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Garante Privacy “punta” Bonaccini e il social scoring in Emilia Romagna

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Tempo di lettura: 2 minuti. Sotto la lente del Garante per la Privacy diversi enti locali che stanno mostrando un interesse crescente per iniziative basate su soluzioni di tipo premiale che fanno ricorso a meccanismi di scoring associati a comportamenti “virtuosi” del cittadino in diversi settori (ambiente, fiscalità, cultura, mobilità, sport).

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Le istruttorie avviate dall’Autorità, sia d’ufficio sia su segnalazione, riguardano una serie di progetti promossi da soggetti pubblici e privati, che prevedono l’assegnazione di punteggi anche riguardo a raccolte di dati conferiti “volontariamente” dagli interessati.

Gli interventi dell’Autorità si sono resi necessari a causa dei rischi connessi a meccanismi di profilazione che comportino una sorta di “cittadinanza a punti” e dai quali possano derivare conseguenze giuridiche negative sui diritti e le libertà degli interessati, inclusi i soggetti più vulnerabili.

L’Autorità si riserva l’adozione di eventuali provvedimenti conseguenti ai risultati delle istruttorie in corso.

Un’istruttoria appena avviata riguarda il “Progetto Pollicino”, un’indagine statistica a carattere sperimentale – promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, dal Ministero della transizione ecologica e dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili – attraverso la quale il cittadino viene invitato a condividere i propri dati (apparentemente “in forma anonima”), per consentire un’analisi della mobilità. Al termine dell’indagine, è previsto che il cittadino riceva premi offerti dai partner privati del Progetto. L’indagine interesserà per primo il Comune di Bologna. L’Autorità ha quindi richiesto chiarimenti alla Fondazione, al Comune di Bologna e ai Ministeri interessati per conoscere, in particolare, il ruolo dei soggetti pubblici e privati coinvolti, la base giuridica del trattamento, le modalità di funzionamento del sistema dell’app e i trattamenti ad essa connessi.

Un’altra istruttoria recentemente avviata su temi analoghi ha riguardato l’iniziativa “smart citizen wallet” del Comune di Bologna, nell’ambito della quale è previsto che i cittadini possano aderire su base volontaria ad un sistema che consente di accumulare “crediti” all’interno del proprio “wallet” (portafoglio), da spendere accedendo ad una serie di premi/incentivi messi a disposizione dal Comune e da partner accreditati.

In precedenza il Garante si è occupato di un progetto avviato dal Comune di Fidenza, che aveva introdotto, con proprio Regolamento, la cosiddetta “carta dell’assegnatario” degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Anche in questo caso, è previsto un meccanismo di scoring associato al comportamento tenuto dagli assegnatari degli alloggi, attraverso un sistema di punteggio finalizzato al riconoscimento di benefici e sanzioni, inclusa la risoluzione e/o la decadenza del contratto di locazione, con possibili conseguenze pregiudizievoli in capo a categorie di soggetti vulnerabili.

Nel richiamare tutti gli enti locali a valutare con la massima attenzione eventuali future adozioni di progetti di “social scoring” o sue derivazioni, il Garante ribadisce la necessità che queste iniziative siano sempre e comunque anticipate da puntuali valutazioni di impatto e rispettino i principi fondamentali del Regolamento Ue.

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Android, attenzione ai pericolosi spyware mascherati da applicazioni VPN

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Tempo di lettura: 2 minuti. Le app VPN infette possono rubare i vostri dati e spiare le vostre conversazioni

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Il malware su Android è un problema ricorrente, quasi onnipresente, nonostante gli sforzi di Google per contrastarne la diffusione. Una nuova ricerca della società di sicurezza informatica ESET rivela che il famigerato gruppo di cyber-mercenari Bahamut APT ha trovato un nuovo vettore per il malware pericoloso che colpisce i telefoni Android: le app VPN. Come suggerisce l’etichetta di cyber-mercenario, Bahamut APT è un gruppo che i malintenzionati potrebbero ingaggiare per lanciare attacchi di spear phishing. Il gruppo è attivo da tempo e spesso prende di mira individui del Medio Oriente e dell’Asia meridionale. Secondo i ricercatori di ESET, almeno otto versioni dello spyware Bahamut sono state scoperte nelle versioni troianizzate delle popolari applicazioni Android SoftVPN e OpenVPN. Il gruppo avrebbe riutilizzato un vecchio codice spyware per infettare queste applicazioni dannose.

L’APT Bahamut è entrato e uscito dalle cronache dal 2017 per tentativi di attacchi di cyberspionaggio di varia portata. Questo che coinvolge le app VPN è un attacco spyware piuttosto semplice, progettato per violare il dispositivo della vittima e accedere a SMS, registri delle chiamate, posizione e registrazioni delle chiamate. Lo spyware può spiare le app di messaggistica come WhatsApp ed estrarre altri dati, come le informazioni bancarie, utilizzando la registrazione delle chiavi. Per la distribuzione di tutte le app infette è stata utilizzata una versione contraffatta del sito web di SecureVPN, che non è mai stato elencato per il download sul Play Store. Queste app VPN sembravano destinate a persone specifiche, che venivano indirizzate al sito web con una chiave di attivazione specifica. La versione autentica della VPN non richiede una chiave di attivazione o una visita al sito web – un altro segnale di allarme per le potenziali vittime. Questa chiave impedisce al payload dannoso di attivarsi su dispositivi che non appartengono alla vittima specificamente mirata. Questa rivelazione del team di ESET è solo un altro chiaro monito a non scaricare applicazioni da fonti inaffidabili su Internet. Secondo i ricercatori, la campagna è iniziata a gennaio di quest’anno ed è ancora attiva. Se state cercando di scaricare un’applicazione VPN consigliata, vi suggeriamo di attenervi al Play Store, soprattutto se qualcuno vi invia un link per scaricarne una da qualche altra parte.

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APT iraniano pubblica filmato dell’attacco a Gerusalemme. Compromessa agenzia di sicurezza

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Tempo di lettura: < 1 minuto. I funzionari confermano che il filmato è stato preso dalla telecamera di sorveglianza dell’agenzia, ma affermano che non si è verificata alcuna violazione della sicurezza; il gruppo Moses Staff ha affermato di aver violato decine di telecamere all’inizio di quest’anno

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Un gruppo di hacker iraniani ha pubblicato giovedì sul servizio di social media Telegram un filmato inedito che mostra un attentato a Gerusalemme avvenuto un giorno prima e che proviene da telecamere di sorveglianza utilizzate da un’importante organizzazione di sicurezza israeliana. Il gruppo, Moses Staff, ha affermato di aver violato le telecamere di sicurezza che inizialmente si pensava fossero gestite dalla polizia. All’inizio di quest’anno, il gruppo ha pubblicato i filmati di decine di telecamere in tutta Gerusalemme e alcune a Tel Aviv.
“Vi abbiamo sorvegliato [sic] per molti anni, in ogni momento e ad ogni passo. Questa è solo una parte della nostra sorveglianza sulle vostre attività attraverso l’accesso alle telecamere a circuito chiuso del Paese. Lo avevamo detto, vi colpiremo mentre non avreste mai immaginato”, ha scritto il gruppo sul suo canale Telegram a gennaio.

La polizia, tuttavia, ha negato che le sue telecamere fossero in funzione nell’area al momento dell’attacco e il Comune di Gerusalemme ha affermato che le riprese non sono state effettuate da una telecamera appartenente alla città. La polizia ha dichiarato di essere in possesso del filmato da alcune ore dopo il duplice attentato di mercoledì mattina che ha ucciso un adolescente e ferito più di 20 persone, smentendo alcune notizie che sostenevano che il gruppo di hacker avesse cancellato la copia del filmato della polizia. I funzionari della sicurezza hanno confermato che la telecamera in questione è stata utilizzata da un’importante organizzazione di sicurezza, anche se non hanno specificato quale.

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Interpol sequestra 130 milioni di dollari a criminali informatici in tutto il mondo

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Tempo di lettura: 2 minuti. Arresti in Grecia ed Italia di due cittadini coreani autori di una truffa

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L’Interpol ha annunciato il sequestro di 130.000.000 milioni di dollari di denaro e beni virtuali legati a vari crimini informatici e operazioni di riciclaggio di denaro. L’operazione di contrasto è denominata in codice “HAECHI III” ed è durata tra il 28 giugno e il 23 novembre 2022, consentendo all’INTERPOL di arrestare quasi mille sospetti. “In totale, l’operazione ha portato all’arresto di 975 persone e ha permesso agli investigatori di risolvere più di 1.600 casi”, si legge nell’annuncio dell’Interpol. “Inoltre, sono stati bloccati quasi 2.800 conti bancari e di beni virtuali legati ai proventi illeciti della criminalità finanziaria online”. Tra i tipi di crimini informatici che hanno generato la cifra citata figurano le truffe sentimentali, il phishing vocale, la sextortion, le frodi negli investimenti e il riciclaggio di denaro associato al gioco d’azzardo online illegale. Come risultato dell’azione, INTERPOL ha anche generato 95 avvisi e diffusioni e ha individuato sedici nuove tendenze criminali che aiuteranno le forze dell’ordine di tutto il mondo a intraprendere azioni più mirate contro i criminali informatici. Le nuove tendenze riguardano varianti di truffe amorose e frodi di investimento che i malintenzionati evolvono costantemente per mantenere un elemento di novità. Inoltre, INTERPOL ha osservato un aumento delle app di messaggistica crittografata utilizzate dai truffatori per scambiare informazioni con le vittime nei sistemi di investimento.

I punti salienti dell’operazione HAECHI III sono:

L’arresto di due coreani in Grecia e in Italia che avevano sottratto 29.100.000 dollari a 2.000 vittime in Corea.

L’arresto dei membri di un gruppo criminale con sede in India che si spacciava per ufficiale INTERPOL per chiamare le vittime e ingannarle per inviare loro 159.000 dollari in criptovaluta. L’annuncio di INTERPOL sottolinea anche l’efficacia del suo nuovo meccanismo di protocollo di risposta rapida antiriciclaggio (ARRP), testato per la prima volta nella precedente operazione dell’agenzia, denominata in codice “Operazione Jackal”.

Grazie all’ARRP, un’azienda irlandese vittima di truffe via e-mail (BEC) si è vista restituire 1.250.000 milioni di dollari. Si tratta dell’importo totale che l’azienda ha perso a causa dei truffatori BEC, che ARRP ha aiutato a rintracciare e sequestrare. Dal gennaio 2022, quando è iniziata la fase di test pilota dell’ARRP, lo strumento ha contribuito a recuperare 120.000.000 di dollari di proventi dei criminali informatici.

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