Connect with us

Inchieste

L’Italia ha già un Antivirus nazionale da 20 anni, ma preferisce quelli stranieri o “alleati”

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 4 minuti.

Il dibattito di questi giorni su Kaspersky ha mostrato al mondo IT italiano che non c’è bisogno di essere esterofili per scegliere un antivirus “alleato” perché una realtà italiana esiste, seppur sia dimenticata da alcuni esperti che quotidianamente si impongono sui social a colpi di pareri personali. E’ classe 1992 ed ha le sue radici nel Veneto, quello padovano ed è sviluppato dalla società TG Soft.

In un periodo dove c’è la caccia al russo, dal software antivirus alle opere di Dostoevskij, è plausibile diffidare dai russi non perché siano cattivi o pericolosi a prescindere, ma perché è possibile che siano costretti a cedere alle pressioni del governo che, come per quello cinese od arabo, avrebbe tutti gli strumenti per convincere onesti lavoratori ed imprenditori a fornirgli le informazioni di cui avrebbe bisogno.

Se consideriamo che oggi i russi sono nostri nemici, disinstallare un software di quella nazione per metterne uno di un’altra nazione non risolve il problema per un motivo logico: ogni amico o alleato, un domani potrà diventare nemico. La curiosità di conoscere un competitor italiano dei marchi internazionali più noti al grande pubblico è un’occasione ghiotta per mostrare il made in italy di un settore, quello cibernetico, sempre più esterofilo e subordinato a società internazionali.

La società TG Soft produce il software antivirus Virit dal 1992 ed abbiamo iniziato su piattaforma DOS” racconta a matrice digitale l’ing Enrico Tonello. Proprio il fatto di aver iniziato a sviluppare software con una piattaforma esigente di un codice compatto a causa dei suoi limiti di spazio “ci ha aiutato negli anni a garantire minore invasività del prodotto negli ecosistemi sempre più complessi degli SO di ultima generazione”.

Se dovessimo fare una pubblicità comparativa con altri prodotti presenti sul mercato, l’Antivirus made in Italy “fornisce tutti i servizi compresi eccetto quello del Firewall, che abbiamo abbandonato da quando Windows ha inserito quello di default. Vorremmo espanderci e poter ritornare a fornire questo segmento, passando da 10 unità lavorative a 20, ma è difficile trovare in Italia del personale qualificato, o almeno appassionato, nell’analisi inversa (reverse engeenering) dei codici malevoli di nuova concezione/realizzazione che, in quanto tali, non vengono, generalmente ancora riconosciuti da alcun AV se non in forma, a volte, “fortunosamente” generica. C’è penuria di quella sana mentalità dedita alla ricerca ed allo studio dei fenomeni”.

Dal punto di vista tecnico, invece, l’approccio è quello duplice e precisamente “di tipo euristico comportamentale per quanto riguarda l’identificazione, a cui abbina le firme di tutti gli oggetti informatici malevoli conosciuti”.

La TG Soft dal 2005 in poi si è costruita, progressivamente un’ottima reputazione internazionale. Molti ricorderanno che è stata tra le prime al mondo a scoprire i rootkit, identificandoli come file malevoli, supportando la comunità informatica ed il mercato con un sistema di rilevamento e rimozione. Nel 2015, tra i documenti evidenziati dal caso Snowden sulla NSA (National Security Agency), emergeva che l’agenzia di sicurezza americana aveva preso in considerazione alcuni software antivirus, tra cui quello della TG Soft, per fare reverse engineering nell’anno 2008. Coincidenza ha voluto che fosse l’anno della scoperta del rootkit come strumento malevolo da parte dell’azienda veneta.

A volte bisogna confrontare le date dello sviluppatore delle patch e del loro rilascio per capire le dinamiche e scoprire con il senno di poi se il nostro lavoro sia servito alla comunità informatica di cui siamo parte”.

Tra le varie scoperte, racconta l’ingegner Tonello, “un software RAT che aveva lo scopo di captare le credenziali per l‘accesso agli uffici anagrafi dei comuni, ne abbiamo 800 di dimensioni medio piccole, con l’obiettivo di accedere ai dati degli italiani all’estero con il fine, probabilmente, di trovare un modo per sfruttarli nello “sbilanciare”, il voto in Italia o per altre attività illecite”.

La tecnologia di TG Soft impiegata in Virit, disponibile su piattaforma Windows, ha una capacità di blocco del processo di criptazione di un Ransomware / Crypto-Malware in meno di un decimo di secondo “un buon tempo se consideriamo che la cifratura può arrivare anche a 1000 files al secondo come annunciato dalla Ransomware Gang Lockbit”.

Vir.IT eXplorer viene costantemente aggiornato dai ricercatori della TG Soft per far fronte alle minacce realmente circolanti (in the Wild) in Italia e nel mondo e certificato:

  • Opswat {San Francisco US} piattaforma multiscansore di cui VirIT è partner tecnologico dal 2012 ed ha scalato nel tempo progressivamente le certificazioni: 2012 Bronze; 2016 Silver; 2018 Gold; 2020 PLATINUM;
  • VB100 {London UK} con oltre 28 certificazioni bimestrali superate;
  • ICSALabs {Seattle US} powered Verizon con l’attestazione di aver superato con il massimo punteggio tutti i test di certificazione negli ultimi 5 anni;
  • AppEsteem {Seattle US} Dal 2019 supera con continuità e con il massimo punteggio la Certificazione Deceptor Fighter;
  • L’inserimento nel 2021 in VirusTotal la piattaforma multiscansore di Google.

Tonello, spiega che, naturalmente, per un Antivirus, come per qualsiasi altro software, la sua efficacia ed efficienza è sub-ordinata ai 4 dogmi del buon uso:

  • correttamente INSTALLATO su TUTTI i PC come anche sul/i Server anche se non dovessero essere utilizzati per la navigazione WEB;
  • correttamente CONFIGURATO;
  • correttamente AGGIORNATO;
  • e correttamente UTILIZZATO.

Seguire alla lettera il vademecum, permette a qualsiasi software di rendere disponibili al meglio le proprie potenzialità operative e a Vir.IT eXplorer PRO di salvare i file bloccando la cifratura nella fase iniziale dell’attacco.

Nel mondo del private equiting e del Capital Venture, un dubbio sovviene su una eventuale offerta di acquisizione giunta alla società “si sono interessate al nostro prodotto anche in epoca abbastanza recente, ma analizzando le più recenti acquisizioni di software antivirus, siamo arrivati alla conclusione che le offerte giunte non sono commisurate al valore della nostra tecnologia. Guardiamo con attenzione all’attuale scenario cibernetico italiano come una opportunità di crescita, siamo aperti a qualsiasi collaborazione, in particolare con soggetti istituzionali per mettere le nostre competenze al servizio del sistema Paese, come anche ad eventuali proposte di collaborazione/acquisizione da parte di società nazionali o europee per lo sviluppo di tecnologie di difesa cybernetica per l’Italia e non solo. Sono passati 30 anni ed anche noi siamo partiti da un sottoscala, ma a differenza di altre realtà formatesi fuori dall’Italia, non abbiamo avuto a disposizione gli stessi strumenti di crescita finanziaria di cui si sente in giro con grande enfasi”.

Sul perché la sua azienda sia poco considerata dalla Pubblica Amministrazione che conta, l’ing. Tonello non risponde, anche se traspare quell’impressione di voler dire che essere lavoratori, con meriti professionali riconosciuti in giro per il mondo, non è un requisito minimo o necessario per essere presi in considerazione nel nostro Bel Paese.

Iscriviti alla newsletter settimanale di Matrice Digitale

* inserimento obbligatorio

Inchieste

ACN finalista su LinkedIn: spegnetegli i social

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: < 1 minuto.

“A pensar male ci si azzecca” diceva qualcuno di molto importante nella storia del nostro Paese.

L’Agenzia della Cybersicurezza Nazionale ha venduto sui social un grande successo che in realtà ha confermato una grande parte delle critiche mosse al suo ufficio di comunicazione da molti esperti informatici del Paese. Molta fuffa, molta politica, tantissima comunicazione e grande autoreferenzialità all’interno dei social network, ma pochissima sostanza.

Durante un periodo in cui l’ente è finito in un turbine di polemiche in seguito ad attacchi informatici da ogni dove, tra l’altro che hanno interessato più volte gli stessi obiettivi, c’è chi sui social ha pensato di vendersi l’essere rientrata tra i finalisti in un contest organizzato da LinkedIn.

Sì, proprio quella piattaforma utilizzata dall’Agenzia per una comunicazione “uno a molti” dove dipendenti dello Stato hanno più volte dato patenti di ignoranza ad esperti informatici che hanno dimostrato di aver svolto il ruolo delle “cassandre” e li ha offesi o addirittura minacciati via mail quando è stato segnalato un bug al CSIRT. LinkedIn, di proprietà della Microsoft che ha stipulato con l’ex direttore Baldoni un accordo per formare 100.000 esperti informatici nei prossimi anni a botte di certificazioni Microsoft, ha inserito tra i finalisti l’ACN per aver speso speso più tempo sul social network a dirsi di essere “bella e brava” ed “innovativa” senza però risolvere concretamente i problemi del paese per i quali è stata costituita.

Speriamo vinca il premio finale, altrimenti oltre ad aver messo in cattiva luce le proprie capacità pratiche, la beffa di non portare a casa la “mucca Carolina” sarebbe il colpo finale ad un’attività di comunicazione per un ente totalmente tecnico che dovrebbe spegnere i social ed occuparsi della sicurezza cibernetica in Italia.

Prosegui la lettura

Inchieste

Sanremo multato per il conflitto di interessi della Ferragni con Meta

Condividi questo contenuto

Tempo di lettura: 3 minuti. Un mese a contestare i giornalisti, per aver fornito una lettura sul modo di fare affari dell’influencer, per poi ritornare a seguirne le televendite sugli organi di informazione

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 3 minuti.

“Perché ce l’avete con la Ferragni?”

“Siete invidiosi per il solo fatto che lei ce l’ha fatta?”

Queste sono alcune delle opposizioni, alcune argomentate da offese, che sono giunte alla redazione per aver mostrato giornalisticamente il conflitto di interessi di Chiara Ferragni al festival di Sanremo.

L’influencer digitale, ha rinunciato al suo cachet da 50.000 € ed è stata acclamata dal grande pubblico per questa iniziativa che in realtà si è dimostrata un atto dovuto per consentire al circo Ferragnez di incamerare indisturbato maggiori introiti al Festival dando visibilità alle aziende che hanno imposto non solo una linea commerciale, bensì anche una ideologica.

Molte persone, abituate a seguire la coppia dalla mattina alla sera nelle proprie attività commerciali che vengono spacciate come contenuti giornalistici dalle testate, anche quelle più prestigiose, che si occupano anche di gossip e di spettacolo, non sono riuscite a comprendere che le denunce giornalistiche hanno riguardato una promozione “gratuita” di Instagram all’interno del festival più importante in termini di visibilità d’Italia, dimostratosi un’operazione subdola e scorretta secondo i regolamenti in vigore nella giustizia civile. Non è un caso infatti che gli autori del Festival di Sanremo hanno dapprima impostato la difesa su due livelli temporanei non riuscendo a convincere il collegio giudicante dell’AGCom. In primo luogo hanno detto che era una gag improvvisata tra l’autrice, nonché imprenditrice chiamata sul palco dell’Ariston grazie al successo ottenuto su Instagram e gli autori del format televisivo si sono detti all’oscuro compreso il conduttore e direttore artistico Amadeus. La verità ci ha messo poco a venire a galla e si è scoperto che l’evento Instagram fosse presente in scaletta e quindi nessun effetto sorpresa se non perché venduto come tale ai telespettatori della prima serata.

Successivamente, in seguito ad una scansione dei contratti pubblicitari, dove non è chiaro se fossero presenti accordi con Meta o se ci sia stata una pubblicità occulta fatta dalla Ferragni in combutta con gli organizzatori e responsabili del festival di Sanremo. Indipendentemente dalla presenza o meno di contratti, non è stato esplicato in quel momento che ci fosse un riferimento pubblicitario dovuto sia nell’uno che nell’altro caso.

In sintesi, il problema non è che Matrice Digitale o altri quotidiani sono stati invidiosi del successo della Ferragni e nemmeno che hanno “puntato”, giornalisticamente parlando, il personaggio, ma è chiaro che i dubbi sollevati contro l’influencer non solo erano motivati, ma evidenzia l’esistenza di un giornalismo che ad oggi non riesce a far comprendere la differenza tra un contenuto patinato di interesse frivolo rispetto a quello che invece rappresenta il giornalismo di informazione pura scevra da inserimenti commerciali e da pubblicità occulte.

Non riesce a mostrare oppure non può per preservare gli introiti pubblicitari a tema sui propri canali di informazione e che pagano più per contenuti simili?

Sarebbe forse il caso di rivedere il modello degli analfabeti funzionali del nostro paese, molti dei quali non hanno compreso che se hai successo nella vita dovresti dare l’esempio, soprattutto se ti vesti da rappresentante del femminismo, e invece ritengono che ci siano anche le possibilità di ottenere dei lasciapassare rispetto agli altri poveri umani che non ce l’hanno fatta e che se lo fanno notare sono automaticamente invidiosi secondo la massa che supporta il modello social. L’Autorità Garante nelle Comunicazioni ha multato il Festival di Sanremo per la pubblicità occulta, una manna dal cielo per chi è ben consapevole che Meta viene spesso trattata con i guanti di seta dal Garante Privacy che mostra sempre una linea di collaborazione, invertendo il ruolo istituzionale con quello aziendale, nonostante i cittadini italiani ed europei siano stati vittime più volte degli attacchi informatici che hanno ne hanno messo in rete i dati personali e sensibili.

Prosegui la lettura

Inchieste

Zuckerberg licenzia altri 10.000 dipendenti, abbandona NFT e Metaverso, e copia Telegram

Condividi questo contenuto

Tempo di lettura: 2 minuti. Poche idee e troppi progetti ma la società ha perso credibilità nei confronti dei suoi utenti

Pubblicato

il

Condividi questo contenuto
Tempo di lettura: 2 minuti.

È ufficiale, Instagram sta copiando un altro concorrente. Il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha annunciato il mese scorso una nuova funzionalità su Instagram – i Canali. Questo nuovo servizio di chat consente ai creatori di condividere messaggi, sondaggi e foto con i follower al fine di stabilire una relazione più diretta con loro, simile alla funzione canali su Telegram.

Zuckerberg ha introdotto la nuova funzionalità aprendo il proprio canale, dove intende continuare a condividere aggiornamenti riguardanti Meta. Zuckerberg ha anche dichiarato che il servizio di chat arriverà su Facebook Messenger nei prossimi mesi. In seguito, verrà aggiunta anche la possibilità di aggiungere un altro creatore di contenuti al canale e aprire una sezione di domande e risposte (AMA, chiedimi qualunque cosa). Nel frattempo, Instagram sta attualmente testando i canali con alcuni creatori selezionati negli Stati Uniti, con l’intenzione di espandere la release della funzionalità nei prossimi mesi.

Questa nuova funzionalità offre anche ai creatori un nuovo modo per aggiornare i loro follower. Fino ad ora, i creatori di contenuti dovevano aggiornare le loro storie su Instagram per condividere notizie e aggiornamenti con i loro follower. Ma ora possono utilizzare un modo più diretto per connettersi con loro. Coloro che si uniscono ai canali possono votare nei sondaggi ma non possono partecipare alla conversazione.

Crisi NFT. Questo ed altri buoni propositi nel cestino di Meta

Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha deciso di rimuovere il supporto agli NFT (non-fungible token), oggetti da collezione digitali, meno di un anno dopo il loro lancio ufficiale sui due social network. La decisione è stata presa per concentrarsi su altri modi per supportare creator, persone e aziende. La compagnia sta già lavorando su nuove funzionalità come la messaggistica e le operazioni di monetizzazione per Reels e sta investendo in strumenti fintech come Meta Pay e i pagamenti tramite messaggistica su Meta. Questa decisione sembra suggerire che Meta stia cercando di proporre un’alternativa valida agli NFT, che sono stati considerati in crisi da molti. Tuttavia, la decisione è sorprendente poiché Mark Zuckerberg aveva presentato gli NFT come un elemento utile allo sviluppo del metaverso. Meta ha già chiuso altri progetti ambiziosi come il portafoglio di criptovalute Novi, il programma di bonus per i creator di Reels e la divisione “Reality Labs”. La società sembra essersi lanciata in progetti troppo ambiziosi che ora non riesce a seguire come vorrebbe, e l’eccessiva ambizione del CEO sta cominciando a farsi sentire sull’attività di Meta.

Altri 10.000 licenziamenti per far volare il titolo in borsa

Mark ha annunciato la decisione di licenziare altri 10.000 dipendenti su un organico di poco meno di 80.000 persone. L’azienda ha dichiarato che questo è necessario per ridurre i costi e aumentare la distribuzione di risorse agli azionisti. La società di Mark Zuckerberg ha affermato che nei prossimi mesi annuncerà un piano di ristrutturazione, cancellando i progetti a bassa priorità e riducendo il tasso delle assunzioni. Zuckerberg ha descritto la decisione come difficile ma necessaria per il successo dell’azienda, aggiungendo che verranno chiuse anche altre 5.000 posizioni aperte. Questa non è la prima volta che l’azienda licenzia dipendenti, infatti, lo scorso novembre ne aveva già licenziati 11.000. Lo scorso febbraio, la società ha annunciato anche un piano di riacquisto di azioni proprie da 40 miliardi di dollari per aumentare il valore delle azioni a beneficio dei soci e dei manager.

Prosegui la lettura

Facebook

CYBERWARFARE

Notizie20 ore fa

Cremlino vieta iPhone a operatori coinvolti nella campagna elettorale di Putin nel 2024

Tempo di lettura: < 1 minuto. Condividi questo contenutoIl Cremlino ha imposto il divieto di utilizzo degli iPhone per i...

Notizie2 giorni fa

Gli hacker cinesi e russi usano il malware Silkloader per eludere il rilevamento

Tempo di lettura: < 1 minuto. Condividi questo contenutoLa regina canadese di QAnon, Romana Didulo, è stata etichettata come “falsa”...

Notizie2 giorni fa

NoName057 mette in palio 1 milione di rubli per chi partecipa ai DDoS

Tempo di lettura: < 1 minuto. Condividi questo contenuto Il gruppo di attivisti NoName057, conosciuto in Italia per essere stato...

Notizie5 giorni fa

Microsoft: Usa e Polonia i paesi più spiati dai russi

Tempo di lettura: < 1 minuto. Condividi questo contenutoSecondo un nuovo rapporto di intelligence di Microsoft, la Russia ha intensificato...

Notizie6 giorni fa

Microsoft: come sarà il secondo anno di guerra cibernetica

Tempo di lettura: 3 minuti. "La collaborazione tra settore pubblico e privato è essenziale per la difesa cibernetica e per...

Notizie2 settimane fa

Guerra cibernetica: il Pentagono non è pronto per la terza guerra mondiale

Tempo di lettura: < 1 minuto. Competere con la Cina per non essere sopraffatti

Notizie2 settimane fa

Cozy Bear ha attaccato la Commisione Europea: l’analisi dell’esperto

Tempo di lettura: < 1 minuto. Mentre il Cremlino sforna wiper dall'inizio del conflitto, una parte dell'esercito russo prova costantemente...

lazarus lazarus
Notizie2 settimane fa

Lazarus colpisce ancora AhnLab e la COrea del Sud

Tempo di lettura: < 1 minuto. Colpiti enti ed istituzioni

Notizie2 settimane fa

Defence Cyber Marvel 2: UK e Ucraina, maestri nella risposta cibernetica alla Russia

Tempo di lettura: 2 minuti. Condividi questo contenutoLa Royal Navy britannica e gli esperti di guerra cibernetica ucraini hanno combattuto...

Notizie2 settimane fa

Il Giappone ha bisogno di imparare da Israele nella guerra cibernetica?

Tempo di lettura: < 1 minuto. L'analisi di BlackBerry mostra i lati deboli di un paese circondato da Cina e...

Truffe recenti

Truffe online2 mesi fa

Truffa Facebook Little Flowers ai danni de La Repubblica: la matrice è cinese

Tempo di lettura: 3 minuti. Condividi questo contenuto In questi giorni abbiamo analizzato come attraverso Google Adwords è possibile veicolare...

Truffe online2 mesi fa

Truffa da 25.000 euro su Hiobit.com : la matrice è asiatica

Tempo di lettura: 2 minuti. Da Tinder ad un sito internet di trading, come un profilo asiatico è riuscito a...

Truffe online2 mesi fa

Pacco e contropaccotto: Vinted consente truffa “Morada” ai danni dei suoi venditori

Tempo di lettura: 2 minuti. Altro venditore di 500 euro, la società ha rimborsato il criminale a migliaia di km...

Truffe online2 mesi fa

Malware trasmesso da Google Ads prosciuga l’intero portafoglio di criptovalute di un influencer NFT

Tempo di lettura: 2 minuti. Un link pubblicitario sponsorizzato su Google ha nascosto un malware che ha travasato migliaia di...

Notizie3 mesi fa

“Entra nell’Interpol” la nuova truffa sui social media che spopola in Sud Africa

Tempo di lettura: 2 minuti. L'Organizzazione internazionale di polizia criminale (Interpol) ha lanciato un allarme su una truffa online che...

DeFi3 mesi fa

Scandalo FTX, i genitori di Sam Bankman Fried sono indagati: confermata l’inchiesta di Matrice Digitale

Tempo di lettura: 2 minuti. Avrebbero speso i fondi societari per acquisti personali e sono il collante con le "coperture"...

Truffe online4 mesi fa

Sospettati di uno schema Ponzi arrestati in Grecia e Italia ricercati da INTERPOL

Tempo di lettura: 2 minuti. INTERPOL ha lanciato l'IFCACC all'inizio di quest'anno, per fornire una risposta globale coordinata contro la...

Truffe online4 mesi fa

Truffa del Trust Wallet PayPal

Tempo di lettura: 2 minuti. Scoperta da Trend Micro, la truffa che sfrutta il brand di PayPal, può essere così...

Truffe online5 mesi fa

Sospetto arrestato in relazione a una frode di investimento da un milione di euro

Tempo di lettura: 2 minuti. L'azione ha portato l'Europol a rilasciare consigli in tal senso.

Truffe online6 mesi fa

I truffatori e i disonesti al telefono: è possibile fermarli?

Tempo di lettura: 4 minuti. I consigli di Sophos e l'invito di Matrice Digitale a segnalarli al nostro modello

Tendenza