Connect with us

Inchieste

INCHIESTA ANONIMATO ONLINE: Clodo76 ci parla delle Virtual Private Networks

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 3 minuti.

Continua la nostra inchiesta sull’anonimato online. Oggi parliamo delle Virtual Private Networks che rappresenterebbero il primo escamotage alle eventuali restrizioni di identità previste dalla proposta Marattin. Con una VPN si può navigare nella Rete utilizzando un indirizzo IP straniero. In poche parole, la connessione avviene tramite un tunnel che trasporta i nostri dati mostrando ai server solo l’involucro, ma non le auto (i dati) che ci passano dentro. Dopo questa descrizione alquanto semplicistica, noi di matricedigitale abbiamo raggiunto un sysadmin di successo nel campo delle infrastrutture VPN. Il suo nome è @Clodo76  e lavora per un servizio di VPN che non figura nell’articolo. Sarà lui a svelarci le curiosità di questa tecnologia e la sua funzione.

Si parla tanto di anonimato ed internet, ma le VPN garantiscono davvero l’anonimato?

Precisazione importante: le VPN sono “reti private virtuali”. Son usate anche da aziende per far connettere dipendenti fuori sede alla rete aziendale.  Quindi VPN è molto generico, di seguito dò per scontato che parliamo dei servizi di VPN aperti al pubblico per la navigazione, come NordVPN, Mullvad, PIA, etc. L’anonimato non è bianco o nero, è più uno stile di navigare, una serie di regole da adottare per mantenere la propria privacy. E’ inutile essere protetti dietro Tor o una VPN, se poi si invia un documento identificativo, o ad esempio se si entra da VPN in un social network in cui si è precedentemente entrati senza VPN. Come Tor, le VPN proteggono il trasporto dei dati, ma la cura dei dati sta necessariamente all’utente. 

I server delle VPN sono tutti bullet proof?

Se ben configurati, il danno può essere minimo. Ad esempio, senza troppi dettagli tecnici, anche se un hacker riesce ad entrare in un server VPN, le comunicazioni sono protette da crittografia end2end e tecnologie quali il ‘perfect secrecy’. Ripeto, se ben configurati, per cui è importante scegliere una VPN con una buona reputazione.

Gli ip delle VPN sono tutti conosciuti ai social network? Oppure alcuni ip sfuggono?

Sfuggono, più che altro manca lo scopo di raccoglierli. Se un social network bloccasse gli utenti che usano VPN, dovrebbe bloccare anche Tor, e perderebbero solo utenti (anche a causa di sommosse popolari).

Facebook non solo NON blocca Tor, ma anzi lo incoraggia fornendo un accesso .onion:

https://en.wikipedia.org/wiki/Facebookcorewwwi.onion

Non vedo proprio perchè dovrebbero ostacolare le VPN.

Le VPN sono anche oggetto di attacchi hacker e visto che la cybersecurity non sempre risulta essere una scienza esatta, come si fa a dormire sogni tranquilli anche se sotto vpn?

Semplicemente, la sicurezza al 100% non esiste. Ma da questo al non-proteggersi del tutto, ci sono enormi sfumature in mezzo.

La NSA ha dato disposizioni ai gestori di VPN contro attacchi apt, qual è la sua considerazione in merito?

NSA ha semplicemente raccomandato (avendo particolare polso della situazione) a chi ha reti VPN gestite da software Fortinet (e si tratta solo di VPN aziendali) di aggiornare i loro sistemi, perchè ci sono diversi gruppi di hacker che stanno sfruttando delle vulnerabilità. Non era un ‘attacco’ specifico alle VPN, e non era minimamente correlato al concetto di anonimizzazione. 

Subito dopo le indicazioni dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale fu svelato l’attacco a Nord Vpn, c’è un nesso?

No, NordVPN aveva semplicemente lasciato esposto un server per noncuranza, e degli hacker l’han trovato, son entrati e han pubblicato dati sensibili. Nessuna correlazione.

Quale sarà il futuro delle VPN? 

Tale e quale altri sistemi di anonimizzazione come Tor: roseo, finchè e soprattutto se ne aumenterà la richiesta.  Più si cercherà di creare dei recinti, più gli animi liberi cercheranno modi di scavalcarli. In ogni caso le VPN vengono usate ANCHE per altri motivi (evitare traffic-shaping, geolocalizzazioni etc), a differenza di Tor.

Commenti da Facebook

Inchieste

Portafogli Bitcoin rubati: il nuovo business “truffa” nel darkweb

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 2 minuti.

Il Bitcoin è la prima cryptovaluta ed è per questo che è ritenuta la più affidabile dal mercato. Ad oggi il suo valore è aumentato a sproposito che fa sorridere il rapporto di cambio con qualsiasi altra moneta e anche materiale prezioso.

Con un kg di oro puro, data dell’articolo, non si arriva ad acquistare una unità di Bitcoin. Per custodire un bitcoin è possibile farlo essenzialmente in due modi:

  • Conservarli sulle piattaforme di scambio
  • Conservarlo in un portafoglio elettronico indipendente

Se conservare un bitcoin su una piattaforma di scambio come Coinbase, Kraken o Crypto può essere rischioso in caso di fallimento economico delle stesse, o nei casi peggiori con azioni di exitscam, la custodia personale nei portafogli elettronici come Electrum o Metamask, può essere frustrante se si perdano le chiavi di accesso e di sicurezza per ripristinare i wallet. Ancora più avvilente se qualcuno riesce ad accedere ai nostri pc e riesca a rubare le credenziali di accesso dei nostri portafogli per ricavare tutte le informazioni necessarie al cambio di proprietà e destinazione.

Ecco che nel Dark Web oltre al business delle carte di credito clonate, degli account paypal messi in vendita, adesso c’è quello del portafogli bitcoin rubato.

Stolen Bitcoin Wallets Shop

Il sito Stolen Bitcoin Wallets Shop offre diversi portafogli rubati e da quanto propone il portale, con annessa piattaforma di registrazione e commercio elettronico, vende portafoglio con 0,2 (ad oggi diecimila euro circa) alla cifra di 65 dollari. Il portafogli con 0,9 (quasi cinquantamila euro) a 267 dollari.

Perché puzza di truffa?

Essendo il bitcoin una moneta tracciabile, seppur conservi un livello di anonimità abbastanza alto, chi riesce ad accedere al portafogli altrui può tranquillamente effettuarsi il bonifico virtuale sul proprio wallet o addirittura sul sistema stesso di lavanderia creato ad hoc per far sparire la tracciabilità delle sue operazioni criminali. Quindi chi ruba portafogli bitcoin non ha bisogno di venderli a prezzi stracciati, cosa diversa invece da chi deve smaltire carte di credito clonate che hanno norme precise e tracciamenti specifici dei flussi di denaro che impegnano.

Commenti da Facebook
Prosegui la lettura

Inchieste

Onlyfans, passo indietro sul porno: i nostri figli continueranno a prostituirsi?

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 5 minuti.

Leggere un titolo del genere potrebbe sembrare il solito articolo acchiappaclick, ma non è così. Chiaro che non tutti i figli si prostituiscono, ma forse nemmeno in tanti, però c’è un fenomeno che in questi anni ha preso piede grazie anche ad Onlyfans e non è il massimo per chi, come i genitori e gli insegnanti, ha lo scopo di tutelare le nuove generazioni.

Andiamo per gradi:

Onlyfans è una piattaforma di creatori di contenuti che vendono i loro prodotti digitali agli utenti che scorrono una timeline simile a Twitter e che pagano o offrono delle mance. Fino a qui nessun problema, ma cosa succede se a partecipare a questo gioco, sia attivamente sia passivamente, ci siano dei minori?

Qualcuno potrebbe rispondere “nulla” ed effettivamente anche su YouTube i nostri figli sono diventati più ricchi di noi a quanto pare, ma sul social video di Google non girano contenuti per adulti ed ecco che comprendiamo la differenza che crea maggior preoccupazione nella nostra società ancora più smembrata in questi mesi dal Covid, colpevole di aver relegato i giovani online.

Superato l’aspetto teorico entriamo nel merito della nostra denuncia. Esiste un mondo sommerso di minori che utilizza OnlyFans con motivazioni simili a quelle di quegli adolescenti che anni fa vendevano per una ricarica le proprie immagini violate nell’intimità o addirittura frequentavano giri dove persone adulte gradivano “addormentarsi” con loro. Internet, si sa, è davvero in grado di amplificare nel bene e nel male dei fenomeni. Se il titolare di Onlyfans si vanta di aver generato 100 milionari sul milione di artisti che ogni giorno partecipano alla pubblicazione dei loro contenuti, deve per onestà intellettuale anche ostentare con la stessa fierezza l’aver permesso a delle liceali di acquistare l’ultima Gucci o l’ultima di Saint Bart per andare al mare senza gravare sui propri genitori.  

LE STRATEGIE UTILIZZATE DAI MINORI

I minori su Onlyfans non possono comparire perché altrimenti sarebbero segnalati e comunque utilizzano lo strumento per arrotondare la paghetta e non per fare questa carriera, anche se qualcuno avrà trovato nel business la sua aspirazione di vita, ed è per questo che i loro clienti preferiti sono i feticisti.

Senza presentarsi dalla testa ed i piedi, ragazzi e ragazze mettono in vendita scatti di pezzi del loro corpo dalle mani ai piedi, amatissimi da chi segue con eccitazione il genere. Non mancano video di movenze sexy in abiti succinti che riprendono tutto tranne che la faccia.

Ancora più inquietante per un genitore, la furbizia mista a malizia di chi fa prostituire inconsapevolmente e digitalmente la madre senza che questa ne sia a conoscenza, inserendo tra una sua foto ed un’altra, o creando un profilo dedicato, foto delle parti intime del genitore folgorato improvvisamente da scatti fugaci mentre dorme ad esempio con la sottoveste indosso.

Attenzione, parliamo di contenuto pedopornografico che in questo caso viene somministrato ad un pubblico adulto come materiale prodotto da ventenni o da barely legal, appena maggiorenni e questo non vuole assolvere chi consapevolmente cerca contenuti di minori, ma è impossibile accusare persone che non riescono a distinguere l’ètà di un modello sulla base di pezzi di corpo esposti.

I guadagni vengono dirottati o su carte di debito intestate ai genitori stessi o a profili fittizi trovabili facilmente in rete a poco prezzo.

L’ESPERTO DI ONLYFANS RISPONDE

Per trovare riscontri ai racconti giunti sotto forma di segnalazioni a noi di Matrice Digitale, abbiamo contattato Luca Tipaldi esperto di managment dei profili di OnlyFans e delle SexWorkers che ha illustrato i sistemi di valutazione delle iscrizioni alla piattaforma definendoli avanzati e sicuri perché “non solo prevedono l’invio di un documento, ma anche la foto della persona con il documento stesso”

E se l’aspirante performer produce un documento falso a suo nome?

Ovviamente è possibile in questo modo evadere il processo, ma si va incontro ad un’altra verifica che è quella bancaria per eseguire i pagamenti dove la piattaforma richiede tassativamente che il nome del titolare del profilo sia anche quello del titolare del conto dove vengono accreditate le entrate derivanti dalla propria attività.

E se un minore sul documento inserisce i dati del conto bancario intestato a nome della madre su cui è poggiata la carta di credito/debito che usa il minore?

Anche qui c’è poco da fare e invito i genitori a verificare eventuali accrediti sul conto da parte della Fenix ltd. che sarebbe la società che detiene il marchio Onlyfans.

Per quanto riguarda i contenuti di soggetti terzi, ritiene che questi se pubblicati senza il volere di una persona possono essere facilmente rimossi?

Ovviamente sì, ed in poco tempo, anche se tutto deve partire da una segnalazione ed è qui che si apre la possibilità di pubblicare come da voi denunciato delle foto di parenti o anche contenuti inventati perché presi da altre piattaforme per adulti, come quelle che ospitano i film porno.

PERCHE’ NE SCRIVIAMO SOLO ORA

Questo è il capitolo più delicato della vicenda perché dinanzi ad una notizia così eclatante e che molti minori leggeranno, non vogliamo essere noi stessi di Matrice Digitale a consigliare ai più piccoli come fare soldi con Onlyfans visto che ci hanno già pensato molti programmi televisivi nel dirottare i giovani su queste piattaforme, ingegnandosi i metodi descritti più in alto. Le Iene, ad esempio, con un pubblico di fascia d’età medio bassa, ha presentato il social di adult entertainment in pompa magna con un documentario di 20 minuti intervistando anche le protagoniste. Sarebbe curioso capire se ci sia alla base una natura commerciale ad aver animato il servizio per la Mediaset, ma fatto sta che, seppur in fascia protetta e bollinato di rosso, si sono usate delle testimonial che hanno sicuramente acceso la mente di qualche ragazza o ragazzo più smaliziato e desideroso di soldi facili. Bisogna fare attenzione ancora a cosa propone la tv perché è vero che internet ne è piena di articoli che ne parlano, ma è anche vero che sono contenuti orientati più ad eventuali consumatori con immagini e video che stimolano l’acquisto e non invece alla partecipazione. Nel corso dell’intervista con l’esperto, si è ipotizzato anche uno scenario inedito dove ci sia un terzo a gestire per conto di un minorenne l’account di Onlyfans, generando in partenza un favoreggiamento alla pedopornografia anche se la piattaforma impone allo stesso nominativo di avere massimo due profili di cui uno ad accesso gratuito e l’altro tramite abbonamento.

CONCLUSIONI

Quello di cui vi abbiamo parlato è la causa principale per cui il grande imprenditore che ha creato Onlyfans è stato messo alle strette dai suoi investitori ed ha rinunciato ai contenuti per adulti da ottobre 2021. Gira voce che su questo social ci fossero anche video di violenze e di stupri, possibile anche se non abbiamo riscontri,presenti invece su altre piattaforme, ma è chiaro che, con l’abbassamento della soglia legale di partecipazione in modo illegale e con l’impossibilità di controllare in modo capillare l’esplosione di questo fenomeno, si è arrivati a rinunciare ai contenuti per gli adulti. Molti competitor, in vita e altri morti dopo la stessa scelta, se la sono risa e attendono Onlyfans nel cimitero del perbenismo che su internet paga meno dei contenuti degli adulti sempre che non ti chiami mr Google. Dopo l’annuncio però, c’è stato il contro annuncio, ed OnlyFans ha fatto un passo indietro garantendo la continuità della sua offerta. Purtroppo, però, il danno è stato fatto creando un precedente che non è piaciuto ai suoi performers in cerca ad oggi di nuovi lidi che diano maggiore stabilità e quindi bisogna monitorare se i nostri figli continueranno a prostituirsi qui o altrove? Magari continuando ad utilizzare anche le nostre foto?

Se lo scoprite, segnalatecelo.

Commenti da Facebook
Prosegui la lettura

Inchieste

Minori e pedopornografia: dal dark web una ricerca che deve far preoccupare i genitori

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 3 minuti.

L’associazione finlandese “Protect Children” per avere riscontri sul consumo di filmati vietati in rete lancia una pietra nello stagno e la risposta è agghiacciante. L’idea di pubblicare un sondaggio nel dark web ha avuto un riscontro positivo in termini di partecipazione degli utenti. Cinquemila frequentatori della parte oscura di internet, famigerata più per i traffici illeciti che per la diffusione di Internet libero e anonimo, hanno risposto al sondaggio pubblicato su una pagina .onion nel circuito Tor, scelto proprio perché garanzia di anonimato.

I dati che emergono dalla ricerca non sono dei migliori ed il numero di persone che vi ha partecipato non è poi così ridotto per delineare un fenomeno sempre crescente ed i motivi risultano essere ancora più chiari da questa ricerca.

Il questionario è stato presentato in lingua inglese e spagnola, ma gli attivisti di Protect Children riferiscono che sono arrivate anche risposte in lingua araba cinese e russa.

I dati dell’orrore

Il 70% degli intervistati ha dichiarato di aver visto per la prima volta i filmati pedopornografici quando era ancora minorenne.

Il 40% di questi quando era al di sotto dei 13 anni

Il 45% degli intervistati ha ammesso di essere in cerca di video con protagoniste femminili di età compresa tra i 4 ed i 13 anni

Il 18% vuole protagonisti maschili

Il resto invece è in cerca di contenuti con protagonisti sotto i 4 anni

La richiesta d’aiuto nelle risposte

L’anonimato potenzialmente garantito dalla rete Tor ha messo in moto, secondo gli ideatori del sondaggio, una sorta di richiesta di aiuto da parte degli intervistati. Una buona fetta di quelli che hanno partecipato al sondaggio ha fatto intendere che hanno provato più volte a smettere di guardare i video illegali e di aver cercato di porre fine a questo desiderio anche tramite atti di autolesionismo con istinti suicidi.

Considerazioni sulla ricerca

Quanto espresso nell’inchiesta denota già due profili diversi di consumatori della pedopornografia. Il primo è quello di coloro che cercano contenuti sessualmente espliciti con minori, mentre un altro è quello di coloro che sono alla ricerca di contenuti forti come sevizie e torture inflitte su una fetta di bambini appena nati o in età prescolare.

Questo ci fa intendere che nel secondo caso il bambino non è meramente un oggetto del desiderio sessuale, ma una vittima di crimini atroci il cui contorno sessuale spesso è marginale. Una tendenza questa che ovviamente fa riferimento a video presenti in rete, spesso anche facilmente consultabili, di torture e omicidi con adulti protagonisti di contenuti snuff e gore.

La richiesta di aiuto che emerge dal risultato è invece dovuta al fatto che chi guarda il filmato pedopornografico, sa di commettere un qualcosa di sbagliato, ma consumandone sempre di più, entra in quella fase di Burn Out dove il processo di valutazione della psiche tende a normalizzare un fenomeno nella maggior parte dei casi “consapevolmente sbagliato”. Non è un caso che gli operatori di sicurezza internazionale siano sotto costante terapia psicologica proprio per non raggiungere questa soglia di tolleranza a dei veri atti di orrore, essendo costretti a consumare migliaia di video proibiti per cercare di individuare i colpevoli e salvare i poveri bambini malcapitati.

Il primo video pedopornografico osservato ad una età inferiore di 13 anni, ma anche meno di 18, può dirci molto dell’identità anagrafica del partecipante al sondaggio anonimo. Nei primi anni di internet, prima che nascesse Google per intenderci, la visione di questi contenuti era facilmente raggiungibile grazie ad una mancanza di filtro da parte dei motori di ricerca dell’epoca e quindi qualsiasi bambino lasciato solo dinanzi ad un pc poteva accedere a contenuti porno che poi rimandavano a siti proibiti che mostravano sesso tra minori e adulti.

C’è però un altro dettaglio che non va sottovalutato e viene affrontato minuziosamente già dalla prima edizione di Cultura Digitale (manuale di sopravvivenza per genitori, docenti e figli) è che con l’avvento dei social di messagistica come Whats App e Telegram, l’accesso dei minori a contenuti forti è potenzialmente più alto ed è per questo che il rischio di avere una generazione di millennials consumatori di video pedopornografici è non solo concreto, ma anche reale se analizziamo alcuni casi che la cronaca ci riporta.

Inoltre, sempre spiegato nel libro, la normalizzazione negli under 18 del sesso tra adulti e minori è la strategia più diffusa dai pedofili per approcciare prima nel virtuale per poi entrare in contatto nel reale.

Commenti da Facebook
Prosegui la lettura

Tendenza

MatriceDigitale.it - Copyright © 2021, Livio Varriale - Privacy Policy