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Cybersecurity e Intelligenza Artificiale

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Nonostante ingenti investimenti nelle tecnologie per la cybersecurity le aziende continuano la lotta contro le violazioni della sicurezza, il nemico si rafforza e cambia tattica velocemente sfruttando le evoluzioni tecnologiche. L’arma vincente può essere l’intelligenza artificiale.

Il tema della cybersecurity è centrale ormai per ogni azienda, le prospettive in questo settore non sono rosee per gli “esseri umani”. Nel prossimo futuro infatti potrebbero essere sopraffatti dall’enorme volume di attacchi informatici e dalla loro sofisticatezza.

I tecnici IT oggi sono pesantemente impegnati nell’analisi dei dati che transitano nei sistemi aziendali, ma non è sempre possibile monitorare, in modo continuativo, i dispositivi di rete e i dati delle applicazioni utilizzate. Ecco quindi che ci sono due tendenze contrapposte, da un lato le aziende si espandono sempre di più, oltre i propri firewall, con i vari dispositivi installati e dall’altro la necessità di proteggere una superficie di attacco in costante crescita.

Sul lato crimine informatico le statistiche sono impietose, i suoi costi infatti continuano a salire. Si pensi che, secondo un’analisi Deloitte e AIG, il costo medio di una singola violazione di dati nel 2021 è stato di 4,24 milioni di dollari con un aumento del 10% rispetto al 2019. Si pensi poi che le sole richieste per ransomware sono cresciute del 150% dal 2018.

Proprio qualche settimana fa abbiamo approfondito qui su #matricedigitale cos’è un ransomware.

In questo scenario si fa avanti l’ipotesi di chiedere supporto all’intelligenza artificiale. L’AI può infatti moltiplicare le forze delle organizzazioni in termini di velocità di risposta ma anche anticipando alcune risposte tattiche.

Secondo Deloitte la tecnologia e gli strumenti di Cyber ​​AI cresceranno di 19 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025.

Il punto di forza dell’IA è la sua capacità di apprendere, rilevare ed adattarsi, accelerando in questo modo il rilevamento, il contenimento e la risposta agli attacchi.

Scenario attuale e Intelligenza Artificiale

Come anticipato le aree aziendali attaccabili aumentano sempre di più fuori dai confini dei firewall, l’adozione di reti 5G, l’aumento delle connessioni di rete, insieme a una forza lavoro più distribuita possono favorire l’insorgere di nuovi rischi.

I lavoratori a distanza sono e saranno sempre di più. Prima del COVID-19 infatti, solo il 6% dei dipendenti lavorava da casa. A maggio 2020 erano circa il 35%. Nelle settimane di lockdown del 2020, la percentuale di attacchi, nelle varie modalità, ai lavoratori da casa è quintuplicata, passando dal 12% al 60% come riportato da The Guardian.

Questi lavoratori si affidano alle reti domestiche e alle connessioni VPN e spesso utilizzano dispositivi non protetti per accedere ad App e dati basati su cloud. Proprio in queste “nuove abitudini” risiede il pericolo perché man mano che l’azienda si estende nelle case dei dipendenti, il comportamento degli utenti stessi può discostarsi della stretta osservazione dalle norme aziendali.

Abbiamo approfondito come la ripresa post pandemia sarà trainata proprio da tecnologie come 5G e WiFi6, quindi il problema è reale.

L’aumento di questi dispositivi può fornire ai criminali informatici ulteriori vettori per attacchi. Questi dispositivi connessi si stima possano essere 29,3 miliardi entro il 2023, come riportato da Cisco.

Molti di questi dispositivi sono distribuiti esternamente all’azienda e, in assenza di adeguate precauzioni di sicurezza, i dispositivi possono essere compromessi ma continuare a funzionare normalmente sulla rete, diventando, di fatto, delle falle di sicurezza. Si prevede che il 5G trasformerà completamente le reti aziendali con nuove connessioni, capacità e servizi. Ma il passaggio ad architetture aperte e infrastrutture virtualizzate creerà nuove vulnerabilità e quindi un ulteriore allargamento della superficie da controllare. Si pensi che le reti 5G possono supportare fino a un milione di dispositivi connessi per chilometro quadrato, rispetto ai soli 100.000 delle reti 4G come ricorda Forbes.

Entro il 2025, gli osservatori del mercato prevedono che ci saranno 1,8 miliardi di connessioni mobili 5G (escluso l’IoT), rispetto ai 500 milioni nel 2021 (Fonte GSMA) e circa 3,7 miliardi di connessioni IoT cellulari, rispetto agli 1,7 milioni nel 2020 (Fonte IMC).

Con l’espansione delle reti 5G pubbliche, anche le organizzazioni nel settore governativo, automobilistico, manifatturiero, minerario, energetico e di altro tipo hanno iniziato a investire in reti 5G private che soddisfano i requisiti aziendali in termini di minore latenza, privacy dei dati e connettività wireless sicura. Da veicoli e droni autonomi a dispositivi intelligenti e telefoni cellulari, un intero ecosistema di dispositivi, applicazioni e servizi pubblici e privati connessi alla rete 5G, ​​creerà ulteriori potenziali punti di ingresso per gli hacker.

Come può aiutarci concretamente l’Intelligenza Artificiale nella difesa dagli attacchi?

La crescente gravità e complessità delle minacce informatiche  non sono compensate da una adeguata crescita di competenze e risorse nel settore. L’occupazione nel settore dovrebbe crescere di circa l’89% per eliminare la carenza globale stimata di oltre 3 milioni di professionisti della sicurezza informatica (report ISC). Ecco quindi perché in questo contesto l’intelligenza artificiale può aiutare a colmare il gap.

A testimonianza di questo ci sono le iniziative come quella Microsoft per la formazione di operatori specializzati negli USA.

Uno dei primi vantaggi derivanti dall’adozione dell’AI è il rilevamento accelerato delle minacce. In questo caso il supporto principale dato agli operatori umani è la riduzione del “rumore” dei segnali così da potersi concentrare sui segnali di compromissione più forti.

Le piattaforme avanzate di analisi e apprendimento automatico possono vagliare infatti rapidamente l’elevato volume di dati generati dagli strumenti di sicurezza identificando le deviazioni dalla norma.

Le piattaforme di visualizzazione e mappatura delle risorse e della rete basate sull’intelligenza artificiale possono quindi fornire un monitoraggio in tempo reale della “superficie” aziendale esposta agli attacchi, superficie che è sempre in aumento come detto.

Il secondo elemento è la possibilità di moltiplicare la forza di contenimento e risposta. Se abbinata poi alla valutazione e al processo decisionale automatizzati, ecco che l’Intelligenza artificiale può diventare un aiuto concreto.

Sicurezza proattiva. L’intelligenza artificiale, adeguatamente addestrata, può consentire un approccio proattivo e promuovere quella che viene chiamata resilienza informatica. Questo consentirà alle organizzazioni di rimanere operative anche quando sono sotto attacco, riducendo così la quantità di tempo in cui l’intruso si trova nel sistema. L’intelligenza artificiale aiuterà, per esempio, nell’analisi del comportamento degli utenti identificando, valutando e segnalando le anomalie, il tutto ignorando i falsi allarmi.

Le organizzazioni possono poi sfruttare l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico anche per automatizzare alcune aree come la configurazione delle policy di sicurezza, il monitoraggio della conformità e il rilevamento e risposta a minacce e vulnerabilità.

Da quanto analizzato quindi l’intelligenza artificiale non può sostituire i professionisti della sicurezza IT umani, ma può migliorare il loro lavoro e potenzialmente portare a una maggiore soddisfazione sul lavoro stesso data dalla possibilità di intervenire su minacce reali in corso. Si potranno infatti sollevare questi esperti dalla valutazione dei dati in entrata e dalla decisione di escalation. Questo consentirebbe di formare gli analisti per ricoprire ruoli più strategici dove è più difficile trovare le competenze.

Scenari futuri

Gli esseri umani e l’intelligenza artificiale in qualche caso collaborano già per rilevare e prevenire gli attacchi sebbene molte organizzazioni siano ancora nelle prime fasi dell’adozione. Approcci come l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e le reti neurali possono aiutare gli analisti della sicurezza a riconoscere schemi e algoritmi di apprendimento. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per proteggere sia l’architettura on-premise che i servizi cloud aziendali, sebbene la protezione di carichi di lavoro e risorse nel cloud sia in genere meno impegnativa.

Come per ogni evoluzione tecnologica anche l’intelligenza artificiale da sola non risolverà le complesse sfide di sicurezza di oggi o di domani. La capacità dell’IA di identificare schemi e apprendere in modo adattivo in tempo reale man mano che gli eventi lo richiedono, può accelerare il rilevamento, il contenimento e la risposta liberando preziose risorse umane. Le organizzazioni probabilmente dovranno riqualificare gli analisti verso attività strategiche a più alto valore aggiunto. Infine, quando inizieranno ad emergere minacce alla sicurezza IT basate sull’intelligenza artificiale, le aziende saranno pronte a fronteggiarle ad armi pari.

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Bomba logica, conoscere una minaccia imprevista

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Tempo di lettura: 2 minuti. L’azione di una bomba logica può essere spesso difficile da prevenire proprio perché il suo codice rimane inattivo fino a quando non si verifica l’innesco

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Dinamite con timer
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Una bomba logica è un codice dannoso, inserito in un programma o dispositivo, che rimane inattivo fino a quando non viene attivato da una determinata condizione. La sua azione può essere spesso difficile da prevenire proprio perché il suo codice rimane inattivo fino a quando non si verifica l’innesco. 

Come funziona

Il detonatore della bomba logica è rappresentato dalla condizione che deve essere soddisfatta per attivare la componente dannosa programmata. Se tale condizione è ​​soddisfatta, la bomba logica si attiverà causando danni, in assenza di un modo per mitigare il verificarsi dell’innesco o rimuovere il codice stesso.

In realtà le bombe logiche possono prevedere due tipi di trigger. Un trigger positivo che avvia l’esecuzione di un programmata quando viene soddisfatta una condizione, un trigger negativo che avvia l’esecuzione quando una condizione non è soddisfatta.

Il suo codice può essere distribuito anche all’interno di malware (virus, worm, trojan, spyware, rootkit) o iniettato in un software apparentemente legittimo per diffondere codice malevolo. Tra gli scopi l’eliminazione di file, la corruzione di dati, il danneggiamento di un’applicazione, l’invio di spam e il furto di informazioni.

Le caratteristiche comuni

Riassumendo le bombe logiche solitamente presentano le seguenti caratteristiche:

  • rimangono dormienti fino a quando non vengono attivati;
  • trasportano un carico utile sconosciuto, che rappresenta la parte di codice malevolo;
  • forniscono il carico utile quando viene soddisfatta una determinata condizione positiva/negativa come il trascorrere di un periodo di tempo specificato (bomba a tempo/orologeria), l’elaborazione di una determinata transazione, l’esecuzione o meno di un particolare programma/task.

Una bomba a tempo legittima

In alcuni casi le bombe a tempo possono essere realizzate con uno scopo ufficiale dichiarato. Il software di prova che cessa di funzionare dopo un periodo di tempo prestabilito, sebbene non possa essere definito una bomba logica in senso stretto funziona allo stesso modo.

Per definizione un programma che esegue una determinata funzione ad una certa condizione va considerato come bomba logica solo se l’esecuzione di tale funzione è sconosciuta, indesiderata e malevola.

Come proteggersi dalle bombe logiche

Seguire alcune buone pratiche potrebbe rappresentare un buon primo baluardo di difesa per tale minaccia contro la quale purtroppo non esiste una strategia di protezione ben definita:

  • Utilizzare un antivirus aggiornato regolarmente;
  • evitare clic su collegamenti sospetti e di scaricare allegati di posta elettronica da mittenti sconosciuti o non attendibili;
  • aggiornare regolarmente e applicare patch a sistemi operativi eprogrammi;
  • limitare l’uso dei privilegi amministrativi.

Poiché come noto l’anello più debole della catena della sicurezza è spesso l’utente finale, in azienda anche delle campagne di sensibilizzazione sulla consapevolezza della sicurezza informatica per il personale di ogni ordine e grado potrebbe risultare senza dubbio una buona idea.

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Phishing: l’allerta della Polizia Postale su false denuncie delle forze dell’Ordine

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Tempo di lettura: 2 minuti. La campagna di phishing prospetta una fantomatica indagine penale nei confronti dell’interlocutore. Le prove dei reati online a suo carico sarebbero state registrate dalla Polizia.

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Polizia Postale
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La Polizia Postale ha di recente diramato un comunicato con il quale allerta che è in corso una massiva campagna di phishing perpetrata attraverso posta elettronica e messagistica istantanea che propina documenti a firma di rappresentanti delle forze dell’Ordine con loghi della Repubblica Italiana, Europol e Polizia.

Gli allegati appaiono come lettere di denuncia che prospettano una fantomatica indagine penale nei confronti dell’interlocutore secondo la quale sarebbero stati commessi dei reati a tema sessuale le cui prove sarebbero state tracciate dagli organi di Polizia tramite registrazioni informatiche.

La falsa denuncia

Come si vede in figura, i contenuti della lettera di denuncia presentano tutti gli elementi tipici dell’ingegneria sociale ovvero sorpresa, autorevolezza, intimidazione e persuasione e inducono la vittima a ricontattare i truffatori attraverso un indirizzo di posta elettronica allestita adeguatamente e che nulla ha a che fare in realtà con la sezione anticrimine della Polizia di Stato. In particolare con la nota i truffatori intimano un mandato di arresto se non si ricevono entro 48 ore delle valide giustificazioni al riguardo per rivalutare eventualmente le sanzioni.

Dare seguito esporrebbe a successive richieste di denaro e/o comunicazioni di dati personali, avverte la Polizia Postale.

Le raccomandazioni della Polizia Postale

La Polizia Postale raccomanda di diffidare sempre da simili messaggi, rimarcando che mai nessuna forza di Polizia contatterebbe direttamente i cittadini tramite canali quali posta elettronica e messaggistica istantanea varia, richiedendo pagamenti per non incorrere in procedimenti o sanzioni penali.

Purtroppo il numero di attacchi secondo le varie declinazioni del phishing (smishing, Qrishing, vishing) sta crescendo sempre più e non accenna a diminuire. Si consiglia pertanto di prendere l’abitudine di esaminare con attenzione i messaggi ricevuti su tutti i canali di comunicazione, di verificare l’identità dei mittenti e di non fornire con superficialità dati personali.

Anzi allo scopo di scardinare la catena delle truffe quanto prima, queste trappole vanno prontamente segnalate presso le sedi di Polizia dislocate sul territorio o per via telematica visitando la pagina dedicata del Commissariato di PS online.

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Tutorial Python 3 – #2.Come Usare IDLE e Fare Operazioni Numeriche

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