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L'Altra Bolla

Mitomania o bufala? Paolo Attivissimo prende in giro i suoi lettori travestendosi da Musk

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Il divulgatore scientifico, giornalista e scrittore Paolo Attivissimo, noto per le sue posizioni in favore della verità e della correttezza dell’informazione, ha cambiato nome in Elon Musk come tanti altri che orbitano intorno al mondo dei Democrats.

Lo stesso debunker e giornalista informatico si è immolato per la libertà di espressione ed ha annunciato che avrebbe cambiato nome in attesa di un ban da Musk avendo modificato il “nome” senza aggiungere la dicitura “parody (parodia).

La notizia però è falsa ed è una operazione di marketing e acchiappaclick al suo sito, clickbaiting in gergo, caldeggiata dall’emittente per cui lavora, anche se non sappiamo essere consapevole o meno, ed ha dichiarato di aver messo a rischio il suo profilo con 400 mila followers.

La prova?

In poche parole ha messo una i stampatello, invece di una l, sfruttando il font e facendo intendere di aver preso parte a quella che è una posizione politica dello stesso debunker che nel testo dell’articolo non solo fa una disquisizione su cosa sia giusto o sbagliato in merito alla verifica, ma cita anche il post di Musk dove “invita a votare per un Congresso Repubblicano perchè c’è un presidente Democratico”.

Un trucco che non è sfuggito ai "veri" informatici che lo hanno bersagliato su Twitter. Clickbaiting e anche politica dietro l'operazione del debunker

Non solo è una presa in giro ai suoi utenti, ma è anche un modo per delegittimare chi, tra collegamenti ad Epstein e inviti a bere la propria urina, usa il nome di Musk e chi invece ha fatto una protesta civile rischiando davvero il proprio profilo. Inoltre, come abbondantemente spiegato in questi giorni, lo stesso attivissimo crede ad una scarsa coerenza della legge di Musk sui profili, smentendosi da solo:

L’evoluzione della protesta può essere duplice: o Musk lo banna e la gente lo santifica oppure potrà dirgli grazie per aver individuato un baco informatico.

Nel caso di nessuna della due opzioni, si pubblica il link dell’articolo per appagare quello che sembra un atto mitomane ed allo stesso tempo politico

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L'Altra Bolla

In questa foto della Ferragni c’è una donna che ha bisogno di aiuto dalla società moderna che auguriamo ai nostri figli

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Tempo di lettura: 2 minuti. Trucco errato, vestiti che mettono in evidenza un corpo insano, proposto come modello da chi crea donne manichino portandole sui palchi. L’influencer ha bisogno di aiuto?

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La presenza di Chiara Ferragni a Sanremo, può piacere o meno, ha stabilito la verità su un personaggio famoso, portato come modello italiano di successo in giro per il mondo dalla stampa, quella collegata soprattutto agli investitori pubblicitari, e che merita un breve approfondimento.

Bisogna avere compassione e aiutare l’influencer

In primo luogo, la differenza visiva tra social, vita reale e tv. La protagonista di successo del make up che si presenta con un trucco sbagliato che la rende irriconoscibile, con un vestito che mette in evidenza la debolezza del fisico. Inutile approfondire i dialoghi, l’immagine di una protagonista dei social che esce dai filtri delle foto nelle applicazioni e sbarca in tv è disastrosa. Non è body shaming, ma un dato di fatto. Perchè Chiara Ferragni non è bellissima, ma è portatrice di quel modello che lo sport, la medicina e la scienza combattono da tempo contro i canoni della stessa moda che l’ha messa lì sul palco a suon di sponsorizzazioni.

L’apoteosi dell’anoressia

Ai vostri figli direte di ricercare la felicità in loro stessi o nell’approvazione degli altri? La foto di profilo tratta dalla TV è eloquente. Soglia vicina all’anoressia, la TV ingrassa solitamente, fisico rachitico con gravi problemi posturali: segni di scarsa cura di sè e tanta sofferenza fisica. Un binomio perfetto per lanciare messaggi sociali da parte proprio di chi propone un corpo di donna nudo per rivendicare dei diritti. Non parlateci di messaggio positivo però, perchè c’è nulla di positivo nel ruolo di Ferragni come testimonial di una causa, soprattutto se viene proposta come donna che ce l’ha fatta. No, non è questa l’immagine di una donna che ce l’ha fatta, bensì di una donna schiacciata da canoni che l’hanno resa famosa in un mondo virtuale e che rappresenta il modello di una donna corrotta dalla società che l’ha cannibalizzata in cambio del successo.

Più parla, più è spenta e più è telecomandata … non proprio come la donna che dice di essere ed il modello che propone perchè, in fondo, la verità dei social è lo stesso paradosso che li comprende.

Quello che si vede in rete è l’opposto di come è realmente nella vita reale.

“figlio/a vedi quella signora? ha bisogno di aiuto”

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Repubblica come Orsini: nominato Antony Sbatti Segretario di Stato USA

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Tempo di lettura: 2 minuti. Chi di traduzione ferisce, di traduzione perisce.

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La carriera universitaria di Orsini è stata massacrata dopo che il professore di sociologia della Luiss ha tradotto il cognome Broad in Ampio durante un video registrato.

L’articolo, firmato dalla Redazione politica di Repubblica, è stato parte di una giusta campagna irrisoria nei confronti dell’odiato professore considerato amico dei “russi”, narcisista e poco accademico da una buona parte della Stampa che gli ha dedicato un articolo su questo argomento perchè anche l’insulto è virale.

Secondo quanto evidenziato dagli occhi attenti della Rete nel cercare refusi ed imprecisioni, l’articolo pubblicato da Repubblica sul pallone spia cinese è frutto di un copia e incolla da un articolo estero. Nessuno se ne sarebbe accorto se ad essere stato modificato non fosse stato il Segretario di Stato USA Blinken, definito nell’articolo Sbatti, errore frutto di una traduzione non verificata.

Secondo i canoni di NewsGuard, a cui fanno riferimento tutte le testate del gruppo Gedi per avere il bollino verde pubblicitario, ogni modifica degli articoli dovrebbe essere riportata nel testo. In questo caso manca, come in molti altri casi su altre testate che vendono qualità dell’informazione su carta bollata.

Il trucco che viene riportato spesso per eludere i canoni di Newsguard è certamente quello di scrivere l’ora e la data dell’aggiornamento o utilizzare la dicitura “in aggiornamento”. Tutto questo mentre i piccoli editori, fessi, se sbagliano ottengono il bollino rosso senza passare per il VIA.

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Il “Foglio” e la gogna mediatica per il libero cittadino Piersilvio Berlusconi

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Tempo di lettura: 3 minuti. La differenza tra informazione e propaganda, dovrebbero spiegarla i giornalisti, nel caso dell’AD di Mediaset è il pubblico ad evidenziarla.

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Piersilvio Berlusconi intervistato dal Corriere esprime dubbi da cittadino sulla presenza di Zelensky a Sanremo ed è subito polemica.

A sorprendere è il tweet de Il Foglio che prende le distanze dal numero uno di Mediaset stupendosi “dello stupore su Zelensky a Sanremo, ma non di Lavrov nella sua emittente”. Qui è doveroso fare una considerazione di natura giornalistica.

Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha rilasciato un’intervista con il contraddittorio di un giornalista. Seppur non sia stato secondo molti un episodio di grande giornalismo, perchè troppo assecondato alle tempistiche del volto di Putin all’estero, la trasmissione che lo ha ospitato è Zona Bianca: un approfondimento giornalistico e quindi di informazione.

Inoltre, Lavrov era in collegamento dalla Russia ed il ritardo tecnico, che molti ignorano perchè abituati ad accendere la tv senza conoscere il lavoro che c’è dietro, ne ha impedito il botta e risposta. Sorprende che si colpevolizzi Berlusconi di aver fatto fuori Biagi dalla Rai, quando lo stesso ha intervistato mafiosi senza che nessuno lo giudicasse sul personale.

La presenza di Zelensky a Sanremo è invece uno spazio riservato al capo di un governo in guerra, ad oggi pare tramite un video registrato e senza contraddittorio, che chiede armi all’Italia che di fatto è in guerra con la Russia non solo dal punto di vista bellico, ma anche commerciale con i danni per i suoi cittadini quantificati in almeno 45 miliardi di euro tra spese, forniture, costo delle materie energetiche ed inflazione.

Sanremo non è una trasmissione di informazione, ma l’evento canoro più importante del nostro paese che è quello più distante nell’opinione pubblica dalle posizioni in favore della guerra “per ottenere la pace”.

Se si ospita un leader, aggredito, è chiaro che si sta prendendo le sue posizioni e quindi non si sta optando per un dialogo di pace, a maggior ragione che allo stesso tempo lo si rifornisca di armi. In effetti Sanremo e la musica dovrebbero lanciare messaggi diversi dal reclutamento dell’opinione pubblica sullo scontro bellico ed ideologico.

In sintesi :

se A ha intervistato con contraddittorio B in una trasmissione giornalistica è informazione

se A ospita un premontato senza contraddittorio in una trasmissione canora, spiace dirlo, è propaganda.

La strategia giustizialista del garantista Il Foglio

La cosa che sorprende è il linguaggio utilizzato dal quotidiano, noto per essere garantista ed attento alle problematiche della giustizia, nel segnalare al pubblico l’editoriale, legittimo sia chiaro, di critica al vice presidente di Mediaset.

In primo luogo descrive Piersilvio Berlusconi dirigente Mediaset, ma facendo una ricerca veloce su Google il suo ruolo è: Dall’aprile 2000 è vicepresidente del Gruppo Mediaset e presidente e amministratore delegato di R.T.I. Dal maggio 2015, oltre a conservare l’incarico di vicepresidente, è amministratore delegato e membro del Comitato Esecutivo del Gruppo Mediaset.

Forse è un pò di più di un dirigente, quindi perchè svilire quello che in altri articoli l’americanista Foglio dedica ad altre persone l’appellativo di CEO o Amministratore Delegato?

Cosa ancora più allarmante è il fatto che venga descritto al pubblico come “figlio di” Silvio Berlusconi. E’ un fatto innegabile anche questo, ma non è rilevante ai fini di una sua considerazione personale che non esprime il pensiero del padre. Anzi, sorprende invece come si stuzzichi il pubblico dei detrattori del padre per transitare critiche personali anche al figlio. Nemmeno ai figli dei mafiosi, il Foglio ha riservato questo trattamento.

Guai a mettere le opinioni sulla guerra

Il messaggio è chiaro, per chiunque sia dubbioso sul conflitto ucraino e la strategia occidentale per risolverlo, è nemico del popolo, più di un mafioso e la macchina del fango è pronta a partire non dal basso, ma dall’alto delle redazioni. La notizia si è divisa in condivisioni di offese personali a Piersilvio Berlusconi “figlio di”, ma nei contenuti sono intervenuti in molti a difendere quello che dovrebbe essere difeso in primis dai giornalisti: il concetto di informazione ed il diritto all’informazione.

Quando invece si attacca chi rivendica una posizione netta in favore del ruolo dell’informazione e lo si mette alla gogna umiliandolo pubblicamente come ha fatto il Foglio, c’è da preoccuparsi. Perchè fa intendere che si respira aria di guerra e vige una legge marziale, Zelensky in primis lo ha insegnato, dove non c’è spazio per l’informazione, bensì per la propaganda.

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