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Kimsuky: APT nordcoreano che ha colpito le Nazioni Unite e le Agenzie Nucleari della Corea del Sud

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Gli ultimi tre anni del gruppo Kimsuky hanno avuto un profilo più basso rispetto al periodo 2013-2019, ma con attacchi mirati aventi una buona capacità di recare danni alle nazioni colpite. Ad inizio 2020, il gruppo è stato associato al regime nordcoreano ed individuato mentre lanciava attacchi di spear-phishing per compromettere i funzionari del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Gli attacchi, rivelati in un rapporto delle Nazioni Unite, hanno preso di mira almeno 28 funzionari, tra cui almeno 11 individui che rappresentano sei paesi del Consiglio di sicurezza.

I funzionari dell’ONU hanno detto di essere venuti a conoscenza degli attacchi dopo essere stati allertati da uno stato membro dell’ONU rimasto all’oscuro. Gli attacchi sono stati attribuiti a Kimsuky e le operazioni hanno avuto luogo tra marzo e aprile e consistevano in una serie di campagne di spear-phishing rivolte agli account Gmail dei funzionari delle Nazioni Unite. Le e-mail sono state progettate per sembrare avvisi di sicurezza delle Nazioni Unite o richieste di interviste da parte dei giornalisti, entrambi progettati per convincere i funzionari ad accedere a pagine di phishing o eseguire file malware sui loro sistemi. Il paese che ha segnalato gli attacchi Kimsuky al Consiglio di sicurezza dell’ONU ha anche detto che campagne simili sono state condotte anche contro i membri del proprio governo, con alcuni degli attacchi che hanno avuto luogo via WhatsApp, e non solo via e-mail. Inoltre, lo stesso paese ha informato l’ONU che gli attacchi Kimsuky sono estremamente persistenti con il gruppo di hacker nordcoreani che perseguono “alcuni individui per tutta la ‘vita’ della loro carriera [governativa]“.

Ma questi attacchi non si sono fermati ad aprile, come dichiarato successivamente in un rapporto delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord, il gruppo Kimsuky ha continuato a prendere di mira l’ONU, come parte dei suoi sforzi più ampi per spiare il processo decisionale delle Nazioni Unite per quanto riguarda gli affari nordcoreani e i possibili piani per imporre nuove sanzioni.

Il gruppo Kimsuky ha adottato un nuovo metodo per fornire il suo malware nella sua ultima campagna su un’applicazione di trading azionario sudcoreano. In questa campagna, iniziata nel dicembre 2020, il gruppo ha compromesso un sito web appartenente al fornitore del software di trading azionario, sostituendo il pacchetto di installazione ospitato con uno dannoso. Kimsuky ha anche consegnato il suo malware utilizzando un documento Hangul maligno (HWP) contenente un’esca legata a COVID-19 che parla di un fondo di soccorso del governo. Entrambi i vettori di infezione alla fine consegnano il Quasar RAT. Rispetto all’ultima catena di infezione segnalata da Kimsuky, composta da vari script, il nuovo schema aggiunge complicazioni e introduce tipi di file meno popolari, coinvolgendo script VBS, file XML e Extensible Stylesheet Language (XSL) con codice C# incorporato per recuperare ed eseguire stagers e payload. Sulla base del documento di richiamo e delle caratteristiche del pacchetto di installazione compromesso, concludiamo che questo attacco è motivato finanziariamente, che, come abbiamo precedentemente riportato, è una delle principali aree di interesse di Kimsuky.

Kimsuky ha impiegato in altre campagne sia il malware che la raccolta di credenziali nelle sue attività di spionaggio e nella raccolta di informazioni. Sono state diverse le credenziali raccolte e due malware utilizzati e la prova che l’attore fosse nord coreano deriva dall’utilizzo di strumenti già associati al regime nord coreano con la condotta delle campagne finanziariamente motivate, tra cui il targeting di criptovalute e la sextorsion.

Nel corso del maggio 2021, i funzionari sudcoreani hanno dichiarato che gli hacker dalla Corea del Nord hanno violato la rete interna del South Korean Atomic Energy Research Institute (KAERI), l’organizzazione governativa che conduce ricerche sull’energia nucleare e sulla tecnologia del combustibile nucleare. In una conferenza stampa, un portavoce del KAERI ha detto che l’intrusione ha avuto luogo attraverso una vulnerabilità in una rete privata virtuale (VPN) del server. Tredici diversi IP sono stati visti abusare della vulnerabilità e accedere alla rete interna dell’organizzazione ed uno di questi indirizzi IP era collegato all’infrastruttura di attacco utilizzata da Kimsuky, un gruppo di spionaggio informatico nordcoreano.

Nel settembre 2019, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato tre gruppi di hacker nordcoreani (Lazarus, Andariel, Bluenoroff) per hacking volti a rubare fondi da incanalare nuovamente nei programmi di armi nucleari e missilistici del paese. Successivamente Cisco Talos ha scoperto una campagna gestita dal gruppo APT nordcoreano Kimsuky che distribuiva malware a obiettivi sudcoreani di alto valore, ovvero agenzie di ricerca geopolitica e aerospaziale. Questa campagna è stata attiva almeno al giugno 2021, distribuendo una serie in costante evoluzione di impianti derivati dalla famiglia di impianti Gold Dragon/Brave Prince.

Talos ha scoperto diversi blog dannosi gestiti da Kimsuky che fornivano tre componenti preliminari precedentemente sconosciuti: uno script beacon iniziale, un exfiltratore di file e uno strumentario di impianto. Uno di questi componenti, l’implant instrumentor, ha consegnato altri tre tipi di malware:

  • Un modulo per la raccolta di informazioni.
  • Un modulo keylogger.
  • Un modulo iniettore di file che inietta un carico utile specificato in un processo benigno.

Il carico utile iniettato era una versione troianizzata dello strumento Nirsoft WebBrowserPassview destinato a estrarre le credenziali di accesso per vari siti web e questa strategia si è basata sui risultati precedenti della società di sicurezza AhnLAB. Come notato nel loro rapporto del giugno 2021, questa campagna iniziava con documenti Microsoft Office dannosi (maldocs) contenenti macro consegnate alle vittime. La catena di infezione si traduce nel malware che raggiunge i blog maligni allestiti dagli aggressori che fornivano allo stesso tempo la possibilità di aggiornare il contenuto maligno pubblicato nel blog a seconda del valore della vittima.

Il 26 gennaio 2022, il team di analisi ASEC ha scoperto che il gruppo Kimsuky stava usando il malware xRAT (RAT open-source basato su Quasar RAT). Secondo i log raccolti dall’infrastruttura ASD (AhnLab Smart Defense) di AhnLab, l’attaccante ha installato una variante di Gold Dragon sul primo PC infetto il 24 gennaio. La base per supporre che il file ottenuto sia stata una variante di Gold Dragon è la seguente:

  • Il metodo di iniezione è identico a quello utilizzato dal Gold Dragon originale (comportamento di hollowing dei processi su iexplore.exe, svchost.exe, ecc.)
  • Caratteristica di terminare la classe della finestra di rilevamento in tempo reale del prodotto AhnLab (49B46336-BA4D-4905-9824-D282F05F6576)
  • Terminazione del processo Daum Cleaner (daumcleaner.exe)
  • L’aggressore ha installato Gold Dragon attraverso il programma di installazione esclusivo (installer_sk5621.com.co.exe). L’installatore scarica Gold Dragon compresso sotto forma di un file Gzip dal server dell’aggressore, lo decomprime come “in[random 4 numbers].tmp” nel percorso %temp%, quindi lo esegue tramite rundll32.exe.

Il Gold Dragon ha installato 4 funzioni di esportazione:

  • Esegui
  • Processo
  • Avvia
  • Lavora

Il programma di installazione eseguiva prima Gold Dragon dando l’argomento “Start“. Una volta eseguita la funzione di esportazione “Start“, Gold Dragon si copiava in un certo percorso e registrava la DLL copiata nella chiave di registro autorun. La funzione di esportazione “Esegui” è data come argomento per l’esecuzione della DLL.

L’attaccante non otteneva informazioni attraverso i processi di sistema, ma invece installa in aggiunta xRAT (nome del file: cp1093.exe) che permetteva il controllo remoto del sistema al PC infetto per eseguire funzioni di furto di informazioni. Una volta che cp1093.exe viene eseguito, copiava un normale processo powershell (powershell_ise.exe) nel percorso “C:\ProgramData\” ed esegue xRAT tramite la tecnica del process hollowing.

Nel luglio 2021, il team Threat Intelligence di Malwarebytes stava monitorando attivamente questo attore ed è stato in grado di individuare siti web di phishing, documenti dannosi e script che sono stati utilizzati per colpire persone di alto profilo all’interno del governo della Corea del Sud. La struttura e le TTP utilizzate in queste recenti attività sono in linea con quanto riportato nel rapporto di KISA. Una delle esche utilizzate da Kimsuky chiamata “외교부 가판 2021-05-07” in lingua coreana si traduce in “Ministry of Foreign Affairs Edition 2021-05-07” che indicava la finalità di colpire il Ministero degli Affari Esteri della Corea del Sud. Secondo i dati raccolti, si è identificato che si trattava di un’entità di grande interesse per Kimsuky. Altri obiettivi associati al governo coreano includevano:

  • Ministero degli Affari Esteri, Repubblica di Corea 1° Segretario
  • Ministero degli Affari Esteri, Repubblica di Corea 2° Segretario
  • Ministro del Commercio
  • Vice Console Generale del Consolato Generale Coreano a Hong Kong
  • Funzionario della sicurezza nucleare dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA)
  • Ambasciatore dell’Ambasciata dello Sri Lanka allo Stato
  • Consigliere del Ministero degli Affari Esteri e del Commercio

Oltre a prendere di mira il governo, Kimsuky ha raccolto informazioni su università e aziende in Corea del Sud, tra cui la Seoul National University e la società di sicurezza finanziaria Daishin, ma non è confermato che gli attori della minaccia li abbiano presi di mira attivamente, né che siano stati compromessi. Anche in questo caso, il gruppo ha avuto la capacità di creare un’infrastruttura di phishing per imitare siti web ben noti e ingannare le vittime a inserire le loro credenziali. Raccogliere indirizzi e-mail per poi utilizzarli per inviare e-mail di spearphishing. Il gruppo stava ancora utilizzando modelli di phishing simili precedentemente menzionati nel rapporto KISA con alcuni piccoli cambiamenti. Per esempio, hanno aggiunto i moduli Mobile_detect e Anti_IPs dal tipo B al tipo C (rapporto KISA) per essere in grado di rilevare i dispositivi mobili e regolare la visualizzazione in base a questo. Questo modello di phishing ha la capacità di mostrare le pagine esca in inglese o in coreano, in base al valore del parametro ricevuto dall’e-mail di phishing. Questo modello è stato utilizzato da Kimsuky per colpire non solo le vittime di lingua coreana, ma anche quelle di lingua inglese.

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Facebook censura i giornalisti che pubblicano le foto del figlio di Biden

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Tempo di lettura: 2 minuti. Continuano le pressioni dell’FBI sulla piattaforma di Zuckerberg. Censurati i post di chi ha pubblicato le foto dei rapporti del figlio del presidente USA con prostitute diffuse dalla stampa internazionale

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All’improvviso provo ad accedere a Facebook da cellulare e mi ritrovo con “errore nel recuperare i dati” e dopo aver riprovato più volte capisco che c’è qualcosa che non va. Entro da PC ed ecco comparire un messaggio:

Hai provato a condividere foto intime

Il primo pensiero va a qualche mio dispositivo hackerato o a qualche accesso non autorizzato al mio profilo che ha postato qualche foto proibita e invece scorrendo più in avanti scopro che la foto incriminata e quella di Hunter Biden mentre è in dolce compagnia, accompagnata da quella in cui posa insieme al padre Joe Biden. Il post faceva riferimento in modo ironico agli affari in Ucraina della famiglia Biden tra settore energetico e traffico di armi ed aveva preso spunto dalle inchieste internazionali che prima delle elezioni hanno pubblicato lo scandalo.

Poi è calato il silenzio sulla vicenda. Chi pubblicava questi contenuti veniva apostrofato come “complottista” o “eversivo” dalle piattaforme social oppure veniva ignorato ed il suo post nascosto in fondo alle bacheche di tutti i potenziali lettori. La strategia era chiara sin da subito, così come chi aveva consegnato il portatile alle autorità, dimenticato per mesi dal figlio del presidente USA in un negozio, ha subito una macchina del fango che adesso però ha deciso di denunciare per riacquisire la dignità sottrattagli per aver curato gli interessi della nazione fornendo alle autorità un portatile con documenti sensibili.

Le pressioni dell’FBI

Prima dell’election day americano, Facebook e Twitter ricevettero una visita dell’FBI che li invitò a ridurre la portata della notizia di una serie di scandali che riguardavano il figlio di Biden. Lo stesso proprietario di Facebook ha ammesso questa ingerenza e quindi la “fonte” della notizia è diretta. Questo tipo di attività, nonostante la denuncia del capo di una piattaforma Social, continua ad esserci e questo sta a significare che le pressioni della polizia federale sui social è una costante e non per quel che concerne la sicurezza nazionale, ma per tutelare il Presidente degli USA coinvolto da sempre in affari con l’Ucraina che ha un figlio venditore di armi ed il momento di una guerra non facilita di certo a far emergere le buone intenzioni della resistenza di Kiev.

Cosa non torna nell’attività di Facebook

E’ davvero singolare il fatto che, dinanzi ad una accusa così grave come quella di favorire il sexiting, la piattaforma social non abbia provveduto a bloccare, ma ha ammonito, come riferito dai diretti interessati, tutti coloro che hanno condiviso il post senza ovviamente metterli nella condizione di subire blocchi e questo perchè il contenuto non è intimo, ma preso dalla stampa internazionale e le foto di Hunter Biden con una prostituta minorenne sono censurate come la legge prevede. In poche parole possiamo affermare che anche questa volta Facebook ha censurato un giornalista della Repubblica Italiana, ha intrapreso un’azione politica e non oggettiva e quindi, come direbbe Meloni, ha assunto ad una posizione parziale più indicata ad un mezzo di informazione che ad una piattaforma social.

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Facebook ha spiato i messaggi privati degli americani che hanno messo in dubbio le elezioni del 2020

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Tempo di lettura: 4 minuti. Secondo fonti del Dipartimento di Giustizia, Facebook ha spiato i messaggi e i dati privati degli utenti americani e li ha segnalati all’FBI se esprimono sentimenti antigovernativi o antiautoritari o mettono in discussione le elezioni del 2020.

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Nell’ambito dell’operazione di collaborazione con l’FBI, qualcuno in Facebook ha contrassegnato questi messaggi privati presumibilmente sovversivi nel corso degli ultimi 19 mesi e li ha trasmessi in forma redatta all’unità operativa per il terrorismo interno del quartier generale dell’FBI a Washington, DC, senza un mandato di comparizione.

“È stato fatto al di fuori del processo legale e senza una causa probabile”, ha dichiarato una delle fonti, che ha parlato a condizione di anonimato.

“Facebook fornisce all’FBI conversazioni private, protette dal Primo Emendamento, senza alcun mandato di comparizione”.

Questi messaggi privati sono stati poi distribuiti come “indizi” agli uffici dell’FBI in tutto il Paese, che hanno poi richiesto un mandato di comparizione all’ufficio del procuratore degli Stati Uniti del loro distretto per ottenere ufficialmente le conversazioni private che Facebook aveva già mostrato loro.

Ma quando gli utenti di Facebook presi di mira sono stati indagati dagli agenti di un ufficio locale dell’FBI, a volte utilizzando tecniche di sorveglianza segrete, non è emerso nulla di criminale o violento. “È stata una perdita di tempo”, ha dichiarato una fonte che ha familiarità con le richieste di citazione presentate durante 19 mesi di frenesia da parte del quartier generale dell’FBI a Washington, per produrre un numero di casi che corrispondesse alla retorica dell’amministrazione Biden sul terrorismo interno dopo la rivolta del 6 gennaio 2021 in Campidoglio.

Biden ha preso di mira specificamente Facebook per la sua disinformazione.

Gli utenti di Facebook le cui comunicazioni private erano state segnalate all’FBI come terrorismo interno erano tutti “individui conservatori di destra”.

“Erano americani armati e di sangue rosso [che] erano arrabbiati dopo le elezioni e si sono sfogati parlando di organizzare proteste. Non c’era nulla di criminale, nulla che parlasse di violenza, massacri o assassinii.

“Non appena è stato richiesto un mandato di comparizione, nel giro di un’ora Facebook ha inviato gigabyte di dati e foto. Era tutto pronto. Stavano solo aspettando il processo legale per poterli inviare”.

Facebook ha negato ieri le accuse.

In due dichiarazioni contrastanti, inviate a distanza di un’ora l’una dall’altra, Erica Sackin, portavoce della società madre di Facebook, Meta, ha affermato che le interazioni di Facebook con l’FBI sono state concepite per “proteggere le persone dai danni”. Nella prima dichiarazione ha affermato che: “Queste affermazioni sono false perché riflettono un’incomprensione di come i nostri sistemi proteggono le persone dai danni e di come ci impegniamo con le forze dell’ordine. Esaminiamo attentamente tutte le richieste governative di informazioni sugli utenti per assicurarci che siano legalmente valide e strettamente mirate e spesso ci opponiamo. Rispondiamo alle richieste legali di informazioni in conformità con la legge applicabile e con i nostri termini e forniamo un avviso agli utenti ogni volta che è consentito”. In una seconda “dichiarazione aggiornata”, inviata 64 minuti dopo, la Sackin ha modificato il suo linguaggio per dire che le affermazioni sono “sbagliate”, non “false”.

“Queste affermazioni sono semplicemente sbagliate. L’idea che cerchiamo nei messaggi privati delle persone un linguaggio antigovernativo o domande sulla validità delle elezioni passate e poi li forniamo proattivamente all’FBI è palesemente inesatta e non ci sono prove a sostegno”, ha detto Sackin, un’esperta di risposta alle crisi con sede a Washington che in precedenza ha lavorato per Planned Parenthood e “Obama per l’America” e ora dirige le comunicazioni di Facebook su “antiterrorismo e organizzazioni e individui pericolosi”.

In una dichiarazione di mercoledì, l’FBI non ha confermato né smentito le accuse che le sono state rivolte in merito all’operazione congiunta con Facebook, definita “non classificata/sensibile alle forze dell’ordine”. Rispondendo alle domande sull’uso improprio dei dati dei soli utenti americani, la dichiarazione si è curiosamente concentrata su “attori stranieri di influenza maligna”, ma ha riconosciuto che la natura del rapporto dell’FBI con i fornitori di social media consente un “rapido scambio” di informazioni ed è un “dialogo continuo”.

La linea diretta di Fauci con Zuck dimostra che la censura COVID di Facebook era tutta una questione di potere, non di salute pubblica.

“L’FBI intrattiene rapporti con entità del settore privato statunitense, compresi i fornitori di social media. L’FBI ha fornito alle aziende indicatori di minacce straniere per aiutarle a proteggere le loro piattaforme e i loro clienti dall’abuso di attori stranieri che esercitano un’influenza maligna. Le aziende statunitensi hanno anche fornito all’FBI informazioni di valore investigativo relative all’influenza maligna straniera. L’FBI lavora a stretto contatto con i partner interagenzie, nonché con i partner statali e locali, per garantire la condivisione delle informazioni non appena disponibili. Queste possono includere informazioni sulle minacce, piste percorribili o indicatori. L’FBI ha anche stabilito relazioni con diverse aziende di social media e tecnologia e mantiene un dialogo continuo per consentire un rapido scambio di informazioni sulle minacce”.

La smentita di Facebook sul fatto che fornisca proattivamente all’FBI i dati privati degli utenti senza un mandato di comparizione o di perquisizione, se fosse vera, indicherebbe che il trasferimento iniziale è stato fatto da una persona (o più persone) dell’azienda designata come “fonte umana confidenziale” dall’FBI, una persona con l’autorità di accedere e cercare i messaggi privati degli utenti. In questo modo, Facebook avrebbe una “smentita plausibile” in caso di domande sull’uso improprio dei dati degli utenti e la riservatezza dei suoi dipendenti sarebbe protetta dall’FBI. Secondo una delle fonti del Dipartimento di Giustizia, “hanno avuto accesso alla ricerca e sono stati in grado di individuarla, di identificare queste conversazioni tra milioni di conversazioni”.

Nessuno era degli Antifa

Prima che venisse richiesto un mandato di comparizione, “queste informazioni erano già state fornite alla sede centrale dell’FBI. La traccia conteneva già informazioni specifiche sui messaggi privati degli utenti. Alcune di esse erano state redatte, ma la maggior parte non lo era. In pratica avevano una parte della conversazione e poi saltavano la parte successiva, in modo che le parti più gravi fossero evidenziate e tolte dal contesto. “Ma quando si è letta la conversazione completa nel contesto [dopo l’emissione del mandato di comparizione] non è sembrato così male… Non c’era alcun piano o orchestrazione per compiere alcun tipo di violenza”. Alcuni degli americani presi di mira avevano postato foto di loro stessi che “sparavano insieme e si lamentavano di ciò che era successo [dopo le elezioni del 2020]. Alcuni erano membri di una milizia, ma erano protetti dal Secondo Emendamento… “Loro [Facebook e l’FBI] cercavano individui conservatori di destra. Nessuno era di tipo Antifa”. Una conversazione privata oggetto di indagine “si è trasformata in più casi perché c’erano più individui in tutte queste diverse chat”.

Le fonti del Dipartimento di Giustizia hanno deciso di parlare con il Post, rischiando la propria carriera, perché temono che le forze dell’ordine federali siano state politicizzate e stiano abusando dei diritti costituzionali di americani innocenti. Dicono che altri informatori sono pronti a unirsi a loro. Il malcontento si è sviluppato per mesi tra i funzionari dell’FBI e in alcuni settori del Dipartimento di Giustizia. È arrivata al culmine dopo l’incursione del mese scorso nella casa di Mar-a-Lago dell’ex presidente Donald Trump in Florida. “La cosa più spaventosa è il potere combinato delle Big Tech in collusione con il braccio esecutivo dell’FBI”, dice un informatore. “Google, Facebook e Twitter, queste aziende sono globaliste. Non hanno a cuore il nostro interesse nazionale”.

Fonte della traduzione

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Inchieste

Orban ha bloccato il price cap sul gas: vile fake news diffusa dagli oppositori di Meloni

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Tempo di lettura: 3 minuti. Spieghiamo la politica propone scelte potenzialmente sbagliate approfittando dell’urgenza e come strumentalizza il problema per fini politici, grazie alle fake news non smentite dalla stampa

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Nel periodo del caro bollette c’è una frenesia da parte dei partiti nel trovare soluzioni urgenti e già c’è una differenza sostanziale tra Meloni, che prova a risolvere i problemi senza lo scostamento di bilancio, e chi invece propone di fare ulteriore debito per aiutare gli italiani le bollette sapendo di creare un problema al prossimo governo dove sarà opposizione, vedi PD e Calenda, e chi in maggioranza, Lega e Forza Italia, riuscendo a fare una forte opposizione. La discussione del giorno nel settore energetico è stata quella del price cap.

Cosa è il price cap sul prezzo del gas?

Un tetto al prezzo del gas si intende proprio l’individuazione di una soglia oltre la quale decidere di non procedere all’acquisto. Al momento, le cifre di cui si parla sono tra gli 80 e i 90 euro/Mwh. Riducendo i costi di acquisto della materia prima, anche i fornitori che la comprano all’ingrosso dovrebbero rivenderla a prezzi più bassi. Il risultato finale sarebbero bollette alleggerite per le famiglie e soprattutto per le imprese. La stortura di quanto sostenuto è che questa misura coinvolgerebbe solo la materia prima proveniente dalla Russia

Dinamiche Europee

Non è un caso che in seno all’Europa il price cap è stato invocato da molti, in primis da Draghi, ma tutti hanno paura di attuarlo perchè Putin ha già minacciato di tagliare definitivamente e improvvisamente le forniture. Chi invece ha una deroga alle sanzioni russe è Orban con l’Ungheria che attualmente elude le sanzioni autorizzato dall’Europa stessa.

Le fake news della sinistra

Consapevoli che Orban è un partner politico della Meloni, la notizia che è stata diffusa da esponenti politici del centro sinistra che hanno dato notizia che il leader ungherese è contrario al price cap ed il tweet di Calenda sul tema esprime al meglio questo pensiero

Carlo Calenda non è l’unico della lista ad aver dato risalto alla notizia di Orban, anche dai nemici in casa del Partito Democratico sono partite notizie in tal senso Marianna Madia e Laura Boldrini

Ma è davvero Orban il problema dell’accettazione del price cap a livello europeo?

Secondo Politico.eu, la posizione dei paesi europei non è quella raccontata del “tutti contro uno“, ma è più complessa perché si divide in paesi che sono d’accordo al price cap, paesi che non lo sono solo sul gas russo ed altri che invece vogliono che sia fatto esclusivamente sul gas di Putin.

Nell’Europa dei paesi uniti, gli unici ad essere d’accordo sono Italia, Belgio, Polonia e Grecia, gli altri che invece sono in disaccordo ad applicarlo solo a quello russo sono Belgio e Ungheria, mentre chi è contrario alla valutazione di un tetto al prezzo del gas è la Germania e l’Austria.

La strumentalizzazione politica messa in piedi dalla sinistra nell’individuare in Orban il male dell’unità europea nelle misure sul Gas è un’operazione che nasconde invece la frattura in seno all’Unione Europea dove invece tutto funziona a meraviglia nonostante il periodo di difficoltà così come invece profondono gli europeisti con grande ottimismo.

Perchè questa divisione sul tema del Price Cap?

La divisione delle posizioni è molto semplice: i paesi che importano di più vedono nel price cap la soluzione al problema del prezzo del GAS, i paesi che importano poco possono invece rinunciare al gas russo perché hanno una produzione energetica che li aiuta a compensare eventuali perdite. Chi non è d’accordo, come la Germania, è perché sta provvedendo ad effettuare studi ed analisi è perché il price cap, se il prezzo di mercato dovesse salire oltre la soglia, sarebbe lo Stato a compensare il surplus e questo dovrebbe essere ben specificato dai partiti.

Una vile strumentalizzazione

Proporre come soluzione il price cap a livello europeo è una scelta discutibile indipendentemente dal fatto che sia positiva o negativa. Chi la propone con superficialità o non sa come funziona o sa che se i prezzi vanno alti, sopra la soglia, ci troviamo invece ad affrontare lo scostamento di bilancio ed un ulteriore debito non previsto oltre ai 115 miliardi fatti da Draghi grazie al suo “metodo”.

Generare una confusione tale sul tema, spingendo le persone a credere che quella soluzione sia giusta “perchè non c’è tempo” è una strategia di terrorismo psicologico che può normalizzare una scelta sbagliata e comunque controproducente per molti paesi, vedi Germania e Italia, che sono ovviamente consapevoli che questa guerra sul gas è tecnicamente un’azione rischiosa per i propri settori produttivi e di conseguenza per la propria economia. Anche l’ostile Polonia, che vorrebbe vedere Putin morto, sa bene che il gas è una componente importante e vitale per un Paese individuato come territorio di delocalizzazione industriale da altri. Quindi, anche la Polonia, che fomenta la guerra e la difesa Ucraina dall’inizio dello scontro, non vede solo nel gas russo il problema, ma nel sistema.

Prendere un problema serio che mette a rischio la sussistenza delle famiglie europee, strumentalizzarlo per fini politici, è un atto di malafede e quindi vile.

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