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Inchieste

Software spia e Bug: Incompetenza o dossieraggio? Parola agli Hackers

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In questi giorni ho lanciato sul mio canale YouTube un quesito che è nato dopo l’inchiesta della Procura di Napoli sulla questione del software spia. Intercettazioni “fuorilegge” che hanno preoccupato gli inquirenti sono state bollate principalmente dal sottoscritto per incompetenza, ma nonostante questo, con la richiesta di chiarimenti da parte dei magistrati ai servizi segreti circa un utilizzo da parte loro di quel software spia, ho rivolto la domanda al web. Hackers e professionisti dell’IT sono stati interpellati ed hanno fornito delle tesi non troppo discordanti tra loro, dando anche un contributo informativo di altissimo spessore che prende spunto dal video pubblicato sul mio canale che ti invito ad osservare attentamente scorrendo la pagina.

Iniziamo da Salvatore Lombardo, IT Officer ICT Expert #CyberSecurity Author & Clusit Member, che “per quanto riguarda la possibilità di un complotto dietro i casi di vulnerabilità o bug hw/sw non ho elementi per poterne discutere. Ha purtroppo ragione quando si riferisce alla citazione di Kevin Mitnick “un computer sicuro è un computer spento” affermazione quanto mai vera oggi che siamo continuamente connessi. A proposito di cosa dobbiamo fare attenzione, le segnalo due miei articoli rispettivamente le minacce alla sicurezza informaticae il malvertising pubblicati su ictsecuritymagazine. Per concludere mi piace citare lo scrittore statunitense Robert Orben “errare è umano e dare la colpa al computer lo è anche di più “. Con questo intendo dire che per la sicurezza informatica in genere l’approccio dell’uomo riveste un ruolo fondamentale.

Passiamo invece ad un Hacker che mi piace definire uno “YouTuber di successo sporadico” Francesco “theVirus00” che ci racconta “per quanto abbia avuto modo di vedere con i miei occhi, alla base di ciò che oggi viene definito un “incidente informatico”, derivato o meno da un “bug” dei sistemi, sta per la maggior parte delle volte l’ignoranza e la negligenza di chi quei sistemi dovrebbe monitorarli, mantenerli e ripararli. Vi è anche il caso di “complotti”, come è stato giustamente detto nel video, esempio più calzante è la vulnerabilità che gli sviluppatori del tristemente noto ransomware “WannaCry” hanno sfruttato. Stando alle fonti ufficiali, essa era nota solo all’NSA, ma venne sottratta da un gruppo di hacker per venir poi venduta sui mercati neri del Dark Web. Quella vulnerabilità era stata scoperta da diverso tempo dall’organizzazione governativa. Perciò sì, penso che non sia sbagliato pensare che venisse sfruttata per il controllo di dispositivi vulnerabili senza possibilità di essere scoperti. Altro esempio è il famoso exploit per la libreria OpenSSL, denominato “Heartbleed” a causa del suo “colpo al cuore della tecnologia in questione”. OpenSSL è una libreria open source con primo rilascio nel 1998, con il supporto agli “heartbeat” introdotti in un aggiornamento del 2012. Per due anni vi è stata questa falla del “cuore” del sistema OpenSSL che non è stata resa nota pubblicamente prima del 2014. Lo sviluppatore responsabile di questa feature si è giustificato, poi, dando la colpa ad un “banale errore umano durante la programmazione” (fonte: ARS Technica), cosa che può succedere, parlo da programmatore, ma ciò non ha fatto ovviamente tacere le voci che parlavano di “errore intenzionale”, sfruttato per due anni da enti governativi. Tornando al discorso della “negligenza”, diverse volte ho assistito ad un rifiuto di aggiornare un sistema o un applicativo per motivi a mio dire “futili”, assolutamente risolvibili con un po’ di tempo in più, come ad esempio l’incompatibilità di una libreria. Ciò ha portato il sistemista di turno a dire “no, non aggiornerò i sistemi”, aprendo così una falla della sua infrastruttura e rendendo, appunto, vulnerabile qualcosa che prima non lo era. Per ciò non esiste una patch né un aggiornamento. Come ho citato sul mio sito, “le persone non sono perfette ma fanno i computer, allora perché i computer dovrebbero essere perfetti?”

Fa da eco l’oscuro e misterioso che considera “la riflessione su ciò di cui hai parlato nel video è lunga ed andrebbe trattata per punti. Purtroppo però non si può essere del tutto sintetici ed evitare di esser prolissi è alquanto difficile. I bug sono sempre esistiti e nella maggior parte dei casi non sono meramente “risultati di un complotto di Stato” ma bensì errori dovuti all’assenza di un controllo del codice che dovrebbe esser effettuato seguendo delle metodologie ben precise. Owasp nasce proprio da questo, dalla necessità di indicare dei principi minimi per fare una review del codice in modo da rendere un software il più sicuro possibile. Sia chiaro: non è esiste la sicurezza al 100%. Nella sicurezza delle informazioni il computer sicuro è quello spento, chiuso dentro ad una cassa che viene gettata in fondo al mare: ma anche lì c’è un exploit: “la barca del pescatore che butta le reti a strascico e trova la cassa con relativo contenuto”. Per anni ho sentito di porte nascoste o passepartout che sarebbero poste in varie soluzione, anche di sicurezza, dai vendor su richiesta dei rispettivi governi e non è certo una novità o un complotto. Credo sia normale per un governo, consapevole di avere una certa permeabilità in altre nazioni grazie a soluzioni sviluppate dalle proprie aziende, di poter avere una porta secondaria di entrata per avere un certo tipo di informazioni. Credo che sia quasi una ratio publicae necessitatis al fine di poter anche garantire il principio di sicurezza nazionale. Il problema è quando di tale ratio se ne fa abuso vedi il caso delle intercettazioni effettuate anni fa da Echelon o dall’Nsa. La conseguenza di tali politiche di sicurezza è anche lo stanziamento di fondi per l’acquisto e sviluppo di “0-day” che diventano strumenti di difesa-offesa. Ci sono alcune aziende, anche in suolo italiano di cui non posso fare il nome, che sviluppano, acquistano e vendono 0-day al miglior offerente. Una di queste realtà è molto conosciuta a livello internazionale e nei mesi scorsi offriva cifre che si aggiravano sui 2 milioni di dollari per un exploit su piattaforma Apple. Famoso è il caso di Stuxnet che ha visto Stati Uniti e Israele collaborare per sviluppare un malware che compromettesse le centrali di arricchimento dell’uranio in Iran. Dobbiamo esser consapevoli che il cyberwarfare è un campo che, in seguito anche alla pubblicazione del “Manuale di Tallin”, ha acquisito una sua rilevante importanza soprattutto per i paesi che fanno parte della Nato. Questo perché le guerre nel cyberspace sono molto più redditizie e fanno meno vittime delle guerre reali. E proprio per questo la Nato stessa, ad esempio, lavora da anni al fine di creare un clima di collaborazione tra ambienti accademici e realtà private per sviluppare soluzioni di difesa ed offesa. Ritienila una sorta di continuazione della guerra fredda che in realtà non è mai finita. Relativamente agli advertisement c’è una vero e proprio studio sul come piazzarli internamente ad una pagina e come vengono sviluppati (esistono software di analisi comportamentale fatti ad hoc per questo tipo di advertisement). E da circa 5 anni si parla di “malverstisement”, cioè banner sviluppati per iniettare codice malevolo e compromettere attraverso varie tecniche gli host degli utenti. In alcuni paesi sono molto usati per installare moduli o applicazioni malevole. Insomma per concludere: un software ha sempre un punto di debolezza (o “single point of failure” per gli anglofoni) che può esser volontario o meno e che può esser sfruttato in modo tale da trasformarlo in un’ “arma”. Ci sarà sempre un bug per via della natura fallibile dell’essere umano.”

Stesso discorso per un hacker che preferisce non essere citato le vulnerabilità che vengono utilizzate da diverse tipologie di attori a volte sono dei bug, a volte sono delle “porte” come dici tu nel video molto simpatico. A volte, per essere più precisi, sono dei bug che si trasformano IN delle “porte”, perché chi li trova se li tiene stretti o li vende alle varie Autorità. Il tuo video è davvero molto simpatico: permettimi di dirti che l’unica cosa errata è quando parli di zero day (le critiche quando sono costruttive sono sempre ben accette ndr). Si dice che un bug è a tempo zero, quando non è stato ancora trattato, ovvero non è stato preso in carico, analizzato, classificato ad esempio come una CVE (Common Vulnerability Exposure), in quel processo di revisione che alla fine – di solito – genera una patch. Bada bene che le aziende specialmente quelle cinesi – si loro – spesso se ne infischiano di “patchare” i loro prodotti, i quali restano vulnerabili a vita.

Quindi – ricapitolando – quando si parla di “0day” si parla di un bug che non conosce nessuno e che nessuno ha iniziato a “medicare”. Quindi questi 0day diventano delle vere e proprie armi nelle mani di chi li vuole usare per scopi offensivi e per questo tendono a rimanere segreti. Se invece vengono comunicati alle aziende produttrici esse non sempre sono celeri nel produrre le pach necessarie: le producono tardi o le producono controvoglia. Per capire questo fenomeno basta andare nelle “disclosure timeline” dei post sulle vulnerabilità che raccontano tutta la storia (con i tempi) delle segnalazioni: spesso prima che l’azienda capisca il problema passa tempo, tempo in cui la gente ignara usa un prodotto fallato esponendosi agli attacchi dei cattivi. Quando poi vengono prodotti gli aggiornamenti, capita che le aziende neanche informino chi li ha aiutati, per non pagare il bug bounty o per non spendere i soldi “di ringraziamento”. Insomma è una vera giungla. Tanto che molti che conosco non segnalano più i bug, magari non se li vendono, ma non li segnalano più, lasciando scoperta una notevole quantità di utenti che usano software fallati e potenzialmente a rischio hacking e non lo sanno.”

Concludiamo invece con due esperti del settore che “ci mettono la faccia” nell’attività dove i cappucci regnano perché sono il simbolo dell’anonimato. Secondo Pierluigi Paganini, autore del Libro digging in the deep web Ogni giorno un numero cospicuo di falle viene scoperto in sistemi software ed hardware ed oramai con cadenza mensile le principali aziende IT rilasciano aggiornamenti per risolverle. La quasi totalità di queste falle è risultato di errori di codifica e di pratiche di sviluppo non sicure. Attribuire la presenza di una falla ad una scelta deliberata da parte degli sviluppatori e dei progettisti è una impresa tutt’altro che semplice. Abbiamo spesso riscontrato la presenza di backdoor, account di amministratore non esplicitamente documentati, e di credenziali cablate nel codice (hard-coded come nel caso della procura), tuttavia non abbiamo mai attribuito la loro presenza ad una scelta progettuale. Concettualmente l’inserimento di un bug all’interno di un codice è possibile, tuttavia nasconderne la presenza è tutt’altro che semplice. Ritengo quindi che non possiamo considerare i numerosi bug scoperti nei più disparati prodotti come il frutto di un piano ordito dai progettisti.”

Si aggiunge il giro di opinioni Giuseppe Spadafora “security manager” autore del libro “antiterrorismo” che definisce “i bug naturalmente fallibili perché l’errore ci può essere, ma andrebbe sempre verificato. Altresì, esistono gruppi organizzati militarmente come quelli di NSA che volontariamente iniettano malware nei sistemi per effettuare azioni di spionaggio. Il complotto non esiste, in pratica si crea quando serve”.

Su questo gli fa da echo Giovanni S. che è convinto del fatto che “i governi si stanno dotando di gruppi sempre più sofisticati di hackers in grado di incidere su qualunque sistema. Equation Group è uno di questi. Neanche hanno bisogno della collaborazione delle multinazionali (che spesso si oppongono allo spying governativo, ma solo per il proprio tornaconto).”

In sintesi? Non esiste un complotto ai nostri danni, ma siamo sicuri che nessuno abbia interesse a metterci sotto controllo indipendentemente dal nostro ruolo nella società sempre più globale?

Lo approfondiremo in un’altra inchiesta…

Inchieste

Pharmapiuit.com : sito truffa online dal 2023

Tempo di lettura: 2 minuti. Pharmapiuit.com è l’ultimo sito truffa ancora online di una serie di portali che promettono forti sconti, ma in realtà rubano ai clienti

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Pharmapiuit.com
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Una segnalazione alla redazione di Matrice Digitale del sito pharmapiuit.com ha permesso di scovare un altro sito truffa. Il portale web è una farmacia online che vende prodotti di ogni genere, dai farmaci da banco ai prodotti omeopatici passando per le calzature ortopediche.

Il portale è sfuggito alla miriade di siti scovati dalla redazione nei mesi precedenti grazie anche alle segnalazioni dei lettori, che in passato sono stati messi in rete e spesso sfruttavano il nome di aziende esistenti ed infatti risulta online dal 2023 e questo fa intendere che appartiene alla schiera di siti truffa scovati e molti oscurati dagli stessi criminali.

Anche in questo caso, l’utente ha provato ad acquistare un prodotto segnalando il sito in questione “puó sembrare un sito italiano perché riporta un indirizzo italiano: Via Roncisvalle, 4 37135 Verona, ma in realtá, quando si fa un ordine, il pagamento finisce da VDDEALS e nessun prodotto ordinato arriva”. Non arriva regolare conferma d’ordine, ma delle mail in lingua straniera da servivesvip@guo-quan.com con dei link per tracciare un ipotetico pacco. Non ho cliccato i link per non cadere in altra truffa. Comunque a distanza di piú di 3 settimane è arrivato nulla“.

Dando uno sguardo al portale ed al modulo di acquisto, è possibile notare che, nonostante sia promossa la vendita attraverso più piattaforme di pagamento, il sito accetti dati di Visa e Mastercard. Questo perché sono ancora le uniche carte di credito facilmente spendibili nei mercati neri per effettuare acquisti fraudolenti.

E’ chiaro che il pagamento avvenga, così come sia possibile anche che i dati inseriti possano creare un profilo completo di acquisto ai criminali in modo tale da poter perpetrare la truffa in piena autonomia su altri canali di vendita.

Il sito originale

Il sito originale è Pharmapiu.it ( è bastato unire il dominio aggiungendo il punto com pharmapiuit.com ) ed è di una farmacia di Messina che nulla a che vedere con la truffa in questione ed è stata avvisata già dalla redazione.

Hai dubbi su in sito oppure hai subito una truffa? contatta la Redazione

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Temunao.Top: altro sito truffa che promette lavoro OnLine

Tempo di lettura: 2 minuti. Temunao.top è l’ennesimo sito web truffa che promette un premio finale a coloro che effettuano con i propri soldi degli ordini

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Temunao.Top
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L’inchiesta di Matrice Digitale sulla truffa Mazarsiu ha subito attirato l’attenzione dei lettori che hanno trovato una similitudine con il sito già analizzato e quello di Mark & Spencer scoperto qualche mese addietro: www.temunao.top.

Un lettore è stato contattato da una certa “Darlene” via WA da un numero +34 697 32 94 09 che lo ha fatto iscrivere alla piattaforma che si presenta con lo stesso modello di Mazarsiu. Questo portale è indirizzato a un pubblico spagnolo che cade in tranello leggendo “Temu” e si ritrova in una pagina in lingua ispanica.

In questa occasione, l’utente ha perso 750 euro, ma per fortuna non è caduto anche nella trappola di Mazarsiu e sembrerebbe che ci sia un collegamento tra le due organizzazioni per il modo di fare aggressivo-passivo degli interlocutori al telefono che mandano messaggi, ma non rispondono perché si dicono sempre impegnatissimi a trainare gli affari.

Il sito web è online dal 4 aprile di quest’anno e questo fa intendere che sia probabile che in molti siano caduti nella trappola perdendo soldi in seguito a quella che sembrerebbe una truffa messa in piedi dallo stesso gruppo criminale su scala internazionale.

Continuate a segnalare siti truffa o sospetti alla redazione via Whatsapp o attraverso il form delle SEGNALAZIONI

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Attenti a Mazarsiu.com : offerta lavoro truffa da piattaforma Adecco

Tempo di lettura: 2 minuti. Dalla piattaforma Adecco ad un sito che offre lavoro attraverso le Google Ads: è la storia di Mazarsiu e di una segnalazione in redazione

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Nel mese di gennaio abbiamo trattato la notizia di una offerta di lavoro fittizia che usava il blasone di Mark & Spencer. Una lettrice di Matrice Digitale ha prontamente contattato la redazione dopo che, in fase di navigazione su un sito di Adecco, società famosa per il suo servizio di lavoro interinale a lavoratori e aziende, ha cliccato su un banner pubblicitario che l’ha proiettata su questa pagina:

www.mazarsiu.com si presenta come sito web che consente di svolgere dei compiti e di guadagnare una volta finite le 38 “mansioni”. Ogni mansione ha un investimento incrementale che frutta diverse centinaia di migliaia di euro ai criminali.

L’ancoraggio alla potenziale vittima è stato fatto attraverso WhatsApp da parte di un numero italiano ( 3511580682 ) con un nome ispanico

L’utente Lara Cruz si presenta a nome di una società che reale con sede a Napoli, ma ha un volto asiatico in foto e un nominativo ispanico. E si propone di aiutare gli utenti nella loro fase di registrazione per poi indirizzarle da subito nel lavoro.

La segnalazione è stata inviata in redazione il 15 ed il sito è stato creato il 14 maggio, un giorno prima, ed il veicolo del sito truffa è stato possibile grazie all’utilizzo di una sponsorizzata su AdWords da una piattaforma legittima di Adecco e, per fortuna, la malcapitata ha letto l’inchiesta di Matrice Digitale che l’ha messa sull’attenti.

Se doveste trovarvi dinanzi a un sito che propone lavoro on line, come Mazarsiu o Mark & Spencer, e l’impiego consiste nell’anticipare dei soldi, contattate subito le Autorità o la redazione di Matrice Digitale nell’apposito form di segnalazione o via WhatsApp

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