Cybercrime, l’estorsione ora fa leva su presunte compromissioni dei sistemi informatici

di Salvatore Lombardo
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L’ACN ha di recente diramato un bollettino riguardo ad un nuovo tentativo di estorsione che fa leva su una presunta compromissione dei sistemi informatici aziendali.

L’e-mail estorsiva

In particolare l’attore malevolo, attraverso un messaggio di posta elettronica, comunicherebbe alla vittima l’avvenuta compromissione del sito aziendale utilizzando una presunta vulnerabilità e la conseguente sottrazione di tutti i database. La richiesta di riscatto da pagare in bitcoin entro 3 giorni ammonterebbe a 3000$.

Talvolta a corredo del messaggio, secondo quando riportato dagli esperti dell’agenzia, sarebbe stato rilevato anche l’utilizzo di dati esfiltrati per confermare la veridicità della comunicazione.

Il contenuto del messaggio è articolato secondo il modello tipico delle note a tema sextortion e della doppia estorsione ransomware. Ecco i punti salienti:

  • Incipit semplice e diretto con riferimenti al target mirato;
  • Descrizione della compromissione. Sfruttata una presunta vulnerabilitĂ  del sito aziendale;
  • La minaccia. Danno di reputazione a piĂš livelli (dataleak/vendita db azienda, dati clienti e contenuti caselle di posta elettronica, deindicizzazione sui motori di ricerca);
  • Il rimedio. Pagare un riscatto in bitcoin;
  • Cosa succede se non si paga il riscatto. Si finirĂ  a sostenere sempre piĂš spese per trovare una vana soluzione alternativa;
  • Conclusione ad effetto. Non è uno scherzo, nessuna trattativa è ammessa. Nessun punto di contatto.

PerchĂŠ il bitcoin per il pagamento del riscatto

Le criptovalute hanno diverse caratteristiche che le rendono particolarmente affini all’attività criminale:

  • Per questo tipo di transazioni, pur essendo assolutamente trasparenti e tracciabili, risulta praticamente impossibile risalire al titolare di un certo portafoglio digitale, proprio per le peculiaritĂ  tipiche della criptovaluta: anonimato, trasparenza, velocitĂ  e non ripudiabilitĂ ;
  • non ci sono banche/autoritĂ  centrali che segnalino le transazioni sospette o che possano intervenire per bloccare le frodi;
  • i trasferimenti in criptovalute una volta avviati non possono essere annullati.

I consigli dell’ACN

L’Agenzia consiglia a utenti e organizzazioni di verificare scrupolosamente le e-mail ricevute e attivare alcune misure:

  • analizzare i log dei sistemi indicati come compromessi ricercando evidenze di possibili attivitĂ  malevole;
  • procedere all’analisi di tutte le componenti dell’infrastruttura (sistemi operativi e applicazioni) dichiarata come compromessa;
  • procedere all’aggiornamento all’ultima versione disponibile di tutte le precedenti componenti;
  • procedere alla ricerca di eventuali vulnerabilitĂ  applicative e alla risoluzione delle stesse;
  • implementare, qualora non presenti, sistemi di protezione come il Web Application Firewall.

Ovviamente si raccomanda di non pagare in ogni caso alcun riscatto. Il pagamento della somma richiesta oltre a non garantire alcuna soluzione, potrebbe dare adito agli attaccanti di proseguire l’illecito.


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