<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" >

<channel>
	<title>Matrice Digitale</title>
	<atom:link href="https://www.matricedigitale.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.matricedigitale.it</link>
	<description>Coerenza, Costanza e Coscienza</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Aug 2026 12:58:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2021/09/cropped-favicon-150x150.png</url>
	<title>Matrice Digitale</title>
	<link>https://www.matricedigitale.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/roblox-npm-adform-malware-supply-chain/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 20:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Malware]]></category>
		<category><![CDATA[attacco supply chain]]></category>
		<category><![CDATA[Criptovalute]]></category>
		<category><![CDATA[npm]]></category>
		<category><![CDATA[Roblox]]></category>
		<category><![CDATA[Socket Threat Research]]></category>
		<category><![CDATA[XenoRAT]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256189</guid>

					<description><![CDATA[<p>Falsi tool Roblox diffondono RAT, 18 pacchetti npm colpiscono più sistemi e uno script Adform sostituisce gli indirizzi crypto.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/roblox-npm-adform-malware-supply-chain/">Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6e1.png" alt="🛡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Executive Summary</h3> <ul> <li>Un falso installer di Xeno Executor distribuisce un infostealer Java e un RAT attraverso community frequentate dai giocatori di Roblox.</li> <li>Diciotto pacchetti npm concatenano più dipendenze per installare un RAT multipiattaforma sui sistemi Windows, Linux e macOS degli sviluppatori.</li> <li>Lo script Adform compromesso sostituiva nel browser gli indirizzi Bitcoin, Ethereum e Tron con wallet controllati dagli attaccanti.</li> </ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tre campagne distinte mostrano come gli attaccanti stiano sfruttando la fiducia riposta in software, repository e componenti web apparentemente legittimi. Un falso launcher <strong>Xeno Executor</strong> attira i giocatori di <strong>Roblox</strong> e installa malware capace di rubare credenziali e controllare il computer. Un gruppo di <strong>18 pacchetti npm</strong> distribuisce invece le funzioni malevole attraverso una catena di dipendenze, fino all’esecuzione di un RAT multipiattaforma. Nel terzo caso, la compromissione di uno script condiviso da <strong>Adform</strong> ha permesso di modificare direttamente nel browser gli indirizzi dei wallet Bitcoin, Ethereum e Tron. Le tre operazioni non sfruttano una singola vulnerabilità, ma abusano della reputazione di strumenti e infrastrutture già accettati dagli utenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Software e componenti affidabili diventano il vettore dell’attacco</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il collegamento tra le tre campagne è la capacità di inserire codice malevolo all’interno di un percorso considerato normale dalla vittima. Nel caso Roblox, l’utente cerca volontariamente un programma per eseguire script personalizzati e avvia direttamente l’installer. Nell’ecosistema npm, lo sviluppatore aggiunge una dipendenza che appare legittima e lascia che il package manager recuperi automaticamente gli altri componenti. Con Adform, invece, la vittima non installa nulla: visita un sito che integra uno script pubblicitario esterno e riceve il codice compromesso insieme alle normali risorse della pagina. Cambiano pubblico e tecnica, ma il principio resta identico: l’attaccante evita di presentare il malware come un file apertamente sospetto e lo colloca dietro un marchio, una libreria o una funzione già riconoscibile. Questa strategia riduce l’efficacia delle difese basate esclusivamente sulla consapevolezza dell’utente, perché l’elemento malevolo viene distribuito attraverso un’azione apparentemente coerente con ciò che la persona stava tentando di fare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il falso Xeno Executor colpisce i giocatori di Roblox</h2>



<h3 class="wp-block-heading">L’installer distribuisce stealer e accesso remoto</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="327" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-53.png" alt="image 53" class="wp-image-256190" title="Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 1" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-53.png 960w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-53-300x102.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-53-768x262.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-53-640x218.png 640w" sizes="(max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 6</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La prima campagna imita <strong>Xeno Executor</strong>, uno strumento utilizzato per eseguire script all’interno di Roblox, anche allo scopo di automatizzare azioni o attivare cheat. Gli attaccanti promuovono falsi installer attraverso community di gaming, forum, Discord e account compromessi o contraffatti, presentandoli come versioni aggiornate o non rilevabili del launcher. Il file avvia una catena PowerShell che scarica componenti aggiuntivi e installa un infostealer sviluppato in <strong>Java</strong>, insieme a un RAT capace di mantenere il controllo remoto del sistema. La scelta del bersaglio è coerente con un settore già esposto: nel 2024 <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2025/02/06/nel-2024-kaspersky-rileva-16-milioni-di-attacchi-ai-giocatori-di-roblox/">Kaspersky aveva rilevato 1,6 milioni di tentativi di attacco contro i giocatori di Roblox</a></strong>, confermando che cheat, mod, generatori di valuta e launcher non ufficiali costituiscono esche particolarmente efficaci.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="925" height="402" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-54.png" alt="image 54" class="wp-image-256191" title="Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 2" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-54.png 925w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-54-300x130.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-54-768x334.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-54-640x278.png 640w" sizes="(max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 7</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’<em><a href="https://www.threatlocker.com/blog/powercat-malware-campaign-fake-game-cheats-deliver-infostealer-targeting-discord-roblox-and-crypto-wallets" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi tecnica della campagna Powercat pubblicata da ThreatLocker</a></em>, il malware raccoglie dati da browser, Discord, Telegram, client di gioco e wallet di criptovalute, oltre a cercare informazioni utilizzabili per compromettere altri account. Il RAT amplia l’impatto perché consente di eseguire comandi, scaricare ulteriori payload e controllare la macchina dopo il furto iniziale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="950" height="1023" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-57.png" alt="image 57" class="wp-image-256194" title="Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 3" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-57.png 950w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-57-279x300.png 279w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-57-768x827.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-57-640x689.png 640w" sizes="(max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 8</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Gli utenti più giovani rappresentano un bersaglio favorevole non soltanto per la popolarità di Roblox, ma perché spesso utilizzano lo stesso computer per giocare, comunicare, conservare password e accedere agli account familiari. Le <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2023/08/16/truffe-mirate-ai-giovani-giocatori-di-roblox-e-fortnite/">truffe rivolte ai giocatori di Roblox e Fortnite</a></strong> mostrano inoltre come gli attaccanti sfruttino siti contraffatti e promesse di vantaggi gratuiti per spingere le vittime oltre gli avvisi del browser e dell’antivirus.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diciotto pacchetti npm costruiscono un RAT multipiattaforma</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Le funzioni malevole vengono separate tra più dipendenze</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda operazione coinvolge <strong>18 pacchetti npm</strong> progettati per apparire innocui quando vengono esaminati individualmente. Il codice necessario all’infezione è distribuito attraverso più moduli collegati: un pacchetto iniziale richiama una dipendenza, questa ne recupera un’altra e la catena ricompone progressivamente le funzioni del malware. La frammentazione riduce la probabilità che una singola scansione statica riconosca immediatamente il comportamento complessivo. I nomi utilizzati imitano strumenti e componenti associati all’ecosistema <strong>Alibaba</strong>, indicando un targeting rivolto soprattutto agli sviluppatori che lavorano con quelle tecnologie. L’<em><a href="https://socket.dev/blog/npm-rat-targets-alibaba" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine di Socket sul cluster di pacchetti npm</a></em> ha identificato un RAT capace di operare su <strong>Windows, Linux e macOS</strong>, adattando i comandi e i percorsi di esecuzione al sistema rilevato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="932" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55-1024x932.png" alt="image 55" class="wp-image-256192" title="Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 4" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55-1024x932.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55-300x273.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55-768x699.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55-1536x1399.png 1536w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55-640x583.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-55.png 1600w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 9</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il malware raccoglie informazioni sull’host, apre un canale con l’infrastruttura di comando e permette agli operatori di eseguire attività remote. La natura multipiattaforma aumenta il rischio negli ambienti di sviluppo, dove le stesse dipendenze possono essere installate su workstation personali, runner CI/CD, container e server di build. La campagna si inserisce in un ecosistema npm già sottoposto a continue compromissioni. <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/13/malware-ia-jscrambler/">Vibe coding e pacchetti npm infetti hanno mostrato come una dipendenza possa raggiungere wallet e credenziali degli sviluppatori</a></strong>, mentre precedenti pacchetti malevoli avevano già preso di mira direttamente gli <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2023/08/23/pacchetti-cattivi-su-npm-mirano-ai-sviluppatori-di-roblox/">sviluppatori dell’ecosistema Roblox</a></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La difesa non può limitarsi al controllo del nome del pacchetto o alla quantità di download dichiarata. Le organizzazioni devono bloccare automaticamente le dipendenze appena pubblicate, verificare autore, cronologia e repository, utilizzare lockfile immutabili e analizzare anche gli script <code>preinstall</code>, <code>install</code> e <code>postinstall</code> delle dipendenze transitive. Un pacchetto privo di codice apertamente malevolo può comunque costituire il primo anello di una catena progettata per spostare le funzioni pericolose in moduli meno visibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Adform sostituisce gli indirizzi crypto nel browser</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Lo script condiviso modifica pagine, campi e clipboard</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo incidente riguarda <strong>Adform</strong>, piattaforma utilizzata da inserzionisti, agenzie e publisher per distribuire e misurare campagne pubblicitarie. Gli attaccanti sono riusciti a modificare <code>trackpoint-async.js</code>, uno script condiviso caricato dai siti che integravano la tecnologia della società. Il codice aggiunto cercava stringhe compatibili con indirizzi <strong>Bitcoin</strong>, <strong>Ethereum</strong> e <strong>Tron</strong>, sostituendole con wallet controllati dagli operatori. L’alterazione non si limitava alla clipboard: il payload poteva intervenire anche sui testi visualizzati nella pagina, sui campi <code>input</code>, sulle aree di testo e sugli elementi modificabili, intercettando operazioni di copia, incolla e digitazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="470" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-56.png" alt="image 56" class="wp-image-256193" title="Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 5" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-56.png 900w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-56-300x157.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-56-768x401.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-56-640x334.png 640w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware 10</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Adform ha rilevato e rimosso il codice il <strong>27 luglio 2026</strong>, avvisando i clienti coinvolti e segnalando l’incidente alle autorità. La società non ha pubblicato il numero completo dei siti o degli utenti esposti e non risultano conferme sull’ammontare delle eventuali transazioni deviate. Il malware non installava un programma sul computer e non manteneva persistenza dopo la chiusura della pagina, ma il file alterato poteva restare nella cache del browser anche dopo la correzione applicata sul server. Per questo Adform ha raccomandato di svuotare la cache e controllare le destinazioni delle operazioni effettuate durante il periodo di esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incidente dimostra che uno script di advertising non è una risorsa passiva: viene eseguito nel browser e può interagire con il contenuto della pagina secondo i privilegi concessi dall’integrazione. La compromissione di un solo file condiviso permette quindi di raggiungere molti siti downstream senza violarli individualmente. Il rischio riguarda in particolare le operazioni crypto, dove una transazione inviata a un indirizzo errato non può essere annullata. Le <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/14/wallet-web3-5-minacce-privacy-browser-extension/">minacce strutturali contro wallet ed estensioni Web3</a></strong> confermano che la verifica dell’indirizzo deve avvenire sul dispositivo di firma e non soltanto nella pagina web o nella clipboard.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La supply chain estende l’attacco oltre la prima vittima</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le tre campagne colpiscono punti differenti della catena digitale. Il falso Xeno Executor sfrutta la fiducia nel nome di un programma; i pacchetti npm abusano dell’automazione con cui gli sviluppatori installano dipendenze; lo script Adform trasforma un fornitore esterno in un vettore verso i visitatori dei siti clienti. In tutti i casi il controllo deve spostarsi dal singolo file all’intero percorso di distribuzione. Gli utenti Roblox devono evitare executor e cheat scaricati da community non ufficiali, controllare sessioni e token di Discord e cambiare le credenziali da un dispositivo pulito dopo un’infezione. I team di sviluppo devono limitare le dipendenze, applicare periodi di quarantena alle nuove versioni e impedire agli script di installazione di accedere liberamente a rete e segreti. I gestori dei siti devono inventariare gli script di terze parti, adottare <strong>Content Security Policy</strong>, Subresource Integrity quando applicabile e procedure rapide per revocare componenti compromessi. La fiducia in un marchio o in un repository non può più sostituire la verifica tecnica del codice che viene realmente eseguito.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/roblox-npm-adform-malware-supply-chain/">Roblox, npm e Adform trasformano software e script affidabili in malware</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/doublecup-clickfix-countloader/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 20:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Phishing]]></category>
		<category><![CDATA[ClickFix]]></category>
		<category><![CDATA[DOUBLECUP Phaas]]></category>
		<category><![CDATA[phishing-as-a-service]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256182</guid>

					<description><![CDATA[<p>DOUBLECUP usa ClickFix e immagini PNG per distribuire CountLoader su Windows e macOS e installare il nuovo RAT DeviceManager.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/doublecup-clickfix-countloader/">DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6e1.png" alt="🛡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Executive Summary</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>DOUBLECUP è un servizio Loader-as-a-Service che permette agli operatori di creare campagne ClickFix personalizzate attraverso un pannello centralizzato.</li>



<li>Il loader estrae codice da immagini PNG nella cache del browser e usa l’indirizzo IP della vittima per decifrare il payload.</li>



<li>I payload osservati includono CountLoader 4.5p per Windows e macOS e il nuovo RAT DeviceManager basato su EtherHiding.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SOCRadar</strong> ha scoperto <strong>DOUBLECUP</strong>, una piattaforma <strong>Loader-as-a-Service</strong> utilizzata per costruire campagne <strong>ClickFix</strong> e distribuire malware attraverso falsi CAPTCHA, pagine di accesso contraffatte e comandi copiati negli appunti della vittima. Il servizio mette a disposizione degli operatori un pannello per configurare domini, tecniche di steganografia, catene di esecuzione e payload finali. La sequenza nasconde il primo stadio in un’immagine <strong>PNG</strong> caricata nella cache del browser e utilizza l’indirizzo IP pubblico del sistema come componente della chiave crittografica. Tra i malware individuati figurano <strong>CountLoader 4.5p</strong>, disponibile per Windows e macOS, e <strong>DeviceManager</strong>, un nuovo RAT per Windows che usa blockchain, traffico HTTP e tunnel DNS per raggiungere l’infrastruttura di comando.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DOUBLECUP industrializza le campagne ClickFix</h2>



<p class="wp-block-paragraph">DOUBLECUP è operativo almeno dall’inizio di <strong>giugno 2026</strong> e viene offerto attraverso un modello commerciale basato su licenze. Ogni cliente riceve una chiave associata al proprio indirizzo IP, alla durata dell’abbonamento, alla versione del software e alle campagne autorizzate. Il pannello consente di selezionare la catena di esecuzione, il formato dell’archivio, il linguaggio degli script, il metodo steganografico e il tipo di payload da installare. Gli operatori possono scegliere tra <strong>PowerShell</strong>, VBScript, JScript, batch, C#, MSBuild e altre combinazioni che sfruttano strumenti già presenti in Windows. Il fornitore di DOUBLECUP gestisce le immagini contenenti il codice nascosto, gli endpoint per le sessioni, le chiavi crittografiche e il sistema di ricostruzione automatica, mentre il cliente deve predisporre il sito ClickFix e i relativi modelli grafici. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="505" height="435" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/doublecup-license-portal-utilities-payloads.jpg.webp" alt="doublecup license portal utilities payloads.jpg" class="wp-image-256186" title="DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 11" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/doublecup-license-portal-utilities-payloads.jpg.webp 505w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/doublecup-license-portal-utilities-payloads.jpg-300x258.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 505px) 100vw, 505px" /><figcaption>DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 15</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’<em><a href="https://socradar.io/blog/doublecup-clickfix-loader-devicemanager-rats/" rel="noopener">anali</a><a href="https://socradar.io/blog/doublecup-clickfix-loader-devicemanager-rats/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si</a><a href="https://socradar.io/blog/doublecup-clickfix-loader-devicemanager-rats/" rel="noopener"> tecnica pubblicata dalla Threat Research Unit di SOCRadar</a></em>, la piattaforma include anche un client grafico Windows scritto in <strong>Go</strong>, attraverso il quale gli affiliati configurano domini, slug, URL dei payload e comandi differenziati per Chrome, Edge, Firefox, Brave e Opera. Il modello riduce le competenze necessarie per avviare un’operazione e trasforma ClickFix da tecnica artigianale in servizio criminale modulare. La stessa evoluzione era già visibile nelle <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/31/clickfix-etherhiding-wallet-corea-nord/">campagne ClickFix basate su EtherHiding e infrastrutture blockchain</a></strong>, dove contenuti ospitati su servizi decentralizzati permettevano agli attaccanti di modificare rapidamente gli indirizzi utilizzati dalla catena di infezione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il falso CAPTCHA recupera il codice dalla cache del browser</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le campagne osservate imitano pagine di accesso a servizi aziendali come <strong>NetSuite</strong>, <strong>Odoo</strong>, <strong>HubSpot</strong> e <strong>Salesforce</strong>, caricando DOUBLECUP attraverso iframe integrati nei siti malevoli. All’apertura della pagina viene creato un identificatore di sessione e il server registra indirizzo IP, browser e parametri della campagna. Il sito scarica silenziosamente una particolare immagine PNG e la lascia nella cache del browser, quindi mostra una procedura <strong>FakeCAPTCHA</strong> che invita la vittima a copiare un comando e a eseguirlo attraverso la finestra Esegui, PowerShell o un’altra interfaccia di sistema. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="468" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg-1024x468.webp" alt="rognar actor telegram notifications alert.jpg" class="wp-image-256185" title="DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 12" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg-1024x468.webp 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg-300x137.webp 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg-768x351.webp 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg-1536x701.webp 1536w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg-640x292.webp 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/rognar-actor-telegram-notifications-alert.jpg.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 16</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il comando non scarica direttamente il payload da un dominio facilmente individuabile, ma cerca nella cache del browser il file PNG corrispondente a una dimensione specifica. Utilizzando strumenti legittimi come <code>findstr</code> o <code>certutil</code>, estrae dall’immagine il codice nascosto e avvia il primo stadio. Questa soluzione riduce la presenza di collegamenti espliciti al malware nella riga di comando e sfrutta un file già scaricato dal browser prima che l’utente esegua qualsiasi operazione. Il meccanismo rappresenta una variante più complessa delle campagne <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/25/bluenoroff-clickfix-zoom-teams-wallet-crypto/">ClickFix usate da BlueNoroff attraverso falsi inviti Zoom e Microsoft Teams</a></strong>, nelle quali la vittima viene convinta a eseguire personalmente il comando che avvia l’infezione. In entrambi i casi l’attaccante non sfrutta necessariamente una vulnerabilità software, ma trasforma l’utente nel passaggio che autorizza l’esecuzione del codice sul sistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’indirizzo IP diventa la chiave per decifrare il payload</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo stadio di DOUBLECUP opera come dropper fileless e recupera l’indirizzo IPv4 pubblico della macchina attraverso servizi esterni. Il valore viene elaborato con <strong>PBKDF2</strong> per derivare una chiave di 32 byte impiegata da un cifrario personalizzato basato su <strong>SHA-256 in modalità Counter</strong> e operazioni XOR. Il payload finale è conservato in memoria come una grande sequenza frammentata di numeri e valori esadecimali, mescolata con istruzioni inutili per ostacolare l’analisi statica. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png-1024x536.webp" alt="SCR 20260803 nhpy.png" class="wp-image-256184" title="DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 13" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png-1024x536.webp 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png-300x157.webp 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png-768x402.webp 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png-1536x804.webp 1536w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png-640x335.webp 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/SCR-20260803-nhpy.png.webp 1569w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 17</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la decifratura, il loader confronta il risultato con un hash SHA-256 incorporato e, se la verifica riesce, crea dinamicamente uno ScriptBlock PowerShell o carica un assembly .NET attraverso reflection. L’impiego dell’indirizzo IP come <strong>environmental keying</strong> impedisce l’esecuzione corretta del campione quando viene trasferito in una sandbox offline o analizzato da una rete diversa da quella della vittima. In questi casi viene generata una chiave differente e il contenuto resta illeggibile. La tecnica non rende il malware invulnerabile, ma complica la detonazione automatizzata e lega il payload alla sessione per cui è stato preparato. Il sistema comunica inoltre al server quando il primo stadio è stato eseguito e, dopo l’infezione, reindirizza la vittima verso una pagina legittima scelta dall’operatore, riducendo il rischio che l’utente comprenda immediatamente quanto accaduto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CountLoader 4.5p colpisce Windows e macOS</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei payload distribuiti da DOUBLECUP è <strong>CountLoader 4.5p</strong>, evoluzione di una famiglia già documentata in precedenti campagne ClickFix. La variante Windows abbandona l’architettura basata su HTA e VBScript in favore di un impianto interamente <strong>PowerShell</strong>, eseguito prevalentemente in memoria. Il malware copia utility legittime come <code>conhost.exe</code>, <code>powershell.exe</code> e <code>mshta.exe</code> in cartelle scrivibili dall’utente, le rinomina con nomi riconducibili a normali applicazioni e modifica campi dei rispettivi header PE, tra cui nome originale, descrizione e identificativo interno. L’obiettivo è confondere i controlli basati sul nome del processo e rendere meno evidente l’impiego di interpreti di comandi. CountLoader crea inoltre due attività pianificate ridondanti, camuffate come servizi di aggiornamento Google ed Edge, che riattivano il malware ogni <strong>25 minuti</strong>. Una delle attività scarica un pacchetto portabile di <strong>Python 3.13</strong> e utilizza uno script per recuperare la versione più recente del loader; l’altra richiama direttamente PowerShell attraverso una copia modificata di conhost. Il processo rimane attivo soltanto per pochi secondi, riceve un comando, esegue l’operazione e termina, riducendo la finestra disponibile per il rilevamento comportamentale. DOUBLECUP distribuisce anche una variante <strong>Mach-O per macOS</strong>, confermando che le campagne ClickFix non sono più limitate all’ecosistema Windows e possono adattare la catena alla piattaforma rilevata dal browser.</p>



<h3 class="wp-block-heading">CountLoader cerca wallet crypto e Signal Desktop</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di contattare il server di comando, CountLoader raccoglie informazioni sul sistema, sul sistema operativo, sui privilegi dell’utente, sull’appartenenza a un dominio aziendale e sui prodotti antivirus installati. Il malware verifica la presenza di <strong>Ledger Live</strong>, Trezor, Exodus, Atomic, Guarda, KeepKey, BitBox e altri wallet, quindi analizza le directory di <strong>45 browser</strong> per individuare <strong>48 estensioni</strong> associate soprattutto a criptovalute. Controlla inoltre la presenza di <strong>Signal Desktop</strong>, informazione utile per identificare vittime potenzialmente interessanti o preparare moduli successivi. I dati vengono offuscati con una chiave XOR casuale, convertiti in formato esadecimale e trasmessi attraverso richieste HTTP. Dopo la registrazione, il server restituisce un token JWT utilizzato per ricevere nuovi incarichi. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="782" height="592" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/countloader-c2-communication-jwt-token.jpg.webp" alt="countloader c2 communication jwt token.jpg" class="wp-image-256183" title="DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 14" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/countloader-c2-communication-jwt-token.jpg.webp 782w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/countloader-c2-communication-jwt-token.jpg-300x227.webp 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/countloader-c2-communication-jwt-token.jpg-768x581.webp 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/countloader-c2-communication-jwt-token.jpg-640x485.webp 640w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager 18</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">CountLoader può scaricare ed eseguire file, estrarre archivi, avviare DLL con <code>rundll32</code>, installare pacchetti MSI, caricare moduli PowerShell in memoria e propagarsi attraverso unità USB o condivisioni di rete mediante collegamenti <code>.lnk</code> malevoli. Una funzione ancora non utilizzata permette anche di modificare i collegamenti dei browser, in modo da avviare contemporaneamente l’applicazione legittima e il loader. La ricerca di wallet ed estensioni colloca la campagna nello stesso scenario delle <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/24/fakeagent-claude-desktop-sectoprat/">operazioni che usano falsi software e RAT per sottrarre criptovalute e credenziali</a></strong>, dove la compromissione iniziale serve a selezionare i sistemi più redditizi prima di distribuire il payload finale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DeviceManager usa EtherHiding e tunnel DNS</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo payload individuato è <strong>DeviceManager</strong>, un RAT per Windows non documentato in precedenza. Il malware stabilisce la persistenza attraverso attività pianificate o <strong>WMI Event Subscription</strong>, tecnica che consente di eseguire codice in risposta a eventi di sistema senza dipendere esclusivamente dalle chiavi di avvio automatico tradizionali. Per individuare l’infrastruttura di comando utilizza <strong>EtherHiding</strong>, recuperando indirizzi e configurazioni da dati pubblicati su una blockchain. Gli attaccanti possono così aggiornare il server C2 modificando un contenuto decentralizzato senza dover distribuire una nuova versione del malware. DeviceManager comunica tramite HTTP oppure attraverso <strong>DNS tunneling</strong>, inserendo dati e comandi nelle richieste DNS. Il protocollo DNS è quasi sempre autorizzato nelle reti aziendali e può attraversare firewall e proxy che bloccherebbero connessioni dirette verso indirizzi sospetti. La combinazione tra blockchain e tunnel DNS rende l’infrastruttura più resiliente e consente agli operatori di cambiare destinazione mantenendo invariato il campione installato. DeviceManager offre le funzionalità tipiche di un RAT, permettendo agli attaccanti di raccogliere informazioni, eseguire comandi, scaricare moduli e mantenere il controllo remoto della macchina. La tecnica richiama le <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/23/chaos-msarat-browser-webrtc-c2/">campagne RAT che costruiscono canali di comando nascosti nel traffico apparentemente legittimo</a></strong>, ma aggiunge un livello decentralizzato per la risoluzione dell’infrastruttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/doublecup-clickfix-countloader/">DOUBLECUP usa ClickFix per distribuire CountLoader e DeviceManager</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CISA, cPanel e AWS affrontano falle sfruttate e vulnerabilità critiche</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/cpanel-aws-vulnerabilita-critiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[AWS]]></category>
		<category><![CDATA[cisa]]></category>
		<category><![CDATA[cPanel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256179</guid>

					<description><![CDATA[<p>CISA inserisce N-central nel KEV, cPanel corregge una falla RCE e AWS chiude vulnerabilità in agenti AI, CLI EMR e server MCP.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/cpanel-aws-vulnerabilita-critiche/">CISA, cPanel e AWS affrontano falle sfruttate e vulnerabilità critiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6e1.png" alt="🛡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Executive Summary</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>CISA inserisce CVE-2026-18577 di N-able N-central nel catalogo KEV dopo la conferma dello sfruttamento attivo.</li>



<li>cPanel aggiorna Unbound contro CVE-2026-33278, vulnerabilità critica capace di causare denial of service e possibile esecuzione remota di codice.</li>



<li>AWS corregge prompt injection in Strands Agents, sessioni SSH EMR intercettabili e furto di credenziali attraverso Amazon MQ MCP Server.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CISA</strong>, <strong>cPanel</strong> e <strong>AWS</strong> hanno pubblicato nuovi avvisi che interessano piattaforme di amministrazione remota, server web, agenti di intelligenza artificiale e strumenti cloud. L’agenzia statunitense ha inserito nel catalogo delle vulnerabilità sfruttate <strong>CVE-2026-18577</strong>, falla di <strong>N-able N-central</strong> utilizzata per ottenere accesso amministrativo agli ambienti gestiti dagli MSP. cPanel ha aggiornato il resolver <strong>Unbound</strong> contro una vulnerabilità critica nella validazione DNSSEC, mentre AWS ha corretto tre problemi distinti in <strong>Strands Agents Tools</strong>, <strong>AWS CLI</strong> e <strong>Amazon MQ MCP Server</strong>. Le falle permettono, rispettivamente, di aggirare il consenso umano per eseguire comandi, intercettare collegamenti SSH e sottrarre credenziali o token OAuth tramite prompt injection.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CISA inserisce la falla N-central nel catalogo KEV</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Cybersecurity and Infrastructure Security Agency</strong> ha aggiunto <strong>CVE-2026-18577</strong> al catalogo <strong>Known Exploited Vulnerabilities</strong>, confermando la disponibilità di prove affidabili sullo sfruttamento nel mondo reale. La vulnerabilità interessa <strong>N-able N-central</strong>, piattaforma di remote monitoring and management utilizzata dai managed service provider per amministrare reti, server e workstation dei clienti. Un attaccante remoto può ottenere privilegi amministrativi sul server N-central e utilizzare le funzioni legittime della piattaforma per raggiungere gli endpoint collegati. La falla rappresenta un percorso alternativo rispetto a <strong>CVE-2026-18556</strong>, corretta inizialmente da N-able ma aggirabile sulle build successive alla prima patch. Tutte le installazioni precedenti alla versione <strong>2026.3.1.7</strong> devono essere considerate vulnerabili. Nel <em><a href="https://www.cisa.gov/news-events/alerts/2026/08/03/cisa-adds-one-known-exploited-vulnerability-catalog" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo avviso CISA sull’inserimento della falla nel catalogo KEV</a></em>, le agenzie federali civili statunitensi ricevono come scadenza il <strong>6 agosto 2026</strong>, un intervallo ridotto che riflette la gravità operativa degli attacchi già osservati. L’inserimento nel KEV arriva dopo la conferma che gli aggressori hanno utilizzato <strong>Take Control</strong> per accedere ai sistemi amministrati e, in alcuni casi, installato <strong>Cloudflared</strong> come servizio persistente. Il rischio delle piattaforme RMM era già emerso nell’<strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2025/08/19/trend-micro-microsoft-e-server-n-able-colpiti-da-breach-e-vulnerabilita/">analisi delle vulnerabilità N-able e degli attacchi contro i server gestiti</a></strong>, perché una singola compromissione può propagarsi attraverso il rapporto di fiducia tra MSP e clienti. La patch del server deve essere accompagnata dalla revisione delle sessioni remote, degli account amministrativi, dei servizi installati e degli endpoint raggiunti prima dell’aggiornamento. Il <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/05/13/cisa-kev-vulnerabilita-guida/">catalogo KEV costituisce uno strumento di prioritizzazione basato sullo sfruttamento reale</a></strong> e non soltanto sulla gravità teorica del punteggio CVSS: la presenza di CVE-2026-18577 indica che gli amministratori devono cercare anche eventuali tracce di compromissione già avvenuta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">cPanel corregge una falla critica nella validazione DNSSEC</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vulnerabilità <strong>CVE-2026-33278</strong> interessa <strong>NLnet Labs Unbound</strong> dalla versione <strong>1.19.1 alla 1.25.0</strong>, componente distribuito da cPanel come resolver DNS locale. Il difetto risiede nella gestione di una struttura dati durante la validazione <strong>DNSSEC</strong>: una copia profonda eseguita in modo errato può sovrascrivere un puntatore di destinazione, provocando corruzione della memoria. Un server vulnerabile che elabora una risposta DNSSEC appositamente costruita può subire un arresto del servizio e, in determinate condizioni, una possibile esecuzione remota di codice. La criticità non dipende dall’accesso alla console cPanel o dalla presenza di credenziali valide, perché il contenuto malevolo può raggiungere il resolver attraverso il normale processo di risoluzione DNS. cPanel ha distribuito <strong>cpanel-unbound 1.25.1</strong> sulle versioni supportate <strong>126, 134 e 136</strong>, includendo anche la correzione di altre dieci vulnerabilità. Le <em><a href="https://docs.cpanel.net/release-notes/release-notes/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">note ufficiali di rilascio di cPanel e WHM</a></em> classificano CVE-2026-33278 come critica con punteggio <strong>CVSS 9,1</strong> e indicano la possibile esecuzione di codice durante la validazione DNSSEC. Gli amministratori devono verificare che l’aggiornamento automatico sia stato completato e che il pacchetto installato corrisponda alla versione corretta, soprattutto sui server nei quali gli aggiornamenti notturni sono stati disattivati o limitati. La stessa superficie di hosting è stata interessata nei mesi precedenti da vulnerabilità nei plugin LiteSpeed e nei meccanismi di autenticazione, raccolte nell’<strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/06/17/cisa-cpanel-fortinet-simplehelp/">allarme CISA sulle falle cPanel sfruttate attivamente</a></strong>. In questo caso non risultano prove pubbliche di sfruttamento attivo di CVE-2026-33278, ma la combinazione tra esposizione remota, corruzione della memoria e ruolo infrastrutturale del resolver rende necessaria una patch immediata. I server rimasti su release non supportate non ricevono la versione corretta del pacchetto e devono essere aggiornati a un ramo ancora mantenuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strands Agents può eseguire comandi senza consenso umano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">AWS ha corretto <strong>CVE-2026-18733</strong> nel pacchetto open source <strong>strands-agents-tools</strong>, utilizzato con l’SDK <strong>Strands Agents</strong> per fornire agli agenti AI strumenti preconfigurati. La vulnerabilità riguarda il tool <code>shell</code>, che permette al modello di eseguire comandi sul sistema operativo dell’host. Il componente include un meccanismo di consenso umano che dovrebbe mostrare il comando e richiedere l’approvazione prima dell’esecuzione, ma lo schema accessibile al modello esponeva anche il parametro <code>non_interactive</code>. Un prompt malevolo poteva impostare questo valore su <code>true</code>, disattivando la richiesta di conferma e consentendo l’esecuzione arbitraria di comandi senza autorizzazione dell’operatore. Il vettore più significativo è la <strong>prompt injection indiretta</strong>: l’attaccante non deve necessariamente interagire con l’agente, ma può inserire istruzioni in una pagina web, un documento, un’email o un altro contenuto che il sistema è incaricato di analizzare. Il modello interpreta il testo come un comando operativo, attiva la modalità non interattiva e utilizza la shell con i privilegi assegnati al processo. Nel <em><a href="https://aws.amazon.com/it/security/security-bulletins/2026-072-aws/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bollettino AWS dedicato a CVE-2026-18733</a></em>, risultano vulnerabili tutte le versioni precedenti alla <strong>0.8.0</strong>. AWS raccomanda di aggiornare il pacchetto e di applicare la correzione anche a fork e implementazioni derivate. In attesa della patch, il tool shell non deve essere esposto ad agenti che elaborano contenuti non affidabili e l’intero processo deve essere isolato con privilegi minimi. Il problema conferma quanto osservato con <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/29/ruflo-mcp-vmware-falle-critiche/">Ruflo e le vulnerabilità degli agenti collegati ai server MCP</a></strong>: una barriera di consenso costruita nell’interfaccia non offre protezione quando il modello può modificare direttamente il parametro che la controlla. La separazione tra input non affidabile, capacità decisionali e strumenti ad alto impatto deve essere applicata a livello di codice e policy, senza affidarsi alla sola obbedienza dell’LLM.</p>



<h2 class="wp-block-heading">AWS CLI espone le sessioni EMR agli attacchi man-in-the-middle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda vulnerabilità AWS, <strong>CVE-2026-18654</strong>, riguarda i comandi helper di <strong>AWS CLI</strong> utilizzati per interagire con i cluster <strong>Amazon Elastic MapReduce</strong>. Le operazioni <code>aws emr ssh</code>, <code>aws emr socks</code>, <code>aws emr put</code> e <code>aws emr get</code> disabilitavano la verifica della chiave SSH dell’host attraverso un’opzione incorporata direttamente nel codice. In una rete controllata o compromessa, un attaccante posizionato tra il client e l’endpoint EMR poteva quindi impersonare il cluster, intercettare una sessione amministrativa o osservare e modificare i file trasferiti. La protezione SSH non dipende soltanto dalla cifratura del canale: la verifica della chiave dell’host serve a dimostrare che il client stia parlando con il server corretto. Disattivarla elimina la principale difesa contro l’intercettazione attiva, anche quando la connessione appare normalmente cifrata. Il <em><a href="https://aws.amazon.com/it/security/security-bulletins/2026-071-aws/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bollettino AWS su CVE-2026-18654</a></em> indica come vulnerabili <strong>AWS CLI v1 fino alla 1.45.27</strong> e <strong>AWS CLI v2 fino alla 2.35.2</strong>. Le versioni corrette sono rispettivamente <strong>1.45.28</strong> e <strong>2.35.3</strong>. Non è disponibile una mitigazione alternativa, perché l’opzione SSH insicura era hardcoded e non poteva essere sovrascritta dall’utente attraverso la configurazione locale. Le organizzazioni devono aggiornare tutti i sistemi dai quali vengono amministrati i cluster EMR, comprese workstation, jump host, immagini container e pipeline automatizzate. La correzione deve essere applicata anche alle copie interne o alle versioni derivate della CLI, evitando che strumenti apparentemente aggiornati continuino a richiamare il vecchio comportamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Amazon MQ MCP Server può consegnare credenziali a un endpoint ostile</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CVE-2026-18655</strong> interessa <strong>awslabs.amazon-mq-mcp-server</strong>, server basato sul <strong>Model Context Protocol</strong> che permette agli assistenti AI di interagire con broker <strong>Amazon MQ</strong>. Nelle versioni fino alla <strong>2.0.23</strong>, gli strumenti dedicati alla connessione RabbitMQ non limitavano correttamente gli endpoint autorizzati. Un attaccante remoto non autenticato poteva introdurre nel contesto del client MCP un hostname costruito appositamente e indurre il server a collegarsi a un’infrastruttura sotto il suo controllo. Durante la connessione, il componente poteva inviare all’endpoint ostile le credenziali del broker Amazon MQ o i token di accesso <strong>OAuth</strong>, trasformando una normale operazione dell’agente in un canale di esfiltrazione. Il difetto non richiede una violazione diretta del broker: sfrutta la capacità del modello e del server MCP di scegliere dinamicamente la destinazione della connessione sulla base del contesto ricevuto. Il <em><a href="https://aws.amazon.com/it/security/security-bulletins/2026-070-aws/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bollettino AWS relativo ad Amazon MQ MCP Server</a></em> indica la versione <strong>2.0.24</strong> come corretta e raccomanda, dopo l’aggiornamento, la rotazione delle credenziali del broker. L’operazione è necessaria perché la patch impedisce nuove esposizioni, ma non rende nuovamente sicuri segreti che potrebbero essere già stati inviati a un endpoint controllato da terzi. La vulnerabilità si inserisce nel problema più ampio della sicurezza degli agenti, già emerso quando <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/31/copilot-word-prompt-nascosti/">Copilot ha elaborato prompt malevoli nascosti nei documenti Word</a></strong>. Quando un sistema AI può selezionare endpoint, aprire shell o usare credenziali cloud, ogni informazione non affidabile deve essere trattata come input potenzialmente capace di modificare il flusso operativo. Consentire soltanto destinazioni approvate, separare i segreti dal contesto del modello e applicare controlli deterministici prima dell’esecuzione diventano requisiti strutturali, non mitigazioni facoltative.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/cpanel-aws-vulnerabilita-critiche/">CISA, cPanel e AWS affrontano falle sfruttate e vulnerabilità critiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/pass-ta-key-google-password-manager/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Malware]]></category>
		<category><![CDATA[Credential Stuffing]]></category>
		<category><![CDATA[Palo Alto Networks]]></category>
		<category><![CDATA[password manager]]></category>
		<category><![CDATA[Unit 42]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256171</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tre attacchi contro Google Password Manager permettono al malware di usare, sostituire o estrarre le passkey sincronizzate su Chrome per Windows.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/pass-ta-key-google-password-manager/">Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6e1.png" alt="🛡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Executive Summary</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Pass-ta-key sfrutta un dispositivo Windows già compromesso per ottenere autenticazioni valide senza PIN, biometria o interazione dell’utente.</li>



<li>Silver Pass-ta-key registra una chiave di verifica controllata dall’attaccante, mentre Golden Pass-ta-key punta al segreto che protegge tutte le passkey sincronizzate.</li>



<li>Gli attacchi non violano la crittografia delle passkey: sfruttano fiducia del dispositivo, recupero delle credenziali e controlli WebAuthn incompleti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tre nuove tecniche denominate <strong>Pass-ta-key</strong>, <strong>Silver Pass-ta-key</strong> e <strong>Golden Pass-ta-key</strong> mostrano come un malware già presente su un computer Windows possa abusare delle passkey sincronizzate attraverso <strong>Google Password Manager</strong>. Gli attacchi consentono, con livelli differenti di gravità, di ottenere una risposta di autenticazione valida, registrare una chiave controllata dall’attaccante o recuperare il materiale necessario a decifrare le chiavi private sincronizzate. La ricerca riguarda <strong>Google Chrome su Windows</strong>, dispositivi dotati di <strong>Trusted Platform Module</strong> e sistemi già compromessi. Non viene violata la crittografia alla base di WebAuthn: il problema emerge nei flussi che collegano dispositivo, browser, autenticatore cloud, recupero dell’account e verifica effettiva dell’utente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pass-ta-key trasforma il dispositivo compromesso in un autenticatore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le passkey sostituiscono password e codici temporanei con una coppia di chiavi crittografiche: la chiave pubblica viene registrata presso il servizio, mentre quella privata rimane nell’autenticatore dell’utente e firma le richieste di accesso. Con Google Password Manager, le credenziali possono essere sincronizzate tra più dispositivi dopo essere state cifrate. Questo modello offre una protezione nettamente superiore contro phishing, riutilizzo delle password e credential stuffing, ma continua a dipendere dall’affidabilità dell’endpoint che richiede l’autenticazione. Nell’<em><a href="https://unit42.paloaltonetworks.com/passwordless-authentication-security-risks/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi tecnica dedicata alla superficie d’attacco delle passkey sincronizzate</a></em>, <strong>Unit 42</strong> descrive tre tecniche che partono tutte dalla presenza preventiva di malware sul computer della vittima. Chrome conserva nel database locale di sincronizzazione informazioni codificate sulle credenziali WebAuthn, tra cui servizio associato, nome utente, identificatore della credenziale e chiave privata cifrata. Questi metadati possono essere letti da un processo eseguito con i normali privilegi dell’utente e permettono all’attaccante di individuare gli account sui quali la vittima utilizza una passkey. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="568" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-48-1024x568.png" alt="image 48" class="wp-image-256173" title="Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 19" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-48-1024x568.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-48-300x166.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-48-768x426.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-48-640x355.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-48.png 1262w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 24</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tecnica, chiamata <strong>Pass-ta-key</strong>, recupera la chiave di identità del dispositivo protetta dal TPM e sfrutta le API crittografiche di Windows per farle firmare una richiesta controllata dall’attaccante. Google Cloud Authenticator interpreta la richiesta come proveniente da un dispositivo già riconosciuto e restituisce un’asserzione crittograficamente valida, senza che la vittima sblocchi il computer, utilizzi il PIN, fornisca un dato biometrico o visualizzi una richiesta. La tecnica non estrae direttamente la chiave privata dal TPM, ma usa il dispositivo compromesso come un oracolo di firma. Il rischio conferma che l’evoluzione verso l’autenticazione senza password, già visibile con <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2023/10/29/android-credential-manager-autenticazione-sicura-con-passkeys/">l’integrazione delle passkey in Android Credential Manager</a></strong>, riduce gli attacchi basati sui segreti condivisi senza eliminare quelli successivi alla compromissione dell’endpoint.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il controllo User Verified decide se il primo attacco riesce</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’asserzione ottenuta con Pass-ta-key contiene un indicatore fondamentale chiamato <strong>User Verified</strong>, o <strong>UV</strong>, che segnala se l’utente ha realmente confermato l’operazione attraverso PIN, biometria o un altro meccanismo di sblocco. Nel primo attacco il flag rimane disattivato. Un servizio che richiede la verifica dell’utente e controlla correttamente questo valore deve quindi rifiutare l’accesso, anche se la firma crittografica è valida. Durante i test, <strong>GitHub</strong> ha bloccato l’asserzione perché applicava il controllo previsto, mentre <strong>eBay</strong> l’ha inizialmente accettata nonostante avesse richiesto la verifica dell’utente. Il servizio ha successivamente corretto la propria implementazione dopo la segnalazione dei ricercatori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="526" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-49-1024x526.png" alt="image 49" class="wp-image-256174" title="Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 20" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-49-1024x526.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-49-300x154.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-49-768x394.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-49-640x329.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-49.png 1363w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 25</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Il caso dimostra che impostare <code>userVerification</code> su <code>required</code> nella richiesta WebAuthn non basta: il relying party deve anche controllare il flag restituito dall’autenticatore prima di creare la sessione. Una passkey può quindi essere crittograficamente autentica ma non soddisfare il livello di verifica richiesto dal servizio. Questa distinzione è importante perché la sicurezza passwordless dipende dall’intera catena di validazione e non soltanto dalla protezione della chiave privata. Lo stesso principio emerge nelle campagne che aggirano i normali fattori di accesso senza rubare direttamente la password, come il <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/14/phishing-ai-jalisco-passwordless-entra/">phishing passwordless contro Microsoft Entra che manipola i flussi di autenticazione</a></strong>. Le passkey restano resistenti al phishing tradizionale perché sono associate al dominio legittimo, ma un attaccante già presente sul sistema può tentare di manipolare il browser, il dispositivo fidato o le condizioni con cui il servizio valuta l’asserzione ricevuta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Silver Pass-ta-key registra una chiave controllata dall’attaccante</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Silver Pass-ta-key</strong> supera il limite del flag UV intervenendo durante la registrazione del dispositivo presso l’autenticatore cloud. Il malware invalida lo stato locale utilizzato da Chrome o elimina i dati che identificano la precedente configurazione, costringendo il browser ad avviare un nuovo processo di enrollment. In questa fase la chiave destinata alla verifica dell’utente può essere creata in un secondo momento. L’attaccante sfrutta questa finestra per generare una propria coppia crittografica e registrare la chiave pubblica controllata come nuova <strong>user-verification key</strong>. Secondo la ricerca, il servizio cloud non verifica in modo sufficiente che la chiave appena aggiunta provenga da hardware attendibile o da un’operazione realmente autorizzata dall’utente. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="504" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-50-1024x504.png" alt="image 50" class="wp-image-256175" title="Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 21" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-50-1024x504.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-50-300x148.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-50-768x378.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-50-640x315.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-50.png 1422w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 26</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le richieste firmate con la chiave dell’attaccante possono quindi presentare il flag UV attivo, facendo apparire come completato uno sblocco biometrico o tramite PIN mai avvenuto. A differenza della prima tecnica, Silver Pass-ta-key permette di autenticarsi successivamente da un sistema diverso senza mantenere l’accesso al computer originariamente compromesso. L’attaccante non si limita a sfruttare temporaneamente il dispositivo della vittima, ma introduce un nuovo elemento di fiducia nel sistema di sincronizzazione. La debolezza risiede quindi nei processi di onboarding, recupero e registrazione delle chiavi, che devono applicare controlli almeno equivalenti a quelli utilizzati durante l’autenticazione ordinaria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="700" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-51.png" alt="image 51" class="wp-image-256176" title="Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 22" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-51.png 760w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-51-300x276.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-51-640x589.png 640w" sizes="auto, (max-width: 760px) 100vw, 760px" /><figcaption>Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 27</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La crescente diffusione di passkey su browser, sistemi operativi e servizi social, descritta anche con <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2025/06/19/tiktok-verso-il-ban-negli-usa-meta-introduce-autenticazione-passkey-su-facebook-e-instagram/">l’adozione dell’autenticazione passwordless da parte di Meta</a></strong>, rende questi flussi di recupero un obiettivo sempre più interessante: quando una credenziale non può essere reimpostata come una normale password, l’attaccante tenta di farsi riconoscere come nuovo dispositivo legittimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Golden Pass-ta-key punta al segreto di tutte le passkey sincronizzate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnica più grave, <strong>Golden Pass-ta-key</strong>, prende di mira il <strong>Security Domain Secret</strong>, un segreto di 32 byte utilizzato per proteggere il materiale crittografico delle passkey sincronizzate. Il valore viene reso disponibile al client durante alcune operazioni di registrazione o recupero del dispositivo. I ricercatori hanno inizialmente rilevato che Chrome lo esponeva in chiaro nei log interni FIDO; Google ha eliminato questa presenza dopo la segnalazione. Secondo Unit 42, tuttavia, il segreto deve ancora raggiungere Chrome e rimane temporaneamente accessibile nella memoria del processo. Un malware può forzare una nuova registrazione, individuare il valore mentre viene elaborato e usarlo per decifrare i record sincronizzati conservati localmente. L’attaccante potrebbe così recuperare le chiavi private delle passkey, trasferirle su un altro sistema e utilizzarle senza dipendere ulteriormente dal dispositivo della vittima.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="504" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-52-1024x504.png" alt="image 52" class="wp-image-256177" title="Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 23" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-52-1024x504.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-52-300x148.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-52-768x378.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-52-640x315.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-52.png 1422w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager 28</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> La ricerca sostiene inoltre che il segreto potrebbe proteggere anche credenziali sincronizzate successivamente, ampliando l’impatto oltre gli account già presenti al momento dell’infezione. Non è stato però associato alcun codice <strong>CVE</strong>, non risultano campagne di sfruttamento attivo e la documentazione pubblicata non chiarisce se tutte le varianti siano state completamente corrette nei servizi di produzione. La ricerca si concentra su Chrome per Windows con TPM e non dimostra automaticamente la stessa esposizione su Android, ChromeOS, macOS o altri password manager. Google descrive le passkey custodite nel proprio gestore come cifrate end-to-end e protette da chiavi accessibili soltanto sui dispositivi dell’utente; Golden Pass-ta-key non contesta questa architettura, ma mostra che un segreto destinato a un client compromesso può diventare accessibile mentre viene utilizzato. L’evoluzione di <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/06/02/google-password-manager-csv-android-pixel-shadps4/">Google Password Manager come archivio sincronizzato di credenziali e passkey</a></strong> aumenta quindi l’importanza della protezione della memoria del browser e dei flussi con cui un nuovo dispositivo viene ammesso nel dominio di sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/pass-ta-key-google-password-manager/">Pass-ta-key espone le passkey sincronizzate di Google Password Manager</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/midnight-blizzard-captivecrunch-wifi-hotel/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Varriale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra Cibernetica]]></category>
		<category><![CDATA[APT29]]></category>
		<category><![CDATA[CaptiveCrunch]]></category>
		<category><![CDATA[ChocoShell infostealer]]></category>
		<category><![CDATA[ClickFix]]></category>
		<category><![CDATA[CornFlake]]></category>
		<category><![CDATA[CornFlake RAT]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft 365]]></category>
		<category><![CDATA[Midnight Blizzard]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Storm-2945]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256165</guid>

					<description><![CDATA[<p>Midnight Blizzard manipola Wi-Fi e captive portal per distribuire malware, rubare credenziali e compromettere account Microsoft 365.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/midnight-blizzard-captivecrunch-wifi-hotel/">Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6e1.png" alt="🛡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Executive Summary</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Storm-2945 manipola DNS e traffico HTTP delle reti Wi-Fi servite da captive portal in hotel, centri congressi e spazi condivisi.</li>



<li>La campagna distribuisce i malware CornFlake e ChocoShell, ruba password, cookie, token Microsoft 365 e controlla webcam e microfono.</li>



<li>Microsoft raccomanda connessioni mobili private, blocco del device code flow, MFA resistente al phishing e divieto di aggiornamenti proposti dai captive portal.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Midnight Blizzard</strong>, gruppo di spionaggio attribuito dai governi statunitense e britannico al servizio di intelligence estero russo <strong>SVR</strong>, ha trasformato le reti Wi-Fi di hotel, centri congressi e altri luoghi frequentati dai viaggiatori in un vettore per distribuire malware e rubare credenziali aziendali. La campagna, denominata <strong>CaptiveCrunch</strong>, manipola il traffico DNS e HTTP gestito dai captive portal per mostrare falsi aggiornamenti di Windows e dei browser, pagine ClickFix e richieste di autenticazione Microsoft. Secondo <strong>Microsoft Threat Intelligence</strong>, le operazioni sono condotte da <strong>Storm-2945</strong>, un sottogruppo operativo di Midnight Blizzard attivo almeno da febbraio 2026 e collegato ad attacchi contro account Microsoft 365, diplomatici, governi e fornitori tecnologici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CaptiveCrunch controlla il traffico delle reti Wi-Fi condivise</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Microsoft osserva da maggio 2026 compromissioni diffuse di reti utilizzate da strutture ricettive e organizzazioni che offrono accesso Wi-Fi attraverso captive portal, le pagine che chiedono all’utente di accettare condizioni, inserire il numero della camera o autenticarsi prima di navigare. Storm-2945 altera le risposte DNS e il traffico HTTP per collocarsi in posizione <strong>adversary-in-the-middle</strong>, intercettando i controlli automatici con cui browser e sistemi operativi verificano la disponibilità della connessione. La vittima viene quindi reindirizzata verso infrastrutture controllate dagli attaccanti, dove compaiono falsi aggiornamenti del browser, strumenti di riparazione dei driver, verifiche Google non riuscite o procedure manuali che invitano a copiare ed eseguire comandi nel terminale. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1016" height="742" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-45.png" alt="image 45" class="wp-image-256166" title="Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori 29" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-45.png 1016w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-45-300x219.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-45-768x561.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-45-640x467.png 640w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori 32</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’<em><a href="https://www.microsoft.com/en-us/security/blog/2026/07/31/captivecrunch-midnight-blizzard-targets-travelers-worldwide-for-malware-delivery-and-credential-theft/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi tecnica di Microsoft sulla campagna CaptiveCrunch</a></em> segnala compromissioni in più Paesi e rileva caratteristiche comuni nelle apparecchiature e nei sistemi di gestione presenti nelle reti coinvolte. Questo elemento suggerisce che l’operazione potrebbe non dipendere soltanto dall’intrusione separata nei singoli hotel, ma dall’accesso a servizi condivisi all’interno dell’ecosistema dei captive portal. Le nuove evidenze ampliano quanto già emerso con il <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/26/hacker-dns-hotel-microsoft-365/">dirottamento del DNS degli hotel usato per rubare account Microsoft 365</a></strong>: l’obiettivo non è colpire indiscriminatamente gli ospiti, ma intercettare viaggiatori aziendali, diplomatici e professionisti che accedono a risorse sensibili da reti considerate temporaneamente necessarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CornFlake trasforma il falso aggiornamento in sorveglianza completa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il principale impianto persistente distribuito dalla campagna è <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2025/08/23/malware-evolvono-con-loader-quirkyloader-vshell-cornflakev3-e-crescono-tattiche-clickfix/" data-type="post" data-id="135473">CornFlake</a></strong>, un RAT per Windows scritto in <strong>Go</strong> e dotato di funzioni di controllo remoto, raccolta dei dati e sorveglianza audiovisiva. Quando viene eseguito, il malware mostra una finestra credibile che simula Windows Update, Microsoft Defender, DirectX, Visual C++, un controllo del disco o l’aggiornamento del browser, mentre copia il proprio eseguibile nella cartella <code>%APPDATA%\svchost32\svchost32.exe</code>. CornFlake registra quindi un servizio denominato <strong>Cloud Sync Service</strong>, crea chiavi Run nel registro e attività pianificate, affiancandole con un watchdog che ripristina automaticamente i meccanismi di persistenza rimossi dai difensori.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="378" height="255" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-46.png" alt="image 46" class="wp-image-256167" title="Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori 30" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-46.png 378w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-46-300x202.png 300w" sizes="auto, (max-width: 378px) 100vw, 378px" /><figcaption>Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori 33</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Il RAT registra le battute della tastiera, controlla gli appunti, cattura screenshot, attiva microfono e webcam, analizza i supporti USB, cerca documenti e chiavi crittografiche e mette a disposizione una shell remota basata su cmd.exe o PowerShell. Il modulo dedicato ai browser utilizza componenti derivati da <strong>ChromeKatz</strong> per estrarre cookie e password anche da installazioni Chromium protette con <strong>App-Bound Encryption</strong>, mentre per Firefox sfrutta i database e i meccanismi NSS. Le comunicazioni con il server di comando utilizzano uno scambio <strong>ECDH P-256</strong>, una chiave di sessione derivata con SHA-256 e un protocollo JSON cifrato, rendendo difficile ricostruire retroattivamente il traffico senza possedere la chiave effimera della singola sessione. La consegna attraverso falsi aggiornamenti e istruzioni manuali riprende il modello <strong>ClickFix</strong>, già utilizzato in <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/31/clickfix-etherhiding-wallet-corea-nord/">campagne capaci di nascondere il payload in infrastrutture web legittime</a></strong>, ma lo sposta dentro una rete Wi-Fi compromessa, aumentando la credibilità dell’avviso mostrato subito dopo la connessione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ChocoShell ruba token e sessioni Microsoft 365</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a CornFlake opera <strong>ChocoShell</strong>, un infostealer PowerShell eseguito interamente in memoria e progettato per sottrarre cookie dei browser, password salvate, credenziali Wi-Fi e token di accesso Microsoft 365. Il malware disabilita <strong>AMSI</strong> attraverso reflection .NET, esegue controlli temporali per individuare sandbox e utilizza percorsi HTTPS che imitano pixel di tracciamento e file JavaScript legittimi. Per ottenere privilegi elevati dispone di tre tecniche di bypass UAC basate su <strong>SilentCleanup</strong>, <code>wsreset.exe</code> e <code>sdclt.exe</code>, con una richiesta visibile di elevazione come ultima possibilità. Una volta ottenuto l’accesso amministrativo, ChocoShell impersona processi SYSTEM, crea copie shadow con <strong>VSS</strong> e recupera le chiavi necessarie a decifrare i dati dei browser Chromium. Il malware può inoltre avviare Chrome, Edge e Brave con una porta di debugging remoto e interrogare il <strong>Chrome DevTools Protocol</strong>, lasciando che sia il browser stesso a decifrare i cookie e restituirli in chiaro. Particolarmente pericolosa è la raccolta dei file <code>.tbres</code> presenti nella cache Token Broker, perché consente di acquisire access token, refresh token e sessioni <strong>Microsoft 365</strong> e <strong>Microsoft Entra ID</strong> riutilizzabili anche senza conoscere la password. La tecnica si inserisce in un panorama nel quale l’identità cloud è diventata il bersaglio principale: il <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/23/device-code-phishing-mfa-microsoft-365/">device code phishing può aggirare l’MFA e consegnare l’account Microsoft 365 agli attaccanti</a></strong>, mentre piattaforme criminali più recenti combinano token OAuth, sessioni del browser e registrazione di dispositivi per mantenere l’accesso anche dopo il cambio delle credenziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il device code phishing sfrutta una pagina Microsoft autentica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 16 luglio una parte delle pagine CaptiveCrunch ha iniziato a indirizzare le vittime verso procedure di <strong>device code authentication</strong>, un flusso OAuth legittimo pensato per televisori, dispositivi IoT e sistemi privi di un’interfaccia completa per il login. L’attaccante avvia la richiesta sul proprio dispositivo e convince la vittima a inserire il codice ricevuto in una vera pagina Microsoft. L’utente vede quindi il dominio corretto, completa l’autenticazione e approva inconsapevolmente la sessione aperta dall’operatore ostile. L’integrazione con il captive portal rende l’inganno più credibile, perché la richiesta appare nel momento in cui il viaggiatore si aspetta di dover confermare l’accesso alla rete o ripristinare la connettività. Storm-2945 aveva già condotto da febbraio campagne di phishing basate su device code e codici OAuth, ottenendo la registrazione di dispositivi in Entra e l’accesso ai dati di Microsoft 365. La tecnica non è nuova per Midnight Blizzard: attività analoghe erano state collegate a <strong>Storm-2372</strong>, mentre strumenti criminali recenti hanno mostrato come <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/08/debull-device-code-microsoft-365-scattered-spider/">gli account Microsoft 365 possano essere sottratti senza chiedere direttamente la password</a></strong>. CaptiveCrunch modifica però il contesto dell’attacco, perché unisce manipolazione del traffico, social engineering, malware e abuso dell’identità cloud in un’unica catena avviata dalla connessione a una rete ospite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">FruitStone coordina malware, operatori e infrastruttura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Microsoft ha identificato anche <strong>FruitStone</strong>, il pannello web utilizzato per amministrare l’infrastruttura CaptiveCrunch. L’interfaccia si presenta come una piattaforma aziendale chiamata <strong>CloudSync Console</strong> e consente agli operatori di visualizzare i sistemi compromessi, aprire shell remote, esplorare i file, acquisire screenshot, attivare webcam e microfono, scaricare credenziali e modificare in tempo reale la configurazione degli impianti. Un wizard permette di generare nuove build di CornFlake scegliendo server C2, moduli di raccolta, tecniche di offuscamento, estensioni dei file da cercare e modalità del falso aggiornamento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="672" height="269" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-47.png" alt="image 47" class="wp-image-256168" title="Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori 31" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-47.png 672w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-47-300x120.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-47-640x256.png 640w" sizes="auto, (max-width: 672px) 100vw, 672px" /><figcaption>Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori 34</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Il pannello gestisce inoltre proxy intermedi, certificati TLS, server di staging, profili di beacon e domini DNS di fallback. L’adozione di account separati, sessioni revocabili e controlli contro il brute force indica un’infrastruttura progettata per più operatori e campagne prolungate. Microsoft ha osservato anche un uso significativo dell’<strong>intelligenza artificiale</strong> a supporto delle operazioni e ritiene che i commenti dettagliati presenti nel codice ChocoShell possano essere compatibili con una produzione assistita da modelli generativi. Questo non dimostra che l’intera piattaforma sia stata creata dall’AI, ma evidenzia come gli attori statali stiano incorporando strumenti generativi nello sviluppo, nell’adattamento e nella documentazione del malware.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reti degli hotel devono essere considerate non affidabili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La principale mitigazione consiste nel non attribuire fiducia alla rete soltanto perché appartiene a un hotel, aeroporto o centro congressi riconoscibile. Microsoft raccomanda di preferire hotspot personali, connessioni cellulari, eSIM o dispositivi di viaggio amministrati dall’azienda, evitando di scaricare aggiornamenti, certificati, utility di rete o strumenti di sicurezza proposti da un captive portal. Gli aggiornamenti devono essere avviati esclusivamente attraverso Windows Update, il browser o i canali ufficiali del produttore. Le organizzazioni possono impedire ai dispositivi gestiti di collegarsi a reti Wi-Fi non configurate tramite <strong>MDM</strong>, adottare passkey e autenticazione resistente al phishing e bloccare il device code flow quando non è indispensabile. Dove il flusso deve rimanere disponibile, occorre limitarlo attraverso <strong>Conditional Access</strong>, dispositivi conformi e località attendibili. I team di sicurezza devono inoltre monitorare la creazione di eseguibili nei minuti successivi ai controlli automatici di connettività, la registrazione di servizi chiamati <code>svchost32</code>, le modifiche alle chiavi Run, le attività pianificate anomale, la disattivazione di AMSI e l’accesso insolito ai database dei browser. L’attribuzione a Midnight Blizzard collega CaptiveCrunch a una strategia di spionaggio persistente già emersa quando <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2024/03/08/midnight-blizzard-microsoft/">il gruppo russo aveva compromesso account e sistemi interni di Microsoft</a></strong>. La differenza è che il nuovo accesso iniziale non passa necessariamente dalla rete della vittima: può iniziare durante una trasferta, nel breve intervallo in cui un dipendente collega il portatile aziendale al Wi-Fi dell’albergo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/midnight-blizzard-captivecrunch-wifi-hotel/">Midnight Blizzard dirotta il Wi-Fi degli hotel per colpire i viaggiatori</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/google-pixel-11-pro-fold-teaser-preordini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Google Pixel fold]]></category>
		<category><![CDATA[Google Tensor G]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256218</guid>

					<description><![CDATA[<p>Google pubblica il primo teaser di Pixel 11 Pro Fold e prepara l’apertura anticipata dei preordini il 12 agosto.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/google-pixel-11-pro-fold-teaser-preordini/">Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4cc.png" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> In Sintesi</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il primo video ufficiale mostra la sagoma di Pixel 11 Pro Fold, il display interno, la cerniera e il nuovo modulo fotografico posteriore.</li>



<li>Google dovrebbe aprire i preordini il 12 agosto prima dell’inizio dell’evento Made by Google dedicato alla nuova gamma hardware.</li>



<li>Tensor G6, display interno da 8 pollici e prezzi europei da 1.999 euro restano indiscrezioni in attesa della presentazione ufficiale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Google</strong> ha pubblicato il primo teaser video ufficiale di <strong>Pixel 11 Pro Fold</strong>, confermando l’imminente debutto del nuovo smartphone pieghevole. Il filmato di quindici secondi mostra la sagoma del dispositivo, parte dello schermo interno, il movimento di apertura e il modulo fotografico posteriore. Il design riprende la struttura del Pixel 10 Pro Fold, ma introduce una camera bar più pulita e un corpo apparentemente più sottile. Il Google Store ha inoltre avviato il conto alla rovescia per il <strong>12 agosto</strong>, lasciando intendere che i preordini della serie Pixel 11 potrebbero partire diverse ore prima dell’evento Made by Google previsto a New York.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il teaser conferma forma e meccanismo del pieghevole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il filmato utilizza lo slogan “To switch phones, you have to be open to what’s new. And to what opens”, costruito intorno al doppio significato dell’apertura mentale e del meccanismo pieghevole. Google evita di mostrare frontalmente il dispositivo per tutta la durata del video, ma offre comunque alcuni dettagli sufficienti a confermare le anticipazioni circolate nelle ultime settimane. Si distinguono il profilo metallico, la cerniera, il display interno e la parte posteriore con la tradizionale camera bar Pixel. Il gruppo ottico utilizza un’apertura a pillola che emerge dalla superficie orizzontale e appare circondato da meno metallo rispetto alla generazione precedente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="568" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-70-1024x568.png" alt="image 70" class="wp-image-256219" title="Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini 35" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-70-1024x568.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-70-300x167.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-70-768x426.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-70-640x355.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-70.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini 37</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Il telefono sembra mantenere una struttura a libro, con uno schermo esterno utilizzabile da chiuso e un pannello più ampio accessibile dopo l’apertura. La configurazione corrisponde ai render già emersi nel dossier sul <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/13/pixel-11-pro-fold-vs-pixel-10-pro-fold/">Pixel 11 Pro Fold con Tensor G6 e design più sottile</a>, ma il teaser rappresenta il primo materiale diffuso direttamente da Google e trasforma quindi l’esistenza del prodotto da indiscrezione a conferma ufficiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il design evolve senza rompere con Pixel 10 Pro Fold</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pixel 11 Pro Fold non sembra introdurre una rivoluzione estetica. Google conserva la continuità con Pixel 10 Pro Fold, intervenendo soprattutto su spessore, peso e organizzazione del comparto fotografico. Le precedenti immagini promozionali attribuiscono al dispositivo una scocca più leggera e una cornice interna ottimizzata, senza modificare radicalmente le dimensioni dei due pannelli. Il display pieghevole dovrebbe rimanere vicino agli <strong>8 pollici</strong>, mentre quello esterno dovrebbe conservare proporzioni simili a uno smartphone tradizionale. Questa scelta riduce il rischio di incompatibilità con applicazioni e interfacce già adattate alla generazione precedente, ma rende più difficile comunicare il salto generazionale attraverso il solo design.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Google Pixel 11 Pro Fold | Open" width="1240" height="698" src="https://www.youtube.com/embed/eSBwmBHCQwI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Google punta quindi sulla maturazione del formato: una cerniera meno invasiva, un corpo più sottile e una superficie interna più efficiente possono incidere maggiormente nell’uso quotidiano rispetto a un cambiamento puramente stilistico. La nuova finitura Pine era già comparsa nei <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/31/pixel-11-render-colori-finitura-opaca/">render ufficiali della gamma Pixel 11 con colori e superficie opaca</a>, anche se il teaser utilizza luci e testi verdi senza mostrare chiaramente la colorazione del dispositivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pixel Glow potrebbe entrare anche nel modello Fold</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini precedenti hanno mostrato nel modulo fotografico un elemento luminoso circolare conosciuto durante lo sviluppo come <strong>Pixel Glow</strong> e potenzialmente destinato al mercato con il nome <strong>HiLight</strong>. Google non ne dimostra il funzionamento nel nuovo teaser, quindi la presenza e le capacità sul modello Fold non possono ancora essere considerate completamente confermate. Le indiscrezioni attribuiscono al sistema animazioni colorate per chiamate, notifiche, interazioni con Gemini e altri eventi, trasformando il retro dello smartphone in una superficie informativa visibile quando il dispositivo è appoggiato con lo schermo rivolto verso il basso. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="840" height="472" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-71.png" alt="image 71" class="wp-image-256220" title="Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini 36" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-71.png 840w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-71-300x169.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-71-768x432.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-71-640x360.png 640w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini 38</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il componente era già stato individuato nel codice di Android 17 e successivamente mostrato nelle campagne promozionali dei modelli Pro, come ricostruito nell’articolo su <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/16/pixel-glow-android-17/">Pixel Glow e le nuove funzioni di Android 17</a>. Sul pieghevole potrebbe assumere un’utilità maggiore, perché permetterebbe di riconoscere alcune attività anche quando entrambi gli schermi risultano chiusi o non immediatamente visibili. Google dovrà però chiarire personalizzazione, consumo energetico e possibilità di disattivare completamente gli effetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tensor G6 resta il principale aggiornamento interno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pixel 11 Pro Fold dovrebbe utilizzare <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/05/10/pixel-11-tensor-g6-2/" data-type="post" data-id="248499">Tensor G6</a></strong>, primo processore Google prodotto da TSMC con processo a <strong>2 nanometri</strong>. Le informazioni disponibili attribuiscono al chip una CPU con configurazione 1+4+2, una NPU rafforzata per i modelli Gemini e il modem <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2025/10/04/pixel-11-rompe-con-samsung-modem-mediatek-m90-sul-tensor-g6-e-sfida-galaxy-s26-e-iphone-17/" data-type="post" data-id="138553">MediaTek M90</a></strong>, chiamato a migliorare ricezione, temperatura ed efficienza rispetto alle precedenti soluzioni Samsung. Il nuovo nodo produttivo può ridurre i consumi e limitare il surriscaldamento, due problemi particolarmente importanti in un pieghevole sottile, dove lo spazio per dissipazione e batteria viene diviso tra le due metà del telaio. Il dispositivo dovrebbe integrare anche il chip di sicurezza <strong>Titan M3</strong> e un materiale M16 più efficiente per il pannello interno. Queste caratteristiche non sono state mostrate né confermate nel teaser e restano quindi parte del quadro pre-lancio. Le potenzialità del processore sono state approfondite nel confronto tra <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/17/pixel-11-pro-xl-vs-galaxy-s26-ultra/">Pixel 11 Pro XL e Galaxy S26 Ultra</a>, dove Tensor G6 emerge come piattaforma concentrata soprattutto su AI, fotografia computazionale e riduzione dei consumi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I preordini potrebbero aprire prima dell’evento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Google Store mostra un conto alla rovescia che termina il <strong>12 agosto alle 7:00 del Pacifico</strong>, corrispondenti alle 16:00 in Italia. L’evento Made by Google dovrebbe invece iniziare alle 15:00 del Pacifico, mezzanotte italiana tra il 12 e il 13 agosto. La differenza suggerisce che i preordini possano aprire circa otto ore prima della presentazione ufficiale, una strategia insolita ma non completamente nuova per Google. Anche Best Buy ha predisposto una pagina con un conto alla rovescia dedicato alle prenotazioni della serie Pixel 11. L’apertura anticipata consentirebbe al gruppo di raccogliere ordini durante l’intera giornata e ridurre la distanza commerciale dai Galaxy Z Fold 8, che stanno registrando una domanda superiore alle previsioni. Rimane da capire se Pixel 11 Pro Fold sarà acquistabile immediatamente oppure se alcuni modelli della gamma riceveranno finestre differenti. Le indiscrezioni indicano prezzi europei di <strong>1.999 euro per 256 GB</strong>, 2.129 euro per 512 GB e 2.389 euro per 1 TB, ma soltanto l’evento potrà confermare listini, promozioni e disponibilità italiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Google deve dimostrare che il Fold vale il rincaro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il teaser conferma che Google considera Pixel 11 Pro Fold parte centrale della nuova famiglia e non un esperimento separato. Il mercato pieghevole è però diventato più competitivo: Samsung ha migliorato proporzioni, peso e spessore dei Galaxy Z Fold 8, mentre Honor, Oppo e Motorola continuano a comprimere i prezzi e ad aumentare la capacità delle batterie. Google dovrà quindi giustificare un possibile aumento di prezzo attraverso qualità del display, autonomia, fotocamere, software e funzioni Gemini realmente progettate per il grande schermo. La società può sfruttare Android 17 per migliorare multitasking, continuità tra display e gestione delle finestre, ma l’esperienza dipenderà anche dall’adattamento delle applicazioni di terze parti. Il recente <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/25/pixel-11-aumento-prezzo-crisi-memorie/">aumento dei prezzi attribuito alla crisi globale delle memorie</a> aumenta ulteriormente la pressione sul posizionamento. Il primo video mostra un prodotto ormai pronto al lancio; il 12 agosto dovrà chiarire se l’evoluzione hardware e software sia sufficiente a rendere Pixel 11 Pro Fold un’alternativa concreta ai pieghevoli Samsung.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/google-pixel-11-pro-fold-teaser-preordini/">Google mostra Pixel 11 Pro Fold e anticipa l’apertura dei preordini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<media:content url="https://www.youtube.com/embed/eSBwmBHCQwI" medium="video" width="1280" height="720">
			<media:player url="https://www.youtube.com/embed/eSBwmBHCQwI" />
			<media:title type="plain">Google Pixel 11 Pro Fold | Open</media:title>
			<media:description type="html"><![CDATA[To switch phones, you have to be open to what’s new. And to what opens. Google #Pixel11 Pro Fold.Ask more of your phone. August 12. Learn more and sign up fo...]]></media:description>
			<media:thumbnail url="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/google-pixel-11-pro-fold-teaser-preordini.jpg" />
			<media:rating scheme="urn:simple">nonadult</media:rating>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Apple stretta tra Telegram e cause mentre l’India estende gli incentivi</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/apple-telegram-russia-india-cause-openai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 13:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[causa legale]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
		<category><![CDATA[OpenAI]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Telegram]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256204</guid>

					<description><![CDATA[<p>Apple ripristina Telegram dopo la rimozione globale, affronta Russia e class action mentre l’India prepara incentivi fino al 2041.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/apple-telegram-russia-india-cause-openai/">Apple stretta tra Telegram e cause mentre l’India estende gli incentivi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4cc.png" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> In Sintesi</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Apple ha rimosso temporaneamente Telegram dopo avere rilevato materiale pedopornografico, ripristinando l’app quando contenuti e account sono stati eliminati.</li>



<li>Russia, Brasile e tribunali statunitensi contestano ad Apple preinstallazione delle app nazionali, tutela dei minori e trattamento dei dati biometrici.</li>



<li>L’India valuta incentivi fiscali fino al 2041 per la produzione Apple, mentre OpenAI respinge le accuse di sottrazione di segreti industriali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Apple</strong> affronta una nuova concentrazione di pressioni regolatorie, giudiziarie e geopolitiche in mercati strategici. Nel fine settimana la società ha rimosso temporaneamente <strong>Telegram dall’App Store mondiale</strong> dopo avere individuato materiale pedopornografico disponibile sulla piattaforma, ripristinando l’app quando il contenuto e l’account responsabile sono stati eliminati. La Russia ha contemporaneamente aperto un procedimento sulla mancata preinstallazione di <strong>MAX e RuStore</strong>, mentre negli Stati Uniti e in Brasile avanzano cause relative al riconoscimento facciale di Apple Photos e ai giochi di casinò accessibili ai minori. In direzione opposta, l’India prepara incentivi fiscali fino al 2041 per consolidare la produzione locale dei dispositivi Apple.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Telegram torna sull’App Store dopo la rimozione globale</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Telegram</strong> è scomparsa per alcune ore dall’App Store in numerosi Paesi, impedendo nuove installazioni e aggiornamenti ma senza disattivare le copie già presenti sugli iPhone. Apple ha successivamente chiarito che la rimozione era stata decisa dopo una revisione interna che aveva individuato contenuti contrari alle linee guida contro il <strong>CSAM</strong>. L’applicazione è stata ripristinata quando Telegram ha rimosso il contenuto e bloccato l’utente che lo aveva pubblicato. La piattaforma non era quindi stata bandita permanentemente né colpita da un provvedimento governativo coordinato: Apple ha applicato direttamente le regole contrattuali del proprio negozio. La portata mondiale dell’intervento mostra però quanto il controllo centralizzato dell’App Store possa produrre conseguenze immediate su una piattaforma utilizzata da centinaia di milioni di persone. Il caso arriva mentre Telegram affronta pressioni crescenti sul modo in cui modera canali pubblici, gruppi e contenuti illegali. Le autorità europee avevano già aperto verifiche sulla presenza di materiale abusivo, mentre le indagini culminate nell’<a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/27/operazione-iris-arresti-csam-file-sequestrati/">Operazione Iris con sei arresti e oltre 200.000 file CSAM sequestrati</a> hanno confermato la capacità delle reti criminali di utilizzare servizi di messaggistica e archiviazione per distribuire contenuti su larga scala.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il controllo dell’App Store diventa un potere geopolitico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’episodio riapre il problema del ruolo di Apple come infrastruttura privata di accesso al mercato digitale. La società non si limita a verificare sicurezza tecnica e conformità dei pagamenti, ma può decidere se un servizio di comunicazione globale rimanga disponibile su centinaia di milioni di dispositivi. Nel caso Telegram, la violazione contestata riguarda una categoria di contenuti la cui rimozione è indispensabile e non può essere trattata come una normale disputa commerciale. Resta tuttavia rilevante che il blocco sia stato applicato simultaneamente a livello internazionale, anziché limitato al contenuto o al territorio coinvolto. La successiva riattivazione dimostra che Apple ha utilizzato la rimozione come leva per ottenere un intervento rapido del gestore. Il meccanismo può essere efficace contro gli abusi, ma concentra nella società una funzione assimilabile all’enforcement transnazionale senza la trasparenza procedurale prevista per un’autorità pubblica. Telegram si trova inoltre al centro di uno scontro politico con Mosca, dopo che <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/29/russia-accusa-pavel-durov-terrorismo/">la Russia ha accusato Pavel Durov di favoreggiamento del terrorismo</a>. L’App Store diventa così il punto nel quale sicurezza dei minori, libertà di comunicazione, sovranità nazionale e potere delle piattaforme si sovrappongono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia apre il caso su MAX e RuStore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il servizio federale antimonopolio russo ha aperto un procedimento formale contro Apple per il mancato rispetto degli obblighi relativi alla preinstallazione del messenger <a href="https://www.matricedigitale.it/2022/09/19/russia-guerra-cibernetica-coinvolge-anche-i-i-satelliti/" data-type="post" data-id="14394"><strong>MAX</strong> e del marketplace nazionale <strong>RuStore</strong></a>. Mosca impone ai produttori di dispositivi venduti nel Paese di offrire software domestico preselezionato o facilmente installabile durante la configurazione iniziale. MAX viene sostenuto dalle autorità come piattaforma nazionale per messaggistica e servizi pubblici, mentre RuStore rappresenta l’alternativa russa all’App Store. Apple non avrebbe adempiuto alla precedente diffida, facendo scattare il passaggio dall’avvertimento all’azione amministrativa. Il conflitto non riguarda soltanto la concorrenza: la Russia considera le applicazioni nazionali strumenti di <strong>sovranità digitale</strong>, mentre Apple difende il proprio controllo sull’installazione del software e sulla sicurezza di iOS. Accettare RuStore significherebbe creare un canale distributivo separato, sottoposto a regole e controlli locali, capace di modificare l’architettura chiusa dell’iPhone. Il precedente articolo su <a href="https://www.matricedigitale.it/2024/03/04/apple-store-russia-multa-europa-app-store/">Apple Store, multe europee e pressioni russe</a> aveva già mostrato come governi molto differenti contestino lo stesso potere, pur perseguendo obiettivi politici e normativi incompatibili tra loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">India offre stabilità fiscale alla produzione Apple</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre la Russia aumenta la pressione sul software, l’India prepara condizioni più favorevoli per la manifattura. Una proposta di modifica fiscale estenderebbe fino al <strong>2041</strong> l’esenzione concessa alle società straniere che forniscono macchinari e attrezzature ai produttori indiani per conto di gruppi internazionali. La misura è particolarmente importante per <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2024/11/02/apple-risolve-gratis-problema-iphone-14-plus-e-produce-iphone-17/" data-type="post" data-id="88568">Foxconn, Tata Electronics</a></strong> e gli altri partner che assemblano iPhone e componenti Apple sul territorio nazionale. Senza la proroga, la presenza di apparecchiature appartenenti a fornitori esteri potrebbe creare una stabile organizzazione fiscale in India, facendo scattare imposte aggiuntive e aumentando l’incertezza dei contratti. New Delhi vuole evitare che questa struttura rallenti gli investimenti proprio mentre Apple trasferisce una quota crescente della produzione fuori dalla Cina. L’incentivo non viene concesso esclusivamente alla società di Cupertino, ma la dimensione della sua filiera rende Apple uno dei principali beneficiari. L’azienda cerca di diversificare assemblaggio e componentistica anche per ridurre l’esposizione alle tensioni tra Washington e Pechino, già emerse nell’analisi su <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/31/apple-cina-chip-cxmt-ymtc-duv-senato/">Apple, semiconduttori cinesi e pressioni del Senato statunitense</a>. L’India utilizza quindi la fiscalità industriale per attrarre capacità produttiva che altri Paesi tentano di controllare attraverso dazi, obblighi software o restrizioni tecnologiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Photos e giochi di casinò aprono due fronti giudiziari</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli Stati Uniti, un giudice ha autorizzato il proseguimento in forma collettiva di una causa secondo cui <strong>Apple Photos</strong> avrebbe violato il Biometric Information Privacy Act dell’Illinois. L’accusa sostiene che il sistema abbia creato modelli geometrici dei volti presenti nelle fotografie senza ottenere il consenso scritto richiesto dalla legge statale. Apple afferma che l’elaborazione avviene localmente sui dispositivi e che la società non raccoglie né controlla direttamente quei modelli. La distinzione tra elaborazione on-device e possesso del dato sarà centrale: i ricorrenti sostengono che la legge regoli la creazione dell’identificatore biometrico, non soltanto il suo trasferimento verso un server. Considerato il numero potenziale di utenti e le sanzioni previste per ogni violazione, l’esposizione teorica viene stimata in decine di miliardi di dollari, ma l’ammissione della class action non stabilisce la responsabilità di Apple né l’entità di un eventuale risarcimento. In Brasile, una causa separata chiede circa <strong>300 milioni di real</strong> sostenendo che l’App Store non impedisca efficacemente ai minori di scaricare giochi di casinò e applicazioni con meccaniche assimilabili all’azzardo. Il problema era già emerso con le <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/19/apple-app-nudify-gambling-brasile-epic-games/">app nudify e il gambling occulto distribuiti attraverso l’App Store brasiliano</a>, mostrando una distanza persistente tra classificazione formale e accessibilità reale dei contenuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">iCloud e OpenAI mettono alla prova la segretezza interna</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore rapporto sostiene che alcuni ex dipendenti Apple abbiano mantenuto accesso a documenti aziendali riservati perché l’organizzazione consentiva di utilizzare account <strong>iCloud personali</strong> anche per attività lavorative. File condivisi, note e cartelle potevano quindi rimanere associati all’account privato dopo la cessazione del rapporto, aggirando i sistemi centrali utilizzati normalmente per revocare credenziali e permessi. Non emerge una compromissione generalizzata dei server iCloud, ma una debolezza di governance: informazioni riservate sarebbero rimaste disponibili perché proprietà e condivisione dei documenti non erano state separate correttamente. La questione si intreccia con il contenzioso avviato da Apple contro <strong>OpenAI</strong>, accusata di avere beneficiato di segreti commerciali sottratti da ex dipendenti impegnati nello sviluppo di dispositivi AI. OpenAI ha respinto le contestazioni, sostenendo che Apple non abbia identificato informazioni realmente segrete, atti di appropriazione indebita o prove che i dipendenti coinvolti abbiano trasferito materiale protetto. La società di Cupertino aveva già ricevuto una prima replica nel dossier <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/16/openai-apple-furto-segreti-commerciali/">OpenAI respinge Apple: nessuna prova sul furto di segreti commerciali</a>. La nuova risposta non chiude il contenzioso, ma sposta il confronto sulle prove documentali e sulla capacità di Apple di dimostrare che le informazioni contestate fossero protette attraverso procedure interne coerenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/apple-telegram-russia-india-cause-openai/">Apple stretta tra Telegram e cause mentre l’India estende gli incentivi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/galaxy-z-fold-8-preordini-record-s26-fe-fcc-nbtc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 12:33:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Samsung]]></category>
		<category><![CDATA[Galaxy S]]></category>
		<category><![CDATA[Galaxy Z Fold]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256197</guid>

					<description><![CDATA[<p>Galaxy Z Fold 8 e Flip 8 superano il record coreano del Note 10, mentre Galaxy S26 FE ottiene le certificazioni FCC e NBTC.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/galaxy-z-fold-8-preordini-record-s26-fe-fcc-nbtc/">Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4cc.png" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> In Sintesi</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>I nuovi Galaxy Z raggiungono 1,44 milioni di preordini in Corea, superando il precedente record domestico stabilito dalla serie Galaxy Note 10.</li>



<li>Galaxy Z Fold 8 concentra circa il 70% degli ordini, confermando l’interesse per il nuovo formato più largo rispetto al Flip compatto.</li>



<li>Galaxy S26 FE supera le certificazioni FCC e NBTC, confermando connettività, varianti regionali e avvicinamento del lancio commerciale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova generazione di pieghevoli <strong>Samsung</strong> raggiunge un risultato commerciale senza precedenti nel mercato coreano. <strong>Galaxy Z Fold 8, Fold 8 Ultra e Flip 8</strong> hanno raccolto complessivamente circa <strong>1,44 milioni di preordini</strong>, superando il primato domestico detenuto dal 2019 dalla serie Galaxy Note 10. Il protagonista è soprattutto Galaxy Z Fold 8, responsabile di circa il 70% delle prenotazioni grazie al nuovo formato più largo e a un prezzo inferiore rispetto alla variante Ultra. Parallelamente, il futuro <strong>Galaxy S26 FE</strong> completa nuovi passaggi regolatori presso FCC e NBTC, mentre wallpaper e possibili colorazioni anticipano un debutto ormai vicino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I Galaxy Z superano il record coreano del Note 10</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Samsung ha annunciato che la famiglia <strong>Galaxy Z8</strong> ha raggiunto circa <strong>1,44 milioni di preordini in Corea del Sud</strong>, superando il precedente record di 1,38 milioni stabilito dalla serie Galaxy Note 10 nel 2019. Il risultato rappresenta il nuovo massimo domestico per una famiglia Galaxy durante la fase di prevendita e supera anche gli 1,35 milioni ottenuti dalla serie Galaxy S26. Il confronto più significativo riguarda però la generazione pieghevole precedente: Galaxy Z Fold 7 e Flip 7 si erano fermati complessivamente a circa 1,04 milioni di unità. L’incremento sfiora quindi il 38%, mostrando che il nuovo ciclo non è stato sostenuto soltanto dagli utenti già interessati ai foldable, ma ha ampliato il pubblico potenziale. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="544" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2023/09/image-42.png" alt="galaxy note 10" class="wp-image-41216" title="Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 39" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2023/09/image-42.png 650w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2023/09/image-42-300x251.png 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">galaxy note 10</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato riguarda specificamente il mercato sudcoreano e non costituisce ancora un totale mondiale definitivo, poiché in diversi Paesi le prevendite rimangono aperte fino al 7 agosto. I primi segnali internazionali indicano comunque volumi superiori alle aspettative interne di Samsung. La crescita era stata anticipata quando <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/29/galaxy-z-fold-8-preordini-one-ui-9-sicurezza/">Galaxy Z Fold 8 aveva superato le previsioni nei primi preordini</a>, ma il nuovo dato permette di misurare per la prima volta la portata dell’intera gamma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Galaxy Z Fold 8 concentra sette ordini su dieci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello più richiesto è <strong>Galaxy Z Fold 8</strong>, che rappresenta circa il <strong>70% di tutti i preordini coreani</strong>. La distribuzione è insolita rispetto alle generazioni precedenti, nelle quali il Flip più economico tendeva a produrre volumi maggiori grazie al prezzo inferiore e al formato compatto. Il Fold 8 introduce però un nuovo design più largo, con schermo interno vicino al rapporto 4:3 e display esterno maggiormente simile a quello di uno smartphone tradizionale. La modifica riduce uno dei principali limiti dei vecchi Fold, caratterizzati da pannelli esterni stretti e meno pratici per tastiera, navigazione e applicazioni quotidiane. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/07/galaxy-z-fold-8-fold-8-ultra-z-flip-8-1024x683.jpg" alt="galaxy z fold 8 fold 8 ultra z flip 8" class="wp-image-255097" title="Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 40" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/07/galaxy-z-fold-8-fold-8-ultra-z-flip-8-1024x683.jpg 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/07/galaxy-z-fold-8-fold-8-ultra-z-flip-8-300x200.jpg 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/07/galaxy-z-fold-8-fold-8-ultra-z-flip-8-768x512.jpg 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/07/galaxy-z-fold-8-fold-8-ultra-z-flip-8-640x427.jpg 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/07/galaxy-z-fold-8-fold-8-ultra-z-flip-8.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 45</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Samsung ha inoltre collocato Fold 8 a <strong>1.899 dollari</strong>, mantenendolo sotto Fold 8 Ultra e trasformandolo nella porta d’ingresso al nuovo formato book-style. La strategia era già evidente nella <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/22/galaxy-z-fold-8-ultra-flip-8/">presentazione di Galaxy Z Fold 8, Fold 8 Ultra e Flip 8</a>, dove Samsung aveva separato nettamente il modello standard dall’Ultra attraverso dimensioni, fotocamere e posizionamento. I colori più richiesti per Fold 8 sono stati Cream e Graphite, mentre gli acquirenti dell’Ultra hanno preferito Graphite e Violet Shadow. Per Galaxy Z Flip 8 hanno prevalso Pink e Cream.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo formato vale più della semplice riduzione di prezzo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo del Fold 8 suggerisce che la domanda non dipenda soltanto dagli incentivi commerciali. Il nuovo rapporto dello schermo migliora video, lettura, multitasking e utilizzo delle applicazioni senza richiedere continui adattamenti dell’interfaccia. Samsung ha inoltre ridotto peso e spessore, aumentato la ricarica a <strong>45 W</strong> e adottato <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2024/09/29/snapdragon-x-elite-e-snapdragon-8-gen-5-sono-davvero-top/" data-type="post" data-id="74436">Snapdragon 8 Elite Gen 5</a></strong>, rendendo il modello standard più vicino a un flagship tradizionale quando viene utilizzato chiuso. La <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/19/galaxy-z-fold-8-produzione-watch-9-snapdragon-wear-elite/">produzione del Galaxy Z Fold 8 era stata aumentata prima dell’evento</a>, segnalando che Samsung prevedeva un riequilibrio della domanda dai Flip verso i Fold. Il record coreano conferma questa scommessa, ma non elimina i limiti strutturali del mercato. I pieghevoli restano dispositivi costosi, più complessi da riparare e dipendenti dalla durata di display flessibile, cerniera e batteria. La società deve inoltre sostenere tre configurazioni differenti, con ricambi, firmware e ottimizzazioni specifiche. Il vero successo commerciale potrà essere valutato soltanto dopo i primi trimestri di vendita globale, quando termineranno promozioni, upgrade gratuiti della memoria e bonus di permuta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fold 8 Ultra mantiene una funzione di halo product</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il predominio del Fold 8 standard non rende marginale <strong>Galaxy Z Fold 8 Ultra</strong>. Il modello superiore svolge la funzione di prodotto vetrina, integrando display interno da 8 pollici, fotocamera principale da 200 MP e caratteristiche progettate per produttività e multimedialità avanzate. La variante Ultra permette a Samsung di mantenere un prezzo elevato per chi cerca il massimo hardware, evitando allo stesso tempo di trasferire tutti i costi sul Fold standard. Questa segmentazione avvicina la famiglia Z alla struttura della serie Galaxy S, composta da dispositivi differenti per dimensioni, fotocamere e prezzo. La strategia prepara anche l’espansione prevista per il 2027, quando <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/27/samsung-galaxy-z-trifold-2-lancio-globale-2027/">Samsung potrebbe portare la gamma Galaxy Z a cinque modelli</a>. La crescita delle varianti può aumentare la copertura del mercato, ma richiede una comunicazione più chiara per evitare sovrapposizioni. Fold, Fold Ultra, Flip e TriFold devono offrire vantaggi immediatamente riconoscibili, non semplici differenze di memoria o fotocamera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Galaxy S26 FE supera le certificazioni FCC e NBTC</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-58-1024x576.png" alt="image 58" class="wp-image-256198" title="Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 41" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-58-1024x576.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-58-300x169.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-58-768x432.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-58-640x360.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-58.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 46</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre la famiglia Z entra nella fase commerciale, <strong>Galaxy S26 FE</strong> completa nuovi passaggi regolatori necessari al lancio. La certificazione <strong>NBTC</strong> thailandese riguarda il modello internazionale <strong>SM-S741B/DS</strong>, dove il suffisso DS conferma il supporto dual SIM. La documentazione non aggiunge specifiche hardware sostanziali, ma dimostra che Samsung ha raggiunto una configurazione sufficientemente stabile per sottoporla agli enti nazionali. Negli Stati Uniti, la <strong>FCC</strong> ha approvato le varianti destinate agli operatori e al mercato unlocked, confermando il supporto a reti 5G, Wi-Fi, Bluetooth, NFC e ricarica wireless.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="515" height="1024" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59-515x1024.png" alt="image 59" class="wp-image-256199" title="Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 42" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59-515x1024.png 515w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59-151x300.png 151w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59-768x1527.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59-772x1536.png 772w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59-640x1273.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-59.png 792w" sizes="auto, (max-width: 515px) 100vw, 515px" /><figcaption>Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 47</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Queste registrazioni seguono le precedenti apparizioni nei database GSMA, Geekbench, BIS e Wireless Power Consortium. Quest’ultimo aveva già indicato la compatibilità <strong>Qi2 2.2.1</strong>, probabilmente attraverso custodie magnetiche anziché magneti incorporati direttamente nella scocca. Le specifiche emerse finora attribuiscono allo smartphone <strong>Exynos 2500</strong>, 8 GB di RAM e <strong>One UI 9 basata su Android 17</strong>. Il dispositivo era già comparso nella roadmap dedicata a <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/06/22/galaxy-s27-pro-privacy-display-exynos-2500-s26-fe-watch-ultra-2/">Galaxy S27 Pro, S26 FE e Galaxy Watch Ultra 2</a>, ma le certificazioni riducono ulteriormente la distanza dal debutto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Wallpaper e colori anticipano il nuovo design Fan Edition</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I wallpaper individuati per Galaxy S26 FE utilizzano motivi astratti coordinati con le possibili finiture <strong>nero, bianco, grigio e viola</strong>. Le tonalità erano già apparse nelle immagini delle custodie e non rappresentano ancora una conferma definitiva dell’intera gamma commerciale, poiché Samsung può riservare alcuni colori a mercati, operatori o store online specifici. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="230" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-60.png" alt="image 60" class="wp-image-256200" title="Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 43" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-60.png 698w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-60-300x99.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-60-640x211.png 640w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /><figcaption>Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 48</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="681" height="217" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-61.png" alt="image 61" class="wp-image-256201" title="Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 44" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-61.png 681w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-61-300x96.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-61-640x204.png 640w" sizes="auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px" /><figcaption>Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC 49</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il telefono dovrebbe adottare il linguaggio estetico della serie Galaxy S26, con lati piatti e tre fotocamere verticali raccolte in una camera island rialzata. Alcune immagini preliminari mostrano il modulo molto vicino all’angolo superiore, ma potrebbero riferirsi a prototipi o render non definitivi. Samsung starebbe valutando anche una finitura posteriore lucida, potenzialmente meno costosa rispetto al vetro opaco del predecessore. La combinazione tra certificazioni, firmware sui server internazionali e materiali grafici indica un lancio probabile tra settembre e ottobre. Galaxy S26 FE dovrà collocarsi sotto Galaxy S26 senza perdere caratteristiche considerate essenziali nella fascia premium accessibile: display AMOLED, stabilizzazione ottica, ricarica wireless, supporto software prolungato e funzioni Galaxy AI. Il successo record dei pieghevoli offre a Samsung una forte apertura per la seconda metà dell’anno, ma il Fan Edition avrà il compito differente di trasformare parte dell’esperienza flagship in un prodotto destinato a volumi più ampi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/galaxy-z-fold-8-preordini-record-s26-fe-fcc-nbtc/">Galaxy Z Fold 8 domina i preordini mentre Galaxy S26 FE supera FCC e NBTC</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/galaxy-f70-pro-samsung-health-ai-home-up/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Samsung]]></category>
		<category><![CDATA[Galaxy A]]></category>
		<category><![CDATA[Galaxy F]]></category>
		<category><![CDATA[One UI]]></category>
		<category><![CDATA[Samsung Health]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256156</guid>

					<description><![CDATA[<p>Galaxy F70 Pro arriva con batteria da 6.000 mAh, mentre Samsung apre la waitlist di Health Assistant e aggiorna Home Up.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/galaxy-f70-pro-samsung-health-ai-home-up/">Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4cc.png" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> In Sintesi</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Galaxy F70 Pro debutta in India con Snapdragon 6 Gen 3, display AMOLED a 120 Hz, tripla fotocamera OIS e batteria da 6.000 mAh.</li>



<li>Samsung apre la waitlist statunitense di Health Assistant, che analizzerà sonno, attività, alimentazione, parametri vitali e dati inseriti tramite chat.</li>



<li>Home Up v18 migliora la personalizzazione di One UI 9, mentre Galaxy A37 passa sorprendentemente dagli aggiornamenti mensili a quelli trimestrali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Samsung</strong> amplia la fascia media indiana con il nuovo <strong>Galaxy F70 Pro 5G</strong>, smartphone dotato di batteria da <strong>6.000 mAh</strong>, ricarica a 45 W e tripla fotocamera con stabilizzazione ottica. Il dispositivo punta su autonomia, display AMOLED e supporto software prolungato, mantenendo un prezzo iniziale di 23.999 rupie attraverso le offerte di lancio. Parallelamente, l’azienda apre la waitlist di <strong>Samsung Health Assistant</strong>, il nuovo consulente sanitario basato sull’intelligenza artificiale, e aggiorna il modulo <strong>Home Up</strong> per One UI 9. Una decisione meno favorevole riguarda invece Galaxy A37, trasferito agli aggiornamenti di sicurezza trimestrali appena quattro mesi dopo il debutto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Galaxy F70 Pro punta su autonomia e fotografia stabilizzata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo <strong>Galaxy F70 Pro 5G</strong> è stato presentato ufficialmente per il mercato indiano con una batteria tipica da <strong>6.000 mAh</strong>, valore superiore ai 5.000 mAh utilizzati da gran parte della gamma Galaxy A. Samsung dichiara oltre 24 ore di streaming YouTube, più di dodici ore di utilizzo dei social e oltre otto ore di registrazione video o gaming, risultati ottenuti in condizioni controllate e destinati a variare nell’uso reale. La ricarica cablata raggiunge <strong>45 W</strong>, ma l’alimentatore compatibile viene venduto separatamente. Il dispositivo utilizza il processore <strong>Snapdragon 6 Gen 3</strong> insieme a memoria LPDDR5X, anche se Samsung precisa che le prestazioni effettive della RAM vengono limitate dal controller del chipset ai livelli LPDDR5. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="729" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-40-1024x729.png" alt="image 40" class="wp-image-256157" title="Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 50" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-40-1024x729.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-40-300x214.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-40-768x547.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-40-640x455.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-40.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 55</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo schermo è un pannello <strong>Super AMOLED da 6,7 pollici</strong>, con risoluzione Full HD+ e frequenza di aggiornamento a 120 Hz, protetto da <strong>Gorilla Glass Victus+</strong>. Il modello si colloca nella stessa fascia nella quale Samsung ha già esteso <strong>One UI 8.5</strong> ai dispositivi Galaxy M e A più economici, come avvenuto con <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/05/31/one-ui-8-5-galaxy-m55-a16-a17/">Galaxy M55, A16 5G e A17 5G</a>. La commercializzazione inizierà in India l’8 agosto 2026, con un prezzo promozionale da <strong>23.999 rupie</strong>, mentre Samsung non ha annunciato una distribuzione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La tripla fotocamera usa OIS e registra video in 4K</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il comparto posteriore comprende una fotocamera principale da <strong>50 MP con stabilizzazione ottica</strong>, un’ultrawide da 5 MP e un sensore macro da 2 MP. Samsung presenta il telefono come l’unico modello nella propria fascia indiana dotato di tripla fotocamera con OIS, una definizione basata su una ricerca commissionata dall’azienda tra i dispositivi venduti tra 20.000 e 30.000 rupie. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="726" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-42-1024x726.png" alt="image 42" class="wp-image-256159" title="Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 51" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-42-1024x726.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-42-300x213.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-42-768x545.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-42-640x454.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-42.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 56</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La fotocamera principale può registrare video in <strong>4K</strong> e utilizza la modalità No Shake Cam per ridurre vibrazioni e movimenti durante le riprese. La fotocamera frontale da 12 MP supporta invece HDR, mentre il software include Object Eraser, My Filter, modifiche AI e tredici modalità di scatto. Le specifiche dei sensori secondari rimangono modeste rispetto ai flagship, ma la presenza dell’OIS rappresenta un vantaggio concreto per fotografie notturne e video. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="987" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-41-1024x987.png" alt="image 41" class="wp-image-256158" title="Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 52" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-41-1024x987.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-41-300x289.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-41-768x740.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-41-640x617.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-41.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 57</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Galaxy F70 Pro adotta inoltre certificazione <strong>IP64</strong>, con protezione completa dalla polvere e resistenza agli spruzzi, senza essere progettato per l’immersione. Il telefono arriva con <strong>Android 16 e One UI 8.5</strong>, Circle to Search, Google Gemini, trascrizione delle chiamate e sei generazioni di aggiornamenti del sistema operativo. La politica di supporto avvicina la serie F alla longevità promessa sui recenti modelli Galaxy A, pur mantenendo differenze importanti nella frequenza delle patch.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Samsung Health Assistant apre la waitlist negli Stati Uniti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Samsung ha iniziato a mostrare nell’app <strong>Samsung Health</strong> un banner che permette agli utenti selezionati di iscriversi alla waitlist di <strong>Health Assistant</strong>. Il servizio utilizza l’intelligenza artificiale per collegare cinque aree principali: <strong>sonno, attività fisica, alimentazione, consapevolezza mentale e parametri vitali</strong>. L’assistente potrà rispondere a domande, interpretare i dati raccolti dai dispositivi Galaxy e offrire suggerimenti personalizzati in base agli obiettivi dichiarati e alle interazioni precedenti. Gli utenti potranno registrare tramite chat alimenti consumati, farmaci e valori della pressione sanguigna, evitando di compilare manualmente moduli differenti. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-43-1024x576.png" alt="image 43" class="wp-image-256160" title="Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 53" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-43-1024x576.png 1024w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-43-300x169.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-43-768x432.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-43-640x360.png 640w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-43.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 58</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La beta è prevista negli Stati Uniti durante agosto 2026, ma Samsung non ha ancora comunicato una data precisa né un calendario internazionale. La waitlist richiede indirizzo email, modello dello smartphone, wearable utilizzato e obiettivi sanitari; al momento il banner è stato individuato soprattutto sui nuovi Galaxy Z Fold 8 e Fold 8 Ultra. La funzione si inserisce nell’espansione sanitaria già prevista per <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/22/galaxy-watch-9-ultra-2/">Galaxy Watch 9 e Watch Ultra 2</a>, dispositivi progettati per aumentare autonomia, precisione dei sensori e analisi dei parametri personali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’assistente sanitario deve distinguere benessere e diagnosi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Health Assistant può semplificare l’interpretazione di grandi quantità di dati, ma non sostituisce un medico e non deve trasformare correlazioni statistiche in diagnosi. Sonno insufficiente, aumento della frequenza cardiaca o variazioni nell’attività possono dipendere da numerose condizioni che un modello privo di esami clinici non può valutare in modo affidabile. Samsung dovrà quindi mostrare chiaramente l’origine delle informazioni, distinguere dati misurati da contenuti inseriti manualmente e indicare quando una risposta richiede il confronto con un professionista. La centralizzazione aumenta inoltre la sensibilità delle informazioni conservate nell’account Samsung. Alimentazione, farmaci, pressione, attività, stress e riposo compongono un profilo sanitario molto più dettagliato rispetto ai singoli valori raccolti da uno smartwatch. Il progetto segue il rinnovamento di <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/06/21/galaxy-watch-9-ultra-2-leak/">Samsung Health associato ai nuovi Galaxy Watch e alle funzioni per il benessere</a>, ma l’arrivo dell’AI cambia la natura del servizio: la piattaforma non si limita più a visualizzare dati, bensì li interpreta e propone azioni. Accuratezza, privacy e possibilità di cancellare cronologia e informazioni personali diventeranno quindi centrali quanto le capacità conversazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Home Up v18 migliora la personalizzazione di One UI 9</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Samsung ha distribuito <strong>Home Up 18.0.00.30</strong> sui dispositivi che utilizzano <strong>One UI 9</strong>. L’aggiornamento migliora la personalizzazione dello sfondo della sezione Preferiti, permettendo di regolare sfocatura, ombra, immagine, colore, trasparenza, spaziatura e raggio degli angoli. Il modulo corregge inoltre un problema di <strong>Smart Switch</strong> che impediva di ripristinare correttamente i layout DIY Home Screen dopo la migrazione verso un nuovo telefono. La modalità DIY, che consente di posizionare liberamente icone e widget senza rispettare la griglia tradizionale, riceve modifiche per rendere spostamenti e modifiche più prevedibili. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="473" height="1024" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-44.png" alt="image 44" class="wp-image-256161" title="Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 54" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-44.png 473w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-44-139x300.png 139w" sizes="auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px" /><figcaption>Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI 59</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Viene risolto anche un errore che mostrava in modo scorretto alcune scorciatoie nel pannello integrato. Home Up resta uno dei componenti più utilizzati di <strong>Good Lock</strong>, perché permette di modificare schermata Home, task switcher, cartelle e animazioni oltre i limiti delle impostazioni standard. La nuova versione accompagna l’espansione di <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/30/one-ui-9-galaxy-z-fold-8-webcam-rotazione/">One UI 9 sui Galaxy Z Fold 8</a>, ma non è ancora chiaro se gli stessi correttivi verranno portati su One UI 8.5 e sulle generazioni precedenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Galaxy A37 passa troppo presto alle patch trimestrali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Samsung<em><a href="https://www.androidheadlines.com/2026/07/samsung-moved-the-galaxy-a37-to-quarterly-updates-unusually-fast.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow"> ha spostato </a></em><strong>Galaxy A37</strong> dall’elenco dei dispositivi aggiornati ogni mese a quello dei modelli che ricevono patch di sicurezza con cadenza trimestrale. La decisione arriva circa quattro mesi dopo la presentazione del 25 marzo e il lancio statunitense del 9 aprile, una tempistica anomala per uno smartphone ancora recente. Il Galaxy A57, presentato nello stesso evento, rimane invece nella fascia mensile. La modifica non riduce la promessa complessiva di <strong>sei generazioni Android e sei anni di aggiornamenti di sicurezza</strong>, ma allunga potenzialmente il periodo durante il quale una vulnerabilità nota può rimanere priva di correzione sul dispositivo. Samsung può comunque pubblicare patch straordinarie fuori calendario in presenza di falle critiche, ma la cadenza ordinaria diventa meno prevedibile. Il <strong><a href="https://www.matricedigitale.it/2026/04/10/galaxy-a37-vs-a36/" data-type="post" data-id="245445">Galaxy A37 utilizza Exynos 1480</a></strong>, batteria da 5.000 mAh e tripla fotocamera, posizionandosi in una fascia di prezzo superiore al Galaxy F70 Pro in diversi mercati. La scelta appare quindi difficilmente spiegabile soltanto attraverso le caratteristiche hardware. Dopo avere rafforzato la sicurezza di <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/29/galaxy-z-fold-8-preordini-one-ui-9-sicurezza/">One UI 9 con nuove protezioni e controlli contro gli accessi non autorizzati</a>, Samsung introduce una distinzione che rischia di rendere meno chiara la propria politica di manutenzione nella fascia media.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/galaxy-f70-pro-samsung-health-ai-home-up/">Galaxy F70 Pro debutta con batteria da 6.000 mAh e Samsung Health AI</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android</title>
		<link>https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/google-cancella-ai-studio-mobile-novita-android/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Google AI Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Google Messages]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.matricedigitale.it/?p=256150</guid>

					<description><![CDATA[<p>Google cancella AI Studio mobile, rinnova Messages e Ricerca Vocale e testa Tap to Share. Android 17 mostra un bug nelle date.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/google-cancella-ai-studio-mobile-novita-android/">Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f916.png" alt="🤖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Cosa cambia</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Google cancella l’app mobile di AI Studio nonostante 800.000 preregistrazioni e trasferirà le funzioni di sviluppo direttamente dentro Gemini.</li>



<li>Messages personalizza gli allegati, Ricerca Vocale riunisce Search e AI Mode e Tap to Share semplifica lo scambio tra telefoni vicini.</li>



<li>Chromium proteggerà la leggibilità durante la condivisione dello schermo, mentre Android 17 QPR2 Beta 1 mostra date inesistenti nelle impostazioni rapide.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Google</strong> ha cancellato la versione mobile di <strong>AI Studio</strong> prima del debutto, nonostante circa <strong>800.000 preregistrazioni</strong> raccolte tra Android e iOS. Le funzioni previste per creare, modificare e provare applicazioni AI dallo smartphone verranno trasferite dentro <strong>Gemini</strong>, che assume un ruolo sempre più centrale nell’offerta software dell’azienda. Parallelamente, Google testa una nuova gestione degli allegati in <strong>Messages</strong>, ridisegna la Ricerca Vocale e sviluppa <strong>Tap to Share</strong>, sistema che avvia lo scambio di file avvicinando due dispositivi. Chromium migliora inoltre la condivisione dello schermo sulle reti lente, mentre Android 17 QPR2 Beta 1 mostra un curioso bug limitato alla data visualizzata nelle impostazioni rapide.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Google cancella AI Studio mobile dopo 800.000 preregistrazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’applicazione mobile di <strong>Google AI Studio</strong>, annunciata a maggio per Android e iOS, non verrà distribuita come prodotto autonomo. Il progetto avrebbe dovuto consentire a sviluppatori e creatori di costruire, modificare, testare e pubblicare applicazioni basate sull’intelligenza artificiale direttamente da smartphone e tablet. Google aveva previsto strumenti per il remix dei progetti, la sincronizzazione tra dispositivi e la sperimentazione rapida dei modelli Gemini, raccogliendo nel frattempo circa <strong>800.000 preregistrazioni</strong>. La società ha però deciso di evitare l’introduzione di un’ulteriore applicazione e di integrare le capacità principali dentro Gemini, sia sui dispositivi mobili sia sui computer. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="621" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-37.png" alt="image 37" class="wp-image-256151" title="Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android 60" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-37.png 800w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-37-300x233.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-37-768x596.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-37-640x497.png 640w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android 63</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza web di AI Studio <em><a href="https://x.com/GoogleAIStudio/status/2083274575769473092" target="_blank" rel="noreferrer noopener">continuerà invece a essere sviluppata</a></em>. La cancellazione non equivale quindi all’abbandono degli strumenti di creazione, ma a una modifica del contenitore attraverso il quale verranno offerti. Google aveva già avvicinato la programmazione assistita a un pubblico più ampio con <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/05/20/google-lancia-ai-studio-per-creare-app-android-senza-scrivere-codice/">AI Studio per creare applicazioni Android senza scrivere codice</a>, ma non ha indicato una data per l’arrivo delle stesse capacità nell’app Gemini. Chi aveva effettuato la preregistrazione non riceverà pertanto il software promesso e dovrà attendere una futura integrazione ancora priva di calendario.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gemini diventa il punto unico per creare applicazioni AI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione rafforza la trasformazione di <strong>Gemini</strong> da chatbot a interfaccia generale dei servizi AI di Google. Invece di aprire un ambiente di sviluppo separato, l’utente potrebbe descrivere durante una conversazione il tipo di applicazione desiderata, generarla, modificarne componenti e comportamento e provarla senza uscire dall’assistente. Questo modello riduce la frammentazione e permette a Google di riutilizzare account, cronologia, modelli, allegati e strumenti già presenti in Gemini. Introduce però anche un rischio di sovraccarico funzionale: un’app progettata per conversazioni, ricerca, analisi di documenti e controllo del dispositivo dovrà ospitare anche workflow di sviluppo, debugging e pubblicazione. AI Studio conserva sul web un’interfaccia specifica per prompt, parametri, API e test comparativi, mentre la versione integrata in Gemini potrebbe essere più accessibile ma meno adatta alle attività tecniche avanzate. La strategia segue l’espansione già osservata quando <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/29/google-gemini-docs-photos-messages-find-hub-maps/">Gemini è entrato in documenti, Google Messages, Foto e altri servizi</a>. Il dato delle 800.000 preregistrazioni dimostra comunque che esiste una domanda concreta per lo sviluppo mobile assistito dall’AI. Google dovrà ora evitare che la semplificazione organizzativa si traduca in un rinvio indefinito delle funzioni promesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Messages rende personalizzabile il pannello degli allegati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La beta <strong>20260731 di Google Messages</strong> permette di riorganizzare le scorciatoie presenti nel pannello degli allegati. Un tocco prolungato consente di trascinare elementi come Galleria, Posizione, Magic Compose e Invio programmato, portando in alto le funzioni utilizzate più spesso. Le voci non possono essere eliminate completamente, ma quelle meno rilevanti possono essere spostate nella parte inferiore della griglia. Google aggiunge inoltre una freccia nella parte superiore del pannello: premendola, l’area degli allegati si espande fino a occupare l’intero schermo, rendendo più semplice consultare tutte le opzioni disponibili. Il cambiamento appare limitato, ma interviene su un’interfaccia diventata progressivamente più affollata con l’aggiunta di condivisione della posizione, GIF, sticker, fotocamera, documenti e strumenti AI. La personalizzazione riduce il numero di passaggi necessari per le operazioni frequenti e prepara Messages a svolgere il ruolo di client predefinito su una parte sempre più ampia dell’ecosistema Android. L’applicazione ha già ricevuto nuove funzioni per ricerca e gestione dei contenuti nel recente <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/29/google-gemini-docs-photos-messages-find-hub-maps/">aggiornamento di Gemini, Messages e Find Hub</a>. La nuova griglia rimane però una funzione beta e Google potrebbe modificarla prima della distribuzione stabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricerca Vocale riunisce Search, AI Mode e riconoscimento musicale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Google sta testando una revisione più profonda della <strong>Ricerca Vocale</strong> accessibile dal microfono della barra di ricerca Android. La nuova schermata introduce una barra inferiore che permette di passare rapidamente tra <strong>Search</strong>, <strong>AI Mode</strong>, <strong>Search Live</strong> e riconoscimento dei brani. La modalità tradizionale mostra una forma d’onda a quattro segmenti e trascrive in tempo reale le parole pronunciate. AI Mode consente di formulare una domanda complessa e successivamente modificare il testo riconosciuto, mentre Search Live mantiene una conversazione vocale continua con il motore di ricerca. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="897" height="487" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-38.png" alt="image 38" class="wp-image-256152" title="Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android 61" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-38.png 897w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-38-300x163.png 300w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-38-768x417.png 768w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-38-640x347.png 640w" sizes="auto, (max-width: 767px) 640px, (max-width: 1024px) 768px, 1024px" /><figcaption>Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android 64</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La funzione musicale conserva invece il sistema già utilizzato per identificare una canzone ascoltata nell’ambiente o canticchiata dall’utente. L’app ricorda l’ultima modalità scelta e può riaprirla automaticamente alla richiesta successiva, riducendo il numero di tocchi ma modificando anche il comportamento del pulsante microfono. Il nuovo design riprende la struttura di Google Lens, dove diverse modalità convivono nello stesso selettore. Il rollout è ancora limitato ad alcuni utenti della beta dell’app Google. L’accorpamento mostra come la ricerca classica e quella generativa stiano diventando due modalità della stessa interfaccia, mentre permangono dubbi sull’affidabilità dei risultati AI già emersi nell’analisi sui <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/15/google-search-ai-overview-ai-mode-rischi-minori/">rischi di Google Search, AI Overview e AI Mode</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tap to Share avvia il trasferimento avvicinando due telefoni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il codice di <strong>Google Play Services 26.30.31</strong> mostra ulteriori progressi per <strong>Tap to Share</strong>, una funzione ancora non annunciata che dovrebbe semplificare Quick Share. Dopo avere aperto il normale menu di condivisione, l’utente potrà avvicinare il proprio telefono a quello del destinatario e avviare il trasferimento senza selezionare manualmente Quick Share e cercare il dispositivo nell’elenco. Il comportamento richiama il sistema NameDrop e la condivisione di prossimità utilizzata sugli iPhone, anche se il trasferimento dei dati dovrebbe continuare a essere gestito dall’infrastruttura Quick Share. Google prepara anche un interruttore per disabilitare completamente Tap to Share, evitando attivazioni indesiderate o richieste di trasferimento nei luoghi affollati. L’analisi del pacchetto non chiarisce quali tecnologie verranno utilizzate per rilevare l’avvicinamento: Bluetooth, NFC e Ultra-Wideband potrebbero cooperare rispettivamente per individuazione, conferma e distanza, ma il codice disponibile non consente ancora di attribuire una configurazione definitiva. La funzione era già comparsa insieme ad altre novità nella <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/04/14/pioggia-di-novita-su-android-debutta-il-cestino-in-google-messaggi-la-condivisione-tap-to-share-e-lanti-truffa-verified-caller/">prima ricostruzione di Tap to Share per Android e Google Messages</a>. Trattandosi di un APK teardown, Google potrebbe ritardarla, modificarla o non distribuirla affatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chrome ed Edge mantengono leggibili testi e interfacce condivise</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un cambiamento già integrato nel progetto <strong>Chromium</strong> migliorerà la condivisione dello schermo su Chrome ed Edge per Windows quando la connessione dispone di poca banda. Il nuovo encoder hardware <strong>H.264</strong>, basato su Media Foundation, privilegia la nitidezza del testo rispetto alla fluidità dei movimenti. In precedenza, durante un calo della rete, il codec poteva aumentare la compressione fino a rendere sfocati documenti, fogli di calcolo, codice e presentazioni. La nuova logica limita il parametro di quantizzazione a <strong>35</strong>, invece di permettere che raggiunga il valore massimo di 51. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="578" height="300" src="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-39.png" alt="image 39" class="wp-image-256153" title="Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android 62" srcset="https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-39.png 578w, https://www.matricedigitale.it/wp-content/uploads/2026/08/image-39-300x156.png 300w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption>Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android 65</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la banda non basta, Chromium riduce quindi il frame rate e scarta alcuni fotogrammi, mantenendo più leggibili gli elementi statici. Il cursore e lo scorrimento potranno apparire meno fluidi, ma il contenuto non dovrebbe trasformarsi in un’immagine illeggibile. Il sistema gestisce inoltre meglio le richieste ripetute di keyframe, che possono sovraccaricare ulteriormente una connessione instabile. Il miglioramento interesserà servizi browser-based come Google Meet, Microsoft Teams e Zoom senza richiedere impostazioni manuali. Prosegue così l’ottimizzazione iniziata con <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/24/chrome-android-scroll-gemini-google-home-nest-cam/">Chrome Android e la riduzione degli scatti durante lo scorrimento</a>, applicando però una priorità differente: meno fluidità in cambio di maggiore leggibilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Android 17 QPR2 mostra una data inesistente nelle impostazioni rapide</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Android 17 QPR2 Beta 1</strong> presenta infine un bug raro che altera la data mostrata nel pannello delle impostazioni rapide dei Pixel. Alcuni dispositivi hanno visualizzato valori impossibili come <strong>“0 Jan”</strong> oppure sono tornati apparentemente a mercoledì 1 gennaio. L’anomalia non modifica realmente l’orologio di sistema: l’ora nella barra di stato, Calendar, le attività programmate e le altre applicazioni continuano a utilizzare la data corretta. Il problema sembra quindi limitato al componente grafico che formatta e mostra l’informazione nel pannello rapido. Un riavvio ripristina temporaneamente la visualizzazione, anche se il difetto può ricomparire. Non sono emerse conseguenze su certificati, messaggi, fotografie o autenticazione, problemi che sarebbero invece possibili se il sistema cambiasse realmente data. Google non ha ancora pubblicato una correzione specifica, ma il bug dovrebbe essere risolto durante il ciclo beta precedente alla versione stabile di QPR2. L’episodio conferma la natura sperimentale delle build trimestrali, già evidente con <a href="https://www.matricedigitale.it/2026/07/02/android-17-brute-force-desktop-windowing-qpr1-beta-6/">Android 17 QPR1 Beta 6 e le correzioni dedicate a sicurezza e modalità desktop</a>. Per gli utenti che dipendono dal Pixel come dispositivo principale, la stabilità della data reale riduce il rischio operativo, ma non elimina la possibilità di altre regressioni ancora non individuate.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it/2026/08/04/google-cancella-ai-studio-mobile-novita-android/">Google cancella AI Studio mobile e ridisegna condivisione e ricerca Android</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matricedigitale.it">Matrice Digitale</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Content Delivery Network Full Site Delivery via cloudflare
Minified using Disk

Served from: www.matricedigitale.it @ 2026-08-04 22:20:50 by W3 Total Cache
-->