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Reaper,2019-2020, l’APT della Nord Corea esperto di RAT, Spear phishing e macro di Office dannose

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Dopo aver affrontato la storia di Reaper dagli inizi fino al 2018, giungiamo nel 2019 e precisamente tra Luglio e Ottobre 2019, quando l’Unit 42 ha osservato diverse famiglie di malware tipicamente associate al gruppo Konni utilizzate per colpire principalmente un’agenzia governativa degli Stati Uniti facendo leva sui problemi di relazioni geopolitiche in corso riguardanti la Corea del Nord. Lo scopo era quello di attirare gli obiettivi ad aprire allegati di e-mail dannose. Le famiglie di malware utilizzate in questa campagna consistevano principalmente in documenti dannosi con downloader CARROTBAT con payload SYSCON, ma includevano anche un nuovo downloader malware che Unit 42 ha soprannominato CARROTBALL.

CARROTBALL, inizialmente scoperto in un attacco nel mese di ottobre 2019, è una semplice utilità di downloader FTP che facilita l’installazione di SYSCON, un trojan (RAT) ad accesso remoto completo che sfrutta l’FTP per il comando e il controllo (C2). È stato trovato incorporato in un documento Word maligno inviato come esca di phishing a un’agenzia governativa statunitense e a due cittadini stranieri non statunitensi associati professionalmente alla Corea del Nord.

Nel corso della campagna, Unit 42 ha infine osservato un totale di sei esche di documenti dannosi inviati come allegati da quattro indirizzi e-mail russi a 10 obiettivi. L’oggetto delle esche presentava articoli scritti in russo relativi a questioni di relazioni geopolitiche in corso riguardanti la Corea del Nord. Di questi documenti dannosi, cinque contenevano downloader CARROTBAT e uno conteneva un downloader CARROTBALL. Tutti i payloads maligni del secondo stadio erano SYSCON.

Questa campagna ha dimostrato una certa evoluzione nelle tattiche, tecniche e procedure (TTP) dell’attore con l’uso di una nuova famiglia di downloader e un nuovo codice dannoso sotto forma di macro di documenti Word, la maggior parte dei suoi attributi ha una forte somiglianza con la campagna Fractured Block precedentemente riportata da Unit 42 nel novembre 2018. Come tale, Unit 42 ha soprannominato questa campagna Fractured Statue.

ESRC (ESTsecurity Security Response Center) ha scoperto l’attacco APT mobile furtivo, dove APT37 ha anche distribuito un’app dannosa (APK) attraverso il sito mascherato come un servizio di raccolta fondi per sostenere i disertori nordcoreani. Il sito web è stato sviluppato costruito su piattaforma WordPress ed il dominio è stato creato il 23 agosto 2019 per poi essere aggiornato il 22 ottobre quando al portale è stato associato un link di installazione dell’app Android (Google Play).

La trappola virtuale mascherata da sito di beneficenza ingannava i disertori nordcoreani e le organizzazioni legate alla Corea del Nord a installare le applicazioni utilizzando la promozione di strategie in molte forme diverse.

Gli smartphone “zombi“, sfruttati dall’operazione cibernetica, sono poi emersi come una minaccia importante che non doveva essere trascurata visti i diversi tentativi registrati di rubare SMS e rubriche telefoniche, il potenziale spionaggio delle conversazioni telefoniche compresi i messaggi della nota piattaforma sud coreana KakaoTalk che apparivano nelle finestre di notifica. Vale anche la pena notare che celebrità piuttosto popolari sono state esposte a all’attacco APT ‘Dragon Messenger’.

L’ESRC ha chiamato l’operazione “Dragon Messenger” sulla base dei diversi fattori interessanti trovati nella campagna, come l’applicazione maligna che raccoglie i dati attraverso il percorso “DragonTask” e l’attacco eseguito travestito da messaggero sicuro.

Il 7 dicembre 2020 è stato identificato un documento dannoso ed è stato caricato su Virus Total che si presentava come una richiesta di incontro probabilmente usata per colpire il governo della Corea del Sud. La data della riunione menzionata nel documento era il 23 gennaio 2020 e si allineava con il tempo di compilazione del documento del 27 gennaio 2020, indicando che questo attacco ha avuto luogo quasi un anno fa.

Il file conteneva una macro incorporata che utilizzava una tecnica di auto decodifica VBA per decodificarsi all’interno degli spazi di memoria di Microsoft Office senza scrivere sul disco ed incorporando una variante del RokRat in Notepad.

Sulla base del payload utilizzato è tornato subito in mente Reaper e la campagna con suffisso “Fractured” che in passato era nota per colpire grazie alla manipolazione di documenti Hangul Office (file hwp): un software comunemente usato in Corea del Sud.

Come abbiamo visto, l’attore ha utilizzato il concetto di auto-decodifica VBA nella sua macro per la prima volta nel 2016.

Una macro dannosa è codificata all’interno di un’altra che viene poi decodificata ed eseguita dinamicamente.

Il principale vettore di infezione iniziale utilizzato da APT37 è lo spear phishing, in cui l’attore invia un e-mail a un obiettivo contenente un documento dannoso. Il caso analizzato era uno dei pochi in cui non hanno usato file Hwp (Hangul Office) come documenti phish e invece hanno usato documenti Microsoft Office armati con una macro di auto decodifica. Questa tecnica si è rivelata una scelta intelligente che bypassava diversi meccanismi di rilevamento statico e nascondeva l’intento principale di un documento dannoso. Il payload finale utilizzato da questo attore di minacce era il già noto RAT personalizzato (RokRat) che il gruppo ha utilizzato in campagne precedenti. In passato, RokRat era stato iniettato in cmd.exe, mentre qui hanno scelto Notepad.exe.

I ricercatori dell’ESRC (ESTsecurity Security Response Center) hanno poi identificato una nuova campagna APT condotta dal gruppo sponsorizzato dallo stato chiamato ‘Geumseong121’, ma è sempre Reaper, all’inizio di marzo 2020. Un rapporto intitolato “The stealthy mobile APT attack carried out by Geumseong121 APT hacking group“, pubblicato nel novembre del 2019, rivelava che il gruppo ha tentato di eseguire attacchi informatici mirati a una vasta gamma di dispositivi tra cui computer e dispositivi mobili. In particolare, il gruppo si è infiltrato in un sito web non specificato e lo ha sfruttato come un server di controllo del comando (C2) nella campagna “Operation Dragon Messenger“. Inoltre, si è notata una certa evoluzione delle strategie di attacco nei server web, che sono stati costruiti dal gruppo utilizzando il suo design, per essere utilizzati nell’attacco appena scoperto. L’uso di tattiche di attacco basate sulla fiducia come Google Play Store o YouTube si distingue dalle strategie di attacco esistenti che sono state utilizzate dalla maggior parte degli attori delle minacce. La campagna APT ha utilizzato le tecniche avanzate di spear-phishing con il file esca contenente prove di disertori nordcoreani per ingannare i destinatari delle e-mail a credere di aver ricevuto una e-mail da una fonte affidabile. L’ESRC ha denominato la campagna APT d i Reaper “Operazione Spy Cloud” sulla base dell’uso di Google Drive e del servizio PickCloud.

Verso dicembre del 2019 l’APT37 è stato scoperto per aver manomesso un programma di messaggistica di investimenti in azioni private con il fine di condurre un attacco alla catena di approvvigionamento. Fino a poco tempo, l’organizzazione utilizzava principalmente attacchi di spear phishing.

Il 16 ottobre 2020 si è verificato un caso dove un programma di messaggistica è stato creato sotto forma di programma di installazione NSIS (Nullsoft Scriptable Install System).

NSIS è un sistema di installazione basato su script per Windows ed è uno strumento di creazione del programma di installazione fornito da Nullsoft, noto per la creazione di Winamp.

Sono stati due i tipi trovati questa volta e il comando ‘wmic.exe‘ si connetteva a un server FTP specifico e scarica file di comando aggiuntivi. I file aggiuntivi ricevuti vengono eseguiti in base al comando VBS e ‘OracleCache’, PackageUninstall‘ e ‘USODrive‘ venivano creati nella sottocartella %ProgramData%. Quindi, si connetteva al server ‘frog.smtper[.]co‘ ed eseguivano comandi aggiuntivi.

Il programma operativo qui utilizzato è ‘ usopub.vbs‘ creato nella cartella ‘OracleCache‘, che periodicamente tentava anche di connettersi all’indirizzo FTP tramite il comando wmic.

Quindi, l’attore della minaccia selezionava la persona infetta in base alle informazioni primarie raccolte e inviava uno strumento di controllo remoto (RAT) aggiuntivo. Inoltre, il server utilizzato dagli aggressori ha registrato il programma di invio email Leaf Smtper. ESRC ha anche trovato un file di documento dannoso utilizzando la stessa tecnica. Questo file manipolava lo schermo come se fosse un documento protetto e induceva gli utenti a fare clic sul pulsante [Usa contenuto] e se ciò avveniva la comunicazione veniva eseguita al server FTP (search.greenulz[.]com) designato dall’attore della minaccia tramite lo stesso comando wmic os get incluso all’interno.

L’ESRC ha rivelato a suo tempo che Reaper ha utilizzato la tecnica “XSL Script Processing” per attacchi di nicchia e non solo negli attacchi di spear phishing dannosi basati su documenti, ma anche negli attacchi alla catena di approvvigionamento che in questo caso erano rivolti agli investitori in azioni con il fine di ottenere rendimenti finanziari.

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Inchieste

Facebook censura i giornalisti che pubblicano le foto del figlio di Biden

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Tempo di lettura: 2 minuti. Continuano le pressioni dell’FBI sulla piattaforma di Zuckerberg. Censurati i post di chi ha pubblicato le foto dei rapporti del figlio del presidente USA con prostitute diffuse dalla stampa internazionale

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All’improvviso provo ad accedere a Facebook da cellulare e mi ritrovo con “errore nel recuperare i dati” e dopo aver riprovato più volte capisco che c’è qualcosa che non va. Entro da PC ed ecco comparire un messaggio:

Hai provato a condividere foto intime

Il primo pensiero va a qualche mio dispositivo hackerato o a qualche accesso non autorizzato al mio profilo che ha postato qualche foto proibita e invece scorrendo più in avanti scopro che la foto incriminata e quella di Hunter Biden mentre è in dolce compagnia, accompagnata da quella in cui posa insieme al padre Joe Biden. Il post faceva riferimento in modo ironico agli affari in Ucraina della famiglia Biden tra settore energetico e traffico di armi ed aveva preso spunto dalle inchieste internazionali che prima delle elezioni hanno pubblicato lo scandalo.

Poi è calato il silenzio sulla vicenda. Chi pubblicava questi contenuti veniva apostrofato come “complottista” o “eversivo” dalle piattaforme social oppure veniva ignorato ed il suo post nascosto in fondo alle bacheche di tutti i potenziali lettori. La strategia era chiara sin da subito, così come chi aveva consegnato il portatile alle autorità, dimenticato per mesi dal figlio del presidente USA in un negozio, ha subito una macchina del fango che adesso però ha deciso di denunciare per riacquisire la dignità sottrattagli per aver curato gli interessi della nazione fornendo alle autorità un portatile con documenti sensibili.

Le pressioni dell’FBI

Prima dell’election day americano, Facebook e Twitter ricevettero una visita dell’FBI che li invitò a ridurre la portata della notizia di una serie di scandali che riguardavano il figlio di Biden. Lo stesso proprietario di Facebook ha ammesso questa ingerenza e quindi la “fonte” della notizia è diretta. Questo tipo di attività, nonostante la denuncia del capo di una piattaforma Social, continua ad esserci e questo sta a significare che le pressioni della polizia federale sui social è una costante e non per quel che concerne la sicurezza nazionale, ma per tutelare il Presidente degli USA coinvolto da sempre in affari con l’Ucraina che ha un figlio venditore di armi ed il momento di una guerra non facilita di certo a far emergere le buone intenzioni della resistenza di Kiev.

Cosa non torna nell’attività di Facebook

E’ davvero singolare il fatto che, dinanzi ad una accusa così grave come quella di favorire il sexiting, la piattaforma social non abbia provveduto a bloccare, ma ha ammonito, come riferito dai diretti interessati, tutti coloro che hanno condiviso il post senza ovviamente metterli nella condizione di subire blocchi e questo perchè il contenuto non è intimo, ma preso dalla stampa internazionale e le foto di Hunter Biden con una prostituta minorenne sono censurate come la legge prevede. In poche parole possiamo affermare che anche questa volta Facebook ha censurato un giornalista della Repubblica Italiana, ha intrapreso un’azione politica e non oggettiva e quindi, come direbbe Meloni, ha assunto ad una posizione parziale più indicata ad un mezzo di informazione che ad una piattaforma social.

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Inchieste

Facebook ha spiato i messaggi privati degli americani che hanno messo in dubbio le elezioni del 2020

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Tempo di lettura: 4 minuti. Secondo fonti del Dipartimento di Giustizia, Facebook ha spiato i messaggi e i dati privati degli utenti americani e li ha segnalati all’FBI se esprimono sentimenti antigovernativi o antiautoritari o mettono in discussione le elezioni del 2020.

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Nell’ambito dell’operazione di collaborazione con l’FBI, qualcuno in Facebook ha contrassegnato questi messaggi privati presumibilmente sovversivi nel corso degli ultimi 19 mesi e li ha trasmessi in forma redatta all’unità operativa per il terrorismo interno del quartier generale dell’FBI a Washington, DC, senza un mandato di comparizione.

“È stato fatto al di fuori del processo legale e senza una causa probabile”, ha dichiarato una delle fonti, che ha parlato a condizione di anonimato.

“Facebook fornisce all’FBI conversazioni private, protette dal Primo Emendamento, senza alcun mandato di comparizione”.

Questi messaggi privati sono stati poi distribuiti come “indizi” agli uffici dell’FBI in tutto il Paese, che hanno poi richiesto un mandato di comparizione all’ufficio del procuratore degli Stati Uniti del loro distretto per ottenere ufficialmente le conversazioni private che Facebook aveva già mostrato loro.

Ma quando gli utenti di Facebook presi di mira sono stati indagati dagli agenti di un ufficio locale dell’FBI, a volte utilizzando tecniche di sorveglianza segrete, non è emerso nulla di criminale o violento. “È stata una perdita di tempo”, ha dichiarato una fonte che ha familiarità con le richieste di citazione presentate durante 19 mesi di frenesia da parte del quartier generale dell’FBI a Washington, per produrre un numero di casi che corrispondesse alla retorica dell’amministrazione Biden sul terrorismo interno dopo la rivolta del 6 gennaio 2021 in Campidoglio.

Biden ha preso di mira specificamente Facebook per la sua disinformazione.

Gli utenti di Facebook le cui comunicazioni private erano state segnalate all’FBI come terrorismo interno erano tutti “individui conservatori di destra”.

“Erano americani armati e di sangue rosso [che] erano arrabbiati dopo le elezioni e si sono sfogati parlando di organizzare proteste. Non c’era nulla di criminale, nulla che parlasse di violenza, massacri o assassinii.

“Non appena è stato richiesto un mandato di comparizione, nel giro di un’ora Facebook ha inviato gigabyte di dati e foto. Era tutto pronto. Stavano solo aspettando il processo legale per poterli inviare”.

Facebook ha negato ieri le accuse.

In due dichiarazioni contrastanti, inviate a distanza di un’ora l’una dall’altra, Erica Sackin, portavoce della società madre di Facebook, Meta, ha affermato che le interazioni di Facebook con l’FBI sono state concepite per “proteggere le persone dai danni”. Nella prima dichiarazione ha affermato che: “Queste affermazioni sono false perché riflettono un’incomprensione di come i nostri sistemi proteggono le persone dai danni e di come ci impegniamo con le forze dell’ordine. Esaminiamo attentamente tutte le richieste governative di informazioni sugli utenti per assicurarci che siano legalmente valide e strettamente mirate e spesso ci opponiamo. Rispondiamo alle richieste legali di informazioni in conformità con la legge applicabile e con i nostri termini e forniamo un avviso agli utenti ogni volta che è consentito”. In una seconda “dichiarazione aggiornata”, inviata 64 minuti dopo, la Sackin ha modificato il suo linguaggio per dire che le affermazioni sono “sbagliate”, non “false”.

“Queste affermazioni sono semplicemente sbagliate. L’idea che cerchiamo nei messaggi privati delle persone un linguaggio antigovernativo o domande sulla validità delle elezioni passate e poi li forniamo proattivamente all’FBI è palesemente inesatta e non ci sono prove a sostegno”, ha detto Sackin, un’esperta di risposta alle crisi con sede a Washington che in precedenza ha lavorato per Planned Parenthood e “Obama per l’America” e ora dirige le comunicazioni di Facebook su “antiterrorismo e organizzazioni e individui pericolosi”.

In una dichiarazione di mercoledì, l’FBI non ha confermato né smentito le accuse che le sono state rivolte in merito all’operazione congiunta con Facebook, definita “non classificata/sensibile alle forze dell’ordine”. Rispondendo alle domande sull’uso improprio dei dati dei soli utenti americani, la dichiarazione si è curiosamente concentrata su “attori stranieri di influenza maligna”, ma ha riconosciuto che la natura del rapporto dell’FBI con i fornitori di social media consente un “rapido scambio” di informazioni ed è un “dialogo continuo”.

La linea diretta di Fauci con Zuck dimostra che la censura COVID di Facebook era tutta una questione di potere, non di salute pubblica.

“L’FBI intrattiene rapporti con entità del settore privato statunitense, compresi i fornitori di social media. L’FBI ha fornito alle aziende indicatori di minacce straniere per aiutarle a proteggere le loro piattaforme e i loro clienti dall’abuso di attori stranieri che esercitano un’influenza maligna. Le aziende statunitensi hanno anche fornito all’FBI informazioni di valore investigativo relative all’influenza maligna straniera. L’FBI lavora a stretto contatto con i partner interagenzie, nonché con i partner statali e locali, per garantire la condivisione delle informazioni non appena disponibili. Queste possono includere informazioni sulle minacce, piste percorribili o indicatori. L’FBI ha anche stabilito relazioni con diverse aziende di social media e tecnologia e mantiene un dialogo continuo per consentire un rapido scambio di informazioni sulle minacce”.

La smentita di Facebook sul fatto che fornisca proattivamente all’FBI i dati privati degli utenti senza un mandato di comparizione o di perquisizione, se fosse vera, indicherebbe che il trasferimento iniziale è stato fatto da una persona (o più persone) dell’azienda designata come “fonte umana confidenziale” dall’FBI, una persona con l’autorità di accedere e cercare i messaggi privati degli utenti. In questo modo, Facebook avrebbe una “smentita plausibile” in caso di domande sull’uso improprio dei dati degli utenti e la riservatezza dei suoi dipendenti sarebbe protetta dall’FBI. Secondo una delle fonti del Dipartimento di Giustizia, “hanno avuto accesso alla ricerca e sono stati in grado di individuarla, di identificare queste conversazioni tra milioni di conversazioni”.

Nessuno era degli Antifa

Prima che venisse richiesto un mandato di comparizione, “queste informazioni erano già state fornite alla sede centrale dell’FBI. La traccia conteneva già informazioni specifiche sui messaggi privati degli utenti. Alcune di esse erano state redatte, ma la maggior parte non lo era. In pratica avevano una parte della conversazione e poi saltavano la parte successiva, in modo che le parti più gravi fossero evidenziate e tolte dal contesto. “Ma quando si è letta la conversazione completa nel contesto [dopo l’emissione del mandato di comparizione] non è sembrato così male… Non c’era alcun piano o orchestrazione per compiere alcun tipo di violenza”. Alcuni degli americani presi di mira avevano postato foto di loro stessi che “sparavano insieme e si lamentavano di ciò che era successo [dopo le elezioni del 2020]. Alcuni erano membri di una milizia, ma erano protetti dal Secondo Emendamento… “Loro [Facebook e l’FBI] cercavano individui conservatori di destra. Nessuno era di tipo Antifa”. Una conversazione privata oggetto di indagine “si è trasformata in più casi perché c’erano più individui in tutte queste diverse chat”.

Le fonti del Dipartimento di Giustizia hanno deciso di parlare con il Post, rischiando la propria carriera, perché temono che le forze dell’ordine federali siano state politicizzate e stiano abusando dei diritti costituzionali di americani innocenti. Dicono che altri informatori sono pronti a unirsi a loro. Il malcontento si è sviluppato per mesi tra i funzionari dell’FBI e in alcuni settori del Dipartimento di Giustizia. È arrivata al culmine dopo l’incursione del mese scorso nella casa di Mar-a-Lago dell’ex presidente Donald Trump in Florida. “La cosa più spaventosa è il potere combinato delle Big Tech in collusione con il braccio esecutivo dell’FBI”, dice un informatore. “Google, Facebook e Twitter, queste aziende sono globaliste. Non hanno a cuore il nostro interesse nazionale”.

Fonte della traduzione

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Inchieste

Orban ha bloccato il price cap sul gas: vile fake news diffusa dagli oppositori di Meloni

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Tempo di lettura: 3 minuti. Spieghiamo la politica propone scelte potenzialmente sbagliate approfittando dell’urgenza e come strumentalizza il problema per fini politici, grazie alle fake news non smentite dalla stampa

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Nel periodo del caro bollette c’è una frenesia da parte dei partiti nel trovare soluzioni urgenti e già c’è una differenza sostanziale tra Meloni, che prova a risolvere i problemi senza lo scostamento di bilancio, e chi invece propone di fare ulteriore debito per aiutare gli italiani le bollette sapendo di creare un problema al prossimo governo dove sarà opposizione, vedi PD e Calenda, e chi in maggioranza, Lega e Forza Italia, riuscendo a fare una forte opposizione. La discussione del giorno nel settore energetico è stata quella del price cap.

Cosa è il price cap sul prezzo del gas?

Un tetto al prezzo del gas si intende proprio l’individuazione di una soglia oltre la quale decidere di non procedere all’acquisto. Al momento, le cifre di cui si parla sono tra gli 80 e i 90 euro/Mwh. Riducendo i costi di acquisto della materia prima, anche i fornitori che la comprano all’ingrosso dovrebbero rivenderla a prezzi più bassi. Il risultato finale sarebbero bollette alleggerite per le famiglie e soprattutto per le imprese. La stortura di quanto sostenuto è che questa misura coinvolgerebbe solo la materia prima proveniente dalla Russia

Dinamiche Europee

Non è un caso che in seno all’Europa il price cap è stato invocato da molti, in primis da Draghi, ma tutti hanno paura di attuarlo perchè Putin ha già minacciato di tagliare definitivamente e improvvisamente le forniture. Chi invece ha una deroga alle sanzioni russe è Orban con l’Ungheria che attualmente elude le sanzioni autorizzato dall’Europa stessa.

Le fake news della sinistra

Consapevoli che Orban è un partner politico della Meloni, la notizia che è stata diffusa da esponenti politici del centro sinistra che hanno dato notizia che il leader ungherese è contrario al price cap ed il tweet di Calenda sul tema esprime al meglio questo pensiero

Carlo Calenda non è l’unico della lista ad aver dato risalto alla notizia di Orban, anche dai nemici in casa del Partito Democratico sono partite notizie in tal senso Marianna Madia e Laura Boldrini

Ma è davvero Orban il problema dell’accettazione del price cap a livello europeo?

Secondo Politico.eu, la posizione dei paesi europei non è quella raccontata del “tutti contro uno“, ma è più complessa perché si divide in paesi che sono d’accordo al price cap, paesi che non lo sono solo sul gas russo ed altri che invece vogliono che sia fatto esclusivamente sul gas di Putin.

Nell’Europa dei paesi uniti, gli unici ad essere d’accordo sono Italia, Belgio, Polonia e Grecia, gli altri che invece sono in disaccordo ad applicarlo solo a quello russo sono Belgio e Ungheria, mentre chi è contrario alla valutazione di un tetto al prezzo del gas è la Germania e l’Austria.

La strumentalizzazione politica messa in piedi dalla sinistra nell’individuare in Orban il male dell’unità europea nelle misure sul Gas è un’operazione che nasconde invece la frattura in seno all’Unione Europea dove invece tutto funziona a meraviglia nonostante il periodo di difficoltà così come invece profondono gli europeisti con grande ottimismo.

Perchè questa divisione sul tema del Price Cap?

La divisione delle posizioni è molto semplice: i paesi che importano di più vedono nel price cap la soluzione al problema del prezzo del GAS, i paesi che importano poco possono invece rinunciare al gas russo perché hanno una produzione energetica che li aiuta a compensare eventuali perdite. Chi non è d’accordo, come la Germania, è perché sta provvedendo ad effettuare studi ed analisi è perché il price cap, se il prezzo di mercato dovesse salire oltre la soglia, sarebbe lo Stato a compensare il surplus e questo dovrebbe essere ben specificato dai partiti.

Una vile strumentalizzazione

Proporre come soluzione il price cap a livello europeo è una scelta discutibile indipendentemente dal fatto che sia positiva o negativa. Chi la propone con superficialità o non sa come funziona o sa che se i prezzi vanno alti, sopra la soglia, ci troviamo invece ad affrontare lo scostamento di bilancio ed un ulteriore debito non previsto oltre ai 115 miliardi fatti da Draghi grazie al suo “metodo”.

Generare una confusione tale sul tema, spingendo le persone a credere che quella soluzione sia giusta “perchè non c’è tempo” è una strategia di terrorismo psicologico che può normalizzare una scelta sbagliata e comunque controproducente per molti paesi, vedi Germania e Italia, che sono ovviamente consapevoli che questa guerra sul gas è tecnicamente un’azione rischiosa per i propri settori produttivi e di conseguenza per la propria economia. Anche l’ostile Polonia, che vorrebbe vedere Putin morto, sa bene che il gas è una componente importante e vitale per un Paese individuato come territorio di delocalizzazione industriale da altri. Quindi, anche la Polonia, che fomenta la guerra e la difesa Ucraina dall’inizio dello scontro, non vede solo nel gas russo il problema, ma nel sistema.

Prendere un problema serio che mette a rischio la sussistenza delle famiglie europee, strumentalizzarlo per fini politici, è un atto di malafede e quindi vile.

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