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Il Ministero della Verità nasconde i bot ucraini? In Australia c’è la risposta

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Per chi ha fretta:

  • La narrazione “opinioni discordanti dalla guerra/nato = bot russi” sembrerebbe scricchiolare e di molto dopo una ricerca pubblicata dall’Università di Adelaide in Australia
  • Dopo un’analisi dei primi 15 giorni di guerra social tra Russia ed Ucraina si scopre l’esistenza di un numero elevato di bot filo Ucraina
  • Il peso dei Bot filorussi risulta minore rispetto a quello dei rivali sull’opinione pubblica
  • Gli USA investono in Ucraina dal 2014 nel contrasto alla propaganda russa ed hanno creato un meccanismo equivalente che finita la guerra potrà cambiare le sorti democratiche dei paesi grazie ai social network
  • In Italia, la Luiss, attore principale del “Ministero della Verità”, ha dato incarico ad una società Ucraina di svelare i trucchi dei russi, a differenza dell’Australia che sembrerebbe essere invece interessata ad accertare una verità scientifica non parziale.

Fare attenzione ai social perchè ci sono i BOT russi che ingannano. In occasione della guerra cibernetica tra Ucraina e Russia non è stato difficile constatare che quelle che venivano definite in Occidente come profezie del mondo del giornalismo sull’esistenza di utenti dei social network automatizzati, bot, sono da sempre parte della propaganda di un paese rispetto ad un altro. Essendo Matrice Digitale una delle poche testate giornalistiche specializzate nella guerra cibernetica ed allo stesso tempo capace di effettuare in piena autonomia ricerche Osint per quel che concerne i flussi di dati su alcune piattaforme social network come Twitter, si sono alzate spesso delle polemiche sul fatto che si fossero sempre prese le distanze dal qualificare o meno utenti umani da utenti robotizzati. L’essenza di questa scelta risiede proprio nel fatto che è molto difficile scoprire l’esistenza dei bot, classificarli, senza che ci sia la possibilità di incorrere in errori di interpretazioni e di scambio di figure ed è per questo che si è lasciato lo scenario a persone sicuramente più qualificate. Se c’è una cosa sulla quale si sono sempre espressi dubbi, invece, è la narrazione con la quale il giornalismo occidentale ha trattato il fenomeno della guerra cibernetica, che ha seguito il flusso delle notizie in favore della propaganda occidentale nel nostro territorio e più volte è stato dimostrato con i fatti che è avvenuto ciò. Nei nostri articoli sull’informazione e la propaganda, è stato possibile leggere già in passato e prima dello scoppio della guerra, la questione della propaganda russa e la specializzazione sul tema degli attori statali russi nel campo della guerra cibernetica, analizzando le strategie messe in gioco per disinformare gli utenti della rete in favore della loro politica internazionale e del loro modello sociale. 

La Luiss e la società Ucraina “senza arte e né parte”

Nata nel 2021, Trementum è una società che si occupa di analizzare l’universo social, mai critica verso il suo paese d’origine.

Per questo motivo, in occasione del Ministero della Verità di cui più volte abbiamo parlato, sorprende come molti giornalisti ne parlino dal punto di vista sia ideologico e sia partigiano ed è per questo che nel contesto europeo risulta molto difficile trovare obiettività sul tema dei bot e sull’esistenza di una propaganda occidentale impossibile da offuscare completamente perché più volte svelata dagli stessi attori che più volte si sono proposti al pubblico come coloro dalla parte dei giusti. La Luiss dataLab, che si sta impegnando per nome e per conto del Ministero della Verità, utilizzando anche la sua scuola di giornalismo diretta dal plenipotenziario Gianni riotta, nel racimolare metriche attraverso la rete Twitter, in occasione delle elezioni ha sfruttato una società Ucraina costituita da poco per verificare non solo i post preelettorali, ma anche quelli nel giorno delle stesse elezioni. Secondo quanto riferito dallo stesso Riotta in una polemica con Alessandro Di Battista da Di martedì condotta da Giovanni Floris su La 7, a breve ci saranno le prove di come un ecosistema di utenti automatizzati beneficia una parte politica ed ha promesso che saranno svelati sia i produttori sia i consumatori di questi servizi di manipolazione dell’opinione pubblica.

La ricerca passata in sordina nell’Occidente “russofobo”

C’è un mondo accademico che non ha uno scopo di dimostrare una verità politica e non ha paura di far emergere una verità scientifica seppur in contrasto con i principi del Governo di turno ed ha abbattuto quel muro di allarmismo che fa riferimento solo all’attività dei russi sul territorio euroatlantico ed allo stesso tempo insinua che ogni parere sui social avverso all’establishment sia frutto di una manipolazione o di agenti infiltrati dal Cremlino. Per trovare una ricerca accademica obiettiva sul tema è stato necessario andare dall’altra parte del mondo, nel Nuovo Continente, precisamente. L’università di Adelaide, nota per essere specializzata nel delle analisi OSINT, ha prodotto un’interessante ricerca scientifica sul periodo social utilizzato nei primi mesi della guerra in Ucraina.  Gli accademici australiani hanno analizzato 5.203.764 tra tweet, retweet, citazioni e risposte pubblicate su Twitter tra il 23 Febbraio e l’otto Marzo 2022 contenenti gli hashtag maggiormente utilizzati sul campo di battaglia del social del cinguettio e precisamente: #(I)StandWithPutin, #(I)StandWithRussia, #(I)SupportRussia, #(I) StandWithUkraine, #(I)StandWithZelenskyy e #(I)SupportUkraine.   I ricercatori hanno scoperto che il 60 e l’80 per 100 dei tweet che hanno utilizzato quegli # provenivano da account di bot facilitando il sorgere di un sentiment angosciante nel discorso online ed ha persino avuto un impatto sulle discussioni e sulla decisione di rimanere in Ucraina da parte di molti utenti. Combinando i messaggi di “angoscia” con messaggi su “movimento” e posizioni geografiche, i ricercatori hanno scoperto che “gli account del bot stanno influenzando più discussioni su trasloco/fuga/andata o soggiorno”. I ricercatori ritengono che questo effetto potrebbe essere stato quello di influenzare gli ucraini anche fuori dalle zone di conflitto a fuggire dalle loro case.

Sono state osservate attività di parole come vergogna, terrorista, minaccia e panico i resoconti umani filorussi infatti stavano avendo la maggiore influenza sulle discussioni sulla guerra in particolare sui resoconti filo ucraini. 

Nel caso del conflitto ucraino secondo i ricercatori dell’università australiana, risulta appunto un massiccio utilizzo di bot filo ucraini che appartengono o a privati o all’esercito stresso che si è articolato in uno squadrone cibernetico con oltre 200.000 volontari. L’aspetto ancora più interessante è che la maggioranza dei bot russi seppur in minoranza fosse circoscritta per la maggiore ad un unico software di sviluppo degli stessi bot mentre quello ucraino poteva vantare di almeno 5 tipologie diverse di bot implementati con altrettanti software diversi.

Mentre i risultati della ricerca si sono concentrati sui bot automatizzati di Twitter, ci sono stati anche risultati sull’uso di hashtag da parte di tweeter non bot. Hanno trovato flussi di informazioni significativi da account pro-russi non bot, ma nessun flusso significativo da account pro-Ucraina non bot. Oltre ad essere molto più attiva, la parte pro-Ucraina è risultata molto più avanzata nell’uso dei robot automatizzati. La parte filo-ucraina ha utilizzato più “bot di astroturf” rispetto ai filo-russi. I robot Astroturf sono robot politici iperattivi che seguono continuamente molti altri account per aumentare i follower di quell’account.

Analisi degli hashtag, dei bot utilizzati, dell’incidenza su un periodo di tempo scandito da eventi cronologici storicamente accertati

Il periodo di tempo considerato è stato, come già detto, la prima quindicina di giorni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e sono stati sviluppati due grafici che includono 5 eventi significativi in quel periodo di tempo ed è possibile osservare un picco significativo nell’attività di diversi tipi di bot il 2 e il 4 Marzo dovuto a un aumento dell’attività dei bot pro russi probabilmente utilizzati dalle autorità russe anche quando la Russia ha conquistato la centrale nucleare di Zaporizia questo picco è dovuto a un aumento dei bot filo ucraini, probabilmente da parte delle autorità filo ucraine, in risposta ai bot russi. La figura mostra anche una misura della percentuale di traffico bot nel periodo di tempo quando inizia il conflitto, 24 febbraio, e anche successivamente con i combattimenti a Mariupol, 26 Febbraio conquista di Kherson della Russia ed il 2 marzo quando le autorità ucraine tentano la prima volta di evacuare Mariupol. Tutti questi eventi sono collegati ai flussi sui social network visibili nel grafico.

I modelli di flusso di informazioni tra account bot e non bot variano in base al livello nazionale: gli account non bot filo-russi sono complessivamente i più influenti, con flussi di informazioni verso una serie di altri gruppi di account. Non ci sono flussi significativi verso l’esterno da parte di account non bot pro-ucraini, con flussi significativi da account bot pro-ucraini verso account non bot pro-ucraini. I gruppi di account pro-russi sono apparentemente isolati, con tassi di autoentropia più bassi e flussi netti di informazioni tra gruppi meno significativi. Tuttavia, esistono significativi flussi di informazioni in uscita dai gruppi di account non-bot e AstroTurf pro-Russia, con i flussi netti maggiori originati dai gruppi di account non bot pro-Russia. Al contrario, i gruppi di account filo-ucraini tendono ad avere più flussi di informazioni tra gruppi di account pro-ucraini. I gruppi aggregati pro-ucraini tendono anche ad avere tassi di autoentropia più elevati.

Gli USA investono in Ucraina dal 2017

Nel maggio 2022, il direttore della National Security Agency (NSA) e capo del comando informatico statunitense, il generale Paul Nakasone, ha rivelato che il Cyber Command ha condotto operazioni informative offensive a sostegno dell’Ucraina, dichiarando che gli Stati Uniti hanno condotto operazioni volte a smantellare la propaganda russa. Ha detto che le operazioni sono legali, condotte attraverso una politica determinata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e con una supervisione civile. Gli Stati Uniti hanno investito 40 milioni di dollari dal 2017 per aiutare l’Ucraina a rafforzare il suo settore informatico. Secondo il vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman, gli investimenti hanno aiutato gli ucraini a “tenere acceso internet e a far circolare le informazioni, anche nel mezzo di una brutale invasione russa”.Il Comando cibernetico degli Stati Uniti aveva dispiegato in Ucraina una squadra cibernetica “hunt forward” a dicembre per aiutare a rafforzare le difese e le reti informatiche dell’Ucraina contro le minacce attive in previsione dell’invasione. Una squadra di risposta rapida informatica dell’Unione Europea di recente formazione, composta da 12 esperti, si è unita alla squadra del Cyber Command per cercare minacce informatiche attive all’interno delle reti ucraine e per rafforzare le difese informatiche del Paese.

Conclusioni

Resta da dimostrare chi siano coloro che hanno svolto la ricerca per conto dell’università di Adelaide e non si intende riguardo i nomi, bensì riguardo eventuali aderenze con il mondo dell’intelligence russa che potrebbero viziare l’integrità morale di coloro che hanno effettuato studi sul tema, sovvertendo la narrazione a senso unico dell’esistenza di soli bot russi sul suolo occidentale ed euro atlantico. Differentemente da quello che invece è stato realizzato in occasione delle Elezioni Politiche italiane del 2022 dall’università Luiss che ha commissionato un lavoro ad una società di social listening con uno storico ridotto e che è gestita da due ingegneri di nazionalità ucraina.

Al netto di Assange e della sensibilità sul tema della libertà di informazione, non solo c’è la corsa a stanare le notizie false, ma addirittura a conquistare quelle bolle, composte da utenti reali e virtuali, che in futuro potranno realmente contrastare la propaganda nemica, rafforzando quella interna. Su quest’ultimo aspetto è chiaro che un utilizzo sproporzionato dei poteri racchiusi nella gestione dell’analisi a senso unico, può anche rafforzare una attività di screditamento e di destabilizzazione di governi eletti dal popolo, la cui opinione può essere manipolata dall’esterno.

FONTE RICERCA UNIVERSITA’ ADELAIDE

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I falchi di Vladimir Putin su Telegram

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Tempo di lettura: 7 minuti. Andrey Pertsev racconta come Telegram sia diventato la principale piattaforma di informazione per i falchi russi e la loro realtà alternativa

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L’applicazione di messaggistica Telegram è stata creata da Pavel Durov, che in precedenza aveva fondato Vkontakte, una società russa di social media. Molto rapidamente, Telegram è diventato un altro classico esempio di come gli addetti ai lavori del governo e degli affari russi cercano di manipolare la vita politica negli anni 2010. Subito dopo la sua fondazione sono iniziati a nascere canali anonimi su Telegram, con post presumibilmente provenienti da addetti ai lavori all’interno di uffici burocratici, di sicurezza e di partito; questi hanno iniziato a prendere piede e figure influenti hanno iniziato a leggerli per avere un’idea di ciò che sta accadendo in un’altra “torre del Cremlino”, spesso rivale. Agli albori dell’esistenza di Telegram, molte informazioni privilegiate apparivano davvero in questi canali. Le ragioni erano molteplici. I media economici e politici erano sottoposti a pressioni e censure crescenti; a differenza di Telegram, le organizzazioni mediatiche spesso si rifiutavano di pubblicare informazioni esclusive scomode per il Cremlino. In secondo luogo, l’anonimato di Telegram comportava un maggior grado di sicurezza per gli autori dei testi e i loro insider, rispetto alla stampa tradizionale.

Dal territorio della libertà all’immondezzaio

Ben presto, però, tecnologi e responsabili delle pubbliche relazioni si sono resi conto che la nuova piattaforma poteva essere utilizzata per pubblicare informazioni utili per i loro clienti e patroni; alcuni canali promossi (come Nezygar) hanno iniziato a passare di mano e i post a pagamento hanno iniziato a essere inseriti tra i loro contenuti. Gruppi influenti e singoli uomini d’affari e politici iniziarono ad aprire i “loro” canali anonimi pseudo-insider. La possibilità di rimanere anonimi gioca di nuovo un ruolo, ora negativo. L’anonimo non ha reputazione, quindi in teoria può pubblicare informazioni manipolative e false finché il pubblico non si accorge di queste manipolazioni. L’esposizione di un canale anonimo non impedisce in alcun modo ai suoi proprietari di creare un nuovo canale, dove in un primo momento verranno pubblicati i veri insider, e poi la situazione potrebbe ripetersi. Di conseguenza, nel febbraio 2022, il segmento politico di Telegram russo ha acquisito una reputazione dubbia; molti canali hanno iniziato a essere chiamati “discariche”, gli utenti hanno scoperto le reti di canali controllati da vari beneficiari e chi sono questi stessi beneficiari (ad esempio, il primo vice capo dell’Amministrazione presidenziale, il curatore del blocco informativo del Cremlino Alexei Gromov, il capo di Rosneft Igor Sechin e l’ex addetta stampa di Rosmolodezh Kristina Potupchik). Molti lettori di Telegram hanno imparato a distinguere le informazioni manipolative e hanno cambiato il modo in cui ottengono informazioni dalla maggior parte dei canali politici: li hanno trasformati da una fonte di insider in un’interessante illazione sulle lotte intestine tra le “torri del Cremlino”.

Telegramma in prima linea

Lo scoppio della guerra cambiò la situazione. Il “semi-decommissionato” Telegram ha ricevuto una nuova vita come piattaforma principale per le dichiarazioni del partito della guerra. È su Telegram che l’ex presidente, e ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitry Medvedev, pubblica i suoi post arrabbiati. Il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov comunica con il pubblico tramite Telegram. Un uomo d’affari molto controverso, il fondatore di Wagner PMC Yevgeny Prigozhin, ha una rete di canali (ad esempio, “Kepka Prigozhina” e Grey Zone). È su Telegram che vengono pubblicati i cosiddetti “corrispondenti militari”, autori ideologici di testi dal fronte, che spesso non lavoravano nemmeno come giornalisti. Sullo sfondo della guerra, l’interesse per i canali giornalistici e pseudo-analitici ultrapatriottici, anonimi e non, già esistenti, si è riscaldato e sono apparsi in massa anche nuovi progetti con la lettera Z nel nome. Il contenuto di Telegram russo pro-guerra è molto diverso da quello dei testi e delle storie su argomenti militari dei media filogovernativi. I discorsi infuocati di Dmitry Medvedev, che minaccia direttamente un attacco nucleare all’Ucraina e insulta i politici occidentali, e i discorsi di altri funzionari, tra cui Vladimir Putin, differiscono all’incirca nello stesso modo. Quest’ultimo tipo di discorsi rimprovera gli astratti “anglosassoni”, ma almeno a livello di parole parla del desiderio di avviare negoziati e disconosce l’escalation del fronte. Le notizie ufficiali, di norma, contengono storie sulla potenza delle attrezzature militari russe, sulla conquista di singoli villaggi nel Donbass, sulle azioni di singoli soldati e ufficiali, che vengono presentate ai lettori e agli spettatori come atti eroici. I corrispondenti militari e i canali di analisi pro-militari riferiscono non solo dei successi, ma anche dei problemi, chiedendo contemporaneamente al Cremlino e al Ministero della Difesa le azioni più dure possibili. Pubblicisti e analisti criticano il “partito della pace” condizionato e scrivono della necessità di continuare le ostilità fino alla fine, chiedono la mobilitazione generale e il trasferimento dell’economia sul piano bellico. I rappresentanti del segmento Telegram favorevole alla guerra criticano sempre più le autorità. Di norma, lamentano l’indecisione e l’insufficiente rigidità del Ministero della Difesa, dei singoli generali e di una cerchia indefinita di civili, accusandoli di tradimento. Per certi versi, questa situazione assomiglia a quella di Telegram agli albori della sua popolarità in Russia. I canali a favore della guerra pubblicano punti di vista diversi dalla posizione ufficiale del Cremlino, oltre a informazioni più o meno affidabili sulla situazione al fronte. Naturalmente, questo punto di vista alternativo attrae il pubblico – i “canali z” sono piuttosto popolari – ad esempio, l’inviato militare Semyon Pegov è letto da 1,3 milioni di utenti e Rybar, uno dei canali analitici pro-militari più popolari, ha poco più di un milione di abbonati. In un certo senso, Telegram può essere definito il principale media militare russo. I sostenitori della “guerra per la piena vittoria” cercano la verità e le risposte alle domande – “di chi è la colpa” delle sconfitte e “cosa fare” nei “canali z”, ricevendole in forma semplice e armoniosa. Naturalmente, la colpa è dei “generali sciocchi e dei funzionari traditori”, e per vincere bastano azioni estremamente dure al fronte e il trasferimento del Paese su binari di mobilitazione. Questo quadro tranquillizza il pubblico favorevole alla guerra, che ha iniziato a sospettare che lo stato dell’esercito russo nella realtà e nei servizi televisivi siano cose diverse e si preoccupa delle sconfitte. Nel frattempo, questi canali riscaldano il fervore militare dei cittadini che sostengono la guerra. Paradossalmente, i corrispondenti militari e i pubblicisti e analisti favorevoli alla guerra sono letti anche dagli oppositori delle ostilità: vogliono ricevere informazioni veritiere sulla situazione e capire l’umore del pubblico z.

Bussare alla porta del Cremlino

Naturalmente, i blogger politici presenti sulla piattaforma stanno cercando di trasformare Telegram militare, così come Telegram politico, in uno strumento di influenza sulle persone che prendono le decisioni – cioè i vertici del Paese, compreso Vladimir Putin. I canali di Telegram sono anche inclusi nel monitoraggio del presidente, il che significa che in teoria, attraverso i post di Telegram, è possibile esternare le proprie opinioni al capo di Stato. È a Putin che i sostenitori della guerra si rivolgono nei loro canali; è a lui che chiedono azioni dure e una campagna contro Kyiv e Lviv. Questi autori fanno pressione sull’ansia da indice di gradimento del presidente, insistendo sul fatto che i negoziati di pace o il ritiro delle truppe da un certo territorio non saranno compresi dal “popolo profondo”, che presumibilmente chiede la distruzione dell’Ucraina e dell’Occidente. E qui inizia la solita manipolazione politica di Telegram dell’opinione e del wishful thinking. Con tutte le caratteristiche dei sondaggi d’opinione in tempo di guerra, la maggioranza dei cittadini non è affatto assetata di sangue ed è pronta a sostenere la pace se Putin la accetta. I sondaggi mostrano come la gente sia preoccupata per la guerra, la mobilitazione e il deterioramento del tenore di vita; anche il rating delle autorità è in calo. Ma gli autori favorevoli alla guerra e i loro patrocinatori dipingono un quadro diverso, di preparazione alla vittoria a tutti i costi. Kadyrov e Prigozhin, citati con rispetto dai corrispondenti militari, il primo vice capo dell’amministrazione presidenziale Alexei Gromov, che supervisiona i tabloid del Cremlino dove lavorano i corrispondenti militari, sembrano essere probabili patrocinatori di questo punto di vista, dipingono una realtà alternativa in cui il “popolo” è pronto a sopportare qualsiasi difficoltà in nome della vittoria e chiede un’azione decisiva (e quindi gli indici di gradimento di Putin calano solo per l’indecisione). In questo senso, il telegramma pro-guerra non è solo il portavoce del partito della guerra, ma anche la sua realtà parallela. Ha i suoi eroi leggendari, i suoi corrispondenti militari che raccontano la verità, il concetto di “signori della guerra” è apparso di recente, con i presunti leader militari di successo come Yevgeny Prigozhin, Ramzan Kadyrov e i loro comandanti scelti del MOD come Sergei Surovikin. Questa realtà è piena di persone desiderose di combattere, ma poi vengono fermate dai traditori nei quartieri generali militari e negli uffici civili di Mosca. Questo “mondo” può essere spaventoso e sembrare abbastanza reale – soprattutto se lo confrontiamo con le risposte dei cittadini alle domande dirette dei sociologi sul loro sostegno a un'”operazione speciale” (ad esempio, secondo l’ultimo sondaggio del VTsIOM, circa il 70% dei cittadini lo sostiene). Ma questo significa che questo “mondo di Telegram” è legato alla realtà, oppure gli autori dei canali z stanno programmando gli atteggiamenti dei russi delusi dalla propaganda televisiva? Probabilmente è la seconda. Inoltre, l’influenza dei canali di telegramma come versione più dura e veritiera della propaganda ufficiale, che colpisce i desideri nascosti del pubblico, è stata ampiamente sopravvalutata. Certo, la copertura dei corrispondenti militari più popolari, ad esempio Semyon Pegov, è di 1,3 milioni di abbonati, ma sommare l’audience di Pegov e di altri corrispondenti con più di un milione di abbonati, ad esempio Alexander Sladkov o “Rybar”, è inutile: molto probabilmente vengono letti dalle stesse persone. Decine di migliaia di persone si sono già iscritte ai canali di pubblicisti e analisti che, nascondendosi dietro l’opinione del “popolo profondo”, chiedono sangue. Non si tratta più, cioè, di una copertura totale, almeno in parte paragonabile a quella televisiva. Inoltre, non dimentichiamo che i corrispondenti militari, i pubblicisti e gli analisti favorevoli alla guerra sono letti da un pubblico di opposizione, che dovrebbe essere tranquillamente escluso dai sostenitori della guerra. Se si sottraggono i bot, si scopre che il principale portavoce del partito della guerra suona forte, ma attira una parte piuttosto limitata del pubblico – soprattutto chi è interessato alla politica e alla guerra in particolare.

Tuttavia, il pericolo dei canali z che invitano all’escalation non deve essere sottovalutato; non è la quantità che conta, ma la qualità del pubblico – in questo caso, il presidente. Non per niente a settembre girava voce che il Ministero della Difesa stesse preparando repressioni per i “corrispondenti militari” che avessero criticato il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kharkov. Alla fine non ci sono state repressioni, ma i “corrispondenti militari” hanno capito correttamente il segnale e hanno smesso di attaccare i generali per nome. Putin vive da tempo in una realtà particolare. È pronto a passare ore a raccontare al pubblico la sua versione della storia mondiale, la perfidia degli anglosassoni e la grande missione della Russia, credendo che queste storie siano accattivanti per i suoi ascoltatori. La versione della realtà alternativa dei canali z con gente bellicosa e vittoria ad ogni costo si adatta in parte all’immagine del mondo di Putin. I corrispondenti militari partecipano a eventi pubblici con Putin, lui li incontra e probabilmente li ascolta in qualche modo. Putin non vuole perdere; permette passi impopolari come la mobilitazione perché non li considera impopolari – il capo di Stato crede che la popolazione sia pronta ad andare con lui verso la vittoria e a sopportare le difficoltà. Il portavoce del partito al potere punta con precisione all’orecchio del presidente ed è quindi pericoloso. Putin ricorda i tempi sovietici; ricorda come si distinguevano la propaganda ufficiale e i canali di informazione alternativi, come il samizdat. Il presidente, molto probabilmente, è consapevole di come la fiducia nella propria propaganda sia finita per il governo sovietico. I canali di telegramma filo-militari potrebbero diventare (e a giudicare dal rapporto con i commissari militari) già un “samizdat” per Putin; questi brandelli di informazione potrebbero trasmettergli una confortante narrazione di eroismo, predisponendolo a uno spirito di pericolosa escalation.

TRADUZIONE E FONTE

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L’UE dichiara la Russia “terrorista”. Altra arma a favore del Ministero della Verità?

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Tempo di lettura: 3 minuti. Se la Russia propone metodi terroristici, chi proverà a fare analisi storiche e geopolitiche o si professerà in favore della pace sarà considerato un fiancheggiatore?

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La risoluzione dell’Unione Europea, votata dal Parlamento con la maggioranza dei presenti con soli 58 contrari e 44 astenuti, ha affermato il principio che la Russia è uno stato che usa metodi terroristici e sponsorizza il terrorismo. Un provvedimento in linea con la russofobia, legittima, che ha interessato gli organi di informazione europea che sotto la supervisione della Commissione hanno costituito un cluster di imprese, associazioni del settore ed università con lo scopo di giudicare la buona e la cattiva informazione che ha assunto i toni di un effettivo Ministero della Verità. Nel caso del Covid prima e nel conflitto ucraino successivamente, sono state diffuse più volte delle liste di proscrizione da alcuni giornalisti italiani e da organizzazioni collegate a loro, come ne nel caso in cui si affermava che fossero state stilate su commissione dei Servizi Segreti italiani.

Parenzo lancia lista di proscrizione sui social: offese e insulti

Il ministero della Verità ha giustiziato i giornalisti prima del responso sull’origine del Covid

L’Ucraina rimonta e in Italia parte la caccia agli Orsini

Il Copasir, i Servizi ed il Ministero della Verità di stampo fascista

Ad aggiungersi alle liste diffuse per mettere in guardia dai propagandisti russi e da coloro etichettati come Putinvhester nel nostro paese c’è stato il Consiglio di Sicurezza ucraino che ha messo nella lista pubblica delle persone collegate al Cremlino prima Matteo Salvini poi la professoressa Di Cesare, diffondendone le immagini segnaletiche in giro per la rete.

Donatella di Cesare nella lista dei nemici dell’Ucraina. Meloni le dia subito la scorta

Più volte si sono analizzati i fallimenti della propaganda occidentale in questi mesi di guerra e più volte sono stati messi in moto strumenti a tutela di giornalisti che non hanno saputo convincere le masse sulla necessità degli armamenti e sull’opportunità di evitare la guerra in favore di iniziative diplomatiche, si è prima proposto di bandire le fonti russe dal territorio europeo, poi si è provato a non invitare opinionisti vicini alle posizioni del Cremlino e nel frattempo si è dato mandato di delegittimare sui social network figure considerate scomode per la narrazione filo europeista a matrice atlantica seppur fossero persone stimate a livello accademico e professionale.

Se vi dicessi che nei riguardi di Orsini è in essere uno stupro di gruppo?

L’Ucraina rimonta e in Italia parte la caccia agli Orsini

La propaganda occidentale ha cercato e sfiorato la terza guerra mondiale

La propaganda occidentale ha distrutto l’Ucraina per favorire Mr. Meme

La propaganda occidentale ha perso: ecco le armi “spuntate” messe in campo dai media

In virtù di questa risoluzione, sarebbe giusto domandarsi se la certificazione Parlamentare di Stato “sponsor del terrorismo” sia valido anche per coloro che sostengono tesi che analizzano anche le ragioni storiche del Cremlino in questo conflitto oppure coloro che in questi mesi hanno espresso concetti di pace e son ostati associati alla propaganda del Cremlino così come accaduto per ultimo alla professoressa Di Cesare. Il fatto che, dinanzi all’esposizione nella pubblica piazza della rete, popolata anche da movimenti ultranazionalisti e filonazisti con ramificazioni internazionali, ci sia stata una minore echo rispetto a casi simili avvenuti nel nostro paese, apre una riflessione su quanto potrà incidere questa risoluzione sulla libertà di espressione di coloro che non fanno propaganda nei confronti del Cremlino, ma esprimono analisi storiche e geopolitiche o che propongono teorie pacifiste in contrasto allo scontro tra i due mondi?

Analizzando la censura preventiva nei confronti delle fonti russe su territorio europeo, il tentativo di limitare sui media l’espressione dei pacifisti, l’etichettare civili come agenti infiltrati dal Cremlino o propagandisti russi, la denigrazione sui social network di persone rispettate da parte di orde di giornalisti ed influencer, si può ampiamente sostenere che questa risoluzione abbia definitivamente chiuso il cerchio sull’attività di propaganda di un Vecchio Continente sempre più avviato allo scontro bellico con il nemico russo.

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Il nuovo Warren Buffet è una lavatrice del Partito Democratico americano?

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Tempo di lettura: 4 minuti. 25 anni gestisce la piattaforma di trading più interessante nel campo delle criptovalute. Poi si scopre che mamma e papà sono due pezzi grossi e che dietro il finanziamento da 30 miliardi c’è un rapporto di sudditanza con il PD di Biden

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Il fallimento di FTX sembrerebbe essere stato dimenticato dal mondo della finanza che conta e soprattutto dal mondo dell’informazione che non ha badato molto a fare da cassa di risonanza ai retroscena di una notizia dove son ostati bruciati 30 miliardi di dollari, di cui una parte spariti spariti nel nulla tra un attacco hacker e un bonifico di criptovalute. Il giornalista Panetta ha pubblicato nei giorni precedenti la locandina di un meeting dove sarebbero intervenuti allo stesso panel sia il fondatore di FTX, Bankman Fried sia velo Zelensky, ed apre una riflessione su un presunto collegamento che intercorre tra finanza, media e politica.

Come già descritto in precedenza, il modello di Bankman Fried è essenzialmente un classico di una sfera dell’imprenditoria che negli anni ha sfornato geni dal nulla definendoli signor nessuno e non ci si è mai concentrati sull’indagare o meno sulla sussistenza delle qualità che venivano proposte al pubblico con appellativi di “visionario” “genio” “nuovo Buffet”. Nei momenti di difficoltà, quando si aggiungono guai su guai per coloro che sono nell’occhio del ciclone, si scopre, almeno noi di matrice digitale, che Sam Bankman Fried non è assolutamente figlio di nessuno e bastava andare sulla sua pagina di Wikipedia per scoprire di essere addirittura uno uno dei maggiori finanziatori del Partito Democratico americano.

Non è passato in secondo piano nemmeno il fatto che la piattaforma di commercio di trading più famosa d’America, tanto da essere creata dal nulla come sostengono in molti, abbia inviato 40 milioni di dollari in criptovalute in direzione Ucraina di Zelensky dall’inizio della guerra. L’approccio filantropico nei confronti di progetti a in direzione della società globale portatrice di diritti civili universali trova una singolare coincidenza tra i donatori del Partito Democratico statunitense promotore di un’agenda che vira verso quella direzione. Anche George Soros è il primo sovvenzionatore del glorioso Partito di Obama e Clinton ed è il primo che ha scommesso su attività simili. Cosa ancora più interessante della vicenda è che nell’America dove le lobby sono dichiarate, poche volte o quasi mai è emerso un collegamento di sangue tra Bankman Fried ed Elena Fried: madre ed attivissima politica del partito democratico di cui è cofondatrice dell’organizzazione per la raccolta di fondi politici Mind the Gap, che si occupa di sostenere i candidati del Partito Democratico e di finanziare i gruppi per il voto. Seppur seguire i soldi non è stato mai così facile ed è singolare che in pochi abbiano gettato ombre non solo sulle attività di finanziamento del PD, bensì anche su eventuali coperture messe in atto per generare un buco miliardario così enorme, quanto improvviso, a cui presumibilmente si sarebbe aggiunta anche la crisi del settore delle criptovalute dell’ultimo periodo, così come emergono ancora una volta ombre dubbi e sospetti sull’attività internazionale del PD statunitense nel territorio europeo con maggiore interesse verso l’ucraina devastata dalla guerra con la Russia, armata da un interesse morboso degli Stati Uniti d’America sul caso.

Dinanzi ad una occasione colpa di coincidenze si apre un terreno fertile anche di notizie borderline che andrebbero verificate con molta calma e riguardano quello che è stato definito come il Warren Buffett delle nuove generazioni, sospettato di essere il tramite delle attività di riciclaggio internazionale su cui lo stesso Biden in passato è stato accusato, soprattutto per il conflitto di interessi diretto in Ucraina. In più c’è da aggiungere che il buon Sam Bankman Fried in questo preciso momento non riesce a trovare pace sapendo che molto probabilmente Binance metterà in piedi dei progetti di liquidità che serviranno a rilevare attività di questo tipo e di questo genere.

Alla luce di queste informazioni che stanno emergendo, risulta difficile non immaginare una connessione tra le elezioni statunitensi del 2020, i finanziamenti alla guerra in Ucraina, le aderenze utili a garantire le coperture di un finanziamento così enorme che ha portato il record per un singolo imprenditore di perdere il 95% della sua ricchezza in un solo giorno che ci siamo trovati ad affrontare un’attività molto spinosa che in altri tempi sarebbe stata anche seguita da un allarme rosso diramato dalle forze di polizia internazionale. Perché più volte è stata sottolineata la capacità delle criptovalute di riciclare soldi e denari sporchi, più volte sono stati denunciati degli acquisti di armi paralleli o degli affidamenti da parte dell’esercito Ucraino in favore della criminalità organizzata locale, mai nessuno che abbia effettivamente acceso un riflettore sui rapporti politici tra il Partito Democratico, la famiglia Biden ed il premier ucraino Zelensky.

Le componenti di una spy story esistono tutte e ci sono già storicamente dei precedenti che risalgono addirittura al periodo in cui Trump fu accusato di impeachment nei confronti di un tradimento avvenuto nel corso della manipolazione dei bot russi sulle elezioni statunitensi, così come stanno emergendo nuovi dettagli in rete che addirittura associano alla figura del banchiere figlio di una politica e di un noto avvocato statunitense che sembrerebbe addirittura di essere un amante della vita dissoluta e che avrebbe ostentato anche delle preferenze di apprezzamento nei confronti dei minori. Su quest’ultima parte è doveroso precisare che sembrerebbe la solita classica ricostruzione con la regia dei qanon ed è per questo che non bisognerebbe dare adito a questa tipologia di informazioni visto che, con la buona pace di eventuali abusi sui minori, un fallimento da 30 miliardi di dollari ed un invio di soldi, di cui non si sa ancora come sono stati spesi e che fine hanno fatto in un paese altamente corrotto nel pieno di una guerra che alla base ha mostrato dei conflitti di interessi del presidente degli Stati Uniti d’America e quel luogo geografico , la notizia importante sembrerebbe essere questa e capire se i repubblicani riusciranno a ricavare qualche informazione sicuramente rilevante dal punto di vista giuridico. Chi ha il ruolo di informare avrebbe dovuto farlo a tempo debito e non quando più di un milione di utenti hanno visto svanire i loro risparmi nel nulla con il sospetto di aver finanziato attività illecite in Ucraina o nella migliore delle ipotesi candidati di un partito che mai avrebbero votato o per un’idea politica diversa o perché essenzialmente non avrebbero potuto votarlo per motivi di residenza geografica.

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