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Cypherpunk e Anarco Capitalismo: provocazione o nirvana dell’umanità?

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Tempo di lettura: 9 minuti. Il mondo ha le sue tecnologie per poter cambiare i modelli economici dati per falliti.
L’intervista a Matteo Navacci, Privacy Network, prova a fornire una visione diversa di un futuro già scritto.

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Il Presidente Macron ha dichiarato in questi giorni che “è finita l’abbondanza”, il tedesco Scholz ha ammesso che il modello economico della Germania, la locomotiva d’Europa, ha fallito ed è giusto tassare i cittadini, mentre in Italia abbiamo avuto come Presidente del Consiglio uno dei maggiori sostenitori di quanto occorso nelle politiche economiche dell’occidente. Il mondo ad Ovest si sta adattando alle nuove sfide in lacrime e sangue e sarebbe opportuno rivedere i modelli di gestione su cui si fonda la società moderna ed in rete c’è qualcosa che va oltre i principi Keynesiani: la newsletter Privacy Chronicles (https://privacychronicles.substack.com) offre uno spaccato futuristico con approfondimenti su leggi e avvenimenti che hanno un impatto sulla nostra vita privata e libertà e commenta le notizie della settimana, scrive pensieri di filosofia libertaria, che si legano strettamente al concetto di privacy e libertà di cui parla. La newsletter è realizzata da Matteo Navacci che lavora da anni nel campo della privacy e protezione dei dati come consulente per imprese, divulgatore e ogni tanto docente. Nel 2018 ha fondato, insieme a due soci, Privacy Network, un’organizzazione noprofit che si occupa di privacy, diritti e tecnologia ed ogni anno organizza l’evento Privacy Week, che assurge a diventare il riferimento nazionale per parlare di privacy, cybersecurity, bitcoin e temi affini al digitale.

I termini che utilizza spesso sono anarco capitalismo e cypherpunk due cose diverse messe insieme oppure l’una correlata all’altra?

La filosofia anarcocapitalista o libertarian e il movimento cypherpunk sono due cose diverse.

L’anarco capitalismo è una filosofia politica relativamente recente, che alle sue spalle ha però secoli di storia liberale. Se vogliamo, l’anarco-capitalismo non è altro che una versione estrema del liberalismo classico. L’estremismo sta nel fatto che i libertari riconoscono che non è possibile avere una società umana realmente libera fin tanto che ci sarà un monopolista della violenza aggressiva, quello che chiamiamo stato, che può essere sfruttato di volta in volta da diversi gruppi, con interessi contrapposti, che salgono al potere o riescono comunque a influenzarne le decisioni. La filosofia libertaria cerca di riconciliare i principi dell’anarchia classica con il capitalismo, cioè creare una società orizzontale con regole condivise senza regolatori centrali caratterizzata da un sistema economico di libero mercato in cui tutti i mezzi di produzione e le risorse materiali sono proprietà degli individui, che sono liberi di scambiare tra loro titoli di proprietà. Senza scendere nei dettagli, un assioma molto importante della filosofia libertaria è il principio di non aggressione. Questo è importante perché l’anarchia spesso viene erroneamente paragonata a movimenti violenti. Per un libertario la violenza è legittima solo come autodifesa, cioè come risposta proporzionale a un’aggressione, e solo come extrema ratio.

Per quanto riguarda invece il movimento cypherpunk, questo nacque spontaneamente nei primi anni ’90 da una mailing list di ricercatori e ingegneri nel campo della crittografia a cui piaceva parlare di tecnologia, politica e libertà. Tra loro si chiamavano scherzosamente Cypherpunk, dall’unione di Cipher (codice, messaggio cifrato) e Cyberpunk (genere letterario di science-fiction distopica, dove stati totalitari e corporazioni onnipotenti controllano il mondo). A consolidare il termine ci pensò Eric Hughes, uno dei fondatori della mailing list, che nel 1993 scrisse il Cypherpunk Manifesto. Il modo migliore per spiegare le idee dei cypherpunk originari è proprio citare un passaggio del manifesto:

  • Non possiamo aspettarci che i governi, le corporazioni e altre organizzazioni senza faccia ci lascino generosamente la nostra privacy. Parlare di noi (leggi: interferire nella vita privata) è nel loro interesse, e per questo dovremmo aspettarci che lo facciano.
  • Noi Cypherpunk siamo impegnati nel costruire sistemi anonimi. Difendiamo la nostra privacy con la crittografia, con sistemi anonimi di posta elettronica, con firme digitali e moneta elettronica.
  • I Cypherpunk scrivono codice. Sappiamo che qualcuno deve scrivere software per difendere la privacy, e saremo noi a farlo. (originale in inglese)

Possiamo dire quindi che Cypherpunk e Libertari hanno in comune una completa sfiducia nelle istituzioni statali e nel fatto che queste possano in qualche modo essere garanti della libertà e rispettare diritti umani basilari e fondamentali come la privacy, che è un elemento fondamentale oggi per avere libertà di pensare, agire e avere relazioni, oltre che essere liberi da ingerenze arbitrarie nella nostra vita privata. I Cypherpunk sono coloro che creano e diffondono strumenti tecnologici per proteggersi dall’ingerenza dello stato, aiutando le persone a difendere la propria libertà in un ambiente ostile. I libertari sono invece coloro che vorrebbero liberare le persone da questo ambiente ostile. In questo senso le idee Cypherpunk e Anarcocapitaliste sono complementari tra loro.

Spesso dici che la società deve essere libera, con riferimenti a libera circolazione di armi, valuta digitale e quindi sistema anarchico che può essere anche pronto e predisposto a una lotta armata quando le cose non vanno bene. Provocazione o c’è un significato di utilità alla base?

Per me libertà significa libertà di autodeterminazione, di pensiero e di agire sulla base del pensiero. Per avere libertà però è fondamentale proteggere se stessi da ingerenze di terzi, che con violenza vorrebbero limitare la nostra autodeterminazione, il nostro pensiero e la nostra capacità di agire. La libertà non può quindi prescindere dalla capacità di autodifesa, cioè il diritto di difendere la proprietà, il pensiero e la vita da aggressioni esterne.

La diffusione di armi per autodifesa è quindi un presupposto fondamentale per avere un sistema libero. Le armi sono uno strumento di autodifesa ma anche un deterrente all’uso di forza aggressiva, poiché aumentano il costo della violenza. Un conto è rubare la borsa a una donna indifesa; un conto è rubarla a una donna che gira con la pistola in fondina. La pistola non annulla la violenza, ma ne aumenta il costo. Al tempo stesso la libera circolazione delle armi è anche una conseguenza di un sistema libero: senza un monopolista (lo stato) produttori e commercianti sarebbero liberi di soddisfare la domanda di armi con la loro offerta.

Quando parlo di armi però non mi riferisco solo alle armi da fuoco. Da qualche decennio abbiamo a disposizione un altro tipo di arma, chiamata crittografia. Ai libertari tradizionalmente non è mai piaciuta molto la tecnologia, perché nella maggior parte dei casi lo stato detiene il monopolio della tecnologia offensiva e difensiva, che viene usata come strumento di sottomissione dei popoli. Ed è vero: fino agli anni ’70 i protocolli di crittografia erano considerati al pari di armi da guerra e strettamente monopolizzati dagli stati.

Ma oggi grazie a internet e software open source, tutti possono usare protocolli crittografici, e lo fanno! La crittografia già protegge silenziosamente le nostre comunicazioni, transazioni e la nostra vita in modi che le persone neanche concepiscono. La crittografia, proprio come la diffusione delle armi portatili, è uno strumento equalizzatore. Aumenta il costo della violenza fino al punto di renderla sconveniente per la maggior parte degli attaccanti. La crittografia, come le armi da fuoco, le spade o le balestre, può essere usata come tecnologia difensiva o aggressiva. I ransomware sono un esempio di crittografia usata a scopo aggressivo.

I Cypherpunk sviluppano strumenti di crittografia per aiutare le persone a difendersi dalla violenza e credono fermamente nella libera circolazione di queste armi. I libertari credono nella libera circolazione di tutte le armi, perché non esiste solo il mondo virtuale – benché oggi sia una gran parte della nostra vita.

Sostenere la libera circolazione delle armi, siano pistole o protocolli crittografici, non è affatto per prepararsi a una “lotta armata” nel senso di rivoluzione contro il sistema, ma per difendere la propria libertà di autodeterminazione, di pensiero e capacità di agire in un mondo ostile.

Anche Bitcoin, ad esempio, è uno strumento di autodifesa nato grazie alla diffusione della crittografia. Attraverso la crittografia Satoshi Nakamoto, l’ideatore del protocollo Bitcoin, ha saputo creare un sistema di transazioni totalmente peer to peer, con un sistema di produzione decentralizzato e un registro delle transazioni distribuito. Grazie alle sue caratteristiche Bitcoin aumenta a dismisura il costo della violenza da parte di un attaccante, al punto da renderla praticamente impossibile, tenendo al sicuro il network. Ma non solo, Bitcoin diminuisce anche i costi di transazione tra gli individui, agevolando lo scambio a livello globale. L’altra faccia della medaglia è che separa ontologicamente Stato e individuo, che quindi può esistere funzionalmente al di fuori del monopolio statale della moneta e della violenza. Al tempo stesso aumenta di molto il costo della sorveglianza, del controllo finanziario e dell’esproprio da parte dello Stato, proteggendo la proprietà, la libertà di autodeterminazione, di pensiero e anche di azione delle persone. Come vedi quindi la mia è tutt’altro che una provocazione fine a se stessa.

Socialismo porta alla riduzione dei diritti, come social scoring, identità digitale, da cui possono derivare conseguenze negative (es. blocco conti bancari). Non è che questo tipo di socialismo sia il fascismo di questo nuovo secolo utile a controllare 8 miliardi di persone?

Fascismo e socialismo sono solo due facce della stessa medaglia. Se volessimo essere precisi dovremmo parlare di statalismo. Se parlo di socialismo è soltanto perché oggi viviamo in sistemi socialisti. L’Italia, come la maggior parte dell’UE, è un sistema socialista. Come anche la Cina, modello ispiratore di moltissimi intellettuali tecnocrati occidentali. Quando dico che il socialismo porta alla riduzione dei diritti (che per me sono esclusivamente: proprietà, privacy, vita, libertà), è perché per funzionare il socialismo ha bisogno di rendere sempre più trasparenti le persone. Il cittadino è tale solo in quanto completamente e totalmente trasparente verso lo Stato, che si erge a detentore, e non garante, della libertà. Perché detentore? È molto semplice: è lo Stato che, attraverso contorti e arbitrari valori morali, assegna di volta in volta privilegi politici che chiama diritti e libertà. Il cittadino è quindi racchiuso in un recinto innalzato dallo stato, ed è soltanto libero di muoversi attraverso un percorso prestabilito.

La sorveglianza digitale, fisica e finanziaria non è nient’altro che uno strumento di pianificazione sociale. Lo stato oggi ha bisogno di identità digitale per collegare ogni azione e relazione ad una specifica persona, così da poter soddisfare i suoi “bisogni” in tempo reale, oltre che controllare e censurare quando serve, vedi ad esempio in Italia chi spinge per subordinare la registrazione sui social network all’uso dello SPID. A questo discorso si lega strettamente quello della censura finanziaria, sempre più evidente in occidente, e la futura evoluzione della moneta di stato, cioè le Central Bank Digital Currencies, che saranno la trasformazione della moneta da strumento per il libero scambio a strumento di ingegneria sociale.

La necessità di controllo e sorveglianza poi aumenta di pari passo col deteriorarsi della situazione economica e sociale, come accade sempre in un sistema statalista e socialista. Viviamo in un periodo di estrema volatilità in ogni ambito umano ed economico; lo Stato deve fare di tutto per diminuire le variabili.

La principale variabile rimane sempre il comportamento umano, ecco perché il più grande stato socialista al mondo, la Cina, già dal 2014 ha rispolverato il programma di social scoring ideato negli anni ’90.

Il social scoring, che potremmo tradurre con cittadinanza a punti, non è altro che un modo per standardizzare il comportamento umano e renderlo più prevedibile e manipolabile, attraverso un sistema di incentivi e sanzioni. Il problema degli incentivi è che funzionano, e non ho dubbi che questi sistemi, se diffusi capillarmente, abbiano il potere di soggiogare completamente la volontà e libertà di autodeterminazione delle persone.

Qual è la differenza tra la società del futuro che tu vorresti e la società che invece ci sarà? C’è la possibilità realmente di arginare fenomeni come quello della finanza speculativa o della redistribuzione delle tasse?

Purtroppo, non prevedo il futuro e faccio pure fatica a capire il presente. So però che oggi abbiamo tutti gli strumenti per poter scegliere, pacificamente, un modello di società diverso. La società che vorrei è una società orizzontale, dove i rapporti umani sono regolati da legge privata su base volontaria, dove le persone si costituiscono in comunità fisiche e/o virtuali, dove la moneta non è monopolio di un Sovrano con il monopolio della violenza aggressiva. In un certo senso credo che questa possa essere un’evoluzione forzata della civiltà umana. Da sempre la tecnologia è uno dei fattori che plasmano l’evoluzione umana, abbiamo visto in soli 30 anni in che modo Internet ha cambiato il mondo intero e il modo in cui ci rapportiamo l’un l’altro. Come sarà il mondo dopo 30 anni di Bitcoin? I nativi digitali saranno sempre più nomadi; avranno sempre meno rispetto per l’organizzazione statale. A cosa serve uno stato quando puoi lavorare ovunque nel mondo, scambiare valore e avere relazioni con 9 miliardi di persone senza intermediari e in tempo reale? Lo stato diventerà sempre più un intralcio e le persone faranno sempre più attenzione ai servizi offerti dalle città, non tanto dagli Stati in sé. Questo potrebbe portare a una naturale disgregazione dello stato nazione, a favore di stati federalisti e comunità locali sempre più rilevanti rispetto all’unità centrale. La visione opposta è invece quella tipica dei romanza cyberpunk: stati totalitari sempre più grandi e sovranazionali, con poteri illimitati, sorveglianza illimitata e monopolio di armi e tecnologia. Una cosa è certa, oggi ci sono delle forze istituzionali, come il World Economic Forum, che spingono verso il secondo scenario. Io spero che in ogni caso vinca la ragione e la libertà.

Pedofilia, sorveglianza, crittografia e strumenti di controllo. Entrando nel merito politico, secondo te i politici hanno libera scelta di poter intervenire e contrastare questo fenomeno oppure indipendentemente dal politico che salirà al potere questa è una scelta obbligata da seguire perché c’è un indirizzo politico globale dove già altri paesi fanno da apripista?

I politici nazionali oggi hanno sempre meno libertà d’azione, almeno nelle questioni che contano davvero. Basta guardare alle questioni che hai citato tu. Dagli anni ’90 gli Stati Uniti cercano di rimettere il coniglio nel cappello e limitare in qualche modo la diffusione della crittografia delle comunicazioni. Non ci sono mai riusciti, quindi ora tentano un approccio diverso: oltrepassare legalmente e tecnologicamente la crittografia stessa. Anche in questo ambito non c’è differenza tra Stati Uniti e Unione Europea.

La pedofilia è uno dei campi da gioco scelti per limitare e bypassare la crittografia delle comunicazioni. Da un paio d’anni è oggetto di una campagna politica trasversale che spinge per promuovere leggi liberticide e di sorveglianza di massa contemporaneamente in UK, USA, Australia e Unione Europea. Le proposte di legge, se vai a guardarle, sono praticamente identiche tra loro, usano gli stessi termini e hanno la stessa ratio, oltre ad essere uscite nello stesso periodo di tempo. Questo, tra l’altro, è un tema che ho trattato abbondantemente nella mia newsletter, credo di averci scritto sopra almeno 4-5 articoli.

Questa spinta nasce da un accordo internazionale tra i paesi dei Five Eyes, cioè USA, UK, Canada, Australia e Nuova Zelanda. L’UE poi, in quanto colonia statunitense, ha seguito rispettosamente.

Lo stesso vale per altri ambiti dove la sorveglianza elettronica la fa da padrone, come la normativa antiriciclaggio e contro il finanziamento al terrorismo. In UE siamo oggi alla sesta revisione del pacchetto normativo. Ogni revisione aumenta il controllo e diminuisce gli spazi di privacy e anonimato nelle transazioni elettroniche. Anche qui la legge non arriva dall’UE, ma dalle linee guida del FATF – ente sovranazionale e senza alcuna responsabilità politica, che da 40 anni detta legge nell’ambito dell’antiriciclaggio. Questo non lo sostengo io, ma lo stesso legislatore europeo che nei considerando della legge ammette espressamente di seguire le direttive del FATF. Dov’è quindi la libertà politica di intervenire e contrastare questi fenomeni? Non esiste. Come scrivevo qualche settimana fa in un articolo, la sorveglianza è figlia dello statalismo, e lo statalismo oggi è globale. Non esiste alcun partito nazionale forte abbastanza da poter andare contro questa corrente. L’unica soluzione è la disgregazione dello statalismo.

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Facebook censura i giornalisti che pubblicano le foto del figlio di Biden

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Tempo di lettura: 2 minuti. Continuano le pressioni dell’FBI sulla piattaforma di Zuckerberg. Censurati i post di chi ha pubblicato le foto dei rapporti del figlio del presidente USA con prostitute diffuse dalla stampa internazionale

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All’improvviso provo ad accedere a Facebook da cellulare e mi ritrovo con “errore nel recuperare i dati” e dopo aver riprovato più volte capisco che c’è qualcosa che non va. Entro da PC ed ecco comparire un messaggio:

Hai provato a condividere foto intime

Il primo pensiero va a qualche mio dispositivo hackerato o a qualche accesso non autorizzato al mio profilo che ha postato qualche foto proibita e invece scorrendo più in avanti scopro che la foto incriminata e quella di Hunter Biden mentre è in dolce compagnia, accompagnata da quella in cui posa insieme al padre Joe Biden. Il post faceva riferimento in modo ironico agli affari in Ucraina della famiglia Biden tra settore energetico e traffico di armi ed aveva preso spunto dalle inchieste internazionali che prima delle elezioni hanno pubblicato lo scandalo.

Poi è calato il silenzio sulla vicenda. Chi pubblicava questi contenuti veniva apostrofato come “complottista” o “eversivo” dalle piattaforme social oppure veniva ignorato ed il suo post nascosto in fondo alle bacheche di tutti i potenziali lettori. La strategia era chiara sin da subito, così come chi aveva consegnato il portatile alle autorità, dimenticato per mesi dal figlio del presidente USA in un negozio, ha subito una macchina del fango che adesso però ha deciso di denunciare per riacquisire la dignità sottrattagli per aver curato gli interessi della nazione fornendo alle autorità un portatile con documenti sensibili.

Le pressioni dell’FBI

Prima dell’election day americano, Facebook e Twitter ricevettero una visita dell’FBI che li invitò a ridurre la portata della notizia di una serie di scandali che riguardavano il figlio di Biden. Lo stesso proprietario di Facebook ha ammesso questa ingerenza e quindi la “fonte” della notizia è diretta. Questo tipo di attività, nonostante la denuncia del capo di una piattaforma Social, continua ad esserci e questo sta a significare che le pressioni della polizia federale sui social è una costante e non per quel che concerne la sicurezza nazionale, ma per tutelare il Presidente degli USA coinvolto da sempre in affari con l’Ucraina che ha un figlio venditore di armi ed il momento di una guerra non facilita di certo a far emergere le buone intenzioni della resistenza di Kiev.

Cosa non torna nell’attività di Facebook

E’ davvero singolare il fatto che, dinanzi ad una accusa così grave come quella di favorire il sexiting, la piattaforma social non abbia provveduto a bloccare, ma ha ammonito, come riferito dai diretti interessati, tutti coloro che hanno condiviso il post senza ovviamente metterli nella condizione di subire blocchi e questo perchè il contenuto non è intimo, ma preso dalla stampa internazionale e le foto di Hunter Biden con una prostituta minorenne sono censurate come la legge prevede. In poche parole possiamo affermare che anche questa volta Facebook ha censurato un giornalista della Repubblica Italiana, ha intrapreso un’azione politica e non oggettiva e quindi, come direbbe Meloni, ha assunto ad una posizione parziale più indicata ad un mezzo di informazione che ad una piattaforma social.

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Inchieste

Facebook ha spiato i messaggi privati degli americani che hanno messo in dubbio le elezioni del 2020

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Tempo di lettura: 4 minuti. Secondo fonti del Dipartimento di Giustizia, Facebook ha spiato i messaggi e i dati privati degli utenti americani e li ha segnalati all’FBI se esprimono sentimenti antigovernativi o antiautoritari o mettono in discussione le elezioni del 2020.

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Nell’ambito dell’operazione di collaborazione con l’FBI, qualcuno in Facebook ha contrassegnato questi messaggi privati presumibilmente sovversivi nel corso degli ultimi 19 mesi e li ha trasmessi in forma redatta all’unità operativa per il terrorismo interno del quartier generale dell’FBI a Washington, DC, senza un mandato di comparizione.

“È stato fatto al di fuori del processo legale e senza una causa probabile”, ha dichiarato una delle fonti, che ha parlato a condizione di anonimato.

“Facebook fornisce all’FBI conversazioni private, protette dal Primo Emendamento, senza alcun mandato di comparizione”.

Questi messaggi privati sono stati poi distribuiti come “indizi” agli uffici dell’FBI in tutto il Paese, che hanno poi richiesto un mandato di comparizione all’ufficio del procuratore degli Stati Uniti del loro distretto per ottenere ufficialmente le conversazioni private che Facebook aveva già mostrato loro.

Ma quando gli utenti di Facebook presi di mira sono stati indagati dagli agenti di un ufficio locale dell’FBI, a volte utilizzando tecniche di sorveglianza segrete, non è emerso nulla di criminale o violento. “È stata una perdita di tempo”, ha dichiarato una fonte che ha familiarità con le richieste di citazione presentate durante 19 mesi di frenesia da parte del quartier generale dell’FBI a Washington, per produrre un numero di casi che corrispondesse alla retorica dell’amministrazione Biden sul terrorismo interno dopo la rivolta del 6 gennaio 2021 in Campidoglio.

Biden ha preso di mira specificamente Facebook per la sua disinformazione.

Gli utenti di Facebook le cui comunicazioni private erano state segnalate all’FBI come terrorismo interno erano tutti “individui conservatori di destra”.

“Erano americani armati e di sangue rosso [che] erano arrabbiati dopo le elezioni e si sono sfogati parlando di organizzare proteste. Non c’era nulla di criminale, nulla che parlasse di violenza, massacri o assassinii.

“Non appena è stato richiesto un mandato di comparizione, nel giro di un’ora Facebook ha inviato gigabyte di dati e foto. Era tutto pronto. Stavano solo aspettando il processo legale per poterli inviare”.

Facebook ha negato ieri le accuse.

In due dichiarazioni contrastanti, inviate a distanza di un’ora l’una dall’altra, Erica Sackin, portavoce della società madre di Facebook, Meta, ha affermato che le interazioni di Facebook con l’FBI sono state concepite per “proteggere le persone dai danni”. Nella prima dichiarazione ha affermato che: “Queste affermazioni sono false perché riflettono un’incomprensione di come i nostri sistemi proteggono le persone dai danni e di come ci impegniamo con le forze dell’ordine. Esaminiamo attentamente tutte le richieste governative di informazioni sugli utenti per assicurarci che siano legalmente valide e strettamente mirate e spesso ci opponiamo. Rispondiamo alle richieste legali di informazioni in conformità con la legge applicabile e con i nostri termini e forniamo un avviso agli utenti ogni volta che è consentito”. In una seconda “dichiarazione aggiornata”, inviata 64 minuti dopo, la Sackin ha modificato il suo linguaggio per dire che le affermazioni sono “sbagliate”, non “false”.

“Queste affermazioni sono semplicemente sbagliate. L’idea che cerchiamo nei messaggi privati delle persone un linguaggio antigovernativo o domande sulla validità delle elezioni passate e poi li forniamo proattivamente all’FBI è palesemente inesatta e non ci sono prove a sostegno”, ha detto Sackin, un’esperta di risposta alle crisi con sede a Washington che in precedenza ha lavorato per Planned Parenthood e “Obama per l’America” e ora dirige le comunicazioni di Facebook su “antiterrorismo e organizzazioni e individui pericolosi”.

In una dichiarazione di mercoledì, l’FBI non ha confermato né smentito le accuse che le sono state rivolte in merito all’operazione congiunta con Facebook, definita “non classificata/sensibile alle forze dell’ordine”. Rispondendo alle domande sull’uso improprio dei dati dei soli utenti americani, la dichiarazione si è curiosamente concentrata su “attori stranieri di influenza maligna”, ma ha riconosciuto che la natura del rapporto dell’FBI con i fornitori di social media consente un “rapido scambio” di informazioni ed è un “dialogo continuo”.

La linea diretta di Fauci con Zuck dimostra che la censura COVID di Facebook era tutta una questione di potere, non di salute pubblica.

“L’FBI intrattiene rapporti con entità del settore privato statunitense, compresi i fornitori di social media. L’FBI ha fornito alle aziende indicatori di minacce straniere per aiutarle a proteggere le loro piattaforme e i loro clienti dall’abuso di attori stranieri che esercitano un’influenza maligna. Le aziende statunitensi hanno anche fornito all’FBI informazioni di valore investigativo relative all’influenza maligna straniera. L’FBI lavora a stretto contatto con i partner interagenzie, nonché con i partner statali e locali, per garantire la condivisione delle informazioni non appena disponibili. Queste possono includere informazioni sulle minacce, piste percorribili o indicatori. L’FBI ha anche stabilito relazioni con diverse aziende di social media e tecnologia e mantiene un dialogo continuo per consentire un rapido scambio di informazioni sulle minacce”.

La smentita di Facebook sul fatto che fornisca proattivamente all’FBI i dati privati degli utenti senza un mandato di comparizione o di perquisizione, se fosse vera, indicherebbe che il trasferimento iniziale è stato fatto da una persona (o più persone) dell’azienda designata come “fonte umana confidenziale” dall’FBI, una persona con l’autorità di accedere e cercare i messaggi privati degli utenti. In questo modo, Facebook avrebbe una “smentita plausibile” in caso di domande sull’uso improprio dei dati degli utenti e la riservatezza dei suoi dipendenti sarebbe protetta dall’FBI. Secondo una delle fonti del Dipartimento di Giustizia, “hanno avuto accesso alla ricerca e sono stati in grado di individuarla, di identificare queste conversazioni tra milioni di conversazioni”.

Nessuno era degli Antifa

Prima che venisse richiesto un mandato di comparizione, “queste informazioni erano già state fornite alla sede centrale dell’FBI. La traccia conteneva già informazioni specifiche sui messaggi privati degli utenti. Alcune di esse erano state redatte, ma la maggior parte non lo era. In pratica avevano una parte della conversazione e poi saltavano la parte successiva, in modo che le parti più gravi fossero evidenziate e tolte dal contesto. “Ma quando si è letta la conversazione completa nel contesto [dopo l’emissione del mandato di comparizione] non è sembrato così male… Non c’era alcun piano o orchestrazione per compiere alcun tipo di violenza”. Alcuni degli americani presi di mira avevano postato foto di loro stessi che “sparavano insieme e si lamentavano di ciò che era successo [dopo le elezioni del 2020]. Alcuni erano membri di una milizia, ma erano protetti dal Secondo Emendamento… “Loro [Facebook e l’FBI] cercavano individui conservatori di destra. Nessuno era di tipo Antifa”. Una conversazione privata oggetto di indagine “si è trasformata in più casi perché c’erano più individui in tutte queste diverse chat”.

Le fonti del Dipartimento di Giustizia hanno deciso di parlare con il Post, rischiando la propria carriera, perché temono che le forze dell’ordine federali siano state politicizzate e stiano abusando dei diritti costituzionali di americani innocenti. Dicono che altri informatori sono pronti a unirsi a loro. Il malcontento si è sviluppato per mesi tra i funzionari dell’FBI e in alcuni settori del Dipartimento di Giustizia. È arrivata al culmine dopo l’incursione del mese scorso nella casa di Mar-a-Lago dell’ex presidente Donald Trump in Florida. “La cosa più spaventosa è il potere combinato delle Big Tech in collusione con il braccio esecutivo dell’FBI”, dice un informatore. “Google, Facebook e Twitter, queste aziende sono globaliste. Non hanno a cuore il nostro interesse nazionale”.

Fonte della traduzione

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Orban ha bloccato il price cap sul gas: vile fake news diffusa dagli oppositori di Meloni

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Tempo di lettura: 3 minuti. Spieghiamo la politica propone scelte potenzialmente sbagliate approfittando dell’urgenza e come strumentalizza il problema per fini politici, grazie alle fake news non smentite dalla stampa

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Nel periodo del caro bollette c’è una frenesia da parte dei partiti nel trovare soluzioni urgenti e già c’è una differenza sostanziale tra Meloni, che prova a risolvere i problemi senza lo scostamento di bilancio, e chi invece propone di fare ulteriore debito per aiutare gli italiani le bollette sapendo di creare un problema al prossimo governo dove sarà opposizione, vedi PD e Calenda, e chi in maggioranza, Lega e Forza Italia, riuscendo a fare una forte opposizione. La discussione del giorno nel settore energetico è stata quella del price cap.

Cosa è il price cap sul prezzo del gas?

Un tetto al prezzo del gas si intende proprio l’individuazione di una soglia oltre la quale decidere di non procedere all’acquisto. Al momento, le cifre di cui si parla sono tra gli 80 e i 90 euro/Mwh. Riducendo i costi di acquisto della materia prima, anche i fornitori che la comprano all’ingrosso dovrebbero rivenderla a prezzi più bassi. Il risultato finale sarebbero bollette alleggerite per le famiglie e soprattutto per le imprese. La stortura di quanto sostenuto è che questa misura coinvolgerebbe solo la materia prima proveniente dalla Russia

Dinamiche Europee

Non è un caso che in seno all’Europa il price cap è stato invocato da molti, in primis da Draghi, ma tutti hanno paura di attuarlo perchè Putin ha già minacciato di tagliare definitivamente e improvvisamente le forniture. Chi invece ha una deroga alle sanzioni russe è Orban con l’Ungheria che attualmente elude le sanzioni autorizzato dall’Europa stessa.

Le fake news della sinistra

Consapevoli che Orban è un partner politico della Meloni, la notizia che è stata diffusa da esponenti politici del centro sinistra che hanno dato notizia che il leader ungherese è contrario al price cap ed il tweet di Calenda sul tema esprime al meglio questo pensiero

Carlo Calenda non è l’unico della lista ad aver dato risalto alla notizia di Orban, anche dai nemici in casa del Partito Democratico sono partite notizie in tal senso Marianna Madia e Laura Boldrini

Ma è davvero Orban il problema dell’accettazione del price cap a livello europeo?

Secondo Politico.eu, la posizione dei paesi europei non è quella raccontata del “tutti contro uno“, ma è più complessa perché si divide in paesi che sono d’accordo al price cap, paesi che non lo sono solo sul gas russo ed altri che invece vogliono che sia fatto esclusivamente sul gas di Putin.

Nell’Europa dei paesi uniti, gli unici ad essere d’accordo sono Italia, Belgio, Polonia e Grecia, gli altri che invece sono in disaccordo ad applicarlo solo a quello russo sono Belgio e Ungheria, mentre chi è contrario alla valutazione di un tetto al prezzo del gas è la Germania e l’Austria.

La strumentalizzazione politica messa in piedi dalla sinistra nell’individuare in Orban il male dell’unità europea nelle misure sul Gas è un’operazione che nasconde invece la frattura in seno all’Unione Europea dove invece tutto funziona a meraviglia nonostante il periodo di difficoltà così come invece profondono gli europeisti con grande ottimismo.

Perchè questa divisione sul tema del Price Cap?

La divisione delle posizioni è molto semplice: i paesi che importano di più vedono nel price cap la soluzione al problema del prezzo del GAS, i paesi che importano poco possono invece rinunciare al gas russo perché hanno una produzione energetica che li aiuta a compensare eventuali perdite. Chi non è d’accordo, come la Germania, è perché sta provvedendo ad effettuare studi ed analisi è perché il price cap, se il prezzo di mercato dovesse salire oltre la soglia, sarebbe lo Stato a compensare il surplus e questo dovrebbe essere ben specificato dai partiti.

Una vile strumentalizzazione

Proporre come soluzione il price cap a livello europeo è una scelta discutibile indipendentemente dal fatto che sia positiva o negativa. Chi la propone con superficialità o non sa come funziona o sa che se i prezzi vanno alti, sopra la soglia, ci troviamo invece ad affrontare lo scostamento di bilancio ed un ulteriore debito non previsto oltre ai 115 miliardi fatti da Draghi grazie al suo “metodo”.

Generare una confusione tale sul tema, spingendo le persone a credere che quella soluzione sia giusta “perchè non c’è tempo” è una strategia di terrorismo psicologico che può normalizzare una scelta sbagliata e comunque controproducente per molti paesi, vedi Germania e Italia, che sono ovviamente consapevoli che questa guerra sul gas è tecnicamente un’azione rischiosa per i propri settori produttivi e di conseguenza per la propria economia. Anche l’ostile Polonia, che vorrebbe vedere Putin morto, sa bene che il gas è una componente importante e vitale per un Paese individuato come territorio di delocalizzazione industriale da altri. Quindi, anche la Polonia, che fomenta la guerra e la difesa Ucraina dall’inizio dello scontro, non vede solo nel gas russo il problema, ma nel sistema.

Prendere un problema serio che mette a rischio la sussistenza delle famiglie europee, strumentalizzarlo per fini politici, è un atto di malafede e quindi vile.

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Russia guerra cibernetica coinvolge anche i i satelliti

Tempo di lettura: 2 minuti. Il Committee of Concerned Scientists ha lavorato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione degli scienziati....

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Documenti NATO rubati all’insaputa del Portogallo: messi in vendita nel Dark Web

Tempo di lettura: 4 minuti. I fascicoli top secret sono stati sottratti dall'Agenzia di Stato Maggiore delle Forze Armate del...

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Taiwan vigila mentre la Cina scatena la sua guerra informatica

Tempo di lettura: 2 minuti. Nel tentativo di resistere alle aggressioni cinesi, Taiwan ha aumentato le spese per la difesa...

Notizie2 settimane fa

Hacker iraniani colpiscono obiettivi nella sicurezza nucleare e nella ricerca genomica

Tempo di lettura: 3 minuti. La società di sicurezza aziendale Proofpoint ha attribuito gli attacchi mirati a un attore di...

Notizie3 settimane fa

La Cina accusa l’unità TAO della NSA di aver violato la sua università di ricerca militare

Tempo di lettura: 2 minuti. La Cina ha accusato la National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti di aver condotto...

Notizie3 settimane fa

Tempo di lettura: 2 minuti. Diversi gruppi di hacker iraniani hanno partecipato a un recente attacco informatico contro il governo...

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Curriculum Online, la denuncia: CVfacile.com attiva abbonamenti nascosti

Tempo di lettura: 3 minuti. C'è anche il sito expressCV ed è stato già segnalato per illeciti.

Truffe online1 giorno fa

Truffa Vinted: spillati 195 euro grazie a un link falso di Subito

Tempo di lettura: 2 minuti. Altro utente truffato, ma le responsabilità non sono tutte della piattaforma.

Truffe online5 giorni fa

Truffe della rete Theta e phishing di MetaMask

Tempo di lettura: 3 minuti. Questa settimana abbiamo trovato altre ingannevoli truffe di criptovalute a cui dovete prestare attenzione.

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Truffa su Kadena per 50.000 euro: donna vittima di relazione sentimentale

Tempo di lettura: 4 minuti. Dopo il caso dell'uomo raggiunto su Tinder, ecco un nuovo grave schema criminale che ha...

Truffe online3 settimane fa

4 messaggi e SMS WhatsApp “pericolosi” inviati per truffa

Tempo di lettura: 4 minuti. Vi spieghiamo alcune tipologia di attacco più frequenti sul programma di messaggistica

Notizie4 settimane fa

15 truffatori di bancomat arrestati a Gangtok

Tempo di lettura: 2 minuti. 11 provengono da Kanpur

Notizie1 mese fa

Truffatori telefonici causano danni per oltre 320.000 euro a Berlino

Tempo di lettura: 2 minuti. Migliaia di persone sono già cadute nel tranello di truffatori telefonici che si fingono dipendenti...

Notizie1 mese fa

Ecco come si può acquistare una identità nel dark web e fare le truffe. Lo studio

Tempo di lettura: 2 minuti. Sappiamo tutti che le informazioni rubate vengono scambiate sul dark web e una nuova ricerca...

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Notizie2 mesi fa

Spagna e Romania: sventata banda di truffatori online

Tempo di lettura: 2 minuti. Condividi questo contenutoLe autorità spagnole, insieme alla polizia rumena ed Europol, hanno chiuso lunedì un’operazione...

Truffe online2 mesi fa

Il phishing sbarca anche su Twitter e Discord

Tempo di lettura: 3 minuti. Anche i "social minori" sono attenzionati dai criminali informatici

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