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INCHIESTA ANONIMATO ONLINE: Stefano Zanero smonta la proposta “inefficace” di Marattin

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Iniziamo la nostra inchiesta sull’anonimato intervistando uno dei maggiori detrattori della proposta di Marattin per quanto concerne l’associazione di un documento di identità ad un profilo social. Stefano Zanero è un giovane Professore associato a tempo pieno di Informatica del Politecnico di Milano con un curriculum di “appena” 19 pagine. C’è chi lo ha bollato come “non addentro alle questioni sollevate da Marattin”, ma è chiaro che, indipendentemente da quanto egli sostiene, rappresenta un valido contributo al tavolo di concertazione aperto da noi di matricedigitale, che ha lo scopo di individuare una strada percorribile che tuteli non solo l’anonimato, ma anche chi è vittima di coloro che approfittano di un uso improprio della possibilità di navigare sotto traccia nella rete internet.

E quindi l’eccesso della libertà fa male?

Siamo davvero convinti che l’anonimato in un contesto europeo, quindi democratico, sia dovuto?

E’ un deterrente contro il crimine informatico?

E’ utile contro i profili falsi ed i BOT?

Questi sono quesiti che dovranno trovare risposta nell’intervista che segue.

Professore, la proposta di Marattin, per me che sono un giornalista che ha vissuto sulla sua pelle minacce, offese e diffamazioni sia da profili falsi che reali, non è inopportuna, ma risulta rischiosa certamente perché potrebbe comportare un abuso da parte dei poteri forti e politici del paese. Cosa la separa dal punto di vista del deputato di Italia Viva?

Non è possibile tecnicamente mettere in atto quanto auspicato da Marattin perché sarebbe una misura ristretta al territorio italiano. Infatti, basterebbe registrarsi ai social con indirizzo IP straniero ed una connessione VPN. Non risulterebbe praticabile, inoltre, perché costruirebbe un DB di documenti di identità presso infiniti terzi non essendo solo un problema circoscritto ai social network, ma anche ai blog e ad ogni piattaforma aperta ai commenti degli utenti.

Quando ho definito rischiosa la proposta è perché giorni fa ho studiato il caso di un troll su Twitter che offendeva la deputata Cirinnà, e altre di Italia Viva come la Boschi, ma che in realtà condivideva molti post contro Salvini prima di diventare un troll seriale. La Cirinnà ha appoggiato energicamente la proposta di Marattin, questo può far nascere il sospetto sulla possibilità di una strategia di reazione indotta?

Sono sempre dell’opinione di spiegare le cose in modo semplice senza dietrologie. I troll vanno a vento, quello del denaro precisamente. Ci sono casi di troll che un giorno andavano a favore di una idea o un partito ed il giorno successivo appoggiavano l’idea opposta. Quello delle offese è un problema che coinvolge molti, se non tutti, i personaggi famosi e porto gli esempi della Cirinnà, Boldrini fino ad arrivare allo stesso Muccino, che ha avallato la proposta di Marattin. Si evince quindi che c’è un ceto sociale composto da personaggi famosi che giustamente soffre un disagio derivante dalle offese gratuite e perpetrate nel tempo da parte di sconosciuti e comprendo anche che, non essendo preparati tecnicamente, pensano di risolvere questioni così complesse con soluzioni molto elementari. Mi preme precisare che la proposta di Marattin viene a margine di altre richieste effettuate da Pagano di Forza Italia, Leu, più Europa, Movimento Cinque Stelle e quindi non consiste in nessuna novità, ma in una linea d’azione ricorrente dei partiti sul tema.

Sia tecnicamente che ideologicamente ha bocciato la proposta, le chiedo allora quali sono le sue proposte concrete per affrontare il problema dell’odio social diversamente da come l’ha affrontato Marattin.

La soluzione di Marattin è troppo semplice. Gli account cosiddetti anonimi sono già poco nascosti perché ci sono riferimenti indicativi dell’utente come l’indirizzo IP e l’ora di collegamento. Gli strumenti ci sono già, ma il problema è l’attuazione delle leggi in vigore. Per esempio, si fa la denuncia all’Autorità Giudiziaria che la gira al PM, quest’ultimo spesso è costretto ad adire ad una rogatoria internazionale per ottenere i dati dell’utente. La complessità di questa procedura risiede nel fatto che gli interlocutori sono società estere e rappresenta già un freno per i giudici, costretti a contenere i costi richiesti dall’azione giudiziaria, che li espone comunque ad una valutazione preventiva da parte di un altro giudice. Se la rogatoria viene effettuata dall’Italia, per esempio, verso gli USA, chi dà poi parere favorevole al rilascio delle informazioni da parte della società è un giudice americano, che valuta secondo la normativa ricorrente del paese. Si può immaginare che spesso la rogatoria venga considerata inammissibile per via di un diverso trattamento del reato a seconda dello stato dove giunge la richiesta. Quindi consiglio a Marattin di focalizzarsi sull’attuazione degli strumenti già presenti nel nostro ordinamento, potenziando la rogatoria, magari rendendo prima di tutto le procedure delle denunce più snelle sia per chi le fa sia per l’Autorità Giudiziaria che deve elaborale. E’ un problema di Giustizia, dei fondi da investire nel campo, piuttosto che aggiungere una inutile misura che riguarda i documenti di identità.

I profili falsi sono un business per le multinazionali e per i social network, più sono gli utenti farlocchi più pesa il valore di una azienda del campo. E spesso dietro i profili falsi si nascondono criminali come truffatori e pedofili. Anche qui non c’è condivisione con Marattin?

Qui scopre il nervo più sensibile di questa situazione: i profili falsi. Quello che sostiene è corretto, anche se i profili “anonimi” in pochi casi cono collegati a malintenzionati. Qui si apre ad un conflitto di interessi notevole che non avviene esclusivamente nella vita virtuale. Prendiamo ad esempio l’inquinamento. Le aziende preferiscono utilizzare procedure inquinanti rispetto a quelle più “verdi” perché costano di meno. Come si fa allora? La politica ha già affrontato questo argomento e si è trovata come soluzione quella che viene definita l’externality recharge: sanzionare i danni derivanti da reati generati all’interno dei social network. Questo però può essere possibile con leggi di livello europeo o addirittura globale, ma sarebbe un deterrente efficace perché responsabilizzerebbe gli attori principali del mercato.

Subentra nella discussione anche il business dei BOT. Abbiamo visto come il fenomeno dilaga sui social per manipolare le masse. Senza BOT forse ci sarebbe più condivisione e partecipazione umana nei pensieri politici degli elettori del Paese, non trova?

Posto che secondo me è un grande problema che non si può risolvere tecnicamente e questo evidentemente Marattin non lo sa, visto che anche per i bot vale la regola che è possibile registrarli con IP stranieri. La soluzione è quella di rendere la permanenza dei BOT nell’ecosistema social onerosa fino a renderla economicamente insostenibile. Inoltre, voglio precisare che la proposta del deputato di Italia Viva non andrebbe assolutamente a colpire il sistema dei bot che dovrebbe essere normata a livello mondiale e quindi è impraticabile da un punto di vista tecnico. Se proprio dovessi trovarti dei punti positivi che consentirebbero di andare incontro alle intenzioni di Marattin, direi che in ogni punto della sua proposta si potrebbe lievemente avere dei risultati, ma mai sulla questione dei BOT.

Che male c’è nel dare i documenti se poi i social ci consentirebbero comunque di scegliere il nostro nome, il nostro gender nel rispetto delle regole sulla privacy? Anche perché i social, e non solo, già hanno profilato mezza popolazione mondiale senza documenti di identità.

Domanda pertinente, che sollecita un intervento normativo sull’utilizzo dei dati in possesso delle multinazionali del web, ma che fa emergere un controsenso: non puoi consegnare i documenti di identità alle multinazionali se per anni ti sei opposto alla profilazione dei dati da parte loro. Mi sembra una idea pessima, oltre che controproducente.

Un noto avvocato napoletano, pochi giorni prima della petizione di Marattin, ha fatto una proposta condita con un pizzico di provocazione e precisamente ha invocato per i social una identità digitale correlata a misure punitive come il Daspo ed addirittura l’ergastolo digitale. Cosa pensa in merito?

Visto che gli avvocati fanno proposte tecniche, mi azzardo a fare una proposta giuridica e cioè che ad ogni proposta normativa sul tema sia allegato un piano di fattibilità tecnico firmato da un ingegnere informatico o delle telecomunicazioni. Scherzi a parte, è tecnicamente impossibile e meno male che non lo è perché la considero una evenienza riprovevole. Se riflettiamo meglio, già esiste sotto forma di restrizione della libertà altrui come misura coercitiva comprensiva di divieto della navigazione online. Per alcuni casi dove è necessario monitorare gli spostamenti di un cittadino colpito da misura punitiva si usa un braccialetto elettronico, ma qui non mi viene in mente nessuna soluzione.

Inchieste

QPress: la stampa mainstream è diventata QAnon?

Tempo di lettura: 5 minuti. Trump è accusato di fare sponda ai QAnon, ma la stampa mainstream, armata di autorevolezza e fact-checkers, sembra aver preso il suo posto

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Capita che quest’inchiesta era programmata per la settimana prossima, ma con una pistola fumante come l’attentato a Trump, definito “incidente” o “caduta” dalla stampa pluripremiata, pluricertificata e pluriautorevole, ridotta oramai alla versione Dem di QAnon, non si può non pubblicare oggi.

Le ultime elezioni degli Stati Uniti d’America hanno sancito la vittoria di Joe Biden contro Donald Trump. Una vittoria che ha scatenato tantissime polemiche, come quella sul voto pilotato attraverso il sistema elettronico, materializzando la rabbia dei sostenitori di Trump sconfitti nell’azione controversa occorsa a Capitol Hill.

La forza politica di Trump nasce da teorie complottiste?

L’elettorato di Donald Trump, composto per lo più da quell’America definita profonda fatta di contadini, piccole e medie imprese o provetti cowboy collegati appunto a tradizioni simili a quelle espresse nel film western, compresa la passione per le armi, è da sempre accusato di essere ignorante, stupido e boccalone ed in parte è vero perché rappresenta una componente che, rispetto a quella di Biden, era molto più povera, più popolare e quindi più attratta dal populismo di Trump ed alle leggende metropolitane rispetto all’elettorato di Biden composto dai grandi potentati: compreso quello dei media.

Trump è sempre stato accusato di aver attinto i voti dalla parte più malsana del web come quella di QAnon che ha espresso delle teorie bollate come controverse anche perché alcune si sono dimostrate fasulle, ma alcune sono state smentite troppo presto dalla stampa. Si ricorda ad esempio l’adrenocromo oppure diversi i intrecci tra politica, massoneria (spesso ebraica) e Deep State che non sono stati smentiti, ma nemmeno confermati interamente nella loro narrazione spesso fuori le righe della ragionevolezza.

La notizia che ha fatto più scalpore negli Stati Uniti d’America a suo tempo è stata proprio quella del Pizzagate dove si mormorava che ci fosse un’elite, con tanto di scambio email tra Clinton e Podesta portata a dimostrazione della veridicità dell’evento, e di un giro pedofili che abusava di bambini alimentandone un traffico utile a ricavare adenocromo e abusi sessuali per cerchie simili a quelle presenti nella storia di Epstein.

A distanza di anni, il giornalista che ha sbugiardato questa notizia debunkandola totalmente è stato arrestato per pedofilia. Questo non conferma la teoria del PizzaGate, smentita da un assalto in una pizzeria da parte di un sostenitore della tesi che nulla ha trovato di rilevante, ma è uno spunto che apre ad una riflessione molto più profonda e riguarda l’aspetto di un’elite capace di influenzare i social network tanto da fargli avvalorare i diktat del Governo attraverso pratiche di censura e narrazioni elaborate nelle redazioni che dovrebbero fornire le notizie al pubblico.

Trump contro i Dem: guerra social e media

La guerra tra Trump e Biden nasce quando Trump è stato bannato da Twitter, oggi X passato da Dorsey nelle mani di Musk, che coincide con il periodo di censura da parte dei dipendenti afrodiscendenti e LGBTQ+ su Facebook contro il volere di Mark Zuckerberg. Il CEO di Meta che ha più volte ammesso successivamente di avere avuto pressioni dalle agenzie federali.

Al netto delle logiche da campo di battaglia, i social media ed il loro controllo, bisogna analizzare il gioco della stampa internazionale che oramai da quasi dieci anni ha dibattuto sempre contro Donald Trump in un modo che ha reso l’ex presidente degli Stati Uniti d’America come un incapace, ma soprattutto come un criminale.

Da quanto Trump è salito al potere, il mondo ha visto un’America composta da cause giudiziarie contro i presidenti o i loro staff dove qualche condanna verso Trump è fioccata, rendendolo il primo candidato alla Casa Bianca pregiudicato, ma è risultata poco credibile agli occhi degli elettori che nei sondaggi sembrano volere il caschetto biondo all’attuale presidente Biden e non per colpa del suo status di condannato, ma per qualche storia rilevante che ha mostrato alcuni lati oscuri dopo che è stata minimizzata.

I media votano i Dem?

Ci sono casi controversi nella vicenda di Capitol Hill, così come sono tante le questioni da chiarire sulla pandemia Covid e sul ruolo degli Stati Uniti d’America o di alcune sue lobby dal punto di vista di interessi con la Cina. C’è poi la notizia di Hunter Biden, figlio di Joe, che è stata presentata al pubblico prima come una notizia falsa confezionata da Mosca per poi arrivare nell’ultimo periodo, quando il filo narrativo non era più possibile tracciarlo, come una notizia vera che ha portato qualche problema giudiziario importante per il figlio di Biden. La notizia del figlio di Biden ed il fatto che sia stata oscurata e rigirata come un’azione di un paese ostile, è in realtà rilevante perché il rampollo della famiglia del presidente USA  condivide tantissimi affari con il padre e quindi non è solo il figlio del presidente degli Stati Uniti d’America che, potrebbe essere una persona meno affidabile del padre, ma nei fatti è una persona che cura gli affari stessi del padre in situazioni palesemente in conflitto di interessi come la vendita di armi ed attività lobbistiche nell’Ucraina dove Joe Biden stesso ha contribuito ad esacerbare gli animi con Putin mettendoci del suo nello scoppio della guerra che dura ancora oggi. Quella notizia bollata come propaganda russa, in realtà ha portato anche qualche denuncia ai media che avevano accusato il negoziante entrato in legittimo possesso del laptop pregno di prove di essere un collaborazionista di Mosca.

Prima sta bene e poi sta male: la

La storia di Biden, trattato dai media con molta cautela e permissivismo, culmina con l’intervento della Stampa che conta, e che lo vota nell’80% dei casi, circa le sue condizioni di salute. Un benessere fisico inesistente proposto per un grande periodo di tempo, oltre la ragionevole durata di una balla colossale, ma tutte le bugie hanno le gambe corte ed i media hanno ammesso che l’attuale presidente USA non versa in condizioni di salute utili a potersi candidare ancora una volta alla presidenza. A differenza di quanto raccontato, quelli che rispondono a determinate logiche gradite all’Unione Europea perché ne applicano tutti i diktat, anche censori ed autocensori creandone difatti un cartello a discapito della stampa libera, indipendente e composta da editori puri, in tanti tra opinionisti e giornalisti, hanno dovuto fare dei passi indietro dinanzi all’evidenza della rete che ha proposto prove inconfutabili su molti argomenti compreso quello dello stato di salute di Biden.

Questo è stato possibile anche grazie ai social, a differenza di X una volta passato sotto la proprietà di Musk che non ha censurato notizie vere che riguardavano anche componenti politici di spessore negli Stati Uniti d’America e nel resto del mondo. Seguito anche dal cinese TikTok che è diventato un problema negli USA proprio perchè mostra la società con gli occhi dell’Oriente. Dinanzi alle evidenze, argomentate dai video diffusi in rete, dove era palese che l’attuale POTUS fosse una persona anziana ed incapace di sostenere la corsa alla Casa Bianca.

Stampa 2.0: confermare quanto denigrato in precedenza

Ad oggi, anche i giornali ne stanno chiedendo la rimozione in seguito ai sussulti interni al Partito Democratico. Eppure qualche mese prima gli stessi media, noti oramai per aver avuto posizioni controverse ed instabili sull’andamento della pandemia, delle ricerche scientifiche sul Covid ed allo stesso tempo hanno avuto un approccio più narrativo che cronistico sull’andamento del conflitto in Ucraina, si sono trovati spiazzati a dover riconoscere che quanto negato negli ultimi mesi, con annessa un’attività di delegittimazione della controparte, circa le condizioni di salute di Biden, in realtà fosse vero al pari dei guai giudiziari del figlio presunto e potenziale criminale e non vittima della propaganda russa.

QPress l’arma di Biden alla corsa della Casa Bianca

Chiudere l’inchiesta con una provocazione sarebbe utile. Se Trump ha preso spunto e voti dai Qanon negli anni precedenti, oggi non ha più bisogno del controverso collettivo sia per l’incapacità di Biden sia proprio per il fatto che i democratici stanno implodendo al loro interno e non riescono a trovare un degno successore nonostante le narrazione della stampa. Nonostante si facciano i nomi di Kamala Harris o addirittura Michelle Obama colpita da una storia non confermata che la indica come transessuale, Trump parla il meno possibile perché è sicuro di poter vincere le prossime elezioni.

Alla luce delle riflessioni e delle notizie analizzate, è possibile affermare che il ruolo di Qanon sia passato nelle mani della maggior parte del mondo della stampa che invece ha parlato in modo poco cronistico e molto partigiano di Donald Trump? E l’incidente in PennSylvania lo dimostra dopo aver letto i titoli di CNN e NyTimes: il faro del giornalismo occidentale.

La stessa stampa che aveva previsto e che aveva diffuso veline a livello internazionale circa la vittoria di Hillary Clinton dando già Trump per spacciato nelle elezioni presidenziali prima del confronto del 2020 con Joe Biden.

Ad oggi, è legittimo pensare che il ruolo rivestito dai QAnon in realtà è da diversi anni ricoperto dalla Stampa che si autocertifica grazie a strutture sovranazionali e predilige il Partito Democratico USA?

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Inchieste

Intelligenza artificiale italiana: bolla a stelle e strisce sospesa tra Bruxelles e Vaticano

Tempo di lettura: 5 minuti. L’intelligenza artificiale italiana è una realtà come sostiene Meloni o è un desiderio composto da buone intenzioni di un settore già finito?

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Il mondo dell’intelligenza artificiale si trova in una condizione abbastanza complessa dopo i primi entusiasmi e le dichiarazioni dei leader politici sul tema e quella italiana è esposta più di tutti a margine della presidenza G7 culminata con l’evento di Savelletri dove la Meloni ha provato a dire la sua sul tema a nome dell’Italia.

La politica di Meloni sull’AI

Giorgia Meloni ha istituito due Commissioni di Governo per stabilire il ruolo dell’intelligenza artificiale all’interno della vita sociale e politica italiana, ma da subito ha scontentato in molti per la nomina di padre Paolo Benanti in quota Vaticano, nonostante sia stato presentato in pompa magna dal mainstream come italiano a causa delle sue origini senza tener conto, però, che il francescano è un portatore di interessi del papato che da tempo si propone all’avanguardia sul tema attraverso il concetto di algoretica.

Papa Francesco che parla con un Robot – raffigurazione creata con l’AI

A conferma di quanto scritto c’è l’ospitata di Papa Francesco al G7, che ha sancito l’indirizzo politico del Governo, già noto agli addetti ai lavori e ad un pubblico più attento, che utilizza il Vaticano come strumento per riuscire ad affermarsi a livello internazionale nei tavoli che contano, soprattutto quelli dove si parla di etica. A conferma di questa tesi c’è è la nomina di Paolo Benanti nella commissione AI delle Nazioni Unite.

Tanta digitalizzazione e poca intelligenza artificiale

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Il sottosegretario Alessio Butti

A parte la ricostruzione politica, il Governo parla tanto di intelligenza artificiale, ma nei fatti ha prodotto nulla di concreto se non la digitalizzazione spinta che mancava al paese grazie ai soldi del PNNR spesi abilmente dal sottosegretario Butti. Su questo argomento si spera che l’enormità dei dati generati dagli italiani sia cautelativamente data in pasto all’AI, ma già emergono dubbi sul Fascicolo Sanitario Elettronico e sull’utilizzo delle informazioni raccolte. Un altro rischio è che l’intero pacchetto digitale oggi ospitato su server gestiti dallo Stato, tramite i suoi dipendenti pubblici, potrebbe un domani passare nelle mani dei privati come volevano fare al tempo del Covid con Immuni la classe dirigente politica. Questo timore aumenta dopo che Telecom è stata ceduta a un fondo americano, KKR, gestito da un ex capo della CIA, il generale Petraeus.

Perchè l’Italia è indietro sull’intelligenza artificiale?

Al netto di analisi avveniristiche, proclami presi come oro colato da coloro che non masticano la materia, il momento in cui l’Italia sta spingendo sull’acceleratore dell’intelligenza artificiale in realtà è un contesto in cui si stanno già tracciando le somme.

Giusto investire nell’intelligenza artificiale in questo momento?

È una domanda che tutti si pongono al di là delle belle parole su come l’intelligenza artificiale italiana possa trasformare il mondo che in questo momento volge nella direzione opposta dell’algoretica tanto decantata dalle stanze Vaticane con sede a Palazzo Chigi. L’operazione di puntare tutto sull’intelligenza artificiale rischia di diventare un favore personale del Governo alla Chiesa, stato straniero, e mostra come l’Italia sia in grande difficoltà nel generare una sua offerta concreta. Il ruolo di Padre Benanti serve anche ad attrarre investimenti ed è qui che nasce la necessità di scrivere una narrazione, visibile all’estero, che corrisponde più ai desideri dei politici che allo stato attuale delle cose.

Non è un caso che, negli ultimi giorni, sia emersa una classifica dove lo Stato Europeo che ha attratto più investimenti è la Francia. Un dato che dovrebbe far riflettere sul ruolo dell’Italia in un settore dove non figura nemmeno nelle mappe sul tema. La Francia è un Paese avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale ed ha una società “statale” che ha iniziato a implementare un modello LLM “sovrano” attraverso una società pubblica ed una finanziata da uno dei fondatori di Google.

Meloni è in grande difficoltà se si paragona l’attività del Governo italiano a quella di altri Paesi, già muniti di infrastrutture digitali pubbliche. L’impressione è che si stia cercando di trovare un equilibrio interno difficile perché si riconosce l’alta probabilità di non ottenere una tecnologia propria e per questo ci si affida ad una soluzione tecnologica complementare a quelle offerte dai nostri alleati. Meloni sa anche di detenere il potere del miliardo di investimenti sul tema contro cui è difficile trovare tecnici, privati soprattutto, che vadano controcorrente al Governo, rischiando di perdere fondi pubblici.

L’AI ha bisogno di 600 miliardi di fatturato

Le multinazionali statunitensi hanno bisogno di recuperare ogni anno 600 miliardi di dollari solo ed esclusivamente dall’intelligenza artificiale per rientrare dagli investimenti in hardware.

Questa necessità di monetizzare, rende l’intelligenza artificiale un grosso problema per le democrazie rimaste indietro come l’Italia, perché se prima internet ci veniva offerto in cambio di varie concessioni e favori alle multinazionali statunitensi quotate a Wall Street, oggi, con l’AI rischiamo di finanziare piattaforme già esistenti per non restare indietro ed allo stesso tempo di crea una dipendenza che porta ad una strada senza uscita. E’ vero, non siamo Russia, Cina e nemmeno Corea del Nord a cui OpenAI ha chiuso le porte, aprendo le finestre attraverso Microsoft, ma è possibile un rischio ricatto AI da parte dei detentori della tecnologia.

Se le big tech dovessero realmente aver bisogno di rientrare dagli investimenti hardware per 600 miliardi di dollari, aumenterebbero le probabilità che l’Italia, che ancora non ha i costosissimi computer per sviluppare un suo modello LLM, non potrà garantire la sostenibilità del settore interno spendendo il solo miliardo stanziato e c’è il rischio concreto di spendere la maggior parte del denaro in tecnologia estera e non innovazione e ricerca interna.

Finito il G7 con questo grande regalo al Papa, instradato dalla lungimiranza e preparazione di Benanti sul tema, sarebbe opportuno discutere in modo concreto sul ruolo dell’Italia nel campo dell’intelligenza artificiale nonostante i tempi sembrino già superati con la forte concorrenza non solo nel contesto globale, anche all’interno del territorio europeo.

L’intelligenza artificiale italiana sospesa tra Bruxelles e Vaticano

Questo è il motivo per cui l’Italia dovrà affidarsi alle piattaforme statunitensi anche per sviluppare i suoi progetti. Resta un dubbio più ampio su come l’Europa possa entrare in gioco con una forza unica e su come possa essere compatibile con la transizione green l’implementazione di un’infrastruttura hardware che richiede materiali preziosi, tanti soldi, e consumi stratosferici di acqua ed energia elettrica. Al momento il Vecchio continente è quello che ha scritto un codice etico sull’AI.

Inoltre, come potrà essere compatibile la nascita di un’intelligenza artificiale europea che racchiuda le sensibilità e i valori di tutti gli stati?

Possiamo immaginare che l’intelligenza artificiale possa essere utile a cancellare i muri delle varie tradizioni su cui si fonda il sovranismo nemico di Bruxelles e lo faccia riscrivendo la storia europea da zero per le generazioni future compresa quella italiana. Progetto ambizioso che potrebbe essere pura fantascienza o semplicemente la naturale evoluzione dell’umanità durante l’era che ci attende, fatta di AI e robotica dove l’Italia è silenziosamente più avanti con eccellenze riconosciute in tutto il mondo, ma non è ancora arrivato il momento di gonfiare un’altra bolla di fondi pubblici.

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Inchieste

Idealong.com chiuso, ma attenti a marketideal.xyz e bol-it.com

Tempo di lettura: 2 minuti. Dopo aver svelato la truffa Idealong, abbiamo scoperto altri link che ospitano offerte di lavoro fasulle

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Recentemente, a seguito della nostra inchiesta sulla truffa online legata a Idealong.com, abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da lettori che sono stati truffati o che hanno rischiato di cadere nella trappola, ma c’è anche chi ha segnalato altri domini fraudolenti come market-ideal.com, chiuso, e bol-it.com e marketideal.xyz

Ecco alcune delle loro testimonianze:

Una perdita significativa di denaro

Un lettore ci ha raccontato: “Sono stato truffato da Idealong.com. Ho speso 1100 euro per ricaricare come mi avevano detto e al 36esimo compito avrei dovuto versare altri 1500 euro. Spero che riuscirete a farli smettere di truffare le persone.”

Pericolo sventato in tempo

Un’altra lettrice ha condiviso la sua esperienza: “Sono entrata inconsapevolmente in questo giro il 3 luglio 2024, ma fortunatamente ho letto subito il vostro articolo e mi sono fermata immediatamente. Ora mi preoccupa che questi truffatori possano accedere ai miei conti correnti e clonare le mie carte. Ho il numero di telefono della persona che mi ha contattata.”

Contatti via WhatsApp

Un terzo lettore ha riportato: “Nei giorni scorsi sono stato vittima di una truffa da parte del portale Idealong.com tramite un loro consulente finanziario di nome Emma, che mi ha contattato su WhatsApp. Nel giro di due giorni è riuscita a sottrarmi 55 euro più 490 euro, facendomi comprare dollari poi trasformati in criptovalute.”

Sospetti e conferme

Un’altra vittima ha riferito: “Ieri mi hanno tenuto tutto il giorno per fare 38 ordini. Mi sembrava tutto molto strano, infatti stamattina ho letto questa notizia e la pagina non funziona più, così come il numero di WhatsApp. Mi sono insospettita.”

Promesse vuote e richieste di risarcimento

Infine, un lettore ha espresso il suo sconcerto: “Promettono lavoro online e invece estorcono tanti soldi. Chi è il proprietario di questi scam? A chi rivolgerci per essere risarciti? Come trovare l’artefice?”

La situazione attuale

Dopo la pubblicazione dei nostri articoli, i criminali hanno chiuso Mazarsiu ed il sito Idealong.com aprendone di nuovi, come bol-it.com e marketideal.xyz continuando così le loro attività fraudolente. Invitiamo tutti i lettori a rimanere vigili e a segnalare qualsiasi attività sospetta alle autorità competenti segnalandoci eventuali nuovi domini con a tema la truffa online.

Cosa fare se siete stati truffati?

Denunciate immediatamente l’accaduto alla Polizia Postale o alle autorità competenti raccogliendo tutte le prove disponibili (screenshot delle conversazioni, email, transazioni) che potrebbero essere utili per le indagini

Restiamo a disposizione per ulteriori segnalazioni e aggiornamenti sulla situazione. Continuate a seguirci per ulteriori sviluppi.

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