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Inchieste

Crosetto vittima di un mitomane o di Servizi e magistratura?

Tempo di lettura: 6 minuti. Guido Crosetto, Ministro della Difesa del Governo Italiano, ha denunciato attività di dossieraggio. Trovato il presunto colpevole, ma non il mandante.

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Guido Crosetto
Tempo di lettura: 6 minuti.

I quotidiani in questi giorni sembrano sconvolti dall’indagine in corso presso la Procura di Perugia ai danni di un finanziere che avrebbe avuto accesso ai sistemi informatici dello Stato per effettuare visure patrimoniali in danno di vip e politici. Nulla di grave, o forse sì, visto che le informazioni sensibili sono finite sui quotidiani.

Hanno pestato i piedi alla persona sbagliata

Appena nominato, Matrice Digitale ha dedicato un approfondimento al ministro Guido Crosetto, Ministro della Difesa che per incarico di governo è costantemente in dialogo anche con l’ala dei Servizi Segreti Militari del paese. Gli stessi Servizi usati spesso per attività di dossieraggio ai danni di persone famose e di spicco della società che hanno bloccato nel migliori dei casi affari o nomine pubbliche, mentre nei peggiori hanno ucciso la vita sociale dei malcapitati.

E questo, si ricordi sempre, in una società democratica equivale alla pena di morte.

Cosa c’entra il ruolo dei Servizi con quello della Magistratura?

Chiedere a un magistrato del rapporto tra magistratura e servizi è come domandare se ha il diabete o meno e confermarne un livello di rapporti equivale a fargli confermare che il Vesuvio si trovi a Napoli, ma vi risponderà che in realtà è collocato a Milano. Con una zoomata più ampia sulla questione, l’affaire Crosetto è in realtà collegato a un gioco di potere che ha costruito carriere negli ultimi 5 anni nei palazzi delle Istituzioni grazie a pezzi di magistratura che ha avuto dalla propria parte non solo l’attività inquirente, ma anche a disposizione un database statale sempre più forbito e spese sempre in crescendo per l’uso di Trojan che infettavano i dispositivi degli indagati e non garantivano sempre un funzionamento in garanzia dei diritti previsti dalla Costituzione. Quando si sente parlare di Trojan di Stato non può che emergere il caso Palamara e l’utilizzo del malware dalla componente politica che l’ha sbattuto fuori dalla magistratura nonostante fosse stato fino al giorno prima il “Cencelli” delle toghe italiane nell’ultimo decennio. Perchè il caso di Palamara coinvolge un altro, e alto, magistrato in contrapposizione nello scacchiere politico italiano che risponde al nome di Davigo. Secondo la Commissione Giustizia del Senato, dopo aver interpellato diversi esperti tecnici sul funzionamento del software malevolo utilizzato dalla magistratura per perfezionare le indagini, il commento descrittivo utilizzato è stato quello di «Un fucile che spara da solo». Si accendeva e si spegneva. E resta memorabile il fatto che nell’incontro tra Palamara e Davigo fosse spento e non abbia registrato cosa si siano detti le due parti e quando Matrice Digitale ha chiesto a Palamara se fosse stato fatto fuori da un mondo grigio, la risposta è stata “non lo escludo, lo sto accertando”.

Che esista un mondo grigio dietro i dossieraggi?

La storia di Davigo apre però un mondo ancora più sotterraneo caratterizzato dall’evento della Loggia Ungheria. Fantomatica o meno non è dato saperlo, ma anche in questo caso a farne le spese è stato un consulente chiacchierato delle Big statali come l’avv. Amara e di un “povero” magistrato che ha commesso l’errore di spifferare l’interrogatorio a Davigo informandolo sul caso perchè “dalla Procura di Milano si è manifestata da subito la volontà di non proseguire l’indagine per non disturbare il processo ENI – Nigeria dove la gola profonda era implicata“. La peculiarità di questa fantomatica loggia era che si decidevano le sorti di indagini e processi con una commistione tra mondo della giustizia e quello dell’imprenditoria ed è singolare il fatto che uno dei più grandi giustizialisti del nostro paese non abbia voluto procedere nelle indagini boicottando il collega. Cambiato il Governo, Davigo è stato condannato in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio rendendo giustizia al PM Storari che si era affidato a lui per autotutelarsi dalle pressioni che aveva ricevuto pur di non continuare ad andare avanti. Amara e Crosetto hanno nulla in comune, che si sappia almeno, se non le consulenze in società di Stato molto vicine al mondo dell’intelligence sotto vari aspetti.

Non sarà la Loggia Ungheria, ma chi voleva fare fuori Crosetto ed il Governo appena formato?

Mentre l’indagine sulla Loggia Ungheria si è arenata, c’è però una domanda che contraddistingue le analisi di settore, comprese le inchieste giudiziare, e precisamente “cui prodest?” A chi giova? Le parole di Crosetto al Corriere sono lapidarie: boicottare un Governo legittimo nella fase di costituzione della sua squadra di ministri con informazioni borderline mina agli interessi del paese. Proprio questo è il problema, proprio questo è in realtà un metodo che, dinanzi ad una ipotesi di una presunta lobby (non necessariamente massonica) bisognerebbe poi capire quali tipi di rapporti si sarebbero andati a sfavorire, favorendone allo stesso tempo altri. Proprio per questo motivo, alcune delle indagini avute nel nostro paese spesso sono state sottovalutate per gli effetti che hanno avuto sulla politica internazionale e sulle logiche geopolitiche, soprattutto quando si parla di società carrozzoni pubblico privati che curano intere filiere di commesse come Eni o la Leonardo di cui Crosetto è stato un consulente. Troppo facile credere che sia stato un magistrato non allineato a qualche potere o a qualche finanziere mosso dalla voglia di emergere andando oltre i suoi compiti. Proprio per questo, il Ministro della Difesa ha detto di volerci vedere chiaro fino alla fine presentando una seconda denuncia e calcando la mano sulle indagini pur di tutelare un servitore dello stato che si è prestato o è stato costretto ad andare oltre. Capire perché l’ha fatto, non solo tutela il presunto autore di un accesso abusivo ad un sistema informatico statale, ma inizia a dare un colore più definito a quel mondo grigio denunciato da Crosetto e scoperto da Cantone come un vaso di Pandora proprio perché l’attuale ministro del Governo italiano non è l’unico ad essere finito nel tritacarne mediatico.

La stampa sotto osservazione e la posizione del Quirinale

La storia di Crosetto trova attenzioni oggi dalla stessa stampa che fino a ieri ha pubblicato il nome di un non ancora indagato per stupro solo perchè figlio del Presidente del Senato La Russa, tra l’altro non coinvolto personalmente nel caso di presunto stupro da parte del figlio. La stessa stampa che si è data una regola di buona condotta dove le generalità dei condannati, e non presunti indagati, per reati simili, o ben più gravi, spesso non figurano negli articoli che riportano le notizie di sentenze definitive. L’aspetto più curioso della stampa italiana è proprio il fatto che oggi mentre parla delle indagini di Cantone e dell’affaire Crosetto ha dimenticato di essere sempre pronta in prima linea nel diffondere intercettazioni, dati sensibili ed informazioni ritenendole spesso una forma di diritto a diffondere la verità. O perchè si hanno le esclusive che potrebbero essere soffiate da altri o perchè altrimenti si “bucano” le notizie pubblicate da chi ha fatto l’esclusiva. Non esiste quindi un problema di stampa di destra o di sinistra ed è facile notarlo da alcune reazioni anomale alla vicenda che mettono d’accordo media di differente estrazione politica. Pubblicare una intervista di Casalino sulla vicenda non cancella in realtà l’articolo che si è dedicato in passato ai suoi dati fiscali sensibili. Proprio queste adesso sono le insidie che potrebbero arenare con il classico metodo dello “scurdammoce o passat” l’attenzione che c’è sulla vicenda. Sotto osservazione anche la posizione del Quirinale che avrebbe molto da dire e da intervenire sulla questione della magistratura e invece non ha voluto infierire sulla questione di Palamara e della Loggia Ungheria. Disinteresse vero oppure finto ed in questo caso il frutto delle indagini e degli scandali a spot nella magistratura siano in realtà un regolamento di conti che l’Ufficio della Presidenza della Repubblica contribuisce a portare avanti in silenzio.

Un caso che potrebbe riformare la Giustizia italiana

Se c’è un effetto che l’affaire Crosetto ha portato alla ribalta, è proprio una riflessione, l’ennesima e atavica, sulla Riforma della Giustizia. Se le questioni di Crosetto sono confermate, se il mondo grigio (termine usato per collegare il mondo dell’antistato a quello dello Stato attraverso mediatori in diversi settori, anche qui le parole del Ministro hanno avuto un peso specifico), la politica potrà mobilitarsi per accelerare il processo di riforma della Giustizia. Nel frattempo, l’ala politica governativa attraverso l’avv. Buongiorno procede spedita nella commissione giustizia per vederci chiaro su come funzionano i Trojan. Il Copasir in mano a Renzi, un altro con il dente avvelenato e pizzicato in una attività di simil spionaggio ai suoi danni su Report, ha avviato una indagine e l’inchiesta di Cantone che dovrebbe garantire imparzialità su un procedimento che vede coinvolti apparati della Giustizia e facilmente depistabile su pressioni interne di presunti magistrati e presunte squadre di agenti della polizia giudiziaria.

Oppure il caso del presunto artefice solitario, di cui non scriviamo il nome perchè Matrice Digitale ha una idea di garantismo diversa dagli altri e ci sono indagini in corso, in realtà sia la storia di un agente specializzato della Guardia di Finanza che voleva farsi giustizia da solo oppure vendeva dati sensibili ai giornalisti per guadagnare qualche extra?

Il rischio è proprio che finisca così e che resterà tutto immobile come come spesso avviene nel mondo degli apparati degni delle migliori cronache da barbe finte.

Inchieste

CSAM, Sicurezza e Privacy: Apple e Meta affrontano sfide e accuse

Tempo di lettura: 2 minuti. Meta sotto accusa per l’uso improprio delle piattaforme nell’abuso di minori e Apple per la proposta di scansione CSAM in Australia.

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Recenti indagini hanno evidenziato problematiche legate alla sicurezza e alla privacy su due fronti tecnologici distinti. Da un lato, Meta è sotto esame per aver consentito su Facebook e Instagram l’uso delle proprie piattaforme da parte di genitori che sfruttano sessualmente i propri figli a scopi di lucro. Dall’altro, Apple affronta le implicazioni della sua proposta di scansione CSAM (Child Sexual Abuse Material) in Australia, sollevando preoccupazioni su potenziali abusi da parte di governi repressivi.

La situazione su Facebook e Instagram

Secondo quanto rivelato da The New York Times e The Wall Street Journal, alcune pratiche sui social media di Meta coinvolgono genitori che gestiscono account di “influencer bambini”, spesso femmine, sotto l’età minima richiesta di 13 anni. Questi account vendono materiale che attira l’attenzione di uomini adulti, inclusi scatti in abiti succinti e sessioni di chat esclusive. Meta ha scoperto che alcuni genitori producevano consapevolmente contenuti adatti a soddisfare pedofili, con interazioni sessualmente esplicite riguardanti i propri figli. Un fenomeno denunciato diversi anni fa da Matrice Digitale.

Le risposte di Meta e le preoccupazioni sollevate

Nonostante la consapevolezza di queste pratiche, Meta non ha intrapreso azioni significative per affrontare il problema, limitandosi a proporre soluzioni come la registrazione obbligatoria per gli account che vendono abbonamenti focalizzati sui bambini o il divieto totale di tali sottoscrizioni. Tuttavia, queste raccomandazioni non sono state perseguitate attivamente.

Apple e la scansione CSAM in Australia

Apple, che in passato aveva proposto un sistema di scansione CSAM sui dispositivi degli utenti per identificare materiale di abuso sessuale sui minori, ora si trova a contestare una proposta simile del governo australiano. Apple sottolinea che una tale pratica potrebbe aprire la strada a una sorveglianza di massa e all’abuso da parte di governi autoritari, capovolgendo la propria posizione iniziale che respingeva queste stesse preoccupazioni.

Conclusioni e Riflessioni

Queste situazioni sollevano questioni profonde sull’equilibrio tra innovazione tecnologica, sicurezza online e diritti alla privacy. Mentre Meta è criticata per non aver adeguatamente protetto i minori sulle proprie piattaforme, Apple mette in luce i rischi legati all’espansione delle capacità di sorveglianza, evidenziando come gli strumenti di sicurezza possano essere potenzialmente sviati per scopi nefasti. Entrambi i casi sottolineano l’importanza di un approccio etico e responsabile nello sviluppo e nell’implementazione di tecnologie che incidono sulla vita privata degli individui.

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Inchieste

Truffa dimarcoutletfirenze.com: merce contraffatta e diversi dalle prenotazioni

Tempo di lettura: 2 minuti. La segnalazione alla redazione di dimarcoutletfirenze.com si è rivelata puntuale perchè dalle analisi svolte è risultato essere una truffa

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dimarcoutletfirenze sito truffa
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Un altro sito truffa è stato segnalato alla redazione di Matrice Digitale. Un utente ha acquistato dal sito internet https://dimarcoutletfirenze.com/ e gli è stata consegnata merce contraffatta e diversa da quella apparsa al momento della prenotazione.

La prima cosa che balza all’occhio è che il sito offre uno sconto di 700 euro circa su un prodotto che viene venduto a listino a 795. Come già è stato evidenziato, quando la scontistica è così forte, bisogna fare attenzione.

Pacchi in rete: truffe online o utenti sprovveduti? La guida

Il sito ha firme digitali che non destano sospetto e lo rendono autorevole agli occhi dell’utente grazie ad una normale veridicità garantita dal browser. Aspetto da non sottovalutare è che se ci si affaccia nella pagina dei contatti non c’è alcun riferimento all’attività societaria, assente anche nel piede della pagina.

L’anomalia in questo caso è il pagamento alla consegna che nella natura di questi siti internet non è assolutamente previsto perché vengono richieste carte di credito Visa-Mastercard. L’utente ha provato a fare reso e rimborso, ma è riuscito ad ottenere nessuna delle due opzioni.

Risultati della ricerca WHOIS
Domain Name: DIMARCOUTLETFIRENZE.COM
Registry Domain ID: 2849420651_DOMAIN_COM-VRSN
Registrar WHOIS Server: whois.tucows.com
Registrar URL: http://www.tucows.com
Updated Date: 2024-01-26T11:25:15Z
Creation Date: 2024-01-25T16:25:24Z
Registry Expiry Date: 2025-01-25T16:25:24Z
Registrar: Tucows Domains Inc.
Registrar IANA ID: 69
Registrar Abuse Contact Email: domainabuse@tucows.com
Registrar Abuse Contact Phone: +1.4165350123
Domain Status: clientTransferProhibited https://icann.org/epp#clientTransferProhibited
Domain Status: clientUpdateProhibited https://icann.org/epp#clientUpdateProhibited
Name Server: NS-CLOUD-C1.GOOGLEDOMAINS.COM
Name Server: NS-CLOUD-C2.GOOGLEDOMAINS.COM
Name Server: NS-CLOUD-C3.GOOGLEDOMAINS.COM
Name Server: NS-CLOUD-C4.GOOGLEDOMAINS.COM
DNSSEC: unsigned

Anche i dati della registrazione web, la sciano intendere che il provider utilizzato dal titolare di dimarcoutletfirenze.com in realtà è uno di quelli non frequenti per chi ha un business in Italia.

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Inchieste

Digital Services Act DSA, stretta sulle BigTech che collaborano contro la disinformazione nelle prossime elezioni

Tempo di lettura: 7 minuti. Grandi aziende tech come Google, Meta e OpenAI firmano un accordo per combattere l’interferenza elettorale AI, mentre il DSA è operativo

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Tempo di lettura: 7 minuti.

L’entrata in vigore dell’Atto sui Servizi Digitali (DSA) segna un punto di svolta per il settore digitale nell’Unione Europea. A partire dal 17 febbraio, queste nuove normative ambiziose pongono sotto una nuova luce le responsabilità delle piattaforme online, con l’obiettivo di creare un ambiente digitale più sicuro e trasparente.

Nuovo Orizzonte del DSA

L’Unione Europea ha intrapreso un percorso pionieristico con l’introduzione del DSA, estendendo le sue maglie a coprire un vasto panorama di piattaforme digitali. Questa estensione riguarda non solo i giganti del web già soggetti alla normativa da agosto, ma ora si estende a migliaia di altre piattaforme che interagiscono con utenti europei. La portata del DSA è tale da includere servizi noti come eBay e OnlyFans, oltre ai 19 grandi operatori online e motori di ricerca precedentemente identificati.

Obblighi rafforzati e trasparenza

Il cuore del DSA risiede nei suoi rigidi obblighi, che mirano a garantire una maggiore trasparenza e accountability delle piattaforme online. Tra questi, spiccano il divieto di targeting pubblicitario basato sui dati personali dei minori e il divieto di utilizzare dati sensibili per la personalizzazione degli annunci. Inoltre, le piattaforme sono ora tenute a fornire giustificazioni chiare ogni volta che moderano contenuti o account, offrendo agli utenti un percorso per contestare tali decisioni.

La sfida della Moderazione dei Contenuti

Un aspetto cruciale del DSA è la sua enfasi sulla moderazione dei contenuti. Le piattaforme dovranno adottare meccanismi che permettano agli utenti di segnalare facilmente contenuti e servizi illegali. Questo approccio non solo aumenta la sicurezza online ma incoraggia anche una maggiore responsabilità nell’ecosistema digitale.

Preparazione e Compliance

Nonostante l’imminente applicazione del DSA, sorgono dubbi sulla preparazione degli stati membri dell’UE nell’applicare queste regole in modo più ampio. La nomina dei Coordinatori dei Servizi Digitali da parte degli stati membri è fondamentale per l’attuazione efficace del DSA, ma solo un terzo ha finora adempiuto a questo compito. Questa lacuna solleva interrogativi sulla prontezza complessiva dell’UE a far fronte alle sfide poste da queste normative all’avanguardia.

Prospettive Future

L’implementazione del DSA rappresenta un momento significativo per il digitale nell’UE, ponendo nuove basi per la regolamentazione delle piattaforme online. Mentre le piattaforme si adattano a questi cambiamenti, l’effetto a lungo termine del DSA sulla trasparenza online e sulla sicurezza degli utenti rimane un campo aperto all’osservazione e all’analisi.

Accordo tecnologico Globale per combattere l’interferenza Elettorale AI

Ventidue aziende tecnologiche hanno sottoscritto un accordo per prevenire l’uso improprio dell’intelligenza artificiale in contesti elettorali. Tra i firmatari figurano giganti come OpenAI, Microsoft, Adobe, Meta Platforms, TikTok e X, unitisi nella lotta contro contenuti ingannevoli generati dall’AI.

Un fronte unito contro l’AI

Durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, queste aziende hanno concordato di sviluppare strumenti per identificare e contrastare immagini, video e audio falsificati dall’AI. Gli impegni includono anche campagne di sensibilizzazione pubblica e interventi sui contenuti fuorvianti sui loro servizi.

Tecnologie e Impegni

Le tecnologie proposte per distinguere i contenuti AI includono watermarking e metadati. L’accordo non delinea tempi specifici per l’attuazione, ma segna un passo importante verso standard condivisi nella lotta all’AI fuorviante.

La sfida della generazione AI

L’uso dell’AI per influenzare la politica è già una realtà, come dimostrato da episodi di disinformazione durante le elezioni. L’accordo mira a mitigare questi rischi, ponendo un focus particolare su foto, video e audio, considerati più impattanti sul piano emotivo.

Focus su Foto, Video e Audio

La scelta di concentrarsi su media visivi e auditivi risponde alla loro maggiore capacità di influenzare l’opinione pubblica. L’accordo punta a creare un ambiente digitale più sicuro, dove l’AI è utilizzata responsabilmente.

L’iniziativa rappresenta un impegno significativo delle aziende tecnologiche per proteggere l’integrità dei processi elettorali dalla disinformazione AI, evidenziando l’importanza della collaborazione per salvaguardare la democrazia digitale.

Adattamento di Discord al DSA dell’UE

Discord sta apportando cambiamenti significativi alla propria architettura di sicurezza in risposta all’entrata in vigore dell’Atto sui Servizi Digitali (DSA) dell’Unione Europea. Questo regolamento impatta il modo in cui le aziende moderano i contenuti all’interno dell’UE, e Discord è determinata a rimanere in linea con queste nuove normative, enfatizzando la trasparenza e la sicurezza per gli utenti europei.

Priorità alla sicurezza

La sicurezza è una priorità assoluta per Discord, che dedica oltre il 15% dei suoi dipendenti a questa causa, impegnandosi costantemente per rafforzare le proprie Linee Guida della Comunità e rimuovere contenuti e attori nocivi. Questi sforzi sono indipendenti da qualsiasi regolamentazione e mirano a creare un ambiente sicuro per la connessione.

Innovazioni per la trasparenza

Discord valorizza la trasparenza e ha introdotto un Sistema di Avvisi all’interno dell’app, che consente agli utenti di rivedere lo stato del proprio account, comprendere le violazioni commesse e apprendere come migliorare in futuro. Queste informazioni sono accessibili nelle impostazioni di Privacy & Sicurezza degli utenti, offrendo una visione centralizzata delle azioni intraprese da Discord.

Per gli utenti dell’UE, Discord sta implementando una funzionalità che consente di visualizzare lo stato del proprio account anche quando questo è sospeso, migliorando la trasparenza e facilitando la presentazione di appelli. Inoltre, Discord sta arricchendo le notifiche di azione con maggiori contesti, inclusi i contenuti che hanno violato le politiche, e sta inviando notifiche via email per ogni azione intrapresa in base al DSA.

Segnalazioni e appelli

Discord ha sempre facilitato la segnalazione di violazioni delle Linee Guida della Comunità. Con l’introduzione del DSA, è stato creato un metodo semplificato affinché gli utenti dell’UE possano segnalare contenuti illegali direttamente dall’app, ricevendo poi un’email che informa sull’esito della segnalazione e sulle modalità di appello.

Collaborazione con Forze dell’Ordine e Trusted Flaggers

Le forze dell’ordine e i Trusted Flaggers sono partner fondamentali per mantenere la piattaforma sicura. Discord ha un Portale Governativo dedicato e ha stabilito un percorso specifico per ricevere segnalazioni dai Trusted Flaggers in base al DSA. Questo facilita una comunicazione efficiente e accurata tra Discord, le forze dell’ordine e i Trusted Flaggers, con un processo di registrazione e validazione dedicato per queste organizzazioni.

Responsabilità e trasparenza pubblica

Come altre aziende soggette al DSA, Discord invierà informazioni relative alle segnalazioni ricevute e alle risposte fornite a un database pubblico. Inoltre, verrà pubblicato un nuovo Rapporto di Trasparenza focalizzato sul DSA, offrendo ulteriori dettagli sulle azioni di moderazione dei contenuti intraprese, incluse le richieste di rimozione dei contenuti da parte dei governi dell’UE.

Discord è impegnata a mantenere un ambiente sicuro per i suoi utenti, lavorando con l’industria, i genitori, le forze dell’ordine, gli esperti di sicurezza, le organizzazioni non profit e i regolatori di tutto il mondo. L’adeguamento all’Atto sui Servizi Digitali è un passo importante per garantire che la piattaforma rimanga un luogo sicuro e accogliente per tutti gli utenti, con una particolare attenzione alla trasparenza e alla responsabilità nei confronti degli utenti europei.

Il Programma di Fact-Checking di Threads: Tra Impegno e Sviluppo

Threads, il servizio simile a Twitter di Meta e concorrente di X, sta prendendo le distanze dalla politica, ma ciò non significa che non stia affrontando il problema della disinformazione che si diffonde sui social media, soprattutto in vista delle elezioni nazionali. A seguito di segnalazioni degli utenti riguardanti i controlli di veridicità sulla rete, l’azienda ha confermato il suo impegno con le organizzazioni di fact-checking per contrastare le false informazioni circolanti su Threads, sebbene il sistema di verifica diretta dei contenuti di Threads non sia ancora completamente implementato.

Un Passo Verso la Verifica dei Fatti

Meta aveva annunciato a dicembre che, all’inizio del 2024, i suoi partner di fact-checking avrebbero potuto esaminare e valutare direttamente i contenuti falsi su Threads. Nel frattempo, Meta era in grado solo di abbinare controlli di veridicità esistenti a “contenuti quasi identici su Threads”. Gli utenti hanno iniziato a notare etichette di avviso sui post, indicando che il contenuto era stato valutato come “Informazioni false” da organizzazioni di fact-checking, anche se la valutazione diretta dei contenuti su Threads è ancora in attesa di implementazione completa.

Sfide e potenzialità del sistema

Il sistema di fact-checking di Threads, sebbene non ancora pienamente operativo, si distingue da quello del suo rivale X, dove i controlli di veridicità sono gestiti principalmente tramite crowdsourcing. X utilizza le Community Notes, dove volontari indipendenti verificano i post e aggiungono contesto o correzioni, cercando un consenso tra persone con opinioni diverse. Se entrambe le parti concordano sulla necessità di un controllo dei fatti, la nota della comunità diventa pubblica. Threads, d’altro canto, sta lavorando per implementare un sistema più diretto e forse più strutturato di fact-checking.

L’Approccio di Meta alla Disinformazione

Meta sta adottando un approccio più cauto riguardo alle notizie e al potenziale per la disinformazione. Adam Mosseri, capo di Instagram, ha dichiarato che Threads non “amplificherà le notizie” sulla sua piattaforma, deludendo giornalisti e consumatori di notizie in cerca di un’alternativa a Twitter. L’azienda ha mantenuto queste promesse, annunciando di recente che non promuoverà più proattivamente contenuti politici nelle sue raccomandazioni su Threads e Instagram. Tuttavia, notizie e politica potranno ancora apparire nella nuova funzionalità di tendenze dell’app, “gli argomenti del giorno”.

Mentre Threads continua a distanziarsi dalla politica e ad affinare il suo sistema di fact-checking, la piattaforma si pone in un punto di osservazione unico nel panorama dei social media, cercando di bilanciare la libertà di espressione con la responsabilità di contrastare la disinformazione. L’impegno di Meta nel fact-checking su Threads riflette un tentativo di navigare in queste acque complesse, garantendo al contempo che la piattaforma rimanga un ambiente affidabile per la discussione pubblica, ma non sempre la credibilità del sistema è garantita se si considerano falle passate e dichiarazioni spontanee di Zuckerberg che ha più volte dichiarato di aver censurato notizie vere in seguito a pressioni o autocensura preventiva a causa di ingerenze governative.

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