenzialmente vulnerabile.

Le minacce dopo il primo stop di ReVil

Resta ovviamente da capire come mai si possa essere arrivati a questo “fail” informatico, dopo le azioni criminali ai danni della sanità del Lazio e del comune di Torino ad opera del gruppo Conti, ma è chiaro che la minaccia mossa non molto tempo addietro ai danni della sanità italiana da un pool di ransomware gangs è ancora persistente. Secondo indiscrezioni raccolte da Matrice Digitale, la palla dovrebbe passare ad una trattativa non più tra assicurazione, Polizia postale e criminali, smentita in ogni caso comunque, bensì è prevista la fattiva ingerenza dell’intelligence italiana visti i dati sensibili coinvolti nell’attacco e la mancanza di un prezzo fissato per il riscatto ed è molto probabile che questa vicenda finirà nel silenzio o con un “abbiamo risolto facendo un backup”. In questo caso, recuperare il danno richiede tempi lunghi, trattandosi di diversi terabyte di dati compromessi.

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FIN7: una “società” da 1,5 miliardi di fatturato specializzata in attacchi APT

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Si chiude il nostro approfondimento con la Guerra Cibernetica ad opera di Madre Russia e precisamente con il gruppo APT definito come quello di maggior successo nel mondo, a cui dedicheremo due articoli per via delle numerose informazioni reperibili in rete. FIN7 è il nome di un gruppo attivo dal 2015 che in questi anni ha ottenuto diversi nomignoli come, Gold Niagara, Calcium, Navigator, ATK 32 , APT-C-11, ITG14 e TAG-CR1.

FIN7 è dedito alle minacce finanziarie ed in questi anni ha preso di mira i settori della vendita al dettaglio, della ristorazione e del turismo degli Stati Uniti a partire dalla metà del 2015. L’APT utilizza malware che infettano i punti vendita. La cosa che si differenzia dagli attori russi analizzati fino ad oggi, è che il gruppo sia più dedito ad azioni finanziare che di spionaggio ed è curioso constatare come una parte di FIN7 sia stata gestita da una società di facciata chiamata Combi Security e che l’importo di un miliardo di dollari guadagnato dall’attività criminale con il malware Cabarnak è imputato a loro.

Alla fine di febbraio 2017, FireEye as a Service (FaaS) ha identificato una campagna di spear phishing che sembrava prendere di mira il personale coinvolto nei documenti della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti presso varie organizzazioni. Tutti i destinatari previsti osservati della campagna di spear phishing sembravano essere coinvolti nei documenti depositati dalla SEC per le rispettive organizzazioni.

Nel marzo 2017 invece è stata scoperta una campagna di attacco malware senza file rivolta a istituzioni finanziarie, agenzie governative e altre imprese sono state collegate allo stesso gruppo di attacchi. La tipologia dell’attacco inizia con e-mail di phishing che prendono di mira le organizzazioni che utilizzano un documento Word protetto, spedito con il fine di invitare l’utente ad abilitare il contenuto. In tal modo, la vittima esegue una macro incorporata nel documento che lancia un comando PowerShell utilizzando Strumentazione gestione Windows, infrastruttura utilizzata per automatizzare attività su macchine remote. La cosa curiosa è che i ricercatori di Morphosec hanno avuto un contatto diretto con il gruppo dopo averli spiati per giorni ed è ancora più interessante il fatto che, una volta scoperti, sono riusciti ad eliminare le tracce del proprio lavoro.

Nell’aprile del 2017 è stata identificata una nuova campagna che ha mostrato una nuova tecnica adoperata da FIN7 per mettere a segno tecniche di phising per implementare meccanismi di infezione e persistenza unici. FIN7 si è allontanato dalle macro malevoli di Microsoft Office per eludere il rilevamento. In questo giro, le esche generate dall’attività di phishing hanno implementato file di collegamento nascosti (file LNK) per avviare l’infezione e la funzionalità VBScript lanciata da mshta.exe per infettare la vittima. In questa campagna, FIN7 ha preso di mira le organizzazioni con e-mail di spear phishing contenenti un file DOCX o RTF dannoso: due versioni dello stesso file LNK e tecnica VBScript , che sono stati aggiornati di continuo, nonostante i successi ottenuti.

Nel giugno 2017 viene  identificato un nuovo attacco di tipo fileless altamente sofisticato che ha preso di mira il settore della ristorazione negli Stati Uniti. La campagna di attacco ha consentito ai criminali informatici di prendere il controllo del sistema e di installare una backdoor per rubare informazioni finanziarie a piacimento, comprendendo tra l’altro alcune tecniche evasive mai viste prima e che gli hanno consentito di aggirare la maggior parte delle soluzioni di sicurezza, basate su firme e analisi di comportamento. L’indagine di Morphisec ha rivelato una corrispondenza quasi perfetta con i metodi di attacco FIN7 realizzati precedentemente verso banche, personale SEC, grandi catene di ristoranti e organizzazioni di ospitalità.  Anche in questo caso, il vettore di attacco è stato un documento Word dannoso allegato a un’e-mail di phishing, ben strutturato perché ben adattato all’attività mirata dei destinatari dell’attacco. Il documento Word impiegato ha eseguito un attacco di tipo “senza file” che utilizza query DNS per fornire la fase successiva dello shellcode (Meterpreter). I dati di indagine di OpenDNS, condivisi in coordinamento con il Cisco Advanced Threat Research & Efficacy Team, hanno mostrato che si è trattato di un attacco su larga scala con picchi di oltre 10.000 richieste DNS all’ora. In poche parole, mastodontico.

Proprio pochi mesi dopo, nel luglio 2017, è stata individuata una nuova backdoor JScript chiamata Bateleur e con macro aggiornate al suo toolkit. E’ stato osservato da più parti che questi nuovi strumenti sono stati utilizzati per colpire catene di ristoranti con sede negli Stati Uniti ed è stato esteso l’attacco ad altre organizzazioni prese di mira nel campo del turismo, dei rivenditori, dei servizi commerciali e dei fornitori. Si è scoperto che le nuove macro e la backdoor di Bateleur utilizzavano sofisticate tecniche di anti-analisi ed evasione sandbox mentre tentavano di occultare le loro attività.

Sempre nel 2017, Mandiant ha dichiarato di aver risposto a molteplici incidenti attribuiti a FIN7 per via dell’utilizzo della backdoor CARBANAK, che ha sorpreso in questo caso per il modo con cui è stata installata. I ricercatori hanno identificato che il gruppo ha sfruttato un database di shim. Lo shim ha iniettato una patch in memoria dannosa nel processo Services Control Manager (“services.exe”), quindi ha generato un processo backdoor CARBANAK. Una tecnica utilizzata per installare una utility di raccolta delle carte di pagamento per l’accesso permanente.

Tra l’8 e il 10 ottobre 2017, un altro attacco sferrato con un impeto notevole è stato addebitato a FIN7 ed anche questa volta si è notata la grande capacità del gruppo di generare modifiche strutturali al suo vettore infettivo ed alla sua capacità di essere offuscato nei sistemi di rilevamento messi in piedi dalle maggiori società di sicurezza informatica.

I primi arresti

Tre importanti membri collegati alla banda del crimine informatico FIN7 sono stati arrestati nel gennaio 2018 per accuse depositate presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti a Seattle. Secondo tre capi di imputazione, i cittadini ucraini Dmytro Fedorov, 44, Fedir Hladyr, 33 e Andrii Kolpakov, 30, sono stati indicati come attivi nell’organizzare una campagna malware altamente sofisticata rivolta a più di 100 aziende statunitensi, principalmente nei settori della ristorazione, dei giochi e del turismo. Come indicato nelle accuse, FIN7 ha violato migliaia di sistemi informatici e rubato milioni di numeri di carte di credito e di debito dei clienti, che il gruppo ha utilizzato o venduto a scopo di lucro nei canali del dark web. Nella conta dei danni, secondo l’accusa FIN7 ha violato con successo le reti informatiche di aziende in 47 stati, rubando oltre 15 milioni di record di carte dei clienti da oltre 6.500 terminali di punti vendita individuali in più di 3.600 sedi aziende diverse. Ulteriori intrusioni si sono verificate all’estero, anche nel Regno Unito, in Australia e in Francia.

Il gruppo non si è fermato

Nonostante gli arresti, l’attività del gruppo è proseguita e da maggio a luglio 2018 con una campagna collegata ad un nuovo pannello amministrativo ed a campioni di malware inediti utilizzando una backdoor sempre collegata a Carbanak. Il gruppo, per perseguire i suoi scopi ha utilizzato una società di facciata chiamata Combi Security, utilizzata per reclutare nuovi hacker, e su cui si è concentrata l’attività del Dipartimento di Giustizia americano. Gli analisti di Flashpoint hanno poi scoperto un nuovo pannello di attacco utilizzato dal gruppo nelle campagne denominate Astra. Il pannello, scritto in PHP, funziona come un sistema di gestione degli script, che  spinge precisamente gli stessi script di attacco verso i computer compromessi. Gli aggressori ottengono un punto d’appoggio iniziale su macchine mirate tramite e-mail di phishing contenenti allegati dannosi. Le e-mail sono spesso specifiche del settore e create per invogliare una vittima ad aprire il messaggio ed ad eseguire il documento allegato. Uno dei documenti diffonde ciò che gli analisti chiamano SQLRat, malware mai visto fino a quel momento che rilasciava file ed eseguiva script SQL sul sistema host. L’uso di script SQL si è rivelato ingegnoso in quanto non ha lasciato oggetti come fa il malware tradizionale. Una volta eliminati dal codice degli aggressori, non è rimasto nulla da recuperare per le ricerche forensi. Questa tecnica non è stata osservata nelle precedenti campagne associate a FIN7. Il secondo nuovo tipo di malware scoperto è una backdoor multiprotocollo chiamata DNSbot, che viene utilizzata per scambiare comandi e inviare dati da e verso le macchine compromesse. Principalmente, opera sul traffico DNS, ma può anche passare a canali crittografati come HTTPS o SSL, come scoperto sempre dagli analisti di Flashpoint.

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