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Ecco come ci spia la NSA

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Nuovi programmi di sorveglianza di massa dell’NSA sono venuti alla luce grazie a un’immagine del disco rigido virtuale della NSA e dell’esercito degli Stati Uniti lasciata esposta su Internet. Le nuove fughe hanno esposto un programma NSA che raccoglie i contenuti delle comunicazioni di cittadini e residenti americani, compreso il contenuto di messaggi di testo SMS ed e-mail. Il disco rigido virtuale apparteneva al comando Intelligence and Security dell’Esercito degli Stati Uniti (INSCOM) e alla NSA. La perdita è stata scoperta dal direttore di Cyber ​​Risk Research e Cyber ​​Risk Analyst, Chris Vickery, presso l’organizzazione di ricerca sulla sicurezza informatica UpGuard.

Il disco rigido virtuale è stato rilevato su un server Amazon Web Services pubblico. Le informazioni scoperte nel disco rigido virtuale includevano i file top secret che non erano nemmeno protetti con una password. Vickery ha informato il governo federale della perdita in ottobre. Il server è stato quindi protetto. Non è noto chi gestisce il server Amazon Web Services.

I programmi rivelati si chiamano Ragtime e ci sono almeno 11 varianti di esso. Quattro dei programmi Ragtime erano noti prima di questa nuova fuga, tra cui Ragtime-A, Ragtime-B, Ragtime-C e Ragtime-P. Il programma Ragtime-A coinvolge presumibilmente la raccolta di dati antiterrorismo da parte di stranieri che comunicano tra loro. Il programma Ragtime-B presumibilmente cattura informazioni dai governi stranieri mentre passa attraverso le reti situate negli Stati Uniti. Il programma Ragtime-C è uno sforzo congiunto con il GCHQ del Regno Unito, che si presume si concentri sulla raccolta di informazioni relative alla non proliferazione nucleare. Le informazioni raccolte attraverso il programma Ragtime-P riguardano presumibilmente i dati acquisiti nell’ambito della raccolta di massa autorizzata ai sensi della legge USA PATRIOT.

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Inchieste

Minori e pedopornografia: dal dark web una ricerca che deve far preoccupare i genitori

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L’associazione finlandese “Protect Children” per avere riscontri sul consumo di filmati vietati in rete lancia una pietra nello stagno e la risposta è agghiacciante. L’idea di pubblicare un sondaggio nel dark web ha avuto un riscontro positivo in termini di partecipazione degli utenti. Cinquemila frequentatori della parte oscura di internet, famigerata più per i traffici illeciti che per la diffusione di Internet libero e anonimo, hanno risposto al sondaggio pubblicato su una pagina .onion nel circuito Tor, scelto proprio perché garanzia di anonimato.

I dati che emergono dalla ricerca non sono dei migliori ed il numero di persone che vi ha partecipato non è poi così ridotto per delineare un fenomeno sempre crescente ed i motivi risultano essere ancora più chiari da questa ricerca.

Il questionario è stato presentato in lingua inglese e spagnola, ma gli attivisti di Protect Children riferiscono che sono arrivate anche risposte in lingua araba cinese e russa.

I dati dell’orrore

Il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver visto per la prima volta i filmati pedopornografici quando era ancora minorenne.

Il 40% di questi quando era al di sotto dei 13 anni

Il 45% degli intervistati ha ammesso di essere in cerca di video con protagoniste femminili di età compresa tra i 4 ed i 13 anni

Il 18% vuole protagonisti maschili

Il resto invece è in cerca di contenuti con protagonisti sotto i 4 anni

La richiesta d’aiuto nelle risposte

L’anonimato potenzialmente garantito dalla rete Tor ha messo in moto, secondo gli ideatori del sondaggio, una sorta di richiesta di aiuto da parte degli intervistati. Una buona fetta di quelli che hanno partecipato al sondaggio ha fatto intendere che hanno provato più volte a smettere di guardare i video illegali e di aver cercato di porre fine a questo desiderio anche tramite atti di autolesionismo con istinti suicidi.

Considerazioni sulla ricerca

Quanto espresso nell’inchiesta denota già due profili diversi di consumatori della pedopornografia. Il primo è quello di coloro che cercano contenuti sessualmente espliciti con minori, mentre un altro è quello di coloro che sono alla ricerca di contenuti forti come sevizie e torture inflitte su una fetta di bambini appena nati o in età prescolare.

Questo ci fa intendere che nel secondo caso il bambino non è meramente un oggetto del desiderio sessuale, ma una vittima di crimini atroci il cui contorno sessuale spesso è marginale. Una tendenza questa che ovviamente fa riferimento a video presenti in rete, spesso anche facilmente consultabili, di torture e omicidi con adulti protagonisti di contenuti snuff e gore.

La richiesta di aiuto che emerge dal risultato è invece dovuta al fatto che chi guarda il filmato pedopornografico, sa di commettere un qualcosa di sbagliato, ma consumandone sempre di più, entra in quella fase di Burn Out dove il processo di valutazione della psiche tende a normalizzare un fenomeno nella maggior parte dei casi “consapevolmente sbagliato”. Non è un caso che gli operatori di sicurezza internazionale siano sotto costante terapia psicologica proprio per non raggiungere questa soglia di tolleranza a dei veri atti di orrore, essendo costretti a consumare migliaia di video proibiti per cercare di individuare i colpevoli e salvare i poveri bambini malcapitati.

Il primo video pedopornografico osservato ad una età inferiore di 13 anni, ma anche meno di 18, può dirci molto dell’identità anagrafica del partecipante al sondaggio anonimo. Nei primi anni di internet, prima che nascesse Google per intenderci, la visione di questi contenuti era facilmente raggiungibile grazie ad una mancanza di filtro da parte dei motori di ricerca dell’epoca e quindi qualsiasi bambino lasciato solo dinanzi ad un pc poteva accedere a contenuti porno che poi rimandavano a siti proibiti che mostravano sesso tra minori e adulti.

C’è però un altro dettaglio che non va sottovalutato e viene affrontato minuziosamente già dalla prima edizione di Cultura Digitale (manuale di sopravvivenza per genitori, docenti e figli) è che con l’avvento dei social di messagistica come Whats App e Telegram, l’accesso dei minori a contenuti forti è potenzialmente più alto ed è per questo che il rischio di avere una generazione di millennials consumatori di video pedopornografici è non solo concreto, ma anche reale se analizziamo alcuni casi che la cronaca ci riporta.

Inoltre, sempre spiegato nel libro, la normalizzazione negli under 18 del sesso tra adulti e minori è la strategia più diffusa dai pedofili per approcciare prima nel virtuale per poi entrare in contatto nel reale.

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Inchieste

Attivisti di #OpChildSafety segnalano a Matricedigitale altri link Twitter su bambole del sesso per pedofili

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Pochi giorni fa abbiamo raccontato in esclusiva la storia delle bambole del sesso destinate ai pedofili in vendita nel dark web.

Il gruppo #1ЭЭ7РэdоНцитэяs capitanato da Fifidh ha avviato una ricerca su larga scala di questo prodotto proibito ed ha fornito 20 più di venti links provenienti da Twitter dove si possono osservare queste bambole del sesso nei loro particolari.

Fattezze asiatiche per lo più, vestite in bikini oppure come scolarette, fino ad arrivare ad abiti da ragazze immagine, le bambole per pedofili suscitano un interesse maggiore in paesi come Cina e Giappone. 

I problemi sulla materia sono tanti. Iniziamo dell’esistenza di questi prodotti, consideriamo la loro esposizione sul social Twitter accessibile a tutti e per finire non possiamo non considerare le interazioni di utenti compiaciuti a tale orrore.

Abbiamo raggiunto FifiDh e le abbiamo chiesto se è stato difficile trovare questo contenuto su Twitter e la risposta è stata destabilizzante:

“ho semplicemente cercato gli Hashtag doll”

Come giudichi la presenza di questi contenuti su Twitter?

Ritengo che Twitter stia diventando come il Dark Web

Nella mia Fanpage di Facebook, alcuni utenti hanno anche immaginato che questi strumenti possono tenere lontano i pedofili dai bambini reali, sfogando così le loro perversioni. Come ritieni questa analisi?

Non è la soluzione, ma potrebbe essere un deterrente alle loro perversioni. Purtroppo queste persone hanno un istinto predatore che non si soddisfa del tutto con delle bambole.

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Inchieste

Bambole del sesso per pedofili in vendita nel Dark Web

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A distanza di anni riemerge il mercato delle bambole gonfiabili per pedofili. La scoperta è stata fatta da noi di matricedigitale durante le nostre ricerche nel lato più oscuro della rete internet. La materia è stata affrontata già qualche tempo e riportata nel libro “la prigione dell’umanità”, ma il business sembra essere migliorato.

Non solo un modello grafico di sito web rammodernato, ma anche la presenza di un carrello di commercio elettronico. Inoltre c’è la possibilità di scegliere non più su tre modelli, ma su una ventina di campioni, compreso uno che raffigura una bambola Hentai simile alla nota Lamu. L’altezza parte dal metro fino ai 124 cm e questo denota una rappresentazione di bambine d’età compresa tra i 4 ed i 6 anni. 

Per quanto concerne invece i costi della merce proibita, si parte dai 260 dollari per arrivare fino ai 360. In una sezione del sito riservata alle Frequently Asked Questions è possibile ricavare maggiori informazioni sul servizio offerto.

In sintesi, la merce è di fabbricazione cinese, la consegna è garantita in tutto il mondo tramite DHL, ma la notizia più sorprendente è che consentono il pagamento all’arrivo con ritiro del pacco presso un punto di smistamento DHL. Unica differenza tra l’ordine pagato in anticipo e quello saldato alla consegna è la differenza di 25 euro per la consegna.

Tutto bello potrebbe sembrare se si hanno delle perversioni simili, ma c’è sempre un dubbio. Queste bambole sono bandite e quindi illegali e molto spesso dietro questi servizi, si nascondono agenti delle forze dell’ordine pronti a stanare criminali in giro nella rete. 

Speriamo sia così anche questa volta.

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